{"id":12980,"date":"2018-11-27T00:30:17","date_gmt":"2018-11-26T23:30:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=12980"},"modified":"2025-09-17T12:05:26","modified_gmt":"2025-09-17T10:05:26","slug":"12980","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/12980","title":{"rendered":"La flotta perduta di Kublai Khan"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA DELLE ACQUE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XIII SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: OCEANO PACIFICO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Giappone, Cina, Marco Polo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Starboard_bow_3362984b.jpg\"><br \/>\n<\/a><strong><span style=\"color: #008000;\">Gli archeologi di una missione italo-nipponica dopo molte ricerche hanno scoperto al largo del Giappone meridionale il relitto di una nave che faceva parte di una grande flotta inviata dall&#8217;imperatore Kublai Khan per invadere il Giappone nel XIII secolo.\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Starboard_bow_3362984b.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-12983\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Starboard_bow_3362984b.jpg\" alt=\"Starboard_bow_3362984b\" width=\"850\" height=\"531\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Starboard_bow_3362984b.jpg 620w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Starboard_bow_3362984b-300x187.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La scoperta ha qualcosa di incredibile. Si tratta del relitto di una delle 4.000 navi appartenenti alla flotta di invasione, che trasportavano una grande forza d&#8217;invasione di 140.000 uomini inviata dall&#8217;imperatore Kublai Khan per conquistare l&#8217;ultimo paese dell&#8217;Oriente non ancora sotto il suo dominio, il Giappone.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene non fossero mai state trovate tracce fisiche della grande flotta, erano stati tramandati due tentativi di conquista dell&#8217;impero del sol levante, sempre vanificati dai forti tifoni chiamati dai Giapponesi &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">kamikaze<\/span><\/strong>&#8220;, ovvero i venti divini. Nella sacralit\u00e0 tipica del popolo giapponese, quel nome fu in seguito utilizzato per definire, negli ultimi\u00a0 giorni della Seconda guerra mondiale, i\u00a0 piloti suicidi che si lanciavano con i loro velivoli contro la flotta statunitense nel Pacifico nell&#8217;estremo tentativo di fermarla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Una missione nippo-italiana ha fatto la differenza<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa scoperta delle navi \u00e8 dovuta ad una equipe di archeologi italiani che con moderne tecniche di ricerca ha ritrovato, nei fondali al largo della piccola isola di <strong><span style=\"color: #008000;\">Takashima<\/span><\/strong>, i relitti di due navi facente dell\u2019imperatore <strong><span style=\"color: #008000;\">Kublai Khan<\/span><\/strong>, nipote del condottiero mongolo <strong><span style=\"color: #008000;\">Gengis Khan<\/span><\/strong>. L\u2019area di ritrovamento si trova a sud del Giappone, nell&#8217;isola del Kyushu nei pressi della baia di Hakata, che era stata per ben due volte prescelta dai Mongoli come base per l\u2019invasione del paese nipponico in quanto sede del \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Korokan<\/span><\/strong>\u201d (il palazzo Imperiale). Il relitto \u00e8 stato localizzato in una baia vicino alla citt\u00e0 di Matsuura, sulla costa occidentale dell&#8217;isola di Kyushu, e gli archeologi ritengono che sia naufragato nel disperato tentativo di cercare riparo a causa della terribile tempesta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">Un imperatore illuminato<\/span><br \/>\n<\/span><span style=\"color: #008000;\">Kublai Khan<\/span> <\/strong>apparteneva ad una famiglia di condottieri, conquistatori e sovrani mongoli. Suo fratello H\u00fcleg\u00fc aveva conquistato la Persia, fondando l&#8217;Ilkhanato, e anche suo cugino Kaidu, figlio del secondo Gran Khan \u00d6g\u00f6dei, era stato un importante condottiero mongolo.\u00a0<strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\"><br \/>\n<\/span><\/strong><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/kublai-khan.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-12988 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/kublai-khan.jpg\" alt=\"kublai khan\" width=\"777\" height=\"948\" \/><\/a>In Europa, Kublai Khan era noto sin dal Medioevo, in quanto Marco Polo ne aveva decantato le doti di saggio e tollerante amministratore del grande impero del <strong><span style=\"color: #008000;\">Catai<\/span><\/strong>. Marco Polo visit\u00f2 il <strong><span style=\"color: #008000;\">Catai<\/span><\/strong> nel 1270 e serv\u00ec alla sua corte per oltre diciassette anni, divenendo consigliere e successivamente suo ambasciatore. Nel Milione si racconta che: \u00ab <strong><em><span style=\"color: #008000;\">Quando gli due fratelli e Marco giunsero alla gran citt\u00e0 ov&#8217;era il Gran Cane, andarono al mastro palagio, ov&#8217;egli era con molti baroni, e inginocchiaronsi dinanzi da lui, cio\u00e8 al Gran Cane, e molto si umigliarono a lui. Egli li fece levare suso, e molto mostr\u00f2 grande allegrezza, e domand\u00f2 loro chi era quello giovane ch&#8217;era con loro. Disse messer Nicol\u00f2: &#8220;Egli \u00e8 vostro uomo e mio figliuolo&#8221;. Disse il Gran Cane: &#8220;Egli sia il ben venuto, e molto mi piace<\/span><\/em><\/strong>&#8220;.\u00a0\u00bb<span style=\"font-size: 12pt;\"> estratto dal <em>Il Milione di Marco Polo<\/em>,\u00a0<small>Vol. I, p. 6, Firenze, 1827<\/small><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/khubilai-khan-fleet.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-12987\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/khubilai-khan-fleet.jpg\" alt=\"khubilai-khan-fleet\" width=\"710\" height=\"473\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/khubilai-khan-fleet.jpg 710w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/khubilai-khan-fleet-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 710px) 100vw, 710px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Khublai Khan<\/span><\/strong> tent\u00f2 due volte di invadere il potente e ricco Giappone ma entrambe le volte i samurai resistettero con fermezza, sostenuti da un tempo inclemente che distrusse le sue flotte. La prima invasione ebbe luogo nel 1274, quando una flotta di un migliaio di navi con 45.000 uomini fu inviata verso l&#8217;isola di Ky\u016bsh\u016b allo scopo di tentarne la conquista. La flotta incapp\u00f2 in un \u00a0violento tifone che distrusse gran parte delle navi costringendo il resto delle navi a tornare indietro. Il secondo tentativo avvenne nel 1281, con una flotta composta da pi\u00f9 di 1.170 grosse giunche da guerra, ciascuna lunga oltre 70 metri. Sebbene i giapponesi si fossero preparati contro possibili invasioni, costruendo possenti opere di muratura protette dai famosi samurai, ancora una volta la spedizione non\u00a0 ebbe successo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il ritrovamento della flotta perduta<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nNel 2006, gli studiosi misero in discussione la teoria che la grande flotta di Kublai fosse composta completamente di barche fluviali dopo la scoperta di navi mongole costruite con chiglie tonde, ovvero progettate per una navigazione in mare aperto. Quali dovevano essere state le cause della perdita della grande flotta, partita nel 1281 dalla Cina e dalla Corea alla conquista del Giappone? Le leggende nipponiche narravano che un\u2019immensa flotta nemica era stata distrutta e consegnata alle profondit\u00e0 del mare dai kamikaze, ovvero dai \u00abventi divini\u00bb, mandati in soccorso dell\u2019imperatore del Sol Levante. Secondo gli ultimi studi, sembrerebbe che la concomitanza di quei venti impetuosi e delle tattiche giapponesi effettivamente blocc\u00f2 l&#8217;invasione.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/yuan-shi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-12989\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/yuan-shi.jpg\" alt=\"yuan shi\" width=\"750\" height=\"264\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/yuan-shi.jpg 378w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/yuan-shi-300x106.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 750px) 100vw, 750px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Yuan Shi<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Andiamo con ordine<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nSebbene la spedizione fosse documentata in un testo cinese del XIV secolo, lo <span style=\"color: #008000;\">Yuan shi<\/span> (Cronache degli Yuan), che descriveva una grande spedizione di 4.400 imbarcazioni con a bordo 150 mila uomini del Gran Khan Kublai, fino ad oggi non erano state ritrovate evidenze archeologiche. <strong><span style=\"color: #008000;\">Il mistero \u00e8 ora stato finalmente risolto grazie ad una missione congiunta italo-giapponese<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In passato, Mozai Torao, un ingegnere, pioniere dell\u2019archeologia navale giapponese, basandosi sulle antiche fonti scritte, aveva identificato l\u2019area del naufragio nella baia di Imari, nei pressi di Takashima. Era noto che ogni estate in quella fascia di mare si verificavano forti tempeste, tifoni tropicali chiamati dai nativi \u201cCorrente nera\u201d per via dei terribili effetti che spazzano le infrastrutture sulla costa con venti superiori ai 250 chilometri all&#8217;ora. Mozai Torao, parlando con i pescatori, aveva raccolto molte informazioni e potuto osservare anche frammenti di vasellame, occasionalmente trovati nelle reti da pesca, che per\u00f2 non erano ricollegabili all&#8217;epoca storica della flotta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante una sua campagna di ricerca, un pescatore gli mostr\u00f2 qualche cosa di diverso: un sigillo bronzeo che su una faccia recava strane iscrizioni che risultarono essere state incise in lingua <strong><span style=\"color: #008000;\">pagh\u2019sha<\/span><\/strong>, un idioma (in realt\u00e0 una specie di esperanto) creato da Kublai Khan nel 1276 nel tentativo di unificare linguisticamente il suo sconfinato impero multietnico; sul retro si riportava la data di fabbricazione, 1279.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/japan_06.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-12990\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/japan_06.gif\" alt=\"japan_06\" width=\"744\" height=\"559\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Daniele Petrella &#8211; Hayashida Kenzo &#8211; Sebastiano Tusa<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era stata trovata la prova che, in \u00a0archeologia, viene definita \u201c<strong><em>terminus ante quem<\/em><\/strong>\u201d, ovvero una data prima della quale un fatto non poteva essere accaduto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I ricercatori erano al corrente che i Mongoli avevano tentato di invadere il Giappone due volte, nel 1274, e nel 1281.\u00a0La prima volta era avvenuto a nel 1268 a seguito del rifiuto da parte dello Shogun di firmare un contratto di sottomissione. Questa proposta fu ripetuta diverse volte fino a quando, nel 1274, Kublai decise di invadere la regione a nord del Kyushu con una potente flotta di 900 navi e 33.000 soldati. Ma la notte dell&#8217;invasione un violento uragano danneggi\u00f2 gravemente la flotta e l&#8217;armata, ridotta di circa un terzo, si ritir\u00f2 in Corea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel sigillo doveva quindi riferirsi alla seconda spedizione di Kublai.\u00a0Le ricerche di Mozai Torao proseguirono, con scarsi fondi e senza successo, fino al 1986, quando la ricerca pass\u00f2 al giovane archeologo <strong><span style=\"color: #008000;\">Hayashida Kenzo<\/span><\/strong>, fondatore in seguito dell\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Asian Research Institute for Underwater Archeology (ARIUA)<\/span><\/strong>. Nonostante il maggiore budget a disposizione, le ricerche restarono infruttuose fino al 2006 quando arriv\u00f2 un archeologo italiano dell\u2019Universit\u00e0 Orientale di Napoli, <strong><span style=\"color: #008000;\">Daniele Petrella<\/span><\/strong>, grande esperto di storia e archeologia giapponese, presidente dell\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">International Research Institute for Archeology and Ethnology (IRIAE)<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Ai giapponesi mancava l\u2019esperienza metodologica sviluppata nel Mediterraneo<\/span><\/em><\/strong>\u00bb racconta l\u2019archeologo. \u00ab<em><span style=\"color: #008000;\"><strong>Cos\u00ec nel 2006 chiesi a Hayashida di ospitarmi a mie spese. Proposi una metodologia nuova, studiando le correnti e i fondali, e quindi un diverso posizionamento delle griglie d\u2019indagin<\/strong>e<\/span><\/em>\u00bb. I risultati non tardarono ed oggi la missione dell\u2019IRIAE, sostenuta dal ministero degli Esteri Italiano, rappresenta l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">unica<\/span><\/strong> collaborazione archeologica di un istituto occidentale con il Giappone. L&#8217;uso di moderni sistemi <strong><span style=\"color: #008000;\">Scan Side Sonar<\/span><\/strong> fece la differenza e port\u00f2 alla grande scoperta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La seconda spedizione del gran Khan\u00a0<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nTorniamo al secondo tentativo. Nel XIII secolo, Kublai Khan, monarca colto e tollerante, era \u00a0a capo di un enorme impero che si estendeva dalla Persia alla coste settentrionali della Cina e per affermare il suo totale potere regionale gli restava solo la conquista del Giappone. I tentativi di ottenere una sottomissione erano falliti come la prima spedizione. La conquista del Giappone per Kublai non era solo una aspirazione militare ma anche politica; di fatto una mossa per ricompattare il morale del suo immenso impero in un periodo di numerose crisi interne. Poich\u00e9 il suo popolo era composto da cavalieri delle steppe e non da marinai, attaccare le isole del Sol Levante apparve da subito un&#8217;impresa non facile da effettuare. Bisognava attraversare il mare per oltre 700 miglia nautiche e portare il suo esercito su un nuovo territorio; la soluzione fu quella di ricorrere principalmente a barche commerciali sequestrate ai sudditi cinesi; si trattava per lo pi\u00f9 di giunche fluviali che si rivelarono poco adatte ad effettuare un tragitto di ben 1.400 chilometri, in un mare aperto caratterizzato da bassi fondali e spesso battuto da venti violenti. Inizialmente la navigazione prosegu\u00ec senza problemi fino in vista della citt\u00e0 di Hakata (oggi Fukuoka), quartier generale del governo nel Sud del Giappone. Qui si sarebbero dovuti ricongiungere i due gruppi navali della flotta, partiti l\u2019uno da Quanzhou, nella Cina meridionale, e l\u2019altro da Happo, in Corea. Ma questo incontro non avvenne mai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-12986 alignnone\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/samurai-boards-khan-fleeet.jpg\" alt=\"samurai boards khan fleeet\" width=\"850\" height=\"414\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre una parte della flotta proveniente dalla Corea veniva affrontata e respinta dai samurai, l&#8217;altra, partita dalla Cina, sub\u00ec un rallentamento a seguito della morte di un ammiraglio. Le comunicazioni non funzionarono e, ignara della sconfitta del primo gruppo navale, la flotta si diresse verso Takashima dove fu investita da un terribile tifone in prossimit\u00e0 della piccola baia di Imari. Questa baia, di piccole dimensioni e con molti scogli affioranti, si rivel\u00f2 insufficiente ad ospitare quel migliaio di navi mercantili che trasportavano forse quarantamila uomini stipati sui bastimenti. Non poteva essere fatta una scelta peggiore. Le imbarcazioni, con evidenti difficolt\u00e0 di manovra, entrarono in collisione fra loro e finirono sugli scogli.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/samurai-boarding-jkhan-fleet.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-12985\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/samurai-boarding-jkhan-fleet.jpg\" alt=\"samurai boarding jkhan fleet\" width=\"829\" height=\"621\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/samurai-boarding-jkhan-fleet.jpg 428w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/samurai-boarding-jkhan-fleet-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 829px) 100vw, 829px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: inherit;\">Non tutte le navi per\u00f2 colarono a picco. Quelle che si salvarono furono attaccate dai samurai. Si racconta che salirono a bordo come diavoli infuriati. I poveri marinai e soldati, ancora provati dal tifone, vennero decapitati, dai guerrieri nipponici, tra l&#8217;altro invogliati dalla promessa dello Shogun di ricevere tanta terra per quante teste avessero mozzate.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo era narrato nei testi antichi ma, come avevamo anticipato, di questi vascelli non si era pi\u00f9 trovata traccia, tanto da mettere in dubbio la veridicit\u00e0 dell&#8217;evento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-12991 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/kublai-khan-wrecks.jpg\" alt=\"kublai khan wrecks\" width=\"731\" height=\"396\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/kublai-khan-wrecks.jpg 404w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/kublai-khan-wrecks-300x163.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 731px) 100vw, 731px\" \/><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nL&#8217;eccezionale \u00a0stato di conservazione dei relitti sotto il sedimento si \u00e8 rivelato eccezionale:<br \/>\n\u00ab<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Le sabbie fangose, continuamente rimestate dalle correnti, hanno agito come una coperta, salvando il fasciame dalla corrosione. Un miracolo<\/span><\/em><\/strong>\u00bb, dice <strong><span style=\"color: #008000;\">Daniele Petrella<\/span><\/strong>. Uno dopo l\u2019altro sono emersi dal mare migliaia di reperti lignei, trasportati nel Museo Storico ed Etnografico di Takashima, dove sono ora conservati in grandi vasche di acqua di mare e settimanalmente trattati con un polimero per preservarli dai parassiti. Dal numero delle ancore ritrovate \u00e8 stato possibile stimare la presenza di almeno 260 imbarcazioni. Tra i tanti reperti recuperati si elencano mortai, forni, vasellame, elmi, specchi, perfino un\u2019armatura di cuoio con le giunture di rame perfettamente conservata in uno scrigno sigillato con il mastice. Ma il ritrovamento pi\u00f9 inatteso fu quello di micidiali bombe da lancio di terracotta riempite con polvere da sparo e schegge di ferro, un\u2019arma che si credeva fosse stata creata in Occidente due secoli dopo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Daniele-Petrella-insieme-agli-archeologi-giapponesi-300x200.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-12992\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Daniele-Petrella-insieme-agli-archeologi-giapponesi-300x200.jpg\" alt=\"Daniele-Petrella-insieme-agli-archeologi-giapponesi-300x200\" width=\"692\" height=\"461\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: inherit;\">L&#8217;archeologo <\/span><strong style=\"font-size: inherit;\"><span style=\"color: #008000;\">Kenzo Hayashida<\/span><\/strong><span style=\"font-size: inherit;\">, a capo della spedizione italo-nipponica che ha scoperto i relitti della flotta della seconda invasione al largo della costa occidentale di Takashima, ritiene che Kublai Khan procedette con troppa fretta. Il Khan mongolo, per conquistare in breve tempo il Giappone, cerc\u00f2 di approntare la sua gigantesca flotta in un solo anno (a fronte \u00a0dei cinque richiesti); tra i tanti errori, costrinse i Cinesi a usare tutte le navi disponibili, comprese le imbarcazioni fluviali, del tutto inadatte ad affrontare l\u2019attraversamento dell&#8217;alto mare. Di fatto, queste disastrose sconfitte distrussero in tutta l&#8217;Asia il mito dell&#8217;invincibilit\u00e0 dei mongoli.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><div class=\"lyte-wrapper fourthree\" style=\"width:420px;max-width:100%;margin:5px;\"><div class=\"lyMe\" id=\"WYL_XAwNp8Q_NfM\"><div id=\"lyte_XAwNp8Q_NfM\" data-src=\"\/\/i.ytimg.com\/vi\/XAwNp8Q_NfM\/hqdefault.jpg\" class=\"pL\"><div class=\"tC\"><div class=\"tT\"><\/div><\/div><div class=\"play\"><\/div><div class=\"ctrl\"><div class=\"Lctrl\"><\/div><div class=\"Rctrl\"><\/div><\/div><\/div><noscript><a href=\"https:\/\/youtu.be\/XAwNp8Q_NfM\" rel=\"nofollow\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.ytimg.com\/vi\/XAwNp8Q_NfM\/0.jpg\" alt=\"YouTube video thumbnail\" width=\"420\" height=\"295\" \/><br \/>Guarda questo video su YouTube<\/a><\/noscript><\/div><\/div><div class=\"lL\" style=\"max-width:100%;width:420px;margin:5px;\"><\/div><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><br \/>\nQuesta scoperta svela un mistero di quasi otto secoli, nascosto tra le sabbie di quel mare lontano. Probabilmente non si troveranno tesori, in termini di oro e gioielli, ma la soddisfazione a seguito di queste scoperte non ha prezzo.<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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