{"id":17443,"date":"2017-12-11T00:11:28","date_gmt":"2017-12-10T23:11:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=17443"},"modified":"2023-09-30T18:48:45","modified_gmt":"2023-09-30T16:48:45","slug":"la-lotta-al-contrabbando-nel-teatro-marittimo-corso-durante-il-medio-settecento-fra-operazioni-navali-intelligence-e-diplomazia-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/17443","title":{"rendered":"La lotta al contrabbando nel teatro marittimo c\u00f2rso durante il medio Settecento fra operazioni navali, intelligence e diplomazia &#8211; parte I"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\"> PERIODO: XVII &#8211; XVIII SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\"> AREA: MAR MEDITERRANEO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Genova, contrabbando<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">&lt;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Introduzione<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nNei decenni centrali del XVIII secolo, dal 1729 fino al 1768, la neutrale e pacifica Repubblica di Genova dovette affrontare circa quarant&#8217;anni pressoch\u00e9 ininterrotti di ribellioni e guerre civili nell&#8217;appendice insulare del suo Dominio, il regno di Corsica. Queste cosiddette \u201cguerre di Corsica\u201d rappresentarono dal punto di vista militare un conflitto principalmente terrestre, in cui il teatro marittimo \u2013 relativamente poco studiato, almeno dal punto di vista genovese \u2013 rivest\u00ec tuttavia un ruolo fondamentale. Fin dal principio della prima insurrezione i sollevati furono molto attivi sui mari, non tanto dal punto di vista dell\u2019azione militare quanto dell\u2019attivit\u00e0 commerciale. Il mare, come \u00e8 facile intuire, era l\u2019unica via attraverso cui potevano procurarsi le risorse, materiali e finanziarie, necessarie per alimentare la lotta armata contro Genova, contrabbandando, in entrata, materiale bellico e merci di interesse strategico (prime fra tutte il sale) e, in uscita, generi alimentari e disertori delle truppe genovesi. Una merce, quest\u2019ultima, estremamente redditizia e facile da piazzare sul mercato della guerra settecentesco in quanto molto ricercata soprattutto dai reclutatori degli eserciti spagnolo, veneziano, sabaudo, francese e napoletano. Il contrabbando di guerra c\u00f2rso rappresent\u00f2 un\u2019allettante opportunit\u00e0 di profitto per una variegata costellazione di mercanti, finanzieri, mediatori, armatori, patroni di bastimento, diplomatici e funzionari pubblici stranieri. Di conseguenza, a partire dai primi anni Trenta, and\u00f2 formandosi un\u2019estesa rete di interessi e di traffici che ruotava intorno alle necessit\u00e0 belliche e finanziarie dei ribelli. Una rete che aveva il suo baricentro nel porto di Livorno e si stendeva dalla Francia meridionale ai litorali dei regni di Napoli e Sicilia, coinvolgendo \u2013 a diversi livelli e a seconda del momento \u2013 soggetti provenienti da ogni angolo d\u2019Europa: non solo toscani, napoletani, siciliani, veneziani, sabaudi, liguri e sudditi pontifici ma anche inglesi, olandesi, francesi, spagnoli, ragusei, greci e barbareschi. Genova affront\u00f2 il problema del contrabbando ribelle attraverso strumenti complessi e articolati che, nell&#8217;ambito delle ricerche che ho effettuato durante gli anni del mio Dottorato, sono emersi chiaramente da diversi e consistenti \u201cceppi\u201d di fonti. In primo luogo dalla documentazione di natura militare e navale conservata in alcune sezioni dei fondi Archivio Segreto e Giunta di Marina dell\u2019Archivio di Stato di Genova. In secondo luogo dalla corrispondenza consolare e diplomatica raccolta nelle sezioni Lettere consoli e Lettere ministri appartenenti al gi\u00e0 citato fondo Archivio segreto. Infine da alcuni documenti rinvenuti nell&#8217;Archivio di Stato di Torino, negli archivi parigini e nell\u2019Archivo General de Simancas.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/soldati-genovesi-XVIII-SECOLO.gif\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-17449 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/soldati-genovesi-XVIII-SECOLO.gif\" alt=\"soldati genovesi XVIII SECOLO\" width=\"589\" height=\"377\"><\/a>Tali strumenti derivavano, almeno in parte, da pratiche consolidate messe a punto nei secoli precedenti per contrastare il normale contrabbando marittimo, endemico sia in Corsica che nel Dominio di Terraferma e particolarmente presente lungo le coste del marchesato di Finale, come ha efficacemente dimostrato di recente Paolo Calcagno. Si tratt\u00f2 in primo luogo di una azione prettamente militare e poliziesca, basata sulla capacit\u00e0 di esercitare il controllo del mare attraverso l\u2019impiego di forze navali e, in subordine, di presidi costieri e reparti di truppe leggere, e favorita da un\u2019intesa attivit\u00e0 di intelligence affidata principalmente all&#8217;apparato consolare. In secondo luogo di un\u2019altrettanto intensa attivit\u00e0 diplomatica, complementare a quella poliziesco-militare e funzionale ad essa, ovvero volta principalmente a creare le condizioni necessarie affinch\u00e9 l\u2019azione di controllo del mare si potesse dispiegare nel modo pi\u00f9 efficace possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il pattugliamento costiero<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante l\u2019intero arco del conflitto il principale compito affidato alle forze navali operanti nel teatro c\u00f2rso fu appunto quello di incrociare nelle acque dell\u2019isola al fine di contrastare l\u2019attivit\u00e0 dei contrabbandieri. Gi\u00e0 a partire dai primi anni Trenta il governo genovese si era reso conto di quanto fosse necessario impedire i \u00abtraghetti\u00bb che alimentavano lo sforzo bellico ribelle e, in breve tempo, tale obiettivo divenne una priorit\u00e0 assoluta, tanto da assurgere, in alcuni momenti, a fulcro della strategia genovese.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/repubblica-di-genova-XVIII-secolo1.jpg\" alt=\"repubblica-di-genova-XVIII-secolo1\" width=\"659\" height=\"589\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il controllo del mare attraverso l\u2019impiego di forze navali presentava difficolt\u00e0 non da poco. Notevoli furono, ad esempio, le problematiche di ordine operativo connesse alla scelta dei bastimenti da impiegare per espletare tali missioni. Ogni primavera le galee dello stuolo pubblico permanente uscivano da Genova per dare la caccia ai corsari barbareschi e, a partire dal 1729, per appoggiare le operazioni belliche in Corsica, ivi compresa la lotta al contrabbando. Tuttavia questi bastimenti, col tempo, iniziarono ad essere ritenuti poco utili per le operazioni di caccia ai piccoli natanti utilizzati sovente dai contrabbandieri, se non quando erano accompagnati da legni leggeri di conserva. Finirono quindi per essere utilizzati come unit\u00e0 di copertura per proteggere i battelli minori, dediti alla caccia, dal pericolo rappresentato dai navigli corsari barbareschi, oppure per essere relegati e meri compiti logistici, in modo da liberare gli armamenti straordinari leggeri, solitamente utilizzate per tali scopi, e destinarli esclusivamente al pattugliamento. Le galee dello stuolo permanente non furono quindi gli unici bastimenti a cui Genova affid\u00f2 la polizia marittima nel teatro c\u00f2rso. Ogni anno il Magistrato dei Conservatori del Mare, la Giunta di Marina e la Deputazione di Corsica (cio\u00e8 gli organismi deputati alla gestione delle operazioni navali e del conflitto c\u00f2rso) armarono in guerra squadre e squadriglie di legni mercantili di medie e piccole dimensioni, provenienti dalle marinerie delle riviere liguri e dei litorali c\u00f2rsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pinchi, galeotte e brigantine a remi da Laigueglia, Diano, Alassio e Deiva; feluche e feluconi da Chiavari e Lerici; gondole e leudi da Bonifacio, Bastia, Aiaccio, Calvi e dai porti del Capocorso; infine navi, barche e altri natanti di varia natura da diversi centri costieri siti nelle immediate vicinanze di Genova (come Sturla, Quinto, Quarto, Sestri Ponente e altri ancora). Prima di continuare \u00e8 doverosa una precisazione. In riferimento alle tipologie di unit\u00e0 citate qui sopra si tenga presente che, ad eccezione delle galee, la denominazione dei bastimenti nelle fonti \u00e8 quanto di pi\u00f9 variegato si possa immaginare. Uno stesso battello pu\u00f2 essere definito ricorrendo a due, tre o pi\u00f9 categorie diverse. Un <strong><span style=\"color: #008000;\">pinco<\/span><\/strong> pu\u00f2 essere indicato come <strong><span style=\"color: #008000;\">sciabecco<\/span><\/strong> in un primo documento, <strong><span style=\"color: #008000;\">barca<\/span><\/strong> in un secondo e <strong><span style=\"color: #008000;\">tartana<\/span><\/strong> in un terzo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/feluca-1024x830.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 feluca-1024x830.jpg\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una <strong><span style=\"color: #008000;\">feluca<\/span><\/strong> pu\u00f2 essere identificata da un osservatore come uno scappavia, un leudo, una godola, un felucone o una speronara. Nella \u201ccivilt\u00e0 del legno\u201d i navigli non erano standardizzati come ai giorni nostri. Nella costruzione di un bastimento il maestro d\u2019ascia ci metteva del suo e ogni imbarcazione poteva costituire un pezzo unico, riconducibile s\u00ec ad una categoria, ma anche a pi\u00f9 d\u2019una contemporaneamente. Durante la sua vita un bastimento subiva spesso modifiche anche consistenti, e magari nell&#8217;arco di breve tempo, perdendo alcune delle caratteristiche proprie di una categoria e assumendo quelle di un&#8217;altra, per poi recuperare altrettanto rapidamente quelle originali. I legni mercantili genovesi noleggiati per essere armati in guerra, ad esempio, venivano abitualmente modificati nell&#8217;Arsenale di Genova e potevano assumere, per il solo tempo del servizio militare, un aspetto anche molto differente da quello originario. La confusione relativa alla denominazione dei navigli dipendeva, naturalmente, anche dall&#8217;osservatore e dall&#8217;origine della fonte. Le fonti consolari, ad esempio, contengono sovente informazioni di seconda o terza mano, e possono quindi riportare diverse versioni di uno stesso avvenimento e diverse indicazioni relative a uno stesso oggetto, quale poteva ad esempio essere un bastimento avvistato in mare durante la navigazione.<\/p>\n<figure id=\"attachment_17450\" aria-describedby=\"caption-attachment-17450\" style=\"width: 750px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/contrabbandieri-del-18-secolo.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-17450\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/contrabbandieri-del-18-secolo.jpg\" alt=\"contrabbandieri del 18 secolo\" width=\"750\" height=\"533\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/contrabbandieri-del-18-secolo.jpg 633w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/contrabbandieri-del-18-secolo-300x214.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 750px) 100vw, 750px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17450\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">contrabbandieri corsi del XVIII secolo<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ultimo la pluralit\u00e0 di denominazioni poteva anche derivare dalla classificazione indicata nei documenti di navigazione, e questa spesso era \u201cal ribasso\u201d, ossia una polacca poteva essere classificata (con le complicit\u00e0 delle autorit\u00e0, in particolare di quelle consolari) come una tartana per pagare un importo minore di ancoraggio I mercantili armati genovesi imbarcavano marinai reclutati possibilmente nell&#8217;ambito delle stesse comunit\u00e0 dai cui provenivano i bastimenti ed erano comandanti o dal loro patrone (a volte elevato al grado di capitano) o da un militare di professione, solitamente un capitano che aveva maturato esperienza al comando degli armamenti straordinari allestiti per la controcorsa antibarbaresca o un ufficiale in servizio sulle galee. In questo caso il patrone il pi\u00f9 delle volte restava comunque a bordo con funzioni paragonabili a quella di un odierno primo ufficiale, e non era infrequente che il capitano gli affidasse il governo della nave, in considerazione della conoscenza che aveva di quello che era il suo bastimento. Tendenzialmente non vi fu difficolt\u00e0 a trovare battelli e marinai disponibili per l\u2019arruolamento: navigare in pubblico servizio era considerata infatti un\u2019allettante opportunit\u00e0 di integrare i spesso magri proventi della normale attivit\u00e0 marittima. In alcuni casi tuttavia i giusdicenti delle riviere liguri ebbero difficolt\u00e0 a racimolare gli uomini necessari, e dovettero quindi ricorrere alla forza pubblica, esercitando al contempo pressioni sui notabili locali affinch\u00e9 attivassero quei collaudati meccanismi clientelari che permettevano di accedere pi\u00f9 facilmente alle risorse umane delle comunit\u00e0. Sui legni di maggiori dimensioni, a volte, venivano imbarcate anche piccole guarnigioni di truppa formate da soldati che, non esistendo unit\u00e0 di fanteria di marina, erano distaccati dai battaglioni di linea, apparentemente senza alcun criterio preferenziale se non quello della disponibilit\u00e0 immediata. Questa variegata costellazione di armamenti straordinari, mai permanenti e quasi sempre stagionali, fu allestita in risposta a determinate esigenze operative, in base alle quali vennero di volta in volta preferite alcune tipologie di battelli piuttosto che altre. Tutto ci\u00f2 non senza frequenti dibattiti, periodici ripensamenti e il ricorso ad alcune interessanti soluzioni di compromesso, come dimostra ampiamente la documentazione prodotta dai gi\u00e0 citati organi di governo incaricati del noleggio e dell\u2019allestimento dei bastimenti. Tendenzialmente durante la buona stagione furono armati per lo pi\u00f9 legni leggeri a remi, agili, manovrabili e adatti ad operare nelle calme estive, quali brigantine, galeotte, feluconi e feluche. In inverno, al contrario, si ricorse preferibilmente a velieri di medie dimensioni, soprattutto barche e pinchi, in grado di tenere meglio il mare in presenza di condizioni meteorologiche avverse. A fronte di queste considerazioni generiche basate sulla stagionalit\u00e0 delle operazioni vanno tenuti presenti altri fattori che condizionarono la scelta dei bastimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad esempio, la necessit\u00e0 di avere navigli adatti alla navigazione sottocosta, e in grado di utilizzare come base approdi inadatti ad accogliere legni pi\u00f9 grandi, fece sovente optare per l\u2019armamento di legni leggeri a remi (solitamente noleggiati in loco) anche durante l\u2019inverno. D\u2019altra parte il pericolo rappresentato dalla presenza dei corsari barbareschi e, a volte, da alcuni legni contrabbandieri grandi e ben armati determin\u00f2 la necessit\u00e0 di mettere in mare anche nella buona stagione pinchi e barche ben munite di artiglieria, ed opportunamente dotate di remi per garantire loro mobilit\u00e0 anche durante le calme estive. 4<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si deve tener presente che le scelte del Serenissimo Governo furono condizionate anche e soprattutto dalla scarsa disponibilit\u00e0 di risorse economiche. La soluzione ottimale per far fronte all\u2019ampia gamma di problematiche operative esposte qui sopra sarebbe stata infatti quella di mobilitare delle consistenti squadre combinate composte da bastimenti di diversa natura, in modo da poter realizzare un organico impianto di controllo attraverso l\u2019interazione della presenza dei presidi litoranei, del pattugliamento sottocosta e del pattugliamento avanzato d\u2019altura. In tale contesto i legni di maggiori dimensioni (galee e velieri ben armati) si sarebbero dovuti occupare principalmente di incrociare in alto mare, di proteggere i bastimenti leggeri e di eseguire missioni di natura logistica, lasciando ai feluconi e alle feluche le operazioni sottocosta. Tuttavia solo in rare occasioni Genova, per scarsezza di risorse finanziarie, riusc\u00ec ad allestire consistenti flotte combinate in grado di controllare capillarmente le acque dell\u2019isola. Pi\u00f9 spesso, a causa delle ristrettezze di bilancio, dovette ricorre ad armamenti numericamente contenuti, il pi\u00f9 delle volte formati da bastimenti dalle caratteristiche versatili che oggi definiremmo multiruolo. Fra questi vale la pena di ricordare le brigantine-coralline di Alassio, i grandi <strong><span style=\"color: #008000;\">feluconi<\/span> <\/strong>di Lerici, una mezza galea statale e alcuni velieri a propulsione mista (pinchi corridori e sciabecchi veloci). Si trattava di legni abbastanza agili e manovrabili, in grado di operare sia nella cattiva che nella buona stagione, e di dimensioni sufficienti da non temere il confronto con i navigli barbareschi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/navicelloberti3b.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-17455 alignright\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/navicelloberti3b.jpg\" alt=\"navicelloberti3b\" width=\"584\" height=\"482\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/navicelloberti3b.jpg 526w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/navicelloberti3b-300x247.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 584px) 100vw, 584px\" \/><\/a>In quelle poche occasioni in cui il Serenissimo Governo riusc\u00ec a mobilitare flotte combinate numericamente consistenti ritroviamo nei mari di Corsica galee, barche, pinchi, brigantine, galeotte, feluconi e legni minori fino ad un massimo di 20-25 unit\u00e0. Dette unit\u00e0, in piccole squadre o singolarmente, venivano destinate a settori di pattugliamento (litoraneo) stabiliti con precisione in modo da coprire l\u2019intero perimetro dell\u2019isola, e alle acque comprese fra la Toscana e la Corsica nordorientale (settori di pattugliamento avanzato), dove si snodavano le direttrici di traffico del contrabbando gravitante intorno a Livorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A quest\u2019ultimo delicato settore furono dedicate attenzioni particolari anche e soprattutto nei frequenti momenti in cui, a causa delle gi\u00e0 menzionate ristrettezze di bilancio, Genova fu costretta ad impiegare per il controllo dei mari c\u00f2rsi un numero di unit\u00e0 insufficiente a coprire l\u2019interno perimetro costiero isolano. In tali circostanze le risorse disponibili furono concentrate nelle zone dove pi\u00f9 intensa era l\u2019attivit\u00e0 dei contrabbandieri e quindi, in primo luogo, nelle acque dell\u2019Arcipelago Toscano e nel Canale di Corsica. Qui risult\u00f2 di fondamentale importanza il possesso dell\u2019isola di Capraia, la sentinella della Repubblica sul Canale, posta a met\u00e0 strada fra gli approdi della Corsica orientale e Livorno: essa divenne il principale punto d\u2019appoggio delle forze genovesi dislocate in questo settore.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Fine I parte &#8211; continua<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Prof. Emiliano Beri<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">presentato al convegno \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Contrabbando e legalit\u00e0: polizie a difesa di privative diritti sovrani e pubblico erario<\/span><\/em><\/strong>\u201d &#8211; Universit\u00e0 degli Studi di Messina, Messina 1-3 dicembre 2011<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, pur rispettando la netiquette, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/17443\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a><br \/>\n<a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/17445\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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