{"id":18935,"date":"2018-02-13T02:50:52","date_gmt":"2018-02-13T01:50:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=18935"},"modified":"2023-05-14T19:45:55","modified_gmt":"2023-05-14T17:45:55","slug":"palombari-russi-lunga-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/18935","title":{"rendered":"Palombari russi, una lunga storia"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 13<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: RUSSIA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: palombari<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i libri pubblicati sulla storia della subacquea a volte ve ne sono alcuni che offrono notizie e fotografie inedite che sono una vera manna per gli appassionati. Parliamo oggi del libro del <strong><span style=\"color: #008000;\">Dott. Pavel Borovikov<\/span><\/strong> &#8216;<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Illustrated History of Russian Diving 1829-1940<\/span><\/em><\/strong>&#8216; che ci d\u00e0 l\u2019occasione per parlare della storia dei palombari russi dal 1829 ai 1940.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Pavel Borovikov<\/span><\/strong> \u00e8 un esperto di storia della subacquea russa conosciuto in tutto il mondo e membro della Historical Diving Society della Russia e della Gran Bretagna. Ha scritto molti libri ed articoli dedicati a questo argomento, e questo \u00e8 il suo ultimo lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-18960\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/libro-borovich.jpg\" alt=\"\" width=\"830\" height=\"615\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/libro-borovich.jpg 677w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/libro-borovich-300x222.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 830px) 100vw, 830px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il libro \u00e8 infatti un pregevole &#8220;album&#8221; con una collezione unica di fotografie pre-1940, stampate su 152 pagine di 25 x 27 cm, e contiene la storia dagli albori dell\u2019immersione in Russia, nel 1829, fino al 1940. L\u2019opera \u00e8 stata scritta in bilingue russo e inglese e quindi facilmente leggibile da molti. Il libro non \u00e8 di facile reperibilit\u00e0 sul mercato (esaurito) ma potete contattare <strong><span style=\"color: #008000;\">david@divinghelmet.nl per ulteriori informazioni.&nbsp;<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Palombari russi: una lunga storia<\/span><\/strong><\/span><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nNel suo libro<strong><span style=\"color: #008000;\"> Borovikov<\/span><\/strong> ci racconta che le prime testimonianze di attivit\u00e0 subacquee nelle gelide acque russe risalgono addirittura al 1600 (in apnea), dedicate soprattutto alla pesca di ostriche perlifere nei pi\u00f9 lontani mari dell&#8217;impero russo. Nel XVIII secolo la Russia, durante il regno dello zar Pietro il Grande, era un Paese europeo tecnologicamente all&#8217;avanguardia; i suoi ingegneri e scienziati venivano da tutto il continente e in quel periodo si svilupparono delle interessanti campane di immersione per la costruzioni delle opere marittime e per i lavori navali nei porti.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella prima met\u00e0 dell\u2019Ottocento arrivarono in Russia anche i primi scafandri da palombaro sviluppati dai fratelli <span style=\"color: #008000;\"><strong>Deane<\/strong><\/span> in Inghilterra e, nel 1882n fu fondata la prima scuola per palombari a Kronstad, non a caso un importante centro di addestramento per la Marina russa in cui servirono famosi ammiragli come <strong><span style=\"color: #008000;\">Feodor Ushakov, Georgy Spiridov, Pavel Nakhimov, Stepan Makarov<\/span><\/strong> ed esploratori come <strong><span style=\"color: #008000;\">Yuri F. Lisianski, Vasili Golovnin e Friedrich Benjamin Lutke. <\/span><\/strong>Sempre a <strong><span style=\"color: #008000;\">Kronstadt, <\/span><\/strong>il<strong><span style=\"color: #008000;\"> fisico Alexander Popov<\/span><\/strong>, allora docente della Torpedo School della Marina, invent\u00f2 la radio nel 1895, effettuando la sua prima storica trasmissione di un messaggio due mesi e 8 giorni prima di quella del premio Nobel Marconi. Ma la sua invenzione non fu brevettata per motivi di sicurezza.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18936\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Palombaro_1849.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"1263\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Palombaro_1849.jpg 220w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Palombaro_1849-202x300.jpg 202w\" sizes=\"auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Palombaro in una rappresentazione del 1849<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla scuola palombari di Kronstad fecero seguito quelle di Sebastopoli e di Leningrado e l&#8217;istituzione, nel 1923, dell&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">EPRON<\/span><\/strong>, una societ\u00e0 di ricerche subacquee al servizio della <strong><span style=\"color: #008000;\">OGPU<\/span><\/strong>, l&#8217;antenato del <strong><span style=\"color: #008000;\">KGB<\/span><\/strong>, che oper\u00f2 in Mar Nero per il recupero di navi affondate durante la guerra di Crimea.&nbsp;<span style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-align: justify;\">N<\/span><span style=\"text-align: justify;\">el 1828 un certo <strong><span style=\"color: #008000;\">Gauzen<\/span><\/strong>, esperto di costruzioni meccaniche, sottopose al <strong><span style=\"color: #008000;\">Comitato Scientifico del Ministero della Marina russa<\/span> <\/strong>un apparecchio per immersioni molto simile a quello dei Deane, che fu poi usato fino al 1870. <\/span>Nel 1931, <strong><span style=\"color: #008000;\">Hermann Stelzner<\/span>,<\/strong> della Divisione subacquea di Draegerwerk, pubblic\u00f2 il famoso libro &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Tauchertechnik<\/span><\/strong>&#8220;, un&#8217;enciclopedia su tutto ci\u00f2 che era conosciuto all&#8217;epoca nel campo delle immersioni subacquee, divenendo il manuale di lavoro per tutti coloro che si affacciarono a quella dura professione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1935, <strong><span style=\"color: #008000;\">Robert H. Davis<\/span><\/strong> (amministratore delegato della <strong><span style=\"color: #008000;\">Siebe Gorman<\/span><\/strong> in Inghilterra) pubblic\u00f2 &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Deep Diving and Submarine Operations<\/span><\/strong>&#8220;, un manuale che conteneva molte informazioni sugli ultimi sviluppi di apparati e tecniche di immersione, anche se, principalmente, (solo) apparecchi prodotti dalla Siebe Gorman. I Russi non persero l\u2019occasione e pubblicarono un&#8217;intera serie di libri sulle immersioni spesso estratti dagli articoli della marina statunitense o dal libro di Robert H. Davis e poi tradotti in russo. Tutti i libri russi furono pubblicati dall&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Istituto EPRON<\/span><\/strong> di Balaklava.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-18937 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/IMG_3912-web-EPRON-X-XII.jpg\" alt=\"\" width=\"578\" height=\"803\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/IMG_3912-web-EPRON-X-XII.jpg 375w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/IMG_3912-web-EPRON-X-XII-216x300.jpg 216w\" sizes=\"auto, (max-width: 578px) 100vw, 578px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il professor <strong><span style=\"color: #008000;\">Ruben Orbeli<\/span><\/strong>, uno dei maggiori storici russi della materia, durante gli anni &#8217;30 pubblic\u00f2 diversi articoli nei libri della collana della casa editrice della EPRON,&nbsp; descrivendo con cura anche gli apparati subacquei ideati da Leonardo Da Vinci. <strong><span style=\"color: #008000;\">Il contributo del professor Orbeli fu fondamentale per la subacquea russa e, dopo la sua morte avvenuta nel 1943, &nbsp;nel 1948 fu pubblicato un libro contenente tutte le sue ricerche.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attualmente la filiale russa della <strong><span style=\"color: #008000;\">Historical Diving Society<\/span> <\/strong>\u00e8 chiamata in suo onore con il suo nome &#8216;Ruben Orbeli&#8217;. Durante la II guerra mondiale e nella guerra fredda nell&#8217;allora Unione Sovietica furono pubblicati vari libri dalla <strong><span style=\"color: #008000;\">ASU VMF<\/span><\/strong>, in seguito ribattezzata <strong><span style=\"color: #008000;\">SSA CMV<\/span><\/strong> (entrambi i nomi sono sinonimo di &#8216;direzione di salvataggio&#8217; della Marina sovietica. Quest&#8217;ultima nel 1942 aveva anche acquisito l&#8217;Istituto EPRON.&nbsp;Questi libri erano chiamati &#8216;<strong><span style=\"color: #008000;\">Svorniks<\/span><\/strong>&#8216; (procedimenti) e, nel periodo post-bellico, e sono oggi una fonte di informazione preziosa per conoscere le attrezzature da palombari che erano state prodotte in URSS. Sulla base di questi testi siamo oggi in grado di poter ricostruire il lungo cammino verso gli abissi dei palombari russi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il dopo guerra<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nIn quel periodo l\u2019Unione Sovietica aveva sviluppato una grande esperienza nella lavorazione dei metalli, una capacit\u00e0 tecnica che la facilit\u00f2 nella produzione di macchinari sviluppati per stampare elmi di rame, pressoch\u00e9 sferici, da lastre di rame piatte. Ma non solo in metallo. Tra i tanti prototipi, nel 1946, apparve un curioso elmo da palombaro che vale la pena ricordare perch\u00e9 realizzato in plexiglas, un prodotto chimico complesso, duro ma incolore, che poteva essere forato, lucidato, tornito, tagliato a macchina ed era chimicamente inerte. Inoltre, quando riscaldato sopra gli 80 \u00b0 C , poteva essere piegato e modellato nella forma voluta e, una volta raffreddato, la manteneva. I primi elmi sperimentali furono realizzati con materiale in fogli riscaldati in un bagno d&#8217;acqua a 80 \u00b0 C e poi posti in uno stampo per realizzare una semisfera. Due semisfere erano poi sono unite insieme con una colla speciale.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-18964\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/plexiglas_rus1.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"1088\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/plexiglas_rus1.jpg 500w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/plexiglas_rus1-234x300.jpg 234w\" sizes=\"auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era ovviamente pi\u00f9 comodo e facile da indossare di quelli tradizionali ed aumentava il campo di vista del subacqueo, non pi\u00f9 limitato dai tradizionali tre obl\u00f2 di quelli di rame. Una variante del primo modello aveva una piastra frontale standard avvitabile. Questi elmi in plexiglas furono progettati sia con le versioni a tre che a dodici bulloni. La parte inferiore&nbsp; erano una standard in rame. Anche se non ebbe molto successo fra gli specialisti, che li consideravano troppo fragili, alcuni elmi&nbsp; furono effettivamente realizzati. Secondo la loro descrizione dell\u2019epoca erano pi\u00f9 &#8220;igienici&#8221; e la sua superficie dell\u2019elmo raccoglieva meno condensa. Sicuramente questo materiale pi\u00f9 elastico del metallo rendeva il contatto fisico con la testa del subacqueo meno ruvido. Apparentemente questa plastica trasparente non produceva composti chimici dannosi nella respirazione per l&#8217;operatore subacqueo, come l&#8217;ossido di rame in quelli tradizionali.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-18947\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/russo-elmo-palombaro.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"714\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/russo-elmo-palombaro.jpg 524w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/russo-elmo-palombaro-300x252.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una altra caratteristica dichiarata era che non era soggetto ad elettrolisi durante i lavori di saldatura e di taglio sott&#8217;acqua. D&#8217;altra parte c&#8217;erano molti dubbi sulla fragilit\u00e0 del materiale ma fu il <strong><span style=\"color: #008000;\">Narkomkhymprom<\/span><\/strong>,&nbsp; il commissariato del popolo dell&#8217;industria chimica, che spinse per produrre del plexiglas in grado di sopportare un impatto pesante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci furono nuovi test ed esperimenti all&#8217;inizio del 1945 vicino a Mosca, ed una delle fabbriche <strong><span style=\"color: #008000;\">Narkomkhymprom<\/span> <\/strong>costru\u00ec un nuovo modello sperimentale di elmo realizzato con del Plexiglas da 1\/2 pollice (12 mm) con una cucitura rinforzata. Le nervature rinforzate furono incollate alla superficie esterna e i raccordi di bronzo tradizionali furono montati con rondelle di gomma sui lati. Alla fine il <strong><span style=\"color: #008000;\">GRVU<\/span><\/strong> ne ordin\u00f2 cento modelli sperimentali a 12 bulloni.&nbsp; In realt\u00e0 pochi anni dopo questi elmi non furono pi\u00f9 menzionati ed apparvero nella collana della EPRON degli articoli illustrati, con nuove attrezzature per effettuare le prime immersioni ad elio-ossigeno.&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18956\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/SJA3tinR-web.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"950\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/SJA3tinR-web.jpg 409w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/SJA3tinR-web-268x300.jpg 268w\" sizes=\"auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">1943 elmo SJA 3 da <a href=\"http:\/\/www.divinghelmet.nl\">www.divinghelmet.nl<\/a> a cui si rimanda per maggiori informazioni<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nLa fucina di Leningrado<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa citt\u00e0 di Leningrado soffriva da due anni e mezzo l\u2019assedio da parte dell&#8217;esercito tedesco. Nonostante tutto i Russi mantenevano in vita le officine meccaniche di riparazione per i carri armati e l&#8217;artiglieria ma anche un laboratorio per la produzione di attrezzature per palombari. Nacque forse in quella devastata citt\u00e0 l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">elmo SJA-3<\/span><\/strong>, dove SJA deriva da <strong><span style=\"color: #008000;\">Sjlem<\/span><\/strong>, in russo <strong><span style=\"color: #008000;\">Elmo<\/span><\/strong>, e &#8220;3&#8221; indicava il numero di bulloni. Furono costruiti anche dei modelli a dodici bulloni, ovviamente, denominati SJA-12. Lo SJA-1943 3 fu inizialmente costruito senza riportare stampigliato il suo modello ma riportava la data e il numero di serie stampato direttamente negli anelli del collare in ottone. Il pi\u00f9 antico conservato riporta l\u2019anno 1947 ed un suo modello si trova conservato a Leningrado (ora San Pietroburgo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">SKD<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nNel 1945 fu pubblicato da EPROM un articolo illustrato sulla decompressione ad ossigeno tramite un casco da immersione. Nel 1948 fu costruito il casco prototipo &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">SKD<\/span><\/strong>&#8220;, il primo &#8220;Injector Skafander&#8221; russo dove l\u2019acronimo stava per &#8216;Skafandr Kislorod Dekompressia&#8217; (Scaphander Oxygen Decompression).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18942\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/SD-palombaro-russo-2.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"1002\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/SD-palombaro-russo-2.jpg 541w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/SD-palombaro-russo-2-254x300.jpg 254w\" sizes=\"auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">1948 elmo SKD &#8211; immagine <a href=\"http:\/\/www.divinghelmet.nl\/\">da www.divinghelmet.nl<\/a> a cui si rimanda per maggiori informazioni sull&#8217;elmo<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al termine della seconda guerra mondiale i porti erano ostruiti da navi affondate e relitti che creavano impedimenti per la loro accessibilit\u00e0. In quel periodo la grande quantit\u00e0 di lavoro subacqueo richiese anche in Russia lo sviluppo di nuovi mezzi adatti allo scopo. A tal fine, la Marina russa commission\u00f2 il <strong><span style=\"color: #008000;\">SKD &#8220;Factory Number 3<\/span><\/strong>&#8221; che permetteva una decompressione pi\u00f9 veloce dell&#8217;operatore subacqueo dopo un&#8217;immersione profonda. In realt\u00e0 l\u2019elmo derivava dal &#8220;SJA-3&#8221; ma era dotato di un sistema di respirazione diverso. Una caratteristica interessante di questo prototipo era il &#8220;connettore di aria e comunicazione&#8221; che divenne poi &nbsp;la nuova caratteristica standard su tutti gli elmi dal 1950 in poi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">GKS 3<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong>Nel 1919 un americano, <strong><span style=\"color: #008000;\">Elihu Thomson<\/span><\/strong>,&nbsp; aveva identificato l&#8217;elio come componente per le miscele respiratorie. L&#8217;elio gener\u00f2 notevole interesse anche in Unione Sovietica. Nel 1936 <strong><span style=\"color: #008000;\">Pavlovskiy e \u00car\u00e5ps<\/span><\/strong> iniziarono a studiare l&#8217;influenza della miscela di elio-ossigeno sugli animali. Nel 1939, nel Mar Nero, furono eseguite alcune immersioni sperimentali a profondit\u00e0 di oltre 100 metri. Nel 1940, a Leningrado (oggi San Pietroburgo), durante i test in una camera con miscele ad elio, fu raggiunta una profondit\u00e0 di 200 metri a pressioni di 18, 19 e 20 atmosfere. Durante questi esperimenti, si not\u00f2 il diverso spostamento delle dita e delle mani che si rifletteva in una distorsione della scrittura a mano. Nel 1946, sotto la direzione di Orbeli e Kreps, i sommozzatori sovietici V<strong><span style=\"color: #008000;\">iskrebenzev, Ivanov, Kiyko, Kobzar<\/span><\/strong> e altri raggiunsero a 200 metri di profondit\u00e0 nel Mar Nero immergendosi dalla nave <strong><span style=\"color: #008000;\">Altay<\/span> <\/strong>con una campana aperta denominata <strong><span style=\"color: #008000;\">Phaeton<\/span><\/strong>, ed un apparato a circuito chiuso &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">ISA<\/span><\/strong>&#8220;. Nel 1952, i subacquei <strong><span style=\"color: #008000;\">Shvez e Martinovskiy<\/span><\/strong> raggiunsero una profondit\u00e0 di 255 metri nel Mare di Barents usando una campana chiusa dalla nave <strong><span style=\"color: #008000;\">Hibini<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-18966\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/gks3-4.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"1074\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/gks3-4.jpg 326w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/gks3-4-237x300.jpg 237w\" sizes=\"auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nNel 1954 fu sviluppato il primo <strong><span style=\"color: #008000;\">GKS 3<\/span><\/strong>,&nbsp; acronimo per <strong><span style=\"color: #008000;\">Gelii Kislorod Smers Model 3<\/span><\/strong> per <strong><span style=\"color: #008000;\">Helium Oxygen mix gas model 3<\/span><\/strong>. L\u2019elmo GKS 3 era adatto per immersioni profonde ed utilizzava un gas respirabile costituito da una miscela di elio e ossigeno. La miscela veniva fornita da un apertura sul retro del casco come nel modello SKD. &nbsp;Le profondit\u00e0 massime dichiarate erano di 200 metri, ma sembra che occasionalmente la marina russa li utilizz\u00f2 fino a 300 metri. Il primo manuale di immersioni che descrisse l&#8217;apparato GKS 3 apparve nel 1954 e venne pubblicato nel 1955. Questo sistema a gas misto era considerato l&#8217;apparecchio di immersione subacquea meglio progettato al mondo in quel momento. Era costruito in ottone e rame ed il suo peso, compresa la piastra pettorale, era di 45 chilogrammi.&nbsp;I sommozzatori russi si immergevano in squadre di due sub alla volta e la loro discesa e salita era effettuata in una campana subacquea.&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-18945\" style=\"font-size: 16px; text-align: justify;\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/gsk-63.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"1395\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/gsk-63.jpg 432w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/gsk-63-183x300.jpg 183w\" sizes=\"auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nIl sistema a tre bulloni dei caschi standard &#8220;GKS3&#8221; poteva causare difficolt\u00e0 in caso di emergenza di uno dei subacquei poich\u00e9 entrambi erano tenuti ad aiutare l&#8217;altro a rimuovere le proprie attrezzature dopo l&#8217;entrata nella campana subacquea. Di solito i sommozzatori entravano nella campana in piedi e l&#8217;elmo veniva poi fissato a un gancio che pendeva dall&#8217;interno della campana. Il secondo palombaro doveva svitare i tre bulloni del casco: due davanti e uno sul retro del casco, il tempo necessario per stringere ancora la muta. La tuta aveva un collare di gomma in cui i tre fori per i bulloni passavano e si inclinavano verso l&#8217;esterno. I tre fori per i bulloni nel colletto di gomma sono stati tagliati in modo che l&#8217;esterno potesse piegare le ginocchia e uscire dall&#8217;elmetto, sempre con indosso la tuta. Poteva quindi aiutare il suo compagno subacqueo nello stesso modo, scollegare gli ombelicali e chiudere il portello della campana subacquea, pronto per la risalita.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">VKS 57<\/span><\/strong><br \/>\nNel 1957 venne acquisito il <strong><span style=\"color: #008000;\">VKS 57<\/span><\/strong> per &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Vozduch Kislorod Smers model 1957<\/span><\/strong>&#8220;, sviluppato per un impiego a profondit\u00e0 di immersione comprese tra 60-100 metri.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18944\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/1957-elmo-russo.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"1235\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/1957-elmo-russo.jpg 525w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/1957-elmo-russo-206x300.jpg 206w\" sizes=\"auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">1957 modello VSK 57 da <a href=\"http:\/\/www.divinghelmet.nl\/\">www.divinghelmet.nl<\/a> a cui si rimanda per maggiori informazioni<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019elmo era un normale elmo ventilato eccetto per i bulloni della corazza che erano posti in una posizione pi\u00f9 alta perch\u00e9 era stato aggiunto un anello aggiuntivo tra la corazza e l\u2019elmo. In pratica, aveva lo stesso design del SKD del 1948 e del GKS 3 del 1954 ma si differenziava per il sistema Venturi ora integrato in un anello separato e non costruito direttamente sull&#8217;elmo. La borsa di canapa che si intravede nell&#8217;immagine era attaccata all&#8217;impugnatura sulla parte superiore del casco e conteneva il connettore per le comunicazioni.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-18943\" style=\"color: #444444; display: inline; float: left; font-size: 16px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; height: 832px; letter-spacing: normal; line-height: 1.5; max-width: 640px; orphans: 2; outline: #72777c solid 1px; text-align: left; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px; margin: 4px 24px 12px 0px;\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/57-elmo.jpg\" alt=\"\" width=\"591\" height=\"1197\"><b><\/b><i><\/i><u><\/u><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nQuesto casco (senza il sistema Venturi) apparve nel 1963 e fu il successore del casco UVS 50. L&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">USV 50<\/span><\/strong> era stato fabbricato dal 1950 fino al 1963 presso il &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Factory Number 3<\/span><\/strong>&#8221; di Leningrado, ed era diventato il modello classico russo. La sua forma principale e il suo design sono simili a quelli del casco SJA-3 del 1943, ma la differenza \u00e8 nella valvola di scarico che non \u00e8 pi\u00f9 regolabile.&nbsp;Anche i collegamenti per il tubo dell&#8217;aria e il cavo telefonico (che sono separati nel casco<strong><span style=\"color: #008000;\"> SJA-3<\/span><\/strong>), erano combinati in un grande connettore. Secondo il <strong><span style=\"color: #008000;\">Russian Navy Diving Manual<\/span> <\/strong>del 1968, il <strong><span style=\"color: #008000;\">WKS 57<\/span><\/strong> impiegava una miscela di aria e ossigeno per profondit\u00e0 di immersione fino a 60 metri, passando ad una miscela di aria ed elio per profondit\u00e0 di immersione tra i 60 e 100 metri<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">GKS 3 M<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18952 alignnone\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/gks3manual1.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"615\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/gks3manual1.jpg 416w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/gks3manual1-300x217.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1962 venne introdotto l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">HKSUM Oxygen Mix &#8220;GKS 3 M&#8221;<\/span><\/strong>, una nuova versione, migliorata del GKS 3. La nuova attrezzatura&nbsp; da immersione profonda era stata sviluppata per effettuare immersioni tra i 60 e 200 metri di profondit\u00e0. In particolare, era caratterizzata&nbsp; da un tubo &#8220;venturi&#8221; pi\u00f9 veloce. Il vecchio elmo aveva infatti sei cicli al minuto mentre il nuovo ne forniva ben dieci. L&#8217;illustrazione sottostante a sinistra mostra il principio di funzionamento del tubo &#8220;venturi&#8221;. In pratica, il gas arrivava dalla superficie attraverso il tubo (2) sul peso del torace che ospita il set di salvataggio. Si osserva un &#8220;selettore&#8221; (3) che pu\u00f2 essere commutato tra la domanda di gas di superficie (o in caso di problemi) all&#8217;alimentazione del gas nei due piccoli serbatoi sul petto.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-18946\" style=\"font-size: 16px; text-align: justify;\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/venturi.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"1953\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/venturi.jpg 235w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/venturi-131x300.jpg 131w\" sizes=\"auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-align: justify;\"><br \/>\n<strong><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/strong><br \/>\nQuando veniva selezionata l&#8217;alimentazione superficiale, il gas passava attraverso il tubo (1) sul retro, sul lato sinistro dell&#8217;elmo, dove il tubo di rame lo trasporta all&#8217;iniettore (6). Il gas scorreva ad alta velocit\u00e0 verso l&#8217;apertura davanti alla bocca e creava un effetto simile a quello di una pistola a spruzzo. Praticamente il gas all&#8217;interno del casco veniva aspirato insieme a questo flusso ad alta velocit\u00e0. Il gas andava verso la parte posteriore del casco dove era collegato al contenitore dello scrubber (8) indossato sulla schiena del palombaro. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-align: justify;\">Qui, la CO<sub>\u00b2<\/sub> era filtrata dal gas e il gas raffreddato veniva trasportato dal venturi nel casco attraverso il tubo flessibile destro e nuovamente nel casco. In caso di problemi con l&#8217;ugello del bypass poteva essere utilizzato spingendo la maniglia (4) sul petto: il gas attraverso il tubo (7) situato posteriormente a destra&nbsp; passava direttamente al suo interno attraverso il foro dell&#8217;iniettore (6) situato in corrispondenza della bocca dell\u2019operatore. <\/span><span style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;immagine sottostante si osserva l&#8217;iniettore: il gas arriva sia per il &#8220;venturi&#8221; sia per il bypass attraverso i tubi (5). Il foro 3 \u00e8 l&#8217;apertura in cui il gas esalato viene aspirato o il gas di bypass viene iniettato nel casco. Il tubo (1) \u00e8 invece il punto in cui il gas &#8220;fresco&#8221; insieme al gas espirato viene trasportato attraverso il contenitore sul retro del palombaro per essere filtrato.&nbsp;<\/span>Qui, la CO2 era filtrata dal gas e il gas raffreddato veniva trasportato dal venturi nel casco attraverso il tubo flessibile destro e nuovamente nel casco.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-18968\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/injector.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"829\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/injector.jpg 554w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/injector-300x292.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/injector-50x50.jpg 50w\" sizes=\"auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><br \/>\nIn caso di problemi con l&#8217;ugello del bypass poteva essere utilizzato spingendo la maniglia (4) sul petto: il gas attraverso il tubo (7) a destra posteriore dell\u2019elmo passava direttamente al suo interno attraverso il foro dell&#8217;iniettore (6) posto in corrispondenza della bocca dell\u2019operatore.&nbsp;<\/span><span style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;immagine di destra si osserva l&#8217;iniettore: il gas arriva sia per il &#8220;venturi&#8221; che per il bypass attraverso i tubi (5). Il foro 3 \u00e8 l&#8217;apertura in cui il gas esalato viene aspirato o il gas di bypass viene iniettato nel casco. Il tubo (1) \u00e8 il punto in cui il gas fresco insieme al gas espirato viene trasportato attraverso il contenitore sul retro del palombaro per essere filtrato.&nbsp;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">SVG 200<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-18949 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/swg200-2.jpg\" alt=\"\" width=\"283\" height=\"320\">Nel 1972, venne presentato l&#8217;apparecchio <strong><span style=\"color: #008000;\">Helium Oxygen Mix SVG 200<\/span><\/strong>, successore dell&#8217;apparato di immersione profonda &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">GKS3 M<\/span><\/strong>&#8221; corredato da un rebreather <strong><span style=\"color: #008000;\">IDA 7<\/span><span style=\"color: #008000;\">2<\/span><\/strong>. Si ritiene che possa essere derivato dall&#8217;evoluzione di un prototipo di un sistema chiamato <strong><span style=\"color: #008000;\">SVV 86,<\/span><\/strong> derivato dal <strong><span style=\"color: #008000;\">SVV 55<\/span><\/strong>, usato per profondit\u00e0 fino a 25 metri tramite un compressore esterno. Il SVV 86 era un sistema ventilato che riceveva gas forniti dalla superficie ed utilizzava un rebreather come sistema di salvataggio. I due tubi erano necessari per collegare l&#8217;elmo al rebreather semiaperto di emergenza (che poteva assicurare circa 20 minuti di autonomia).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa apparecchiatura fu progettata per funzionare fino a 60 metri di acqua con temperature comprese tra 0 e 30 gradi (Celsius). L&#8217;SVV 86 aveva anche una versione &#8220;commerciale&#8221;, il <strong><span style=\"color: #008000;\">SVV 97<\/span><\/strong>. Nel caso della sua versione commerciale, SVV 97, la sicurezza era assicurata da bombolini di aria compressa.&nbsp;Lo sviluppo tecnologico basato sulle esperienze maturate con questi sistemi port\u00f2 al <strong><span style=\"color: #008000;\">SVG-200B <\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\">dove <\/span><strong><span style=\"color: #008000;\">SVG<\/span><\/strong> \u00e8 un&#8217;abbreviazione per attrezzatura da immersione profonda. Il numero 200 indicava che l&#8217;apparecchiatura poteva essere utilizzata fino a una profondit\u00e0 di 200 metri. Ne fu anche prodotta come una versione da 300 metri chiamata SVG 300. L&#8217;attrezzatura completa comprendeva l&#8217;elmo, la tuta KVO-2 con riscaldamento interno ad acqua calda ed il rebreather IDA-72. La <span style=\"color: #000000;\">muta riscaldata con acqua calda<\/span><strong><span style=\"color: #008000;\"> KVO-2<\/span><\/strong> era destinata all&#8217;uso in acqua fredda a temperature comprese tra 0 e 10 gradi e veniva fornita dalla superficie o da una fonte subacquea.&nbsp;Il <strong><span style=\"color: #008000;\">rebreather IDA-72<\/span> <\/strong>funzionava con un ciclo respiratorio semichiuso con assorbimento di CO\u00b2 all&#8217;espirazione. L&#8217;attrezzatura era realizzata dalla fabbrica russa <strong><span style=\"color: #008000;\">RESPIRATOR<\/span><\/strong> che si trova ancora nei pressi di Mosca (www.respiro-oz.ru).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ed oggi?<\/span> <\/strong><\/span><br \/>\nSiamo giunti ai giorni nostri in cui l&#8217;industria russa ha sviluppato prodotti non inferiori a quelli dei paesi occidentali. Vi sono molte compagnie che producono attrezzature per l&#8217;off-shore di prima qualit\u00e0.&nbsp;<span style=\"text-align: justify;\">Ricordo la <strong><span style=\"color: #008000;\">SDS, Smolskiy Diving Suits Co Ltd<\/span><\/strong>, e la &nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\">JSC TETIS PRO<\/span><\/strong>, forse la maggiore compagnia specializzata nello sviluppo, costruzione e fornitura di attrezzature subacquee per tutti gli usi.<\/span><span style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18969\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/svu-5-helmet.jpg\" alt=\"\" width=\"288\" height=\"318\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">SVU-5 della Tetis<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In particolare, la <strong><span style=\"color: #008000;\">JSC TETIS PRO<\/span><\/strong>, nata nel 1991 con base a Mosca, \u00e8 una compagna interamente privata che possiede anche la <strong><span style=\"color: #008000;\">KAMPO<\/span><\/strong>, una compagnia russa con oltre 50 anni di esperienza nel campo, che produce degli eccellenti elmi per palombari come il <strong><span style=\"color: #008000;\">SVU-5<\/span><\/strong>, un casco da immersione progettato per permettere al sommozzatore di lavorare anche in condizioni estreme. Il casco isola la testa del subacqueo dalle condizioni ambientali, lo protegge da eventuali urti meccanici e garantisce una adeguata schermatura termica. E&#8217; un casco dotato di un sistema di respirazione automatico con sistema di respirazione aperto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Respirare attraverso la macchina automatica riduce considerevolmente la portata dell&#8217;aria ed il rumore all&#8217;interno del casco, migliorando la qualit\u00e0 della comunicazione. I test condotti dai subacquei hanno dimostrato affidabilit\u00e0, comfort e sicurezza dell&#8217;applicazione del casco SVU-5.&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"background-color: #eef739; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">HDS ITALIA &#8211; EUDI SHOW 2018<\/span><\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Come tutti gli anni HDS ITALIA sar\u00e0 presente all&#8217;EUDI Show di Bologna con una piccola mostra a tema. Quest&#8217;anno \u00e8 dedicata a:&nbsp;<\/span><\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">PALOMBARI RIVOLUZIONARI &#8211;&nbsp;<\/span><\/strong><span class=\"text_exposed_show\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Viaggio nella storia dei palombari Russi. <\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #008000;\">Nella mostra sar\u00e0 possibile vedere degli elmi molto rari, tra i quali quelli usati nel 1940 dalla societ\u00e0 russa EPRON, un&#8217;emanazione dei Servizi Segreti sovietici, il sistema di alta profondit\u00e0 fino a 200 metri ed un elmo russo sperimentale con cui nel 1948 si utilizzarono le miscele elio ossigeno.&nbsp;<\/span><\/strong><br \/>\n<\/span><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 13<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: STORIA NAVALE PERIODO: XX SECOLO AREA: RUSSIA parole chiave: palombari &nbsp; Tra i libri pubblicati sulla storia della subacquea a volte ve ne sono alcuni che offrono notizie e fotografie inedite che sono una vera manna per gli appassionati. Parliamo oggi del libro del Dott. 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