{"id":17672,"date":"2020-06-17T00:03:57","date_gmt":"2020-06-17T00:03:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=17672"},"modified":"2023-07-23T18:38:05","modified_gmt":"2023-07-23T16:38:05","slug":"modelli-bolle-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/17672","title":{"rendered":"Modelli a bolle &#8211; parte I"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-8 maxbutton maxbutton-livello-2\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello medio<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: SUBACQUEA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: modelli, computer subacquei<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">Ci\u00f2 che funziona \u2026&nbsp; funziona!<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong>Affrontiamo oggi un argomento sovente ritenuto ostico e misterioso, e proprio per questo spesso ritenuto materia riservata ai super-specialisti.&nbsp; Parliamo dei modelli decompressivi a doppia fase, (detti anche modelli a bolle), la cui popolarit\u00e0 \u00e8 in continua crescita, malgrado l\u2019alone di mistero che li circonda. Sar\u00e0 una veloce ma assolutamente interessante panoramica: ci immergeremo appena sollo la superficie del problema guardandoci bene dall&#8217;addentrarci nella giungla di relazioni e formule matematiche complesse delle quali i modelli a bolle sono realmente sovra-saturi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Su cosa si basano gli algoritmi dei nostri computer?<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nQuasi tutti i computer che si trovano al polso dei subacquei di tutto il mondo sono programmati secondo algoritmi decompressivi derivati dal <strong><span style=\"color: #008000;\">modello di Haldane<\/span><\/strong>, ovvero modelli cosiddetti \u201cliquidi\u201d. La teoria di Haldane e i modelli derivati da essa, inclusi i valori <strong><span style=\"color: #008000;\">M<\/span><\/strong> di Workmann e B\u00fchlmann, si basa su una profonda semplificazione di un fenomeno fisiologico estremamente complesso. Esso assume che il gas inerte disciolto nei tessuti sia sempre presente esclusivamente in forma liquida, e non in forma gassosa, ovvero all&#8217;interno di bolle, purch\u00e9 si mantenga il livello di sovra saturazione al di sotto di un certo limite.&nbsp; Per questo sono oggi chiamati <strong><span style=\"color: #008000;\">modelli \u201cliquidi\u201d<\/span><\/strong>.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad Haldane non importava molto capire come e quando effettivamente le bolle si formano ed evolvono, egli era invece fortemente interessato a trovare delle modalit\u00e0 operative di sicurezza, che scongiurassero o limitassero al massimo il rischio di malattia da decompressione per il lavoro in ambiente pressurizzato. In sostanza, i modelli liquidi privilegiano l\u2019efficacia rispetto alla aderenza alla fisiologia umana.&nbsp; Per dirla come il dott. <strong><span style=\"color: #008000;\">Hamilton<\/span><\/strong>, grande studioso statunitense e autore delle tabelle decompressive del NOAA, \u201c<em><strong><span style=\"color: #008000;\">ci\u00f2 che funziona, funziona<\/span><\/strong><\/em>!\u201d.&nbsp;<\/p>\n<figure style=\"width: 1024px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/IMG_4546-1024x768.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 IMG_4546-1024x768.jpg\" width=\"1024\" height=\"768\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">photo credit andrea mucedola<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Malgrado anche il professor B\u00fchlmann avesse agito nel solco della teoria haldaneana, gi\u00e0 dai tempi di <strong><span style=\"color: #008000;\">Robert Workman<\/span><\/strong> c\u2019erano forti sospetti che la formazione di bolle non fosse un fenomeno \u201con-off\u201d, cio\u00e8 determinato esclusivamente dal rapporto di sovra saturazione, dai valori M o dagli analoghi parametri dello <strong><span style=\"color: #008000;\">ZH-L16<\/span><\/strong>. La <strong><span style=\"color: #008000;\">presenza di microbolle<\/span> <\/strong>nell&#8217;organismo umano dopo una immersione fu dimostrata infatti negli anni successivi, grazie alle misurazioni eco-doppler. Questa scoperta spost\u00f2 l\u2019obiettivo della ricerca sui modelli decompressivi verso la comprensione delle leggi che governano l\u2019evoluzione dinamica di tali bolle, e sulla stima del loro effettivo grado di pericolosit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli indizi che sin dagli anni \u201850 facevano pensare alla presenza di bolle nei tessuti anche in immersioni prive di incidenti erano molteplici, in particolare l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">asimmetria delle fasi saturazione e desaturazione<\/span><\/strong>. La desaturazione di fatto avviene con tempi pi\u00f9 lunghi di quelli calcolabili con le equazioni esponenziali usate nella fase di saturazione, e questo anche perch\u00e9 parte dell\u2019inerte, anzich\u00e9 essere disciolto nel sangue, resta intrappolato nelle bolle.&nbsp;&nbsp; I limiti dei modelli liquidi furono evidenziati anche dall&#8217;efficacia delle soste profonde, ancora tuttavia da dimostrare, nel dare maggiore sicurezza all&#8217;immersione.&nbsp;&nbsp; Lo sforzo di comprensione e di miglioramento del modello di riferimento ha portato allo sviluppo dei cosiddetti a modelli doppia fase o modelli a bolle, (bubble models), i quali si distinguono dai precedenti proprio perch\u00e9 tengono conto che in qualunque immersione, svolta con qualunque profilo e a qualunque profondit\u00e0, non tutto l\u2019inerte presente nei tessuti si trova in forma disciolta, ma in piccola parte \u00e8 anche in forma gassosa, contenuto all\u2019interno di bollicine microscopiche. E\u2019 un percorso di ricerca irto difficolt\u00e0, visto che l\u2019obiettivo \u00e8 quello di rendere ottimo ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 buono, ovvero ridurre a percentuali residuali i gi\u00e0 bassi tassi di incidenti riscontrati nelle immersioni professionali e sportive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">I modelli a bolle<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nProviamo allora a descrive per sommi capi il funzionamento del modello a bolle di maggior successo di cui disponiamo, il <strong><span style=\"color: #008000;\">VPM<\/span><\/strong>, cominciando col risolvere un apparente mistero: si ha evidenza sperimentale che le bolle sono presenti dopo qualunque immersione, anche se entro curva o condotta nel rispetto dei tempi di decompressione previsti da computer o tabelle.&nbsp;&nbsp; Si sa anche, per\u00f2, che per generare bolle nel sangue o nei tessuti occorrerebbero condizioni di sovra saturazione molto elevate, non raggiungibili nelle normali immersioni sportive, (sovra-saturazione significa che la tensione di inerte disciolto nei tessuti \u00e8 superiore alla pressione ambiente).&nbsp; Se quindi le bolle ci sono ma non si generano durante l\u2019immersione non c\u2019\u00e8 che una spiegazione: evidentemente erano gi\u00e0 presenti prima del tuffo, anche senza aver fatto altre immersioni da mesi o anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Da dove saltano fuori queste bolle?&nbsp;&nbsp;<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nSi \u00e8 potuto dimostrare che sono sempre presenti nel nostro organismo i cosiddetti semi o nuclei di bolle, o micro nuclei, bollicine di dimensioni microscopiche, di numero pressoch\u00e9 costante, mai viste o rivelate da nessuno strumento disponibile date le loro esigue dimensioni. &nbsp;&nbsp;Esse sono generate da varie cause naturali legate alla ordinaria attivit\u00e0 muscolare, e hanno dimensioni addirittura dell\u2019ordine del micron (un millesimo di millimetro, quasi un decimo delle dimensioni di un globulo rosso, per intenderci).&nbsp;&nbsp; Tali microbolle&nbsp; restano stabili grazie alle presenza delle sostanze surfattanti, come gli acidi grassi, che si trovano sempre nei liquidi e tessuti organici, e che riescono a stabilizzarle opponendosi alle forze che tentano di disgregarle collassandole: la pressione esterna (idrostatica) e la tensione superficiale.&nbsp; Anche se di dimensioni ridottissime, i micro nuclei possono subire una crescita durante la fase di risalita di una immersione, che li rende vere e proprie bolle rivelabili ed in certi casi pericolose.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti,<strong><span style=\"color: #008000;\"> in condizioni di sovrasaturazione<\/span><\/strong>, l\u2019inerte in eccesso ha l\u2019opportunit\u00e0 di trasferirsi all\u2019interno di una bolla gi\u00e0 esistente oltre che rimanere disciolto.&nbsp;&nbsp; Se non pre-esistessero questi nuclei di bolle, la PDD praticamente non esisterebbe per ordinarie immersioni, perch\u00e9 come abbiamo detto i valori di sovra saturazione in gioco in immersioni anche profonde non sono sufficienti a generarle.&nbsp; Quindi le odiose bolle ci sono anche se si sono rispettati i criteri imposti dai vari modelli decompressivi utilizzati, non tutte possono essere eliminate a dovere, e parte di esse sono candidate a crescere di volume durante la fase di risalita. I modelli a bolle cercano di determinare un profilo di risalita capace di limitare la crescita di bolle gi\u00e0 esistenti, in misura tale che esse non diventino di dimensioni pericolose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il \u201ctira e spingi\u201d delle bolle<\/span><\/strong><\/span><strong><em><br \/>\n<\/em><\/strong>Innanzitutto chiariamo che cos\u2019\u00e8 una bolla. Con una grossolana approssimazione potremmo dire che \u00e8 una pallina di gas interamente circondata dal fluido, o da un tessuto ad esso assimilabile. La sua travagliata esistenza dipende da un equilibrio di forze contrapposte, a loro volta legate a molteplici e variabili fattori. La bolla pu\u00f2 essere paragonata ad un palloncino di gomma pieno d\u2019aria: l\u2019unica fondamentale differenza \u00e8 che la sua superficie \u00e8 permeabile, e quindi le molecole del gas interno tendono a sciogliersi nel liquido circostante, cio\u00e8 ad uscire dalla bolla, e le molecole di gas disciolto nel liquido tendono a rientrare nel gas, cio\u00e8 nella bolla, sempre secondo la ben nota <strong><span style=\"color: #008000;\">legge di Henry<\/span><\/strong>.&nbsp; Il processo \u00e8 regolato dalla differenza tra pressione interna del gas nella bolla e la tensione del medesimo gas nel liquido circostante. &nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Consideriamo ora una bolla gassosa immersa in un fluido organico, al quale \u00e8 assimilabile un tessuto del nostro organismo.<\/span><\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_17675\" aria-describedby=\"caption-attachment-17675\" style=\"width: 800px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/fig-1.png\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-17675\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/fig-1.png\" alt=\"Equilibrio di pressioni su una bolla in presenza di surfattanti\" width=\"800\" height=\"777\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/fig-1.png 2026w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/fig-1-300x292.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/fig-1-1024x995.png 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/fig-1-50x50.png 50w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17675\" class=\"wp-caption-text\"><span style=\"font-size: 12pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Equilibrio di pressioni su una bolla in presenza di surfattanti http:\/\/www.marpola.it\/Tecnica e Medicina\/163.htm<\/span><\/strong><\/span><\/figcaption><\/figure>\n<p><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\">Le pressioni in gioco sono:<\/span><\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">la pressione interna del gas e il contributo delle sostanze surfattanti, che spingono dall&#8217;interno della bolla verso l\u2019esterno;<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"font-size: 8pt; color: #008000;\">.<\/span><\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">la pressione esterna e la tensione superficiale che spingono dall&#8217;esterno della bolla verso l\u2019interno.<\/span><\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tensione superficiale si manifesta su qualunque superficie di separazione tra liquido e gas a causa <strong><span style=\"color: #008000;\">della differenza di densit\u00e0 tra le due fasi<\/span><\/strong>. In questa specie di tiro alla fune, che avviene in corrispondenza della superficie della bolla, abbiamo quindi due squadre che si fronteggiano: da una parte la <strong><span style=\"color: #008000;\">pressione interna<\/span><\/strong> con il rinforzo dei surfattanti, dall&#8217;altra <strong><span style=\"color: #008000;\">la pressione esterna<\/span><\/strong> alleata della tensione superficiale. L\u2019equilibrio delle spinte di queste due squadre determina in ogni istante<span style=\"color: #008000;\"> il volume<\/span> (e quindi il raggio) <strong><span style=\"color: #008000;\">della bolla<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa relazione vale in condizioni di equilibrio, cio\u00e8 quando la bolla ha un raggio stabile.&nbsp; Naturalmente questo equilibrio \u00e8 continuamente alterato dal fatto che la pressione esterna dipende dalla profondit\u00e0, quella interna dal continuo passaggio di gas nei due sensi attraverso la superficie della bolla, governato dalla legge di Henry, mentre tensione superficiale e pressione dovuta ai surfattanti dipendono dal raggio istantaneo della bolla.&nbsp; Tramite il modello <strong><span style=\"color: #008000;\">VPM<\/span><\/strong> si \u00e8 riusciti a schematizzare questi fenomeni, scoprendo che le microbolle esistenti tendono a crescere o a collassare durante la risalita da una immersione a seconda delle loro dimensioni iniziali. Del modello VPM parleremo pi\u00f9 approfonditamente nei prossimi articoli<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">fine parte I &#8211; continua<br \/>\n<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\"> Luca Cicali<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: SUBACQUEA PERIODO: XXI SECOLO AREA: DIDATTICA parole chiave: modelli, computer subacquei . Ci\u00f2 che funziona \u2026&nbsp; funziona! 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