{"id":15645,"date":"2019-03-29T00:15:31","date_gmt":"2019-03-29T00:15:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=15645"},"modified":"2024-10-13T09:58:20","modified_gmt":"2024-10-13T07:58:20","slug":"15645","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/15645","title":{"rendered":"Tsunami, la furia della natura"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><header class=\"entry-header\">\n<p class=\"entry-title\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>&nbsp;<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff; font-size: 8pt;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: OCEANOGRAFIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Oceanografia, tsunami<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<\/header>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giappone nordorientale, 11 marzo 2011, ore 14:46. Il cielo \u00e8 una lastra color grigio, della stessa consistenza del piombo fuso; ha quasi un aspetto funereo quel giorno. <span style=\"font-size: inherit; text-align: justify;\">Lo tsunami \u00e8 in arrivo \u2026 Improvvisamente, in mare, il fondale sussulta; un blocco di crosta terrestre lungo 430 chilometri si sposta verso est, con traslazioni orizzontali che in alcuni punti raggiungono i 24 metri. Dopo cinque minuti dal termine del terremoto, <\/span><strong style=\"font-size: inherit; text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\">Miki Endo<\/span><\/strong><span style=\"font-size: inherit; text-align: justify;\">, un\u2019impiegata comunale di Sendai, preme un bottoncino rosso e accende il microfono; sembra un film di 007, ma non \u00e8 finzione, \u00e8 realt\u00e0. <\/span><span style=\"font-size: revert; color: initial;\">Gli altoparlanti della citt\u00e0 lanciarono l\u2019allarme tsunami e migliaia di persone salirono sui tetti, ma non bast\u00f2: la gigantesca onda di maremoto invest\u00ec la citt\u00e0 con i suoi quindici metri di altezza devastandola. L\u2019onda nera carica di detriti, sabbia e fango travolse la costa e tutto quello che trov\u00f2 sul suo percorso. Il conto di &#8220;mastro beccaio&#8221; raggiunse i ventimila morti, senza contare i cinquecento chilometri di costa devastata.<\/span><\/p>\n<div class=\"entry-content\" style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Considerando che il Giappone \u00e8 il paese pi\u00f9 preparato per affrontare terremoti e tsunami un simile sisma avrebbe causato molta pi\u00f9 distruzione se fosse avvenuto in un\u2019altra zona del mondo. Casi di tsunami sono relativamente frequenti anche se quelli di maggiore intensit\u00e0 sono, per fortuna rari; tra i pi\u00f9 recenti quello indonesiano del 2004 dove perirono 230.000 persone.<\/p>\n<p><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #008000;\"><b>Da geologo ricevo pi\u00f9 o meno sempre la stessa domanda: sono prevedibili i terremoti? La risposta \u00e8 NO! Non lo sono. Diffidate di tutti gli pseudo-geologi, e\/o gli pseudo-tecnici, che affermano il contrario.<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/tsunami-thailandiqa.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\" wp-image-15646 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/tsunami-thailandiqa.jpg\" alt=\"tsunami thailandiqa\" width=\"838\" height=\"674\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/tsunami-thailandiqa.jpg 539w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/tsunami-thailandiqa-300x242.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 838px) 100vw, 838px\" \/><\/a><\/p>\n<p>La maggior parte dei sismologi afferma che ogni anno avviene uno tsunami di importanza rilevante, molti scienziati ritengono che maremoti storici, come quello avvenuto in Grecia 3.500 anni fa, abbia addirittura cambiato il corso della storia dell\u2019Uomo. In antichit\u00e0 venivano attribuiti alla volont\u00e0 degli dei ma fu lo storico greco <strong><span style=\"color: #008000;\">Tucidide<\/span><\/strong>, nel 430 a.C., il primo ad intuire una connessione tra terremoti e onde di tsunami. La ricorrenza di quest fenomeni ha lasciato un segno indelebile nella stori adi molti Paesi. La gravit\u00e0 del&nbsp; terribile <strong><span style=\"color: #008000;\">tsunami di Lisbona<\/span><\/strong>, avvenuto nel 1755, pare modific\u00f2 l&#8217;ottimismo del pensiero occidentale dell\u2019epoca.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong>Come nasce uno tsunami?&nbsp;<\/strong><\/span><br \/>\n<\/span>La parola <strong><span style=\"color: #008000;\">Tsunami<\/span><\/strong> deriva dal giapponese e significa \u201conda di porto\u201d, o \u201cgrande onda\u201d. Gli tsunami non hanno nulla a che vedere con le onde di marea, n\u00e9 con il comune moto ondoso, tanto meno quello derivato da uragani tropicali e da grandi tempeste polari (con onde enormi). Le onde di tsunami, o di maremoto, sono provocate dai movimenti delle masse rocciose che compongono la crosta terrestre sommersa in determinate zone del globo. Queste zone sono dette di <strong><span style=\"color: #008000;\">subduzione<\/span><\/strong>, ovvero aree in cui una porzione della crosta terrestre subduce rispetto all\u2019altra; immaginate di spingere due materassi uno contro l\u2019altro, uno s\u2019infiler\u00e0 sotto l\u2019altro e lo costringer\u00e0 a salire. Il movimento generer\u00e0 uno sconvolgimento locale con rilascio di energia che si accumuler\u00e0 proprio nelle zone di subduzione formando enormi faglie.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"entry-content\">\n<p style=\"text-align: justify;\">In parole semplici, un terremoto, sottomarino o terrestre, \u00e8 sostanzialmente un rilascio improvviso di energia accumulata; immaginate di prendere un bastone di legno con le mani e di piegarlo con il ginocchio, il legno si piegher\u00e0 sino a un certo punto (accumulo di energia) per poi spezzarsi con un sonoro crack: quello sar\u00e0 il terremoto. Quando per\u00f2 avviene in mare, l\u2019intera colonna d\u2019acqua sovrastante il fondo risentir\u00e0 della sollecitazione di energia proveniente dal basso; immaginate di colpire un secchio d\u2019acqua sul fondo, l&#8217;urto generer\u00e0 una serie di cerchi concentrici sempre pi\u00f9 ampi che si allargheranno verso i bordi. In natura queste sono le onde anomale che possono colpire la costa generando danni e distruzione.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la prima onda possono susseguirsi altre onde gigantesche che flagellano la costa per ore fino allo scarico di tutta l&#8217;energia e possono viaggiare per migliaia di chilometri e attraversare interi oceani. L\u2019onda di tsunami in mare aperto \u00e8 innocua, essendo a volte alta anche pochi centimetri ma viaggia a velocit\u00e0 incredibile, dell\u2019ordine di oltre 500 chilometri orari, con lunghezze d\u2019onda (tra una cresta e l\u2019altra) di centinaia di chilometri e con un periodo che pu\u00f2 arrivare a dieci minuti tra un\u2019onda e l\u2019altra. Lo tsunami diventa per\u00f2 pericoloso in prossimit\u00e0 della costa dove il fondale si rialza.&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/tsunami_la-furia-della-natura_2004_1-768x379.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-15648 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/tsunami_la-furia-della-natura_2004_1-768x379.jpg\" alt=\"tsunami_la-furia-della-natura_2004_1-768x379\" width=\"831\" height=\"410\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/tsunami_la-furia-della-natura_2004_1-768x379.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/tsunami_la-furia-della-natura_2004_1-768x379-300x148.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 831px) 100vw, 831px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ricostruzione dell\u2019altezza dell\u2019onda anomala del 2004 durante la propagazione nell\u2019oceano Indiano e in parte dell\u2019Atlantico meridionale.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo tsunami dell\u201911 marzo 2011 colp\u00ec, specularmente, anche la costa della California ma con danni limitati (un uomo fu travolto dall&#8217;onda ed affog\u00f2). Lo tsunami indonesiano del 26 dicembre 2004, provoc\u00f2 vittime un p\u00f2 ovunque nell&#8217;oceano Indiano: uccise 60.000 persone in India e nello Sri Lanka e colp\u00ec molti paesi dell\u2019Africa orientale. Dopo questa catastrofe senza precedenti recenti, diversi stati hanno avviato una collaborazione per installare un sistema di rilevazione degli tsunami; tali sistemi funzionano con la misura delle variazioni di pressione provocate dal passaggio dell\u2019onda anomala in oceano nei pressi di boe di rilevamento. Attualmente vi sono una sessantina di boe dislocate negli oceani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, non \u00e8 detto che il sistema delle boe sia infallibile; durante il terremoto giapponese dell\u201911 marzo 2011, le boe segnalarono una magnitudo di 7.4 Richter ma le analisi successive calcolarono una magnitudo di 9.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/tsunami_allert_system-768x655.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-15649 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/tsunami_allert_system-768x655.jpg\" alt=\"tsunami_allert_system-768x655\" width=\"834\" height=\"711\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/tsunami_allert_system-768x655.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/tsunami_allert_system-768x655-300x256.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 834px) 100vw, 834px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Una delle sessanta boe posizionate negli oceani per il rilevamento degli tsunami. Questa appartiene alla rete di allarme dell&#8217;Australia.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 significa che con una <strong><span style=\"color: #008000;\">magnitudo di 7.4<\/span><\/strong> i giapponesi allertati attendevano un\u2019onda anomala di altezza pari a circa tre metri (al di sotto del frangiflutti anti-tsunami alti cinque metri); con una magnitudo 9; invece lo tsunami raggiunse un\u2019altezza di 15.5 metri. Questo errore di calcolo strumentale cost\u00f2 la vita a migliaia di persone che, con una corretta informazione, sarebbero potute scappare sulle alture dell\u2019entroterra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Strano a dirsi, ma la maggior parte dei geologi giapponesi non considerava la regione di Sendai particolarmente a rischio da un punto di vista sismico; agli inizi del duemila un gruppo di geologi nipponici aveva effettuato uno studio (pubblicato nel 2001) su alcuni depositi sabbiosi e argillosi dove si distinguevano chiaramente delle <strong><span style=\"color: #008000;\">tsunamiti<\/span><\/strong> (depositi sedimentari generati da antichi tsunami), appartenenti a potenti maremoti occorsi nella regione di Sendai con una cadenza di circa 900 anni in un arco temporale di circa 4.000 anni. Per ironia della sorte lo studio terminava con un monito degli autori sulla pericolosit\u00e0 dell&#8217;area. Evidentemente poco raccolto.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/tsunamite.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-15650 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/tsunamite.jpg\" alt=\"tsunamite\" width=\"843\" height=\"505\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/tsunamite.jpg 609w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/tsunamite-300x180.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 843px) 100vw, 843px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Depositi sedimentari dove \u00e8 possibile distinguere un livello di tsunamite, appartenente a un grande terremoto del passato.<\/span><\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_1167\" class=\"wp-caption aligncenter\"><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri studi del genere sono stati portati avanti lungo le coste occidentali degli Stati Uniti d\u2019America, nelle Filippine, nelle Sonda e in Indonesia. I risultati sono allarmanti: secondo i paleo sismologi, considerando un range temporale che varia tra i 200 e i 700 anni di cadenza, queste zone furono sistematicamente colpite da grandi onde di maremoto. Purtroppo la cadenza ha un valore statistico molto basso per cui non \u00e8 possibile prevedere quando eventi simili si ripeteranno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che si pu\u00f2 fare? Niente! Siamo oltre sette miliardi di abitanti sulla Terra di cui la maggior parte vive lungo le zone costiere. L&#8217;unica prevenzione \u00e8 il monitoraggio attivo di questo fenomeni.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Aaronne Colagrossi<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. &nbsp; . ARGOMENTO: OCEANOGRAFIA PERIODO: XXI SECOLO AREA: DIDATTICA parole chiave: Oceanografia, tsunami . Giappone nordorientale, 11 marzo 2011, ore 14:46. Il cielo \u00e8 una lastra color grigio, della stessa consistenza del piombo fuso; ha quasi un aspetto funereo quel giorno. 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