{"id":21419,"date":"2018-06-01T00:02:49","date_gmt":"2018-05-31T22:02:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=21419"},"modified":"2025-09-23T08:57:42","modified_gmt":"2025-09-23T06:57:42","slug":"una-delle-ricerche-subacquee-piu-misteriose-della-guerra-fredda-il-recupero-del-sottomarino-nucleare-sovietico-k-129","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/21419","title":{"rendered":"Una delle ricerche subacquee pi\u00f9 misteriose della guerra fredda, il recupero del sottomarino nucleare sovietico K-129."},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: OCEANO PACIFICO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: K-129, sottomarino<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia inizi\u00f2 nel marzo del 1968 quando un sottomarino convenzionale sovietico classe Golf ebbe un incidente durante una missione di pattugliamento nell&#8217;Oceano Pacifico, circa 1900 miglia nautiche a nord-ovest delle Hawaii. Il battello affond\u00f2 con il suo equipaggio ed un carico di armi nucleari. Era un battello a propulsione diesel elettrica <strong><span style=\"color: #008000;\">classe Golf<\/span> <\/strong>che, dopo aver completato con successo due missioni di deterrenza nucleare nel Pacifico nel corso del 1967, era partito il 24 febbraio 1968 per la sua terza missione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-21431\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/pg-k129-sub-crew.jpg\" alt=\"\" width=\"999\" height=\"666\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/pg-k129-sub-crew.jpg 999w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/pg-k129-sub-crew-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/pg-k129-sub-crew-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 999px) 100vw, 999px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Subito dopo aver lasciato il porto e condotte le consuete prove di immersione, il <strong><span style=\"color: #008000;\">K-129<\/span> <\/strong>comunic\u00f2 alla base che tutto andava bene e che proseguiva verso la zona di operazioni. Fu il suo ultimo messaggio. Entro la terza settimana di marzo il K-129 fu ufficialmente dichiarato disperso e venne organizzata una missione di ricerca che comprese tutte le unit\u00e0 aeronavali disponibili nel Pacifico. Fu proprio questa attivit\u00e0 ad insospettire gli americani e a far pensare che forse un sottomarino russo fosse affondato da qualche parte nel Pacifico settentrionale.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-21441\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/k129-affondamento.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"478\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/k129-affondamento.jpg 594w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/k129-affondamento-300x169.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il progetto AZORIAN<br \/>\n<\/span><\/strong><\/span>La Marina statunitense ipotizz\u00f2 quindi una <em>mission impossible<\/em>: scoprire il punto di affondamento e recuperare il sommergibile per poter esaminare le testate dei missili nucleari imbarcati e, soprattutto, accedere alle apparecchiature crittografiche al fine di decifrare i codici navali sovietici. Attraverso i dati della <strong><span style=\"color: #008000;\">rete di ascolto SOSUS<\/span><\/strong> fu triangolato un picco sonoro avvenuto nella zona interessata dalle ricerche dei russi. Il picco, registrato l&#8217;8 marzo, era debole e faceva quindi presupporre che fosse avvenuta un&#8217;esplosione in superficie.<\/p>\n<figure id=\"attachment_21428\" aria-describedby=\"caption-attachment-21428\" style=\"width: 999px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-21428 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/pg-k129-01-halibut.jpg\" alt=\"\" width=\"999\" height=\"666\"><figcaption id=\"caption-attachment-21428\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">USS Halibut<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La USN Navy invi\u00f2 un sommergibile, l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">USS Halibut<\/span><\/strong>, da poco riammodernato e modificato con speciali equipaggiamenti per la ricerca di eventuali relitti a grandi profondit\u00e0. Una volta in zona l&#8217;Halibut inizi\u00f2 le ricerche con un mezzo filoguidato, dotato di sonar e macchine fotografiche, e dopo alcune settimane trov\u00f2 il relitto del sottomarino. Il <strong><span style=\"color: #008000;\">K-129<\/span><\/strong> risultava adagiato sul lato di dritta ad una profondit\u00e0 di circa 5000 metri e presentava uno squarcio dietro la torretta, forse provocato da un&#8217;esplosione; due dei tre missili nucleari in dotazione apparivano gravemente danneggiati. La comunit\u00e0 di intelligence americana incaric\u00f2 il miliardario <strong><span style=\"color: #008000;\">Howard Hughes<\/span><\/strong> di far costruire una nave di grandi dimensioni, la <strong><span style=\"color: #008000;\">Hughes Glomar Explorer (HGE)<\/span><\/strong>, per cercare di recuperare il sottomarino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-21424\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/glomar-explorer-21-950x450.jpeg\" alt=\"\" width=\"950\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/glomar-explorer-21-950x450.jpeg 950w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/glomar-explorer-21-950x450-300x142.jpeg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/glomar-explorer-21-950x450-768x364.jpeg 768w\" sizes=\"(max-width: 950px) 100vw, 950px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;operazione di salvataggio inizi\u00f2 nel 1974 ma ebbe scarsi risultati. Nel 1975, gli Stati Uniti pianificarono un secondo tentativo ma una fuga di notizie fece annullare l\u2019operazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli anni che seguirono la CIA rifiut\u00f2 di rilasciare documenti, dicendo che non poteva &#8220;<strong><em><span style=\"color: #008000;\">n\u00e9 confermare n\u00e9 smentire<\/span><\/em><\/strong>&#8221; alcuna connessione con Hughes Glomar Explorer. Solo nel 2010, fu pubblicato un articolo di 50 pagine che descriveva il progetto <strong><span style=\"color: #008000;\">AZORIAN,<\/span><\/strong> apparso in un numero dell&#8217;autunno 1978 del giornale dell&#8217;agenzia, <strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Studies in Intelligence<\/em><\/span><\/strong>. Grazie alla pubblicazione di un volume di <strong><span style=\"color: #008000;\">The Foreign Relations of the United States (FRUS)<\/span><\/strong>, redatto dagli storici del Dipartimento di Stato, molti dettagli sono stati rivelati. &nbsp;Il <strong><span style=\"color: #008000;\">FRUS, National Security Policy: 1973-1976<\/span><\/strong>, contiene circa 200 pagine sul <strong><span style=\"color: #008000;\">Project AZORIAN<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ricerca e recupero<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nUn <a href=\"https:\/\/io9.gizmodo.com\/that-time-the-cia-and-howard-hughes-tried-to-steal-a-so-1561583789\">articolo<\/a> di Mark Strauss, pubblicato su <strong><span style=\"color: #008000;\">IO9<\/span><\/strong>, raccont\u00f2 come nel 1969 la CIA riun\u00ec una piccola task force di ingegneri e tecnici per sviluppare nel pi\u00f9 assoluto riserbo un progetto per il recupero di un sottomarino sovietico di 2.500 tonnellate sul fondo dell&#8217;oceano ad una profondit\u00e0 di 16.500 piedi. Il progetto prevedeva l\u2019impiego di una nave di grandi dimensioni per il recupero del battello. La nave era dotata di una camera interna con un fondo apribile, una specie di &#8220;veicolo di cattura&#8221; in grado di afferrare il battello sul fondo, e di una piattaforma in grado di immergersi e tornare sotto la nave per il recupero in maniera occulta della sua preda.&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-21427\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/LC666DFQDAKGH3CAIZIJ6KQSAE.jpg\" alt=\"\" width=\"1400\" height=\"1691\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/LC666DFQDAKGH3CAIZIJ6KQSAE.jpg 1400w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/LC666DFQDAKGH3CAIZIJ6KQSAE-248x300.jpg 248w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/LC666DFQDAKGH3CAIZIJ6KQSAE-768x928.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/LC666DFQDAKGH3CAIZIJ6KQSAE-848x1024.jpg 848w\" sizes=\"(max-width: 1400px) 100vw, 1400px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <strong><span style=\"color: #008000;\">CIA<\/span><\/strong> stipul\u00f2 un contratto con la<strong><span style=\"color: #008000;\"> Summa Corporation<\/span><\/strong>, controllata della <strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Hughes Tool Company, <\/em><\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\">una compagnia <\/span>di propriet\u00e0 dell&#8217;industriale miliardario <strong><span style=\"color: #008000;\">Howard Hughes<\/span><\/strong>, per costruire questa nave di recupero da 3600 tonnellate, lunga 618 piedi, che fu poi denominata <strong><span style=\"color: #008000;\">Hughes Glomar Explorer (HGE)<\/span><\/strong>. Per i curiosi, l&#8217;impiego della nave dichiarato fu &#8220;per estrarre i noduli di manganese sul fondo dell&#8217;oceano&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-21425\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/hge-dal-basso.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"638\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/hge-dal-basso.jpg 480w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/hge-dal-basso-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/>Per rafforzare la scusa, gran parte dei media incominciarono a parlare del futuro sfruttamento delle ricchezze minerarie nelle profondit\u00e0 degli oceani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">operazione AZORIAN<\/span><\/strong> progrediva, incominciarono per\u00f2 a sorgere dubbi sul costo efficacia della missione. Una commissione ad hoc decise che c&#8217;era ancora molto da guadagnare dall&#8217;operazione. Forse non era cos\u00ec importante recuperare i missili SS-N-5 del sottomarino ma l\u2019interesse dell&#8217;intelligence permaneva per l&#8217;attrezzatura crittografica di bordo. Non mancarono atti di delicatezza. In una nota interna venne menzionato che &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">le disposizioni per la gestione e la disposizione dell&#8217;equipaggio di destinazione rimangono generalmente conformi alla Convenzione di Ginevra del 1949. Saranno trattate con il dovuto rispetto e restituite al fondo dell&#8217;oceano.<\/span><\/strong>&#8221;&nbsp;In un appunto successivo fu sottolineato l&#8217;intento di raccogliere gli effetti personali dell&#8217;equipaggio deceduto per riportarli alle loro famiglie, come un gesto di buona volont\u00e0, questo nel caso i sovietici avessero scoperto il vero intento dell&#8217;operazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finalmente, il 3 giugno 1974, dopo sei anni di sforzi, la fase esecutiva del progetto <strong><span style=\"color: #008000;\">AZORIAN<\/span><\/strong> ebbe inizio. La nave di recupero part\u00ec dalla costa occidentale il 15 giugno ed arriv\u00f2 in zona di operazioni il 29 giugno. La missione di recupero fu condotta da fino ad agosto del 1974 ma ebbe un parziale successo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-21432\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/salvaging_5.gif\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"976\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene una parte del sottomarino fu recuperata, il resto dello scafo ricadde sul fondo a causa di un guasto nel meccanismo di cattura. Inizi\u00f2 immediatamente la progettazione di un secondo sistema di aggancio da impiegare nella stagione estiva successiva (previsto da luglio ad agosto del 1975). Uno studio complesso e innovativo, specialmente per le profondit\u00e0 di operazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai problemi tecnici si aggiunsero anche quelli politici. <strong><span style=\"color: #008000;\">Henry Kissinger<\/span><\/strong>, che aveva inizialmente sostenuto il progetto, apparve molto preoccupato dalle fughe di notizie. Fin dal gennaio 1974, un giornalista del New York Times, <strong><span style=\"color: #008000;\">Seymour Hersh<\/span><\/strong>, aveva incominciato ad indagare su questa storia e non si era pi\u00f9 sicuri per quanto tempo il progetto <span style=\"color: #008000;\"><strong>AZORIAN<\/strong> <\/span>sarebbe restato segreto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La situazione capitol\u00f2 quando, il 5 giugno 1974, il quartier generale di Los Angeles della <strong><span style=\"color: #008000;\">Summa Corporation, <\/span><\/strong>che era&nbsp;di propriet\u00e0 di <strong><span style=\"color: #008000;\">Hughes,<\/span><\/strong> fu violato ed i ladri rubarono quattro scatole di documenti tra cui un promemoria che descriveva il progetto segreto della CIA. Il 7 febbraio 1975, il Los Angeles Times pubblic\u00f2 un breve articolo che riferiva che <strong><span style=\"color: #008000;\">Howard Hughes<\/span><\/strong> aveva un contratto con la <strong><span style=\"color: #008000;\">CIA<\/span><\/strong> per sollevare il relitto di un sottomarino nucleare russo dall&#8217;Oceano Atlantico. Il 18 marzo 1975, l&#8217;editorialista sindacato Jack Anderson menzion\u00f2 l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Hughes Glomar Explorer<\/span><\/strong> nel suo programma radiofonico nazionale e dichiar\u00f2 la sua intenzione di rivelare ulteriori dettagli sull&#8217;operazione. Il giorno dopo, diversi giornali tra cui il Los Angeles Times, il Washington Post e il New York Times pubblicarono articoli in prima pagina che rivelavano che la <strong><span style=\"color: #008000;\">Hughes Glomar Explorer<\/span><\/strong>, in un&#8217;operazione guidata dalla CIA, aveva recuperato una parte di un sommergibile sovietico sommerso durante l&#8217;estate del 1974.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con sorpresa della Casa Bianca, la reazione sovietica fu meno reattiva del previsto e la CIA ritenne che forse non ci sarebbe stato un interesse della controparte a sollevare troppi problemi, almeno alla luce del sole. Questo non voleva per\u00f2 dire che i sovietici avrebbero lasciato la possibilit\u00e0 dii ultimare la missione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un rimorchiatore oceanico sovietico si posizion\u00f2 sul sito il 28 marzo e gli americani incominciarono a temere uno scontro diretto con le navi della marina sovietica. Il Progetto <strong><span style=\"color: #008000;\">AZORIAN<\/span><\/strong> fu concluso con un costo totale dell&#8217;operazione di 800 milioni di dollari. La <strong><span style=\"color: #008000;\">Hughes Glomar Explorer<\/span><\/strong> fu riadattata per eseguire perforazioni in mare aperto e fu venduta ad un&#8217;azienda privata, la <strong><span style=\"color: #008000;\">Transocean<\/span><\/strong>, nel 2010, per 15 milioni di dollari. Nel 1992, fu annunciato che nella parte dello scafo recuperate furono ricuperati i corpi di sei membri dell&#8217;equipaggio ma, a causa del livello di contaminazione radioattiva, i poveri resti furono seppelliti in mare in una cassa di acciaio con tutti gli onori militari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Nel 1993 l&#8217;ambasciatore americano a Mosca consegn\u00f2 alle autorit\u00e0 russe la campana del K-129. La causa dell\u2019incidente, se scoperta, non fu mai rivelata.<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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