{"id":19825,"date":"2018-03-23T02:08:45","date_gmt":"2018-03-23T01:08:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=19825"},"modified":"2023-05-15T12:31:28","modified_gmt":"2023-05-15T10:31:28","slug":"cono-conchiglia-bella-mollusco-volte-letale-marco-bettocchi-simsi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/19825","title":{"rendered":"Il Cono, una bella conchiglia ma con un mollusco a volte letale di Marco Bettocchi per SIMSI"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 12<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: MALACOLOGIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: OCEANO PACIFICO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: conidi<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accolgo con molto piacere l\u2019invito rivoltomi dal <strong><span style=\"color: #008000;\">dr. Francesco Fontana (SIMSI)<\/span><\/strong>, che mi onora della sua amicizia, per scrivere una volta ancora su uno dei gasteropodi marini pi\u00f9 affascinanti di tutto il mondo sommerso. Sono ormai trentacinque anni che colleziono e studio le specie di questa famiglia, i <strong><span style=\"color: #008000;\">conidi<\/span><\/strong>, e negli ultimi anni ho concentrato le mie ricerche in un\u2019area ristretta dell\u2019Oceano Atlantico Orientale: le isole dell\u2019arcipelago di Capo Verde.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa sede eviter\u00f2 di entrare nella tassonomia specifica della famiglia <strong><span style=\"color: #008000;\">Conidae<\/span><\/strong> e mi limiter\u00f2 a scrivere in generale sul <strong><span style=\"color: #008000;\">Cono<\/span><\/strong>, ovvero dove vive, cosa mangia, e perch\u00e9 sarebbe meglio che l\u2019Uomo evitasse di venire a contatto con lui, soprattutto se ignaro di quello che potrebbe accadergli.&nbsp;<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: justify; background-color: #e9f77e;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Sommario della redazione<\/span><\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La caratteristica comune a tutte le specie della famiglia dei conidi \u00e8 la forma della conchiglia, affusolata e grossolanamente conica. Le dimensioni delle varie specie sono estremamente variabili, da pochi cm a oltre 20 cm. La colorazione \u00e8 anch&#8217;essa molto variabile, talune specie hanno colori brillanti e pattern molto variegati. La trattazione dell&#8217;autore fornisce informazioni sulla famiglia e sulla sua pericolosit\u00e0 anche per l&#8217;Uomo.<\/span><\/strong><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">I Conidae<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa famiglia <strong><span style=\"color: #008000;\">Conidae<\/span><\/strong> \u00e8 composta da circa 1.500 fra specie, sottospecie e forme. Volendo aggiungere anche le variet\u00e0 ci si avvicina a 2.000. Questo \u00e8 il risultato di una evoluzione che \u00e8 iniziata nell\u2019Eocene Inferiore (circa 55 milioni di anni fa) di Francia e Inghilterra. La quasi totalit\u00e0 delle specie viventi si pu\u00f2 trovare nelle acque tropicali dell\u2019Atlantico e dell\u2019Indo Pacifico, anche se alcune di esse vivono nelle aree immediatamente adiacenti dove le acque sono ancora temperate, prevalentemente ad una profondit\u00e0 variabile fra la zona interessata dalle maree e i 50 metri. Un numero minore si pu\u00f2 incontrare fino ai 200 metri, mentre alcune specie si spingono fino a 600-700 metri con un paio di esse che passano i 1000. Il loro habitat preferito \u00e8 la sabbia, fine o grossolana, a volte mescolata con detrito o fango, ma si conoscono specie che vivono anche nei crepacci delle rocce, con o senza vegetazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ogni caso prediligono le aree riparate dove l\u2019acqua \u00e8 pi\u00f9 calma, anche se con qualche eccezione. Le loro abitudini sono prevalentemente notturne. Di giorno si infossano nella sabbia o si nascondono sotto pietre e nella parte bassa delle rocce. Di notte escono per cacciare le loro prede che sono divisibili in tre categorie: vermi, altri molluschi, pesci. Quasi tutte hanno abitudini alimentari monotipiche, ma alcune nello stadio giovanile si cibano di vermi e poi, una volta diventate adulte, diventano piscivore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Conidi<\/span><\/strong><br \/>\nI Coni sono fra i gasteropodi marini predatori pi\u00f9 altamente evoluti. Alla loro Superfamiglia di appartenenza, Conoidea (detta anche Conacea o Toxoglossa) appartengono anche i Turridi e le Terebre. La loro anatomia esterna comprende: un largo piede per lo scivolamento che, in quasi tutte le specie, supporta un piccolo opercolo corneo, due piccole antenne con gli occhi, un sifone che serve per portare acqua alla branchia ed il rostro (o guaina della proboscide) che pu\u00f2 essere molto piccolo oppure grande ed avere un margine con lunghe frange, soprattutto nei grandi piscivori. Sulla parte destra si trova poi, nei maschi, il pene che contiene il condotto spermatico, e nelle femmine un foro, a volte con un orlo rialzato. Di norma, le femmine hanno una conchiglia di dimensione maggiore perch\u00e9 devono contenere le capsule ovigere al loro interno prima della deposizione. Molte specie hanno lo stadio di&nbsp;<em>veliger<\/em>&nbsp;con le larve libere di essere trasportate dalle correnti marine in localit\u00e0 diverse.&nbsp;Altre, al momento dell\u2019apertura delle capsule lasciano cadere delle piccolissime conchiglie che costituiranno la protoconca della conchiglia adulta. Dell\u2019anatomia interna del mollusco quello di cui mi interessa parlare \u00e8 tutto l\u2019apparato che riguarda il sistema radulare, vale a dire quello che permette al Cono di procurarsi il cibo ma, nel contempo, di potere diventare pericoloso anche per i mammiferi, umani compresi. Questo sistema \u00e8 abbastanza complesso ed \u00e8 formato da tre parti base : un grande bulbo velenifero trasversale, un condotto velenifero lungo e molto contorto e il sacco radulare che contiene i denti radulari.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il bulbo non produce il veleno, che viene invece prodotto da una vescica detta <strong><span style=\"color: #008000;\">ghiandola di Leiblin<\/span><\/strong>, ma serve come aiuto per spingere il veleno lungo il condotto fino ai denti. Esso ha la forma simile a quella di un rene ed \u00e8 la parte di dimensione maggiore del sistema radulare. Il condotto \u00e8 di natura granulosa e collega il bulbo con il sacco radulare. Quest\u2019ultimo, che \u00e8 attaccato allo stomaco e si trova alla base della proboscide sul lato sinistro del corpo, varia in forma e dimensione da specie a specie e consiste di due differenti bracci :&nbsp; quello \u201cdi riserva\u201d nel quale si formano i denti e quello \u201cpronto\u201d che contiene solo pochi denti completamente sviluppati. Inoltre, un dente \u00e8 sempre presente dentro la proboscide ed \u00e8 pronto per un uso immediato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I denti sono di tre categorie principali direttamente collegate alla tipologia del cibo: vermivoro, molluscivoro, piscivoro. Essi, anche pur avendo una struttura base che li accomuna, presentano alcune caratteristiche peculiari che li differenziano da specie a specie e forniscono, assieme allo studio del DNA e all\u2019analisi della covarianza &nbsp;(ANCOVA), la possibilit\u00e0 di determinare con una buona percentuale di certezza, l\u2019appartenenza di un esemplare ad una determinata specie.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I <strong><em><span style=\"color: #008000;\">denti vermivori<\/span><\/em> <\/strong>sono probabilmente il tipo pi\u00f9 comune; di solito sono relativamente corti e larghi e non hanno uncini molto sviluppati sulla punta; le loro seghettature sono spesso molto evidenti e la loro caratteristica peculiare \u00e8 una grande cuspide basale sul lato sinistro che sporge di molto dall\u2019asta ed ha lo scopo di far rimanere il dente nella proboscide anche dopo la puntura del Cono. Questo permette al mollusco di non perdere il contatto con il verme nel caso esso si rintanasse in un buco. I denti molluscivori hanno molte seghettature sopra la maggior parte dell\u2019asta, sono abbastanza slanciati ed hanno un uncino alla fine dell\u2019asta e alla fine delle seghettature. Alcuni di essi appartengono a specie abbastanza pericolose per l\u2019uomo, anche se portano un veleno che non risulta essere mortale. Per ultimo, i denti piscivori sono di solito allungati ed hanno degli uncini terminali lunghi e ricurvi ed hanno un\u2019asta lunga e liscia. <strong><span style=\"color: #008000;\">Alcuni di essi portano un veleno pericoloso anche per gli umani<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un veleno .. mortale<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nA proposito del veleno, si pu\u00f2 dire che \u00e8 di colore giallastro o biancastro, \u00e8 abbastanza granuloso e viscoso ed ha un pH alcalino di 7,8-8,1. \u00c8 relativamente immune sia al riscaldamento che al congelamento e resta altamente tossico anche dopo diversi trattamenti. La chimica del veleno \u00e8 ancora poco conosciuta e molto complessa. \u00c8 noto che il suo effetto dipende dalla combinazione di diverse conotossine : le M-conotossime che modificano i canali del sodio nelle cellule muscolari; le W-conotossine che impediscono l\u2019ingresso del calcio nelle terminazioni nervose, inibendo il rilascio dell\u2019acetilcolina; le A-conotossine che fermano i recettori nicotinici dell\u2019acetilcolina. Si \u00e8 anche scoperto che l\u2019inibizione dei recettori nervosi \u00e8 provocata dall\u2019azione di due diversi tipi di peptidi, le conantochine e le omega-conotossine.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quanto detto finora si \u00e8 capito che i Coni paralizzano le loro prede colpendole con uno dei denti sopra descritti e iniettando quindi il veleno che le paralizza e poi le uccide. E questo \u00e8 quello che si \u00e8 sempre saputo fino a pochissimi anni fa. Ma studi redenti condotti dalla professoressa <strong><span style=\"color: #008000;\">Helena Safavi-Hemami<\/span><\/strong> e dai suoi colleghi dell\u2019Universit\u00e0 dello Utah di Salt Lake City hanno permesso di venire a conoscenza di un secondo modo di catturare le prede che sarebbe utilizzato da&nbsp;<em>Gastridium geographus<\/em> e da&nbsp;<em>Gastridium<\/em>&nbsp;<em>tulipa<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In pratica, i due Coni spruzzano dalla loro proboscide un composto chimico che comprende diverse tossine e soprattutto insulina. Le prede vengono stordite, dato che troppa insulina nel loro corpo fa diminuire il glucosio e crea seri problemi al cervello e al sistema nervoso, e rallentano i loro movimenti rendendo pi\u00f9 facile la loro cattura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><br \/>\nAllargando il discorso, vediamo cosa potrebbe accadere nel malaugurato caso che un mammifero, e quindi anche un essere umano, venisse punto da un Cono.<\/span><\/strong><br \/>\nLa puntura causa un rigonfiamento immediato e localizzato, seguito subito da arrossamento e intorpidimento della parte colpita. Il veleno, entrando in circolo, blocca gradualmente l\u2019azione nervosa in tutte le estremit\u00e0, causando intorpidimento, formicolio, vomito e a volte dolore acuto. Ben presto viene raggiunto il diaframma e cominciano le difficolt\u00e0 respiratorie, dal momento che i polmoni diventano poco attivi e incapaci di contrarsi ed espandersi per una corretta respirazione. Questi sintomi sono seguiti da fortissimi capogiri, incapacit\u00e0 di mettere a fuoco la vista, difficolt\u00e0 nel deglutire e nel parlare. Nei casi estremi pu\u00f2 sopravvenire la morte per arresto cardiaco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei casi in cui la puntura sia stata causata da un Cono molto pericoloso o potenzialmente mortale, <strong><span style=\"color: #008000;\">il&nbsp;<\/span><\/strong><u><strong><span style=\"color: #008000;\">paziente deve essere trasportato in un centro di soccorso nel pi\u00f9 breve tempo possibile<\/span><\/strong>.&nbsp;<\/u>I soccorsi immediati consistono nel cercare di tranquillizzare e di mettere l\u2019infortunato in posizione supina ed immobile, se possibile &nbsp;togliere il dente radulare e far sanguinare la ferita, incidendo con un coltello. Quando possibile, nell\u2019immergere la ferita in acqua calda, non bollente per cercare di disattivare alcune proteine del veleno. Nel caso di difficolt\u00e0 cardio- respiratoria occorre mantenere le funzioni vitali mediante le manovre BLS. &nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Una cosa da non fare assolutamente \u00e8 somministrare morfina o suoi derivati che sono pericolosi perch\u00e9 determinano depressione dell\u2019apparato respiratorio. Inoltre, non applicare mai un laccio emostatico. <\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #008000;\">Dal momento che ai giorni nostri&nbsp;<u>non \u00e8 ancora disponibile alcun antidoto<\/u>&nbsp;nei confronti del veleno dei Coni, una volta che il paziente sia giunto nel presidio medico, il primo indispensabile trattamento \u00e8 per l\u2019insufficienza respiratoria e per i problemi cardiovascolari.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Adesso analizziamo un p\u00f2 da vicino questi molluschi mortali. In linea di massima si pu\u00f2 dire che tutti i Coni siano pericolosi, dato che tutti hanno un veleno in grado di provocare rigonfiamenti e dolore. Per fortuna, la maggior parte di essi sono di dimensioni ridotte e si cibano di vermi e quindi la loro puntura provoca nell\u2019uomo conseguenze abbastanza trascurabili, simili a quelle provocate dalla puntura di una vespa. Il vero problema \u00e8 dato dai grandi piscivori e dai pochi molluscivori conosciuti come molto pericolosi. Specie quali il <strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Gastridium geographus<\/em><\/span><\/strong>&nbsp;ed il&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Pionoconus<\/em>&nbsp;<em>striatus&nbsp;<\/em><\/span><\/strong>possono raggiungere una dimensione di 140-150 mm., hanno delle proboscidi lunghe e molto estensibili e i loro denti radulari sono lunghi 20 mm. e possono forare anche un tessuto leggero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Queste due specie sono molto pericolose sia in acqua che al di fuori di essa e la loro puntura \u00e8 gi\u00e0 stata causa di parecchi decessi dovuti alla troppa leggerezza con cui sono state \u201cmaneggiate\u201d. <\/span><\/strong>Anche il&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\">Gastridium tulipa<\/span><\/strong>&nbsp;ed il&nbsp;&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\">Protostrioconus obscurus<\/span><\/strong>&nbsp;hanno provocato alcuni decessi fra gli umani, anche se in numero minore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Resta il fatto che tutti i piscivori possono arrecare seri danni e, quindi, specie quali il&nbsp;<em>Pionoconus magus<\/em>, il <em>Pionoconus&nbsp;catus<\/em>&nbsp;ed il <em>Textilia&nbsp;stercusmuscarum<\/em> devono sempre essere considerate come molto pericolose. <\/span><\/strong>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; ancora materia di discussione se il veleno dei molluscivori possa essere pericoloso per l\u2019Uomo oppure no. Al contrario di quello che si sente dire, ci sono ancora dei dubbi sul fatto che le punture di&nbsp;<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Cylinder textile<\/span><\/em><\/strong>, una grande specie molto comune in tutto l\u2019Indo Pacifico, abbiano provocato la morte di qualche essere umano.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Test di laboratorio sul veleno di questa specie e su quello di esemplari di&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\">Darioconus aulicus <\/span><\/strong>e di <strong><span style=\"color: #008000;\">Conus marmoreus <\/span><\/strong>non hanno infatti provocato la morte delle cavie. Fortunatamente, i conidi&nbsp; non sono specie molto aggressive ed il loro disegno a tenda pu\u00f2 essere facilmente riconosciuto attraverso il sottile periostraco trasparente, quando sono in acqua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Tutti i Coni con disegno a tenda devono essere considerati potenzialmente pericolosi e devono essere maneggiati con attenzione dentro e fuori l\u2019acqua, soprattutto gli esemplari che superano i 50 mm. di lunghezza.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In particolare, il&nbsp;<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Cylinder gloriamaris<\/span><\/em><\/strong>&nbsp;e specie correlate devono essere considerate pericolose per via della loro grande dimensione che pu\u00f2 raggiungere i 170-180 mm. di lunghezza. Anche alcuni grandi vermivori, fra i quali&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\">Lithoconus leopardus, Strategoconus litteratus, Calamiconus quercinus, Rhombiconus imperialis&nbsp;e&nbsp;Dendroconus betulinus<\/span><\/strong><span style=\"color: #008000;\">,<\/span> possono essere considerati teoricamente pericolosi per via della loro grande dimensione, ma il loro veleno non rappresenta un reale pericolo per i mammiferi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Per terminare questa parte del discorso, desidero ricordare a tutti una delle tante vecchie regole del mare. Non si deve avere paura di lui, ma bisogna rispettarlo sempre e prendere le debite precauzioni.&nbsp; Se una cosa non la si sa \u00e8 meglio non farla. S<\/span><span style=\"color: #008000;\">e una conchiglia non la si conosce \u00e8 meglio lasciarla dove si trova.&nbsp;<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per ultimo mi sono riservato quello che amo definire \u201cl\u2019angolo della speranza\u201d, dato che i recenti sviluppi della ricerca medica hanno portato ad ottenere qualche risultato che apre il campo ad ulteriori passi in avanti. Gli scienziati, anzi i neuro scienziati, sono molto interessati alle caratteristiche dei veleni dei Coni. \u00c8 giusto usare il plurale, in quanto ogni specie di Cono \u00e8 dotata di due tipi di tossina la cui composizione \u00e8 variabile da specie a specie. Queste cono-tossine hanno aspetti molto interessanti nel campo terapeutico. Gli esperimenti fatti fino ad ora in laboratorio hanno dato risultati promettenti: \u00e8 stato evidenziato che dei numerosissimi composti di peptidi (fra i 70 mila e i 140 mila) alcuni sarebbero in grado di sostituire la morfina e servire nella cura dell\u2019Aids e del cancro, mentre altri potrebbero essere utili nei casi di emorragie cerebrali, morbo di Parkinson e Alzheimer, incontinenza urinaria e aritmia cardiaca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello specifico, dal veleno di&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\">Pionoconus magus<\/span><\/strong>&nbsp;si \u00e8 potuto estrarre l\u2019analgesico <strong><span style=\"color: #008000;\">Ziconotide<\/span><\/strong>, anche se purtroppo il suo funzionamento pu\u00f2 essere compromesso dagli enzimi della saliva, per cui questo farmaco non pu\u00f2 essere assunto per via orale ma deve essere somministrato chirurgicamente. Questo limite \u00e8 per\u00f2 stato superato dal prof. David Craik e dal suo team dell\u2019Universit\u00e0 del Queensland che sono stati in grado di produrre una versione sintetica della conotossina che resiste agli enzimi del corpo umano e che, anche se assunta nelle dosi molto limitate consigliate, \u00e8 in grado di ridurre il dolore in modo molto pi\u00f9 veloce. Uno studio molto approfondito \u00e8 stato condotto da una equipe di ricercatori di Ginevra in collaborazione con un team di medici francesi del Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica sul veleno di&nbsp;<em>Pionoconus consors<\/em>. Questo studio ha permesso di scoprire una molecola molto promettente per la ricerca medica : la <strong><span style=\"color: #008000;\">XEP-018<\/span><\/strong>, un composto che dovr\u00e0 essere sviluppato come antidolorifico o anestetico. Anche la conantichina-G di&nbsp;<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Gastridium geographum&nbsp;<\/span><\/em><\/strong>\u00e8 sotto esame perch\u00e9 sembra essere in grado di ridurre gli effetti dei danni ai nervi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricollegandomi a quanto scritto prima sulle ricerche della professoressa Helena Safavi-Hemami su&nbsp;<em>Gastridium geographum<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>Gastridium tulipa,<\/em>&nbsp;posso aggiungere che, dopo quella scoperta, la ricerca si \u00e8 spostata sull&#8217;analisi dei geni dei Coni che favoriscono la produzione dell\u2019insulina. Questo studio avrebbe potuto permettere di migliorare il trattamento di malattie quali il diabete, contro il quale \u00e8 necessaria l\u2019iniezione periodica di insulina al fine di tenere sotto controllo i livelli di glucosio nel sangue. Questi studi ancora pi\u00f9 recenti sono stati fatti dal professor Mike Lawrence e dalla sua equipe di ricercatori del Walter and Eliza Hall Institute of Medical Research di Melbourne.&nbsp; L\u2019obiettivo del loro studio era quello di capire se si poteva estrarre il principio attivo del veleno e utilizzarlo per la cura del diabete. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica&nbsp;<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Nature Structural &amp; Molecular Biology<\/span><\/em><\/strong>: nel veleno del mollusco c\u2019\u00e8 una proteina molto efficiente, la Con-Ins G1, che lavora molto pi\u00f9 velocemente dell\u2019insulina umana e che \u00e8 in grado di legarsi ai suoi recettori. <strong><span style=\"color: #008000;\">Il risultato finale ha dato la possibilit\u00e0 di mettere a punto nuovi farmaci.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><em><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-19828 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/marco_bettocchi.jpg\" alt=\"\" width=\"178\" height=\"241\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/marco_bettocchi.jpg 258w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/marco_bettocchi-221x300.jpg 221w\" sizes=\"(max-width: 178px) 100vw, 178px\" \/><strong><span style=\"color: #008000;\">Marco Bettocchi<\/span><\/strong><br \/>\ncollezionista specializzato in conidi. Chi volesse scambiare idee, opinioni ed esemplari di Coni, o contattarlo, pu\u00f2 scrivere al seguente indirizzo: conusmarmoreus@fastwebnet.it<\/em><br \/>\n<em><br \/>\nCollaboratore del Museo Malacologico MALAKOS di Citt\u00e0 di Castello (Perugia) &#8211; l&#8217;articolo sui conidi \u00e8 stato originalmente pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.simsi.it\/2017\/10\/26\/il-cono-conchiglia-bella-e-mollusco-a-volte-letale\/#comment-1536\">SIMSI<\/a><\/em><\/p>\n<p>in anteprima il <strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Gastridium geographus&nbsp;<\/p>\n<p><\/em><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Bibliografia<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa Bibliografia che ho indicato \u00e8 da intendersi come molto selezionata, dal momento che \u00e8 notevolmente pi\u00f9 vasta e che sul web possono essere reperiti testi risalenti anche alla fine del 1800<em>.<\/em><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Abbott R. T. (1967) \u2013&nbsp;<em>Venom apparatus and geographical distribution in Conus gloriamaris.<\/em>&nbsp;\u2013 Notulae Naturae, 400, 1.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Bandyopadhyay P. K., Stevenson B. J., Ownby J. P., Cady M. T., Watkins M., Olivera B. (2008) \u2013&nbsp;<em>The mitochondrial genome of Conus Textile, coxl-conll intergenic sequences and conoidean evolution.&nbsp;<\/em>\u2013 Molecular Phylogenetics and Evolution 46: 215-223.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Boehrer J. L., Solar S., Rabesandratana H., Coulanges P. (1975) \u2013&nbsp;<em>Toxicologic and analytical study of the venom&nbsp; of Conus tessulatus. \u2013&nbsp;<\/em>Inst. Pasteur, Madagascar 43, 245.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Bouchet P., Kantor Yu I., Sysoev A., Puillandre N. (2011) \u2013&nbsp;<em>A new operational classification of the Conoidea<\/em>. \u2013 Journal of Molluscan studies 77: 273-308.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Brygod E. R., Rabesandratana H. (1971) \u2013&nbsp;<em>Toxicity for the mouse of the venom of Conus tessulatus. Mollusca, Prosobranchiata toxoglossa.<\/em>&nbsp;\u2013 C. R. S\u00e9anc. Soc. Biol. Fil. 165, 2469.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Buenaflor H. G., Mendoze E. M. T., Cruz L. J. (1977) \u2013&nbsp;<em>Biochemical characterization of Conus magus venom.&nbsp;<\/em>\u2013 Seikagaku 49, 7.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Cruz L. J., Gray W. R., Olivera B. M. (1978) \u2013&nbsp;<em>Purification and properties of a monotoxin from Conus geographus venom.&nbsp;<\/em>\u2013 Arch. Biochem. Biophys. 190, 539.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Cunha R. L., Castilho R., Ruber L., Zardoya R. (2005) \u2013&nbsp;<em>Patterns of cladogenesis in the venomous marine gastropod genus Conus from the Cape Verde Islands<\/em>. \u2013 Systematic Biology 54(4): 634-650.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">De Metys P. (2016) \u2013&nbsp;<em>Structural basis for the poisonous activity of a predator\u2019s venom insulin.<\/em>&nbsp;\u2013 Nature Structural &amp; Molecular Biology 23, 872-874.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Duda T. F. Jr., Kohn A. J. (2005) \u2013&nbsp;<em>Species-level phylogeography and evolutionary history of the hyperdiverse marine gastropod genus Conus. \u2013&nbsp;<\/em>Molecular Phylogenetics and Evolution, 34: 257-272.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Elliott E. J., Raferty M. A. (1979) \u2013&nbsp;<em>Venom of the marine snail Conus californicus : biochemical studies of a cholinomimetic component.<\/em>&nbsp;\u2013 Toxicon 17, 259.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Endean R., Duchemin C. (1967) \u2013&nbsp;<em>The venom apparatus of Conus magus<\/em>. Toxicon 4, 275.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Endean R., Izatt J. (1965) \u2013&nbsp;<em>Pharmacological study of the venom of the gastropod Conus magus.<\/em>&nbsp;\u2013 Toxicon 3, 49.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Endean R., Gyr P., Parish G. (1974) \u2013&nbsp;<em>Pharmacology of the venom of the gastropod Conus magus.<\/em>&nbsp;\u2013 Toxicon 12, 117.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Endean R., Gyr P., Surridge J. (1979) \u2013&nbsp;<em>The effects of crude venoms of Conus magus and Conus striatus on the contractile response and electrical activity of guinea-pig cardiac musculature.<\/em>&nbsp;\u2013 Toxicon 17, 381.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Freeman S. E., Turner R. J. (1972) \u2013&nbsp;<em>A myotoxin secreted by some piscivorous Conus species.<\/em>&nbsp;\u2013 Br. J. Pharmacol. 46, 329.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Freeman S. E., Turner R. J., Silva S. R. (1974) \u2013&nbsp;<em>The venom and venom apparatus of the marine gastropod Conus striatus Linn\u00e8<\/em>. \u2013 Toxicon 12, 587.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">James M. J. (1978) \u2013&nbsp;<em>The comparative morphology of Conus radulae : observations with scanning electron microscopy.&nbsp;<\/em>\u2013 Biol. Prog. 32, 98.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Kohn A. J. (1958) \u2013&nbsp;<em>Recent cases of human injury due to venomous marine snails of the genus<\/em>&nbsp;<em>Conus<\/em>. \u2013 Hawaii med. J. 17, 528.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Lawrence M. C., Menting John G., Gajewiak J. (2016) \u2013&nbsp;<em>A minimized human insulin-receptor-binding motif revealed in a Conus geographus venom insulin<\/em>. \u2013 Nature Structural &amp; Molecular Biology 23, 916-920.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Monteiro A., Tenorio M. J., Poppe G. T. (2004) \u2013&nbsp;<em>A Conchological Iconography.&nbsp;<\/em><em>The family Conidae. The West African and Mediterranean species of Conus.<\/em>&nbsp;\u2013 Ed. ConchBooks, Germany.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Neves J., Campos A., Os\u00f3rio H., Antunes A., Vasconcelos V. (2013) \u2013&nbsp;<em>Conopeptides from Cape Verde Conus crotchii.&nbsp;<\/em>\u2013 Marine Drugs 2013, 11, 2203-2215.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Olivera B. M., Rivier J., Clark C., Ramilo C. a., Corpuz G. P., Abogadie F. C., Mena E. E., Woodward s. R., Hillyard D. R., Cruz L. J. (1990) \u2013&nbsp;<em>Diversity of Conus neuropeptides.<\/em>&nbsp;\u2013 Science, 249 (4966), 257-263.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Petrauskas L. E. (1955) \u2013&nbsp;<em>A case of cone shell poisoning by \u201cbite\u201d in Manus Island<\/em>. \u2013 Papua New Guinea med. J. 1, 67.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">R\u00f6ckel D., Korn W., Kohn A. J. (1995) \u2013&nbsp;<em>Manual of Living Conidae. 1 (Indo-Pacific region).&nbsp;<\/em>Christa Hemmen, &nbsp;Wiesbaden, Germany. 517 pp.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Safavi-Hemami H., Gajewiak J., Karanth S., Robinson S. D., Ueberheide B., Douglass A. D., Schlegel A., Imperial J. S., Watkins M., Bandyopadhyay P. K., Yandell M., Li Q., Purcell A. W., Norton R. S., Ellgaard L., Olivera B. M. (2015) \u2013<em>Specialized insulin is used for chemical warfare by fish-hunting cone snails.&nbsp;<\/em>\u2013 Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, Vol. 112, 1743-1748.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Schmidtko A., L\u00f6tsch J., Freynhagen R., Geisslinger G. (2010) \u2013&nbsp;<em>Zicotonide for treatment of severe chronic pain.&nbsp;<\/em>\u2013 The Lancet Vol. 375 (9725), 1569-1577.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Songdahl J. H. (1973) \u2013&nbsp;<em>The venom and venom apparatus of the Atlantic cone,<\/em>&nbsp;<em>Conus spurius atlanticus<\/em>&nbsp;(Clench). \u2013 Bull. Mar. Sci. 23, 600.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Spence I., Gillessen D., Gregson R. P., Quinn R. J. (1977) \u2013<em>&nbsp;Characterization of neurotoxic constituents of Conus geographus (L.) venom<\/em>. \u2013 Life Sci. 21, 1759.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Tucker J. K., Tenorio M. J. (2009) \u2013&nbsp;<em>Systematic classification of Recent and fossil conoidean gastropods.<\/em>&nbsp;\u2013 Hackenheim. Conchbooks 296 pp.<\/span><br \/>\n<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog sono prese dal web, pur rispettando la netiquette, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l&#8217;autore o chiedere di rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell&#8217;articolo<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 12<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: MALACOLOGIA PERIODO: XXI SECOLO AREA: OCEANO PACIFICO parole chiave: conidi . Accolgo con molto piacere l\u2019invito rivoltomi dal dr. Francesco Fontana (SIMSI), che mi onora della sua amicizia, per scrivere una volta ancora su uno dei gasteropodi marini pi\u00f9 affascinanti di tutto il mondo sommerso. 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Francesco Fontana (SIMSI), che mi onora della sua amicizia, per scrivere una volta ancora su uno dei gasteropodi marini pi\u00f9 affascinanti di tutto il Mondo Sommerso.\u00a0Sono ormai trentacinque anni che colleziono e studio le specie di questa famiglia e negli ultimi anni ho concentrato le mie\u2026\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/19825\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"OCEAN4FUTURE\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2018-03-23T01:08:45+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2023-05-15T10:31:28+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/MOLLUSCHI-CONIDI-Conus_geographus_2.jpg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"640\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"512\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Redazione OCEAN4FUTURE\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:creator\" content=\"@ocean4future\" \/>\n<meta name=\"twitter:site\" content=\"@ocean4future\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Redazione OCEAN4FUTURE\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"16 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/19825#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/19825\"},\"author\":{\"name\":\"Redazione OCEAN4FUTURE\",\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#\/schema\/person\/ad3962a4283da6a7ba5d2e66f435a340\"},\"headline\":\"Il Cono, una bella conchiglia ma con un mollusco a volte letale di Marco Bettocchi per SIMSI\",\"datePublished\":\"2018-03-23T01:08:45+00:00\",\"dateModified\":\"2023-05-15T10:31:28+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/19825\"},\"wordCount\":3550,\"commentCount\":0,\"publisher\":{\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#\/schema\/person\/4e1c26437054353074d7bb2efa77162c\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/19825#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/MOLLUSCHI-CONIDI-Conus_geographus_2.jpg\",\"keywords\":[\"conidi\",\"veleno\"],\"articleSection\":[\"Malacologia\"],\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"CommentAction\",\"name\":\"Comment\",\"target\":[\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/19825#respond\"]}]},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/19825\",\"url\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/19825\",\"name\":\"Il Cono, una bella conchiglia ma con un mollusco a volte letale di Marco Bettocchi per SIMSI &#8226; 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