{"id":14260,"date":"2017-07-05T00:10:35","date_gmt":"2017-07-05T00:10:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=14260"},"modified":"2025-04-22T13:46:11","modified_gmt":"2025-04-22T11:46:11","slug":"il-relitto-piu-antico-conosciuto-al-mondo-ha-oltre-4000-anni-dokos-mar-egeo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/14260","title":{"rendered":"Il relitto pi\u00f9 antico conosciuto al mondo ha oltre 4000 anni &#8230; Dokos, Mar Egeo"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">..<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: 2700-2200 AVANTI CRISTO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR MEDITERRANEO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: pirateria<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;isola di <strong><span style=\"color: #008000;\">Dokos<\/span> <\/strong>si trova nel mar Egeo, circa 60 miglia ad est di Sparta, Peloponneso. Tra le tante testimonianze di frequentazioni antiche le sue acque ospitano i resti di un naufragio considerato il pi\u00f9 antico conosciuto\u00a0 che risale al secondo periodo Proto-elladico ovvero oltre 4.000 anni fa. Un periodo che si inquadra nell&#8217;et\u00e0 del bronzo, nell&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Elladico II<\/span><\/strong>,\u00a0 durante il quale l&#8217;economia delle comunit\u00e0 era basata principalmente sulle prime attivit\u00e0 di agricoltura del Neolitico. Fu in quel periodo che si impose l&#8217;uso del bronzo e del rame ed incominciarono i primi contatti tra le popolazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/dokos2.gif\"><img decoding=\"async\" class=\" wp-image-14267 alignright\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/dokos2.gif\" alt=\"dokos(2)\" width=\"585\" height=\"356\" \/><\/a>Importanti siti, risalenti a quel periodo, sono stati ritrovati\u00a0 sulle sponde egee della terraferma in <strong><span style=\"color: #008000;\">Beozia<\/span><\/strong> e in <strong><span style=\"color: #008000;\">Argolide<\/span><\/strong> (<strong><span style=\"color: #008000;\">Manika, Lerna, Pefkakia, Tebes, Tiryns<\/span><\/strong>) e sulle isole costiere di\u00a0<strong><span style=\"color: #008000;\">Aegina (Kolonna)<\/span> <\/strong>e <strong><span style=\"color: #008000;\">Eubea\u00a0 (Lefkandi)<\/span><\/strong>. Una caratteristica comune era la fabbricazione di ceramiche che mostrano forti influenze stilistiche dell\u2019Anatolia occidentale e, cosa importante, erano gi\u00e0 realizzate alla ruota del vasaio. <a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/peter_bass.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-14265 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/peter_bass.jpg\" alt=\"peter_bass\" width=\"297\" height=\"420\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/peter_bass.jpg 495w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/peter_bass-212x300.jpg 212w\" sizes=\"(max-width: 297px) 100vw, 297px\" \/><\/a>I resti del naufragio ritrovato da <strong><span style=\"color: #008000;\">Peter Throckmorton<\/span><\/strong> si trovano nel mar Egeo a circa venti metri di profondit\u00e0, nei pressi dell&#8217;isola di <strong><span style=\"color: #008000;\">Dokos<\/span><\/strong> (il cui antico nome era <strong><span style=\"color: #008000;\">Aperopia<\/span><\/strong>).\u00a0Della struttura della nave resta ovviamente solo il carico essendo le parti in legno ormai perdute; come vedremo i suoi resti consistono in un copioso carico di centinaia di vasi di argilla e di altri oggetti in ceramica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Raccontiamo la storia della sua scoperta<\/span><\/strong><br \/>\nEra il 23 agosto 1975 quando il ricercatore statunitense <strong><span style=\"color: #008000;\">Peter Throckmorton<\/span><\/strong> (1928-1990) scopr\u00ec per caso i resti di quell&#8217;antico naufragio.\u00a0 Sebbene in quegli anni si stavano sperimentando un p\u00f2 dappertutto nuove tecniche nel campo della ricerca archeologica sottomarina, Peter pass\u00f2 alla storia per averle di fatto realizzate per primo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto inizi\u00f2 nel 1959 quando si rec\u00f2 al Museo dell&#8217;Universit\u00e0 di Pennsylvania annunciando di aver ritrovato i resti di un antico naufragio a <strong><span style=\"color: #008000;\">Capo Gelidonya<\/span><\/strong>, Turchia. <strong><span style=\"color: #008000;\">Throckmorton<\/span><\/strong> propose di iniziarne lo scavo sott&#8217;acqua impiegando le stesse metodologie impiegate dagli archeologi a terra. Va premesso che non era un archeologo professionista ma un fotoreporter che aveva passato due estati nell&#8217;Egeo ad osservare i pescatori di spugna di Bodrum. Per curiosit\u00e0 e passione aveva frequentato dei corsi di archeologia ed uno scavo a terra e fu affascinato dall\u2019idea di organizzare uno scavo subacqueo subacqueo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-42353 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/dokos-wreck-001.jpg\" alt=\"\" width=\"1076\" height=\"1604\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/dokos-wreck-001.jpg 1076w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/dokos-wreck-001-201x300.jpg 201w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/dokos-wreck-001-687x1024.jpg 687w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/dokos-wreck-001-768x1145.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/dokos-wreck-001-1030x1536.jpg 1030w\" sizes=\"(max-width: 1076px) 100vw, 1076px\" \/><br \/>\nAl museo trov\u00f2 un archeologo, <strong><span style=\"color: #008000;\">George Bass<\/span><\/strong> che fu subito attratto dalla proposta e la sponsorizz\u00f2 nel suo Ateneo. Un connubio che si dimostr\u00f2 vincente. <strong><span style=\"color: #008000;\">Bass<\/span><\/strong> fu nominato direttore dello scavo e <strong><span style=\"color: #008000;\">Throckmorton<\/span><\/strong> fu incaricato dell\u2019organizzazione della squadra di ricerca, due figure che sarebbero diventate un riferimento nella storia della archeologia subacquea. Nel 1973, Bass fond\u00f2 l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Istituto di Archeologia nautica (INA)<\/span><\/strong> che, tra le sue tante scoperte annover\u00f2 la datazione dell&#8217;Odissea di Omero, la stesura delle cronologie delle dinastie egiziane e la determinazione delle caratteristiche delle varie culture elladiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/dokos-1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-14268 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/dokos-1.jpg\" alt=\"dokos 1\" width=\"582\" height=\"437\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/dokos-1.jpg 480w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/dokos-1-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 582px) 100vw, 582px\" \/><\/a>Dopo lo scavo di <strong><span style=\"color: #008000;\">Capo Gelidonya<\/span><\/strong>, <strong><span style=\"color: #008000;\">Throckmorton<\/span><\/strong> viaggi\u00f2 in molti Paesi per diffondere e migliorare le sue tecniche di archeologia subacquea. Si rec\u00f2 anche in Israele, in Italia e poi nuovamente in Grecia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">DOKOS<\/span><\/strong><br \/>\nLa scoperta del relitto di Dokos avvenne il 23 agosto 1975, ad una profondit\u00e0 tra i 15 ed i 30 metri. <strong><span style=\"color: #008000;\">Throckmorton<\/span><\/strong>, durante un&#8217;immersione, ritrov\u00f2 sul fondo diversi vasi in ceramica. Con il supporto delle Sovrintendenze elleniche, nel 1975 e nel 1977, effettu\u00f2 due campagne di ricerca che portarono ad una datazione pi\u00f9 accurata del sito; incredibilmente, dall&#8217;analisi dei reperti il relitto risult\u00f2 databile nel periodo iniziale dell&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Elladico II<\/span><\/strong>, ovvero tra il 2.700 ed il 2.200\/2.100 a.C.. Un ritrovamento eccezionale che fa del relitto di Dokos uno dei relitti pi\u00f9 antichi mai rinvenuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi sono molti libri che raccontano il ruolo pionieristico di <strong><span style=\"color: #008000;\">Throckmorton<\/span><\/strong> nell&#8217;archeologia navale, dal \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Shipwrecks and Archeology<\/span><\/strong>\u201d (1970) ai numerosi articoli apparsi nel tempo su National Geographic. Come afferm\u00f2 Sebastiano Tusa, \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">gli esemplari scavi dei relitti di Capo Gelidonya, di Ulu Burun e di Dokos offrono una tale messe di dati al riguardo che hanno rivoluzionato quanto si sapeva dei commerci mediterranei nella seconda met\u00e0 del II millennio a.C.<\/span><\/strong>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La nascita degli scavi moderni<br \/>\n<\/span><\/strong><span style=\"font-size: 12pt;\">T<\/span>orniamo al relitto di Dokos. Dopo la sua scoperta accidentale, nel periodo dal 1989 al 1992 il sito fu estesamente scavato dall&#8217;archeologo <strong><span style=\"color: #008000;\">George Papathanasopoulos<\/span><\/strong>, presidente dell&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Istituto Ellenico di Archeologia Marina (HIMA). <\/span><\/strong>A causa dell&#8217;irregolarit\u00e0 del fondo marino, fu utilizzato un nuovo sistema di ricerca e mappatura acustico, chiamato <strong><span style=\"color: #008000;\">Sonic High Accuracy Ranging e Positioning <\/span><span style=\"color: #008000;\">(<a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/link.springer.com\/chapter\/10.1007%2F978-1-4899-0084-5_43\">SHARPS<\/a><\/span><\/strong><span style=\"color: #008000;\">)<\/span> con lo scopo di individuare i reperti archeologici sul fondo.<\/p>\n<figure id=\"attachment_37032\" aria-describedby=\"caption-attachment-37032\" style=\"width: 832px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-37032 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/sharpsmounts.jpg\" alt=\"\" width=\"832\" height=\"1101\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/sharpsmounts.jpg 378w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/sharpsmounts-227x300.jpg 227w\" sizes=\"(max-width: 832px) 100vw, 832px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-37032\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">i trasduttori usati dallo SHARPS<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Questo strumento era stato sviluppato alla fine degli anni &#8217;80 da Marty Wilcox, un fisico americano che aveva usato la sua esperienza nel settore medico per sviluppare uno scanner acustico di altissima qualit\u00e0 da impiegare in mare. Lo <strong><span style=\"color: #008000;\">SHARPS, <\/span><\/strong>sebbene fosse piuttosto complesso da impiegare, a causa della gestione dei cavi che rimorchiavano i trasponder dalla barca appoggio<strong>,<\/strong> era in grado di produrre immagini acustiche straordinarie per l&#8217;epoca, con una accuratezza centimetrica degli oggetti posti sul fondo marino. Furono condotte indagini accurate sul relitto e fu cos\u00ec confermata la datazione degli artefatti risalenti ad oltre quattro mila anni fa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">I reperti di Dokos<br \/>\n<\/span><\/strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #000000;\">Secondo l&#8217;<\/span><strong>Istituto Ellenico di Archeologia marina<\/strong>, <span style=\"color: #000000;\">la presenza di ceramica della Cicladi nel relitto di Dokos lo fa risalire al 2.200 avanti Cristo, facendone il pi\u00f9 antico sito di naufragio mai scoperto. Durante lo scavo del 1989-1992, il sito produsse oltre 15.000 manufatti in ceramica che furono sollevati dal fondo del mare e trasportati fino al <strong><span style=\"color: #008000;\">Museo Spetses<\/span> <\/strong>per essere studiati e conservati.<br \/>\n<\/span><\/span><br \/>\n<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/archeosub-856x1024.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 archeosub-856x1024.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Venne stabilito che gli oltre cinquecento vasi di argilla provenivano da un antico stabilimento di produzione in Argolide,\u00a0 destinati al commercio con i piccoli villaggi costieri attorno al Golfo di Argos e al Mar di Myrtoan. Il sito di fatto offre una delle pi\u00f9 grandi collezioni di ceramiche del primo Elladico conosciuto. Per dare un idea della eccezionalit\u00e0 della scoperta, si scopr\u00ec che la tecnologia con cui questa ceramica era stata realizzata in un&#8217;era antecedente all&#8217;invenzione della ruota del vasaio.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/dokos-vase-976x1024.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 dokos-vase-976x1024.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il vasellame ritrovato comprende centinaia di pezzi in ceramica tra cui tazze, stoviglie e urne. C&#8217;erano anche una variet\u00e0 di recipienti per salse in molteplici forme e dimensioni dei tipi pi\u00f9 comuni trovati nella Grecia meridionale e centrale di quel periodo. In particolare, queste salsiere risultarono molto simili a quelle prodotte ad Askitario in Attica, e paragonabili a quelle di Lerna e delle Cicladi. Ci\u00f2 dimostra che il naufragio avvenne lungo una rotta marittima dall\u2019Eubea meridionale verso Saron e l\u2019Argolide. Furono anche \u00a0ritrovate molte anfore, cos\u00ec come vasi a grana larga, bracieri, vassoi da forno, askoi, pithoi, lingotti in piombo ed utensili di uso comune. Per quanto riguarda la dotazione nautica furono trovati, a quaranta metri dal relitto, alcuni ancoraggi in pietra, consistenti in due grandi massi con fori forati, probabilmente abbandonati prima che la nave affondasse. In antichit\u00e0 era infatti prassi comune, quando le navi erano prese dalle tempeste, tagliare le cime di ancoraggio e lasciare le ancore sul fondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\"><b>Un ritrovamento che fece storia sia per le prime tecniche subacquee utilizzate, che per la grande quantit\u00e0 dei materiali ritrovati che fanno comprendere come, oltre quattro millenni fa, il <\/b><\/span><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 18.6667px;\"><b>Mediterraneo<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-size: 14pt; color: #008000;\"><b>\u00a0era gi\u00e0 un crocevia marittimo.<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. .. ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA PERIODO: 2700-2200 AVANTI CRISTO AREA: MAR MEDITERRANEO parole chiave: pirateria L&#8217;isola di Dokos si trova nel mar Egeo, circa 60 miglia ad est di Sparta, Peloponneso. 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