{"id":133074,"date":"2026-08-23T00:02:00","date_gmt":"2026-08-22T22:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=133074"},"modified":"2026-08-23T08:53:08","modified_gmt":"2026-08-23T06:53:08","slug":"editoriale-23-agosto-2023-hormuz-ci-ricorda-i-nostri-errori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/133074","title":{"rendered":"Editoriale 23 agosto 2023: lo stallo di Hormuz ci ricorda i nostri errori"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: EDITORIALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: SICUREZZA MARITTIMA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Convenzione di Montego Bay, UNCLOS, Stretti strategici, Hormuz<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Buongiorno e buona domenica, continuo a ricevere le vostre graditissime richieste sulla situazione marittima internazionale, giustamente preoccupati di questa querelle senza fine sulla gestione dello stretto di Hormuz. Cercare responsabilit\u00e0 recenti sarebbe troppo facile e vanno ricercate nella mancanza da parte dei leader mondiali di una visione globale. Ma non solo &#8230;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-133080 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/HORMUZ-2026-AGO-26.png\" alt=\"\" width=\"662\" height=\"452\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/HORMUZ-2026-AGO-26.png 673w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/HORMUZ-2026-AGO-26-300x205.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 662px) 100vw, 662px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 le dinamiche che hanno coinvolto la sicurezza marittima internazionale negli ultimi decenni sono frutto dei tanti errori politici, ancora non risolti, iniziati al termine della Seconda guerra mondiale con il disfacimento dell\u2019Impero Britannico; territori e popoli abbandonati al loro destino senza risolvere le profondi crisi etniche e religiose che erano e sono ancora endemiche. Si fa presto ad accusare le politiche neocolonialiste e revansciste di oggi, ma bisognerebbe avere l\u2019onest\u00e0 intellettuale di andare oltre gli episodi che tolgono il sonno a molti. Dobbiamo confrontarci con secoli di teorie filosofiche e sociali che hanno sviluppato <strong><span style=\"color: #008000;\"><em>modus vivendi et operandi<\/em><\/span><\/strong> spesso antitetici che sono penetrati negli strati sociali, creando movimenti pervasi dalla convinzione di portare la verit\u00e0 assoluta. Sebbene il Diritto Internazionale abbia cercato di risolvere le questioni nell\u2019illusione che bastasse una firma per rendere il mondo pi\u00f9\u00a0\u00a0libero e proiettato verso un futuro di pace, purtroppo la realt\u00e0 ha risvegliato le coscienze, facendo comprendere che, di fatto, interessi politici basati su culture differenti potevano rendere fragili anche le Alleanze apparentemente pi\u00f9 solide.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In campo marittimo, un punto critico \u00e8 l\u2019amministrazione dei principali snodi di navigazione internazionale, stretti marittimi vitali per le economie che sono diventati strumenti di coercizione politica, sia indiretta come nel caso delle mine libiche del 1984 in mar Rosso, sia diretti come nella situazione attuale ad Hormuz, tragico epicentro del conflitto in corso tra gli Stati Uniti d\u2019America, lo Stato di Israele e l\u2019Iran.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Leggendo il <strong><span style=\"color: #008000;\">Memorandum of Understanding del 19 giugno 2026 tra Oman e Iran<\/span><\/strong>, mi sono chiesto se si trattasse solo dell\u2019ennesimo place holder in attesa che si scegliesse una exit strategy che sbloccasse una situazione che non fa bene a nessuno oppure un passo innovativo con implicazioni giuridiche non trascurabili.\u00a0 Da una parte un sistema capitalistico, intimamente legato al mondo sionista, dall\u2019altro un potere secolare religioso con aspirazioni revansciste che da secoli si oppone al mondo arabo del Golfo. Uno scontro di civilt\u00e0 che maschera interessi economici e geopolitici in un mondo che non ha in questo momento un ordine mondiale, dove vecchie e nuove superpotenze stanno cercano di trovare soluzioni percorribili agendo spesso come <span style=\"color: #008000;\"><strong><em>crazy<\/em> <em>monkeys on the table<\/em><\/strong><\/span>. Di fatto questo patto, che speravo potesse essere un&#8217;astuta soluzione da parte dell&#8217;Oman per superare lo stallo, ha creato un interessante precedente.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-133134\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/AI-STALLO-HORMUZ-AGO-2026.png\" alt=\"\" width=\"1100\" height=\"733\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/AI-STALLO-HORMUZ-AGO-2026.png 1100w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/AI-STALLO-HORMUZ-AGO-2026-300x200.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/AI-STALLO-HORMUZ-AGO-2026-1024x682.png 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/AI-STALLO-HORMUZ-AGO-2026-768x512.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1100px) 100vw, 1100px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Hormuz, uno stretto geografico fondamentale per il traffico economico marittimo che divide il Golfo con l&#8217;oceano indiano, attraverso cui transitava il 25% del petrolio e il 20% del gas naturale liquefatto mondiale nonch\u00e8 minerali e materiali strategici come fertilizzanti e metalli rari, da sei mesi \u00e8 oggetto di restrizioni da parte iraniane a seguito dell&#8217;attacco statunitense-israeliano.\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per capire meglio, consentitemi di fare un passo indietro, nel 1982 quando fu finalmente stabilita la disciplina di riferimento per il diritto del mare, <strong><span style=\"color: #008000;\">United Nations Convention on the Law of the Sea del 1982 (UNCLOS)<\/span><\/strong>. Forse pi\u00f9 nota come <strong><span style=\"color: #008000;\">Convenzione di Montego Bay<\/span> <\/strong>ha avuto il merito di stabilire negli ultimi 60 anni un quadro normativo uniforme per lo sfruttamento dei mari e degli oceani. <strong><span style=\"color: #008000;\">Tra i suoi punti di forza UNCLOS offre sul piano normativo un punto di equilibrio tra il riconoscimento della libert\u00e0 della navigazione in alto mare e l\u2019espansione delle sovranit\u00e0 statali sulle acque adiacenti alla terraferma.<\/span><\/strong> Non a caso, a seguito della definizione delle acque territoriali (stabilite ad un massimo di 12 miglia nautiche a partire dalla linea di base), fu disciplinata anche l\u2019amministrazione degli stretti utilizzati per la navigazione internazionale.<br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">UNCLOS<\/span> <\/strong>prevede che agli Stretti internazionali sia applicato il <strong><span style=\"color: #008000;\">principio della libert\u00e0 della navigazione senza limitazioni<\/span><\/strong>, togliendo quindi agli Stati costieri la facolt\u00e0 di opporsi, a meno di particolari interessi come, ad esempio la protezione dell\u2019ambiente marino (articoli 41-42 della Convenzione) e la creazione di linee di transito marittimo (instradamenti) nel rispetto delle regole e degli standard internazionali disposti dalle organizzazioni internazionali competenti come l\u2019IMO. In realt\u00e0, leggendo la voluminosa convenzione, pu\u00f2 restare il dubbio se un Paese possa obbligare un altro a chiedere il permesso di transito,\u00a0 stabilire un obbligo di notifica al passaggio di imbarcazioni militari o di navi trasportanti materiali particolarmente pericolosi o, ancora peggio, richiedere un pedaggio. Di fatto, esistono delle eccezioni riconosciute: in alcuni stretti, tra cui Singapore e Malacca, sono gi\u00e0 previsti dei contributi \u201cvolontari\u201d, destinati alla sicurezza della navigazione e della regolazione del traffico marittimo. Se ci\u00f2 fosse considerato lecito, potrebbe validare le richieste omanite e iraniane? Ci troviamo di fronte alla necessit\u00e0 di una regolamentazione aggiuntiva di tipo pattizio?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, andando a scavare, troviamo anche un altro problema. <strong><span style=\"color: #008000;\">UNCLOS<\/span><\/strong>, per essere convalidato da un Paese, deve essere ratificato e, guarda caso, tra i 171 Stati mondiali (pi\u00f9 l\u2019Unione Europea) che hanno ratificato l\u2019ultima Convenzione mancano proprio i tre coinvolti nel conflitto, ovvero Stati Uniti, Iran e Israele per i quali questi presupposti quindi non valgono. A questo punto ci domandiamo: esiste la possibilit\u00e0 che uno stretto marittimo sia sottoposto a un regime pattizio ad hoc? Certo che si \u2026 pensate alla Convenzione di Montreux per gli stretti turchi, tra l\u2019altro riconosciuta da UNCLOS. Se accettassimo questo distinguo, dovremmo accettare che possano esserci figli e figliastri riconoscendo una specificit\u00e0 storica e geopolitica per ogni Stretto. Non ultimo, dimentichiamo che a Hormuz esiste uno stato di guerra dichiarato che consente ad uno Stato di apporre dei limiti al transito, seppur assicurato dal <strong><span style=\"color: #008000;\">San Remo Manual on International Law Applicable to Armed Conflicts at Sea del 1994<\/span><\/strong>, che assicura l\u2019operativit\u00e0 del passaggio in transito anche in tempo di guerra. Va per\u00f2 compreso che le navi mercantili, che violano il blocco, possono essere fermate e, dopo preavviso, resistono in modo chiaro alla cattura, possono essere attaccate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 20px;\">Un pasticciaccio che ci tocca tutti<\/span><\/strong><br \/>\nAnalizziamo inn sintesi la situazione di Hormuz:<br \/>\n<strong><em><span style=\"color: #008000;\">&#8211; la situazione marittima \u00e8 in stallo in quanto ambedue i belligeranti stanno applicando il diritto al blocco navale;<\/span><\/em><\/strong><br \/>\n<strong><em><span style=\"color: #008000;\">&#8211; per motivi di sicurezza il traffico marittimo transita principalmente all\u2019interno delle acque territoriali dell\u2019Oman, maggiormente profonde, che fa parte dei Paesi che hanno ratificato UNCLOS;<\/span><\/em><\/strong><br \/>\n<strong><em><span style=\"color: #008000;\">&#8211; prima dell\u2019attacco statunitense ed israeliano, l\u2019amministrazione dello stretto di Hormuz non era formalmente condivisa tra l\u2019Iran e l\u2019Oman ma entrambi subordinavano il riconoscimento del diritto di passaggio di alcune tipologie di navi straniere ad una richiesta di autorizzazione preventiva;<\/span><\/em><\/strong><br \/>\n<strong><em><span style=\"color: #008000;\">&#8211; l\u2019Iran ha sempre giocato sulla possibilit\u00e0 di condizionare il traffico mercantile con mezzi navali e ibridi (non dimentichiamo le mine di agosto nella guerra delle petroliere del secolo scorso);<\/span><\/em><\/strong><br \/>\n<strong><em><span style=\"color: #008000;\">&#8211; la chiusura dello Stretto di Hormuz preoccupa profondamente i mercati. Secondo JP Morgan, il blocco continuativo potrebbe far schizzare il prezzo del greggio fino a 120 dollari al barile, con gravi conseguenze sull\u2019economia globale. Limitare il problema ai carburanti \u00e8 per\u00f2 limitativo;<\/span><\/em><\/strong><br \/>\n<strong><em><span style=\"color: #008000;\">&#8211; le compagnie marittime, dopo mesi di impasse, stanno valutando rotte alternative ma il problema delle risorse permane;<\/span><\/em><\/strong><br \/>\n<strong><em><span style=\"color: #008000;\">&#8211; il potenziamento di oleodotti che bypassino lo stretto \u00e8 in corso ma difficilmente potr\u00e0 coprire il gap attuale;<\/span><\/em><\/strong><br \/>\n<strong><em><span style=\"color: #008000;\">&#8211; i Paesi del Golfo subiranno una crisi sempre maggiore che condizioner\u00e0 la politica delle Alleanze.<\/span><\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto, tralasciando gli aspetti geopolitici ed economici, con la scadenza della tregua, ci stiamo rendendo conto che, per quanto riguarda gli aspetti giuridici, il regime di libert\u00e0 assicurato da UNCLOS sugli stretti sta mostrando tutti i suoi limiti non tenendo conto di realt\u00e0 pre-esistenti di natura storica ma anche geopolitica. Se il patto omanita-iraniano va a colmare un gap che da tempo entrambi volevano appianare, di fatto crea un precedente importante. Se entrambi decidessero di imporre un pedaggio, mascherato da ragioni ambientalistiche e di gestione, questa soluzione potrebbe divenire regola anche per altri stretti marittimi? Questo comporterebbe che tutti i Paesi in simili situazioni geografiche potrebbero pretendere gabelle similari? Pensate al transito dello stretto di Messina e dell\u2019isola d\u2019Elba. Ci guadagnerebbero gli Stati ma aumenterebbero i costi per i poveri contribuenti \u2026 d\u2019altronde qualcuno dovrebbe colmare questi esborsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-127626\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Strait_of_Hormuz-svg-en.svg_-1-e1787233783765.png\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"954\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essendo Hormuz un choke point essenziale per i mercati globali, qualsiasi restrizione della libert\u00e0 del mare, eventualmente mascherata attraverso pedaggi per servizi come pilotaggio, sicurezza, monitoraggio ambientale e risposta alle emergenze, ricadr\u00e0 su di noi che stiamo gi\u00e0 subendo le conseguenze delle interruzioni dei flussi marittimi con l\u2019aumento dei prezzi del carburante e degli altri generi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sintesi, non c\u2019\u00e8 da stare allegri. Come avete capito Hormuz non \u00e8 solo un problema militare, di una guerra non inaspettata ma demandata da sempre, che mostra nella sua crudezza gli aspetti pi\u00f9 vili dell\u2019animo umano. Dopo i 42.000 giovani uccisi dal regime iraniano in un mese, si sperava di voler far sentire un peso internazionale sul regime degli Ayatollah e invece tutto si \u00e8 risolto a comunicati mercantili che pongono in primo piano solo questioni di potere economico. Di fatto il blocco di Hormuz ci sta mostrando l\u2019esistenza di incrinature preesistenti che stanno facendo acqua da pi\u00f9 parti, mettendo in luce aspetti che fino ad oggi si \u00e8 voluto non vedere, con la leggerezza che ha contraddistinto le politiche internazionali di questi ultimi decenni. Pensiamo alla gestione del Medioriente, frutto di errori che si ripercuotono ancora oggi, influenzando le politiche mondiali e generando instabilit\u00e0. Come sempre non ci sono buoni e cattivi (semmai politici di scarse visioni) ma \u201ctazze di ceramica\u201d incrinate che bisogna cercare di aggiustare prima che sia troppo tardi; politiche che non guardano al futuro dell\u2019Umanit\u00e0 ma alla sopravvivenza dei loro Stati a discapito degli altri, facendoci ripiombare indietro di secoli alla legge del pi\u00f9 forte, senza pi\u00f9 rispetto per coloro che condividono questo pianeta gi\u00e0 sofferente da tanti mali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fatto, in campo marittimo, stiamo assistendo ad una trasformazione della geografia delle rotte commerciali mondiali; bloccare Hormuz e Bab al Mandeb per un tempo indefinito sta comportando la necessit\u00e0 di trovare nuove alternative non solo politiche ma anche geografiche; che siano canali che bypassino deserti o il potenziamento\u00a0 delle reti energetiche, ci sar\u00e0 bisogno di ricostruire la rete degli\u00a0 hub commerciali rivalutando e potenziando i vecchi e nuovi porti strategici da cui ridisegnare nuove rotte che, a seguito dei cambiamenti climatici, si sposteranno sempre pi\u00f9 a Nord, lungo le rotte artiche. Nuove soluzioni che non nascondono poche insidie; stanno gi\u00e0 nascendo contenziosi tra gli Stati Artici, discrasie giuridiche che l\u2019attuale Convenzione di Montego Bay non sar\u00e0 in grado di regimentare facilmente. Nelle more di una nuova Convenzione del mare, che tenga conto delle esperienze maturate, non ci resta che constatare che ancora una volta le vie del mare continueranno a fare politica e a governare le scelte dell\u2019Umanit\u00e0. E&#8217; il caso di dire, se vuoi la pace trovala prima per mare.<br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Mucedola<\/span><\/strong><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nAlcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: EDITORIALE PERIODO: XXI SECOLO AREA: SICUREZZA MARITTIMA parole chiave: Convenzione di Montego Bay, UNCLOS, Stretti strategici, Hormuz Buongiorno e buona domenica, continuo a ricevere le vostre graditissime richieste sulla situazione marittima internazionale, giustamente preoccupati di questa querelle senza fine sulla gestione dello stretto di Hormuz. 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