{"id":14423,"date":"2017-07-15T00:05:17","date_gmt":"2017-07-14T22:05:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=14423"},"modified":"2025-10-23T08:37:28","modified_gmt":"2025-10-23T06:37:28","slug":"operazione-golfo-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/14423","title":{"rendered":"La minaccia delle mine navali, la guerra nel Golfo Persico e le mine di Saddam"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\r\n<p><a class=\"maxbutton-8 maxbutton maxbutton-livello-2\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello medio<\/span><\/a><br \/><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\r\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/><strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/><strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: GOLFO PERSICO<\/span><\/strong><br \/>parole chiave: Saddam, Kuwait, Cacciamine<br \/><span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">In un precedente articolo abbiamo raccontato come sorse l&#8217;idea di un nuovo ordine mondiale che port\u00f2 alla guerra contro Saddam. In quei mesi, caratterizzati da uno stato crescente di tensione, il mondo occidentale si ritrov\u00f2 di fronte ad una nuova minaccia al libero transito del traffico commerciale marittimo nello stretto di Hormuz. Le esperienze del precedente conflitto nel Golfo non si erano ancora digerite ed i militari americani non compresero che la minaccia maggiore per le forze della Coalizione non erano i missili anti-nave di Saddam Hussein bens\u00ec qualcosa di pi\u00f9 insidioso, nascosto nelle acque calde e torbide del Golfo, tra il Kuwait e le foci del Tigri e dell\u2019Eufrate &#8230; ancora una volta delle mine navali.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante l&#8217;intelligence americana si fosse accorta che nel novembre del 1990 l&#8217;Iraq aveva iniziato a posare mine in acque internazionali, di fatto compiendo un nuovo atto di guerra (azione confermata a dicembre da unit\u00e0 saudite che durante un pattugliamento avevano scoperto una mina in mezzo al Golfo Persico), le forze della Coalizione furono limitate dall&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">US CINCENT<\/span><\/strong> ad operare a nord della latitudine 27\u00b0 30&#8217;N, oltre 70 miglia a sud del confine iracheno-kuwaitiano, al fine di evitare contatti diretti con le unit\u00e0 irachene.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Questo consent\u00ec a Saddam di sfruttare questa inerzia decisionale e di posare campi minati navali in maniera indisturbata<br \/><\/span><\/strong>Inizialmente la coalizione decise di effettuare una grande operazione anfibia, preceduta da una bonifica dei numerosi campi minati iracheni. Di fatto le operazioni iniziarono il 16 febbraio 1991 con l&#8217;obiettivo di liberare un canale di approccio ed una zona di supporto nei pressi di <strong><span style=\"color: #008000;\">Ash Shuaybah <\/span><\/strong>di oltre 200 miglia quadrate dove dislocare le forze anfibie prima dello sbarco.\u00a0\u00a0Una volta arrivato in zona di operazioni, l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">US MCM Group, <\/span><\/strong>responsabile della bonifica, dovette pi\u00f9 volte manovrare per cercare di evitare i radar di puntamento iracheni. Fu proprio durante una di queste manovre diversive che avvenne il primo grave incidente che colp\u00ec la <strong><span style=\"color: #008000;\">U.S.S. Tripoli<\/span><\/strong>, drammaticamente seguito, dopo solo tre ore, da quello dell\u2019incrociatore <strong><span style=\"color: #008000;\">U.S.S. Princeton<\/span><\/strong>. Vale la pena di raccontarne la storia.<\/p>\r\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/USS-Tripoli-damaged-by-mine-dod.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 USS-Tripoli-damaged-by-mine-dod.jpg\" width=\"641\" height=\"949\" \/><\/p>\r\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L&#8217;USS Tripoli in porto in Bahrain dopo aver accidentalmente attivato una mina irachena. Notare il grave danno allo scafo. Operation\/Series: DESERT STORM Country: Bahrain (BHR) Scene Camera Operator: JO1 Gawlowicz &#8211; Released to Public &#8211; Combined Military Service Digital Photographic Files da <a href=\"https:\/\/nara.getarchive.net\/media\/repair-crews-inspect-the-hold-that-was-ripped-open-in-the-hull-of-the-amphibious-6f01ee\">NARA &amp; DVIDS Public Domain Archive &#8211; Public Domain Search (getarchive.net)<\/a><\/span><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">Un incidente che si sarebbe potuto evitare<br \/><\/span><\/span><\/strong>Era il 18 febbraio 1991, la <strong><span style=\"color: #008000;\">U.S.S. Tripoli<\/span><\/strong>, in fase di rientro nell\u2019area di bonifica assegnata, urt\u00f2 una mina ormeggiata ad urtanti di vecchia concezione ma decisamente ancora letale; la mina cre\u00f2 uno squarcio nello scafo di circa 40 metri quadrati, seminando il panico nell&#8217;equipaggio.\u00a0Dopo circa tre ore il <strong><span style=\"color: #008000;\">U.S.S. Princeton (CG 59)<\/span><\/strong>, un incrociatore missilistico di scorta al gruppo CMM, attiv\u00f2 una mina da fondo tipo MANTA, che caus\u00f2 gravi danni alle eliche, al timone ed alle strutture interne. L\u2019onda d\u2019urto scaten\u00f2 un incendio violento ed allagamenti nei locali sottostanti.<\/p>\r\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/800px-USS_Princeton_CG-59_hull_crack-691x1024.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 800px-USS_Princeton_CG-59_hull_crack-691x1024.jpg\" width=\"691\" height=\"1024\" \/><\/p>\r\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Una visione ravvicinata del danno sullo scafo dell&#8217;incrociatore missilistico USS Princeton (CG-59), quando la nave colp\u00ec una mina irachena mentre era in pattugliamento nel Golfo Persico il 18 febbraio a sostegno dell&#8217;operazione Desert Storm. L&#8217;incidente provoc\u00f2 l&#8217;infortunio di tre membri dell&#8217;equipaggio e inflisse seri danni all&#8217;elica della nave; tuttavia, il Princeton fu ancora in grado di navigare e gestire i suoi sistemi di armi. Operatore della fotocamera: CW02 Bailey-ID: DN-ST-91-05715 \/ Servizio rappresentato: Navy \/ Comando mostrato: N1601 \/ Operazione Desert Storm\u00a0<\/strong><\/span> <br \/><strong><a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/USS_Princeton_(CG-59)#\/media\/File:USS_Princeton_(CG-59)_hull_crack.jpg\">USS Princeton (CG-59) hull crack &#8211; USS Princeton (CG-59) &#8211; Wikipedia<\/a><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo lo scoppio della prima mina avvenne una seconda esplosione a circa trecento metri di distanza dalla nave, dovuta ad una seconda mina, la cui onda d\u2019urto contribu\u00ec a danneggiare le gi\u00e0 indebolite strutture del Princeton. Un incidente che si sarebbe potuto evitare che dimostr\u00f2 che la minaccia era stata sottovalutata. Non fu mai chiarita da parte della marina statunitense l&#8217;ingenuit\u00e0 di inviare navi all&#8217;interno di aree dove si conosceva la presenza di mine (mine danger areas). In particolare, se per il <strong><span style=\"color: #008000;\">USS Tripoli<\/span><\/strong> fu un evento casuale per il USS Princeton fu una chiara mancanza di valutazione del rischio da parte del Comando americano.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019incidente riapr\u00ec al Pentagono le vecchie ferite, forse mai richiuse, dell\u2019incidente all\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">U.S.S. Samuel B. Roberts<\/span><\/strong> che il 14 aprile del 1988, ad est del Bahrain, aveva urtato un\u2019obsoleta <strong><span style=\"color: #008000;\">mina M-08<\/span><\/strong> (di produzione sovietica) alla deriva per la rottura del suo ormeggio. Le mine facevano parte dei circa 1300 ordigni posati da Saddam tra l\u2019isola di Faylaka ed il confine saudita-kuwatiano nell&#8217;arco dei cinque mesi precedenti, in concomitanza con l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Operazione DESERT SHIELD<\/span><\/strong>. Ancora una volta era mancata una seria valutazione della minaccia.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\">DESERT STORM<br \/><\/span><\/strong>Quando l\u2019operazione <strong><span style=\"color: #008000;\">Desert storm<\/span><\/strong>\u00a0incominci\u00f2, la Coalizione ebbe come missione principale la bonifica delle aree di possibile transito della forza anfibia in attesa dell\u2019ordine di iniziare lo sbarco. L\u2019opera di sminamento apparve subito complessa per la mancanza di sufficienti informazioni intelligence. Nonostante il <strong><span style=\"color: #008000;\">US MCM Group<\/span><\/strong> avesse a disposizione un buon numero di mezzi di contromisure mine la loro efficacia fu ridotta dai continui disturbi causati dalle difese costiere e dai pattugliatori missilistici iracheni. Si percep\u00ec, inoltre, la mancanza di una regia adeguata. I pianificatori non avevano sufficiente esperienza ed addestramento per poter operare in sicurezza in un&#8217;area minata. Nonostante le esperienze negative precedenti \u00e8 una lezione ancora non compresa dalla marina statunitense che tutt&#8217;oggi non ha specialisti di contromisure mine in organico e si concentra sugli aspetti tecnologici a scapito del fattore umano.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Le forze della Coalizione in gioco<\/span><\/strong><\/span><br \/>Le forze di contromisure mine americane nel Golfo Persico erano costituite dal nuovo cacciamine <strong><span style=\"color: #008000;\">USS Avenger (MCM-1)<\/span><\/strong>, tre dragamine vecchi di 30 anni (MSO), sei <strong><span style=\"color: #008000;\">elicotteri MH-53E Sea Dragon<\/span><\/strong> e venti squadre di subacquei <strong><span style=\"color: #008000;\">disattivatori mine \u00a0(EOD)<\/span><\/strong>. Il <strong><span style=\"color: #008000;\">USS Tripoli (LPH-10)<\/span> <\/strong>fu designato come nave di supporto alle operazioni di MCM.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Inizialmente in loro supporto vennero distaccati cinque cacciamine britannici, due belgi e quattro dragamine della marina saudita. Le forze di contromisure mine furono in seguito rinforzate da unit\u00e0 specialistiche provenienti dal <strong><span style=\"color: #008000;\">Belgio, Francia, Germania, Italia, Giappone e Olanda<\/span><\/strong> che ultimarono la bonifica dei campi il <strong><span style=\"color: #008000;\">10 settembre del 1991<\/span><\/strong>, distruggendo circa 1200 mine. I reparti internazionali specialistici operarono in scenari complessi, risalendo anche i fiumi dove operarono sugli ordigni antisbarco in condizioni di visibilit\u00e0 nulle. L&#8217;impiego dei primi <strong><span style=\"color: #008000;\">UAV<\/span><\/strong> avvenne proprio nell&#8217;Eufrate.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La minaccia<\/span><\/strong><\/span><br \/>Nei mesi che portarono all&#8217;operazione <strong><span style=\"color: #008000;\">DESERT STORM<\/span><\/strong>, l&#8217;Iraq aveva approvvigionato un inventario variegato di mine navali per proteggere la costa del Kuwait. La posa dei campi minati era nota, anche se non dichiarata ufficialmente; ovviamente non si conosceva la loro esatta posizione ed estensione. L&#8217;acquisizione al termine della guerra dei piani di minamento iracheni mostr\u00f2 che il campo minato, dove erano stati colpiti l&#8217;U.S.S. Tripoli ed il U.S.S. Princeton, era uno dei sei posati in un arco di 150 miglia dall&#8217;isola di Faylaka, che si estendeva fino al confine saudita con il Kuwait. Al suo interno erano state posate quattro barriere di minamento per un complessivo stimato di oltre 1.000 mine, <strong><span style=\"color: #008000;\">tutte prima dell&#8217;inizio dell&#8217;operazione DESERT STORM<\/span><\/strong>.Per quanto concerneva le mine posate dagli Iracheni, anche le pi\u00f9 moderne, non disponevano di sensori di attivazione o di batterie in buone condizioni ed il 95 % delle mine da fondo acustiche russe impiegate, del tipo <strong><span style=\"color: #008000;\">UDM<\/span><\/strong>, fu valutato inoperabile. Diverse mine a contatto ormeggiate furono recuperate sul fondo ancora collegate ai loro carrelli (dai quali non si erano staccate). La maggior parte delle mine irachene consisteva in riproduzioni di mine a contatto russe e cinesi della prima guerra mondiale e da mine ad influenza magneto-acustiche pi\u00f9 moderne acquistate dall&#8217;Unione Sovietica e dall&#8217;Italia (in versione semplificata ovvero senza sensori).<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Ciononostante, anche un campo minato mal progettato e con mine di dubbia efficacia, fu in grado di causare danni a due moderne navi combattenti, comportando un effetto psicologico tale da costringere la coalizione a modificare il piano di invasione iniziale. <strong><span style=\"color: #008000;\">L<\/span><span style=\"color: #008000;\"><strong>\u2019<\/strong>incertezza di poter contrastare adeguatamente la minaccia subacquea comport\u00f2 la decisione finale del Joint Command Staff di non effettuare lo sbarco e di attaccare via terra.<\/span>\u00a0<\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo il &#8220;cessate il fuoco&#8221; le Marine occidentali mantennero alcuni cacciamine per la bonifica delle acque di accesso ai porti dell\u2019Arabia Saudita, degli Emirati Arabi Uniti, del Kuwait, del Qatar, del Bahrain e dell\u2019Oman. Complessivamente furono effettuate ben ventidue missioni di sminamento.<\/p>\r\n<table>\r\n<tbody>\r\n<tr>\r\n<td style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 14pt;\">Fattore importante da menzionare:<\/span><br \/><\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #008000;\">al termine dell\u2019operazione DESERT STORM, il Congresso degli Stati Uniti riconobbe l\u2019inadeguatezza della componente di contromisure navale e ne ordin\u00f2 una profonda revisione comprendente non solo i mezzi ma l\u2019organizzazione stessa di Comando e dell&#8217;addestramento. Se si legge la storia della US Navy, questa direttiva fu data molte volte e sempre a seguito di errori disastrosi (ricordo per tutti il blocco della forza da sbarco di Mac Arthur a Wonsan, nella guerra di Corea, che caus\u00f2 il prolungamento della guerra e la conseguente morte di migliaia di americani che si sarebbe evitata se il piano avesse avuto successo nei tempi previsti). <span style=\"font-family: inherit;\">Lo avranno\u00a0capito?<\/span><\/span><\/strong><\/span><\/td>\r\n<\/tr>\r\n<\/tbody>\r\n<\/table>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rapporto finale dell\u2019operazione sottoline\u00f2 la carenza del supporto intelligence necessario \u00a0per un&#8217;identificazione preventiva dei campi minati posati nel parte nord del Golfo. Questo comport\u00f2 tempi di bonifica maggiori che si sarebbero potuti ridurre sensibilmente se la raccolta informativa delle attivit\u00e0\u00a0di minamento irachene fossero state svolte preventivamente.\u00a0<\/p>\r\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-14454\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/pluto.jpg\" alt=\"pluto\" width=\"700\" height=\"526\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/pluto.jpg 333w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/pluto-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\r\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">l&#8217;impiego dei ROV fu un elemento di forza nelle bonifiche delle mine irachene. Veicoli subacquei filoguidati come il Pluto si dimostrarono altamente efficaci per l&#8217;identificazione e la neutralizzazione delle mine navali &#8211; cortesia marina militare italiana\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro elemento interessante fu la constatazione che, sebbene la Marina irachena non avesse una capacit\u00e0 tecnico operativa evoluta nel campo del minamento, le operazioni di posa delle mine furono comunque portate a termine con successo <strong><span style=\"color: #008000;\">secondo il vecchio principio che qualsiasi piattaforma pu\u00f2, all&#8217;occorrenza, essere impiegata come posamine<\/span><\/strong>.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L&#8217;impegno italiano<\/span><\/strong><\/span><br \/>Il primo gruppo di navi part\u00ec da Taranto per il golfo nell&#8217;agosto 1990 e raggiunse il teatro operativo il 2 settembre 1990. Questo \u00e8 l&#8217;elenco delle navi che presero parte alla missione con le date di arrivo e di partenza dalla zona di missione:<\/p>\r\n<table>\r\n<tbody>\r\n<tr>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">rifornitore di squadra Stromboli<\/span><\/strong><\/td>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">2 settembre 1990<\/span><\/strong><\/td>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">17 febbraio 1991<\/span><\/strong><\/td>\r\n<\/tr>\r\n<tr>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">fregata Orsa<\/span><\/strong><\/td>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">2 settembre 1990<\/span><\/strong><\/td>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">4 gennaio 1991<\/span><\/strong><\/td>\r\n<\/tr>\r\n<tr>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">fregata Libeccio<\/span><\/strong><\/td>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">2 settembre 1990<\/span><\/strong><\/td>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">31 gennaio 1991<\/span><\/strong><\/td>\r\n<\/tr>\r\n<tr>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">fregata Zeffiro<\/span><\/strong><\/td>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">13 ottobre 1990<\/span><\/strong><\/td>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">17 febbraio 1991<\/span><\/strong><\/td>\r\n<\/tr>\r\n<tr>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">LPD San Marco<\/span><\/strong><\/td>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">28 gennaio 1991<\/span><\/strong><\/td>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">15 marzo 1991<\/span><\/strong><\/td>\r\n<\/tr>\r\n<tr>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">cacciatorpediniere \u00a0Audace<\/span><\/strong><\/td>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">17 gennaio 1991<\/span><\/strong><\/td>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">28 aprile 1991<\/span><\/strong><\/td>\r\n<\/tr>\r\n<tr>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">rifornitore di squadra Vesuvio<\/span><\/strong><\/td>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">12 febbraio 1991<\/span><\/strong><\/td>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">24 aprile 1991<\/span><\/strong><\/td>\r\n<\/tr>\r\n<tr>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">fregata Sagittario<\/span><\/strong><\/td>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">12 febbraio 1991<\/span><\/strong><\/td>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">28 aprile 1991<\/span><\/strong><\/td>\r\n<\/tr>\r\n<tr>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">cacciamine classe Lerici: Sapri, Milazzo e Vieste<\/span><\/strong><\/td>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">16 aprile 1991<\/span><\/strong><\/td>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">30 luglio 1991<\/span><\/strong><\/td>\r\n<\/tr>\r\n<tr>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">fregata Maestrale nave comando CSD 54<\/span><\/strong><\/td>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">16 aprile 1991<\/span><\/strong><\/td>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">30 luglio 1991<\/span><\/strong><\/td>\r\n<\/tr>\r\n<tr>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">Nave\u00a0trasporto costiero Tremiti in funzione supporto logistico avanzato per le unit\u00e0 cacciamine<\/span><\/strong><\/td>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">16 aprile 1991<\/span><\/strong><\/td>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">30 luglio 1991<\/span><\/strong><\/td>\r\n<\/tr>\r\n<\/tbody>\r\n<\/table>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<table style=\"height: 163px;\" width=\"576\">\r\n<tbody>\r\n<tr>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">Capo squadriglia CSD 54<\/span><\/strong><\/td>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">CF Giuseppe Piro\u00a0\u2020<span style=\"font-size: 10pt;\"> 2017<\/span><\/span><\/strong><\/td>\r\n<\/tr>\r\n<tr>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">cacciamine Sapri<\/span><\/strong><\/td>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">TV Pino Perrelli\u00a0<\/span><\/strong><\/td>\r\n<\/tr>\r\n<tr>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">cacciamine Milazzo<\/span><\/strong><\/td>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">TV Diego Martini<\/span><\/strong><\/td>\r\n<\/tr>\r\n<tr>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">cacciamine Vieste<\/span><\/strong><\/td>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">TV Giovanni Messina<\/span><\/strong><\/td>\r\n<\/tr>\r\n<tr>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">Nave supporto Tremiti<\/span><\/strong><\/td>\r\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">TV Francesco Scarpetta<\/span><\/strong><\/td>\r\n<\/tr>\r\n<\/tbody>\r\n<\/table>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Le lezioni acquisite in tale operazione sottolinearono che il pericolo del sistema d\u2019arma \u201cmina\u201d non poteva essere trascurato a fronte delle altre minacce. Per cui era necessario:<\/span><\/strong><\/p>\r\n<ul>\r\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">sviluppare nuovi sistemi di protezione anti mine per le unit\u00e0 navali d\u2019altura, in special modo quando operanti in aree lontane, in attesa dell&#8217;arrivo delle forze di CMM. in altre parole di sviluppare una componente organica di CMM su tutte le navi;<\/span><\/strong><\/li>\r\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">rivedere l\u2019organizzazione della difesa passiva (antincendio ed anti falla) quando si opera in scenari con minaccia tridimensionale;<\/span><\/strong><\/li>\r\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">gestire e scambiare dati operativi sensibili nelle aree di operazione anche tra unit\u00e0 di CMM di diversa nazionalit\u00e0 per ridurre i tempi di bonifica.<\/span><\/strong><\/li>\r\n<\/ul>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, confermarono la validit\u00e0 operativa dei <strong><span style=\"color: #008000;\">cacciamine Lerici<\/span><\/strong>, costruiti dalla ditta italiana <strong><span style=\"color: #008000;\"><a style=\"color: #008000;\" href=\"http:\/\/www.intermarine.it\/en\/homepage\">INTERMARINE<\/a><\/span><\/strong>. Le esperienze acquisite portarono in campo nazionale alla approvazione della costruzione di una seconda serie (<strong><span style=\"color: #008000;\">classe Gaeta<\/span><\/strong>) e, nel mondo alla realizzazione di classi similari (come la <strong><span style=\"color: #008000;\">classe Osprey<\/span> <\/strong>realizzata su licenza da Intermarine a Savannah per la US NAVY).<strong><br \/><span style=\"color: #008000;\"><br \/><\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #008000;\">Siamo arrivati ai primi anni &#8217;90 ma la storia dell&#8217;impiego moderno dei nostri cacciamine non finisce qui.<\/span><\/strong><\/p>\r\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Mucedola<br \/><br \/><\/span><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">foto in anteprima:\u00a0 il marinaio di 2a classe USN Williams Hendrickson di vedetta a prua della fregata missilistica guida USS Nicolas (FFG-47) durante l&#8217;operazione Earnest Will, impiegata nel servizio di scorta alle petroliere attraverso le acque del Golfo Persico &#8211; Data 1 giugno 1988 &#8211; Fonte U.S. Department of Defense&#8217;s Defense Visual Information Center ID: <a class=\"external text\" style=\"color: #008000;\" href=\"http:\/\/defenseimagery.mil\/imagery.html#guid=92a41bb307a92c9e465013b33f604ffa2e67b18f\" rel=\"nofollow\">DN-SN-88-10150<\/a> &#8211; autore Senior Chief Photographer&#8217;s Mate Mitchell<br \/><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:EarnestWillNicholas.jpg\">EarnestWillNicholas.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\r\n\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: STORIA NAVALEPERIODO: XX SECOLOAREA: GOLFO PERSICOparole chiave: Saddam, Kuwait, Cacciamine,, In un precedente articolo abbiamo raccontato come sorse l&#8217;idea di un nuovo ordine mondiale che port\u00f2 alla guerra contro Saddam. 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