{"id":15719,"date":"2017-10-11T00:10:37","date_gmt":"2017-10-10T22:10:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=15719"},"modified":"2026-01-15T09:54:47","modified_gmt":"2026-01-15T08:54:47","slug":"1999-bombe-adriatico-lanno-della-svolta-parte-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/15719","title":{"rendered":"1999 La bonifica delle bombe alleate in Adriatico &#8211; parte II"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 10<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XVII SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: OCEANO PACIFICO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Adriatico, bombe, bonifica<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci eravamo lasciati alle prime controverse reazioni politiche a seguito dell&#8217;incidente del peschereccio Profeta. Oggi racconteremo come si svolsero le operazioni di bonifica, dei protagonisti che trasformarono una &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">missione impossibile<\/span><\/strong>&#8221; per molti in un successo, e delle lezioni apprese che posero le basi per le <strong><span style=\"color: #008000;\">Forze di Contro Misure Mine del III millenni<\/span><span style=\"color: #008000;\">o<\/span><\/strong>.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Lo svolgimento dell&#8217;operazione<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nInizialmente fu preparato l\u2019ordine per i tre cacciamine della 54 squadriglia che erano ormai giunti all&#8217;altezza di Ancona, ordinandogli di iniziare immediatamente una ricerca circolare sul punto presunto dell&#8217;incidente. Per fortuna, le diverse profondit\u00e0 in gioco erano comprese tra i 20 ai 120 metri, ovvero nel range dei nostri sistemi sonar di ricerca. Il venti maggio ebbe inizio l\u2019operazione, che venne poi chiamata <strong><span style=\"color: #008000;\">PROFETA<\/span><\/strong>, sotto il controllo operativo (OPCON) della Squadra Navale.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/In-Water-Explosion_600-pix.jpg\" alt=\"In-Water-Explosion_600-pix\" width=\"869\" height=\"608\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle settimane successive tutti i cacciamine disponibili ovvero i rimanenti quattro della 54esima (uno era ai lavori) ed i tre della 57esima furono inviati in zona. Il comando tattico della forza fu assegnato al <strong><span style=\"color: #008000;\">Capitano di Fregata Giuseppe Manca, Caposquadriglia della 57<sup>a<\/sup> squadriglia<\/span> <\/strong>che aveva sede a Messina. Devo ammettere che in quei momenti, da <strong><span style=\"color: #008000;\">Comandante della 54<sup>a<\/sup> Squadriglia<\/span><\/strong>, avrei preferito essere in mare con le mie otto navi che avevo fino ad allora seguito ed addestrato ma, col senno del poi, mi resi subito conto che la valutazione della missione di guerra (all&#8217;epoca prima ed unica nel suo genere dal dopoguerra) e le scelte operative dovevano essere predisposte e gestite in altra sede, ovvero al <strong><span style=\"color: #008000;\">Comando della Squadra Navale<\/span><\/strong>, necessariamente da personale specialista per facilitare le decisioni del <strong><span style=\"color: #008000;\">Comandante in Capo della Squadra Navale,<\/span><\/strong> essendo politicamente la posta in gioco molto alta .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong><span style=\"color: #008000;\">Comandante della Squadra, Ammiraglio di Squadra Paolo Giardini<\/span><\/strong>, a meno di particolari emergenze, veniva informato dettagliatamente sull&#8217;andamento della missione tre volte al giorno (alle sette del mattino, a mezzogiorno ed a mezzanotte). La pianificazione fu estremamente accurata, valutando l&#8217;impiego ottimale dei mezzi, i turni operativi e le necessit\u00e0 logistiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei primi giorni incontrai anche due <strong><span style=\"color: #008000;\">EOD<\/span><\/strong> della US NAVY (specialisti statunitensi nella distruzione degli ordigni esplosivi in mare) che, pur dimostrandosi molto collaborativi, restarono perplessi sulla nostra intenzione di bonificare le bombe cluster (che scoprimmo chiamarsi <strong><span style=\"color: #008000;\">BLU 97<\/span><\/strong>). Ci dissero che pochi giorni prima due EOD inglesi erano morti in un villaggio in Kosovo cercando di ingabbiarle per poi distruggerle con una carica.&nbsp;Il rischio, ci dissero, era altissimo a terra figurarsi in mare. Ne esistevano di tre tipi, non sempre facilmente riconoscibili: un tipo incendiario, uno esplosivo ed un terzo che &#8220;sparava&#8221; un dardo di fiamma per forare le corazze dei bunker o dei serbatoi. Proprio una di queste aveva probabilmente ferito il comandante del peschereccio <strong><span style=\"color: #008000;\">Profeta<\/span><\/strong>. Se fosse stato di un altro tipo, il capitano non sarebbe stato cos\u00ec fortunato a sopravvivere. Iniziammo quindi l&#8217;opera di bonifica su quegli ordigni di piccole dimensioni, letali e mai affrontati in mare dai nostri specialisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fu cos\u00ec che fu generata un&#8217;organizzazione di impiego delle Forze di contromisure mine mai attivata prima<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nIl dover operare per lunghi periodi fuori sede, lontani da porti in grado di fornire un supporto adeguato, port\u00f2 alla necessit\u00e0 di sviluppare una rete logistica basata su moduli abitativi e logistici realizzati all&#8217;interno di container. Fu deciso di dislocarli in prossimit\u00e0 degli spot di ormeggio, alle foci del Po. Un servizio di camion a rimorchio provvedeva al trasporto continuo di personale, materiali di ricambio e del munizionamento necessario per le operazioni di bonifica. Un fattore sensibile, se non essenziale, per condurre nei tempi previsti la missione. Voglio sottolineare che l&#8217;esperienza maturata in quel periodo mise le basi per la creazione di un concetto nazionale di <strong><span style=\"color: #008000;\">forward logistic site<\/span><\/strong>, sperimentato con successo ed ora utilizzabile in qualsiasi area del mondo.<\/p>\n<p><a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/1200px-MM_Crotone_M5558-e1504369544927.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-15737 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/1200px-MM_Crotone_M5558-e1504369544927.jpg\" alt=\"1200px-MM_Crotone_M5558\" width=\"845\" height=\"634\"><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il Crotone (distintivo ottico M 5558) \u00e8 un cacciamine della Marina Militare italiana classe Gaeta, (o Lerici II serie) all&#8217;epoca appartenente alla 54 Squadriglia di CMM &#8211;&nbsp;<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ricerca delle bombe da parte dei cacciamine veniva effettuata utilizzando l&#8217;ottimo <strong><span style=\"color: #008000;\">sonar AN SQQ14 IT<\/span><\/strong> dotato di <strong><span style=\"color: #008000;\">VDS (Variable Depth Sonar)<\/span> <\/strong>che apparve perfetto per operare in quelle acque. Sottolineo ottimo perch\u00e9 fu proprio in quell&#8217;occasione che potemmo valutare la migliore efficienza discriminatoria dei nostri apparati a fronte dei sonar a scafo imbarcati sulle unit\u00e0 NATO di altri Paesi. La capacit\u00e0 di scoperta del sonar consentiva di individuare oggetti delle dimensioni di una lattina di coca cola appoggiata sul fondale a 100 metri di profondit\u00e0. I contatti sonar, scoperti e poi classificati, venivano passati agli operatori dei <strong><span style=\"color: #008000;\">ROV<\/span> <\/strong>(veicoli filo-guidati) che procedevano all&#8217;identificazione ottica finale per il riconoscimento degli oggetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la prima scoperta degli accumuli delle cluster in prossimit\u00e0 delle bombe, per fortuna ben visibili ai sonar, ed il loro successivo riconoscimento tramite i veicoli filoguidati allora in dotazione, <strong><span style=\"color: #008000;\">Pluto<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"color: #008000;\">MIN 77<\/span><\/strong>, ci ponemmo il problema di come distruggerle. L&#8217;impiego di sommozzatori disattivatori ordigni (EOD) fu valutato troppo pericoloso. La probabilit\u00e0 di esplosioni accidentali delle cluster, anche per il semplice sfioramento di una di loro con le pinne, avrebbe potuto causare una tragedia. Si opt\u00f2 quindi per l&#8217;impiego dei mezzi subacquei, attraverso il rilascio di cariche comandate dall&#8217;esterno da posare in prossimit\u00e0 delle bombe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo, i primi tentativi di distruggerle con cariche tradizionali fallirono. Sebbene i ROV portassero le cariche a stretto contatto con i mucchi delle cluster, a seguito dell\u2019esplosione le sub-munizioni, mosse dall&#8217;onda d\u2019urto, si spostavano nei pressi senza attivarsi per simpatia. Furono interessati gli <strong><span style=\"color: #008000;\">Enti tecnici della Marina<\/span><\/strong> e fu grazie all&#8217;intuizione dell\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">ammiraglio (AN) Dino Nascetti<\/span><\/strong>, massimo esperto di esplosivi subacquei della Marina Militare, che fu sperimentato un complesso sistema di cariche contrapposte che, esplodendo in contemporanea, schiacciavano con le onde d&#8217;urto generate dall&#8217;esplosione gli ordigni, causandone la definitiva distruzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisognava per\u00f2 trovare un sistema per poterle raccogliere tutte insieme. L&#8217;impiego di subacquei era stato scartato immediatamente per i rischi associati alla manipolazione delle cluster, ma fu l\u2019ingegno e l\u2019intuizione di un ufficiale di <strong><span style=\"color: #008000;\">MARICODRAG<\/span><\/strong>, il <strong><span style=\"color: #008000;\">Capitano di Corvetta Paolo Maggiani<\/span><\/strong>, a risolvere il problema. Maggiani ide\u00f2 uno strumento semplice come l\u2019uovo di Colombo, mai impiegato in precedenza. Fece saldare dai nostri tecnici, dislocati alla base avanzata, due ramponi, una specie di rastrelli impiegati dalle&nbsp;reti a strascico per grattare il fondo del mare. Questi rastrelli erano stati sequestrati dalla locale Capitaneria di Porto perch\u00e9 il loro uso per la pesca era vietato e diventarono uno strumento perfetto per i nostri compiti.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/DSC_0025-e1506601541884.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-16479 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/DSC_0025-e1506601541884.jpg\" alt=\"ramponi anti mine\" width=\"867\" height=\"576\"><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">ramponi, a destra e sinistra resti delle bombe bonificate &#8211; cortesia Museo del Comando delle Forze di Contro Misure Mine di La Spezia &#8211; photo credit andrea mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie alla sua esperienza pregressa di dragatore, il <strong><span style=\"color: #008000;\">Comandante Paolo Maggiani<\/span><\/strong> realizz\u00f2 un sistema a sciabica ad hoc per la raccolta degli ordigni. In pratica il cacciamine trainava il rampone che grattando la superficie del fondale fangoso catturava gli ordigni all&#8217;interno delle maglie facendoli accumulare nel sacco posteriore. Una volta che il sacco era pieno si poteva iniziare la fase di bonifica con i ROV. Tutta la fase di raccolta veniva seguita al sonar da un altro cacciamine nelle vicinanze che guidava il tragitto del sacco suggerendo al primo cacciamine le direzioni pi\u00f9 opportune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In estrema sintesi, un\u2019intuizione geniale che ci consent\u00ec di iniziare la raccolta delle <strong><span style=\"color: #008000;\">BLU 97<\/span> <\/strong>in maniera efficiente e passare rapidamente alla loro bonifica. Sebbene possa sembrare un operazione semplice, in realt\u00e0 le difficolt\u00e0 marinaresche di coordinamento dei mezzi impiegati furono notevoli, specialmente nelle prime fasi. L&#8217;addestramento degli equipaggi e la loro motivazione furono encomiabili, come fu espresso in seguito dal Comando della NATO.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/pillenwerfen.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-15730\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/pillenwerfen.jpg\" alt=\"pillenwerfen\" width=\"861\" height=\"582\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/pillenwerfen.jpg 431w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/pillenwerfen-300x203.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 861px) 100vw, 861px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">pillenwerfen, un decoy in grado di produrre una grande quantit\u00e0 di bolle sono-assorbenti <\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro problema che ci ponemmo nella prima fase di pianificazione fu&nbsp;il rischio di un eventuale danno biologico. Sebbene la bonifica avvenisse a quote profonde, su fondali fangosi con pochissima vita, la preoccupazione della Marina Militare fu quella di ridurre i danni dovuti all&#8217;esplosione delle cariche per i pesci in transito. Contattai l\u2019universit\u00e0 di Pisa dove ricevetti informazioni precise e dettagliate dal <strong><span style=\"color: #008000;\">professor Francesco Cinelli<\/span><\/strong>, biologo e ecologo marino di fama internazionale, per poter valutare l&#8217;eventuale impatto. Nonostante il tipo di fondale, caratterizzato da un sedimento fangoso molto elastico, non rappresentasse un problema, fu deciso di limitare eventuali danni ambientali nel volume d&#8217;acqua superiore impiegando, oltre che le tecniche standard NATO per allontanare i mammiferi marini (prodotte dal Centro di ricerca della NATO di La Spezia), anche le <strong><span style=\"color: #008000;\">pillenwerfen<\/span><\/strong>, dei generatori di bolle impiegati un tempo dai sommergibili come decoy per ingannare le navi sulla loro presenza. In pratica dei dischi che rilasciati in acqua producevano grandi quantit\u00e0 di bolle, ottime quindi per ridurre se non annullare gli effetti dell\u2019onda d\u2019urto causata dalle esplosioni. Questi metodi risultarono vincenti e non si apprezzarono mai morie di pesce in superficie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Mezzi in gioco<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nNon ultimo, vorrei citare i veri protagonisti dell&#8217;operazione <strong><span style=\"color: #008000;\">PROFET<\/span><span style=\"color: #008000;\">A<\/span><\/strong>, i circa mille uomini che furono impiegati sulle unit\u00e0 navali e nei reparti operativi e logistici a terra nelle diverse attivit\u00e0. Il cosiddetto <strong><span style=\"color: #008000;\">ordine di battaglia<\/span><\/strong> prevedeva l&#8217;uso indistinto di tutti i cacciamine nazionali, all&#8217;epoca suddividi su due squadriglie, sotto il controllo operativo diretto della Squadra Navale (CINCNAV).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">54 Squadriglia cacciamine: CF spec. Md Andrea Mucedola &#8211; che fu distaccato da subito come capo cellula di guerra CMM a CINCNAV<\/span><\/strong><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/54ESIMA-SQUAD.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-15728\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/54ESIMA-SQUAD.jpg\" alt=\"54ESIMA SQUAD\" width=\"849\" height=\"332\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/54ESIMA-SQUAD.jpg 762w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/54ESIMA-SQUAD-300x117.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 849px) 100vw, 849px\" \/><\/a><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">57 Squadriglia cacciamine: CF spec. DT Giuseppe Manca distaccato in Adriatico come ufficiale in Comando Tattico (OTC) di tutta la forza di CMM nazionale.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/57-SQUAD.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-15727\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/57-SQUAD.jpg\" alt=\"57 SQUAD\" width=\"858\" height=\"177\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/57-SQUAD.jpg 869w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/57-SQUAD-300x62.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 858px) 100vw, 858px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Tutti gli Uffici del MARICODRAG, comandati dal Capitano di Vascello Md Fedel, in sede e dislocati&nbsp; nel Forward Logistic Detachment alle foci del Po, con il supporto delle componenti logistiche del Dipartimento marittimo dell&#8217;Alto Tirreno.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Ufficiali e personale della Marina Militare e della Guardia Costiera di sede in Adriatico.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">A queste forze nazionali si aggiunsero nel giugno 1999, undici unit\u00e0 di CMM della NATO con una nave supporto, suddivise in due gruppi navali distinti. Uno dei quali fu comandato dall&#8217;allora CF Md Michele Cassotta<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L&#8217;<\/span><span style=\"color: #008000;\">operazione NATO, denominata<\/span><\/strong> <span style=\"color: #008000;\"><strong>ALLIED HARVEST<\/strong><b>,<\/b> <\/span>consent\u00ec&nbsp;la scoperta&nbsp;e successiva bonifica di <strong><span style=\"color: #008000;\">93 ordigni<\/span><\/strong>, alcuni recenti ed altri risalenti alla seconda guerra mondiale, disseminati in un&#8217;area di 1041 miglia quadre. Il coordinamento operativo tra le forze NATO e italiane fu sempre assicurato dalla <strong><span style=\"color: #008000;\">cellula di guerra CMM di CINCNAV<\/span><\/strong> in coordinamento con il <strong><span style=\"color: #008000;\">Comando NATO di Nisida<\/span><\/strong>, Napoli. Per comprendere la complessit\u00e0 dell&#8217;operazione, i cacciamine coinvolti in mare arrivarono ad essere anche dieci contemporaneamente, operando in operazioni reali in prossimit\u00e0 di altre unit\u00e0 nazionali e NATO impegnate nelle operazioni in Kosovo (KFOR).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Due mesi di fuoco<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nInutile dire che l\u2019attenzione dei mass media fu massima e furono sempre informati dell\u2019andamento dell\u2019operazione e delle nostre attivit\u00e0. La dead line per terminare la missione fu fissata per il <strong><span style=\"color: #008000;\">14 luglio 1999<\/span><\/strong>. Ricordo che, alle 23:30 del 14 luglio 1999, mi presentai nell&#8217;ufficio del Comandante in Capo della Squadra, <strong><span style=\"color: #008000;\">Ammiraglio di Squadra Paolo Giardini<\/span><\/strong>,&nbsp; comunicandogli che l\u2019operazione di bonifica degli ordigni era terminata con successo. Non fu un eccesso di ottimismo. Nei mesi seguenti, al termine del mio comando navale, lasciai la 54 squadriglia ed assunsi l\u2019incarico di <strong><span style=\"color: #008000;\">Capo di Stato Maggiore del COMFORDRAG<\/span><\/strong>, nuovo comando che sostitu\u00ec il <strong><span style=\"color: #008000;\">MARICODRAG<\/span><\/strong>. Per scrupolo e verifica continuammo ad inviare per un anno i nostri cacciamine in missioni esplorative nelle stesse zone ma nessun ordigno relativo alle operazioni nei Balcani fu mai ritrovato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Una minaccia sempre presente<\/span><\/strong><br \/>\nQuesto non vuol dire che l&#8217;area non possa presentare ancora degli ordigni affondati nel sedimento del fondale. Statisticamente, gli specialisti sanno che la percentuale di bonifica di un&#8217;area non pu\u00f2 mai arrivare al 100%. Inoltre \u00e8 noto che, verso la fine della seconda guerra mondiale, proietti e munizionamento di vario tipo furono intenzionalmente o per cause belliche affondati in diverse localit\u00e0 del mar Adriatico. Ma non solo. Durante un controllo delle acque della ex Jugoslavia fu ritrovata, ad oltre 150 metri di profondit\u00e0, una mina ormeggiata austro-ungarica della I guerra mondiale, che era ancora agganciata alla sua catena di ormeggio, retaggio di un mare da sempre teatro di guerre.&nbsp;E&#8217; quindi possibile che forti mareggiate o l&#8217;azione di pescherecci a strascico possano spostare ordigni da un&#8217;area all&#8217;altra o portarne alla luce di nuovi. Nell&#8217;operazione in Adriatico, furono anche ritrovati dai cacciamine numerosi residui di incivilt\u00e0 come bidoni, lavatrici e frigoriferi che, non si sa come, navigarono a lungo in Adriatico prima di affondare in mezzo al mare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Riconoscimenti<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nL\u2019operazione di bonifica post Kosovo fu&nbsp;in seguito presentata al <strong><span style=\"color: #008000;\">NATO Naval Armament Group (NNAG)<\/span><\/strong>, la riunione navale pi\u00f9 importante della NATO, riscuotendo un unanime consenso. Questo apprezzamento da parte della NATO conferm\u00f2 le capacit\u00e0 della nostra componente di <strong><span style=\"color: #008000;\">contro misure mine<\/span><\/strong> ponendo l&#8217;Italia come nazione leader nel Mediterraneo. Ho usato il verbo confermare perch\u00e9 voglio ricordare che nel dopo guerra un altro ufficiale italiano, il <strong><span style=\"color: #008000;\">Comandante Falco Accame<\/span><\/strong>, aveva anche lui sviluppato un innovativo sistema combinato di dragaggio ad influenza che divenne poi dottrina in tutta l\u2019Alleanza.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/DSC_0028.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-16480 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/DSC_0028-e1506602119206.jpg\" alt=\"DSC_0028\" width=\"910\" height=\"604\"><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">resti di una cluster bomba frammentazione incastrati nei denti di un rampone &#8211; Museo del Comando delle Forze di Contro Misure Mine di La Spezia &#8211; <span style=\"font-size: 12pt;\">photo credit andrea mucedola<\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Conclusioni<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nIn estrema sintesi, fu un lavoro di squadra fantastico ed i risultati parlano ancor oggi da soli. Furono trovati e distrutti tutti gli ordigni dichiarati dalla NATO nelle <strong><span style=\"color: #008000;\">Jettison area<\/span><\/strong> con una superficie di bonifica equivalente a ventimila campi di calcio, controllati con una precisione geografica di cinque metri e mappati grazie ai sistemi <strong><span style=\"color: #008000;\">GIS ERICA\/CARS<\/span><\/strong> di bordo. Vorrei sottolineare che senza quel sistema, sviluppato&nbsp; dall&#8217;Ufficio Studi di MARICENTROMINE, l&#8217;operazione sarebbe stata molto pi\u00f9 complessa se non impossibile da realizzare. L&#8217;area esplorata riguardava la parte centrale dell&#8217;Adriatico settentrionale fino al Gargano, unendo con le congiungenti tutte le sei jettison area dichiarate. Nel conteggio degli ordigni bonificati, oltre ai 143 ordigni NATO, si aggiunsero casse e proietti di munizionamento della I e II guerra mondiale che furono anch&#8217;essi bonificati per rendere sempre pi\u00f9 sicuri i fondali dell&#8217;Adriatico settentrionale. Questi risultati furono forniti alla stampa in una conferenza presso il Comando della Squadra Navale nel mese di luglio 1999, in un&#8217;analisi pragmatica dell&#8217;operazione svolta in acque internazionali ma prospicienti le nostre coste e quindi frequentate assiduamente dai nostri pescherecci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Agli equipaggi ed allo staff fu meritoriamente assegnata la <strong><span style=\"color: #008000;\">medaglia NATO per il contributo alle operazioni in KOSOVO (KFOR)<\/span><\/strong>. Tutto questo fu ottenuto grazie agli equipaggi&nbsp; dei cacciamine e di tutto lo staff del <strong><span style=\"color: #008000;\">MARICODRAG\/COMFORDRAG<\/span><\/strong> ma soprattutto grazie alla visione dell\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Ammiraglio Paolo Giardini<\/span><\/strong>, allora Comandante in Capo della Squadra Navale, che seppe riconoscerne il valore, facilitando il loro complesso compito sempre con direttive chiare e pragmatiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Non ultimo poche parole sulle forze specialistiche italiane del Dragaggio e speciali del COMSUBIN che, voglio ricordare, operarono indipendentemente nello stesso periodo anche nelle acque interne del lago di Garda con un team di palombari disattivatori ordigni (EOD), dimostrando ancora una volta, dopo le operazioni svolte in Golfo Persico, la loro professionalit\u00e0 e capacit\u00e0.<\/span> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Come premesso nel titolo, quell&#8217;anno, il 1999, fu l&#8217;anno della svolta per le nostre forze specialistiche di Contro Misure Mine<\/span><\/strong>. Lo sviluppo seguente della componente CMM, fortemente voluto dall&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">ammiraglio Giardini<\/span><\/strong>, comprese l&#8217;acquisto di nuovi materiali, strumenti e mezzi logistici che portarono la componente di CMM nazionale ad una svolta epocale che la pone oggi fra quelle pi\u00f9 apprezzate in ambito NATO.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Consentitemi di chiudere con un vecchio detto, che trovai scritto su un pannello in una base statunitense, rivolto ai colleghi delle unit\u00e0 maggiori della Squadra, \u201c<em><span style=\"color: #008000;\"><strong>dove voi andate, noi ci siamo gi\u00e0 stati<\/strong><\/span><\/em>\u201d. L&#8217;importanza di questa componente specialistica non deve essere sottovalutata, in particolare guardando le possibili minacce asimmetriche del&nbsp;III millennio. La capacit\u00e0 di poter intervenire rapidamente per la sicurezza dei nostri mari non si pu\u00f2 inventare,&nbsp;e la storia navale, dalla guerra di Corea ad oggi, ce lo ha insegnato.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Mucedola<br \/>\n<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/15700\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/15719\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 10<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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