{"id":19254,"date":"2023-08-04T00:01:35","date_gmt":"2023-08-03T22:01:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=19254"},"modified":"2026-03-23T13:58:33","modified_gmt":"2026-03-23T12:58:33","slug":"futuro-degli-oceani-riflessioni-uno-studio-jeremy-b-c-jackson","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/19254","title":{"rendered":"Riflessioni sul futuro degli oceani"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: white;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: green;\">ARGOMENTO: AMBIENTE MARINO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: green;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: green;\">AREA: OCEANI<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: andamenti climatici, antropocene<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Scenari per il futuro dell&#8217;oceano<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nNello&nbsp; <a href=\"http:\/\/rstb.royalsocietypublishing.org\/content\/365\/1558\/3765#sec-1\">studio <\/a>&nbsp;<em><strong><span style=\"color: #008000;\">The future of the oceans past<\/span><\/strong><\/em> di Jeremy B. C. Jackson, 2010, venne presentata un&#8217;interessante valutazione su ci\u00f2 che la razza umana aveva, secondo l&#8217;autore, causato in questi ultimi anni, perseguendo un cammino verso l&#8217;estinzione ecologica delle specie e degli ecosistemi oceanici del pianeta. Un cammino disastroso e apparentemente senza speranza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-align: justify;\">Ho trovato questo lavoro molto interessante perch\u00e9, ricalca molte ipotesi di altri studi futurologici, come il <\/span><a style=\"font-size: inherit; text-align: justify;\" href=\"http:\/\/www.act.nato.int\/images\/stories\/events\/2009\/mfp\/20090503_MFP_finalrep.pdf\">Multiple Future Project<\/a><span style=\"font-size: inherit; text-align: justify;\"> redatto dal Comando Supremo NATO di Trasformazione (Allied Command Transformation), uno studio collegiale che cercava di identificare le sfide del III millennio analizzando i fattori critici. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: inherit; text-align: justify;\">L&#8217;autore, Jeremy Jackson, rivela che, se da un lato stiamo assistendo ad un esplosione demografica di specie animali e vegetali precedentemente rare (?), dall&#8217;altro osserviamo delle perdite di biodiversit\u00e0 importanti per l\u2019uso alimentare umano. Ad esempio si \u00e8 notata una crescita di specie come le meduse a fronte della diminuzione delle risorse ittiche o di dinoflagellati tossici che si sostituiscono al fitoplancton in precedenza dominante. Specie non rare il cui andamento sembra essere legato sia a fattori antropici che naturali (i.e. cicli delle meduse).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Tendenze previste<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nQuale sar\u00e0 la vita futura negli oceani? Purtroppo il trend \u00e8 chiaramente evidente; si rende necessario agire rapidamente per ridurre la pesca eccessiva, l&#8217;inquinamento e l&#8217;aumento di CO<sub>2<\/sub> in atmosfera. Jackson sottolinea che la piccola pesca morir\u00e0 soffocata dalla multinazionali del pescato e molte specie pregiate, come il tonno rosso, potrebbero addirittura estinguersi. A causa di cambiamenti climatici e dell&#8217;inquinamento, le acque superficiali diventeranno sempre pi\u00f9 calde ed acide, con conseguente rapido declino ed estinzione della maggior parte dei coralli di barriera e di altri organismi calcificanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le acque superficiali pi\u00f9 calde e leggere inibiranno il mescolamento verticale dei nutrienti in superficie e quello dell&#8217;ossigeno nelle acque pi\u00f9 profonde, con conseguente crollo della produttivit\u00e0 negli ecosistemi pelagici ed ipossia diffusa al di sotto del termoclino. Un fenomeno non straordinario in quanto gi\u00e0 avvenuto decenni fa nel Mar Nero. L&#8217;allargamento delle &#8220;zone morte&#8221; attorno ai continenti e di altre forme di inquinamento render\u00e0 le acque costiere troppo tossiche per l&#8217;acquacoltura ed aumenteranno le epidemie di malattie. La fusione accelerata degli strati di ghiaccio polari liberer\u00e0 grandi quantit\u00e0 di acqua dolce che galleggeranno sulla superficie degli oceani inibendo ulteriormente la miscelazione verticale ed alzando il livello del mare che inonder\u00e0 i litorali. Un fenomeno importante che interesser\u00e0&nbsp; in certi casi centinaia di chilometri nell&#8217;interno delle coste. Nello stesso tempo l&#8217;intensit\u00e0 delle tempeste crescer\u00e0 minacciando le popolazioni e gli ecosistemi costieri.&nbsp;Non ultimo anche i cicli bio-geo-chimici globali saranno profondamente alterati.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-19258 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/F1.large_-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1800\" height=\"729\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Cronologia dei cambiamenti ambientali ed ecologici nel SWC costiero negli ultimi 10 anni. (a) Struttura ecologica di assemblaggi biotici stimati dall&#8217;asse PCA 1, (b) per cento di carbonato nei sedimenti, (c) MART e (d) tassi di estinzione per specie di corallo e molluschi generati. Il cambiamento ambientale si concentra nel periodo della chiusura finale dello stretto di Panama intorno a 4,4-3,5 Ma, mentre i picchi in estinzione sono rimasti indietro di 1-2 Myr. Le barre di errore orizzontali indicano intervalli di confidenza del 95% e le barre verticali indicano le stime di et\u00e0 massima e minima delle collezioni. Adattato da O&#8217;Dea et al. (2007). dallo studio citato<a href=\"https:\/\/royalsocietypublishing.org\/doi\/10.1098\/rstb.2010.0278#sec-1\">The future of the oceans past | Philosophical Transactions of the Royal Society B: Biological Sciences (royalsocietypublishing.org)<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sintesi, a meno di un&#8217;azione decisiva per invertire le tendenze attuali, non \u00e8 difficile immaginare come questi cambiamenti previsti possano portarci ad una inevitabile catastrofe globale per l&#8217;umanit\u00e0. Gli oceani stanno diventando pi\u00f9 caldi e il ghiaccio marino pi\u00f9 acido. Quello polare si sta sciogliendo in modo misurabile pi\u00f9 rapidamente di quanto previsto dai modelli climatici globali di dieci anni fa. L&#8217;eutrofizzazione, l&#8217;ipossia e il numero di zone morte aumentano in modo misurabile in quantit\u00e0 e dimensioni. La miscelazione verticale degli oceani diminuisce sensibilmente con diminuzioni considerevolmente grandi nella produttivit\u00e0 pelagica. Sempre pi\u00f9 attivit\u00e0 di pesca sono crollate con la concomitante estinzione ecologica di grandi specie ittiche. <strong><span style=\"color: #008000;\">Quindi, la domanda non \u00e8 se queste tendenze avverranno, ma <span style=\"text-decoration: underline;\">quanto<\/span> velocemente avverranno e quali saranno le conseguenze per gli oceani e l&#8217;Umanit\u00e0. <\/span><\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-19259 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/F2.large_-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1280\" height=\"610\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">24 specie comuni di briozoi cupuladridi hanno risposto al cambiamento ambientale (barra gialla orizzontale) nel SWC. Con il crollo della produttivit\u00e0 planctonica, le specie sopravvissute riducevano significativamente i loro livelli di riproduzione clonale, mentre le specie di nuova origine erano prevalentemente aclonali. Al contrario, le specie che non riuscirono a ridurre i livelli di riproduzione clonale si estinsero 1-2 Ma, dopo che l&#8217;ambiente cambi\u00f2, tranne che per due specie, indicate dagli asterischi nella figura, che sopravvissero nel Pacifico orientale (rosso). Lo spessore della barra verticale per ogni specie rappresenta la percentuale di colonie clonali. I dati per tutte le specie combinate (barra grigia \/ estrema destra) sono stati calcolati come la percentuale di tutte le colonie clonali indipendentemente dalle specie. Si noti che la clonalit\u00e0 dello 0% viene spostata leggermente a destra per dare dei valori interamente aclali di spessore. Adattato da O&#8217;Dea e Jackson (2009). dallo studio citato<a href=\"https:\/\/royalsocietypublishing.org\/doi\/10.1098\/rstb.2010.0278#sec-1\">The future of the oceans past | Philosophical Transactions of the Royal Society B: Biological Sciences (royalsocietypublishing.org)<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Interessante osservare che le variazioni oceanografiche previste supereranno quelle connesse con la trasformazione ecologica e le estinzioni di specie caraibiche a seguito del sollevamento del istmo di Panama, e si avvicineranno a quelle del primo Cenozoico e agli eventi ipertermali del Mesozoico. Questo fattore \u00e8 importante perch\u00e9 precedenti episodi di anossia, avvenuti nel passato geologico del pianeta, furono associati ad estinzioni di massa di specie marine di acque profonde e coralli della barriera corallina. Se si pensa che l&#8217;anossia alla fine del Permiano comport\u00f2 l&#8217;estinzione del 95% delle specie animali del pianeta, il futuro non appare roseo e un&#8217;altra grande estinzione di massa appare quindi inevitabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">Come possiamo prevenire il degrado irreversibile degli oceani?<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong><\/span>La popolazione del pianeta \u00e8 troppo elevata e si sono verificati troppi cambiamenti chimico-fisico per riportare rapidamente gli oceani al loro stato originario. Il rate demografico necessiter\u00e0 di sempre maggiore energia con inevitabili costi ambientali. Gi\u00e0 oggi lo sfruttamento delle risorse del&nbsp; pianeta \u00e8 insostenibile; consideriamo che l&#8217;impatto ambientale umano \u00e8 passato dai circa due miliardi di persone nel 1950 (che utilizzavano da un terzo alla met\u00e0 delle risorse rinnovabili della Terra) a 6,8 miliardi di persone che oggi ne utilizzano pi\u00f9 del 140% (Global Footprint Network 2010). Per assicurarci un futuro,&nbsp;\u00e8 necessario un impegno sociale, economico e politico affrontando i tre grandi fattori di degrado dell&#8217;oceano: la pesca eccessiva, l&#8217;inquinamento e l&#8217;aumento di CO2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-9711\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/overfishing-resource.jpg\" alt=\"\" width=\"860\" height=\"537\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/overfishing-resource.jpg 570w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/overfishing-resource-300x187.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 860px) 100vw, 860px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Si pu\u00f2 fare<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa pesca eccessiva \u00e8 potenzialmente reversibile tramite semplici ma decisi cambiamenti nel comportamento umano. Al momento pochissime specie ittiche di interesse economico si sono estinte. La maggior parte delle attivit\u00e0 di pesca costiera sono diminuite o crollate, e l&#8217;inefficacia delle misure internazionali di fermare la pesca pirata e per ridurre lo sfruttamento delle specie in pericolo critico suggerisce che gli esseri umani non siano in grado di applicare una moderazione dei loro appetiti su scala globale. La moratoria sulla caccia alle balene \u00e8 un&#8217;eccezione ma non ha sortito effetti concreti con molti paesi. Se si guarda al futuro, i grandi predatori saranno sull&#8217;orlo dell&#8217;estinzione entro questo secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;inquinamento da sostanze nutritive \u00e8 anch&#8217;esso potenzialmente reversibile applicando riforme drastiche delle pratiche agricole, sostanziali restrizioni all&#8217;uso di fertilizzanti, ed un trattamento delle acque reflue di tutti i rifiuti animali. Gli sforzi per ridurre nutrienti legati al dilavamento degli estuari, come nel Baltico e nella Chesapeake Bay, hanno incontrato solo qualche modesto successo. L&#8217;ipossia sfortunatamente pu\u00f2 persistere a tempo indeterminato. Per quanto concerne il run-off dei nutrienti degli oceani la tendenza generale \u00e8 in forte aumento.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con queste circostanze, entro questo secolo, il numero e le dimensioni delle <strong><span style=\"color: #008000;\">zone morte<\/span><\/strong> (dead zone), come nel Golfo del Messico, aumenteranno e formeranno delle strisce continue di migliaia di chilometri lungo le coste di tutti i continenti. Il rapporto OSPAR 2002 sullo stato di salute degli ecosistemi marini&nbsp; ritiene che la causa sia attribuibile ai livelli di azoto. Questo comporta un incremento della <strong><span style=\"color: #008000;\">DCO (domanda chimica di ossigeno)<\/span><\/strong> e della <strong><span style=\"color: #008000;\">DBO (domanda biologica di ossigeno)<\/span><\/strong>. Anche le fioriture tossiche aumenteranno in dimensioni e frequenza e la produzione primaria sar\u00e0 sempre pi\u00f9 dominata dal ciclo microbico, con effetti catastrofici sulla pesca e sull&#8217;acquacoltura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le sfide per ridurre le emissioni di gas serra sono ancora maggiori. Ciononostante, si potrebbero ottenere riduzioni rapide ed importanti grazie ad una combinazione di incentivi economici e tassazioni&nbsp; verso gli inadempienti. Il tutto sulla base di un impegno globale per lo sviluppo di energia pi\u00f9 efficiente e di tecnologie alternative ad emissione zero. La necessit\u00e0 di un&#8217;azione immediata \u00e8 pressante perch\u00e9 il riscaldamento degli oceani e l&#8217;acidificazione continueranno ad aumentare per secoli a causa dell&#8217;impatto residuo delle emissioni rilasciate fino ad oggi. A parte lo sviluppo di miracolose tecnologie per assorbire la CO<sub>2<\/sub> su vasta scala, di fatto il riscaldamento e l&#8217;acidificazione continueranno indefinitamente. Tutti noi siamo responsabili della situazione e dovremo impegnarci insieme per fare la differenza. L&#8217;alternativa \u00e8 un mondo con centinaia di milioni, se non miliardi, di rifugiati climatici, in crescente conflitto globale per l&#8217;acqua, cibo e luoghi abitabili da vivere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Sia ben chiaro, i problemi sono al 99% economici e politici e non scientifici, e non abbiamo bisogno di nuovi dati scientifici per sapere cosa fare. La domanda che Jackson ci pone \u00e8 se possiamo superare la nostra apatia, ignoranza, corruzione e avidit\u00e0 per agire in modo responsabile o aspettare che la catastrofe ci colpisca. <\/span><strong><span style=\"color: #008000;\">Di fatto dobbiamo smettere di usare l&#8217;Ambiente come mezzo politico per raccogliere voti ed impegnarci tutti per la nostra sopravvivenza con soluzioni sostenibili. Abbiamo bisogno di tecnici, ingegneri, scienziati e non di sognatori e politici incapaci a portare a termine i compiti assegnati.<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: AMBIENTE MARINO PERIODO: XXI SECOLO AREA: OCEANI parole chiave: andamenti climatici, antropocene &nbsp; Scenari per il futuro dell&#8217;oceano Nello&nbsp; studio &nbsp;The future of the oceans past di Jeremy B. C. 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