{"id":16678,"date":"2017-11-28T00:45:19","date_gmt":"2017-11-27T23:45:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=16678"},"modified":"2026-05-24T17:46:45","modified_gmt":"2026-05-24T15:46:45","slug":"la-navigazione-dei-polinesiani-dal-kon-tiki-al-hok","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/16678","title":{"rendered":"Nei mari della Polinesia, dal Kon Tiki al H\u014dk\u016ble&#8217;a, alla scoperta della navigazione antica polinesiana"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: NAVIGAZIONE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: metodi di navigazione antichi, Polinesia<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Una zattera alla deriva nel pacifico, il Kon Tiki<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nI pi\u00f9 giovani forse non hanno mai sentito parlare del viaggio del <strong><span style=\"color: #008000;\">Kon Tiki, <\/span><\/strong>una zattera ideata\u00a0dall&#8217;esploratore e scrittore norvegese <strong><span style=\"color: #008000;\">Thor Heyerdahl<\/span> <\/strong>per dimostrare che la colonizzazione della Polinesia poteva essere avvenuta, in epoca precolombiana, da popolazioni provenienti dal Sud America, utilizzando delle semplici zattere che navigavano alla deriva trasportate dalle correnti. Il Kon Tiki fu costruito con tecnologie conosciute sin dalla preistoria, impiegando materiali naturali. Inizialmente, gli esploratori, cinque norvegesi ed uno svedese, si recarono in Per\u00f9 per reperire i materiali necessari per la costruzione della zattera, tra cui un tenero e leggerissimo legno di balsa.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/20141004010006-kontiki_pressemotiv_16.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-16687 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/20141004010006-kontiki_pressemotiv_16.jpg\" alt=\"20141004010006-kontiki_pressemotiv_16\" width=\"548\" height=\"388\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/20141004010006-kontiki_pressemotiv_16.jpg 800w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/20141004010006-kontiki_pressemotiv_16-300x212.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 548px) 100vw, 548px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">il Kon Tiki nel suo viaggio alla deriva nell&#8217;Oceano. I suoi resti furono restaurati\u00a0 e sono ora esposti al Kon-Tiki Museum di Oslo.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene portassero con loro una radio e degli strumenti di navigazione, l&#8217;imbarcazione non aveva nulla di moderno, ed era stata costruita basandosi sulle cronache scritte dai colonizzatori spagnoli. Il viaggio inizi\u00f2 il 28 aprile 1947 e <strong><span style=\"color: #008000;\">Thor Heyerdahl<\/span><\/strong> ed i suoi cinque compagni di viaggio restarono in mare, alla deriva delle correnti, per ben 101 giorni, attraversando il Pacifico verso ovest sospinti dai venti e dalle correnti. Il 7 agosto del 1947 i navigatori si arenarono finalmente sulla barriera corallina di <strong><span style=\"color: #008000;\">Raroia<\/span><\/strong> nell&#8217;arcipelago delle Isole Tuamotu. L\u2019impresa ebbe un enorme successo mediatico seguito da molti libri ed un documentario corredato dai filmati effettuati durante il viaggio. <span style=\"color: #000000;\">In estrema sintesi, <\/span><strong><span style=\"color: #008000;\">Thor Heyerdahl<\/span><\/strong> afferm\u00f2 di aver dimostrato come, in epoche remote, alcune popolazioni del Centro\/Sud america avevano potuto raggiungere le isole del Pacifico e colonizzarle sfruttando solo le correnti marine. Rimasero per\u00f2 aperte molte domande. Dopo il primo approdo, come facevano a navigare in un&#8217;area immensa come il Pacifico? Restarono isolati nei loro atolli di approdo o riuscirono a mantenere dei contatti fra di loro? Quale erano le loro capacit\u00e0 nautiche?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Una scoperta straordinaria<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nUn geografo dello <strong><span style=\"color: #008000;\">Smithsonian Museum<\/span><\/strong>, <strong><span style=\"color: #008000;\">Doug Herman<\/span><\/strong>, ha recentemente scritto un interessante <strong><span style=\"color: #008000;\"><a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/www.smithsonianmag.com\/smithsonian-institution\/how-voyage-kon-tiki-misled-world-about-navigating-pacific-180952478\/\">articolo sulla navigazione tradizionale dei Polinesiani<\/a><\/span><\/strong> che svela molti aspetti sconosciuti sulle capacit\u00e0 di quei popoli del mare di navigare e che, sotto un certo aspetto, va a confutare la tesi della deriva incontrollata di quegli antichi navigatori sostenuta da <strong><span style=\"color: #008000;\">Thor Heyerdahl<\/span><\/strong>. La ricerca si \u00e8 basata sulle fonti antiche che hanno rivelato che gli abitanti del Pacifico non solo avevano conoscenze del moto delle stelle ma erano in grado, sin dai tempi antichi, di navigare tra le isole seguendo rotte per lunghe distanze. Non si trattava quindi di spostamenti casuali di zattere alla deriva ma vere e proprie navigazioni grazie a capacit\u00e0 nautiche basate su nozioni antiche che in Occidente si erano perse.\u00a0Nel XIII secolo i Tahitiani erano in grado di percorrere grandi distanze e probabilmente si erano stabiliti alle isole Marchesi ancora prima. A quando risaliva questa loro capacit\u00e0?\u00a0Per poter rispondere a queste domande bisognava quindi ricercare fra le isole gli ultimi depositari di tali antiche conoscenze che permettevano senza l&#8217;ausilio di nessun strumento tecnologico moderno di navigare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La testimonianza di Cook<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nNel 1778 il <strong><span style=\"color: #008000;\">capitano Cook<\/span><\/strong>, a bordo del <strong><span style=\"color: #008000;\"><span title=\"\">H.M.S.<\/span> Endeavour<\/span> <\/strong>arriv\u00f2 per primo alle isole Hawaii nell&#8217;ambito di una spedizione scientifica per tracciare il corso del pianeta Venere. Nella sua campagna oceanografica fece una sosta a Tahiti dove conobbe un sacerdote locale, <strong><span style=\"color: #008000;\">Tupaia<\/span><\/strong>, inviato a bordo come mediatore culturale. <strong><span style=\"color: #008000;\">Tupaia<\/span><\/strong> era un esperto navigatore polinesiano che si era trasferito a vivere a Tahiti, un&#8217;isola situata 2.500 miglia pi\u00f9 a sud delle Hawaii, ed era stato, in precedenza, arruolato da <strong><span style=\"color: #008000;\">Joseph Banks<\/span><\/strong> per aiutarli a navigare in quei mari sconosciuti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-8239 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Captainjamescookportrait.jpg\" alt=\"Captainjamescookportrait\" width=\"365\" height=\"458\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">James Cook<\/span><\/strong> rimase presto sorpreso di vedere come Tupaia fosse in grado di conversare con gli abitanti delle isole che incontravano nelle loro stesse lingue. Immagin\u00f2 quindi che dovesse esserci stata una radice comune, un unico popolo che viveva in quel grande oceano e in qualche modo si era distribuito colonizzando quelle isole lontane. Per identificarli Cook cre\u00f2 un nuovo termine, <strong><span style=\"color: #008000;\">Polinesiani<\/span><\/strong>, il popolo delle &#8220;molte isole&#8221;, abitanti tutte le terre dall&#8217;isola di Pasqua alla Nuova Zelanda (Aotearoa) nel sud-ovest, fino alle Hawaii, poste pi\u00f9 a nord. Questi tre caposaldi definiscono ancora oggi quello che viene definito il &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Triangolo Polinesiano<\/span><\/strong>&#8220;, la &#8220;nazione&#8221; pi\u00f9 grande della Terra che conta pi\u00f9 di mille isole sparse su sedici milioni di miglia quadrate di Oceano. Questa comunione linguistica dimostrava che quei popoli erano quindi tutti legati fra loro da una antica radice comune. Un&#8217;ipotesi difficile da dimostrare in quanto essi, apparentemente, non avevano la tecnologia per poter navigare da una parte all&#8217;altra di quell&#8217;immenso oceano. La teoria del capitano Cook fu accolta con scetticismo e anche <strong><span style=\"color: #008000;\">Thor Heyerdahl<\/span><\/strong> rifiut\u00f2 questa presunta eredit\u00e0 culturale pregressa, sostenendo che la navigazione nel Pacifico si basava in gran parte sui venti del Pacifico che scorrono prevalentemente da Est a Ovest, ipotizzando che le loro imbarcazioni dovevano\u00a0 essersi spostate alla deriva, trasportate dalle correnti, ed avevano poi raggiunto un atollo dove poi i marinai si erano stabiliti creando delle nuove colonie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Navigare in maniera olistica<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nQuesta teoria contrastava con la tradizione orale dei Polinesiani che riferivano di <strong><span style=\"color: #008000;\">poter navigare contro vento<\/span><\/strong> ovvero da ovest verso confermata dalle tracce linguistiche ed archeologiche comuni che erano gi\u00e0 state descritte da Cook. Per i nativi polinesiani, la navigazione non era solo un&#8217;arte antica ma una pratica spirituale e scientifica. Ai navigatori polinesiani veniva richiesta una conoscenza profonda del cielo notturno e dei cambiamenti della latitudine celeste durante tutto l\u2019arco dell&#8217;anno. Con questa conoscenza, le stelle costituivano di fatto una bussola stellare ed un mezzo per determinare quella che nel mondo occidentale era chiamata latitudine. Voglio ricordare che il concetto di latitudine \u00e8 un concetto &#8220;occidentale&#8221; e, in questo caso, non va inteso come un riferimento cartografico ma come uno &#8220;spostamento di direzione&#8221; verso il nord o verso il sud astronomico. In pratica, sebbene un trasferimento casuale sarebbe stato possibile non avrebbe potuto spiegare la logica dei movimenti trans-insulari di quei popoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">I viaggi dell&#8217;H\u014dk\u016ble&#8217;a<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong>Nel 1976 la <strong><span style=\"color: #008000;\">Polynesian Voyaging Society<\/span><\/strong>, un&#8217;associazione nata per studiare e perpetuare la scienza nautica tradizionale dei Polinesiani, organizz\u00f2 il primo viaggio di <strong><span style=\"color: #008000;\">H\u014dk\u016ble&#8217;a,<\/span><\/strong> una grande canoa che doveva ripercorrere le rotte degli antichi con le loro tecniche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a style=\"color: #ff4b33; text-align: justify;\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Hokulea.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-16684\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Hokulea.png\" alt=\"Hokulea\" width=\"916\" height=\"352\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Hokulea.png 520w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Hokulea-300x115.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 916px) 100vw, 916px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per poter navigare con le antiche conoscenze, la <strong><span style=\"color: #008000;\">Polynesian Voyaging Society<\/span><\/strong> trov\u00f2 forse l\u2019ultimo navigatore tradizionale in grado di poter guidare l\u2019H\u014dk\u016ble&#8217;a senza alcun strumento moderno. Il suo nome era <strong><span style=\"color: #008000;\">Mau Piailug<\/span><\/strong>, un marinaio di una piccola isola della Micronesia chiamata Satawal. <strong><span style=\"color: #008000;\">Mau<\/span><\/strong> accett\u00f2 di recarsi alle Hawai&#8217;i e condurre la H\u014dk\u016ble&#8217;a fino a Tahiti percorrendo il percorso inverso di quello effettuato da Cook. Nel 1978, <strong><span style=\"color: #008000;\">H\u014dk\u016ble&#8217;a<\/span> <\/strong>ritent\u00f2 nuovamente il viaggio per Tahiti ma la grande canoa, pesantemente caricata, si capovolse a causa del mare in tempesta. Uno dei membri dell&#8217;equipaggio, <strong><span style=\"color: #008000;\">Eddie Aikau<\/span><\/strong>, cerc\u00f2 invano di raggiungere la costa con una tavola da surf tradizionale per ottenere aiuto. Alla fine l&#8217;equipaggio fu salvato ma di lui non se ne seppe pi\u00f9 nulla. Nel 1979, Mau torn\u00f2 alle Hawai&#8217;i per addestrare un nuovo navigatore sulle conoscenze degli antichi, <strong><span style=\"color: #008000;\">Nainoa Thompson<\/span><\/strong> che, nel 1980, fu in grado di replicare il viaggio di Mau del 1976, navigando anche da Tahiti alle Hawai&#8217;i. Dopo questi viaggi, H\u014dk\u016ble&#8217;a continu\u00f2 a navigare sulla scia delle rotte degli antenati, compiendo un viaggio di due anni ad Aotearoa (1985-1987) ed un viaggio a Rapa Nui (1999), una delle isole pi\u00f9 isolate sulla terra, nell&#8217;estremo sud-est del triangolo polinesiano. In ogni suo viaggio H\u014dk\u016ble&#8217;a conferm\u00f2 come gli antenati fossero in grado di navigare attraverso l&#8217;oceano aperto, raggiungendo le isole dove volevano stabilirsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La navigazione degli antichi polinesiani<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nL\u2019avventura del H\u014dk\u016ble&#8217;a dimostr\u00f2 l&#8217;efficacia di tecniche di navigazione degli antichi polinesiani, basate sulla posizione del sole e delle stelle per impostare la navigazione diurna e notturna, fornendo direzione e latitudine. Di particolare interesse appar\u00ec la tecnica della <strong><span style=\"color: #008000;\">bussola stellare<\/span><\/strong>, un costrutto mentale e non tecnologico come la bussola occidentale.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/star-compass-e1507321898304.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-16688\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/star-compass-e1507321898304.jpg\" alt=\"star compass\" width=\"908\" height=\"500\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Nella bussola stellare l&#8217;orizzonte visivo \u00e8 suddiviso in 32 &#8220;case&#8221; dove una casa \u00e8 una parte dell&#8217;orizzonte dove risiede un corpo celeste. Notare che ciascuna delle 32 case ha un&#8217;apertura angolare di 11,25\u00b0 per un cerchio completo di 360\u02da<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il processo sembra apparentemente semplice ma, in realt\u00e0, richiede una grande esperienza. Il navigatore polinesiano identificava le stelle quando si innalzavano dall&#8217;orizzonte e memorizzava la loro posizione per trovare la direzione. Il suo riferimento pi\u00f9 importante era la costellazione della <strong><span style=\"color: #008000;\">Croce del Sud<\/span><\/strong> che, come la stella polare ha una direzione fissa, indicando per\u00f2 il Sud geografico. La sua forma richiama un aquilone dove l\u2019allineamento della stella superiore, Kaulia\/Gacrux, e di quella inferiore, Ka Mole Honua\/Acrux, mostra la direzione meridionale. Come per la stella polare nell&#8217;emisfero nord, anche la Croce del Sud si alza man mano che ci si avvicina al polo sud. Alla latitudine delle Hawaii, la distanza dalla stella superiore alla stella inferiore \u00e8 la stessa distanza da quella stella inferiore all&#8217;orizzonte, ed \u00e8 di circa 6 gradi. Questa configurazione si verifica solo alla latitudine delle Hawaii.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/croce-del-sud.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-16683\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/croce-del-sud.gif\" alt=\"croce del sud\" width=\"917\" height=\"384\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, gli antichi navigatori conoscevano le direzioni dei treni d\u2019onda e le usavano per navigare verso le isole; essi venivano a volte rappresentati con collane di cordicelle vegetali o bastoncini intrecciati. Il navigatore, sapendo che il vento genera le onde, analizzava la direzione delle onde deducendo a ritroso la rotta. Inoltre, le caratteristiche delle onde fornivano valutazioni sulla vicinanza della costa. Su alcune isole polinesiane, furono realizzati dei grafici con bastoncini intrecciati e conchiglie (rappresentanti le isole) per insegnare sia le posizioni degli atolli sia le correnti ed il moto ondoso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/mappa-polinesiana-e1507322067657.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-16689 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/mappa-polinesiana-e1507322067657.jpg\" alt=\"mappa polinesiana\" width=\"567\" height=\"426\" \/><\/a>La navigazione si affinava dopo il tramonto quando il navigatore osservava nuovamente la direzione delle onde e la riferiva al cielo stellato. <strong><span style=\"color: #008000;\">Un metodo semplice e sicuramente non accurato ma che consentiva di navigare con delle direzioni sufficientemente costanti verso le isole. Questo consentiva di valutare anche i treni d&#8217;onda oceanici. <\/span><\/strong>Un altro aiuto per gli antichi navigatori polinesiani era la capacit\u00e0 di determinare, tramite l&#8217;avvistamento di alcune specie di uccelli, la vicinanza delle terre pi\u00f9 vicine. Non dimentichiamo che i navigatori dell&#8217;et\u00e0 del bronzo, fenici, sardi e achei per citarne solo alcuni, usavano portare a bordo delle gabbie con all&#8217;interno degli uccelli che venivano poi liberati per cercare di capire la direzione della terra pi\u00f9 vicina. Una testimonianza citata anche nella Bibbia quando Noah rilasci\u00f2 gli uccelli dopo il diluvio. Non ultimo gli antichi navigatori polinesiani osservavano al tramonto all&#8217;orizzonte le nuvole il cui accumulo poteva\u00a0 poteva aiutare a rivelare la presenza di nuove isole. <span style=\"color: #000000;\">In sintesi, la sperimentazione del <strong><span style=\"color: #008000;\">H\u014dk\u016ble&#8217;a<\/span><\/strong> ridiede \u201cdignit\u00e0\u201d alle capacit\u00e0 di navigazione di quei popoli del mare.<\/span> Non si tratt\u00f2 quindi di scoperte pi\u00f9 o meno casuali di isole con zattere alla deriva, come ipotizzato dagli esploratori del Kon Tiki, ma di navigazioni consapevoli, effettuate da esperti ed attenti marinai che per millenni attraversarono l\u2019oceano Pacifico colonizzandolo. Conoscenze nautiche antiche che forse erano note anche in Occidente ma che si persero nel tempo.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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