{"id":19385,"date":"2018-03-03T00:49:43","date_gmt":"2018-03-02T23:49:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=19385"},"modified":"2023-05-15T09:58:50","modified_gmt":"2023-05-15T07:58:50","slug":"19385","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/19385","title":{"rendered":"Ritrovamento dei resti di due navi portoghesi in Oman appartenenti alla flotta di Vasco de Gama"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XVI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: ARCHEOLOGIA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: relitti, Vasco de Gama, Oman<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I resti di due navi portoghesi dell&#8217;epoca di <strong><span style=\"color: #008000;\">Vasco de Gama<\/span><\/strong> sono state ritrovate al largo dell&#8217;Oman. La scoperta proverebbe quanto citato nelle&nbsp;fonti storiche che raccontano la storia di due navi portoghesi che, nel maggio 1503, naufragarono al largo della costa nord-orientale di Al-Hallaniyah Island, Oman. In quel periodo storico le navi portoghesi di Vasco de Gama percorrevano la Carreira da India in un viaggio pericoloso nel quale i naufragi erano molto frequenti. E&#8217; stato calcolato che ben 219 navi furono perse in mare tra battaglie e tempeste.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi raccontiamo la storia di due<strong><span style=\"color: #008000;\"> naus portoghesi<\/span><\/strong> che scomparvero nell&#8217;Oceano Indiano nel primo Cinquecento (1503), l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Esmeralda<\/span><\/strong> ed il <strong><span style=\"color: #008000;\">S\u00e3o Pedro<\/span><\/strong>; non navi qualunque ma parte di una squadriglia di cinque vascelli della flotta di Vasco da Gama. Ma non solo, queste navi erano comandate da due importanti e spietati comandanti, i fratelli <strong><span style=\"color: #008000;\">Vicente e Br\u00e1s Sodr\u00e9<\/span><\/strong>, &nbsp;zii materni del grande navigatore. Una ricerca del secolo scorso, basata su molte fonti storiche, ipotizz\u00f2 che la posizione pi\u00f9 probabile dei relitti dei due naus si trovasse sulla costa settentrionale di <strong><span style=\"color: #008000;\">Al-Hallaniyah<\/span><\/strong>, l\u2019isola pi\u00f9 grande delle isole Muriya, circa 25 miglia al largo della costa dell&#8217;Oman.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Sfondo storico<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa storia di questa ricerca, pubblicata in un recente <a href=\"http:\/\/onlinelibrary.wiley.com\/doi\/10.1111\/1095-9270.12175\/full\">studio<\/a>, ci porta indietro di secoli&nbsp; sulle vie marittime dell&#8217;oriente dove civilt\u00e0 diverse si incontrarono e lottarono per la supremazia di quelle rotte. Prima di raccontare la storia del loro ritrovamento facciamo come sempre una breve premessa storica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1502, ovvero quattro anni dopo la scoperta della rotta per l&#8217;India, <strong><span style=\"color: #008000;\">Dom Vasco da Gama<\/span> <\/strong>ricevette dal re <strong><span style=\"color: #008000;\">Manuel I<\/span><\/strong> il titolo di Capitano Major. Il re lo incaric\u00f2 di ritornare nell&#8217;Oceano Indiano per contrastare i mamelucchi dell&#8217;Egitto che controllavano il commercio delle spezie attraverso il Mar Rosso. Una missione pericolosa che necessitava di uomini fidati. Non a caso, delle venti navi al suo comando, cinque erano state affidate a parenti stretti di Vasco da Gama, tra cui i fratelli Sodr\u00e8 che conosceremo meglio pi\u00f9 avanti. Tra di essi il pi\u00f9 importante era <strong><span style=\"color: #008000;\">Vicente Sodr\u00e9<\/span><\/strong> che, secondo il dettame reale, avrebbe assunto il ruolo di Capitano Maggiore nel caso di morte di de Gama. In particolare a Vicente Sodr\u00e9, cavaliere dell&#8217;Ordine di Cristo, fu dato personalmente da Manuel I il comando di una squadriglia di cinque navi per &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">fare la guerra contro le navi della Mecca<\/span><\/strong>&#8221; lungo la costa di Malabar e l&#8217;ingresso al Mar Rosso. Lo scopo era di controllare con la forza il commercio delle spezie.<\/p>\n<table style=\"height: 334px; background-color: #f6fa19;\" width=\"566\">\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/NAU-PORTOGHESE-Nau_Belem_1507.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 NAU-PORTOGHESE-Nau_Belem_1507.jpg\">La nau, o nao, aveva una poppa alta e rotonda con castello di poppa, castello di prua e con un bompresso a prora. Era fornita di un albero di trinchetto e di un albero di maestra a vele quadre e di un albero di mezzana a vele latine (dette anche triangolari). Talvolta montavano un quarto albero detto di bonaventura. La grande innovazione di questo tipo di nave, che divenne in seguito protagonista dei viaggi oceanici, fu la forma e la struttura in seguito adottata dal futuro galeone, ovvero una caratteristica poppa piana e non rotonda come nelle navi precedenti. Il Nau portoghese era chiamato carraca dagli spagnoli (probabilmente derivato dal termine carrack inglese).&nbsp; Probabilmente fu ideato nei suoi tratti essenziali dai genovesi, che avevano sempre preferito usare, per i loro commerci, navi a vela d&#8217;alto mare di grandi dimensioni, a differenza dei veneziani che prediligevano le galee. &#8211; immagine&nbsp; Rappresentazione della nave Nau Bel\u00e9m guidata da Jorge de Mello Pereira al 9\u00b0 Armada De India nel 1507, nel libro di Lisuarte de Abreu (1563) <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Nau_Bel%C3%A9m_(1507).jpg\">Nau Bel\u00e9m (1507).jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo che Vasco da Gama ritorn\u00f2 a Lisbona, all&#8217;inizio del 1503, a Sodr\u00e9 fu dato l\u2019incarico di pattugliare le acque al largo della costa sud-occidentale dell&#8217;India per proteggere le fabbriche portoghesi ed i loro alleati a Cochin ed a Cannanore dagli attacchi di Zamorin, re hindu del regno di Calicut (Calcutta). Il compito non si limitava alla sorveglianza ma autorizzava Sodr\u00e9 a catturare le navi mercantili arabe dal Mar Rosso al&nbsp; Kerala. In altre parole ad agire da corsaro al soldo della corona portoghese. Non sembra che questo compito lo turbasse pi\u00f9 di tanto visto che condusse una pirateria brutale, non risparmiando dopo il saccheggio i suoi avversari. Tra l&#8217;altro, secondo P\u00earo d&#8217;Ataide (1504), il capitano della terza nau della squadriglia, i fratelli Sodr\u00e8 usavano mantenere la parte maggiore delle prede causando spesso discordie con gli altri comandanti ed equipaggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Nel mese di aprile del 1503, Sodr\u00e9 diresse la sua squadriglia alle isole Muriya, al largo della costa sud-orientale di Oman, per ripararsi dal monsone di sud-ovest e fare delle manutenzioni allo scafo di una delle Caravela.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rimasero sulla pi\u00f9 grande e unica isola abitata (ora conosciuta come Al Hallaniyah) per molte settimane e godettero di relazioni amichevoli con la popolazione araba indigena, incluso il baratto per il cibo e le provviste. A maggio i pescatori locali avvertirono i portoghesi di un imminente tempesta proveniente dal nord che avrebbe messo a rischio le loro navi all&#8217;ancora e suggerirono di spostarsi sul lato sottovento dell&#8217;isola.<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"background-color: #f6fa16; text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: 10pt; color: #008000;\"><span style=\"font-size: 12pt;\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/CARAVELLA-Caravela_portugueza_do_seculo_xv-WIKIMEDIA-COMMONS.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 CARAVELLA-Caravela_portugueza_do_seculo_xv-WIKIMEDIA-COMMONS.jpg\">La caravella (in portoghese caravela) fu un tipo di nave in legno introdotta nel 1430 dai portoghesi, presumibilmente nei cantieri navali di Lisbona. La caravella era un&#8217;imbarcazione pi\u00f9 piccola della caracca ma pi\u00f9 robusta e veloce. Attrezzata con due o tre alberi dotati di vele quadre (caravella redonda) o vele triangolari (caravella latina), era adatta a traversate di lunga durata grazie alla solidit\u00e0 e manovrabilit\u00e0. I primi modelli di caravelle avevano una stazza di circa 60 tonnellate ma furono anche realizzati esemplari di 240 tonnellate. La lunghezza era tra i 18 e 27 metri. &#8211; immagine da Li\u00e7\u00f5es de hist\u00f3ria mar\u00edtima geral by E\u00e7a, Vicente Almeida d&#8217;, 1852-1929 Publication date 1895 &#8211; autore anonimo <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Caravela_portugueza_do_seculo_xv.jpg\">Caravela portugueza do seculo xv.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/span><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">Confidenti che le ancore di ferro dei loro Nau potessero tenere a forti venti, i fratelli Sodr\u00e8, insieme con P\u00earo de Ata\u00edde, restarono &nbsp;nella rada settentrionale, mentre le caravelle pi\u00f9 piccole si spostarono&nbsp; sull&#8217;altro lato dell&#8217;isola. Quando arrivarono i venti, il potente moto ondoso strapp\u00f2 le navi dei fratelli Sodr\u00e9 dai loro ormeggi e li spinse con forza contro la costa rocciosa.&nbsp;Mentre la maggior parte degli uomini sul S\u00e3o Pedro sopravvisse arrampicandosi sull&#8217;albero caduto raggiungendo la terra ferma, l&#8217;Esmeralda, con il suo comandante Vicente Sodr\u00e9, trovarono la morte nelle acque della baia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La ricerca archeologica<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa baia di Ghubbat ar Rahib \u00e8 un ancoraggio naturale al largo della costa nord-orientale dell&#8217;isola Al Hallaniyah. Grandi ancore di pietra scoperte nella baia indicano che fu utilizzato in passato come ancoraggio per molte navi. La baia si estende per circa 3,8 km da Ra&#8217;s al Hallaniyah, fino alla scogliera calcarea erosa dal vento che si proietta verso nord, fino a Ra&#8217;s Sayyir, la bassa estremit\u00e0 orientale dell&#8217;isola. Grazie alla sua posizione in combinazione con l&#8217;altezza di Ra&#8217;s at Hallaniyah (501 m) e altre cime interne dell&#8217;isola che salgono a 503 m, la baia offre un riparo naturale dai venti da SE a S, a NW ma \u00e8 completamente esposta a N-NE.&nbsp;Nel 1998 una prima spedizione di due ricercatori, autorizzata dal governo dell&#8217;Oman, si rec\u00f2 sull&#8217;isola per ricercare i relitti portando con se solo dei metal detector portatili. Dopo una ricerca dell&#8217;ancoraggio si trasferirono a Ghubbat ar Rahib Bay dove identificarono un sito che aveva tutte le caratteristiche geografiche descritte nelle fonti. Durante una breve ricerca sui bassi fondali, pi\u00f9 di 20 palle di cannone di pietra furono trovate sul fondale, tra strisce di sabbia e canaloni rocciosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sito fu rivisitato alla fine del 1998 per condurre una ricognizione pi\u00f9 dettagliata della baia, lungo i calanchi ed effettuarono i primi scavi di prova. Furono scoperti i primi proietti di pietra di forma rotonda scolpiti con le lettere &#8220;VS&#8221;. Successive indagini con un metal detector portatile portarono &nbsp;alla scoperta di uno scandaglio, un piatto di stagno frammentato ed un disco forato. Nell&#8217;aprile 2013 fu firmato un accordo con l&#8217;MHC, l&#8217;organo ufficiale del governo omanita responsabile per la protezione del patrimonio culturale subacqueo, per condurre un progetto di recupero. Le indagini iniziarono con la ricerca di due relitti gi\u00e0 noti. Il primo era un piroscafo britannico da carico di 6600 tonnellate, la \u201dcitt\u00e0 di Winchester\u201d, che era stato catturato allo scoppio della prima guerra mondiale dalla marina imperiale tedesca e poi affondato dopo averlo depredato delle 400 tonnellate&nbsp; di carbone contenute a bordo. Il relitto fu identificato al centro della baia, a circa 1300 m dalla costa, ad una profondit\u00e0 di 28 m. Il secondo \u00e8 il relitto di una nave da carico di 750 tonnellate, Al Quasmi, che si aren\u00f2 nel 1999 nella baia. Tutto ci\u00f2 che rimane di questa nave sono alcune sezioni dello scafo in ferro lungo la costa rocciosa e nelle acque bassa. Un&#8217;indagine geofisica ad alta risoluzione della zona di ancoraggio fu condotta per investigare le anomalie acustiche utilizzando un&nbsp; side scan sonar&nbsp; (Edgetech 4125; 400\/900 kHz), un&nbsp; magnetometro (Geometrics G822), un ecoscandaglio (Garmin 240) ed apparecchiature per il posizionamento GPS sub-meter (C-Nav 3050). La risoluzione e le condizioni consentirono di rilevare oggetti sul fondo marino di soli 10 cm ed anomalie magnetiche di un nano Tesla. Tutte le anomalie furono poi investigate dagli archeologi subacquei con magnetometri portatili e metal detector. Il MHC decise che tutti i manufatti&nbsp; ritrovati dovevano essere recuperati e, fra di essi, una campana di nave e 38 palle di cannone di pietra di varie dimensioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda spedizione fu svolta tra aprile e maggio del 2014 con l&#8217;obiettivo principale di scavare il sito del relitto in prossimit\u00e0 della base rocciosa. Questo richiese l\u2019asportazione di 950 metri cubi di sabbia. In un periodo di 22 giorni, quasi il 40% del sito fu scavato con successo, portando al recupero di numerosi manufatti risalenti al XVI secolo ed alle due navi scomparse, ma dei risultati dello scavo parleremo nel <a href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\/archives\/19398\">prossimo articolo<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In anteprima copia del planisfero Cantino, completato nel 1502 da un cartografo portoghese sconosciuto, uno dei documenti cartografici pi\u00f9 preziosi di tutti i tempi. Descrive il mondo, come \u00e8 diventato noto agli europei dopo i grandi viaggi di esplorazione alla fine del XV e all&#8217;inizio del XVI secolo nelle Americhe, in Africa e in India. Ora \u00e8 conservato nella Biblioteca Universitaria Estese, Modena, Italia<br \/>\n<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Cantino_planisphere_(1502).jpg\">Cantino planisphere (1502).jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/19385\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/19398\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: STORIA NAVALE PERIODO: XVI SECOLO AREA: ARCHEOLOGIA parole chiave: relitti, Vasco de Gama, Oman &nbsp; I resti di due navi portoghesi dell&#8217;epoca di Vasco de Gama sono state ritrovate al largo dell&#8217;Oman. 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