{"id":16777,"date":"2017-11-11T00:05:32","date_gmt":"2017-11-10T23:05:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=16777"},"modified":"2024-07-04T07:23:33","modified_gmt":"2024-07-04T05:23:33","slug":"16777","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/16777","title":{"rendered":"La difficile arte del combattimento navale all&#8217;epoca di Azio, si fa presto a dire speronamento di Nicola Zotti"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: VII &#8211; II SECOLO A.C.<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: ROMA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: rostri, guerra navale<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Potrei raccontarvi, e forse dovrei, lo svolgimento della battaglia di Azio, ma preferisco intrattenervi sulla difficolt\u00e0 della guerra navale in quell&#8217;epoca. I primi rostri navali avevano forma di una punta affusolata. Verso la fine del VII secolo si afferm\u00f2 un nuovo modello che divenne ben presto lo standard di quel periodo; terminante con una testa schiacciata, simile al muso di un cinghiale, era progettato per assestare un colpo dirompente al fasciame dello scafo avversario senza penetrare al suo interno.<\/p>\n<figure id=\"attachment_16783\" aria-describedby=\"caption-attachment-16783\" style=\"width: 750px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/17asse.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-16783\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/17asse.jpg\" alt=\"asse romano con prora di nave che mostra il rostro \" width=\"750\" height=\"376\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/17asse.jpg 800w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/17asse-300x150.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/17asse-540x272.jpg 540w\" sizes=\"(max-width: 750px) 100vw, 750px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-16783\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">asse romano con prora di nave che mostra il rostro <\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante le Guerre del Peloponneso, il rostro assunse la forma che avrebbe mantenuto nei secoli: una testa composta da tre alette orizzontali incrociate al centro con una solida sezione verticale. Era la forma ideata per sferrare un colpo a martello, capace di concentrare una forza enorme in una zona molto ristretta e, al contempo, di non penetrare nello scafo tanto da non poter pi\u00f9 essere estratta.<\/p>\n<figure id=\"attachment_16784\" aria-describedby=\"caption-attachment-16784\" style=\"width: 800px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Trapani_Museo_Pepoli_Il_Rostro_2012_07.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-16784 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Trapani_Museo_Pepoli_Il_Rostro_2012_07.jpg\" alt=\"Trapani_Museo_Pepoli_Il_Rostro_2012_07\" width=\"800\" height=\"530\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Trapani_Museo_Pepoli_Il_Rostro_2012_07.jpg 800w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Trapani_Museo_Pepoli_Il_Rostro_2012_07-300x199.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-16784\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Rostro romano della battaglia delle Egadi 241 a.C. conservato al museo Pepoli di Trapani<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">I rostri &#8220;alettati&#8221; erano progettati per tagliare il tavolato e le travi longitudinali lungo le loro giunzioni, e di farlo rispetto ampi angoli incidenti allo scafo, in modo che la penetrazione potesse essere realizzata su un&#8217;ampia gamma di direzioni di attacco. Gli scafi antichi erano costruiti con fasciame strettamente collegato da perfetti incastri a mortasa e tenone, e un colpo inflitto da un ariete alettato riusciva a sconnettere giunzioni a molti metri di distanza dal punto d&#8217;impatto. La struttura in legno a sostegno dello strumento offensivo era altrettanto importante; al momento dell&#8217;impatto questa struttura non doveva solo sostenere un&#8217;enorme forza di compressione tra la testa del rostro e la massa stessa della nave, equivalente alla massa espressa dall&#8217;imbarcazione lanciata a tutta velocit\u00e0, ma anche sostenere enormi pressioni laterali e verticali. Oltretutto ci sono indizi che suggeriscono che l&#8217;ariete fosse una struttura mobile rispetto alla nave stessa, in modo che, nella realistica eventualit\u00e0 che esso potesse essere strappato durante le manovre di sganciamento o di altro tipo, questo non comportasse necessariamente gravi danni strutturali per la nave stessa. I rostri avevano dimensioni notevolmente variabili a seconda della classe della nave da guerra a cui erano destinati.<\/p>\n<figure id=\"attachment_16778\" aria-describedby=\"caption-attachment-16778\" style=\"width: 750px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/rostro_haifa-e1507549185745.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-16778\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/rostro_haifa-e1507549185745.jpg\" alt=\"rostro_haifa\" width=\"750\" height=\"563\"><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-16778\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">il rostro di Haifa<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;esempio meglio conservato di un ariete alettato \u00e8 una fusione in bronzo proveniente da una galea del II secolo rinvenuta nel 1980 al largo della costa di Israele ad Athlit e attualmente esposto al museo navale di Haifa. Il suo peso, di poco meno di mezza tonnellata, lo pone vicino alla media di una vasta gamma di rostri da combattimento. Ad esempio, il Deutsches Schiffahrtsmuseum di Bremerhaven, in Germania, \u00e8 in possesso di un ariete del peso di soli 53 kg, meno di un ottavo del peso dell&#8217;ariete di Athlit. Doveva provenire da una classe di navi molto piccole, una &#8220;2&#8221; o anche una &#8220;1&#8221; (due o una serie rematori). Gli scavi del monumento eretto a seguito della vittoria di Ottaviano ad Azio hanno rivelato che aveva lo scopo di esporre i rostri, catturati ai vascelli maggiori della flotta di Antonio, che dovevano pesare fino a 2 tonnellate.<\/p>\n<div class=\"lyte-wrapper fourthree\" style=\"width:420px;max-width:100%;margin:5px;\"><div class=\"lyMe\" id=\"WYL_XB__eWBdSC0\"><div id=\"lyte_XB__eWBdSC0\" data-src=\"\/\/i.ytimg.com\/vi\/XB__eWBdSC0\/hqdefault.jpg\" class=\"pL\"><div class=\"tC\"><div class=\"tT\"><\/div><\/div><div class=\"play\"><\/div><div class=\"ctrl\"><div class=\"Lctrl\"><\/div><div class=\"Rctrl\"><\/div><\/div><\/div><noscript><a href=\"https:\/\/youtu.be\/XB__eWBdSC0\" rel=\"nofollow\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.ytimg.com\/vi\/XB__eWBdSC0\/0.jpg\" alt=\"YouTube video thumbnail\" width=\"420\" height=\"295\" \/><br \/>Guarda questo video su YouTube<\/a><\/noscript><\/div><\/div><div class=\"lL\" style=\"max-width:100%;width:420px;margin:5px;\"><\/div><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 di recente sono stati rinvenuti e riportati alla luce rostri romani e punici della battaglia delle Egadi, cui si riferiscono i filmati che vedete qui sotto. La chiave del successo di un attacco di speronamento era nella tempistica. Giudicare il momento esatto in cui frenare la barca coi remi per rallentare lo slancio dell&#8217;attacco era altrettanto importante che valutare correttamente la velocit\u00e0 e la traiettoria delle rispettive galee una volta che la nave attaccante aveva inquadrato il suo bersaglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Polibio racconta che, nella battaglia di Chio (201 a.C.), la pi\u00f9 potente nave della flotta di Filippo V di Macedonia, una &#8220;10&#8221;, speron\u00f2 accidentalmente una delle sue stesse navi proprio quando questa devi\u00f2 dal suo cammino, sferrandole un potentissimo colpo in mezzo ai ponti rematori, al di sopra della linea di galleggiamento, e vi rimase incastrata, perch\u00e9 il timoniere non aveva avuto il tempo di controllare o invertire lo slancio della propria nave. Intrappolata, l&#8217;ammiraglia fu messa fuori combattimento da due navi nemiche di classe &#8220;5&#8221;, che la speronarono sotto la linea di galleggiamento su entrambe le fiancate. Se la nave attaccante riusciva a colpire l&#8217;avversaria perpendicolarmente, era sufficiente una velocit\u00e0 anche di soli 2 o 3 nodi per provocare gravi danni. La velocit\u00e0 necessaria per effettuare un attacco di speronamento, invece, aumentava al crescere dell&#8217;angolo di impatto: dai 4 nodi necessari con un angolo di 60\u00b0, ai 5 nodi per i 45\u00b0 e agli 8 nodi per un angolo di 30\u00b0.<\/p>\n<div class=\"lyte-wrapper fourthree\" style=\"width:420px;max-width:100%;margin:5px;\"><div class=\"lyMe\" id=\"WYL_pF23O72TUOE\"><div id=\"lyte_pF23O72TUOE\" data-src=\"\/\/i.ytimg.com\/vi\/pF23O72TUOE\/hqdefault.jpg\" class=\"pL\"><div class=\"tC\"><div class=\"tT\"><\/div><\/div><div class=\"play\"><\/div><div class=\"ctrl\"><div class=\"Lctrl\"><\/div><div class=\"Rctrl\"><\/div><\/div><\/div><noscript><a href=\"https:\/\/youtu.be\/pF23O72TUOE\" rel=\"nofollow\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.ytimg.com\/vi\/pF23O72TUOE\/0.jpg\" alt=\"YouTube video thumbnail\" width=\"420\" height=\"295\" \/><br \/>Guarda questo video su YouTube<\/a><\/noscript><\/div><\/div><div class=\"lL\" style=\"max-width:100%;width:420px;margin:5px;\"><\/div><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da questi semplici dati si comprende come le navi pi\u00f9 agili avessero molte pi\u00f9 opzioni di attacco disponibili e che quindi una flotta ideale del periodo di Azio dovesse essere composta da una forza mista, con i grandi vascelli a tenere la linea e quelli pi\u00f9 piccoli a cercare fianchi e le spalle del nemico. Gli abitanti di Rodi, veri specialisti nelle tattiche di speronamento, compensavano il peso di una maggiore protezione alla linea di galleggiamento, spostando alcuni uomini in avanti per ottenere l&#8217;abbassamento della prua appena prima dell&#8217;impatto, e quindi facilitando la penetrazione del rostro al di sotto della linea di galleggiamento. Era una tattica molto efficace perch\u00e9 una falla sotto la linea di galleggiamento avrebbe causato l&#8217;allagamento dello scafo pi\u00f9 velocemente di una breccia delle stesse dimensioni al di sopra della linea stessa. In realt\u00e0, l&#8217;affondamento di un vascello era un evento raro, tanto che Tucidide riferisce sempre di navi poste fuori combattimento o allagate, e non semplicemente di navi scomparse tra le onde.<\/p>\n<p class=\"alignnone\" style=\"text-align: justify;\">Possiamo calcolare la quantit\u00e0 di acqua che poteva entrare in uno scafo attraverso un foro rettangolare aperto al di sotto della linea di galleggiamento.&nbsp; Se poniamo un valore&nbsp; &#8216;b&#8217; in metri di larghezza e &#8216;h&#8217; in metri di altezza, la portata&nbsp; sarebbe approssimativamente di 100 b (3\/2h) tonnellate al minuto. Ad esempio, se la falla sotto il galleggiamento \u00e8 di 1 metro per 1 metro, l&#8217;acqua entrerebbe nell&#8217;imbarcazione alla velocit\u00e0 di circa 150 tonnellate al minuto. Questo afflusso si stabilizzerebbe ben presto ad un livello insufficiente a superare la galleggiabilit\u00e0 naturale dello scafo, calcolabile in circa il 40% del suo peso.<\/p>\n<p class=\"alignnone\" style=\"text-align: justify;\">In pratica, pi\u00f9 acqua penetrava nello scafo, pi\u00f9 la nave colpita si abbassava nell&#8217;acqua, rendendo meno efficaci i remi e la nave meno maneggevole e pi\u00f9 instabile, sbandando notevolmente ad ogni spostamento dell&#8217;equipaggio a bordo. Alla fine sarebbe stata praticamente immobilizzata ed esposta ad ogni minima bizzarria delle onde. Catturarla come bottino prima che un&#8217;onda un po&#8217; pi\u00f9 forte completasse quello che il rostro aveva cominciato era quindi un imperativo.<\/p>\n<p class=\"alignnone\" style=\"text-align: justify;\">Dispiegare a bordo sufficienti fanti di marina per abbordare una nave nemica era molto problematico perch\u00e9 questa massa di uomini riuniti in un qualsiasi lato dello scafo avrebbe causato un&#8217;inclinazione della nave tale da ostacolare l&#8217;azione dei rematori nel momento pi\u00f9 critico. La pratica standard doveva quindi essere quella di tenere le truppe il pi\u00f9 possibile centrate lungo la linea mediana della nave fino a quando, giusto un istante prima del contatto, potevano finalmente trasferirsi sull&#8217;obiettivo. \u00c8 noto che i romani ricorrevano al &#8220;Corvo&#8221;, per abbordare le navi avversarie fin dai tempi delle guerre puniche. Era un sistema ideale per le navi maggiori, ma poco pratico per quelle pi\u00f9 piccole.<\/p>\n<p class=\"alignnone\" style=\"text-align: justify;\">Viene attribuita a <strong><span style=\"color: #008000;\">Marco Vipsanio Agrippa<\/span> <\/strong>l&#8217;invenzione dell&#8217;Harpax, un uncino che vedete qui rappresentato, che veniva lanciato tramite un&#8217;apposita catapulta per tirare a s\u00e9 l&#8217;avversario; un arma molto difficile da rompere o da sganciare.<\/p>\n<p class=\"alignnone\" style=\"text-align: justify;\">Il problema degli equilibri interni delle navi dell&#8217;epoca era tale da rendere necessaria una disciplina assoluta: ogni uomo doveva conoscere alla perfezione il proprio posto sulla nave e non doveva abbandonarlo mai senza un preciso ordine, pena la compromissione dell&#8217;equilibrio generale del mezzo. Questo valeva anche se non soprattutto in combattimento, perch\u00e9 era necessario ridistribuire i pesi per rimediare alle perdite da tiro o ad altre emergenze come gli incendi. Acquisire questa pratica richiedeva un lungo addestramento e un&#8217;altrettanto considerevole esperienza di combattimento: due qualit\u00e0 difficilissime da ottenere.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Nicola Zotti<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, pur rispettando la netiquette, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">&nbsp;<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">&nbsp;<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>&#8211; . ARGOMENTO: STORIA NAVALE PERIODO: VII &#8211; II SECOLO A.C. 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