{"id":19326,"date":"2018-03-14T02:00:44","date_gmt":"2018-03-14T02:00:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=19326"},"modified":"2023-05-15T10:57:40","modified_gmt":"2023-05-15T08:57:40","slug":"un-relitto-eccezionale-significa-piu-linsieme-delle-sue-parti-lignee-la-nave-marsala","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/19326","title":{"rendered":"Un relitto eccezionale significa molto pi\u00f9 che l&#8217;insieme delle sue parti lignee, la nave punica di Marsala"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA DELLE ACQUE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: IV SECOLO a.C.<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR MEDITERRANEO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: nave punica, Mozia, Marsala<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando gli archeologi trovarono il relitto di quella nave punica nelle acque di Marsala non si sarebbero mai immaginati i ritorni archeologici dei resti dello scafo. Eravamo nel 1969 durante i lavori di scavo da parte di una draga vennero portati alla luce&nbsp; dei vasi antichi e altri reperti nella zona di Punta Scario, presso l&#8217;imboccatura nord della laguna dello Stagnone<sup id=\"cite_ref-4\" class=\"reference\"><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo <strong><span style=\"color: #008000;\">Stagnone di Marsala<\/span><\/strong> \u00e8 una laguna relativamente recente che non esisteva all&#8217;epoca della colonizzazione fenicia di Mozia. I movimenti delle sabbie dovuti al mare provocarono nel tempo la chiusura di una parte di mare (in origine aperta) e, venendo a mancare le correnti marine necessarie al ricambio delle acque interne, lo specchio d&#8217;acqua divenne stagnante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il ritrovamento<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nNel 1971, a pochi metri sotto il livello del mare, a causa di un&nbsp;movimento di un banco di sabbia, emerse la poppa della nave nei pressi del canale artificiale punico (\u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">fretum intraboream<\/span><\/em><\/strong>\u201d) che oggi \u00e8 andato perduto. Lo scavo inizi\u00f2 immediatamente e fu affidato ad una grande archeologa del tempo, <strong><span style=\"color: #008000;\">Honor Frost<\/span><\/strong>. Il recupero dur\u00f2 quasi quattro anni ed&nbsp;il fasciame della nave venne immediatamente trasferito in alcune vasche di acqua dolce e poi conservato in un baglio, adibito a struttura museale. Della nave punica di Marsala, purtroppo, si conservano solo alcune parti, che possono essere oggi ammirate da molti studiosi e turisti di tutto il mondo<sup id=\"cite_ref-purpura_5-1\" class=\"reference\"><\/sup>.&nbsp;Come scrisse l&#8217;archeologa <strong><span style=\"color: #008000;\">Honor Frost<\/span><\/strong>, recentemente scomparsa, un relitto significa molto pi\u00f9 che l&#8217;insieme delle sue parti lignee. Infatti, questa poppa di un&#8217;imbarcazione, estremamente ben conservata e priva di carico, presentava caratteristiche uniche e ricche di implicazioni. Durante lo scavo, apparvero dipinte sul fasciame di pino con inchiostro nero alcune lettere dell&#8217;alfabeto fenicio-punico. Queste tavole avevano mantenuto la loro colorazione gialla originale, cos\u00ec come il &#8220;pagliolo&#8221; di colore&nbsp; verde. Purtroppo, sia le lettere che il colore degli elementi lignei sbiadirono a seguito dell&#8217;esposizione alla luce e dell&#8217;ossigeno presente nell&#8217;acqua. Gli archeologi ebbero comunque il tempo di focalizzare la loro attenzione sulle condizioni chimiche che avevano permesso la conservazione del relitto e determinare&nbsp; la sua origine geografica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il periodo storico<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nProbabilmente la nave, di recente costruzione, era stata realizzata, presso uno dei due porti nelle sue vicinanze, forse&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\">Mozia<\/span><\/strong> (fenicia) o <strong><span style=\"color: #008000;\">Lilibeo<\/span><\/strong> (punica). Nel 397 a.C. i Greci di Dionisio di Siracusa della Sicilia orientale navigarono all&#8217;interno della laguna e distrussero la citt\u00e0 fenicia sull&#8217;isola di Mozia all&#8217;inizio della sua campagna di conquista delle citt\u00e0 elime e puniche. L&#8217;anno successivo Mozia venne riconquistata dai Cartaginesi ma perse di importanza in conseguenza della fondazione sulla terraferma dalla citt\u00e0 punica di Lilibeo (l&#8217;odierna Marsala). posta sul capo all&#8217;estremit\u00e0 meridionale della laguna. Successivamente, la laguna cess\u00f2 di essere navigabile perch\u00e9, a causa dei movimenti di sedimento, gli isolotti rocciosi si unirono insieme, separandola dal mare aperto. Non appena la secca divenne una lunga isola, Isola Lunga, il corso della corrente d&#8217;acqua venne bloccato e la laguna si insabbi\u00f2, divenendo stagnante (da cui il nome Stagnone).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;altro nome dell&#8217;Isola Lunga, <strong><span style=\"color: #008000;\">Isola dello Stagnone<\/span><\/strong>, si riferisce a questa fase geologica della sua vita. Dopo che la corrente costiera principale non pot\u00e9 pi\u00f9 entrare nella laguna, avvenne una diminuzione della quantit\u00e0 di sabbia portata sulla punta verso il mare e si and\u00f2 formando una lingua di terra, in seguito chiamata Punta Scario nei cui pressi fu ritrovata proprio la nave punica. I reperti, l&#8217;epigrafia e le determinazioni al Carbonio 14 concordano nel datare l&#8217;imbarcazione al periodo della battaglia delle Egadi, avvenuta tra&nbsp; Cartaginesi ed i Romani nella mattina del 10 marzo 241 a.C.. Una battaglia storica che pose fine alla Prima Guerra Punica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ma quale era la funzione della nave?<br \/>\n<\/span><\/strong><\/span>L&#8217;architettura dell&#8217;imbarcazione, secondo Frost, mostra che non era nave mercantile ma un tipo di imbarcazione da guerra ausiliaria, tra l&#8217;altro costruita da poco tempo. Ci sono per\u00f2 dei dubbi in quanto si sarebbe dovuto ritrovare comunque il rostro, come nel caso di un&#8217;altra nave, ritrovata a soli 40 metri di distanza dallo scavo principale, che presentava&nbsp; una struttura lignea con un rostro &#8220;a becco&#8221; (con una lettera fenicio-punica dipinta) ed armi ed accessori tipici di una nave militare come scudi, corazze, spade.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un&#8217;altra considerazione importante venne fatta da Piero Bartoloni (riportata da Mauro Vento in<span class=\"reference-text\">&nbsp;<em><span style=\"color: #008000;\"><strong>La nave punica di Marsala<\/strong>, <strong>2000<\/strong><\/span><\/em><\/span>): \u00ab<strong><em><span style=\"color: #008000;\">le navi onerarie cartaginesi erano lunghe tra i 20 e i 30 metri, con una larghezza compresa tra i 5 e i 7 metri, e avevano un tirante d&#8217;acqua di circa un metro e mezzo, analogo all&#8217;altezza dell&#8217;opera morta<\/span><\/em><\/strong>\u00bb &#8211; e ancora &#8211; \u00ab<strong><em><span style=\"color: #008000;\">tra la carena ed il pagliolo era situata la zavorra, costituita da pietrame in schegge ed eventualmente sostituita con sabbia se il carico era costituito da anfore; per attutire gli urti delle pietre contro i corsi, veniva disposta una coltre di fogliame. Lo stesso carico costituiva parte necessaria della zavorra, come \u00e8 dimostrato indirettamente da una delle navi puniche di Punta Scario, all&#8217;interno della quale \u00e8 stata rinvenuta una certa quantit\u00e0 di pietrame che, a quanto risulta dalle analisi effettuate, proveniva probabilmente dalla costa settentrionale del Lazio<\/span><\/em><\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E conclude dicendo che \u00ab<strong><em><span style=\"color: #008000;\">questo rinvenimento [\u2026], secondo il nostro avviso, dimostra che la nave in questione era giunta carica nel porto etrusco e che, una volta scaricati i prodotti importati e non essendovi nulla da caricare per il viaggio di ritorno, la sua zavorra era stata sostituita con del pietrame locale<\/span><\/em><\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Maurizio Vento<\/span><\/strong> conclude dicendo che \u00ab<strong><em><span style=\"color: #008000;\">la nave oneraria [\u2026] sarebbe dunque naufragata per un errore del nocchiere, dovuto o ad imperizia o pi\u00f9 probabilmente a cause naturali (come, ad esempio, una tempesta), al momento di virare nei pressi del Borrone, lungo l&#8217;unica rotta praticabile che consentisse di approdare in quella che un tempo era stata la Cartagine siciliana<\/span><\/em><\/strong>\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fatto, al momento della scoperta, fu&nbsp;<span style=\"text-align: justify;\">trovata solamente una parte dello scafo, ovvero la poppa, la fiancata di babordo,&nbsp;<\/span>ed altri oggetti che facevano comunque parte dell&#8217;imbarcazione o che verosimilmente appartenevano ai membri dell&#8217;equipaggio. Tra di essi&nbsp; ossa di animali tagliate a pezzi ( di recente manipolazione), noccioli di oliva e gusci di&nbsp; noce, foglie di cannabis sativa (forse usata dai marinai per alleviare le fatiche), una scopa in fibra vegetale, cordame piombato, boccali,&nbsp;piatti, ciotole, un mortaio, tappi di sughero ed un pugnale.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Rossella Giglio<\/span><\/strong>, in&nbsp;<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Lilibeo e il mare. Marsala. Il Museo Archeologico Regionale Baglio Anselmi ed il relitto della nave punica, 2007<\/span><\/em><\/strong>,&nbsp; ipotizza ipoteticamente che la lunghezza fosse di 35 metri, la larghezza di 4,80, la stazza di tonnellate 120, con un possibile equipaggio di 68 vogatori, 34 per lato, che azionavano i 17 remi di ogni fiancata.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup id=\"cite_ref-giglio1_1-3\" class=\"reference\"><\/sup>La nave punica era costruita secondo la tecnica detta \u00ab<span style=\"color: #008000;\">a guscio portante<\/span>\u00bb<sup id=\"cite_ref-giglio2_7-0\" class=\"reference\"><\/sup>, basata sulla realizzazione prima del fasciame e poi della struttura interna. La parte esterna era rivestita da lamiere di piombo, fissate con chiodi di bronzo, mentre un tessuto impermeabilizzante stava in mezzo tra il fasciame ed il rivestimento metallico. La parte interna, invece, era costituita da madieri e ordinate, rispettivamente costruite in quercia e acero (madieri) e in legno di pino e acero (ordinate), mentre il fasciame era stato realizzato in pino silvestre e marittimo. &nbsp;Interessanti i&nbsp; segni geometrici disegnati che costituivano le linee-guida per la costruzione della stessa e costituiscono una testimonianza di grande importanza.<sup id=\"cite_ref-purpura_5-3\" class=\"reference\"><\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Lo stato di conservazione del relitto<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nIl fondale sabbioso di <strong><span style=\"color: #008000;\">Punta Scario<\/span> <\/strong>\u00e8 mobile: le tempeste invernali spostano i banchi di sabbia, e sott&#8217;acqua le foglie di <em><span style=\"color: #008000;\">Posidonia oceanica<\/span><\/em>, dopo essersi distaccate dalla pianta,&nbsp; spiaggiano trascinate dal moto ondoso oppure vanno in decomposizione sul fondo della laguna, restando intrappolate attorno a rocce e relitti.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi strati compatti&nbsp;di mattes, di foglie e sabbia alternati, possono produrre condizioni chimiche favorevoli alla conservazione della materia organica come i legni di un fasciame. Honor Frost rivel\u00f2 che lo scafo della nave era di costruzione recente, se non nuovo, e riportava ancora i segni del suo varo, evidenziati dalla freschezza dei colori e dai segni degli attrezzi e, cosa ancor pi\u00f9 strabiliante, dalla condizione del mastice impiegato per riempire i vuoti tra le ordinate dello scafo.&nbsp;Questo mastice non ebbe il tempo di indurirsi poich\u00e9 alcuni ramoscelli frondosi e pietre di zavorra, posizionati al di sopra in stretta successione, vi rimasero imprigionati. Possiamo immaginarci che mentre questo accadeva, sul fondo dell&#8217;imbarcazione, i carpentieri locali stavano lavorando sulle sue sovrastrutture. I trucioli e le schegge di legni rari utilizzati per questi elementi sono stati infatti ritrovati mescolati con la zavorra ed il pagliolo. Una scoperta incredibile che ci fornisce una fotografia della nave punica al momento dell&#8217;affondamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Frost<\/span> <\/strong>aggiunse che furono ritrovate tracce di due sequenze alfabetiche, insieme a marchi incisi di tipo pi\u00f9 usuale; ci\u00f2 dimostra che la forma dello scafo dovette essere concepita prima della sua costruzione. Inoltre, una delle lettere fenicio-puniche fu scritta da mani diverse. Da ci\u00f2 si deduce che lavorarono alla costruzione della nave numerosi carpentieri dotati di un livello di allitterazione ancora oggi sorprendente in cantieri navali tradizionali del Mediterraneo.&nbsp;Inoltre, il carico si distacca da quello solito delle antiche navi da carico. Non contiene n\u00e9 grandi recipienti per conservare l&#8217;acqua, macine e mortai per preparare gli alimenti, n\u00e9 grandi vasi per la cottura e ami da pesca per procurarsi del cibo fresco. Sul relitto furono trovate solo piccole coppe e scodelle per porzioni singole, mentre i liquidi erano conservati in anfore di forme diverse.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo lo scavo, i resti in legno dello scafo furono posti sotto conservazione e, dal 1978, furono progressivamente assemblati a Marsala in un edificio storico sul lungomare, in prossimit\u00e0 di&nbsp;Capo Boeo, il&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\">Baglio Anselmi<\/span><\/strong>. Si tratta di un ex&nbsp;stabilimento vinicolo, risalente agli inizi del XIX secolo, nel quale dal 31 maggio 1985 ha sede il&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\">Museo archeologico<\/span><\/strong>. Il&nbsp;baglio&nbsp;\u00e8 costituito da corpi della antica fabbrica aperti su di un ampio cortile interno. Gli spazi espositivi del museo sono stati ricavati nei due grandi magazzini dove venivano stivate le botti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Se andate in vacanza nella splendida Sicilia, non perdete questa occasione, una visita al Museo di Marsala \u00e8 vivamente consigliata. <\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #008000;\">Il Museo si trova sul Lungomare Boeo, 30 &#8211; Marsala (Trapani)&nbsp;<br \/>\n<em><br \/>\n<\/em><\/span><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 14pt;\">Attenzione:<\/span><br \/>\nA causa delle restrizioni relative al coronavirus, l&#8217;orario lavorativo e i servizi offerti potrebbero variare. Per informazioni, rivolgersi all&#8217;azienda. <\/span><\/span><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Chiamare per sicurezza il numero <\/span><\/span><span style=\"color: #008000;\"><strong><span style=\"font-size: 12pt;\">0923 952535<\/span><\/strong><em><br \/>\n<\/em><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">in anteprima la nave punica al Baglio Anselmi &#8211; autore Sarah C. Murray <i><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Marsala_ship_4.jpg\">Marsala ship 4.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe style=\"width: 120px; height: 240px;\" src=\"https:\/\/rcm-eu.amazon-adsystem.com\/e\/cm?ref=qf_sp_asin_til&amp;t=amazon0e150-21&amp;m=amazon&amp;o=29&amp;p=8&amp;l=as1&amp;IS2=1&amp;asins=8898259034&amp;linkId=6081975a30efcd44ddeab39a52ba81ec&amp;bc1=000000&amp;lt1=_blank&amp;fc1=333333&amp;lc1=0066c0&amp;bg1=ffffff&amp;f=ifr\" width=\"300\" height=\"150\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\">&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br \/&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt;&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br 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