{"id":21310,"date":"2018-05-25T00:30:33","date_gmt":"2018-05-24T22:30:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=21310"},"modified":"2026-08-03T22:22:11","modified_gmt":"2026-08-03T20:22:11","slug":"21310","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/21310","title":{"rendered":"La terribile storia dei sopravvissuti dell&#8217;Essex: cannibalismo in alto mare nel XIX secolo di Andrea Mucedola"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 10<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XIX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: OCEANO PACIFICO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: naufragio, Oceano Pacifico<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sono storie oscure avvenute in mare talmente terribili da essere considerate inenarrabili; dimostrazioni che la disperazione e l&#8217;istinto di sopravvivenza possono portare l\u2019Uomo ad istinti bestiali. Racconto oggi una storia di mare, avvenuta nei primi anni dell\u2019Ottocento all&#8217;equipaggio di una nave baleniera americana, l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Essex<\/span><\/strong>, di base a Nantucket, Massachusetts. La racconteremo con grande rispetto per quelle vittime, sia per quelle che perirono in mare sia per quelle che sopravvissero a quei 95 giorni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"> Una vecchia nave nell&#8217;immenso\u00a0oceano Pacifico a caccia di balene<\/span><\/strong><\/span><strong style=\"font-size: 18.6667px;\"><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/strong>Era il 1820 quando una nave baleniera, la <strong><span style=\"color: #008000;\">Essex<\/span><\/strong>, sotto il comando del capitano George Pollard, Jr., dislocata in oceano Pacifico fu attaccata ed affondata da una balena. Durante i 95 giorni in cui i venti sopravvissuti restarono in mare, la pazzia colse quei disperati che arrivarono a nutrirsi dei corpi di cinque marinai. Ma non fin\u00ec qui. Dopo essersi resi conto che non ce l\u2019avrebbero mai fatta, tirarono a sorte per determinare chi avrebbero sacrificato in modo che gli altri potessero vivere. In tempi diversi solo otto sopravvissuti furono salvati. Tra di loro il primo ufficiale <strong><span style=\"color: #008000;\">Owen Chase<\/span> <\/strong>e il ragazzo di cabina Thomas Nickerson che descrissero il loro calvario nei loro sconvolgenti resoconti. Ma raccontiamo la loro storia dall&#8217;inizio. L&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Essex<\/span><\/strong> era una vecchia nave, varata nel 1799 ma considerata dai suoi armatori \u00a0molto produttiva. Nell\u2019ambiente superstizioso dei balenieri era considerata una nave fortunata. Nel 1820 il <strong><span style=\"color: #008000;\">capitano George Pollard, Jr.<\/span><\/strong> e il suo primo ufficiale, <strong><span style=\"color: #008000;\">Owen Chase<\/span><\/strong>, era stato assegnato al suo comando. Pollard aveva solo 29 anni, per cui era considerato un ufficiale promettente uno degli uomini pi\u00f9 giovani che avesse mai ricevuto il comando di una nave baleniera. Non di meno era Owen Chase, che aveva solo 23 anni.\u00a0La nave era datata (vent&#8217;anni) ma era stata completamente rinnovata per essere impiegata per la caccia alle balene. Con un dislocamento di 239 tonnellate di peso, distribuiti su 27 metri di lunghezza, era forse piccola per essere destinata come porta barche baleniere. Ne aveva addirittura quattro, ciascuna di circa 28 piedi (8,5 m) di lunghezza, ed una di riserva sotto i ponti. Queste barche erano costruite in clinker, con assi che si sovrapponevano l&#8217;un l&#8217;altro piuttosto che aderire a lato dello scafo come le normali scialuppe. Fu con queste premesse che a met\u00e0 di agosto del 1819, l\u2019Essex salp\u00f2 da Nantucket per una dislocazione di due anni e mezzo nel Pacifico, al largo della costa occidentale del Sud America, per raggiungere i siti di caccia alle balene.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-21324 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/nantucket-island.jpg\" alt=\"\" width=\"1385\" height=\"1011\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/nantucket-island.jpg 1385w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/nantucket-island-300x219.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/nantucket-island-768x561.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/nantucket-island-1024x747.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/nantucket-island-220x161.jpg 220w\" sizes=\"auto, (max-width: 1385px) 100vw, 1385px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>l&#8217;isola di Nantucket &#8211; Scale ca. 1:110,000.\u00a0 &#8220;Page 122.&#8221; con annotazioni a matita: 434 e 1782. da lettere dell&#8217;autore &#8230; 1782. LC Maps of North America, 1750-1789, 882 &#8211; disponibile anche tramite l Library of Congress Web come immagine raster &#8211; Vault AACR2 &#8211; autore<\/strong> <strong>St. John De Cr\u00e8vecoeur, J. Hector &#8211; Fonte https:\/\/www.loc.gov\/item\/75693265\/ <\/strong><\/span><strong><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Map_of_the_island_of_Nantucket._LOC_75693265.tif\">Map of the island of Nantucket. LOC 75693265.tif &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La navigazione non fu facile. Solo due giorni dopo la sua partenza incontr\u00f2 una tempesta che spezz\u00f2 la vela di velaccio e distrusse due delle barche baleniere, danneggiandone una terza.\u00a0 A quell&#8217;epoca non esisteva il canale di Panama per cui le navi erano costrette a passare al largo di Capo Horn. La <strong><span style=\"color: #008000;\">Essex<\/span><\/strong> lo attravers\u00f2 nel gennaio del 1820 dopo un\u00a0 lungo transito di cinque settimane, un tempo maggiore di quello normalmente richiesto per un tale viaggio. In combinazione con l&#8217;inquietante incidente precedente, l&#8217;equipaggio incominci\u00f2 a parlare di cattivi presagi. La nave baleniera raggiunse finalmente le calde acque dell&#8217;Oceano Pacifico meridionale ed inizi\u00f2 la lunga caccia primaverile ed estiva andando verso nord lungo la costa occidentale del Sud America fino ad Atacames, nella Reale Udienza di Quito governata dalla Spagna (l&#8217;odierno Ecuador). La popolazione di cetacei nella zona ridotta a causa della caccia indiscriminata e l\u2019Essex decise di navigare verso un nuovo territorio appena scoperto, noto come &#8220;terra offshore&#8221;, situato a 5-10 gradi di latitudine sud e 105-125 gradi di longitudine ovest, nel Pacifico meridionale, a circa 2.500 miglia nautiche a sud e ad ovest, ad una enorme distanza dalle coste conosciute per i balenieri. Per rifornire le scorte di cibo per il lungo viaggio, l&#8217;Essex navig\u00f2 verso l&#8217;isola Charles (in seguito ribattezzata Isola Floreana) nelle \u00a0isole Gal\u00e1pagos. L&#8217;8 ottobre l&#8217;equipaggio dovette riparare una falla al largo di Hood Island (oggi conosciuta come isola Espa\u00f1ola). Dai resoconti di bordo emerse che per rifornirsi di cibo, cacciarono per sette giorni catturando 300 tartarughe giganti delle Galapagos. Questa mattanza prosegu\u00ec anche in seguito. I marinai le catturavano vive e le conservavano come carne fresca a bordo lasciandole vagare per la nave; i marinai credevano che esse fossero in grado di vivere per un anno senza mangiare o bere acqua per cui le povere bestie lentamente morivano di fame. La loro carne era deliziosa ed estremamente nutritiva per cui integrava le scarse riserve di cibo di bordo. Durante la sosta all&#8217;Isola di Charles, avvenne un incidente causato da uno dei timonieri di bordo, Thomas Chappel, che decise di accendere il fuoco non tenendo conto che erano nella stagione secca, dove anche una piccola scintilla poteva causare grossi problemi. E cos\u00ec fu. Il fuoco si scaten\u00f2 ed i marinai scesi a terra per cacciare, furono costretti a correre attraverso le fiamme per fuggire. Quando gli uomini tornarono nell&#8217;Essex, quasi l&#8217;intera isola stava bruciando. Il capitano Pollard giur\u00f2 di punire chi l\u2019avesse scatenato. Di fatto dopo un giorno intero di navigazione, il fuoco era ancora visibile all&#8217;orizzonte. L\u2019incendio fu cos\u00ec grave che Thomas Nickerson, il membro pi\u00f9 giovane dell&#8217;equipaggio alla partenza aveva solo 14 anni) dopo molti anni torn\u00f2 a Charles Island trovando solo una terra incolta; osserv\u00f2 nel suo resoconto: &#8220;<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Da allora non sono apparsi alberi n\u00e9 arbusti n\u00e9 erba<\/span><\/em><\/strong>&#8220;. Quando l&#8217;Essex raggiunse le zone di pesca, migliaia di chilometri a ovest del Sud America, i cacciatori non riuscirono a trovare balene per giorni e la tensione scoppi\u00f2 tra gli ufficiali di bordo. Quando finalmente fu avvistata una balena, il 16 novembre, l\u2019incontro fu decisamente di impatto. Un capodoglio emerse direttamente sotto la barca baleniera di Chase distruggendola. Alle otto del mattino del 20 novembre 1820 le tre baleniere rimanenti partirono per inseguire un branco di capodogli. Sul lato sottovento dell&#8217;Essex, la baleniera di Chase aveva arpionato una balena, ma la sua coda colp\u00ec la barca costringendo l&#8217;equipaggio a tagliare il cavo dell\u2019arpione e ritornare \u00a0all&#8217;Essex per le riparazioni. A due miglia dal lato sopravvento, il Capitano Pollard e le barche del secondo ufficiale arpionarono una balena e furono \u00a0trascinate lontano dall&#8217;Essex. Fu l\u2019inizio della fine. Mentre <strong><span style=\"color: #008000;\">Owen Chase<\/span><\/strong>, a bordo della nave, stava riparando la sua baleniera che era stata danneggiata dal cetaceo, l&#8217;equipaggio vide una balena di grandi dimensioni che agiva in modo poco usuale. Giaceva immobile sulla superficie di fronte alla nave, quasi mirandola. Poi cominci\u00f2 a nuotare verso la nave, prendendo sempre pi\u00f9 velocit\u00e0 con immersioni poco profonde. La balena speron\u00f2 la Essex e poi si immerse sotto di lei. Poi affior\u00f2 a dritta e Chase si prepar\u00f2 ad arpionarla dal ponte. Da abile marinaio si rese per\u00f2 subito conto che il cetaceo si trovava troppo vicino al timone e che una sua reazione inconsulta avrebbe potuto distruggerlo. In seguito Owen Chase nel suo resoconto dell\u2019accaduto riport\u00f2 queste frasi: \u2033<strong><em><span style=\"color: #008000;\">I turned around and saw him about one hundred rods [500 m or 550 yards] directly ahead of us, coming down with twice his ordinary speed of around 24 knots, and it appeared with tenfold fury and vengeance in his aspect. The surf flew in all directions about him with the continual violent thrashing of his tail. His head about half out of the water, and in that way he came upon us, and again struck the ship.<\/span><\/em><\/strong>\u201c<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019urto della balena fu violentissimo, la balena penetr\u00f2 all&#8217;interno dello scafo per poi liberarsene mentre la nave imbarcando acqua incomincio ad affondare velocemente. Chase e gli altri marinai cercarono freneticamente di aggiungere il sartiame necessario per alzare la vela all&#8217;unica baleniera rimasta, mentre altri correvano sotto per raccogliere tutti gli aiuti di navigazione che riuscivano a trovare.\u00a0Ancora Chase racconta che la barca del capitano Pollard fu la prima a raggiungere i naufraghi: \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">The captain&#8217;s boat was the first that reached us. He stopped about a boat&#8217;s length off, but had no power to utter a single syllable; he was so completely overpowered with the spectacle before him. He was in a short time, however, enabled to address the inquiry to me, &#8220;My God, Mr. Chase, what is the matter?&#8221; I answered, &#8220;We have been stove by a whale.<\/span><\/em><\/strong>&#8221; La nave baleniera Essex affond\u00f2 rapidamente a circa 2.000 miglia nautiche ad ovest delle coste del Sud America. Una distanza da raggiungere importante per quei sopravvissuti che potevano contare solo su delle scialuppe. Dopo aver passato due giorni a recuperare tutte le scorte che potevano, i venti marinai partirono con le loro tre piccole barche baleniere in direzione delle isole Marchesi, che distavano circa 1200 miglia ad ovest dall&#8217;ultima posizione. Il Capitano<strong><span style=\"color: #008000;\"> George Pollard<\/span><\/strong> intendeva raggiungerle ma l&#8217;equipaggio, guidato da Owen Chase, temeva che quelle isole potessero essere abitate da cannibali e convinse il resto dell&#8217;equipaggio a dirigersi verso il Sud America. Non essendo in grado di navigare a causa dei forti venti alisei, le barche avrebbero dovuto navigare verso sud per 1.000 miglia prima di poter sfruttare i venti Westerly per dirigersi verso il Sud America, \u00a0a circa 3.000 miglia verso est.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/essex-whaler-1-1024x913.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 essex-whaler-1-1024x913.jpg\" width=\"1108\" height=\"988\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Una scelta sbagliata<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nIl cibo e l&#8217;acqua furono razionati fin dall&#8217;inizio, ma la maggior parte del cibo era non utilizzabile essendo stato immerso nell\u2019acqua di mare. I sopravvissuti mangiarono comunque questo cibo salato nonostante aumentasse la loro sete. Ci vollero circa due settimane per consumarlo tutto, costretti a bere la loro stessa urina. Oltre ai problemi di sopravvivenza, si aggiunsero quelli tecnici. Le barche baleniere non erano state progettate per affrontare viaggi di quel tipo per cui si aprirono non poche falle ed i marinai dovettero impegnarsi in continue riparazioni. I naufraghi erano allo stremo quando avvistarono l\u2019isola disabitata di <strong><span style=\"color: #008000;\">Henderson Island<\/span><\/strong>, nel territorio britannico delle Isole Pitcairn. Ironia della sorte se fossero sbarcati a Pitcairn, a 104 miglia a sud-ovest, avrebbero ricevuto aiuto dai sopravvissuti di HMS Bounty che vivevano ancora l\u00ec. Sull&#8217;isola di Henderson, i sopravvissuti trovarono una piccola sorgente d&#8217;acqua dolce, e gli uomini si nutrirono di uccelli, granchi, uova e peperoni. Dopo una settimana, avevano in gran parte esaurito le risorse alimentari dell&#8217;isola e il 26 dicembre, si resero conto che sarebbero morti di fame se fossero rimasti molto pi\u00f9 a lungo. Solo tre uomini &#8211; William Wright, Seth Weeks e Thomas Chappel, gli unici membri dell&#8217;equipaggio che non erano nativi di Nantucket, optarono per restare sull&#8217;isola. I restanti membri dell&#8217;equipaggio dell&#8217;Essex ripresero il viaggio il 27 dicembre, sperando di raggiungere l&#8217;isola di Pasqua. Dopo soli tre giorni avevano esaurito i granchi e gli uccelli che avevano raccolto\u00a0 sull&#8217;isola di Henderson per il viaggio,\u00a0 ed erano rimasti solo con una piccola riserva di pane, proveniente dalle provviste raccolte sull&#8217;Essex. Il 4 gennaio stimarono di essersi allontanati troppo a sud dell&#8217;isola di Pasqua per poterla raggiungere e decisero di raggiungere l\u2019isola di M\u00e1s che era stata il rifugio del marinaio <strong><span style=\"color: #008000;\">Alexander Selkirk<\/span><\/strong>, dal 1704 al 1709, e si pensa abbia ispirato <strong>Daniel Defoe<\/strong> nel suo romanzo <strong><em><span style=\"color: #008000;\">Robinson Crusoe<\/span><\/em><\/strong> scritto nel 1719.\u00a0Stremati dalla fame e dalle privazioni, uno per uno, iniziarono a morire. La barca baleniera di Chase trasportava anche Richard Peterson, Isaac Cole, Benjamin Lawrence e Thomas Nickerson e si separ\u00f2 dalle altre durante un&#8217;improvvisa raffica di vento. Peterson mor\u00ec il 18 gennaio e fu sepolto in mare, cucito nei suoi vestiti, come consuetudine tra i marinai. L&#8217;8 febbraio mor\u00ec anche Cole. Con il cibo esaurito, i sopravvissuti decisero di mantenere il suo corpo a bordo e, dopo una discussione, decisero di ricorrere al cannibalismo. Il 18 febbraio, 89 giorni dopo che l&#8217;affondamento dell\u2019Essex, l\u2019<span style=\"color: #008000;\"><strong>Indian<\/strong><\/span>, una nave \u00a0baleniera inglese, individu\u00f2 e salv\u00f2 i sopravvissuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ma cosa era accaduto alle \u00a0barche di Pollard e Hendricks?<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa barca di Obed Hendricks trasportava i membri dell&#8217;equipaggio William Bond e Joseph West che esaurirono le loro scorte alimentari il 14 gennaio. La barca del comandante Pollard trasportava Lawson Thomas, Charles Shorter, Isaiah Sheppard, Samuel Reed, Owen Coffin (cugino di Pollard), Barzillai Ray e Charles Ramsdell.\u00a0I sopravvissuti finirono il cibo il 21 gennaio 1820. Lawson Thomas era morto il 20 gennaio e gli altri membri della baleniera decisero che non avevano altra scelta che mantenere il suo corpo a\u00a0 bordo per nutrirsi. Charles Shorter mor\u00ec il 23 gennaio mentre Isaiah Sheppard il 27 gennaio e Samuel Reed il giorno dopo. Poco pi\u00f9 tardi, le due baleniere si separarono e quella di Obed Hendricks non fu mai pi\u00f9 vista. Si presume che i tre uomini morirono di fame e di stenti in mare e, probabilmente, la loro baleniera fu ritrovata spiaggiata nell&#8217;isola di Ducie, appena ad est dell&#8217;isola di Henderson, con gli scheletri di tre persone all&#8217;interno. Sebbene fu sospettato si trattasse della barca di <strong><span style=\"color: #008000;\">Obed Hendricks<\/span><\/strong>, con i resti dei tre marinai (Hendricks, Bond e West), i loro corpi non furono mai identificati. Il 1 febbraio anche sulla barca del comandante Pollard il cibo termin\u00f2 e la situazione dei sopravvissuti divenne disastrosa. Gli uomini ormai impazziti dalle sofferenze e dalla fame tirarono a sorte per determinare chi sarebbe stato sacrificato per la sopravvivenza degli altri. Un giovane di nome <strong><span style=\"color: #008000;\">Owen Coffin<\/span><\/strong>, il diciassettenne cugino del capitano Pollard, fu sorteggiato come vittima e, ironia della sorte, il suo boia (anche lui estratto a sorte) fu proprio il suo giovane amico Charles Ramsdell. Ramsdell lo uccise sparandogli e \u2026 come in un film del terrore \u2026 tutti ne consumarono il corpo.\u00a0L&#8217;11 febbraio anche Ray mor\u00ec ed il comandante Pollard e Ramsdell continuarono il loro viaggio verso le coste dell&#8217;america meridionale nutrendosi dei resti degli sventurati.<\/p>\n<figure style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Essex_photo_03_b.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Essex_photo_03_b.jpg\" width=\"580\" height=\"446\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">disegno della baleniera Essex &#8211; autore Thomas Nicherson &#8211; fornita da <\/span><span style=\"color: #008000;\"><a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/User:ScottyBoy900Q\">https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/User:ScottyBoy900Q<\/a><\/span><span style=\"color: #008000;\"><a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Essex_photo_03_b.jpg\">Essex photo 03 b.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 23 febbraio, dopo 93 giorni dopo l\u2019affondamento dell&#8217;Essex, in vista della costa sudamericana, furono salvati dalla nave da guerra Dauphin. Inutile dire che Pollard e Ramsdell erano ormai completamente impazziti al punto che inizialmente non si accorsero del Dauphin che li aveva affiancati e furono presi dal terrore quando videro i loro soccorritori. Nel frattempo, dopo aver passato alcuni giorni a Valpara\u00edso, Chase, Lawrence e Nickerson erano stati trasferiti sulla fregata <strong><span style=\"color: #008000;\">U.S.S. Constellation<\/span><\/strong>. Dopo essere stati informati che tre dei sopravvissuti dell&#8217;Essex erano rimasti a <strong><span style=\"color: #008000;\">Henderson Island<\/span><\/strong>, le autorit\u00e0 marittime inviarono la nave mercantile Surry a salvarli. Il 17 marzo, <strong><span style=\"color: #008000;\">Pollard e Ramsdell<\/span><\/strong> si riunirono con <strong><span style=\"color: #008000;\">Chase, Lawrence e Nickerson<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/STORIA-US-ESSEX-Thomas_Nickerson_portrait.jpeg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 STORIA-US-ESSEX-Thomas_Nickerson_portrait.jpeg\" width=\"177\" height=\"218\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Thomas Nickerson (1870) che lavorava a bordo dell&#8217;Essex come ragazzo di cabina, Nickerson scrisse in seguito un resoconto dell&#8217;accaduto. Fonte Nantucket Historical Association GPN4361<br \/>\n<\/span> <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Thomas_Nickerson_portrait.jpeg\">Thomas.Nickerson.jpeg-Wikimedia Commons<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La loro tragica storia fu rivelata dai resoconti del primo ufficiale <strong><span style=\"color: #008000;\">Owen Chase<\/span><\/strong> e del ragazzo di cabina <strong><span style=\"color: #008000;\">Thomas Nickerson<\/span><\/strong>. Chase rimase a casa per sei mesi e, con l&#8217;aiuto di un ghost writer, raccont\u00f2 la storia dell&#8217;Essex in un libro intitolato <strong><em><span style=\"color: #008000;\">The Narrative of the More Extraordinary\u00a0 and distressing\u00a0<\/span><\/em><\/strong><strong><em><span style=\"color: #008000;\">Shipwreck\u00a0<\/span><\/em><\/strong><strong><em><span style=\"color: #008000;\">of the Whale-Ship Essex<\/span><\/em><\/strong>. Furono proprio questi resoconti ad ispirare <strong><span style=\"color: #008000;\">Herman Melville<\/span> <\/strong>a scrivere il suo famoso romanzo <strong><em><span style=\"color: #008000;\">Moby Dick<\/span><\/em><\/strong>. <strong><span style=\"color: #008000;\">Herman Melville<\/span><\/strong> in seguito ipotizz\u00f2 che sarebbero tutti sopravvissuti se avessero seguito la raccomandazione del Capitano Pollard di recarsi a Tahiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Una storia terribile del mare.<\/span><\/strong><\/p>\n<p>in anteprima l&#8217;Essex <strong><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:The_boys_of_1812_and_other_naval_heroes_(1887)_(14764908432).jpg\">The boys of 1812 and other naval heroes (1887) (14764908432).jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini presenti sono prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l&#8217;autore e le fonti o chiedere di rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell&#8217;articolo<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 10<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: STORIA NAVALE PERIODO: XIX SECOLO AREA: OCEANO PACIFICO parole chiave: naufragio, Oceano Pacifico . 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