{"id":19873,"date":"2020-02-12T00:20:14","date_gmt":"2020-02-11T23:20:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=19873"},"modified":"2023-09-02T16:56:06","modified_gmt":"2023-09-02T14:56:06","slug":"la-storia-un-sommergibile-fantasma-relitto-del-p311","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/19873","title":{"rendered":"La storia del sommergibile che non ebbe mai nome"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br><a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br><strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br><strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR MEDITERRANEO<\/span><\/strong><br>parole chiave: P311, chariot, Royal Navy<br><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-19877\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/1464260555-9140-s1600-640x234.jpg\" alt=\"\" width=\"840\" height=\"307\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/1464260555-9140-s1600-640x234.jpg 640w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/1464260555-9140-s1600-640x234-300x110.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 840px) 100vw, 840px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la guerra furono individuati molti relitti, alcuni dei quali in Gallura e nelle tormentate acque delle Bocche di Bonifacio. Oggi voglio raccontare la storia di un sommergibile britannico, l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">HMS P 311<\/span><\/strong>. Non uno qualunque ma uno dei tre battelli inglesi trasformati verso la fine della guerra per trasportare i chariot, mezzi subacquei segreti che erano stati costruiti dai Britannici su imitazione dei siluri a lenta corsa italiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo sommergibile scomparve nella sua prima missione e divenne nel tempo un obiettivo ambito per i ricercatori di relitti.&nbsp;Nel 2015, <strong><span style=\"color: #008000;\">Massimo Domenico Bondone<\/span><\/strong>, un subacqueo professionista genovese, noto per aver ritrovato numerosi relitti, lo ha finalmente identificato&nbsp; ad una profondit\u00e0 di oltre cento metri nelle acque dell&#8217;isola di Tavolara. Questa scoperta non fu occasionale ma frutto di attente ricerche. <strong><span style=\"color: #008000;\">Bondone<\/span><\/strong>, da esperto subacqueo e ricercatore, \u00e8 riuscito a ritrovare negli ultimi venticinque anni molti relitti come il<strong><span style=\"color: #008000;\"> Kreta<\/span><\/strong>, nei pressi dell&#8217;isola di Capraia e, in acque sarde, il <strong><span style=\"color: #008000;\">Bengasi<\/span><\/strong> ed il <strong><span style=\"color: #008000;\">San Marco<\/span><\/strong> al largo di Villasimius.<\/p>\n\n<img decoding=\"async\" class=\"wp-image-19882\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/1464260554-1372-252C-Scotland252C-1942-TR526-640x470.jpg\" alt=\"\" width=\"840\" height=\"617\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/1464260554-1372-252C-Scotland252C-1942-TR526-640x470.jpg 640w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/1464260554-1372-252C-Scotland252C-1942-TR526-640x470-300x220.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/1464260554-1372-252C-Scotland252C-1942-TR526-640x470-220x161.jpg 220w\" sizes=\"(max-width: 840px) 100vw, 840px\" \/>\n\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">il HMS P 311 imbarca in Scozia i siluri prima di partire per quella che sarebbe stata la sua ultima dislocazione nel Mediterraneo nel novembre del 1942 <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:On_Board_the_Submarine_Depot_Ship_HMS_Forth,_Holy_Loch,_Scotland,_1942_TR526.jpg\">On Board the Submarine Depot Ship HMS Forth, Holy Loch, Scotland, 1942 TR526.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Breve vita del sommergibile che non ebbe mai un nome<\/span><\/strong><\/span><br>L&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">HMS P 311<\/span><\/strong> era un sottomarino britannico della classe Tango, unico a non avere ancora ricevuto ufficialmente un nome. In realt\u00e0, il primo ministro Winston Churchill aveva richiesto pi\u00f9 volte all&#8217;Ammiragliato di assegnare a tutti i sottomarini un nome ma la Royal Navy, che in piena guerra aveva sicuramente problemi maggiori da risolvere, gli aveva fornito solo una lista di suggerimenti. Al <strong><span style=\"color: #008000;\">HMS P 311<\/span><\/strong>, qualora approvato,&nbsp; doveva essere assegnato un nome importante appartenuto ad un celebre faraone egizio, <strong><span style=\"color: #008000;\">Tutankhamen<\/span><\/strong>. Le necessita belliche non permisero al sommergibile di ricevere il battesimo ufficiale ed il battello, dopo un frettoloso allestimento, fu inviato in zone di operazioni.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong><span style=\"color: #008000;\">P 311<\/span><\/strong> era una battello di III classe costruito dalla Vickers-Armstrong a Barrow-in-Furness ed era stato consegnato alla marina reale britannica il 5 marzo 1942. Il comando era stato assegnato all&#8217;appena promosso capitano di fregata Richard D. Cayley, uno dei pi\u00f9 decorati sommergibilisti&nbsp; della Royal Navy.&nbsp; Cayley aveva passato la maggior parte della sua carriera sui sommergibili e, al comando del&nbsp;<a class=\"mw-redirect\" title=\"HMS Utmost (N19)\" href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/HMS_Utmost_(N19)\"><i>HMS Utmost<\/i><\/a>, aveva affondato 70,000 tonnellate di naviglio nemico, in particolare nel Mediterraneo dove era sopravvissuto ad un attacco delle navi di scorta ad un convoglio che gli avevano lanciato contro 84 cariche di profondit\u00e0. Nel giugno del 1942, ancora capitano di corvetta, gli fu assegnato il comando del nuovo battello P 311.&nbsp; Il sommergibile e<span style=\"text-align: justify;\">ra ancora in allestimento ed era uno degli unici due sottomarini della classe Tango senza un cannone antiaereo Oerlikon da 20 mm. Il suo equipaggio era composto da 61 uomini. Le sue dimensioni erano di ben 84 metri di lunghezza e 8 metri di larghezza. Dopo l&#8217;allestimento bellico,&nbsp;<\/span>nel novembre del 1942, lasci\u00f2 la Scozia insieme alle sorelle della stessa classe <strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Thunderbold<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Trooper<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I tre sommergibili erano stati scelti per imbarcare i contenitori per il trasporto dei mezzi <strong><span style=\"color: #008000;\">chariot<\/span><\/strong>. I &#8220;chariot&#8221;, come ricorderete in qualche articolo precedente, erano trasportatori subacquei per i frogmen britannici, simili ai siluri a lenta corsa degli italiani da cui erano stati copiati.<\/p>\n\n<img decoding=\"async\" class=\"wp-image-19459 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Chariot_mod2_credit_john-grattan.jpg\" alt=\"\" width=\"940\" height=\"463\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Chariot_mod2_credit_john-grattan.jpg 940w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Chariot_mod2_credit_john-grattan-300x148.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Chariot_mod2_credit_john-grattan-768x378.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 940px) 100vw, 940px\" \/>\n\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Chariot &#8211; foto di Cdr. John Grattan, RNCDO (Ret) &#8211; Fonte<\/span><\/strong> <a href=\"http:\/\/www.hisutton.com\/Chariot_Mk2.html\">http:\/\/www.hisutton.com\/Chariot_Mk2.html<\/a><\/p>\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la lunga traversata, i tre battelli entrarono a far parte della decima flotta sottomarini dislocata a Malta.&nbsp; Tra &nbsp;il 30 dicembre 1942 e l&#8217;8 gennaio 1943, al sommergibile fu affidata la sua prima missione operativa nell&#8217;ambito dell\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">operazione PRINCIPLE<\/span><\/strong>. Da Malta partirono tre battelli, l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Thunderbolt<\/span> <\/strong>e l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">HMS P 311<\/span><\/strong>, che trasportavano due chariot ciascuno, e l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Trooper<\/span><\/strong> che ne portava addirittura tre.&nbsp; L&#8217;obbiettivo era attaccare le navi della regia marina italiana all&#8217;interno di due porti italiani. L&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">HMS P 311<\/span><\/strong> doveva colpire gli incrociatori della Regia Marina italiana <strong><span style=\"color: #008000;\">Gorizia<\/span><\/strong> e&nbsp; <strong><span style=\"color: #008000;\">Trieste<\/span><\/strong> nel porto di La Maddalena, mentre gli altri due sottomarini dovevano attaccare le navi militari nel porto di Palermo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Se il buongiorno si vede dal mattino<\/span><\/strong><\/span><br>La traversata dei sommergibili&nbsp; fu letteralmente burrascosa, con mare e vento forza 5 che sferzavano lo scafo dei battelli. &nbsp;Come in tutte queste missioni, i sommergibili procedevano in silenzio radio, segnalando la loro posizione su appuntamento. Come da ordini si separarono nei pressi della Sicilia procedendo ognuno per il loro obbiettivo. Il P 311 invi\u00f2 il suo ultimo segnale il 31 dicembre 1942, dalla posizione 38\u00ba 10&#8217;N, 11\u00ba 30&#8217;E, e poi non se ne seppe pi\u00f9 nulla. La sua perdita fu segnalata in ritardo, solo l&#8217;8 gennaio 1943, quando il sommergibile non torn\u00f2 alla base. L&#8217;ipotesi dello stato maggiore britannico fu che avesse urtato una mina nel trasferimento verso Maddalena, presumibilmente in una data intorno al 2 gennaio 1943. In seguito alcuni pescatori sardi riferirono che in quelle fredda notte di tempesta avevano udito un forte boato ma nessuna traccia di un incidente era spiaggiata nei giorni seguenti. La zona era protetta da campi minati difensivi dell&#8217;Asse per cui nessuno si arrischiava ad entrarci se non sotto scorta di mezzi militari italiani.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il ritrovamento<\/span><\/strong><\/span><br>Dopo oltre 75 anni, il 22 maggio 2015, <strong><span style=\"color: #008000;\">Massimo Bondone<\/span><\/strong>, un esperto esploratore subacqueo italiano ed il suo team, ha finalmente scoperto il relitto nei pressi dell&#8217;isola di Tavolara. Il sommergibile&nbsp;\u00e8 stato ritrovato adagiato sul fondo, quasi intatto, sulla rotta verso il Golfo di Olbia e nei pressi delle posizioni conosciute di un campo minato della seconda guerra mondiale. Lo sfortunato battello britannico fu ritrovato adagiato sul fondo del mare con lo scafo praticamente intatto. Dal suo esame emerse che solo la prua risultava danneggiata, dando conferma che l&#8217;affondamento era stato causato dall&#8217;urto prodiero con una mina italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ritrovamento del sommergibile risulta eccezionale non solo per la sua non comune conservazione ma perch\u00e9 fa presupporre che al suo interno si trovino ancora i corpi dei sfortunati 71 marinai britannici. Lo stato del battello fa infatti ipotizzare che dopo l&#8217;esplosione i locali interni non siano stati invasi dall&#8217;acqua e che i sopravvissuti, impossibilitati a fuoriuscire, morirono lentamente per asfissia al suo interno. Un triste destino che ne fa un sacrario del mare. Nel silenzio e nell&#8217;oscurit\u00e0 degli abissi giacciono quei valorosi uomini, un tempo avversari ma ora accomunati nel destino a tanti altri di ogni bandiera. Il rispetto per il loro riposo deve essere mantenuto. Non voglio essere prosaico ma, al di l\u00e0 della protezione dei relitti in mare prevista dalla legge italiana, credo debbano esistere dei limiti etici e morali che&nbsp; devono essere riconosciuti a tutti coloro che, sotto ogni bandiera, persero la vita per il loro Paese o ideale.<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La triste storia del <strong><span style=\"color: #008000;\">sommergibile italiano Scir\u00e8<\/span><\/strong>, pi\u00f9 volte violato da sommozzatori israeliani ed americani, ne \u00e8 la prova. Voglio sperare che questi uomini, che hanno dato la vita per la loro patria, siano rispettati ed il loro sacrario non sia violato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ben vengano le esplorazioni degli abissi ma sempre con rispetto.<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br><\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog sono prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l&#8217;autore o chiedere di rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell&#8217;articolo<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">&nbsp;<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a>\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. .ARGOMENTO: STORIA NAVALEPERIODO: XX SECOLOAREA: MAR MEDITERRANEOparole chiave: P311, chariot, Royal Navy. 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