{"id":13457,"date":"2017-05-10T00:10:21","date_gmt":"2017-05-10T00:10:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=13457"},"modified":"2023-05-10T12:13:43","modified_gmt":"2023-05-10T10:13:43","slug":"limportanza-delle-soste-di-sicurezza-profonde-ripensamenti-sui-profili-di-risalita-per-immersioni-con-decompressione-di-richard-l-pyle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/13457","title":{"rendered":"L&#8217;importanza delle soste di sicurezza profonde: ripensamenti sui profili di risalita per immersioni con decompressione di Richard L. Pyle &#8211; Parte I"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: SUBACQUEA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: sicurezza<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_38822\" aria-describedby=\"caption-attachment-38822\" style=\"width: 1000px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-38822 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/IMG_1182-corr-e1578991595178.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"750\"><figcaption id=\"caption-attachment-38822\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">la sosta di sicurezza ha ancora senso? photo credit andrea mucedola<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Abbiamo letto nei giorni scorsi <span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\/archives\/13437\">un interessantissimo articolo del dottor Zanon del SIMSI<\/a><\/span> che metteva in discussione la necessit\u00e0 di effettuare, oltre le soste di decompressione, i deep stop (soste profonde). Per par condicio e dovuta conoscenza, pubblichiamo un articolo, scritto nel 1997 dal dottor Richard Pyle, il biologo marino che svilupp\u00f2 la teoria che sulla base delle sue osservazioni suggeriva l&#8217;effettuazione delle soste profonde. &nbsp;Come sempre, sottolineo, sono due teorie differenti che invito a leggere e digerire per cultura personale &#8230; poi ognuno faccia&nbsp;le proprie scelte.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>L&#8217;originale dell&#8217;articolo \u00e8 stato pubblicato su SPUMS Journal Vol 27 No.2 June 1997<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><br \/>\n<span style=\"font-size: 18pt;\">The importance of deep safety stops: rethinking ascent patterns from decompression dives<\/span><\/span> <\/strong><span style=\"font-size: 18pt;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">di Richard Pyle (libera traduzione semplificata per la traduzione in molte lingue) da <a href=\"http:\/\/www.nurkopedia.pl\/images\/a\/a2\/Richard_Pyle_-_Deep_stops.pdf\">Bubble Decompression Strategies (nurkopedia.pl)<\/a><\/span><\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Richard_L._Pyle_On_Boat_in_Philippines_with_Poseidon_SE7EN_Rebreather.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-13469\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Richard_L._Pyle_On_Boat_in_Philippines_with_Poseidon_SE7EN_Rebreather.jpg\" alt=\"Richard_L._Pyle_On_Boat_in_Philippines,_with_Poseidon_SE7EN_Rebreather\" width=\"850\" height=\"568\"><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Richard L. Pyle in barca nelle Philippines con un rebreather Poseidon SE7EN<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di cominciare desidero chiarire un punto: io sono solo un dilettante (per la precisione uno studioso di ittiologia). Al fine di una chiara comprensione di questo articolo tenete conto che: ho passato tantissimo tempo della mia vita sott&#8217;acqua e, pur essendo un biologo e avendo una discreta preparazione in campo di fisiologia animale, non sono un esperto di fisiologia della decompressione. Molto prima che il concetto di &#8220;<span style=\"color: #008000;\"><strong>technical diving<\/strong><\/span>&#8221; prendesse piede, avevo gi\u00e0 fatto molte immersioni alla profondit\u00e0 di 60-70 metri (180-220 feet). Dato il gran numero d\u2019immersioni di questo tipo, cominciai a prendere nota dei profili seguiti. Abbastanza spesso, dopo queste immersioni, avvertivo un certo livello di affaticamento o di malessere. Era chiaro che tali sintomi post-immersione avevano pi\u00f9 a che fare con l&#8217;assorbimento di gas inerte che non con lo sforzo fisico o con l&#8217;esposizione al freddo, dato che i sintomi conseguenti ad un\u2019immersione con durata minore di un&#8217;ora a 70 metri erano pi\u00f9 consistenti di quelli manifestati dopo la permanenza di 4-6 ore a quote meno profonde. Una cosa che trovai interessante fu che questi sintomi non erano particolarmente consistenti. Talvolta non percepivo assolutamente alcun sintomo. Altre volte dopo l&#8217;immersione ero talmente affaticato da non riuscire quasi a guidare tornando a casa. Provai a correlare la gravit\u00e0 dei sintomi con una grande quantit\u00e0 di variabili come la quantit\u00e0 di azoto acccumulato &nbsp;(&#8220;magnitudine&#8221; dell&#8217;esposizione), la durata della sosta a tre metri (10 feet), la forza della corrente, la limpidezza e la temperatura dell&#8217;acqua, quanto avevo dormito la notte precedente, il livello di disidratazione&#8230; ma nessuno di questi parametri sembr\u00f2 avere una relazione con l&#8217;insorgenza dei sintomi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finalmente scoprii di cosa si trattava dai pesci! Esatto, dopo le immersioni in cui raccoglievo pesci per l&#8217;acquario difficilmente mi sentivo affaticato. Nelle altre immersioni, invece, i sintomi tendevano ad essere abbastanza importanti. Io fui veramente impressionato dalla forte correlazione tra le due variabili. Apparentemente ci\u00f2 non aveva alcun senso. Cosa potevano avere a che fare tali sintomi con i pesci? Mi sarei aspettato sintomi pi\u00f9 rilevanti dopo le immersioni in cui raccoglievo i pesci dato che il livello di sforzo sul fondo durante tali immersioni era maggiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ma c&#8217;era un particolare.<\/span><\/strong> Come molti di voi sanno, la maggior parte dei pesci \u00e8 dotata di un organo, chiamato &#8220;vescica natatoria&#8221;, pieno di gas, che viene da loro impiegato per regolare l&#8217;assetto idrostatico. Se un pesce viene portato improvvisamente in superficie dalla profondit\u00e0 di 70 metri, la sua vescica natatoria tender\u00e0 ad espandersi fino ad otto volte il suo volume originario danneggiando gli altri organi.&nbsp;Dato che lo scopo delle mie&nbsp;immersioni era la collezione di esemplari vivi, ero costretto a fermarmi durante la risalita ad una certa quota per inserire temporaneamente un ago ipodermico nella vescica dei pesci allo scopo di consentire la fuoriuscita del gas in eccesso. Osservai che la quota a cui normalmente mi fermavo era di gran lunga pi\u00f9 profonda della prima tappa richiesta per la decompressione. Ad esempio, mediamente, per immersioni a 70 metri (200 feet) la mia prima sosta di decompressione era richiesta intorno ai 17 metri (50 feet), ma la profondit\u00e0 a cui mi dovevo fermare per i pesci era a circa 40 metri (125 feet).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2, quando andavo a raccogliere pesci, i miei profili di risalita comprendevano di fatto<span style=\"color: #008000;\">&nbsp;<strong>una sosta di decompressione in pi\u00f9 (un &#8220;extra-stop&#8221;) di 2-3 minuti ad una quota molto pi\u00f9 profonda della mia prima sosta &#8220;richiesta&#8221; per la decompressione<\/strong><\/span>. Sfortunatamente neanche questo sembrava avere alcun senso. Chi ragiona soltanto in termini di tensione di gas disciolto nel sangue e nei tessuti (come fanno quasi tutti gli algoritmi di decompressione in uso attualmente), si aspetta che tale sosta profonda faccia soltanto aumentare i problemi di decompressione, in ragione del maggior tempo trascorso ad una elevata profondit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con lo spirito di uno sperimentatore, credendo pi\u00f9 nell&#8217;esperienza nel mondo reale che non nel dato calcolato su un modello astratto, decisi di cominciare a includere una sosta profonda in tutte le mie immersioni, anche quando non raccoglievo pesci. Indovinate? I miei sintomi e l&#8217;affaticamento praticamente scomparvero del tutto! Fu davvero sorprendente! Riuscivo a fare dei lavori nei pomeriggi e nelle sere anche nei giorni in cui la mattina avevo fatto un\u2019immersione profonda. Cominciai a raccontare la mia incredibile scoperta, ma ebbi soltanto risposte scettiche e i severi commenti di alcuni &#8220;esperti&#8221; che sottolineavano come la mia intuizione dovesse essere errata. &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Naturalmente &#8211; mi dicevano &#8211; devi abbandonare le quote profonde pi\u00f9 rapidamente possibile per ridurre al minimo un ulteriore assorbimento di gas<\/span><\/strong>&#8220;.<\/p>\n<figure id=\"attachment_38825\" aria-describedby=\"caption-attachment-38825\" style=\"width: 1000px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-38825 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/IMG_1159-1-e1578992352451.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"750\"><figcaption id=\"caption-attachment-38825\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">photo credit andrea mucedola<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non essendo una persona che accetta facilmente il confronto, continuai con la mia abitudine di includere nei profili di riemersione queste&nbsp;<strong>&#8220;<span style=\"color: #008000;\">soste di decompressione profonda<\/span>&#8220;<\/strong>. Col passare degli anni mi convinsi della validit\u00e0 di tali soste per ridurre la probabilit\u00e0 di malattia da decompressione (<strong><span style=\"color: #008000;\">DCS &#8211; decompression sickness<\/span><\/strong>).&nbsp;In tutti i casi in cui ebbi qualche tipo di sintomo post-immersione, dalla fatica all&#8217;apatia fino ad un caso di tetraplegia, essi avvennero quando a seguito di immersioni in cui avevo omesso la sosta di decompressione profonda. Da scienziato professionista sentii il bisogno di comprendere i meccanismi che causavano il fenomeno osservato e fui sempre disorientato dall&#8217;apparente paradosso dei miei profili d&#8217;immersione fino a quando non ebbi l&#8217;occasione di assistere a una relazione del Dr. David Yount durante il meeting del 1989 dell&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">American Academy of Underwater Sciences (AAUS)<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per chi non lo conoscesse, il <strong><span style=\"color: #008000;\">Dr. Yount<\/span><\/strong> \u00e8 un professore di fisica all&#8217;Universit\u00e0 delle Hawaii, ed \u00e8 uno dei creatori del modello di calcolo per la decompressione chiamato <strong><span style=\"color: #008000;\">&#8220;VPM&#8221;<\/span><\/strong> (<strong><span style=\"color: #008000;\">Varying-Permeability Model<\/span><\/strong>). Questo modello considera la presenza di microbolle gassose nel sangue e nei tessuti e studia i fattori che fanno espandere o comprimere queste bolle durante la decompressione. Su tali basi il VPM fissa le prime soste di decompressione (le pi\u00f9 profonde) a quote ben pi\u00f9 profonde di quanto richiedono i modelli di calcolo di tipo &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">neo-Haldaniano<\/span><\/strong>&#8221;&nbsp;(per intenderci quelli basati su &#8220;compartimenti&#8221;). Finalmente tutto cominci\u00f2 ad avere un senso. [Per sapere qualcosa sul VPM, leggi il capitolo 6 del <strong>Best Publishing&#8217;s <span style=\"color: #008000;\">Hyperbaric Medicine and Physiology di Yount, 1988<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche se, come ho gi\u00e0 detto, non sono un esperto di fisiologia iperbarica, permettetemi di spiegare il fenomeno in termini che un buon subacqueo dovrebbe capire. Per prima cosa, la maggior parte dei lettori dovrebbe gi\u00e0 sapere che<span style=\"color: #008000;\">&nbsp;<\/span><strong><span style=\"color: #008000;\">una certa quantit\u00e0 di bolle nel sangue \u00e8 rilevabile dopo la maggior parte delle immersioni, comprese quelle &#8220;in curva&#8221;<\/span>,<\/strong>&nbsp;cio\u00e8 quelle che non richiedono soste di decompressione. Si tratta di&nbsp;<span style=\"color: #008000;\">bolle cosiddette &#8220;silenti&#8221;<\/span>&nbsp;dato che sono presenti senza causare sintomi di alcun genere e possono essere rilevate soltanto attraverso esami medici (eco-doppler). Ora, la maggior parte delle immersioni profonde con decompressione effettuate da &#8220;technical divers&#8221; sono immersioni molto sotto-saturate. In altre parole, hanno dei tempi di fondo relativamente brevi (in questo contesto considero &#8220;breve&#8221; un tempo di fondo di 2 ore a 100 metri (300 feet).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In funzione della profondit\u00e0 e della durata dell&#8217;immersione e della miscela usata, c&#8217;\u00e8 solitamente una differenza relativamente grande tra il fondo e la prima sosta di decompressione calcolata da un modello &#8220;a compartimenti&#8221;. Pi\u00f9 \u00e8 breve il tempo di fondo e pi\u00f9 questa distanza aumenta. E&#8217; opinione diffusa che bisogna passare meno tempo possibile alle quote profonde per minimizzare l&#8217;assorbimento supplementare di gas. Molta gente crede inoltre che si debba usare una maggiore velocit\u00e0 di risalita nella porzione pi\u00f9 profonda della risalita stessa. Il punto \u00e8 che i subacquei spesso effettuano risalite con sbalzi di pressione ambientale relativamente drastici in tempi molto brevi. Credo che il problema stia proprio qui. Forse dipende dal tempo impiegato dal sangue a percorrere l&#8217;intero sistema circolatorio di un subacqueo medio. Forse dipende dalle piccolissime bolle che si formano al passare del sangue attraverso le valvole del cuore, crescendo di misura per via della diffusione del gas nel sangue circostante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><br \/>\n<span style=\"font-size: 18pt;\">Qualunque sia la ragione fisiologica, io&nbsp;credo che le bolle si formino e\/o siano indotte a crescere di misura durante la prima risalita dalla profondit\u00e0.<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong>Ho imparato molto sulla fisica delle bolle nell&#8217;ultimo anno, pi\u00f9 di quanto voglio esporre qui. Lascio l&#8217;argomento a chi \u00e8 davvero esperto in materia. Per ora basta dire che il fatto che una bolla si espanda o si contragga dipende da un complesso sistema di fattori, compresa la dimensione stessa della bolla in ogni momento.&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\">Le bolle pi\u00f9 piccole hanno maggiore attitudine a essere smaltite durante la decompressione, mentre&nbsp;quelle pi\u00f9 grandi tendono a crescere&nbsp;e possibilmente a evolvere in &#8220;malessere da decompressione&#8221; (DCS &#8211; Decompression Sickness).<\/span><\/strong> Per questo, per ridurre al massimo le probabilit\u00e0 di DCS,&nbsp;\u00e8 molto importante contenere la misura delle bolle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una risalita rapida dalla quota profonda alla prima tappa richiesta per la decompressione non \u00e8 il modo migliore per mantenere piccola la misura delle bolle! Al contrario,<strong><span style=\"color: #008000;\">&nbsp;rallentare<\/span><\/strong><span style=\"color: #008000;\">&nbsp;<\/span><strong><span style=\"color: #008000;\">tale risalita (magari includendo una o pi\u00f9 soste di decompressione &#8220;profonde&#8221;)<\/span><\/strong> pu\u00f2 servire a mantenere le bolle abbastanza piccole da consentire il loro smaltimento durante le successive soste di decompressione.<\/p>\n<figure id=\"attachment_36169\" aria-describedby=\"caption-attachment-36169\" style=\"width: 900px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-36169 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/IMG_3214-e1573838856326.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"675\"><figcaption id=\"caption-attachment-36169\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">photo credit andrea mucedola<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se c&#8217;\u00e8 del vero in tutto ci\u00f2, penso che la grande variabilit\u00e0 nell&#8217;incidenza di DCS sia molto pi\u00f9 legata al profilo di risalita dal fondo alla prima tappa di decompressione, di quanto lo sia al resto del profilo di decompressione. Il malessere da decompressione \u00e8 un fenomeno straordinariamente complesso, pi\u00f9 di quanto i migliori studiosi di fisiologia iperbarica siano stati capaci di spiegare. E sarebbe un&#8217;illusione pensare di poterlo comprendere del tutto, anche per via dell&#8217;estrema complessit\u00e0 del nostro organismo; complessit\u00e0 che rende impossibile elaborare dei calcoli esatti in grado di evitare certamente il malessere da decompressione. <strong><span style=\"color: #008000;\">Ma penso che noi (mi riferisco ai subacquei che fanno decompressioni per immersioni sotto-saturate)&nbsp;possiamo ridurre sensibilmente le probabilit\u00e0 di incidente se cambiamo il modo di effettuare la nostra risalita iniziale dal fondo.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni di voi staranno pensando &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Ma se ha detto di non essere un esperto in medicina iperbarica, perch\u00e8 dovrei credergli?<\/span><\/strong>&#8221; Ed \u00e8 proprio quello che voglio che pensiate, dato che non dovreste credermi per fede, non me soltanto, almeno. Perch\u00e8 non cercate allora sul numero di settembre &#8217;95 di <strong><span style=\"color: #008000;\">DeepTech<\/span><\/strong> (Numero 3) l&#8217;articolo di Bruce Weinke? So che tratta argomenti molto specialistici, ma dovreste leggerlo e rileggerlo fino a comprenderlo del tutto. Perch\u00e8 non chiamate aquaCorps ed ordinate il nastro numero 9 (&#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Bubble Decompression Strategies<\/span><\/strong>&#8220;) dalla conferenza tek.95 ed ascoltate Eric Maiken spiegare un po&#8217; di cose sulla fisica dei gas che probabilmente non sapevate. Gi\u00e0 che ci siete, perch\u00e8 non ordinate il nastro della sessione &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Understanding Trimix Tables<\/span><\/strong>&#8221; alla recente conferenza tek.96?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Potrete ascoltare Andre Galerne (arguably il &#8220;padre del trimix&#8221;) raccontare come l&#8217;incidenza di casi di DCS si sia drasticamente ridotta quando hanno aggiunto una sosta &#8220;extra&#8221; di decompressione profonda oltre a quelle che sarebbero state richieste dalle tabelle. Sullo stesso nastro potete ascoltare Jean-Pierre Imbert della COMEX (la societ\u00e0 commerciale francese che ha realizzato alcune delle operazioni subacquee pi\u00f9 profonde del mondo) parlare su nuovi profili di decompressione che includono soste iniziali molto pi\u00f9 profonde di quelle prescritte dalla maggior parte delle tabelle. Perch\u00e9 non chiedete a George Irvine cosa voleva dire quando suggeriva di aggiungere nel piano di risalita &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">tre o quattro brevi soste profonde prima della prima sosta prescritta dall&#8217;algoritmo di decompressione<\/span><\/strong>&#8221; nel numero di Gennaio &#8217;96 di DeepTech (Numero 4)? Se non basta, leggete l&#8217;editoriale del Dr. Peter Bennett nel numero di Gennaio\/Febbraio 1996 dell&#8217;Alert Diver magazine; viene trattato sostanzialmente questo stesso argomento nel contesto delle immersioni ricreative. Se volete infine leggere un argomento veramente chiarificatore, vedete se potete reperire il rapporto sulle abitudini dei pescatori subacquei nello Stretto di Torres scritto da Le Messurier and Hills (riportato nella bibliografia di questo articolo). La lista potrebbe continuare ancora. <strong><span style=\"color: #008000;\">Il fatto \u00e8 che non mi sembra di essere il solo a richiamare l&#8217;utilit\u00e0 delle soste di decompressione profonde.<\/span><\/strong><\/p>\n<p>fine I parte<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: SUBACQUEA PERIODO: XX SECOLO AREA: DIDATTICA parole chiave: sicurezza &nbsp; Abbiamo letto nei giorni scorsi un interessantissimo articolo del dottor Zanon del SIMSI che metteva in discussione la necessit\u00e0 di effettuare, oltre le soste di decompressione, i deep stop (soste profonde). 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