{"id":132617,"date":"2026-08-06T00:02:00","date_gmt":"2026-08-05T22:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=132617"},"modified":"2026-08-04T17:30:17","modified_gmt":"2026-08-04T15:30:17","slug":"il-dorso-la-navigazione-umana-storia-tecnica-e-filosofia-di-una-nuotata-di-confine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/132617","title":{"rendered":"Il dorso, la navigazione umana: storia, tecnica e filosofia di una nuotata di confine &#8211; Parte IV di Giancarlo De Leo"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #008000;\"><strong>ARGOMENTO: NUOTO<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>PERIODO: XX &#8211; XXI SECOLO<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>AREA: DIDATTICA<\/strong><\/span><br \/>\nparole chiave: Dorso<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di diventare uno stile agonistico, il dorso \u00e8 stato per secoli la tecnica di sopravvivenza per eccellenza: chi si trovava in difficolt\u00e0 in mare aperto, lontano dalla riva, sapeva che rovesciarsi supino significava guadagnare energie e tempo preziosi \u2014 vie respiratorie libere, minor affaticamento, possibilit\u00e0 di orientarsi utilizzando il senso della vista invece di annaspare verso un orizzonte confuso. \u00c8 da questa origine marina, pi\u00f9 che sportiva, che vale la pena ripartire per raccontare la storia di questo stile natatorio \u201cdi confine\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Alle origini: il \u201cdorso a rana\u201d come nuoto di salvamento<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nNuotare sul dorso era, quindi, un\u2019attivit\u00e0 utilitaristica e rappresentava il modo pi\u00f9 antico, naturale e istintivo per spostarsi in acqua o per riposare in galleggiamento supino, mantenendo le vie respiratorie libere, la possibilit\u00e0 di comunicare a voce e conservare il contatto visivo con la riva, con le imbarcazioni o con l\u2019orizzonte. L\u2019idea del nuoto come \u201csalvavita\u201d nel mondo occidentale, almeno da Virgilio in poi (basti pensare ai celebri versi dell\u2019Eneide: \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Rari nantes in gurgite vasto<\/span><\/em><\/strong>\u201d), \u00e8 rimasta viva nei secoli, fino ad arrivare al Rinascimento e alla pubblicazione del Colymbetes, il primo trattato moderno dedicato al nuoto.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-132628 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/de-leo-colymbes-dorso-1-1.png\" alt=\"\" width=\"344\" height=\"504\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/de-leo-colymbes-dorso-1-1.png 486w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/de-leo-colymbes-dorso-1-1-205x300.png 205w\" sizes=\"auto, (max-width: 344px) 100vw, 344px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Frontespizio del Colymbetes<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il primo trattato moderno: il Colymbetes di Nicolaus Wynman<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong><em><span style=\"color: #008000;\">Colymbetes, sive de arte natandi, dialogus et festivus et iucundus lectu<\/span><\/em><\/strong> fu scritto dall\u2019umanista tedesco Nicolaus Wynman e pubblicato ad Augusta nel 1538. Il testo descrive informa di dialogo le tecniche natatorie dell\u2019epoca. Fino ad allora, il nuoto era spesso visto quasi con sospetto e comunque legato unicamente alla sopravvivenza. Il lavoro di Wynman ha contribuito a rivalutare l\u2019attivit\u00e0 natatoria anche come disciplina educativa, salutare e ricreativa. Il libro (il cui titolo latino si traduce come \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Il nuotatore, o l\u2019arte del nuoto: un dialogo tanto festoso quanto piacevole da leggere<\/span><\/em><\/strong>\u201d) \u00e8 considerato una pietra miliare nella letteratura sportiva e acquatica. L\u2019opera \u00e8 strutturata come un dialogo vivace tra due personaggi, Erotes e Colymbetes, che discutono i benefici fisici e morali del nuoto, andando quindi oltre il mero aspetto della sicurezza. Contiene le prime descrizioni pratiche per muoversi in acqua, ma non contiene illustrazioni o disegni tecnici al suo interno. Si tratta di un lavoro interamente testuale, composto da un fitto dialogo in caratteri tipografici dell\u2019epoca (fraktur e caratteri latini). Quando si parla del dorso, Nicolaus Wynman affronta il tema del galleggiamento e del movimento in posizione supina, descrivendo la tecnica di galleggiare e muoversi sulla schiena muovendo leggermente le mani sotto il pelo dell\u2019acqua (una prima forma di \u201csculling\u201d). Wynman, facendo parlare uno dei suoi personaggi \u2013 il Maestro Pampirus, il suo alter ego \u2013 ne sottolinea soprattutto l\u2019aspetto tanto naturale quanto \u201cspettacolare\u201d, ma \u2013 stranamente \u2013 senza soffermarsi pi\u00f9 di tanto sull\u2019effettiva utilit\u00e0 \u201csalvavita\u201d dello stile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Le prime illustrazioni: il De Arte Natandi di Everard Digby<br \/>\n<\/span><\/strong>Le prime immagini storiche famose sul nuoto provengono invece dal trattato inglese <strong><em><span style=\"color: #008000;\">De Arte Natandi<\/span> <\/em><\/strong>di Everard Digby (pubblicato cinquant\u2019anni dopo, nel 1587), che include xilografie dimostrative dei diversi stili. In questo trattato, la nuotata supina veniva ampiamente consigliata, ma con una tecnica lontana da quella odierna. Le braccia eseguivano una trazione-spinta simultanea sott\u2019acqua, lungo i fianchi, mentre le gambe si muovevano con una spinta a forbice o con un calcio a rana. Era, a tutti gli effetti, una rana rovesciata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><span style=\"color: #008000;\">Che cos\u2019\u00e8 questo? \u2014 Sul ventre ti lasci andare, mentre insieme ritrai i piedi e, ritratti, li spingi in avanti nel modo opposto; allo stesso modo, con le braccia distese, richiami l\u2019acqua all\u2019indietro e, supino, nuoti. Cos\u00ec.<\/span><\/em><\/strong><\/p>\n<table style=\"border-collapse: collapse; width: 100%;\">\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"width: 33.6608%;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-132627 alignleft\" style=\"text-align: justify;\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/de-leo-arte-natandi-1.png\" alt=\"\" width=\"301\" height=\"412\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/de-leo-arte-natandi-1.png 480w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/de-leo-arte-natandi-1-219x300.png 219w\" sizes=\"auto, (max-width: 301px) 100vw, 301px\" \/><\/td>\n<td style=\"width: 66.3392%;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-132626 alignright\" style=\"text-align: justify;\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/de-leo-dorso-natandi-1.png\" alt=\"\" width=\"639\" height=\"431\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/de-leo-dorso-natandi-1.png 530w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/de-leo-dorso-natandi-1-300x202.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 639px) 100vw, 639px\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">Illustrazioni tratte da \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">De Arte Natandi<\/span><\/em><\/strong>\u201d (1587). Seguono trascrizione e traduzione dal latino. <strong><em><span style=\"color: #008000;\">N. Id qui sit? G. Ventre sinates, simul contrahens pedes, &amp; contractos contrario modo ejiciens, pon\u00e9 etiam expansis manibus, aquas atrahe retocidens ac una supinus natans. Sic.<br \/>\n<\/span><\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Dal debutto olimpico al crawl capovolto di Hebner<\/span><\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-132629 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/de-elo-hebner-dorso-.png\" alt=\"\" width=\"223\" height=\"212\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/de-elo-hebner-dorso-.png 495w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/de-elo-hebner-dorso--300x286.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 223px) 100vw, 223px\" \/>Il dorso agonistico fece il suo esordio ai <strong><span style=\"color: #008000;\">Giochi Olimpici di Parigi del 1900<\/span><\/strong>, sulla distanza dei 200 metri. Anche in quel contesto, la quasi totalit\u00e0 degli atleti utilizzava ancora la vecchia tecnica della rana invertita. La rivoluzione arriv\u00f2 nel 1912, ai Giochi di Stoccolma, grazie allo statunitense <strong><span style=\"color: #008000;\">Harry Joseph Hebner<\/span> <\/strong>(a lato) che intu\u00ec che per aumentare la velocit\u00e0 occorreva applicare al dorso i principi che stavano decretando il successo del neonato crawl anteriore, ovvero recupero alternato delle braccia fuori dall\u2019acqua e battuta di gambe continua sul piano verticale, ma invertita con il \u201ccalcio\u201d propulsivo dal basso verso l\u2019alto. Con questa intuizione conquist\u00f2 l\u2019oro nei 100 metri, mandando definitivamente in soffitta la tecnica tradizionale e segnando la nascita del dorso moderno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella clip che segue (del 1933), estratta dal filmato didattico della British Path\u00e9 \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Swimming Strokes \u2013 And How They Evolved, Arranged by W.J. Howcroft and demonstrated by Miss Kathleen Huxley<\/span><\/em><\/strong>\u201d, Miss Huxley ci mostra in maniera esemplare la rana rovesciata sul dorso e, di seguito, la sua evoluzione nel \u201cback-crawl\u201d. Riporto di seguito le scritte che appaiono nella clip: \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">In the same way the double-arm backstroke has developed\u2026 into the back-crawl. Here the legs work up and down, and do not impede, while the arms are actuated alternately.<\/span><\/em><\/strong>\u201d Filmato didattico della British Path\u00e9 \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Swimming Strokes \u2013 And How They Evolved<\/span><\/em><\/strong>, Arranged by W.J. Howcroft and demonstrated by Miss Kathleen Huxley\u201d<\/p>\n<div class=\"lyte-wrapper fourthree\" style=\"width:420px;max-width:100%;margin:5px;\"><div class=\"lyMe\" id=\"WYL_w8ijluhcOWY\"><div id=\"lyte_w8ijluhcOWY\" data-src=\"\/\/i.ytimg.com\/vi\/w8ijluhcOWY\/hqdefault.jpg\" class=\"pL\"><div class=\"tC\"><div class=\"tT\"><\/div><\/div><div class=\"play\"><\/div><div class=\"ctrl\"><div class=\"Lctrl\"><\/div><div class=\"Rctrl\"><\/div><\/div><\/div><noscript><a href=\"https:\/\/youtu.be\/w8ijluhcOWY\" rel=\"nofollow\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.ytimg.com\/vi\/w8ijluhcOWY\/0.jpg\" alt=\"YouTube video thumbnail\" width=\"420\" height=\"295\" \/><br \/>Guarda questo video su YouTube<\/a><\/noscript><\/div><\/div><div class=\"lL\" style=\"max-width:100%;width:420px;margin:5px;\"><\/div><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 interessante notare, nella rana rovesciata di Miss Huxley, la netta separazione tra bracciata e gambata, intervallate da uno scivolamento accentuato ed elegante. Ancora pi\u00f9 curioso \u00e8 il recupero aereo della bracciata: a braccia tese nella rana rovesciata, mentre nel suo \u201cdorso evoluto\u201d il gomito si piega nella fase di recupero, restando aperto durante la fase propulsiva subacquea \u2013 esattamente il contrario di quanto avviene oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Dalla rigidit\u00e0 alla rollata : l\u2019evoluzione biomeccanica<\/span><\/strong><br \/>\nFino agli anni \u201930 i dorsisti nuotavano mantenendo il corpo estremamente \u201cpiatto\u201d sulla superficie. Le braccia, tese sott\u2019acqua come remi, limitavano l\u2019efficacia propulsiva alla sola fase centrale della bracciata, generando sbandamenti laterali e maggiore resistenza all\u2019avanzamento. L\u2019introduzione della rollata cambi\u00f2 radicalmente la biomeccanica: il tronco inizi\u00f2 a ruotare sull\u2019asse longitudinale a ogni bracciata. Questa oscillazione controllata permetteva alla spalla del braccio in recupero di uscire dall\u2019acqua riducendo l\u2019attrito, e alla mano in presa di affondare pi\u00f9 agevolmente per fare leva sull\u2019acqua ferma. Con l\u2019avvento del gomito piegato australiano, la fase superficiale della nuotata raggiunse la configurazione biomeccanica attuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Roland Matthes: l\u2019ideale classico del dorso<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nSu questo assetto stabilizzato si innesta l\u2019espressione massima, tecnica ed estetica, dello stile classico: Roland Matthes. Nella storia del nuoto \u2014 non solo del dorso \u2014 non c\u2019\u00e8 mai stato un fuoriclasse capace di dominare la scena in modo cos\u00ec assoluto, rimanendo imbattuto per sette anni consecutivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><div class=\"lyte-wrapper fourthree\" style=\"width:420px;max-width:100%;margin:5px;\"><div class=\"lyMe\" id=\"WYL_sChj-Qfo-vk\"><div id=\"lyte_sChj-Qfo-vk\" data-src=\"\/\/i.ytimg.com\/vi\/sChj-Qfo-vk\/hqdefault.jpg\" class=\"pL\"><div class=\"tC\"><div class=\"tT\"><\/div><\/div><div class=\"play\"><\/div><div class=\"ctrl\"><div class=\"Lctrl\"><\/div><div class=\"Rctrl\"><\/div><\/div><\/div><noscript><a href=\"https:\/\/youtu.be\/sChj-Qfo-vk\" rel=\"nofollow\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.ytimg.com\/vi\/sChj-Qfo-vk\/0.jpg\" alt=\"YouTube video thumbnail\" width=\"420\" height=\"295\" \/><br \/>Guarda questo video su YouTube<\/a><\/noscript><\/div><\/div><div class=\"lL\" style=\"max-width:100%;width:420px;margin:5px;\"><\/div><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Roland Matthes vince la medaglia d\u2019oro nei 100 dorso alle Olimpiadi di Mexico 1968<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019immagine proverbiale \u2014 attribuita a Gary Hall Senior, sebbene senza fonte scritta o certa \u2014 descrive la sua nuotata come talmente fluida da poter trasportare sul petto una coppa colma di champagne senza versarne una goccia. Era la sintesi di uno stile elegante e dinamico al tempo stesso, sospeso tra acqua e aria. Nei video d\u2019epoca si assiste spesso a un paradosso visivo: Matthes scivola avanti con tale naturalezza che l\u2019inquadratura televisiva finisce per \u201cperdersi\u201d gli avversari, evidenziando un vuoto imbarazzante tra lui e il resto del mondo. Matthes non \u00e8 stato solo il pi\u00f9 grande interprete dello stile: ne \u00e8 stato l\u2019incarnazione pura, la forma ideale, tuttora inavvicinabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><div class=\"lyte-wrapper fourthree\" style=\"width:420px;max-width:100%;margin:5px;\"><div class=\"lyMe\" id=\"WYL_RJMjwOsImws\"><div id=\"lyte_RJMjwOsImws\" data-src=\"\/\/i.ytimg.com\/vi\/RJMjwOsImws\/hqdefault.jpg\" class=\"pL\"><div class=\"tC\"><div class=\"tT\"><\/div><\/div><div class=\"play\"><\/div><div class=\"ctrl\"><div class=\"Lctrl\"><\/div><div class=\"Rctrl\"><\/div><\/div><\/div><noscript><a href=\"https:\/\/youtu.be\/RJMjwOsImws\" rel=\"nofollow\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.ytimg.com\/vi\/RJMjwOsImws\/0.jpg\" alt=\"YouTube video thumbnail\" width=\"420\" height=\"295\" \/><br \/>Guarda questo video su YouTube<\/a><\/noscript><\/div><\/div><div class=\"lL\" style=\"max-width:100%;width:420px;margin:5px;\"><\/div><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Roland Matthes batte il record del Mondo dei 200 dorso nel 1972<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Sotto la superficie: la rivoluzione del dolphin kick<\/span><\/strong><br \/>\nL\u2019ultima grande trasformazione del dorso agonistico e competitivo \u00e8 avvenuta \u2014 paradossalmente \u2014 sott\u2019acqua. Tra la fine degli anni \u201970 e gli anni \u201980, atleti come Jesse Vassallo, Daichi Suzuki e David Berkoff compresero che la posizione supina offriva un vantaggio enorme nelle fasi successive alla partenza e alla virata se abbinata a una potente battuta di gambe a delfino. Nacque il celebre Berkoff Blastoff, un\u2019immersione totale che permetteva all\u2019atleta di rimanere sott\u2019acqua fino a 35 metri su una vasca da 50, sfruttando l\u2019assenza di onde superficiali. Poich\u00e9 le gare rischiavano di trasformarsi in prove di apnea, dopo i Giochi di Seoul 1988 la FINA introdusse un limite di 10 metri per la fase subacquea, portato poi a 15 metri nel 1991 \u2014 soglia tuttora in vigore. Ancora oggi, il kick subacqueo \u00e8 il momento pi\u00f9 veloce e adrenalinico della gara. Per\u00f2, a dirla tutta, \u00e8 una tecnica pi\u00f9 vicina allo stile a delfino o all\u2019apnea competitiva che al \u201cdorso puro\u201d, che desideriamo approfondire in questo articolo, evidenziandone gli aspetti filosofici, psicologici e pedagogici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La fase subacquea di David Berkoff<\/span><\/strong><br \/>\nNella clip che segue sono messe a confronto sincronico le finali olimpiche dei 100 dorso femminili, a distanza di 96 anni: Amsterdam 1928 e Parigi 2024. Mentre la nuotata in superficie \u00e8 rimasta sostanzialmente la stessa, la differenza pi\u00f9 evidente \u00e8 l\u2019implementazione della fase subacquea. Confronto sincronico tra la finale dei 100 dorso alle Olimpiadi di Amsterdam 1928 e Parigi 2024<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><div class=\"lyte-wrapper fourthree\" style=\"width:420px;max-width:100%;margin:5px;\"><div class=\"lyMe\" id=\"WYL_ZSQGEnv-ruc\"><div id=\"lyte_ZSQGEnv-ruc\" data-src=\"\/\/i.ytimg.com\/vi\/ZSQGEnv-ruc\/hqdefault.jpg\" class=\"pL\"><div class=\"tC\"><div class=\"tT\"><\/div><\/div><div class=\"play\"><\/div><div class=\"ctrl\"><div class=\"Lctrl\"><\/div><div class=\"Rctrl\"><\/div><\/div><\/div><noscript><a href=\"https:\/\/youtu.be\/ZSQGEnv-ruc\" rel=\"nofollow\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.ytimg.com\/vi\/ZSQGEnv-ruc\/0.jpg\" alt=\"YouTube video thumbnail\" width=\"420\" height=\"295\" \/><br \/>Guarda questo video su YouTube<\/a><\/noscript><\/div><\/div><div class=\"lL\" style=\"max-width:100%;width:420px;margin:5px;\"><\/div><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Filosofia e pedagogia della linea di galleggiamento<\/span><\/strong><br \/>\nAnalizzato da un punto di vista antropologico e pedagogico, il dorso \u2014 intendiamo quello \u201cclassico\u201d, non competitivo, \u201cda passeggio\u201d \u2014 si rivela uno stile unico. Se nel crawl l\u2019aria si cerca ruotando il capo, e nella rana o nel delfino bisogna emergere ritmicamente, il dorso abita la linea di galleggiamento in modo permanente. Non a caso \u00e8 tra i primi stili che si insegnano dopo l\u2019ambientamento: offre al principiante il privilegio di mantenere un contatto visivo e uditivo continuo con l\u2019istruttore \u2014 un vero faro nella nebbia della nuova dimensione liquida \u2014 e permette una respirazione spontanea, quasi \u201cterrestre\u201d. Sul piano della sicurezza, la posizione supina educa alla calma e all\u2019autoprotezione: insegna che in caso di affaticamento o disorientamento \u00e8 sempre possibile rallentare, galleggiare e recuperare il controllo senza cambiare assetto. La stessa logica di sopravvivenza, come ricordato in apertura, da cui tutto ha avuto origine.<\/p>\n<div class=\"lyte-wrapper fourthree\" style=\"width:420px;max-width:100%;margin:5px;\"><div class=\"lyMe\" id=\"WYL_jsF_rVJ7KPc\"><div id=\"lyte_jsF_rVJ7KPc\" data-src=\"\/\/i.ytimg.com\/vi\/jsF_rVJ7KPc\/hqdefault.jpg\" class=\"pL\"><div class=\"tC\"><div class=\"tT\"><\/div><\/div><div class=\"play\"><\/div><div class=\"ctrl\"><div class=\"Lctrl\"><\/div><div class=\"Rctrl\"><\/div><\/div><\/div><noscript><a href=\"https:\/\/youtu.be\/jsF_rVJ7KPc\" rel=\"nofollow\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.ytimg.com\/vi\/jsF_rVJ7KPc\/0.jpg\" alt=\"YouTube video thumbnail\" width=\"420\" height=\"295\" \/><br \/>Guarda questo video su YouTube<\/a><\/noscript><\/div><\/div><div class=\"lL\" style=\"max-width:100%;width:420px;margin:5px;\"><\/div><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La doppia consapevolezza e il paradosso sensoriale<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nTuttavia, ci\u00f2 che si semplifica sul piano respiratorio si complica su quello percettivo. Il dorso offre la libert\u00e0 del terrestre, ma esige l\u2019orientamento del navigatore; concede il cielo e sottrae l\u2019orizzonte. Avanzando all\u2019indietro senza poter controllare la traiettoria con gli occhi, il nuotatore deve rinunciare al controllo visivo di ci\u00f2 verso cui si dirige e affidarsi a una complessa integrazione sensoriale: memoria del corpo, propriocezione, visione periferica, variazioni di assetto e di equilibrio. Sappiamo che ogni nuotata consapevole si fonda essenzialmente su una dual awareness: una doppia consapevolezza del proprio corpo e del fluido, attraverso un feedback costante e immediato. Il dorso \u00e8 il banco di prova pi\u00f9 puro di questa frontiera: il corpo \u00e8 sostenuto dalla spinta di Archimede, mentre la vista \u00e8 guidata dalla luce che attraversa lo spazio \u201casciutto\u201d. Le sollecitazioni tattili sono differenziate: si \u00e8 immersi nel liquido per buona parte del corpo, ma l\u2019altra parte, nello stesso momento, si lascia accarezzare dall\u2019aria e dalla luce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La navigazione umana<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nNel dorso, infatti, non si entra completamente nell\u2019acqua: si abita stabilmente il suo confine. \u00c8 una forma di navigazione astronomica elementare: come i marinai dell\u2019antichit\u00e0 che rinunciavano a vedere la meta per orientarsi leggendo la mappa del cielo, il dorsista mantiene la rotta non inseguendo un punto davanti a s\u00e9, ma preservando la continuit\u00e0 del proprio allineamento interno. Quando il gesto si stabilizza, l\u2019ansia dell\u2019avanzare \u201cal buio\u201d scompare. Il soffitto o il cielo smettono di essere qualcosa da fissare e diventano uno sfondo neutro, mentre il corpo scopre strumenti di navigazione interni che la vista, nella vita quotidiana, tende a schermare. Questo equilibrio dinamico tra aria e acqua trova la sua declinazione pi\u00f9 espansa lontano dalle corsie cronometrate\u2026<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-132646\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/AI-DORSO-DE-LEO-COPPIA-2-e1785855977174.jpg\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"800\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Frammento di una notte siciliana<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLuglio 1985, costa orientale della Sicilia. Una notte di luna piena, il mare caldo e un cielo incredibilmente stellato. Durante un bagno di mezzanotte, senza quasi pensarci, ci ritrovammo tutti a galleggiare a stella e poi a scivolare lentamente supini per poter guardare all\u2019ins\u00f9.<br \/>\nE mentre si nuotava cos\u00ec, leggeri, le dimensioni dell\u2019aria e dell\u2019acqua sembravano perdere i loro confini netti. Parlavamo, indicando le costellazioni, l\u2019ombra imponente del vulcano e le luci delle lampare al largo, senza neanche lo sforzo di doverle cercare. Noi, con il respiro libero, la bocca aperta alla meraviglia e alle esclamazioni di stupore, la mente presente, eravamo sospesi \u2013 e felici.<br \/>\nNuotando a dorso.<br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">Giancarlo De Leo<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nAlcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/127719\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/127720\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/127723\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-16 maxbutton maxbutton-parte-iv\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/132617\"><span class='mb-text'>PARTE IV<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: NUOTO PERIODO: XX &#8211; XXI SECOLO AREA: DIDATTICA parole chiave: Dorso Prima di diventare uno stile agonistico, il dorso \u00e8 stato per secoli la tecnica di sopravvivenza per eccellenza: chi si trovava in difficolt\u00e0 in mare aperto, lontano dalla riva, sapeva che rovesciarsi supino significava guadagnare energie e tempo preziosi \u2014 vie [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2425,"featured_media":132644,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[79],"tags":[],"class_list":["post-132617","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-didattica-tecnica"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.2 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Il dorso, la navigazione umana: storia, tecnica e filosofia di una nuotata di confine - Parte IV di Giancarlo De Leo &#8226; OCEAN4FUTURE autore<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/132617\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Il dorso, la navigazione umana: storia, tecnica e filosofia di una nuotata di confine - Parte IV di Giancarlo De Leo &#8226; OCEAN4FUTURE autore\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"tempo di lettura:  8 minuti. . 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