{"id":132463,"date":"2026-08-05T00:03:00","date_gmt":"2026-08-04T22:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=132463"},"modified":"2026-08-02T17:49:13","modified_gmt":"2026-08-02T15:49:13","slug":"bab-al-mandab-la-porta-delle-lacrime-lo-yemen-tra-petrolio-houthi-e-guerra-globale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/132463","title":{"rendered":"Bab al Mandab, la Porta delle lacrime: lo Yemen tra petrolio, Houthi e guerra globale di Gino Lanzara"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: white;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: green;\">ARGOMENTO: GEOPOLITICA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: green;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: green;\">AREA: MAR ROSSO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Houthi, Yemen<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Malgrado il battage mediatico, non tutti i palcoscenici offrono spettacoli fruibili; lo <strong><span style=\"color: #008000;\">Yemen<\/span><\/strong> rientra nella casistica, vista la collocazione geografica e la storia recente, contrassegnata dal brand geopolitico Houthi. \u00c8 sempre e solo politica, malgrado i messianismi dei portavoce militari e le pose \u00e0 la page con lo janbyia: sono spot in un contesto in cui pressioni e giochi di potere si susseguono trasversalmente.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-38345 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Bab-el-Mandeb.png\" alt=\"\" width=\"548\" height=\"345\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Bab-el-Mandeb.png 720w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Bab-el-Mandeb-300x189.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Bab-el-Mandeb-320x202.png 320w\" sizes=\"auto, (max-width: 548px) 100vw, 548px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Definiti dalla matrice genetica araba, dall\u2019appartenenza al ramo sciita dello zaidismo (zaidiyyah) e dall\u2019appartenenza al clan &#8220;al Houthi&#8221;, gli yemeniti del nord ambiscono all\u2019autonomia nella regione di origine, l\u2019unica ricca di greggio e gas, dove perpetuare uno stato teocratico destinato a non piacere n\u00e9 ai sunniti n\u00e9 agli israeliani, dato il rischio concreto di un ampliamento dell\u2019influenza regionale di Teheran nella Penisola d\u2019ingresso al Mar Rosso. Il conflitto yemenita, che Kaplan ha definito il cuore importante della regione, \u00e8 dipendente dalla geografia del Paese, dalle sue isole e dai porti di Aden e Mokh\u0101, incastonati nella via della seta intrisa d\u2019acqua salmastra, il cui controllo conferisce un vantaggio strategico sull\u2019intero stretto di Bab el-Mandeb, a sud di Suez. Controllare la Porta delle Lacrime permette di gestire un passaggio geopolitico che collega Europa, Oceano Indiano e Africa orientale, uno snodo che chiarisce quale sia l\u2019obiettivo reale della guerra in Yemen. Nell\u2019anno del ritorno dell\u2019Odissea di Nolan, Scilla a Hormuz e Cariddi a Bab el-Mandeb, ci ricordano che il mare \u00e8 sempre presente anche quando si guarda alla geopolitica spazio-stellare e tutto il resto \u00e8 sovrastruttura; d&#8217;altronde le iniziative americane sono state interpretate come un ritiro tattico dettato da una debolezza congenita e foriera di rapidi cambiamenti degli equilibri di potenza. Gli Houthi combinano realpolitik e islamismo antioccidentale estesi oltre la Penisola arabica grazie all\u2019attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 ed alla campagna nel Mar Rosso. Il concetto di sicurezza Houthi continuer\u00e0 dunque ad evolversi, pur dovendo considerare la percepita mancanza di legittimit\u00e0 unita ad una sospettabile debolezza interna legata ad una struttura politica troppo flessibile ed elementare, soggetta alla deterrenza americana da cui dipendono l\u2019interventismo saudita e la dipendenza geografica dall\u2019Oman. Se Bab al Mandab si conferma un choke point necessario alle de-escalation, appare del tutto improbabile un ritorno ad uno stato unitario ed accentrato, e molto pi\u00f9 ipotizzabile un\u2019ulteriore frammentazione con una configurazione a due regioni, con a nordovest la teocrazia Houthi, erede dell\u2019imamato decaduto nel 1962 e, nel sudest, una federazione politicamente pi\u00f9 duttile ma fragile. Unica forma istituzionale capace di coagulare entit\u00e0 cos\u00ec incompatibili potrebbe essere solo un sistema decentralizzato tuttavia destinato alla sofferenza per ipermilitarizzazione basato su un\u2019economia di guerra ingestibile con in aggiunta pesanti ingerenze esterne. Di fatto lo Yemen, risultato della somma di entit\u00e0 regionali autonome, esiste come un compendio di micro-Stati e clan in costante e difficile stabilizzazione, dove governano blocchi istituzionalizzati variamente riconosciuti dal consesso internazionale, in perenne sofferenza economica, a cui si aggiungono enclave e zone grigie tra Hadramawt, Socotra, ed aree tribali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La trasformazione degli Houthi da ribelli di montagna a signori della guerra \u00e8 avvenuta grazie ad un mix di instabilit\u00e0, alleanze prive di scrupoli e diffuso malcontento, quest\u2019ultimo culminato nel 2011 in una primavera che unse gli Houthi, legati alla famiglia Sayyid &#8211; si dice di diretta discendenza dal Profeta &#8211; con il crisma della forza rivoluzionaria desiderosa di un <em>regime change<\/em> appoggiato ad una sempre pi\u00f9 stretta alleanza strategico-militare con Teheran ed Hezbollah. La capacit\u00e0 di sopravvivenza di <strong><span style=\"color: #008000;\">Ansar Allah<sup>1<\/sup><\/span><\/strong> \u00e8 elevata nel breve e medio termine, ma debole sul lungo; aspetto comprensibile se si scinde l\u2019aspetto militare da quello economico-sociale. Se \u00e8 difficile neutralizzarli per via del radicamento sociale, indottrinamento, adattabilit\u00e0 militare, e facile legittimazione anti-imperialista, gli Houthi soffrono per le vulnerabilit\u00e0 da stagnazione e frammentazione tribale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-99255\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/MARINA-USA-WIKIMEDIA-USS_Carney_engages_Houthi_missiles.jpg\" alt=\"\" width=\"961\" height=\"641\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/MARINA-USA-WIKIMEDIA-USS_Carney_engages_Houthi_missiles.jpg 640w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/MARINA-USA-WIKIMEDIA-USS_Carney_engages_Houthi_missiles-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 961px) 100vw, 961px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il cacciatorpediniere lanciamissili di classe Arleigh Burke USS Carney (DDG 64) neutralizza una combinazione di missili Houthi e droni nel Mar Rosso, il 19 ottobre. La Carney \u00e8 schierata nell&#8217;area di operazioni della 5\u00aa Flotta degli Stati Uniti per contribuire a garantire la sicurezza e la stabilit\u00e0 marittima nella regione del Medio Oriente &#8211; Foto della Marina degli Stati Uniti del sottufficiale di seconda classe Aaron Lau<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sintesi, \u00e8 pi\u00f9 difficile governare che mantenere questo perenne stato di mobilitazione, posto che la politica Houthi si basa sull\u2019inevitabilit\u00e0 della sconfitta israeliana, degli alleati occidentali e del trionfo dell\u2019Islam. Mentre la crisi regionale spinge il fronte anti houthi a convergenze tattiche, Ansar Allah diversifica le alleanze oltrepassando l\u2019asse iraniano della resistenza e cooperando sia con i radicalisti sunniti di al Qaeda attivi a sud tra Golfo di Aden e Mar Arabico, sia con gli <strong><span style=\"color: #008000;\">Shabaab<\/span> <\/strong>somali fuori dal settentrione houthi. Nuovi allineamenti ed alleanze evidenziano quanto crisi e guerre ridefiniscano lo scenario yemenita, tanto pi\u00f9 che il default nel Mar Rosso sta inducendo il campo opposto a cercare forme di cooperazione con la creazione di due aree sostenute rispettivamente da EAU e Arabia Saudita, capaci di compattare la frammentazione geografica interna e di richiedere agli USA sostegno per possibili operazioni di terra contro gli Houthi. Intanto, gli attacchi dell\u2019opposizione hanno permesso ad <strong><span style=\"color: #008000;\">Ansar Allah<\/span> <\/strong>di distrarre il malcontento interno cos\u00ec impossibilitato a mettere in discussione la leadership in carica. Le responsabilit\u00e0 coloniali anglo-francesi, dirette ed indirette sul territorio e dalla sponda africana di Bab el-Mandeb con la contrapposizione tra l\u2019inglese Aden e la francese Gibuti, sono evidenti, visto che a loro possono addebitarsi il mancato sviluppo di uno stato unitario e la spaccatura tra nord e sud.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il modello yemenita di Washington si \u00e8 invece evoluto, passando dal <strong><em><span style=\"color: #008000;\">no boots on the ground<\/span><\/em><\/strong> e dalla caduta di Sana\u2019a, ad una forma asimmetrica di interdizione marittima, accompagnata da errate valutazioni delle dinamiche locali, errori che hanno rimarcato un approccio che ha fomentato le crisi che si intendeva risolvere ma che ha trattato l\u2019insorgenza zaydita come un fenomeno locale. Concentrandosi sui terroristi sunniti, gli USA non si sono avveduti dell\u2019ascesa del movimento Houthi al Nord, trattandolo come un trascurabile fenomeno locale, fino al sostegno obamiano alla saudita <strong><em><span style=\"color: #008000;\">Decisive Storm<\/span><\/em><\/strong> del 2015, che ha confuso una guerra civile con un conflitto per procura, spingendo gli Houthi tra le braccia di Teheran, prodiga di tecnologia missilistica e know-how per i droni. Washington, in un\u2019alternanza disforica e borderline di cambiamenti dettati dall\u2019amministrazione in carica, ha ottenuto ci\u00f2 che intendeva evitare, ovvero la creazione di una testa di ponte iraniana sul choke point di Bab el-Mandeb facilitata da debolezza, indecisione e da un\u2019errata sopravvalutazione della deterrenza militare, capace di ingenerare il convincimento Houthi di poter sostenere un conflitto a bassa intensit\u00e0 per un tempo indefinito. <strong><span style=\"color: #008000;\">Il rapporto costo-efficacia ha finora dimostrato che la potenza navale non pu\u00f2 riaprire nessuna rotta commerciale se non \u00e8 supportata da una strategia globale.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla luce della mancanza di analisi pi\u00f9 approfondite, l\u2019ennesima gaffe americana \u00e8 consistita nel voler semplificare troppo, usando prima mezzi unmanned antiterrorismo, poi affidando la crisi all\u2019Arabia Saudita, Paese in cerca di profondit\u00e0 strategica ad est via Hadramawt e verso l\u2019Oceano Indiano via al-Mahra, peraltro in questo momento in attrito con gli EAU, e successivamente affidandosi alla superiorit\u00e0 tecnologica. Mentre gli EAU hanno operato come un cuneo attraverso partner locali, Riyadh \u00e8 rimasta, ancorch\u00e9 esterna, attrice decisiva in Yemen specie nel dialogo con il sud e nel favorire una formazione di fila con Oman, Qatar, Iran, parallelamente a Egitto, Turchia, Sudan e Somalia secondo un allineamento che avvicina Mar Rosso e Corno d\u2019Africa e che vede Ankara decisa a combattere gli Houthi grazie anche a combattenti siriani, ricalcando il copione libico. Di fatto gli <strong><span style=\"color: #008000;\">EAU<\/span><\/strong>, sostenendo il <strong><span style=\"color: #008000;\">Southern Transitional Council<\/span><\/strong>, hanno finito di infiammare l\u2019area, con gli Houthi chiamati a gestire un nuovo equilibrio regionale di potenza; prova gli scontri con i Sauditi a seguito di bombardamenti contro l\u2019aeroporto di Sana\u2019a cui sono sopraggiunti (nelle intenzioni) un blocco navale ed un embargo marittimo totale contro Riyadh che hanno messo la parola fine ad una fase pragmatica di non guerra e non pace, in cui le condizioni economico-umanitarie yemenite sono ulteriormente peggiorate <sup><span style=\"color: #008000;\">2<\/span><\/sup> ed in cui la pressione sugli USA si \u00e8 in realt\u00e0 diretta sui sauditi, che ora privilegiano l\u2019export dal sedime di Yanbu sul Mar Rosso verso il terminale egiziano Sumed.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due problemi: senza il greggio, saudita o iraniano che sia, l\u2019Asia, Cina compresa, va incontro al default di comburenti; chi saturer\u00e0 le difese aeree di Yanbu, gli houthi o Teheran? Il dubbio \u00e8 se tutto non trovi fondamento nella regia di Teheran, manovratrice di crisi energetiche determinate dalla contemporanea chiusura dei due stretti, possibili teatri di un doppio intervento americano. Di fatto, <strong><span style=\"color: #008000;\">Ansar Allah<\/span><\/strong> ha rilanciato la logica dell\u2019unit\u00e0 dei fronti, <strong><span style=\"color: #008000;\">congiungendo Bab el-Mandeb a Hormuz<\/span><\/strong>, in un momento in cui Riyadh deve affrontare il problema strategico del contrasto con Teheran non pi\u00f9 contenibile dalla deterrenza americana, con una diplomazia a corto d\u2019idee e dove l\u2019export petrolifero deve passare la forca caudina di Bab el-Mandeb mentre al-Shabaab sta incrementando la minaccia della pirateria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va anche considerata la possibilit\u00e0 di un eventuale crollo del regime iraniano con il contestuale (ma non cos\u00ec scontato) cedimento dell\u2019Asse della Resistenza in un nuovo ordine mondiale, gi\u00e0 in mutamento e caratterizzato da allineamenti multipli fluidi e instabili con una conseguente e possibile &#8220;balcanizzazione&#8221; dell\u2019area. In questo ambito, va considerata la transnazionalit\u00e0 dei conflitti che interessa anche le supply chain, ovvero l\u2019altro aspetto delle dinamiche di potere. La stessa campagna informativa Houthi \u00e8 definibile secondo i crismi di una strategia cibernetico-informazionale asimmetrica, ibrida, multilivello e ad elevato rendimento simbolico;\u00a0 con un\u2019efficace diffusione mediatica grazie all\u2019uso spregiudicato dei social che, tuttavia, hanno dimenticato il decennale e brutale assedio della citt\u00e0 yemenita di Taiz. Le operazioni militari diventano quindi strumento di legittimazione politica di massa, utilissimi per il travisamento degli aspetti autoritari. Interessante notare come cambino i target strategici: il passaggio da Tel Aviv (raggiungibile dai droni houthi) a Riyadh non era poi cos\u00ec immediato, ad ulteriore riprova della relativit\u00e0 della sovrastruttura religiosa, accantonabile in funzione di interessi temporali emendabili con l\u2019ennesimo miserere. Non c\u2019\u00e8 dubbio come la fragilit\u00e0 d\u2019area possa far precipitare lo Yemen nella guerra totale, specie per le pressioni iraniane su Washington e monarchie del Golfo, malgrado la tendenza riottosa degli Houthi nel prendere ordini diretti da Teheran e la maggiore propensione a estorcere concessioni a Riyadh, unica possibile interprete di un\u2019impresa terrestre in Yemen, da non escludere in funzione delle continue, minacciose e costosissime bizze di apertura e chiusura di choke points incidenti anche sulla funzionalit\u00e0 di Suez.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appare quindi inevitabile considerare la necessit\u00e0 di evitare che questi paradigmi si diffondano su altri punti di strozzatura marittimi, imponendo soluzioni che, considerando il diffondersi di operazioni di false flag, trascendano risposte reattive ma che contemplino valide alternative logistiche ed operative tra Buona Speranza, Canale del Mozambico, Panama, Malacca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concludendo, le soluzioni non sono n\u00e9 pratiche n\u00e9 immediate, dato che fino ad oggi n\u00e9 l\u2019azione bellica n\u00e9 quella diplomatica hanno prodotto effetti sostanziali,\u00a0 evidenziando limiti strutturali dovuti anche al fatto che far cessare la guerra sottrarrebbe legittimit\u00e0 ad uno stato emergenziale permanente che non prevede una pacifica normalit\u00e0. Possibili alternative: l&#8217;estromissione iraniana, creando alternative di governo percorribili che esaltino uno spirito indipendente che trasformi lo Yemen da partner a basso costo a soggetto politico non pi\u00f9 in cerca di impossibili destabilizzazioni permanenti \u00e0 la Trotsky.<br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">Gino Lanzara<\/span><\/strong><\/p>\n<p>pubblicato originariamente su <strong><span style=\"color: #008000;\">DIFESAONLINE<\/span><\/strong> <strong><span style=\"color: #008000;\"><a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/www.difesaonline.it\/2026\/07\/27\/la-porta-delle-lacrime-lo-yemen-tra-petrolio-houthi-e-guerra-globale\/\">La &#8220;Porta delle Lacrime&#8221;: lo Yemen tra petrolio, Houthi e guerra globale &#8211; Difesa Online<\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-size: 20px; color: #008000;\">Note<\/span><\/strong><br \/>\n1 Houthi, i partigiani di Dio<\/p>\n<p>2 Il governo Houthi continua a non poter pagare i salari pubblici; non a caso ha sollecitato Riyadh affinch\u00e9 li finanzi anche nelle aree sotto il suo controllo, esigendo compensazioni per gli effetti economici del blocco. Gli Houthi hanno intensificato la propaganda anti-saudita, incolpando Riad del peggioramento delle condizioni di vita.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>&nbsp; . 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