{"id":15064,"date":"2017-09-15T00:10:56","date_gmt":"2017-09-14T22:10:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=15064"},"modified":"2023-09-30T18:47:40","modified_gmt":"2023-09-30T16:47:40","slug":"15064","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/15064","title":{"rendered":"Grave crisi ecologica nel golfo del Messico, un recente report del NOAA segnala un importante aumento della dead zone"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: EMERGENZA AMBIENTALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA:<\/span><span style=\"color: #008000;\">OCEANO ATLANTICO OCCIDENTALE<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Dead zone, aree anossiche, inquinamento<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una emergenza poco conosciuta ma i cui effetti sono purtroppo ormai visibili in molte parti del mondo \u00e8 lo sviluppo di &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">zone morte<\/span><\/strong>&#8221; &nbsp;ovvero aree marine dove, a causa della sproporzionata fioritura delle alghe, viene a mancare l\u2019ossigeno che consente la vita nell\u2019ecosistema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <strong><span style=\"color: #008000;\">NOOA, National Oceanic and Atmospheric Administration<\/span><\/strong>, ha reso pubblico che nel Golfo del Messico si \u00e8 formata un&#8217;immensa zona morta. In quella vasta area marina avvengono fenomeni importanti di moria di pesci e crostacei, risultato diretto delle concentrazioni mortali di vari tipi di inquinamento, di microrganismi patogeni e di fioriture algali nocive chiamate maree rosse.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Foreducators_deadzone.jpg\" alt=\"Foreducators_deadzone\" width=\"617\" height=\"422\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; noto che quando il fenomeno diviene molto esteso e continuo nel tempo si generano delle <strong><span style=\"color: #008000;\">zone morte (dead zone)<\/span><\/strong> visibili anche ad occhio nudo. Naturalmente la zona grigia, nell&#8217;immagine, \u00e8 quella in cui la vita \u00e8 quasi del tutto scomparsa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ma come \u00e8 potuto accadere?<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLe piogge estremamente pesanti e lo scioglimento delle nevi hanno dilavato quantit\u00e0 massicce di sostanze nutritive, in particolare azoto e fosforo, dai prati, dagli impianti di trattamento delle acque reflue, da terreni agricoli e da altre aree lungo il fiume Mississippi, trasportandole &nbsp;nel Golfo del Messico. Una volta nel Golfo, queste sostanze nutritive, che sono necessarie per la crescita delle piante e delle colture agricole, hanno provocato la fioritura di alghe che hanno reso difficile, se non impossibile, la sopravvivenza della vita marina locale.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/2-models-for-2016-e1495199475953.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-15065\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/2-models-for-2016-e1495199475953.jpg\" alt=\"2-models-for-2016-e1495199475953\" width=\"850\" height=\"553\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/2-models-for-2016-e1495199475953.jpg 955w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/2-models-for-2016-e1495199475953-300x195.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">modelli di simulazione del 2016 <\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La NOAA, che ha finanziato la ricerca degli scienziati, stima che questo fenomeno ha un costo sociale rilevante, solo in perdite nella produzione di frutti di mare e di turismo, oltre 82 milioni di dollari all&#8217;anno. L&#8217;impatto potrebbe essere devastante per l&#8217;industria della pesca del Golfo, che rappresenta pi\u00f9 del 40 per cento dei frutti di mare allevati negli Stati Uniti.&nbsp; Lo stato pi\u00f9 colpito \u00e8 la Louisiana, secondo nella produzione di frutti di mare solo all\u2019Alaska. Poich\u00e9 i pesci tendono a migrare per evitare la zona morta, i pescatori sono costretti a viaggiare pi\u00f9 lontano per pescare. Questo nuovo fattore si aggiunge ad altri ben noti legati all&#8217;inquinamento causato dall&#8217;industria petrolifera ed alla stagionalit\u00e0 di una zona come il Golfo del Messico da sempre fortemente colpita dagli uragani.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/fish-kill-louisiana-bayou-overall_26120_600x450.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-15069\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/fish-kill-louisiana-bayou-overall_26120_600x450.jpg\" alt=\"fish-kill-louisiana-bayou-overall_26120_600x450\" width=\"850\" height=\"567\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/fish-kill-louisiana-bayou-overall_26120_600x450.jpg 600w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/fish-kill-louisiana-bayou-overall_26120_600x450-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Moria di pesci avvenuta a Bayou Chaland, in Louisiana nel 2010<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Tutto finisce in mare<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nScienziati delle Universit\u00e0 della Louisiana e del Michigan hanno recentemente monitorizzato ed analizzato il flusso delle sostanze nutritive provenienti dalle regioni interne e riversate in mare a seguito delle recenti inondazioni. Il rapporto ha sottolineato che il fiume Mississippi, i suoi affluenti e le pianure alluvionali e il Golfo sono un sistema interno profondamente collegato in una rete fluviale complessa ed antropizzato che provoca la raccolta di residui di fertilizzanti che vengono poi trasportati in mare. La formazione di quest\u2019area, nelle acque del Golfo del Messico, nota dalla fine degli anni &#8217;50, \u00e8 stata studiata dagli anni &#8217;70 e, negli ultimi anni, attentamente monitorizzata dalla NOAA che ha, ad oggi, misurato una zona a rischio di quasi 23 mila chilometri quadrati, &nbsp;duemila in pi\u00f9 rispetto alle previsioni. Nel 2002 l\u2019area morta del Golfo del Messico comprendeva circa 1900 miglia quadrate sulle 8.449 osservate. La dimensione media della zona morta negli ultimi cinque anni \u00e8 stata di circa 5.806 miglia quadrate, tre volte superiore a quella iniziale. Le morie di pesce sono quindi divenute un indicativo dell&#8217;aumentare di questa emergenza.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/5949a0dc67a3c.image_.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-15071\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/5949a0dc67a3c.image_.jpg\" alt=\"5949a0dc67a3c.image\" width=\"850\" height=\"566\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/5949a0dc67a3c.image_.jpg 676w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/5949a0dc67a3c.image_-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">come si \u00e8 formata la zona morta del Golfo del Messico &#8211; grafico da US Environmental Protection Agency<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019allarme era gi\u00e0 stato lanciato nella primavera del 2013, quando l\u2019abbondanza di precipitazioni che si era abbattuta sul Midwest americano aveva alimentato la portata dei fiumi che, a loro volta, avevano riversato in mare notevoli quantit\u00e0 di azoto e fosforo, utilizzati come concimi dall&#8217;industria agricola. La conseguenza era stata una proliferazione di alghe che avevano ucciso gli altri organismi marini. A distanza di tre anni questa \u2018zona morta\u2019 si sta estendendo sempre pi\u00f9, al largo della costa della Louisiana. Come dicevamo, a rischio non c\u2019\u00e8 solo l\u2019habitat marino, ma la stessa industria ittica. Dall&#8217;aragosta ai granchi ed ai gamberetti, i primi effetti si vedono, con i prezzi che continuano a salire per le difficolt\u00e0 a reperire la materia prima.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/daedzone-fall11.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-15072\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/daedzone-fall11.jpg\" alt=\"daedzone-fall11\" width=\"850\" height=\"485\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/daedzone-fall11.jpg 620w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/daedzone-fall11-300x171.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">immagine satellitare del Golfo del Messico dell&#8217;autunno 2011, NOOA<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste proliferazioni possono essere raffrontate a degli squilibri interni. nel nostro corpo, quando la flora intestinale diventa squilibrata, un fungo, la <strong><em><span style=\"color: #008000;\">Candida albicans<\/span><\/em><\/strong>, colonizza il tratto gastrointestinale, prendendo il sopravvento sui batteri eugenetici necessari per una corretta digestione ed assorbimento di sostanze nutritive. Se non combattuta, la candida pu\u00f2 causare una <strong><span style=\"color: #008000;\">candidiasi sistemica<\/span><\/strong> che, in definitiva pu\u00f2 dare origine a molti fastidi fino ad insidiare gravemente gli organi interni. Allo stesso modo, quando il normale equilibrio di entrambi i microrganismi eugenetici e patogeni di un area marina viene mutato, si proliferano le invasioni pericolose di batteri, le fioriture di alghe tossiche (mucillagini) e altri abitanti microscopici che compromettono la nostra salute.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un rapporto dell\u2019organizzazione ambientalista statunitense <a href=\"http:\/\/www.mightyearth.org\/heartlanddestruction\/\">Mighty Earth<\/a> ha confermato la fonte di inquinamento ovvero le grandi quantit\u00e0 di tossine e nitrati presenti nei concimi, nei fertilizzanti e in altre sostanze nutritive usate dall&#8217;industria agricola che favoriscono la crescita record di alghe e fitoplancton. A causare la profonda ipossia \u00e8 il processo di iper formazione delle alghe. Le alghe consumano&nbsp;ossigeno durante la notte per il processo noto come respirazione cellulare. Quando le alghe muoiono, affondano sul fondo dell&#8217;oceano e vengono decomposte &nbsp;dai batteri che usano l&#8217;ossigeno dell&#8217;acqua e ne abbassano ulteriormente il livello. Questi due processi, la crescita eccessiva di alghe e la decomposizione delle alghe, creano aree con ossigeno molto basso (aree ipossiche). I pesci e altri organismi marini hanno bisogno dell&#8217;ossigeno per sopravvivere per cui la vita marina o abbandona la zona o muore, e l&#8217;area ipossica diventa una zona morta.&nbsp;Senza ossigeno si riducono anche le capacit\u00e0 riproduttive e, con esse, le quantit\u00e0 e qualit\u00e0 del pescato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo il NOOA, nel solo mese di maggio 2017, nei fiumi Mississippi e Atchafalaya, a causa delle piogge, sono state sversate oltre 22 mila tonnellate di fosforo.<\/p>\n<p><span style=\"color: #008000;\"><div class=\"lyte-wrapper fourthree\" style=\"width:420px;max-width:100%;margin:5px;\"><div class=\"lyMe\" id=\"WYL_w-2MCkMwI3Q\"><div id=\"lyte_w-2MCkMwI3Q\" data-src=\"\/\/i.ytimg.com\/vi\/w-2MCkMwI3Q\/hqdefault.jpg\" class=\"pL\"><div class=\"tC\"><div class=\"tT\"><\/div><\/div><div class=\"play\"><\/div><div class=\"ctrl\"><div class=\"Lctrl\"><\/div><div class=\"Rctrl\"><\/div><\/div><\/div><noscript><a href=\"https:\/\/youtu.be\/w-2MCkMwI3Q\" rel=\"nofollow\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.ytimg.com\/vi\/w-2MCkMwI3Q\/0.jpg\" alt=\"YouTube video thumbnail\" width=\"420\" height=\"295\" \/><br \/>Guarda questo video su YouTube<\/a><\/noscript><\/div><\/div><div class=\"lL\" style=\"max-width:100%;width:420px;margin:5px;\"><\/div><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Influenza dell&#8217;industria della carne rossa<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nIn un mercato come quello americano, che privilegia una alimentazione ricca di carni rosse, il problema diventa ancor pi\u00f9 sensibile. Sempre nel rapporto di <a href=\"http:\/\/www.mightyearth.org\/heartlanddestruction\/\">Mighty Earth<\/a>, si trova che gran parte dell\u2019inquinamento del Golfo del Messico da concimi e fertilizzanti proviene dalle enormi quantit\u00e0 di mais e soia che vengono utilizzate per allevare gli animali da macello. Secondo l\u2019associazione, che ha confrontato i dati della catena di approvvigionamento dei produttori di carni e mangimi negli Stati Uniti con quelli sulla concentrazione di nitrati, tra le aziende pi\u00f9 inquinanti vi sono i grandi nomi dell\u2019industria della carne, gi\u00e0 imputati di primo piano da parte degli ambientalisti per il loro ruolo nel riscaldamento globale. Non dimentichiamo che il 74 % delle emissioni dei gas serra \u00e8 composto da metano, generato &nbsp;dai microorganismi che sono coinvolti nel processo di digestione animale, e dal protossido di azoto attraverso la decomposizione del letame. Altro fattore coinvolto \u00e8 la deforestazione per la trasformazione di grandi aree in nuovi pascoli per poter soddisfare l&#8217;aumento della domanda di carne rossa.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/zona-morta.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-15066\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/zona-morta.jpg\" alt=\"zona-morta\" width=\"850\" height=\"418\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/zona-morta.jpg 640w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/zona-morta-300x148.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La zona morta del Golfo del Mexico nel luglio 2017. Le diverse colorazioni indicano i livelli di ossigeno. (Courtesy of N. Rabalais, LSU\/LUMCON). Per maggiori informazioni sulle dead zone del golfo del Messico potete seguire questo link <a href=\"https:\/\/gulfhypoxia.net\/\">https:\/\/gulfhypoxia.net\/<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Si pu\u00f2 fare qualcosa?&nbsp;<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nIn sintesi, un emergenza ecologica che sta portando gravi effetti non solo sul lato biologico ma anche su quello economico. Oltre 200 aree con diverse dimensioni sono state dichiarate &#8220;dead zone&#8221; nell&#8217;ultimo lavoro delle Nazioni Unite sullo stato degli oceani. Le fasce fortemente inquinate, che vanno da 2 a 75.000 chilometri quadrati di superficie, sono aumentate del 34% rispetto a 5 anni fa e con un tasso di crescita del 14% nel 2030.&nbsp;Per fortuna il danno pu\u00f2 essere riparato. Ad esempio il&nbsp;Mare del Nord, dopo la riduzione del 37% dell&#8217;azoto dei fertilizzanti indirettamente rilasciati nel fiume Reno, tra il 1985 e il 2000, il mare \u00e8 ritornato ad essere vivo. Come sempre dipende solo da noi. Bisogna fare scelte consapevoli e ecocompatibili se vogliamo assicurare un futuro alle nuove generazioni. Ma forse questo concetto deve essere ancora maturato negli Stati Uniti e, intanto, il golfo del Messico sta morendo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-27 maxbutton maxbutton-un-regalo-per-te\" href=\"https:\/\/www.primevideo.com\/offers\/ref=atv_nb_lcl_it_IT?tag=amazon0e150-21 Italia\"><span class='mb-text'>Una sorpresa per te su Amazon Music unlimited<\/span><\/a>&nbsp; &nbsp;<a class=\"maxbutton-28 maxbutton maxbutton-amazon-prime\" title=\"Scopri i vantaggi di Amazon Prime\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>Scopri i vantaggi di Amazon Prime<\/span><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: EMERGENZA AMBIENTALE PERIODO: XXI SECOLO AREA:OCEANO ATLANTICO OCCIDENTALE parole chiave: Dead zone, aree anossiche, inquinamento . 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