{"id":13944,"date":"2017-06-15T00:10:20","date_gmt":"2017-06-14T22:10:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=13944"},"modified":"2023-05-11T07:56:27","modified_gmt":"2023-05-11T05:56:27","slug":"13944","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/13944","title":{"rendered":"La storia delle pinne"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><strong><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a> <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: DA XX SECOLO AD OGGI&nbsp;<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: EUROPA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: pinne, Leonardo da Vinci,&nbsp;Benjamin Franklin, Cressi, Wolk<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-13951 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/da-vincis-webbed-glove-for-swimming-sheila-terry.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"535\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/da-vincis-webbed-glove-for-swimming-sheila-terry.jpg 900w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/da-vincis-webbed-glove-for-swimming-sheila-terry-300x178.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">disegno delle pinne dell&#8217;uomo acquatico di Leonardo da Vinci<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I subacquei si servono di strane &#8220;calzature&#8221; che hanno lo scopo di favorire il loro movimento in acqua. Sono diventate di uso comune ma non tutti sanno che hanno una storia di oltre cinquecento anni fatta di osservazioni, prove, sviluppi tecnologici e grande creativit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000; font-size: 12pt;\"><strong><span style=\"font-size: 14pt;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">Quando nacquero le prime pinne?<\/span> <\/span><\/strong><br \/>\n<\/span>Storicamente bisogna risalire alla fine del quattrocento, quando &nbsp; uno dei pi\u00f9 grandi geni dell\u2019Umanit\u00e0, <strong><span style=\"color: #008000;\">Leonardo da Vinci<\/span><\/strong>, osservando il moto e la struttura anatomica degli anfibi disegn\u00f2 un uomo acquatico ad uso bellico dotato di pinne artificiali, guanti palmati, un tubo respiratore ed un attrezzatura speciale per le immersioni. La sua respirazione era assicurata da una presa d\u2019aria galleggiante, affiorante dall&#8217;acqua. Non sappiamo se fu mai realizzato o rimase una sua fantasia ma gli straordinari disegni di questo uomo aquatico ci lasciano ancora oggi sbalorditi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/borelli2x.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-13949\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/borelli2x.jpg\" alt=\"borelli2x\" width=\"850\" height=\"1018\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/borelli2x.jpg 485w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/borelli2x-250x300.jpg 250w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nQualche secolo dopo, nel 1679,<strong><span style=\"color: #008000;\"> Padre<\/span> <span style=\"color: #008000;\">Giovanni Alfonso Borelli<\/span><\/strong>, un eclettico matematico, astronomo, fisico e fisiologo, ide\u00f2 forse il primo \u201capparecchio di immersione individuale\u201d della storia. Sfruttando le esperienze di Galilei, Pascal, Torricelli, Boyle e Guericke sulla pressione atmosferica e sulla elasticit\u00e0 dell\u2019aria, <strong><span style=\"color: #008000;\">Borelli<\/span><\/strong> nella sua opera \u201c<em><span style=\"color: #008000;\"><strong>De<\/strong> <strong>Motu Animalium<\/strong><\/span><\/em>\u201d, ed in particolare nel capitolo \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">De natatu<\/span><\/em><\/strong>\u201d, descrisse una \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">macchina con la quale gli uomini immersi nell\u2019acqua possono respirare e vivere per parecchie ore<\/span><\/em><\/strong>\u201d. Il suo subacqueo, protetto da una muta di pelle caprina, indossava un otre pieno di aria compressa come riserva d\u2019aria ed un equilibratore, con un obl\u00f2 di vetro per poter guardare intorno a s\u00e9, una zavorra di piombo; inoltre utilizzava delle strane pinne ai piedi per muoversi nell\u2019acqua \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">non alla maniera dei gamberi ma col remigare delle palme delle mani e dei piedi<\/span><\/em><\/strong>\u201d, in modo tale da poter \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">nuotare nell\u2019acqua alla maniera delle rane<\/span><\/em><\/strong>\u201d. La sua curiosa opera fu pubblicata postuma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene l\u2019interesse verso le profondit\u00e0 del mare non diminu\u00ec bisogna arrivare a <strong><span style=\"color: #008000;\">Benjamin Franklin<\/span><\/strong>, inventore statunitense famoso per l\u2019invenzione del parafulmine, del contachilometri e delle lenti bifocali, con le sue curiose pinne da palmo e da piedi. Da ragazzo, <strong><span style=\"color: #008000;\">Benjamin Franklin<\/span><\/strong> viveva a Boston, Massachusetts, vicino al fiume Charles; si racconta che osservando gli oggetti scorrere sul fiume e le forme delle pinne dei pesci e degli anfibi, ebbe l&#8217;idea di utilizzare dei sottili pezzi di legno, simili alle tavolozze di un pittore, per aumentare la superficie di contatto con il fluido e, generare una spinta maggiore, muovendosi pi\u00f9 velocemente nell&#8217;acqua. L&#8217;idea non fu dimenticata e dall&#8217;altra parte dell&#8217;oceano, all&#8217;inizio del diciannovesimo secolo, un capitano di corvetta della marina francese, <strong><span style=\"color: #008000;\">Louis de Corlieu<\/span><\/strong>, speriment\u00f2 nel 1909, un primo modello di pinne simile a quello ideato da Franklin ma adattato per le braccia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era un nuovo secolo e nuovi materiali si rendevano sempre pi\u00f9 disponibili, tanto da ripescare idee un tempo solo fantasticate. La difficolt\u00e0 di coordinare il loro movimento con le braccia ed il loro scarso rendimento fece nuovamente accantonare l\u2019idea, almeno fino al 1914 quando <strong><span style=\"color: #008000;\">de Corlieu<\/span><\/strong> fece una dimostrazione pratica del suo primo prototipo di pinne ad un gruppo di ufficiali di marina. Tra di essi vi era anche un certo <strong><span style=\"color: #008000;\">Yves le Prieur<\/span> <\/strong>che, nel 1926, invent\u00f2 il primo modello di apparecchiatura subacquea.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/pinne-1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-13953 alignright\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/pinne-1.jpg\" alt=\"pinne 1\" width=\"577\" height=\"1471\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/pinne-1.jpg 320w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/pinne-1-118x300.jpg 118w\" sizes=\"(max-width: 577px) 100vw, 577px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">de Corlieu<\/span><\/strong> era certamente dotato di vivida immaginazione ma aveva avuto anche la fortuna di servire nei territori d&#8217;oltre mare, in Polinesia francese, e si era ispirato alle pinne fabbricate con foglie dai pescatori polinesiani. L&#8217;attenzione verso quegli strani strumenti, lo convinse a lasciare il servizio attivo nel 1924 per dedicarsi pienamente allo sviluppo della sua invenzione. Nell&#8217;aprile del 1933 ne registr\u00f2 il brevetto (numero 767013) che comprendeva, oltre alle due pinne per i piedi, anche due pinne a forma di cucchiaio per le mani. L\u2019invenzione fu chiamata \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">apparecchio propulsore per il nuoto ed il salvataggio<\/span><\/strong>\u201d. Queste prime pinne furono realizzate con un caucci\u00f9 naturale, elaborato secondo il brevetto del <strong><span style=\"color: #008000;\">signor Goodyear<\/span><\/strong> (si proprio lui, quello della fabbrica di pneumatici per auto) e vennero proposte sia alla Marina Nationale Francese, nel 1934, che all\u2019Ammiragliato Britannico nel 1935. Ancora una volta l&#8217;attenzione fu minimale. D&#8217;altronde erano non utilizzabili per i palombari e non esistevano ancora sistemi scuba. Nel 1937 present\u00f2 anche un modello monopinna chiamato Delfino che al contrario ebbe un discreto successo. Dopo aver prodotto le sue pinne nel proprio appartamento a Parigi, <strong><span style=\"color: #008000;\">De Corlieu<\/span><\/strong>, ne inizi\u00f2 una produzione di &#8220;massa&#8221; in Francia nel 1939 a seguito della vendita della licenza ad un americano, &nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\">Owen Churchill<\/span><\/strong>, per la loro produzione negli Stati Uniti. Per vendere le sue alette negli USA, Owen Churchill cambi\u00f2 il lungo nome francese di De Corlieu con quello di &nbsp;&#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">swimfin<\/span><\/strong>&#8220;, che \u00e8 ancora oggi il nome delle pinne in inglese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Le pinne di Churchill<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nChurchill mostr\u00f2&nbsp; le sue pinne alla marina statunitense che decise di acquisirle per i nascenti l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Underwater Demolition<\/span><\/strong> (<strong><span style=\"color: #008000;\">UDT<\/span><\/strong>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Churchill-swim-fin-and-guys111.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-13954\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Churchill-swim-fin-and-guys111.jpg\" alt=\"Churchill swim fin and guys1(1)\" width=\"850\" height=\"631\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Churchill-swim-fin-and-guys111.jpg 314w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Churchill-swim-fin-and-guys111-300x223.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/a><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nSiamo nel 1943, quando nacquero i primi <strong><span style=\"color: #008000;\">SEAL<\/span><\/strong> sulla base degli&nbsp;Scout e raiders anfibi, costituiti nell&#8217;agosto del 1942 per le attivit\u00e0 anfibie di ricognizione e commando in Europa e nel Pacifico del Sud; l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">unit\u00e0 di demolizione di combattimento navale<\/span> <span style=\"color: #008000;\">(NCDU)<\/span><\/strong>, creata nel giugno del 1943 ed addestrata per le operazioni di smistamento delle acque sulla spiaggia in Normandia e nel sud della Francia, si basava&nbsp;&nbsp;in gran parte &nbsp;sulle esperienze maturate nella base di addestramento anfibio di Fort Pierce, Florida.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli <strong><span style=\"color: #008000;\">UDT<\/span> <\/strong>americani e britannici dei <strong><span style=\"color: #008000;\">COPP<\/span><\/strong> (<strong><span style=\"color: #008000;\">Pilotage Combined Operations<\/span><\/strong>) utilizzarono le &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">pinne di Churchill<\/span><\/strong>&#8221; durante le faticose e pericolose attivit\u00e0 di neutralizzazione e bonifica delle mine tedesche, consentendo, nel 1944, le operazioni di sbarco in Normandia.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bodysurf-churchill-fins.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-13948 alignnone\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bodysurf-churchill-fins.jpg\" alt=\"bodysurf-churchill-fins\" width=\"850\" height=\"594\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bodysurf-churchill-fins.jpg 1200w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bodysurf-churchill-fins-300x210.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bodysurf-churchill-fins-1024x715.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bodysurf-churchill-fins-400x280.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo gruppo di pinne di <strong><span style=\"color: #008000;\">Owen Churchill<\/span><\/strong>, inviato dagli USA al Regno Unito, non arriv\u00f2 mai a destinazione, grazie ad un siluro di un U-boat tedesco&nbsp;nell&#8217;Atlantico, ma il secondo lotto fu&nbsp;riprodotto dalla <strong><span style=\"color: #008000;\">Dunlop Special Products<\/span><\/strong>.&nbsp;Nell&#8217;ultima met\u00e0 degli anni &#8217;50, Dunlop, grazie&nbsp; alla Dunlop Sports Company, svilupp\u00f2 la gamma <strong><span style=\"color: #008000;\">Aquafort<\/span><\/strong> di attrezzature subacquee per subacquei ricreativi e professionali. Al centro della gamma vi erano le mute stagne&nbsp;prodotte della societ\u00e0, una maschera, un boccaglio ed una serie di pinne per completare il set.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/aquafort-dunlop.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-13956 alignright\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/aquafort-dunlop.jpg\" alt=\"aquafort dunlop\" width=\"670\" height=\"556\"><\/a><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nLa loro caratteristica distintiva era una grande corrugazione in mezzo alla lama. Queste pinne erano&nbsp;realizzate con cinghie regolabili e venivano descritte in un catalogo di attrezzature per immersioni contemporanee come &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">a lama doppia curva in gomma nera estremamente flessibile con tacco regolabile<\/span><\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche <strong><span style=\"color: #008000;\">Siebe-Gorman<\/span><\/strong> svilupp\u00f2 nel periodo un modello simile che venne chiamato &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">EsSGee<\/span><\/strong>&#8220;. &nbsp;Un modello tanto simile da chiedersi se l&#8217;etichetta di gomma visibile sulle pinne era&nbsp;per indicare che le pinne erano state riprodotte da &nbsp;Siebe-Gorman, poich\u00e9 <strong><span style=\"color: #008000;\">Dunlop<\/span><\/strong> aveva cessato la produzione della gamma <strong><span style=\"color: #008000;\">Aquafor<\/span><\/strong>t. Interessante fu che in seguito furono realizzate pinne praticamente identiche, le <strong><span style=\"color: #008000;\">Barrakuda<\/span><\/strong>&nbsp;con lo stesso design asimmetrico delle Dunlop. Forse Dunlop concesse il progetto in licenza a <strong><span style=\"color: #008000;\">Barrakuda<\/span><\/strong> allo stesso modo in cui <strong><span style=\"color: #008000;\">Cressi<\/span><\/strong> permise che le <strong><span style=\"color: #008000;\">Rondine<\/span><\/strong>, di cui parleremo in seguito, venissero copiate in tutto il mondo, mantenendo il disegno caratteristico della &#8220;rondine&#8221; sul dorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/7e5180b1304dfbb693e2878499fa8044.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-13959 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/7e5180b1304dfbb693e2878499fa8044.jpg\" alt=\"7e5180b1304dfbb693e2878499fa8044\" width=\"770\" height=\"1134\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/7e5180b1304dfbb693e2878499fa8044.jpg 570w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/7e5180b1304dfbb693e2878499fa8044-204x300.jpg 204w\" sizes=\"(max-width: 770px) 100vw, 770px\" \/><\/a><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nVanno menzionate le <strong><span style=\"color: #008000;\">pinne<\/span><\/strong> <strong><span style=\"color: #008000;\">Webbys,<\/span> <\/strong>realizzate nel 1950, che furono progettate da un ex sommozzatore statunitense, <strong><span style=\"color: #008000;\">Hal Messinger<\/span><\/strong>, per la societ\u00e0 <strong><span style=\"color: #008000;\">Healthways Hollywood<\/span> <\/strong>(ditta che divenne poi la nota <strong><span style=\"color: #008000;\">ScubaPro<\/span><\/strong> nel 1963).&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\">Healthways<\/span><\/strong> fu una delle cinque prime societ\u00e0 di attrezzature per immersioni negli Stati Uniti. Le pinne erano piuttosto corte, realizzate in gomma verde con cinghia a tacco, e riportavano un logo con un delfino ed il nome <strong><span style=\"color: #008000;\">Webby<\/span><\/strong> all&#8217;interno della forma dei delfini in cima alla pinna. In seguito fu&nbsp;prodotta una versione molto simile alla pinna chiamata \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Web-Fe<\/span><span style=\"color: #008000;\">et<\/span><\/strong>\u201d, la cui calzata &nbsp;era leggermente pi\u00f9 morbida e forse pi\u00f9 confortevole a causa dell&#8217;effetto flessibile di calcio. Certamente la corta pala non poteva offrire una grande potenza ma dobbiamo considerare quale era il loro impiego in quegli anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In seguito furono realizzate le &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">waterdog<\/span><\/strong>&#8221; in cui la forma delle pinne cominci\u00f2 ad assumere il tipico stile &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">fan-blade<\/span><\/strong>&#8221; delle pinne moderne. Queste pinne possono essere considerate dei prototipi moderni ed avevano una cinghia a tallone&nbsp;regolabile, che consentiva il loro utilizzo&nbsp;&nbsp;anche a persone con misure di piede diverse.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/web-watchdog-webbys.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-13961\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/web-watchdog-webbys.jpg\" alt=\"web watchdog webbys\" width=\"850\" height=\"638\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/web-watchdog-webbys.jpg 640w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/web-watchdog-webbys-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">le curiose pinne \u201cWeb-Feet\u201d<\/span><\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/waterdog.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-13962\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/waterdog.jpg\" alt=\"waterdog\" width=\"850\" height=\"1046\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/waterdog.jpg 390w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/waterdog-244x300.jpg 244w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">e le &#8220;Water dogs&#8221;<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">E in Italia?<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong>I primi subacquei militari al mondo ad usare le pinne in azioni belliche offensive durante la seconda guerra mondiale furono proprio gli italiani.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/27-nov-1953-Pap\u00e0-Vincenzo-gamma.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-12698\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/27-nov-1953-Pap\u00e0-Vincenzo-gamma.jpg\" alt=\"27 nov 1953 Pap\u00e0 Vincenzo gamma\" width=\"804\" height=\"1108\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/27-nov-1953-Pap\u00e0-Vincenzo-gamma.jpg 475w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/27-nov-1953-Pap\u00e0-Vincenzo-gamma-218x300.jpg 218w\" sizes=\"(max-width: 804px) 100vw, 804px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">1953 operatore gamma &#8211; foto di famiglia<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">L<\/span><br \/>\nLa <strong><span style=\"color: #008000;\">Regia Marina Militare Italiana<\/span><\/strong>, intuendo per prima le possibilit\u00e0 operative che le pinne potevano offrire, le adott\u00f2 per i propri sommozzatori Gamma appartenenti alla X MAS.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-42138\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/wolk-fin.png\" alt=\"\" width=\"633\" height=\"692\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/wolk-fin.png 416w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/wolk-fin-274x300.png 274w\" sizes=\"(max-width: 633px) 100vw, 633px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">le pinnette dei gamma ideate da Wolk<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">I<\/span>I primi operatori Gamma incominciarono a sviluppare quel metodo di attacco subacqueo che fece storia verso la fine dell&#8217;aprile 1939 nei dintorni della foce del fiume Serchio, in Toscana. Il loro comandante, il tenente di vascello <strong><span style=\"color: #008000;\">Eugenio &#8220;Lupo&#8221; Wolk<\/span><\/strong>, negli anni &#8217;40 introdusse per primo l\u2019uso di pinne per le mani e per i piedi, che furono considerate, a similitudine delle altre apparecchiature che stavano sperimentando a Bocca del Serchio,&nbsp; delle armi segrete. Fra questi uomini straordinari vi era anche <strong><span style=\"color: #008000;\">Luigi Ferraro<\/span><\/strong> che comp\u00ec, durante la Seconda Guerra Mondiale, imprese straordinarie che gli valsero la Medaglia d\u2019Oro al Valor Militare. A lui va il merito di aver sviluppato dopo la guerra attrezzature subacquee per la subacquea ricreativa fino ad allora di uso solo militare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/7rondine.preview.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-13960 alignright\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/7rondine.preview.jpg\" alt=\"7rondine.preview\" width=\"732\" height=\"912\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/7rondine.preview.jpg 514w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/7rondine.preview-241x300.jpg 241w\" sizes=\"(max-width: 732px) 100vw, 732px\" \/><\/a><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span>Fu Luigi Ferraro, in collaborazione con la ditta italiana <strong><span style=\"color: #008000;\">Cressi-sub<\/span><\/strong>, a progettare&nbsp; nel 1948 la prima pinna commerciale. Negli anni \u201950 nacquero modelli di pinne molto diverse da quelle che oggi conosciamo e non era infatti raro trovare alcune variazioni personali, veri e propri adattamenti alle proprie esigenze che venivano realizzati in maniera artigianale. Per quanto queste pinne consentissero una buona capacit\u00e0 di movimento, dal punto di vista del nuoto, erano ancora poco efficienti. Oggi le potremmo definire come <strong><span style=\"color: #008000;\">corte, scomode, faticose da usare e spesso anche dolorose per il collo del piede<\/span><\/strong>. Partendo dalle sue esperienze in campo militare, Ferraro svilupp\u00f2 uno schema teorico di funzionamento che fu pubblicato nel 1950 su \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Mondo Subacqueo<\/span><\/strong>\u201d, primo esempio mondiale di rivista del settore subacqueo,&nbsp; edito in un numero unico ed oggi un pezzo da collezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1952, dopo pazienti studi, calcoli, e prototipi, nacque finalmente la <strong><span style=\"color: #008000;\">Rondine<\/span><\/strong> che rappresent\u00f2&nbsp; per Ferraro il successo mondiale nel campo delle attrezzature subacquee. Ci\u00f2 che le rese famose fu la soluzione adottata per la calzata: una vera e propria scarpetta in gomma morbida che alloggiava tutto il piede facendo del piede e della pinna un tutt\u2019uno. Una loro caratteristica distintiva era il contorno in rilievo della rondine sulle lame. Va sottolineato che tutte le pinne odierne a scarpetta derivano dai principi ergonomici studiati per la Rondine, la prima pinna moderna che divenne esempio per tantissimi costruttori intorno al mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Ferraro va attribuita anche l&#8217;invenzione, nel 1963, di un&#8217;altra pinna, decisamente innovativa, la <strong><span style=\"color: #008000;\">Caravelle<\/span><\/strong> che fu realizzata dalla <strong><span style=\"color: #008000;\">Technisub<\/span><\/strong>. Questa pinna aveva due caratteristiche che la distinsero da tutte le pinne esistenti: era composta da una scarpetta ed una pala stampate in materiali diversi che erano separate fra loro. La scarpetta era in gomma nera, all\u2019epoca l\u2019unico materiale con cui venivano prodotte le pinne, mentre la pala era stampata in Polipropilene. Essendo separate, esse potevano essere agevolmente smontate e rimontate a mano e la scarpetta poteva essere utilizzata come scarpa protettiva per camminare sugli scogli o sulla sabbia.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/10Caravelle-Smon.preview.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-13964\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/10Caravelle-Smon.preview.jpg\" alt=\"10Caravelle Smon.preview\" width=\"850\" height=\"466\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/10Caravelle-Smon.preview.jpg 640w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/10Caravelle-Smon.preview-300x165.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">modello Technisub originale Caravelle &#8230; smontato <\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Caravelle forniva ottime prestazioni grazie alla leggerezza ed elasticit\u00e0 della sua pala.<strong><span style=\"color: #008000;\"> Jacques-Yves Cousteau<\/span><\/strong> ne fu cos\u00ec entusiasta che descrisse <strong><span style=\"color: #008000;\">Ferraro<\/span> <\/strong>come \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">the best fin designer in the world<\/span><\/em><\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da allora \u00e8 iniziato un lungo e mai terminato viaggio, che ci offre ogni anno pinne sempre pi\u00f9 sofisticate ed efficienti per le nostre immersioni ma vale la pena conoscere la storia di quei piccoli e scomodi modelli che col tempo cambiarono il modo di nuotare sott&#8217;acqua.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>credito immagini HDS, Cressi, Technisub, Marina militare, foto di famiglia<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Alcune delle foto presenti in questo blog sono prese dal web, pur rispettando la netiquette, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l&#8217;autore o chiedere di rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell&#8217;articolo<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>&nbsp; ARGOMENTO: STORIA PERIODO: DA XX SECOLO AD OGGI&nbsp; AREA: EUROPA parole chiave: pinne, Leonardo da Vinci,&nbsp;Benjamin Franklin, Cressi, Wolk &nbsp; disegno delle pinne dell&#8217;uomo acquatico di Leonardo da Vinci I subacquei si servono di strane &#8220;calzature&#8221; che hanno lo scopo di favorire il loro movimento in acqua. 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