{"id":20674,"date":"2018-05-05T06:34:58","date_gmt":"2018-05-05T06:34:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=20674"},"modified":"2023-05-16T15:25:43","modified_gmt":"2023-05-16T13:25:43","slug":"le-vie-del-petrolio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/20674","title":{"rendered":"Sicurezza marittima: Quali sono le aree geografiche pi\u00f9 sensibili? &#8211; parte I"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 4<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>ARGOMENTO:&nbsp; GEOPOLITICA<br \/>\nPERIODO: XXI SECOLO<\/strong><\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA:<\/span> <span style=\"color: #008000;\">MONDO<\/span><br \/>\n<\/strong>parole chiave: petrolio, emergenze ambientali<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Petrolio, oro nero, &nbsp;materia fossile non rinnovabile. Quante volte abbiamo sentito parlare nel bene e nel male di questa fonte energetica. Il termine <strong><span style=\"color: #008000;\">petrolio<\/span><\/strong> deriva dal latino e significa semplicemente \u201colio di pietra\u201d. Conosciuto sin dall&#8217;antichit\u00e0, viene oggi estratto per lo pi\u00f9 da giacimenti che si trovano negli strati superiori della crosta terrestre. Essendo un idrocarburo composto da idrogeno e carbonio e da altre sostanze che vengono definite impurit\u00e0 (come lo zolfo) si presta alla sua trasformazione, attraverso un processo di raffinazione, in altri combustibili come ad esempio le benzina, il gasolio, il cherosene e altri derivati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da decenni, nel bene e nel male, se ne prevede il suo esaurimento ma, di fatto, si continuano a scoprire giacimenti che ne fanno stimare un impiego per almeno altri cinquant&#8217;anni. Attualmente i maggiori Paesi del mondo produttori di petrolio sono Russia, Arabia Saudita ed Emirati, Stati Uniti, Iraq, Cina, Canada e Iran. Una volta estratto viene raffinato ed impiegato per uso interno o venduto allo stato greggio ad altri Paesi dove, a seconda della sua composizione chimica e della domanda, le raffinerie locali possono produrre diversi derivati. Non solo quindi carburanti ma anche sostanze chimiche necessarie per la realizzazione delle materie plastiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-6256\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/albero-plastica.png\" alt=\"\" width=\"680\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/albero-plastica.png 680w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/albero-plastica-300x199.png 300w\" sizes=\"(max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In pratica, allo stato attuale, non potremmo farne a meno, almeno fino a quando non riusciremo a sostituire le risorse necessarie per i fabbisogni energetici con materiali non fossili e meno inquinanti, sfruttando energie rinnovabili e pi\u00f9 pulite a favore dell&#8217;ambiente.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti contenti? Non proprio. Chi ha grandi risorse fossili potrebbe non avere interesse a perdere la superiorit\u00e0 strategica derivante dal loro possesso. Non a caso, per la sua importanza, il petrolio \u00e8 ancora causa di contenziosi internazionali che negli ultimi anni sono sfociati in gravi crisi e guerre. Oggi voglio parlarvi di quanto il suo trasporto possa influenzare la sicurezza politica ed economica in determinate aree geografiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Per mare<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nIl trasferimento del petrolio greggio avviene principalmente via mare attraverso rotte commerciali consolidate, vere e proprie autostrade del mare, solcate da impressionanti giganti del mare. Queste petroliere, che possono raggiungere dimensioni anche importanti,&nbsp;attraversano aree strategiche spesso interessate da instabilit\u00e0 politica dove ai pericoli naturali si sommano quelli derivanti da attivit\u00e0 criminali quali la pirateria ed il terrorismo. I mercantili, nel loro cammino, debbono passare attraverso stretti marittimi, chiamati convenzionalmente <strong><span style=\"color: #008000;\">chokepoint<\/span><\/strong>, in cui il rischio associato alla loro navigazione aumenta sensibilmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Non mi riferisco, ovviamente, ai pericoli legati ad una cattiva navigazione in acque cosiddette ristrette ma a quelli derivanti da azioni belliche o terroristiche intese a limitare o bloccare queste vie d&#8217;acqua.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/GEOPOLITICA-PETROLIO-FLUSSI-CHOKE-POINTS-Volume_of_crude_oil_and_petroleum_products_transported_through_world_transit_chokepoints__2016_36176590831.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 GEOPOLITICA-PETROLIO-FLUSSI-CHOKE-POINTS-Volume_of_crude_oil_and_petroleum_products_transported_through_world_transit_chokepoints__2016_36176590831.png\" width=\"640\" height=\"313\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Per volume di transito di petrolio, lo Stretto di Hormuz (che esce dal Golfo Persico verso il Mediterraneo o verso l&#8217;oceano Indiano) e lo Stretto di Malacca (che collega l&#8217;Oceano Indiano ed il Pacifico) sono di fatto i punti strategici pi\u00f9 importanti del mondo di oggi &#8211; Fonte<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/www.flickr.com\/photos\/eiagov\/36176590831\">https:\/\/www.flickr.com\/photos\/eiagov\/36176590831<\/a>\/ &#8211; <strong><span style=\"color: #008000;\">autore<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/www.flickr.com\/people\/124982865@N08\">U.S. Energy Information Administration (EIA)<\/a><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Volume_of_crude_oil_and_petroleum_products_transported_through_world_transit_chokepoints_(_2016)_(36176590831).png\">Volume of crude oil and petroleum products transported through world transit chokepoints ( 2016) (36176590831).png &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Attraverso gli stretti<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nOggi parliamo di tre chokepoint che, come vedremo, sono stati al centro delle cronache in questi ultimi 70 anni. Iniziamo il nostro viaggio virtuale partendo dal Golfo Arabico (o Persico) attraverso lo stretto di Hormuz, il braccio di mare attualmente di maggiore importanza strategica per le economie di tutto il mondo. Molti di voi ricorderanno le immagini che lo resero&nbsp; tristemente famoso durante la guerra delle petroliere negli anni &#8217;80.&nbsp; Questa guerra fu la logica conseguenza del sanguinoso conflitto tra Iran e Iraq in cui centinaia di migliaia di persone persero la vita. Nel settore marittimo, nei primi quattro anni di guerra, ci furono numerosi attacchi da entrambe le parti alle navi mercantili ed alle petroliere che attraversavano lo Stretto di Hormuz. L\u2019escalation si ebbe nel 1984, quando gli attacchi alle petroliere aumentarono nel tentativo di interrompere le esportazioni di petrolio e costringere l\u2019antagonista al tavolo dei negoziati. A queste azioni, l\u2019Iran rispose attaccando le navi cisterna che trasportavano il petrolio dal Kuwait e dall\u2019Arabia Saudita con la sua milizia pi\u00f9 fedele, i pasdaran.&nbsp;Un evento decisivo avvenne il&nbsp;21 settembre 1987, quando un elicottero della fregata <strong><span style=\"color: #008000;\">U.S.S. Jarrett<\/span><\/strong>, un\u2019unit\u00e0 coinvolta nella operazione segreta&nbsp;<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Prime Chance<\/span><\/em><\/strong>, sorvegliando la <strong><span style=\"color: #008000;\">nave posamine iraniana<\/span><\/strong> <strong><span style=\"color: #008000;\">Iran Ajr<\/span><\/strong> scopri che gli Iraniani stavano posando occultamente delle mine navali nei pressi di Hormuz. Quando l&#8217;elicottero riport\u00f2 che erano in corso delle operazioni di minamento da bordo dell&#8217;Iran Ajr, fu ordinato dal Pentagono lo &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">stop the mining<\/span><\/strong>&#8220;. Fu un ordine perentorio e gli elicotteri aprirono il fuoco sulla nave iraniana uccidendo anche alcuni marinai. Un squadra di <strong><span style=\"color: #008000;\">Navy SEAL<\/span><\/strong> abbord\u00f2 la nave e conferm\u00f2 la presenza delle mine ad urtanti. La nave fu catturata e pochi giorni dopo, il 26 settembre, un team di disattivatori ordigni della <strong><span style=\"color: #008000;\">Marina statunitense (EOD MU 5)<\/span><\/strong> affond\u00f2 la nave in acque internazionali.<\/p>\n<figure style=\"width: 640px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/GEOPOLITICA-GOLFO-PERSICO-MINE-640px-Port_quarter_view_of_Iranian_minelaying_ship-Iran_Ajr_after_American_capture_Operation_Prime_Chance_1986_DN-SC-87-12579.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 GEOPOLITICA-GOLFO-PERSICO-MINE-640px-Port_quarter_view_of_Iranian_minelaying_ship-Iran_Ajr_after_American_capture_Operation_Prime_Chance_1986_DN-SC-87-12579.jpg\" width=\"640\" height=\"424\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">la nave posamine iraniana Ajr catturata nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione Prime Chance, 1986<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Port_quarter_view_of_Iranian_minelaying_ship_Iran_Ajr_after_American_capture_Operation_Prime_Chance_1986_DN-SC-87-12579.jpg\">Port quarter view of Iranian minelaying ship Iran Ajr after American capture Operation Prime Chance 1986 DN-SC-87-12579.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fatto l&#8217;evento della <strong><span style=\"color: #008000;\">Iran Arj<\/span><\/strong> fu il primo tentativo di bloccare il traffico internazionale attraverso le rotte commerciali di instradamento dello stretto di Hormuz. La domanda che ci possiamo porre \u00e8 perch\u00e9, se questo stretto \u00e8 cosi importante, non ci siano stati in seguito altri tentativi coercitivi di bloccarlo? Il perch\u00e8 \u00e8 legato dalla consapevolezza che un&#8217;azione determinata provocherebbe una reazione ben oltre una risposta episodica. Nel prossimo articolo vedremo come i tre choke point hanno registrato nel tempo attacchi terroristici di diverso tipo ai quali la comunit\u00e0 internazionale seppe rispondere con determinazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nin anteprima &#8211; mare B\u00e9ja\u00cfa &#8211; Algeria &#8211; autore foto&nbsp; <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/w\/index.php?title=User:Tedjcom&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Tedjcom<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:A_sea_of_oil.jpg\">File:A sea of oil.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10.0pt;\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10.0pt;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, pur rispettando la netiquette, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 4<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO:&nbsp; GEOPOLITICA PERIODO: XXI SECOLO AREA: MONDO parole chiave: petrolio, emergenze ambientali Petrolio, oro nero, &nbsp;materia fossile non rinnovabile. 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Analista di Maritime Security, collabora con numerosi Centri di studi e analisi geopolitici italiani ed internazionali. Ricercatore subacqueo scientifico dal 1993, nel 2019, ha ricevuto il Tridente d'oro dell'Accademia delle Scienze e Tecniche Subacquee per la divulgazione della cultura del mare. 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