{"id":15805,"date":"2017-10-15T00:33:56","date_gmt":"2017-10-14T22:33:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=15805"},"modified":"2023-05-12T08:20:48","modified_gmt":"2023-05-12T06:20:48","slug":"la-marina-genovese-nelle-guerre-di-corsica-1729-1768","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/15805","title":{"rendered":"La Marina genovese nelle guerre di Corsica (1729-1768)"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 10<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XVIII SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR MEDITERRANEO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Corsica, Genova, brigantini, feluche<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Dal 1729 al 1768 la Corsica fu scossa da quarant&#8217;anni di sollevazioni contro il dominio genovese e di guerre civili fra ribelli e lealisti.<\/span><\/strong> L\u2019isola costituiva l\u2019antemurale di quel mar Ligure su cui la Repubblica rivendicava un dominio esclusivo, e rappresentava il principale bacino di reclutamento dell\u2019esercito genovese. Al suo possesso, inoltre, era legata buona parte del prestigio internazionale della Repubblica. Per questi motivi il suo controllo era considerato fondamentale dalla maggioranza dell\u2019oligarchia genovese. E tale considerazione si mantenne inalterata fino alla fine del conflitto c\u00f2rso, nonostante il progressivo ed evidente deterioramento delle risorse militari e finanziarie della Repubblica, risorse consunte da quello che apparve gi\u00e0 a molti contemporanei come un tunnel senza via di uscita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un teatro di guerra particolare<br \/>\n<\/span><\/strong><\/span>Questo quarantennio fino a pochi anni fa \u00e8 stato studiato soprattutto dal punto di vista c\u00f2rso, come un conflitto principalmente terrestre che presenta significativi risvolti marittimi solo durante il generalato di <strong><span style=\"color: #008000;\">Pasquale Paoli<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista genovese, tuttavia, il mare rivest\u00ec un ruolo fondamentale per l\u2019intero arco del conflitto. Per comprendere appieno l\u2019importanza che ebbero le operazioni navali nelle guerre di Corsica si devono tener presenti alcuni elementi fondamentali che caratterizzarono il teatro bellico nel suo complesso. In primo luogo le sollevazioni ebbero quasi sempre il proprio epicentro nelle regioni dell\u2019interno, di riflesso la presenza genovese si concentr\u00f2 sulle coste, grazie al costante possesso delle piazzeforti di Bastia, Aiaccio, Calvi e Bonifacio, di altri presidi minori e di un numero alquanto variabile di torri litoranee. In secondo luogo i presidi costieri svolsero il ruolo fondamentale di basi e punti di appoggio per i corpi di spedizione inviati verso l\u2019interno e rappresentarono, inoltre, altrettanti punti di collegamento tra Genova e le regioni controllate dalle fazioni lealiste. Infine il sistema logistico genovese, in forza della pochezza delle vie di comunicazione terrestri, privilegi\u00f2 di gran lunga i vettori marittimi, anche su distanze che a terra sarebbero risultate notevolmente inferiori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La presenza genovese in Corsica risult\u00f2 quindi saldamente ancorata alle coste, con alcune significative propaggini verso l\u2019interno nella parte meridionale e sudorientale dell\u2019isola, che dipendevano costantemente anch&#8217;esse dai rifornimenti via mare. In un quadro siffatto emerge con evidenza l\u2019importanza che ebbero le operazioni navali, sia di per s\u00e9, sia in funzione di quelle terrestri. Ma non si tratt\u00f2 solo di questo. Le sollevazioni si alimentavano attraverso il contrabbando marittimo, grazie al quale i ribelli si procuravano materiale bellico e sale, per il cui approvvigionamento l\u2019isola dipendeva totalmente dall&#8217;esterno. La lotta al contrabbando fu di conseguenza uno degli elementi centrali della strategia genovese e in alcuni momenti, di fronte all&#8217;inefficacia delle operazioni terrestri, assurse al rango di obiettivo principale, nella speranza che l\u2019insurrezione si sarebbe esaurita per mancanza di mezzi. Per perseguire tale obiettivo era indispensabile controllare capillarmente gli oltre mille chilometri di coste dell\u2019isola, ed era necessario farlo senza poter fa conto sul cordone di torri litoranee realizzato fra tardo Cinquecento e Seicento; cordone che, in conseguenza delle alterne vicende del conflitto, era stato in gran parte smantellato. La lotta al contrabbando fu quindi affidata alla marina da guerra, e il teatro marittimo divenne ancor pi\u00f9 centrale quando, negli anni Sessanta, alla lotta al contrabbando si affianc\u00f2 anche quella contro la flotta corsara allestita dal generale ribelle <strong><span style=\"color: #008000;\">Pasquale Paoli<\/span><\/strong>.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La Marina da guerra della Repubblica di Genova: galee pubbliche ed armamenti privati<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nQuando parliamo della marina da guerra della Repubblica di Genova ci riferiamo \u2013 come \u00e8 tipico di molte realt\u00e0 di antico regime e in particolare proprio di quella genovese \u2013 in parte ad una flotta statale, in parte ad imbarcazioni private, impiegate saltuariamente in caso di necessit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1729 lo stuolo ordinario, ossia la flotta permanente, si componeva di cinque galee, ridotte poi a quattro nel 1748. Si trattava quindi di una forza modesta, peraltro poco adatta al teatro bellico c\u00f2rso, in quanto le<strong><span style=\"color: #008000;\"> galee<\/span><\/strong> non erano i bastimenti pi\u00f9 idonei per la caccia ai piccoli navigli utilizzati dai contrabbandieri e dai corsari ribelli. Soprattutto per questo motivo le <strong><span style=\"color: #008000;\">galee<\/span><\/strong> venivano solitamente inviate in corso con almeno una feluca, un felucone o una piccola galeotta di conserva. Queste unit\u00e0 leggere, infatti, erano considerate determinanti per il buon esito delle operazioni di caccia, tant&#8217;\u00e8 vero che i capitani delle galee, nelle poche occasioni in cui dovettero operare senza il loro appoggio, non mancarono di evidenziare quanto fossero necessarie. Si trattava di legni mercantili noleggiati e armati temporaneamente in pubblico servizio.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/brigantino-genovese.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-15811\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/brigantino-genovese.jpg\" alt=\"brigantino genovese\" width=\"748\" height=\"487\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/brigantino-genovese.jpg 2048w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/brigantino-genovese-300x195.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/brigantino-genovese-1024x667.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 748px) 100vw, 748px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">brigantino a destra e feluca a sinistra &#8211; autore ignoto<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu questa la componente preminente nel teatro marittimo c\u00f2rso, sia dal punto di vista quantitativo che da quello qualitativo. Essa non fu limitata ai legni armati come conserve delle galee ma comprese anche, e soprattutto, velieri e bastimenti a remi di varie dimensioni che operarono indipendentemente dalle unit\u00e0 dello stuolo permanente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed \u00e8 interessante notare che anche i mercantili armati di maggiori dimensioni \u2013 pinchi, barche, galeotte e brigantine a remi \u2013 furono sovente affiancati da unit\u00e0 leggere a remi di conserva, formando un binomio fra \u201cnave madre\u201d e \u201cunit\u00e0 cacciatrice\u201d analogo a quello costituito da una galea e dalla sua conserva. Tra il 1729 e il 1768 la tipologia dei mercantili armati in corso e in guerra fu quanto mai varia. Nella documentazione ritroviamo, come abbiamo gi\u00e0 accennato, sia bastimenti a vela, come i <strong><span style=\"color: #008000;\">pinchi<\/span> <\/strong>e le <strong><span style=\"color: #008000;\">barche<\/span><\/strong>; sia bastimenti a remi come le <strong><span style=\"color: #008000;\">brigantine, le galeotte, i feluconi, le feluche, i leudi e le gondole<\/span><\/strong>; sia, infine, imbarcazioni a propulsione mista, velica e remica, come i piccoli <strong><span style=\"color: #008000;\">pinchi \u00abcorridori\u00bb di Laigueglia e lo sciabecchino Il Veloce.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Sciabecco-ligure.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-15815 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Sciabecco-ligure.jpg\" alt=\"Sciabecco ligure\" width=\"1024\" height=\"758\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Sciabecco-ligure.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Sciabecco-ligure-300x222.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Lo sciabecco era una imbarcazione di origine araba con tre alberi a vela latina del peso di circa 150 tonnellate, armate generalmente con 12 o 20 cannoni usata spesso come nave da carico. Originariamente era usata come imbarcazione per la pesca con le reti che discendeva dal dromone bizantino, pi\u00f9 corto ma pi\u00f9 capiente della galea. possedeva 3 alberi con vele latine e fiocco latino teso tra l&#8217;albero di bompresso e quello di trinchetto e con un certo numero di remi (da otto a dodici). Tipica Mediterranea, fu usata dalle marine europee a partire dal XIV secolo ma il suo massimo periodo di diffusione fu il Settecento per contrastare i corsari barbareschi. &#8211; nota della redazione &#8211; autore <a href=\"https:\/\/www.cherini.eu\/etnografia\/NBM\/slides\/Sciabecco%20ligure.html\">Sciabecco ligure (cherini.eu)<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per comprendere appieno la variet\u00e0 dei navigli di cui stiamo parlando si devono tener presenti due fattori. Innanzitutto nella civilt\u00e0 del legno le costruzioni navali non erano standardizzate come ai giorni nostri. I maestri d\u2019ascia erano artigiani, e da artigiani realizzavano i bastimenti come prodotti singoli e unici, anche se indubbiamente con una struttura riconducibile a una, o pi\u00f9, tipologie generali. In secondo luogo i bastimenti durante la loro vita subivano spesso trasformazioni anche radicali. Ad esempio, per quanto riguarda il nostro caso, i mercantili armati, prima di prendere servizio, passavano dall&#8217;arsenale di Genova dove venivano modificati assumendo caratteristiche pi\u00f9 idonee all&#8217;impiego bellico e, spesso, mutando anche radicalmente d\u2019aspetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli organi del governo genovese preposti all&#8217;organizzazione delle forze navali sceglievano i mercantili da armare in guerra in base ad esigenze sia operative che economiche. Una prima distinzione riguardava la stagionalit\u00e0 delle operazioni. In linea di massima per le operazioni nella buona stagione erano preferiti i legni a remi, pi\u00f9 adatti a navigare nelle calme estive. Viceversa in inverno la scelta cadeva solitamente sui velieri, perch\u00e9 tenevano meglio il mare col cattivo tempo. Una seconda distinzione riguardava gli scopi operativi. Per le operazioni di caccia ai piccoli bastimenti ribelli erano pi\u00f9 adatti i legni leggeri a remi (cio\u00e8 <strong><span style=\"color: #008000;\">le gondole, i leudi, gli scappavia, le feluche e i feluconi<\/span><\/strong>), in forza di una maggiore manovrabilit\u00e0 e agilit\u00e0, soprattutto sotto costa. Tuttavia le forze navali non erano destinate solo alla caccia dei corsari ribelli e dei contrabbandieri, ma dovevano espletare anche missioni di trasporto, di supporto alle operazioni militari terrestri e di contro corsa anti barbaresca. In questo caso i velieri e i bastimenti a remi pi\u00f9 grandi (come le brigantine a remi e le galeotte) erano pi\u00f9 adatti, perch\u00e9 avevano maggiore capacit\u00e0 di carico dei legni leggeri e, essendo meglio armati, erano pi\u00f9 idonei ad affrontare le imbarcazioni barbaresche. La soluzione ottimale sarebbe stata quella di mobilitare squadre miste numericamente consistenti in modo da garantire la massima flessibilit\u00e0 operativa. Ma nel corso del conflitto i governati genovesi dovettero subordinare costantemente le necessit\u00e0 belliche alle condizioni tutt&#8217;altro che floride delle casse pubbliche. Da qui la ricerca di soluzioni che coniugassero efficienza ed economia di spesa, mediante l\u2019uso di bastimenti con caratteristiche adatte all&#8217;espletamento di compiti diversi: pinchi \u00abcorridori\u00bb e piccoli sciabecchi veloci muniti di remi, brigantine modificate in modo da assumere alcune delle caratteristiche proprie delle galeotte e feluconi pi\u00f9 grandi e meglio armati di quelli normali. Si tratt\u00f2 inoltre, quasi sempre, di un numero limitato di imbarcazioni che, visti gli enormi spazi marittimi da coprire, ottenevano risultati modesti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">Ma da dove provenivano i mercantili armati?<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong>\u00c8 interessante notare, a questo riguardo, che i bacini di reclutamento di questi bastimenti e dei loro equipaggi furono quasi sempre gli stessi e coincisero con quelle comunit\u00e0 delle riviere liguri in cui esisteva una tradizione cantieristica radicata, con particolari specializzazioni soprattutto per quanto riguardava i legni a remi. Da Chiavari, ad esempio, venivano principalmente le feluche, da Lerici i feluconi di grandi dimensioni, da Alassio e, in subordine, da Diano le brigantine e le galeotte.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: inherit;\">Per la provenienza dei pinchi e della barche non abbiamo distinzioni cos\u00ec nette, ma alcune localit\u00e0 spiccano comunque anche in questo ambito, in particolare Sturla, Deiva, Laigueglia, Alassio e Lavagna. Oltre che come unit\u00e0 militari i velieri erano noleggiati spesso anche come bastimenti da trasporto: in questo caso la provenienza \u00e8 ancora pi\u00f9 eterogenea, e alle localit\u00e0 sopracitate dobbiamo aggiungere Pegli, Quinto, Recco, Chiavari, Bonassola, Moneglia, Nervi, Bogliasco, Pieve, Framura, Sori, Cavi di Lavagna e il Capocorso. In Corsica vennero noleggiati soprattutto legni leggeri a remi provenienti dalle marinerie del Capocorso e delle citt\u00e0 di Bastia, Aiaccio, Bonifacio e Calvi. Si tratt\u00f2 di armamenti frequenti in quanto immediatamente reperibili in loco, anche se considerati di qualit\u00e0 inferiore rispetto a quelli liguri, con la significativa eccezione di quelli bonifacini.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">Il comando<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong>Per quanto concerne la gerarchia di comando delle forze navali, al vertice troviamo naturalmente il massimo organo di governo della Repubblica, i Serenissimi Collegi. I Collegi avevano competenza su tutte le questioni che si riferivano della marina da guerra; ma non potevano inviare bastimenti fuori del mar Ligure senza il consenso del Minor Consiglio. In seno ai Collegi l\u2019esame delle singole questioni marittime era affidato alla Giunta di Marina, una commissione permanente istituita nel 1651 che solitamente operava solo in sede referente, ma che poteva esercitare anche poteri esecutivi; e non solo in campo propriamente navale, ma anche in quei settori, come la politica estera e la gestione del personale consolare, che rientravano nell&#8217;ambito marittimo. Per la gestione del conflitto c\u00f2rso fu creato nel 1731 un apposito organo temporaneo, la Deputazione di Corsica, che ebbe fra le sue competenze anche l\u2019organizzazione di alcuni armamenti navali straordinari. Lo stuolo ordinario e l\u2019arsenale dipendevano invece dal Magistrato delle Galee, istituito nel 1559, mentre la principale magistratura navale della Repubblica era, dal 1546, il Magistrato dei Conservatori del Mare: essa aveva infatti competenza su tutta la materia marittima che esulasse dal ristretto campo di autorit\u00e0 del Magistrato della Galee.<br \/>\nQuesto ordinamento era assai meno irrazionale di quanto possa sembrare a prima vista \u00abpoich\u00e9 alla molteplicit\u00e0 di organi esecutivi faceva riscontro l&#8217;accentramento del potere decisionale nei Collegi\u00bb. E l&#8217;autorit\u00e0 dei Collegi era ancor pi\u00f9 accentuata dal fatto che nella marina genovese non esistevano ufficiali generali in servizio permanente. Al comando delle forze navali erano preposte, a seconda dei casi, due figure istituzionali straordinarie: il Generale delle Galee e il Commissario generale dell\u2019Armamento. La carica di Generale delle Galee fu introdotta nel 1559 ma non venne pi\u00f9 conferita dopo il 1685. A partire da questa data si elessero solo Commissari generali dell\u2019Armamento, i quali duravano in carica il tempo necessario per portare a termine una specifica incombenza e avevano autorit\u00e0 solo sulle navi poste alle loro dirette dipendenze. La decisione di nominare un Commissario generale dell\u2019Armamento spettava al Minor Consiglio, mentre l&#8217;elezione vera e propria veniva fatta dai Collegi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto concerne il teatro c\u00f2rso le galee e le altre unit\u00e0 ivi operanti erano sottoposte all&#8217;autorit\u00e0 del Governatore generale e del Commissario generale di Corsica (o dei Commissari generali, nei periodi in cui questa carica fu detenuta collegialmente da due soggetti). In mare le squadre miste erano al comando dei capitani delle galee, la cui gerarchia era regolata in base all&#8217;anzianit\u00e0, col pi\u00f9 anziano che, naturalmente, comandava la Capitana. In particolari circostanze e nel caso di grosse squadre tale comando fu affidato a un Commissario generale dell\u2019Armamento, affiancato da un Commissario di Guerra (nel 1767), o a un organo di comando straordinario, i Governatori delle Galee (nel 1731). Le flottiglie di bastimenti straordinari che operavano indipendentemente dalle galee erano affidate o a ufficiali superiori di particolare abilit\u00e0 e di comprovata esperienza nominati ad hoc o, pi\u00f9 semplicemente, al capitano pi\u00f9 anziano. Si trattava per lo pi\u00f9 di esperti marinai \u2013 sebbene non mancassero ufficiali delle truppe di terra, spesso totalmente digiuni di navigazione \u2013 provenienti dall&#8217;ufficialit\u00e0 dello stuolo pubblico o dai quadri di comando dei bastimenti armati dalla Deputazione all&#8217;armamento contro i corsari barbareschi I singoli bastimenti erano comandati o dal rispettivo patrone o da un militare in possesso della patente di \u00abcapitano di mare e guerra\u00bb. Solitamente il patrone del mercantile restava comunque a bordo in qualit\u00e0 di secondo in comando \u2013 col grado di tenente o capitano tenente \u2013 e spesso si occupava in prima persona della navigazione, in forza della conoscenza che aveva del suo bastimento. In linea di massima i mercantili armati pi\u00f9 grandi erano affidati a soggetti che avevano gi\u00e0 il grado di capitano o ai loro patroni elevati a tale grado, mentre i legni leggeri erano quasi sempre comandanti dai rispettivi patroni senza bisogno che a questi fossero conferiti specifici gradi militari. Fanno eccezione alcuni battelli posti agli ordini di ufficiali dell\u2019esercito, di solito di grado inferiore \u2013 tenenti o alfieri \u2013 e, nel caso di operazioni in squadra, le unit\u00e0 su cui era imbarcato il capitano comandante di conserva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Conclusioni<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nCome ha efficacemente sottolineato Paolo Giacomone Piana la preponderante presenza dell\u2019armamento straordinario \u201cprivato\u201d costitu\u00ec \u00abl&#8217;elemento caratteristico della politica navale genovese\u00bb per tutta l\u2019et\u00e0 moderna. Questo fu ancor pi\u00f9 vero per il XVIII secolo, quando, dopo la fine della secolare alleanza con la Spagna, venne meno il ruolo di tutela e di deterrenza verso la minaccia corsara barbaresca assolto dalla squadra degli assentisti genovesi al servizio degli Austrias. Nell&#8217;ambito di un tale quadro internazionale, si pu\u00f2 facilmente comprendere come il sopraggiungere, inaspettato, delle sollevazioni c\u00f2rse abbia portato ad una notevole accentuazione di questo elemento caratteristico della politica navale genovese: tanto pi\u00f9 che una finanza statale in continuo peggioramento sconsigliava un pi\u00f9 largo impiego di risorse permanenti. Per una marina strutturata essenzialmente in funzione della lotta ai corsari barbareschi, le guerre di Corsica rappresentarono una sfida del tutto nuova. Un sfida affrontata sia ricorrendo a strumenti tradizionali, sia cercando soluzioni nuove, da cui Genova usc\u00ec non del tutto sconfitta, grazie alla flessibilit\u00e0 dei suoi ordinamenti navali e alla notevole vitalit\u00e0 dimostrata dalle marinerie delle riviere liguri, che costituirono il nerbo delle sue flotte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Emiliano Beri<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: white; font-size: 12pt;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o chiedere di rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 10<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>&#8211; . ARGOMENTO: STORIA NAVALE PERIODO: XVIII SECOLO AREA: MAR MEDITERRANEO parole chiave: Corsica, Genova, brigantini, feluche . 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