{"id":19398,"date":"2025-07-10T00:02:22","date_gmt":"2025-07-09T22:02:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=19398"},"modified":"2025-07-10T08:14:52","modified_gmt":"2025-07-10T06:14:52","slug":"relitti-dellesmeralda-del-sao-pedro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/19398","title":{"rendered":"I relitti dell&#8217;Esmeralda e del Sao Pedro: ritrovati numerosi manufatti sulle rotte di Vasco de Gama"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA DELLE ACQUE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XV SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: OCEANO INDIANO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Vasco de Gama, Nave Esmeralda, Nave Sao Pedro<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eravamo rimasti nell&#8217;ultimo articolo (Parte Prima) ai primi promettenti sondaggi ma il bello doveva ancora arrivare per gli archeologi subacquei. Dopo tante ricerche gli artefatti hanno incominciato a fornire nuove prove della provenienza dalle navi portoghesi della flotta di Vasco de Gama e, con l&#8217;aggiunta di nuovi tasselli, il mosaico ha incominciato a mostrare la scena di un dramma del mare di oltre 500 anni fa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong>Metodo di scavo\u00a0<\/strong><\/span><br \/>\n<\/span>Il sito era stato diviso in una serie di quadrati di griglia adiacenti di un metro, utilizzando dei telai realizzati su tubi di acciaio lunghi 3 m, di diametro 48 mm, uniti agli angoli da quattro giunti incrociati del telaio Kee Klamp\u00ae. I telai avevano di fatto creato una serie di griglie di 3 \u00d7 3 m che sono state ulteriormente separate in nove quadrati da un metro utilizzando linee di corda fissate con corde elastiche. I telai erano stati poi posizionati vicino al fondale e sostenuti da gambe regolabili. Tutti i dati recuperati da ciascun riquadro furono numerati individualmente in relazione alla posizione della griglia.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-119622\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Gregorio_Lopes_-_Vasco_da_Gama_ca_1524.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"801\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Gregorio_Lopes_-_Vasco_da_Gama_ca_1524.jpg 640w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Gregorio_Lopes_-_Vasco_da_Gama_ca_1524-240x300.jpg 240w\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scavo archeologico sui resti del relitto delle navi portoghesi comport\u00f2 un importante lavoro di rimozione di tutti i sedimenti e dei reperti all&#8217;interno dell&#8217;area fino alla vicina base rocciosa. Il sito conteneva molte rocce di dimensioni tra 25 kg e 1500 kg di peso. Gran parte del lavoro di rimozione del materiale\u00a0fu effettuato utilizzando martelli e scalpelli Laddove il materiale era pesantemente concretizzato nella roccia, furono utilizzati martelli pneumatici per rompere le concrezioni. Anche se non furono trovati resti del fasciame, i reperti recuperati fecero immediatamente comprendere di essere parti del carico di una nave militare antica. La mancanza di reperti in legno non sorprese gli archeologi in quanto la tempesta riportata dalle fonti spinse le navi contro le rocce e continu\u00f2 la sua azione dirompente fino a distruggerne completamente gli scafi. Prima della recente campagna di scavi, alla fine del 2015, erano stati recuperati ben 552 frammenti di ceramiche ma solo due vasi erano restati intatti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ceramiche<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nNel gennaio 2016, le ceramiche furono esaminate dalla dottoressa T\u00e2nia Casimiro dell&#8217;Universidade Nova de Lisboa nel laboratorio di conservazione del MHC di Muscat. Emerse che il 52% degli oggetti erano stati prodotti in Portogallo usando componenti micacei rossi solitamente collegati all&#8217;area di Lisbona. Inoltre vi erano ceramiche asiatiche identificate con la presenza di produzioni Ming come la porcellana Hongzhi (1488-1505), e diversi oggetti smaltati blu probabilmente prodotti in Iran. Considerando il tipo di ceramica trovata, il sito poteva quindi essere datato tra il 1450 e il 1550.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Armi e ordigni<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa quantit\u00e0 e la variet\u00e0 di ordigni recuperati sul sito rivel\u00f2 che il relitto era di una nave da guerra. La maggior parte erano contenuti in un grande masso concrezionato situato all&#8217;estremit\u00e0 orientale Gullie W. Nonostante il numero relativamente grande di camere per la culatta e di grandi colpi di pietra recuperati, non furono trovati cannoni pesanti.\u00a0\u00a0Furono recuperati un totale di 91 palle di cui molte marcate. Un fatto interessante in quanto non erano mai stati citati oggetti simili in letteratura. I manufatti comparabili pi\u00f9 vicini erano una palla di cannone recuperata dal relitto della Mary Rose, contrassegnata con una &#8220;H&#8221; per Re Enrico VIII.\u00a0Interessanti anche i proietti compositi. Furono trovati\u00a0975 frammenti di palle di piombo composito, intatte o frammentate, insieme a proietti con nuclei di ferro coperti in piombo, simili a quelli recuperati da altri naufragi del XVI\u00a0 secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il disco<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nDurante una ricerca con un metal detector portatile fu\u00a0\u00a0\u00a0ritrovato un disco sottile di lega di rame del diametro di 175 mm, con uno spessore di 1,5 mm ed un foro di 10 mm. Presenta\u00a0 una sporgenza centrale rialzata di 32 mm di diametro di una staffa parzialmente rotta che suggerisce che l&#8217;oggetto doveva essere sospeso. La funzione del disco \u00e8 ancora sconosciuta poich\u00e9 non \u00e8 stato mai trovato un oggetto simile in precedenza. La sua origine \u00e8 per\u00f2 chiaramente portoghese a causa dell&#8217;incisione di uno stemma reale portoghese e del disegno di una sfera armillare che adornano la sua superficie superiore. La sfera armillare, scelta da Dom Manuel come suo emblema personale prima di diventare re, era un simbolo iconico della navigazione portoghese durante l&#8217;era della scoperta della strada delle Indie. Questa importante decorazione indica che fosse un oggetto in possesso di un personaggio di alto livello a bordo della nave. Nell&#8217;ottobre 2017 le scansioni laser eseguito dagli scienziati dell&#8217;Universit\u00e0 di Warwick hanno rivelato delle incisioni attorno al bordo del disco, ciascuna separata da cinque gradi. Questo avrebbe permesso al navigatore della nave di misurare l&#8217;altezza del sole sopra l&#8217;orizzonte a mezzogiorno per determinare la\u00a0 latitudine in alto mare. Questo sistema era noto anche a Colombo che lo aveva utilizzato nella sua ricerca occidentale delle Indie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La campana<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nAvevamo accennato al ritrovamento di una campana. Nel 2013, fu \u00a0trovata la campana di una piccola nave fratturata in due pezzi decorata con una serie di dieci linee e con un&#8217;interessante iscrizione in rilievo contenente lettere e numeri. Sembrerebbe che l&#8217;iscrizione includesse una probabile data (&#8216;498&#8217;) cronologicamente corretta con la partenza della squadriglia di Sodr\u00e8 che aveva lasciato Lisbona nel 1502.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Le monete<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nTra i vari reperti furono trovate anche sette monete d&#8217;oro ed una concrezione di monete d&#8217;oro e d&#8217;argento. Le monete d&#8217;oro sono 12 cruzado portoghesi e un singolo fanam indiano. Le monete sparse sono state trovate singolarmente sotto il sedimento o all&#8217;interno di crepacci. I cruzados erano in condizioni eccellenti e solo quelli trovati nella concrezione \u00a0hanno richiesto un minimo trattamento per rimuovere alcune macchie superficiali. Il fanam \u00e8 una piccolissima moneta di otto millimetri di diametro che fu coniata da vari stati indiani dal XII al XVIII secolo, fattore storico che per\u00f2 non fornisce un aiuto nella datazione del relitto.\u00a0Tutte le monete d&#8217;argento che furono recuperate dal sito erano state trovate all&#8217;interno di una piccola massa concretizzata che includeva anche i cinque cruzado sopra citati. La corrosione sovrastante fu rimossa con il bisturi sotto ingrandimento per rivelare completamente le superfici delle due monete d&#8217;argento saldate insieme in uno dei blocchi. Dopo l&#8217;essiccazione, le superfici polverose e fragili dei tre blocchi sono state consolidate con il 5% di Paraloid B72 in acetone.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-119624\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Vasco_de_Gama_map-fr.svg.png\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"662\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Vasco_de_Gama_map-fr.svg.png 640w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Vasco_de_Gama_map-fr.svg-290x300.png 290w\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">Conclusioni<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong>La baia in cui si trova il sito era stata geograficamente ben descritta da <strong><span style=\"color: #008000;\">Pero de Aitada<\/span><\/strong> e l&#8217;accuratezza dei suoi resoconti fu determinante nel 1998 per la scoperta del sito. La sua natura remota &#8211; su un&#8217;isola a 45 km dalla costa meridionale dell&#8217;Oman scarsamente popolata e all&#8217;interno di una baia accessibile solo in barca \u2013 ha consentito la sua conservazione. L&#8217;opportunit\u00e0 di studiare scientificamente i reperti provenienti da navi portoghesi che erano impiegate nella Carreira da India \u00e8 un raro privilegio che pu\u00f2 portare a nuove scoperte su come il commercio marittimo e la guerra fossero \u00a0condotti dai Portoghesi nel XVI secolo. I manufatti recuperati dai relitti dei nau Esmeralda e S\u00e3o Pedro potrebbero rappresentare una rara opportunit\u00e0 per l&#8217;archeologia marittima. Sulla base delle fonti storiche e dei ritrovamenti, si ipotizza che il naufragio segu\u00ec la rottura degli ancoraggi delle navi a causa del forte vento, Esse furono impietosamente scagliate contro la scogliera, urtando contemporaneamente il fondale roccioso che si trovava a soli due metri di profondit\u00e0. Le rocce causarono seri danni allo scafo distruggendolo in pezzi. Una volta bloccate in quella posizione, le nave restarono in balia del mare e alla fine si spezzarono irrimediabilmente. Secondo le fonti storiche i portoghesi incendiarono ci\u00f2 che rimase del relitto per cui nessun legname sopravvisse in quell&#8217;ambiente ad alta energia dinamica da parte del moto ondoso. I reperti trovati confermano che nel sito affond\u00f2 almeno una nave iberica del primo Cinquecento. L&#8217;assemblaggio degli artefatti ha fornito prove dell&#8217;origine portoghese della nave. Data l&#8217;estrema rarit\u00e0 di navi europee in quelle acque e la correlazione geografica con le fonti storiche \u00e8 ipotizzabile che i resti siano proprio quelli del S\u00e3o Pedro o dell\u2019Esmeralda. La ricerca continua e forse ci dar\u00e0 presto nuove risposte.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">in anteprima dettaglio del tumulo di Vasco de Gama &#8211; <\/span><\/strong><span class=\"mw-page-title-main\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Mosteiro dos Jer\u00f3nimos di Lisbona &#8211; autore Concierge.2C<\/span><\/strong><br \/>\n<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Lisboa_-_Mosteiro_dos_Jer%C3%B3nimos_-_Detalhe_do_t%C3%BAmulo_do_Vasco_da_Gama.jpg\">Lisboa &#8211; Mosteiro dos Jer\u00f3nimos &#8211; Detalhe do t\u00famulo do Vasco da Gama.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/19385\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/19398\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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Analista di Maritime Security, collabora con numerosi Centri di studi e analisi geopolitici italiani ed internazionali. Ricercatore subacqueo scientifico dal 1993, nel 2019, ha ricevuto il Tridente d'oro dell'Accademia delle Scienze e Tecniche Subacquee per la divulgazione della cultura del mare. 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