{"id":15248,"date":"2017-08-18T00:21:42","date_gmt":"2017-08-17T22:21:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=15248"},"modified":"2026-07-20T18:32:06","modified_gmt":"2026-07-20T16:32:06","slug":"la-tragedia-del-sottomarino-russo-kursk-dopo-diciassette-anni-di-inchieste-ed-ipotesi-un-ricordo-di-quei-marinai-che-persero-la-vita-nelle-fredde-acque-del-mare-di-barents","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/15248","title":{"rendered":"La tragedia del sottomarino Kursk, un ricordo di quei marinai che persero la vita nelle fredde acque del mare di Barents  di Andrea Mucedola"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 11<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX &#8211; XXI SECOLO<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\">AREA: RUSSIA<br \/>\n<\/span><\/strong>parole chiave: sottomarini, Kursk, relitto, incidente, Russia<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\"><br \/>\n<span style=\"font-size: 18pt;\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/resize.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-15249 alignnone\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/resize.png\" alt=\"resize\" width=\"1044\" height=\"609\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/resize.png 480w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/resize-300x175.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 1044px) 100vw, 1044px\" \/><\/a><\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">Una tragedia del mare dei nostri giorni<br \/>\n<\/span><\/span><\/strong>Il <strong><span style=\"color: #008000;\">K-141 Kursk, \u0410\u0442\u043e\u043c\u043d\u0430\u044f \u043f\u043e\u0434\u0432\u043e\u0434\u043d\u0430\u044f \u043b\u043e\u0434\u043a\u0430 \u00ab\u041a\u0443\u0440\u0441\u043a\u00bb<\/span><\/strong>, era un sottomarino a propulsione nucleare della Flotta del Nord appartenente alla classe <strong><span style=\"color: #008000;\">Oscar I\/II<\/span><\/strong>. Il sottomarino, entrato in servizio nel 1995, era stato destinato alla base navale \u00a0di Severomorsk. \u00a0Il suo dislocamento era di 10700 tonnellate in superficie e 13500 tonnellate in immersione, con un equipaggio composto da 52 ufficiali e 55 marinai, per un totale di 107 membri. Era un sottomarino di attacco moderno assegnato alla <span style=\"color: #008000;\"><b>Voenno-Morskoj flot<\/b> <\/span>ed in grado di trasportare e lanciare missili anche a testata nucleare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/edfb7668c2d4362014962659302.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-15256\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/edfb7668c2d4362014962659302.jpg\" alt=\"edfb7668c2d4362014962659302\" width=\"1067\" height=\"772\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/edfb7668c2d4362014962659302.jpg 800w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/edfb7668c2d4362014962659302-300x217.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 1067px) 100vw, 1067px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era il 12 agosto del 2000, ed il sottomarino era impegnato nel mare di Barents in un&#8217;esercitazione militare con altre unit\u00e0 navali. Sulla base di quanto riportato dai mass media il <strong><span style=\"color: #008000;\">K-141 Kursk (APK)<\/span><\/strong> avrebbe dovuto lanciare dei siluri con testata inerte contro l&#8217;incrociatore nucleare <strong><span style=\"color: #008000;\">Pjotr Velikij<\/span><\/strong>, classe Kirov, per testarne le prestazioni ma qualcosa and\u00f2 storto. Sebbene ci siano ancora molti dubbi su ci\u00f2 che realmente accadde in quelle fredde acque, ci dobbiamo tenere alle cronologie riportate dalla stampa ufficiale. Tutto incominci\u00f2 alle 11:29 locali; a seguito del lancio di un siluro di prova vi fu un&#8217;esplosione all&#8217;interno o nei pressi del battello. Fu valutato che l&#8217;esplosione ebbe una potenza compresa tra i 100 e i 250 kg di tritolo. A seguito dei danni allo scafo il sottomarino si adagi\u00f2 sul fondo a circa 110 metri di profondit\u00e0, a circa settanta\u00a0miglia da Severomorsk. Circa due minuti dopo la prima esplosione, ne fu avvertita una seconda\u00a0 all&#8217;interno dello scafo con una potenza esplosiva compresa tra le 3 e le 7 tonnellate di tritolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/maxresdefault1-e1502720220407.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-15269\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/maxresdefault1-e1502720220407.jpg\" alt=\"maxresdefault\" width=\"1052\" height=\"792\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Cronologia di una tragedia del mare<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nRaccontiamo la cronologia del terribile incidente come riportata dalle <a href=\"http:\/\/Rusreal-news.ru\">fonti russe<\/a>. Il 13 agosto, un gruppo di navi sotto il comando dell&#8217;ammiraglio Vjacheslav Popov si rec\u00f2 sulla verticale dell\u2019incidente ed alle 04.51 il sottomarino fu identificato ad una profondit\u00e0 di 108 metri. Il giorno seguente, alle 11.00 di mattina, il comando della flotta russa fece la una prima dichiarazione ufficiale che il <strong><span style=\"color: #008000;\">Kursk<\/span> <\/strong>si era adagiato sul fondo ma rimanevano attive le comunicazioni. Pi\u00f9 tardi si apprese che la comunicazione con l\u2019equipaggio erano state ottenute solo attraverso dei colpi dati sullo scafo perch\u00e9 le comunicazioni acustiche tramite telefono subacqueo si erano interrotte. Fu anche affermato che non vi era pericolo per la vita dell&#8217;equipaggio e che il salvataggio sarebbe stato effettuato con una \u201ccampana\u201d di salvataggio. Dopo la prima ispezione divenne chiaro che il \u201cKursk\u201d era appoggiato sul fondo, inclinato di 40 gradi. Il sottomarino mostrava dei gravi danni alla prua ed aveva fuori uso la camera di salvataggio. La situazione precipit\u00f2 ed il Capo della Marina, ammiraglio Vladimir Kuroedov, dichiar\u00f2 mestamente che la possibilit\u00e0 di salvare i membri dell\u2019equipaggio appariva remota.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Kursk3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-15267 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Kursk3.jpg\" alt=\"Kursk3\" width=\"338\" height=\"345\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Kursk3.jpg 200w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Kursk3-50x50.jpg 50w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Kursk3-65x65.jpg 65w\" sizes=\"auto, (max-width: 338px) 100vw, 338px\" \/><\/a> Il 15 agosto il Quartier generale della marina russa rilasci\u00f2 una dichiarazione ufficiale che, in breve, comunicava l\u2019inizio dell&#8217;operazione di salvataggio del sottomarino da parte delle forze navali russe e che l&#8217;equipaggio del Kursk era addestrato per essere evacuato. Sebbene fossero stati inviati immediatamente sul luogo dell&#8217;incidente l\u2019Incrociatore nucleare \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Pietro il Grande<\/span><\/strong>\u201d e venti unit\u00e0 navali e di salvataggio, le avverse condizioni meteorologiche non permisero di avviare l&#8217;operazione di recupero a causa di avverse condizioni meteo, con mare 4-5. Il Progettista generale dell&#8217;Ufficio di progettazione centrale \u201cRubin\u201d, <strong><span style=\"color: #008000;\">Igor Baranov<\/span><\/strong>, afferm\u00f2 che l&#8217;aria disponibile all&#8217;interno del battello sarebbe durata solo 5-6 giorni per cui il tempo era poco. Nel frattempo a Mosca venne creata una commissione governativa per indagare sulle cause dell&#8217;incidente, presieduta dal vice primo ministro <strong><span style=\"color: #008000;\">Il\u2019ja Klebanov<\/span><\/strong>. Contemporaneamente, a Bruxelles, rappresentanti del Ministero della difesa russo avviarono colloqui con la NATO. Il 16 agosto, il miglioramento del mare permise finalmente di avviare le operazioni di soccorso. Dalla nave di salvataggio &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Rudnitskij<\/span><\/strong>&#8221; fu rilasciato in mare il sommergibile <strong><span style=\"color: #008000;\">Priz<\/span><\/strong>. Durante la notte furono fatti diversi tentativi per penetrare all&#8217;interno del sottomarino ma fallirono. A questo punto, l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">ammiraglio <\/span><span style=\"color: #008000;\">Kuroedov<\/span><\/strong> dichiar\u00f2 che la Russia avrebbe accettato qualsiasi assistenza offerta dall&#8217;Occidente. La richiesta fu esaudita immediatamente ed il 17 agosto, arriv\u00f2 sul luogo dell&#8217;incidente la nave soccorso norvegese <strong><span style=\"color: #008000;\">Seaway Eagle<\/span><\/strong>, con sommozzatori alto-fondalisti a bordo, in attesa dell\u2019arrivo \u00a0della nave da trasporto Normand Pioneer, in possesso di attrezzature specialistiche per l&#8217;impiego di un mini sommergibile britannico, l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">LR5<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/normand-pioneer.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-15266\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/normand-pioneer.jpg\" alt=\"normand pioneer\" width=\"1066\" height=\"710\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/normand-pioneer.jpg 800w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/normand-pioneer-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 1066px) 100vw, 1066px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Normand Pioneer<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <strong><span style=\"color: #008000;\">Normand Pioneer<\/span><\/strong>, nella foto in alto, arriv\u00f2 il 19 agosto ed ebbe subito inizio la missione internazionale di salvataggio per l&#8217;equipaggio del &#8220;Kursk&#8221;. Il 20 agosto gli operatori subacquei norvegesi esaminarono i danni del sottomarino e scoprirono la presenza nei compartimenti interni di aria. I sommozzatori\u00a0riuscirono anche a\u00a0 sbloccare la valvola di ventilazione di soccorso ma non riuscirono ad entrare. Collocarono quindi un&#8217;attrezzatura per l&#8217;apertura del boccaporto superiore del nono compartimento che venne poi aperto il 21 agosto scoprendo che l\u2019interno era invaso dall&#8217;acqua. All&#8217;interno furono anche scoperti alcuni corpi senza vita dei membri dell\u2019equipaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><div class=\"lyte-wrapper fourthree\" style=\"width:420px;max-width:100%;margin:5px;\"><div class=\"lyMe\" id=\"WYL_BiVvsCIPOMk\"><div id=\"lyte_BiVvsCIPOMk\" data-src=\"\/\/i.ytimg.com\/vi\/BiVvsCIPOMk\/hqdefault.jpg\" class=\"pL\"><div class=\"tC\"><div class=\"tT\"><\/div><\/div><button tabindex=\"0\" class=\"play\"><\/button><div class=\"ctrl\"><div class=\"Lctrl\"><\/div><div class=\"Rctrl\"><\/div><\/div><\/div><noscript><a href=\"https:\/\/youtu.be\/BiVvsCIPOMk\" rel=\"nofollow\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.ytimg.com\/vi\/BiVvsCIPOMk\/0.jpg\" alt=\"YouTube video thumbnail\" width=\"420\" height=\"295\" \/><br \/>Guarda questo video su YouTube<\/a><\/noscript><\/div><\/div><div class=\"lL\" style=\"max-width:100%;width:420px;margin:5px;\"><\/div><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu quindi introdotta una videocamera all&#8217;interno dello scafo per determinare lo stato del settimo e dell&#8217;ottavo compartimento. Lo stesso giorno il vice-ammiraglio Michail Mozak, capo dello Stato maggiore della flotta del Nord, conferm\u00f2 ufficialmente che tutto l&#8217;equipaggio del sottomarino <strong><span style=\"color: #008000;\">K-141 Kursk<\/span><\/strong> era deceduto in servizio. Il 23 agosto il Presidente Vladimir Putin vol\u00f2 a Severomorsk dove si incontr\u00f2 con le famiglie dei marinai. Nei media fu anche comunicato che un sommergibile americano &#8220;<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Memphis<\/span><\/em><\/strong>&#8221; dal 18 agosto si trovava nel porto della citt\u00e0 norvegese di Bergen dove era entrato per\u00a0 rifornimento.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/200px-RIAN_archive_628836_Prosecutor_General_Vladimir_Ustinov1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-15250 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/200px-RIAN_archive_628836_Prosecutor_General_Vladimir_Ustinov1.jpg\" alt=\"200px-RIAN_archive_628836_Prosecutor_General_Vladimir_Ustinov(1)\" width=\"250\" height=\"313\" \/><\/a><strong><span style=\"color: #008000;\">Procuratore generale della Federazione Russa, Vladimir Ustinov<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 24 agosto il Procuratore generale della Federazione Russa, Vladimir Ustinov, annunci\u00f2 l\u2019inizio di un inchiesta per la morte dell\u2019equipaggio del sottomarino. Il 29 agosto, fonti statunitensi rivelarono che al momento dell&#8217;incidente al Kursk, due sottomarini americani con altre navi erano vicini ad esso ma negarono che la causa del disastro fosse stato una collisione fra i due. Il 19 settembre <strong><span style=\"color: #008000;\">Vladimir Putin<\/span><\/strong> decise di avviare l&#8217;operazione di recupero dei resti dell&#8217;equipaggio del &#8220;Kursk&#8221; e dello stesso sommergibile. Il 25 ottobre il guardiamarina palombaro <strong><span style=\"color: #008000;\">Sergej Shmygin<\/span> <\/strong>entr\u00f2 per primo nello scafo. Nella notte del 26 ottobre i palombari russi esaminarono i corpi dei membri dell&#8217;equipaggio del \u201cKursk\u201d. Si comprese che dopo l&#8217;esplosione,\u00a0 nel sesto, settimo, ottavo e nono compartimento, i marinai erano sopravvissuti. Nella tasca del comandante del <strong><span style=\"color: #008000;\">Kursk<\/span><\/strong>, <strong><span style=\"color: #008000;\">Tenente capitano Dmitrij Kolesnikov<\/span><\/strong>, fu trovato un foglio manoscritto contenente un rapporto dell&#8217;incidente.<br \/>\nDi questa preziosa testimonianza inizialmente fu pubblicata solamente la prima parte: \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">1<\/span><span style=\"color: #008000;\">3:15. Tutto il personale del VI, VII e VIII\u00a0 \u00e8 passato nel IX. Noi qui siamo 23 persone. Abbiamo preso questa decisione a seguito dell\u2019incidente. Nessuno di noi pu\u00f2 salire al piano superiore<\/span><\/em><\/strong>\u201d. Pi\u00f9 tardi venne resa nota ai giornalisti la seconda parte dello scritto che riportava che due o tre persone cercarono di uscire dal sottomarino attraverso l\u2019uscita di soccorso, senza successo in quanto il vano era stato riempito dall&#8217;acqua. Le operazioni continuarono e vennero terminate le procedure di recupero delle salme all&#8217;interno del nono compartimento del sottomarino; il 29 ottobre, sul piazzale del Mare di Severomorsk, si tenne la cerimonia funebre di commiato con quattro salme dei sommergibilisti morti a seguito dell&#8217;incidente.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/3ca1e7d798f4d9a9bbbfbcc5530.jpg\"><br \/>\n<\/a><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/3ca1e7d798f4d9a9bbbfbcc5530.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-15257\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/3ca1e7d798f4d9a9bbbfbcc5530.jpg\" alt=\"3ca1e7d798f4d9a9bbbfbcc5530\" width=\"1070\" height=\"607\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/3ca1e7d798f4d9a9bbbfbcc5530.jpg 720w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/3ca1e7d798f4d9a9bbbfbcc5530-300x170.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 1070px) 100vw, 1070px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;operazione di recupero delle salme, prevista per la fine del 2000, si concluse per vari motivi nel settembre del 2001. Ma gli sforzi non furono interrotti e, il 7 ottobre 2001, fu intrapresa l&#8217;operazione di sollevamento del Kursk dal fondo del mare di Barents. Finalmente il 22 ottobre \u00a0il relitto del \u201cKursk\u201d venne adagiato su\u00a0cinquanta blocchi nel cantiere di Rosljakovo.\u00a0 Nelle operazioni furono recuperati ed identificati 115 dei 118 membri dell&#8217;equipaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L\u2019inchiesta<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nIl 27 ottobre 2001 il Procuratore generale della Russia dichiar\u00f2 che l&#8217;ispezione visiva del propulsore nucleare aveva permesso di concludere che l&#8217;incendio scaturito internamente si era propagato in tutto il battello. Nel suo epicentro la temperatura aveva raggiunto ottomila gradi Celsius. Il battello si era poi completamente riempito d\u2019acqua in meno di otto ore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/067121baefbd3c9bb9cf40f5082_prev-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-15254 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/067121baefbd3c9bb9cf40f5082_prev-1.jpg\" alt=\"067121baefbd3c9bb9cf40f5082_prev (1)\" width=\"1069\" height=\"709\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/067121baefbd3c9bb9cf40f5082_prev-1.jpg 810w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/067121baefbd3c9bb9cf40f5082_prev-1-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 1069px) 100vw, 1069px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In seguito, il 26 luglio 2002, fu riferito che la tragedia del \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Kursk<\/span><\/strong>\u201d era accaduta a causa di un\u2019esplosione avvenuta nel locali siluri che, successivamente, aveva sviluppato un incendio nel compartimento di ricarica dei siluri collocato nel primo compartimento del sommergibile. <strong><span style=\"color: #008000;\">Ustinov<\/span><\/strong> dichiar\u00f2 che i pubblici ministeri avevano chiuso il procedimento penale per mancanza di prove e nessun reato poteva essere ascritto agli ufficiali responsabili dello svolgimento delle esercitazioni, al fornitore dei siluri, e al personale responsabile dell&#8217;installazione ed impiego dei siluri. Fu anche esclusa l&#8217;ipotesi di una collisione o\u00a0di un urto accidentale con una mina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"font-size: 18pt;\">La fine\u00a0del Kursk: quale fu la causa dell&#8217;incidente?<\/span><\/strong><br \/>\n<\/span><\/strong>La domanda che molti si posero fu se l&#8217;incidente avvenne veramente per un disgraziato incidente o ci fu una causa esterna, forse politicamente scomoda da confermare, che lo caus\u00f2? Al di la delle speculazioni giornalistiche, stabilire a posteriori l&#8217;insieme delle cause e degli effetti di un incidente in mare non \u00e8 sempre facile. Specialmente quando tutti gli elementi per la determinazione delle cause non sono noti. Ci baseremo su quanto riportato dalla stampa. Una ipotesi alternativa venne illustrata in un documentario francese del 2004, &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Kursk: A submarine in Troubled Waters<\/span><\/strong>&#8220;, riproposto in Italia dal programma <strong><span style=\"color: #008000;\">La storia siamo noi<\/span><\/strong>, diretto da Giovanni Minoli. La domanda che qualcuno si pose fu se l&#8217;incidente avvenne a causa di uno scontro accidentale con un battello spia statunitense, o per gli effetti dell&#8217;esplosione di un prototipo di siluro difettoso nel tubo lanciasiluri o per un sabotaggio terroristico?\u00a0Di fatto, il mistero di ci\u00f2 che accadde quel 12 Agosto del 2000 rester\u00e0 per sempre sepolto sul fondo del mare di Barents, in quella camera di lancio che per qualche motivo non fu mai riportata in superficie. Dalle dichiarazioni ufficiali la prua venne segata da un dispositivo speciale, e poi distrutta per non lasciare siluri inesplosi.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/ebaf12296773aa0437f3f17a542.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-15258 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/ebaf12296773aa0437f3f17a542.jpg\" alt=\"ebaf12296773aa0437f3f17a542\" width=\"1068\" height=\"700\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/ebaf12296773aa0437f3f17a542.jpg 800w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/ebaf12296773aa0437f3f17a542-300x197.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 1068px) 100vw, 1068px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">siluri russi<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La versione dell&#8217;indagine della marina russa fu che uno dei siluri del &#8220;Kursk&#8221; esplose. Gli investigatori riportarono che il siluro era obsoleto e ci fu una perdita di perossido di idrogeno nel locale siluri che caus\u00f2 l\u2019esplosione. Ma che cosa potrebbe aver fatto esplodere il siluro? Dalle ispezioni visive fu verificato che avvenne un&#8217;esplosione enorme nel tubo lanciasiluri che si indirizz\u00f2 verso il portellone interno. Dal punto di vista ingegneristico, ci\u00f2 pu\u00f2 avvenire solo se la copertura esterna del tubo lancia siluro era in quel momento bloccata da qualcosa o schiacciata. Era forse avvenuto un urto o una collisione che aveva provocato questo schiacciamento?<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/300px-USS_Memphis_SSN-691.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-15263 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/300px-USS_Memphis_SSN-691.jpg\" alt=\"300px-USS_Memphis_(SSN-691)\" width=\"353\" height=\"441\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/300px-USS_Memphis_SSN-691.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/300px-USS_Memphis_SSN-691-240x300.jpg 240w\" sizes=\"auto, (max-width: 353px) 100vw, 353px\" \/><\/a><strong><span style=\"color: #008000;\">USS Memphis (SSN-691), uno dei due sottomarini presenti nell&#8217;area dell&#8217;incidente<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Emerse che, quasi subito dopo l\u2019incidente furono trovate tracce acustiche di un altro sottomarino. Si parl\u00f2 anche di una boa di salvataggio di emergenza di colore diverso da quelle usate dai russi. Era forse stata lanciata da quel sottomarino statunitense, in seguito entrato in un porto norvegese per problemi tecnici?\u00a0Lo scafo del sottomarino nucleare americano aveva uno spessore di quasi dieci centimetri, un ariete corazzato che, entrando in collisione con il sottomarino russo avrebbe potuto causare lo schiacciamento della sua prua e l\u2019esplosione di un siluro. Tutte ipotesi pi\u00f9 o meno fantasiose che non possono essere dimostrate. Bisogna quindi attenersi alla versione ufficiale russa in merito alle circostanze dell&#8217;incidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><a style=\"color: #008000;\" href=\"http:\/\/rusreal-news.ru\/armiia-rossii\/luchshaya-lodka-luchshij-ekipazh-xronika-gibeli-atomnoj-podvodnoj-lodki-kursk.html\">L\u2019articolo pubblicato sul rusreal-news.ru<\/a>,<\/span><\/strong> da cui \u00e8 stato estratto parte del materiale per questo scritto (traduzione google), riporta che la commissione governativa, guidata da <strong><span style=\"color: #008000;\">Ilya Klebanov<\/span><\/strong>, firm\u00f2 una conclusione definitiva di cui esistono, ovviamente, parti ancora segretate. Come spiegato dal vice-ammiraglio <strong><span style=\"color: #008000;\">Valery Dorogin<\/span><\/strong>, la segretezza imposta nell&#8217;atto della Commissione, era stata necessaria per salvaguardare i piani di esercitazioni navali russi ed aspetti tecnici come le regole di conservazione dei siluri imbarcati sul Kursk.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><div class=\"lyte-wrapper fourthree\" style=\"width:420px;max-width:100%;margin:5px;\"><div class=\"lyMe\" id=\"WYL_jWYqD53HHNs\"><div id=\"lyte_jWYqD53HHNs\" data-src=\"\/\/i.ytimg.com\/vi\/jWYqD53HHNs\/hqdefault.jpg\" class=\"pL\"><div class=\"tC\"><div class=\"tT\"><\/div><\/div><button tabindex=\"0\" class=\"play\"><\/button><div class=\"ctrl\"><div class=\"Lctrl\"><\/div><div class=\"Rctrl\"><\/div><\/div><\/div><noscript><a href=\"https:\/\/youtu.be\/jWYqD53HHNs\" rel=\"nofollow\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.ytimg.com\/vi\/jWYqD53HHNs\/0.jpg\" alt=\"YouTube video thumbnail\" width=\"420\" height=\"295\" \/><br \/>Guarda questo video su YouTube<\/a><\/noscript><\/div><\/div><div class=\"lL\" style=\"max-width:100%;width:420px;margin:5px;\"><\/div><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo questo documento, la causa dell\u2019incidente\u00a0 fu una perdita di perossido di idrogeno da un siluro <strong><span style=\"color: #008000;\">SS-N-16<\/span> <\/strong>(in base alla classificazione americano, \u00a0in epoca sovietica &#8220;Numero oggetto 398&#8221; ed ora conosciuto nella marina russa come codice 65-76). Un&#8217;arma subacquea micidiale che, per le sue caratteristiche, potrebbe essere definita pi\u00f9 un missile che un siluro. Sebbene lanciato dai normali tubi lanciasiluri dei sottomarini, il siluro \u00e8 in grado di fuoriuscire dall&#8217;acqua e proseguire con traiettoria balistica fino al bersaglio dove la testata viene espulsa. Lo scopo primario era di contrastare eventuali sottomarini nemici. Questo siluro ha una propulsione chimica (reagenti &#8211; perossido di idrogeno e kerosene), una miscela pericolosa e molto reattiva. Ora, sappiamo che il perossido di idrogeno \u00e8 facilmente decomponibile in ossigeno atomico ed acqua; essendo l\u2019ossigeno un forte ossidante, una sua concentrazione pu\u00f2 decomporsi spontaneamente e corrodere la parete interna del contenitore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/ss-n-16.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-15265 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/ss-n-16.jpg\" alt=\"ss-n-16\" width=\"475\" height=\"233\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/ss-n-16.jpg 320w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/ss-n-16-300x147.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 475px) 100vw, 475px\" \/><\/a> La commissione ritenne che questo accadde nel primo compartimento del &#8220;Kursk&#8221;: il perossido scaten\u00f2 una reazione chimica con un lubrificante organico ed avvenne la prima esplosione termica. Inoltre che i superstiti morirono in circa 8 ore dall&#8217;incidente per cui i soccorsi non sarebbero stati comunque in grado di aiutarli.\u00a0Questa causa, espressa dalla commissione di inchiesta, fu condivisa anche dagli specialisti inglesi che imputarono le cause della prima esplosione proprio ad una fuoriuscita del perossido d&#8217;idrogeno usato come propellente per questi siluri (<strong><span style=\"color: #008000;\">New theory for Kursk sinking, news.bbc.co.uk<\/span><\/strong>). L&#8217;esplosione innesc\u00f2 poi a catena anche gli altri siluri.\u00a0Per quanto concerne l&#8217;ipotesi di una collisione, gli Stati Uniti negarono immediatamente un&#8217;interazione tra un loro sottomarino ed il Kursk, ma confermarono la presenza di due sottomarini nucleari, il <strong><span style=\"color: #008000;\">USS Memphis<\/span><\/strong> ed il <strong><span style=\"color: #008000;\">USS Toled<\/span><span style=\"color: #008000;\">o<\/span><\/strong>, in prossimit\u00e0 della zona di esercitazione. Secondo una teoria, comparsa su un documentario franco-canadese, definito credibile da Maurice Stradling, ex alto funzionario del ministero della difesa britannico, il USS Memphis osservava l&#8217;esercitazione da distante, mentre l&#8217;USS Toledo perseguiva un ombreggiamento del Kursk.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Teorie che non potremo mai dimostrare come quella che l&#8217;incidente fu dovuto allo scoppio di una nuova arma subacquea.\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/250px-Shkval.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-15264 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/250px-Shkval.jpg\" alt=\"250px-Shkval\" width=\"397\" height=\"596\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/250px-Shkval.jpg 250w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/250px-Shkval-200x300.jpg 200w\" sizes=\"auto, (max-width: 397px) 100vw, 397px\" \/><\/a><strong><span style=\"color: #008000;\">il siluro Shkval<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Emerse anche il sospetto che il Kursk, durante\u00a0 l&#8217;esercitazione stesse testando un nuovo siluro, il <strong><span style=\"color: #008000;\">VA 111\u00a0<\/span><em><span style=\"color: #008000;\">Shkval <\/span><\/em><\/strong>(<span lang=\"ru\" xml:lang=\"ru\">\u0448\u043a\u0432\u0430\u043b<\/span> cio\u00e8 <i>raffica<\/i>), dotato di eliche supercavitanti, in grado di raggiungere una velocit\u00e0 di 200 nodi (370 km\/h), per cui la tensione a bordo era altissima. Secondo questa tesi il sottomarino statunitense, l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">USS Toledo<\/span><\/strong>, durante l&#8217;ombreggiamento del Kursk, avrebbe accidentalmente urtato il sottomarino russo senza tuttavia causargli gravi danni. Rilevando che il <strong><span style=\"color: #008000;\">Kursk<\/span><\/strong> stava attivando i propri sistemi d&#8217;arma, l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">USS Memphis<\/span><\/strong> avrebbe lanciato un siluro colpendo in pieno la sezione di prua del sommergibile russo che conteneva i siluri. Ci\u00f2 avrebbe creato una reazione di esplosioni a catena che avrebbe innescato le cariche dei siluri del Kursk. Sempre secondo questa curiosa teoria, Stati Uniti e Federazione Russa si sarebbero successivamente accordati indennizzando la Russia con la cancellazione di un debito di miliardi di dollari (<strong><span style=\"color: #008000;\">da Franco Venturini, Ipotesi-choc sul Kursk: colpito da siluro Usa, Corriere della Sera, 6 agosto 2005)<\/span><\/strong>. Questa tesi fu negata dalle fonti ufficiali americane che sostennero quella dell\u2019esplosione accidentale di un siluro all\u2019interno del Kursk. In seguito, l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Ammiraglio A. Shtyrov<\/span><\/strong> della Flotta Russa dichiar\u00f2 che il\u00a0sottomarino statunitense <strong><span style=\"color: #008000;\">USS Memphis<\/span><\/strong> chiese ed ottenne il permesso di attraccare nel porto di norvegese di Bergen, un paio di giorni dopo l\u2019affondamento del Kursk. Sempre secondo Shtyrov, una fonte ufficiale del governo norvegese aveva dichiarato che il sottomarino aveva subito dei danni in mare. <span style=\"font-size: 16px;\">Verit\u00e0 o fantasie? In un&#8217;epoca di fake news tutte le ipotesi possono essere valide.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/f14532a34f55fd79691427ea453.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-15255\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/f14532a34f55fd79691427ea453.jpg\" alt=\"f14532a34f55fd79691427ea453\" width=\"1045\" height=\"588\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/f14532a34f55fd79691427ea453.jpg 800w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/f14532a34f55fd79691427ea453-300x169.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 1045px) 100vw, 1045px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Qualsiasi sia stata la causa di questa tragedia, gli effetti che ne derivarono furono devastanti, e di fatto portarono negli abissi 118 marinai. Una storia triste dei nostri tempi, una tragedia del mare. Riposino in pace.<br \/>\n<\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10.0pt;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Fonti<\/span><br \/>\n<\/strong>&#8211; Wikipedia free enciclopedia<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.redstar.ru\/kursk5.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>&#8211; New theory for Kursk sinking, news.bbc.co.uk, 7 agosto 2001. URL consultato il 14 agosto 2008<br \/>\n&#8211; Kursk <\/em><\/a>Franco Venturini, Ipotesi-choc sul Kursk: colpito da siluro Usa, Corriere della Sera, 6 agosto 2005<br \/>\n&#8211; AA.VV. <em>Immersione Rapida<\/em>, Il Saggiatore, 1999<br \/>\n<a href=\"http:\/\/rusreal-news.ru\/armiia-rossii\/luchshaya-lodka-luchshij-ekipazh-xronika-gibeli-atomnoj-podvodnoj-lodki-kursk.html\">&#8211; Rusreal-news.ru<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 11<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>, . ARGOMENTO: STORIA NAVALE PERIODO: XX &#8211; XXI SECOLO AREA: RUSSIA parole chiave: sottomarini, Kursk, relitto, incidente, Russia Una tragedia del mare dei nostri giorni Il K-141 Kursk, \u0410\u0442\u043e\u043c\u043d\u0430\u044f \u043f\u043e\u0434\u0432\u043e\u0434\u043d\u0430\u044f \u043b\u043e\u0434\u043a\u0430 \u00ab\u041a\u0443\u0440\u0441\u043a\u00bb, era un sottomarino a propulsione nucleare della Flotta del Nord appartenente alla classe Oscar I\/II. 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