{"id":16269,"date":"2019-12-19T00:10:38","date_gmt":"2019-12-19T00:10:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=16269"},"modified":"2026-05-24T15:04:13","modified_gmt":"2026-05-24T13:04:13","slug":"alberto-gianni-il-palombaro-che-fece-grande-litalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/16269","title":{"rendered":"Alberto Gianni, il palombaro che fece grande l&#8217;Italia"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA SUBACQUEA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR MEDITERRANEO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Artiglio<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 16px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Nella storia della subacquea esistono personaggi che per le loro scoperte devono essere definiti degli innovatori. Oggi raccontiamo la storia di Alberto Gianni, grande<\/span><\/strong><\/span><strong><span style=\"color: #008000;\">\u00a0marinaio e palombaro<\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #008000;\">\u00a0a cui si deve l&#8217;invenzione della prima camera di decompressione<\/span><\/strong>, da lui chiamata <strong><span style=\"color: #008000;\">cassa disazotatrice<\/span><\/strong>, in grado di sopportare almeno quattro atmosfere (pari a 30 metri di profondit\u00e0) e munita di valvole per l\u2019immissione dell\u2019aria a pressione costante<strong><span style=\"color: #008000;\"> e della torretta butoscopica.\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il palombaro viareggino Alberto Gianni<\/span><\/strong><\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">Alberto Gianni<\/span> <\/strong>nacque a Viareggio il 26 aprile del 1891 ed a soli dieci anni si imbarca come mozzo su una brigoletta. All&#8217;et\u00e0 di vent&#8217;anni, dopo varie esperienze a bordo di diverse navi, si arruola come marinaio e sceglie di diventare palombaro. Nel 1912, dopo aver frequentato la scuola del Varignano, ottiene il brevetto di <strong><span style=\"color: #008000;\">torpediniere scelto e minatore palombaro<\/span><\/strong> con brevetto numero di matricola 73128. Viene quindi imbarcato come palombaro sulla regia nave Regina Elena durante la guerra per la conquista della Libia. Durante la prima guerra mondiale viene richiamato ed assegnato, come palombaro all&#8217;Arsenale di La Spezia. In quel periodo Gianni interviene sul <strong><span style=\"color: #008000;\">sommergibile S3<\/span><\/strong>, affondato con 40 uomini di equipaggio fra le isole della Palmaria e del Tino, a 34 metri di profondit\u00e0. I rapporti riferiscono che Gianni\u00a0 imbrag\u00f2 il sommergibile di poppa e lo fece sollevare con un grosso pontone, salvando tutti e 40 i marinai. A causa dell\u2019operazione, durata oltre sette ore, venne colpito da una grave embolia gassosa, rimanendo cinque giorni tra la vita e la morte. Si salv\u00f2 anche se perse irrimediabilmente l&#8217;udito dall&#8217;orecchio destro. Alla fine della guerra, ritornato a Viareggio, gli viene assegnato il recupero del carico della nave <strong><span style=\"color: #008000;\">Fert<\/span><\/strong>, affondata presso San Carlos della Rapita in Spagna.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Alberto_Gianni_sullArtiglio1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-16282 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Alberto_Gianni_sullArtiglio1.jpg\" alt=\"Alberto_Gianni_sullArtiglio1\" width=\"545\" height=\"345\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Alberto_Gianni_sullArtiglio1.jpg 819w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Alberto_Gianni_sullArtiglio1-300x190.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Alberto_Gianni_sullArtiglio1-320x202.jpg 320w\" sizes=\"auto, (max-width: 545px) 100vw, 545px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">a sinistra Alberto Gianni, a destra la &#8220;torretta butoscopica&#8221; (exploration turret), sviluppata, costruita e testata da Alberto Gianni &#8211; foto da <em>Viaggi nel mondo sommerso<\/em> (Travel in the underwater world) di Ulderico Tegani, Mondadori, 1931 &#8211; public domain <\/span><\/strong><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Alberto_Gianni_sull%27Artiglio.jpg\">Alberto Gianni sull&#8217;Artiglio.jpg &#8211; Wikimedia Commons <\/a><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Alberto_gianni.jpg\">Alberto Gianni.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dotato di spirito imprenditoriale, Gianni fonda una societ\u00e0 di recuperi marittimi insieme con il <strong><span style=\"color: #008000;\">palombaro Giovanni Francesconi<\/span><\/strong>. Gli inizi non furono facili, le prime due navi, chiamate <strong><span style=\"color: #008000;\">NEREIDE<\/span><\/strong>, attrezzate di quanto occorreva per i recuperi, si incendiarono durante la navigazione. Decise allora di armare un&#8217;altra nave in ferro che chiam\u00f2 <strong><span style=\"color: #008000;\">NAIADE<\/span><\/strong> con la quale effettu\u00f2 nelle acque prospicienti Suez il recupero del bronzo e di altri metalli della nave russa <strong><span style=\"color: #008000;\">PERIESVIET<\/span><\/strong>. Grazie alla sua fama di palombaro, nel 1927, viene chiamato dalla <strong><span style=\"color: #008000;\">Societ\u00e0 Recuperi Marittimi<\/span><\/strong>, la celebre <strong><span style=\"color: #008000;\">SO.RI.MA.<\/span><\/strong> di propriet\u00e0 del commendatore <strong><span style=\"color: #008000;\">Giovanni Quaglia<\/span><\/strong>. Con il passaggio alla nuova Societ\u00e0, come tanti palombari, dovette abbandonare il tradizionale scafandro in caucci\u00f9 per indossare gli strani scafandri metallici articolati costruiti dalla <strong><span style=\"color: #008000;\">Neufeldt &amp; Kunke<\/span><\/strong>. Gianni si rese presto conto che quelle armature d&#8217;acciaio non funzionavano bene in profondit\u00e0 ed ebbe l\u2019idea di progettare e costruire qualcosa di diverso. Nacque cos\u00ec, nell&#8217;officina di Assuero Baroni di Viareggio, la prima <strong><span style=\"color: #008000;\">torretta batoscopica<\/span><\/strong>: un cilindro dotato di obl\u00f2 di osservazione che poteva essere calato anche a quote proibitive. La torretta era composta da due corpi cilindrici, complessivamente di un metro e novanta, con una testa semisferica nella quale si aprivano \u00a0quattro obl\u00f2 radiali sormontati da altri piccoli obl\u00f2 che consentivano al palombaro di vedere in ogni direzione. La zavorra era alloggiata nella parte inferiore della torretta e, quando necessario, poteva essere sganciata dall&#8217;interno. La prima torretta d&#8217;esplorazione fu collaudata in mare dallo stesso Gianni alla profondit\u00e0 di 76 metri e venne subito adottata dalla SO.RI.MA. Una vera innovazione per l\u2019epoca che permise di ottimizzare le operazioni di recupero dei preziosi carichi contenuti nelle stive dei piroscafi Washington, Ravenna, Umberto I, Monte Bianco e dello Stromboli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Cosa faceva Alberto Gianni un palombaro speciale?\u00a0<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nAll&#8217;epoca non vi erano molti palombari in grado di operare a grandi profondit\u00e0 con quegli scafandri completamente in metallo. Inizi\u00f2 una serie di successi clamorosi. Il primo fu il <strong><span style=\"color: #008000;\">vapore spagnolo Cruz<\/span><\/strong> affondato sullo Scoglio del Catalano, nella costa occidentale della Sardegna; poich\u00e9 il naufragio sembr\u00f2 sospetto, gli assicuratori inglesi cercarono dei palombari esperti e &#8220;giurati&#8221; in grado di fare delle verifiche. A causa della difficolt\u00e0 tecnica legata alla profondit\u00e0 nessuno accett\u00f2 l&#8217;incarico tranne Alberto Gianni ma a condizione di ottenere il doppio del compenso offerto, in considerazione della difficolt\u00e0 del lavoro. La richiesta venne accettata e Gianni port\u00f2 a termine il suo incarico, constatando la natura intenzionale del naufragio. Gianni fu convocato in tribunale a Londra per confermare quanto aveva scoperto e ci\u00f2 gli valse un solenne riconoscimento per la sua abilit\u00e0 che esalt\u00f2 l&#8217;eccellenza e il primato dei palombari italiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro recupero famoso avvenne nel Lago di Como, del <strong><span style=\"color: #008000;\">battello Lecco<\/span><\/strong> della societ\u00e0 Lariana, affondato la sera del 18 marzo 1927 nel porto di Como. Sebbene le autorit\u00e0 locali pensassero che un recupero non sarebbe stato possibile, <strong><span style=\"color: #008000;\">Alberto Gianni<\/span><\/strong>, \u00a0due giorni dopo la prima ricognizione sul luogo dell&#8217;incidente, ritorn\u00f2 a Como con due palombari, <strong><span style=\"color: #008000;\">Franceschi<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"color: #008000;\">Bargellini<\/span><\/strong>. Il Lecco giaceva sul fondo, completamente immerso, coricato sul fianco destro in uno spesso strato di fango, e pesava non meno di 120 tonnellate. I tre palombari chiusero le numerose falle ed i boccaporti e recinsero lo scafo con duemila bidoni della capacit\u00e0 di 200 litri ciascuno. Quindi, mediante aria compressa a due atmosfere, i bidoni vennero svuotati dall&#8217;acqua ad uno ad uno ed il LECCO torn\u00f2 a galla tra lo stupore dei presenti con una preziosa reliquia di un santo che tutti ritenevano ormai irrimediabilmente persa. Un altro recupero, tristemente celebre, fu quello dell&#8217;idroplano Savoia-Marchetti S.65 e del suo sfortunato pilota Tommaso Dal Molin nel Lago di Garda il 30 gennaio 1930. Il recupero non fu facile a causa della visibilit\u00e0 subacquea praticamente nulla sul fondo. L&#8217;aereo fu ritrovato da Franceschi e poco pi\u00f9 in l\u00e0 fu visto il corpo dell&#8217;aviatore con ancora in testa il suo casco rosso. Si racconta che la madre, straziata dal dolore, <b>\u00a0<\/b>vide emergere la parte superiore dello scafandro e subito la faccia e le mani del pilota; l&#8217;azzurro cupo della sua tuta spiccava fra le grandi braccia dello scafandro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La ricerca dell&#8217;Egypt<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa notizia che probabilmente fece conoscere Alberto Gianni a livello internazionale fu la localizzazione del relitto della<strong><span style=\"color: #008000;\"> nave<\/span> <span style=\"color: #008000;\">EGYPT<\/span><\/strong>. La nave, inutilmente cercata, da molte societ\u00e0 di recupero internazionali, giaceva al largo di Brest, Bretagna, Francia, a circa 120 metri di profondit\u00e0. L\u2019ambito relitto trasportava un preziosissimo carico di lingotti d&#8217;oro e d&#8217;argento e molte societ\u00e0 di recuperi si erano alternate senza successo.\u00a0I Lloyd&#8217;s di Londra incaricarono quindi la <strong><span style=\"color: #008000;\">SO.RI.MA.<\/span><\/strong> per la ricerca e recupero che invi\u00f2 la nave &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Artiglio<\/span><\/strong>&#8221; sulla quale operava Alberto Gianni come capo palombaro e direttore delle operazioni subacquee.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/STORIA-DELLA-SUBACQUEA-ArtiglioOrPlymouth.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 STORIA-DELLA-SUBACQUEA-ArtiglioOrPlymouth.jpg\" width=\"516\" height=\"387\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Sbarco dall&#8217;Artiglio del tesoro del SS Egypt Occitan, 1932 &#8211; Fonte<\/span><\/strong> <strong><span style=\"color: #008000;\">Biblioth\u00e8que nationale de France &#8211; Autore Agence de presse Mondial Photo-Presse Blue<br \/>\n<\/span><span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:ArtiglioOrPlymouth.jpg\">Artiglio Or Plymouth.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gianni riusc\u00ec nell&#8217;impresa e divenne un mito sui giornali di tutto il mondo. Le sue gesta vennero descritte da un noto scrittore giornalista inglese,<strong><span style=\"color: #008000;\"> David Scott<\/span><\/strong>, che seguiva personalmente i recuperi della societ\u00e0 SO.RI.MA. per conto del TIME di Londra, vivendo a bordo delle navi a stretto contatto con gli equipaggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il dramma era dietro l&#8217;angolo<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nDopo la localizzazione della nave <strong><span style=\"color: #008000;\">Egypt<\/span><\/strong>, a causa delle avverse condizioni meteorologiche, la SO.RI.MA. ottiene un contratto per alcuni recuperi davanti all&#8217;Isola di Belle \u00cele, a sud di Brest ed invi\u00f2 l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Artiglio<\/span><\/strong>. Era il 7 dicembre 1930, durante l\u2019attivit\u00e0 di bonifica della <span style=\"color: #008000;\"><strong>nave Florence H<\/strong>.<\/span>, che giaceva a 16 metri di profondit\u00e0 con un carico di 150 tonnellate di esplosivi e munizioni, avvenne una terribile esplosione. L&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Artiglio<\/span><\/strong> fu travolto ed affond\u00f2.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/220px-Franceschi_Gianni_Bargellini_sullArtiglio.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-16272 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/220px-Franceschi_Gianni_Bargellini_sullArtiglio.jpg\" alt=\"220px-Franceschi_Gianni_Bargellini_sull'Artiglio\" width=\"515\" height=\"349\" \/><\/a><strong><span style=\"color: #008000;\">i tre palombari, Aristide Franceschi, Alberto Gianni, Alberto Bargellini, che condivisero la sorte in quel maledetto giorno &#8211; autore David Scott <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Franceschi_Gianni_Bargellini.jpg\">Franceschi Gianni Bargellini.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Alberto Giann<\/span><\/strong>i, che aveva personalmente chiuso il circuito elettrico di detonazione, per\u00ec nell&#8217;esplosione con altri due famosi palombari, <strong><span style=\"color: #008000;\">Alberto Bargellini e Aristide Franceschi<\/span><\/strong>, ed nove persone di equipaggio. L&#8217;inchiesta disse a causa di un cavo elettrico troppo corto che collegava i detonatori sul relitto alla nave al carico di esplosivi e munizioni che esplosero in simultanea, distruggendo anche l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Artiglio<\/span><\/strong>. Ma la sua eredit\u00e0 non and\u00f2 perduta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Una seconda nave, l\u2019Artiglio II, con nuovi palombari che si erano formati alla scuola di Alberto Gianni, ritorn\u00f2 in seguito sull\u2019Egypt e, nel 1933, fu in grado di recuperare 6 tonnellate e mezzo d&#8217;oro e 44 di argento. Vogliamo pensare che Alberto Gianni, il grande palombaro, fu li con loro, guidandoli spiritualmente in quella impresa che rese famoso l&#8217;Artiglio nel mondo.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Mucedola<br \/>\n<\/span><\/strong><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>&#8211; . 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