{"id":12835,"date":"2017-04-12T00:18:47","date_gmt":"2017-04-12T00:18:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=12835"},"modified":"2026-04-11T16:18:08","modified_gmt":"2026-04-11T14:18:08","slug":"viaggio-nei-proto-mari-dal-carbonifero-al","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/12835","title":{"rendered":"Viaggio nei proto-mari: dal Carbonifero al Mesozoico &#8211; Parte VII"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: GEOLOGIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: 250 Ma<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Carbonifero<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel nostro viaggio fantastico abbiamo percorso milioni di anni dalla nascita del pianeta, e siamo ora giunti al <strong><span style=\"color: #008000;\">Carbonifero<\/span><\/strong>, un&#8217;Era geologica che prende il nome dal periodo in cui si formarono i grandi depositi di carbone fossile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;inizio del <strong><span style=\"color: #008000;\">Carbonifero<\/span><\/strong> coincise con l&#8217;invasione da parte del mare del continente settentrionale che si estendeva dall&#8217;attuale Scandinavia all&#8217;Inghilterra, una vasta pianura sulla quale si depositarono grandi depositi calcari. Successivamente, in gran parte della Terra, si instaur\u00f2 un clima uniforme, caldo ed umido che favor\u00ec la formazione di grandi ambienti lagunari nei quali si svilupp\u00f2 una flora rigogliosa con gigantesche felci arboree. Un mondo bellissimo con grandi foreste e molte forme di vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Col passare dei millenni, il livello dell&#8217;acqua crebbe nelle paludi ed i mari si espansero. Di conseguenza le foreste furono in gran parte sommerse fossilizzandosi; i tronchi di quelle alte felci, che potevano raggiungere quaranta metri di altezza, decaddero producendo spessi livelli di torba che costituirono immensi depositi di carbon fossile (gli attuali giacimenti di antracite e litantrace).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/carbonifero.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 carbonifero.jpg\" width=\"1057\" height=\"1603\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nIl <strong><span style=\"color: #008000;\">Carbonifero<\/span><\/strong> ebbe inizio circa 360 milioni di anni fa e viene diviso dai geologi in due piani: il <strong><span style=\"color: #008000;\">Pennsylvaniano<\/span><\/strong> ed il <strong><span style=\"color: #008000;\">Mississippiano<\/span><\/strong> che termin\u00f2 circa 299 milioni di anni fa con l&#8217;inizio del <strong><span style=\"color: #008000;\">Permiano<\/span><\/strong>. Dal punto di vista geologico, ebbe\u00a0inizio l&#8217;orogenesi <strong><span style=\"color: #008000;\">Ercinica<\/span><\/strong>,\u00a0il processo che contribu\u00ec alla formazione delle grandi montagne europee in seguito alla collisione continentale, nel tardo Paleozoico, tra l&#8217;Euramerica ed il Gondwana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Nacque la Pangea<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nA seguito di quel grande scontro si form\u00f2 il <strong><span style=\"color: #008000;\">supercontinente<\/span><\/strong> <strong><span style=\"color: #008000;\">Pangea<\/span><\/strong>. La sua formazione avvenne tra il Carbonifero ed il Permiano (circa 250 milioni di anni fa). In seguito, in milioni di anni, il <strong><span style=\"color: #008000;\">super continente Gondwana<\/span><\/strong> si un\u00ec\u00a0con il <strong><span style=\"color: #008000;\">Laurasia<\/span><\/strong>. Fra queste foreste primordiali si potevano osservare una miriade di insetti, tra cui enormi libellule come la <strong><span style=\"color: #008000;\">Meganeura<\/span><\/strong> che possedeva un&#8217;apertura alare superiore ai settanta centimetri. Una teoria lega le grandi dimensioni degli animali del Carbonifero all&#8217;elevatissima percentuale di ossigeno nell&#8217;atmosfera, oltre il 32 % contro il 21 % attuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il clima terrestre era tropicale e, nelle acque costiere, la vita marina pullulava di nuove forme di vita. Uno dei pesci pi\u00f9 bizzarri che vivevano in quei mari arcaici era la <strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Belantsea<\/em><\/span><\/strong>, ritrovato nei fossili del Montana, USA. Dal punto di vista morfologico questo pesce era decisamente molto strano. Aveva una forma di foglia e possedeva grandi pinne ed una piccola coda. Gli occhi erano piuttosto grandi e disposti in alto. Un corpo con questa forma doveva garantire un&#8217;estrema manovrabilit\u00e0 per muoversi tra le sabbie del fondale. Le dimensioni di questa specie si attestavano intorno ai 60\u201370 centimetri. I suoi pochi denti triangolari formavano una struttura simile ad un becco che gli permetteva di cibarsi di briozoi, spugne, crinoidi ed altri animali con il corpo protetto da un guscio. Doveva sembrare un fiore o una foglia che nuotava, per questo la specie a cui appartiene fu chiamata dei <strong><span style=\"color: #008000;\">Petalodonti<\/span><\/strong>.\u00a0Tra gli organismi marini possiamo citarne uno in particolare di difficile collocazione tassonomica, ovvero il <strong><em><span style=\"color: #008000;\">Tullimonstrum gregarium<\/span><\/em><\/strong>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/Tullimonstrum_NT_small.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Tullimonstrum_NT_small.jpg\" width=\"1050\" height=\"787\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ricostruzione artistica\u00a0di\u00a0<i>Tullinmostrum gregarium<\/i>\u00a0come vertebrato, basata sugli studi di McCoy\u00a0<i>et al.<\/i> (2016) &#8211; autore Nobu Tamura &#8211;<a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Tullimonstrum_NT_small.jpg\">File:Tullimonstrum NT small.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua lunghezza variava da tre a venti centimetri e poteva essere divisa in tre parti ben distinte: una anteriore formata, da una lunga e sottile proboscide, una mediana formata dal tronco (forse trasparente) ed una posteriore con una coda espansa e triangolare. Era un attivo predatore e forse si cibava di pesci e di meduse. Nei ricchi mari del Carbonifero. si ritrovavano anche i <strong><span style=\"color: #008000;\">foraminiferi<\/span><\/strong> che costituiscono oggi in massima parte i calcari asiatici. I bassi fondali mostravano tetracoralli ed una presenza di crinoidi ed echinodermi. Tra i molluschi apparvero anche dei nuovi cefalopodi. In quel periodo, lentamente, scomparvero invece i trilobiti.<\/p>\n<p align=\"justify\">Intanto sulla terraferma proliferarono gli <strong><span style=\"color: #008000;\">anfibi<\/span><\/strong>. Appena i <strong><span style=\"color: #008000;\">Crossopterigi<\/span><\/strong> del <strong><span style=\"color: #008000;\">Devoniano<\/span><\/strong> riuscirono a vivere in permanenza sulla terraferma, cominciarono a evolversi in veri e propri animali a quattro zampe: si trattava dei primi anfibi, gli <strong><span style=\"color: #008000;\">Stegocefali<\/span><\/strong> (ovvero &#8220;con il cranio a tetto&#8221;).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Diplocaulus-1068x713-2-1024x629.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Diplocaulus-1068x713-2-1024x629.jpg\" width=\"1065\" height=\"654\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Diplocaulus appartenente agli<\/span><\/strong> <strong><span style=\"color: #008000;\">Stegocefali<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Una curiosit\u00e0<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nIl termine <strong><span style=\"color: #008000;\">anfibio<\/span><\/strong>, che significa &#8220;dalla doppia vita&#8221;, deriva dal fatto che questi animali, pur vivendo sulla terraferma, erano ancora costretti a depositare le loro uova in acqua, in quanto prive di guscio e dunque soggette alla disidratazione. La loro vita, allo stato larvale, si svolgeva quindi completamente in acqua.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/ichthyostega.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-12841\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/ichthyostega.jpg\" alt=\"ichthyostega\" width=\"1066\" height=\"800\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/ichthyostega.jpg 1200w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/ichthyostega-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/ichthyostega-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 1066px) 100vw, 1066px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">scheletro di Ichthyostega<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Tra gli <strong><span style=\"color: #008000;\">Anfibi<\/span><\/strong> del Carbonifero si distinguono diversi rami evolutivi, da forme simili alle salamandre e ai tritoni attuali, fino a specie simili ai coccodrilli. Tutti avevano denti in cui dentina e smalto erano variamente ripiegati su s\u00e9 stessi tanto che la loro sezione ricordava il disegno d\u00ec un labirinto. Da questa caratteristica nacque il nome di <span style=\"color: #008000;\"><strong>Labirintodonti<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Eryops_skeleton-labiritodonti.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-12842\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Eryops_skeleton-labiritodonti.png\" alt=\"Eryops_skeleton labiritodonti\" width=\"1064\" height=\"830\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Eryops_skeleton-labiritodonti.png 1148w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Eryops_skeleton-labiritodonti-300x234.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Eryops_skeleton-labiritodonti-1024x799.png 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 1064px) 100vw, 1064px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">fossile di Eryops megalocephalus, un labiritodontide del Carbonifero &#8211; Foto di Joshua Sherurcij<br \/>\n<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Eryops_skeleton.png\">Eryops skeleton.png &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Alcuni anfibi ebbero una riduzione praticamente totale degli arti (come negli <strong><span style=\"color: #008000;\">Aistopodi<\/span><\/strong>). Altri riuscirono a deporre uova che potevano resistere, senza disidratarsi, anche fuori dall&#8217;acqua e perci\u00f2 adatte al clima tropicale. Erano gli antenati di una nuova specie, i\u00a0<strong><span style=\"color: #008000;\">Cotilosauri<\/span><\/strong>, progenitori \u00a0della classe dei Rettili.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/Diadectes_cotilosauri.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Diadectes_cotilosauri.jpg\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">I Cotilosauri avevano ancora caratteri tipici dei loro antenati Anfibi, ed erano caratterizzati da un cranio massiccio, di tipo stegale, cio\u00e8 senza finestre, chiuso per intero da ossa solide e aventi superficie esterna ornata da una scultura grossolanamente scabra; denti, conici o trasversalmente allungati, disposti in una o pi\u00f9 serie; vertebre di solito profondamente anficeli; ossa del cinto toracico e di quello pelvico fuse in un solo pezzo massiccio; arti corti e tozzi, terminati da cinque dita, di cui il quarto allungato pi\u00f9 degli altri. I Cotilosauri erano rettili di dimensioni piccole o medie (lunghi da pochi decimetri fino a tre metri di lunghezza) che abitavano le spiagge marine o lacustri. La dentatura li rivela in parte erbivori, in parte mollifaghi, in parte insettivori &#8211; disegno @ Nobu Tamura <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Cotylosauria#\/media\/File:Diadectes_BW.jpg\">Diadectes BW &#8211; Cotylosauria &#8211; Wikipedia<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un famoso giacimento del Carbonifero \u00e8 ubicato a <strong><span style=\"color: #008000;\">Mazon Creek<\/span><\/strong> nell&#8217;Illinois, dove gli organismi vennero rapidamente sepolti dai fanghi sul fondo di un sistema fluviale. L&#8217;azione successiva dei batteri anaerobici provoc\u00f2 la decomposizione del materiale organico permettendo la formazione di una specie di &#8220;crosta&#8221; intorno ai loro resti. Per questo motivo i fossili si rinvengono in particolari concrezioni a forma di ciottoli sferici, che una volta aperti rivelano il perfetto stato di conservazione dell&#8217;organismo incluso. In questo giacimento si ritrovano fossili di diversificati come artropodi, ragni, meduse, pesci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Geo-Oceanografia\u00a0del Carbonifero\u00a0<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nI\u00a0geologi dell&#8217;epoca vittoriana, studiando i giacimenti carboniferi del Carbonifero, trovarono a <strong><span style=\"color: #008000;\">Culm<\/span><\/strong>, Devon, dei depositi che contenevano selce radiolare, pseudomorfi di carbonio organico ed abbondante calcite. <strong><span style=\"color: #008000;\">Culm<\/span><\/strong> era un antico deposito profondo dell\u2019oceano del Carbonifero ed i fanghi ritrovati erano sedimenti profondi depositati al di sotto della profondit\u00e0 di compensazione del carbonato lontano dalla terraferma. <strong><span style=\"color: #008000;\">Il contenuto di carbonio dimostr\u00f2 che il mondo oceanico del Carbonifero era anossico<\/span> <\/strong>e che gli abbondanti fanghi marini erano \u00a0stati creati e depositati nei sedimenti marini del Carbonifero. Questo fattore assume una certa importanza in quanto attualmente in alcuni mari del mondo si stanno ricreando situazioni analoghe.\u00a0Le variazioni del livello globale del mare furono dovute al crescere e salire di una grande calotta glaciale continentale sita sul Gondwana.\u00a0Il periodo Carbonifero aveva mari tropicali poco profondi, enormi collettori di energia solare, che producevano salamoie calde marine e dense e vaste paludi equatoriali costiere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Nonostante \u00a0la calotta glaciale di Gondwana, il mondo era caldo perch\u00e9, come \u00e8 noto in Oceanografia, i mari con grandi salinit\u00e0 aumentano le temperatura dell\u2019acqua marina convogliando l&#8217;energia solare.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli oceani, ieri come oggi, sono infatti enormi serbatoi di calore che assorbono l&#8217;energia irradiata dal Sole e la rilasciano lentamente. Cos\u00ec gli oceani profondi del Carbonifero furono riempiti con acqua di mare fredda ed ossigenati dai venti della calotta glaciale di Gondwana. In determinate condizioni si pu\u00f2 determinare la formazione di uno strato d&#8217;acqua profonda in condizioni anossiche, cio\u00e8 una stratificazione delle acque causata da un forte gradiente verticale prodotto da una variazione delle propriet\u00e0 chimiche delle acque. A causa dell&#8217;alta temperatura, gli oceani del Carbonifero non svolsero l&#8217;azione di immagazzinamento dell\u2019anidride carbonica dell\u2019atmosfera per cui il livello in atmosfera fu molto pi\u00f9 alto. Questo caus\u00f2 un forte innalzamento delle temperature e negli oceani, al di sopra della fascia profonda anossica abissale, i pesci pelagici\u00a0avevano a disposizione una grande variet\u00e0 di ossigeno disciolto grazie agli effetti \u00a0delle acque fredde provenienti dalla calotta glaciale del Gondwana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si svilupparono cos\u00ec i pesci ossei primitivi (tra cui i <strong><span style=\"color: #008000;\">paleonisciformi<\/span><\/strong>), tra i pi\u00f9 primitivi pesci con pinne raggiate. Le loro caratteristiche includevano una coda\u00a0dotata di un robusto lobo carnoso rivolto verso l&#8217;alto, come quella degli squali. Sui loro corpi erano presenti scaglie ganoidi ovvero che si affiancavano l&#8217;una all&#8217;altra piuttosto che sovrapporsi come negli odierni pesci ossei. Spesso possedevano grandi occhi posizionati nella parte anteriore del muso e le loro fauci erano molto ampie con la mascella superiore saldamente ancorata alle ossa del cranio. Si potevano incontrare anche pesci cartilaginei come gli <strong><span style=\"color: #008000;\">Eugeneodontida<\/span><\/strong>, e gli antenati degli squali odierni. La specie pi\u00f9 grande di pesce cartilagineo del Carbonifero Superiore (circa 300 milioni di anni fa) fu l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Edestus giganteus<\/span><\/strong>, e possedeva una singola serie di denti. Fossili eccezionali di queste specie sono stati rinvenuti nel deposito di <strong><span style=\"color: #008000;\">Bear Gulch<\/span><\/strong>, Montana (USA).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/GEOLOGIA-FOSSILE-Aedestus-Annals_of_the_New_York_Academy_of_Sciences_1887_18226460190.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 GEOLOGIA-FOSSILE-Aedestus-Annals_of_the_New_York_Academy_of_Sciences_1887_18226460190.jpg\" width=\"1060\" height=\"719\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">le mascelle dell&#8217;Edestus da <span class=\"sd-copy-text-layout__text\">Annals of the New York Academy of Sciences (1887) &#8211; <i>VOL. IV. PLATE V\u00a0 testo <\/i><i>Figs. 1a. Edestus Minor Newb. Figs. 2, 2a, 2b. Edestus Heinriehsii N &amp; W. &#8211; <\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #008000;\"><bdi>Internet Archive Book Images<br \/>\n<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Annals_of_the_New_York_Academy_of_Sciences_(1887)_(18226460190).jpg\">Annals of the New York Academy of Sciences (1887) (18226460190).jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/bdi><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo animale non perdeva i denti danneggiati o rotti ed i nuovi denti continuavano a crescere in prossimit\u00e0 della parte posteriore della bocca in modo tale da spingere i vecchi denti in avanti, fino a farli sporgere ben al di fuori delle fauci. Non \u00e8 chiaro quale funzione potesse assolvere una dentatura cos\u00ec bizzarra. Dalla dimensione dei denti, sembra che <strong><em><span style=\"color: #008000;\">Edestus giganteus<\/span><\/em><\/strong> potesse raggiungere i sette metri di lunghezza (una misura simile a quella dello squalo bianco). Dalle dimensioni e dalla dentatura si pu\u00f2 ipotizzare che fosse uno dei pi\u00f9 grandi predatori della sua epoca. Accanto a forme di incerta collocazione (<strong><span style=\"color: #008000;\">Crassigyrinus, Loxommatidae<\/span><\/strong>) nel Carbonifero inferiore si possono gi\u00e0 riconoscere i primi rappresentanti dei <strong><span style=\"color: #008000;\">Temnospondili<\/span><\/strong>, che divennero particolarmente floridi verso la fine del<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il periodo geologico successivo, il\u00a0<strong><span style=\"color: #008000;\">Permiano<\/span><\/strong> (298\/250 milioni di anni fa), fu un&#8217;Era di forti cambiamenti climatici e geologici. In quel lasso di tempo si consolid\u00f2 \u00a0il super continente Pangea, che fu la culla dello sviluppo dei Dinosauri. Nelle terre emerse i rettili si diffusero e si diversificarono in modo esponenziale. Tra di essi\u00a0 i dominatori furono i <strong><em><span style=\"color: #008000;\">Sinapsidi<\/span><\/em><\/strong>, rettili i cui fossili presentano evidenti segni di transizione ed organizzazione di tipo mammaliano, come il <strong><span style=\"color: #008000;\">Dimetrodon<\/span><\/strong> (dalla grande vela termoregolatrice). Verso la met\u00e0 del periodo ebbero origine i Terapsidi (<span style=\"color: #008000;\"><strong><em>Estemmenosuchus<\/em><\/strong><\/span>) e poi pi\u00f9 tardi i <strong><em><span style=\"color: #008000;\">Cinodonti<\/span><\/em><\/strong> caratterizzati da grandi canini molto sviluppati e da post canini simili a molari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I movimenti continentali e le modificazioni climatiche produssero alla fine del Permiano il pi\u00f9 grande fenomeno d&#8217;estinzione di massa, quando pi\u00f9 della met\u00e0 delle famiglie animali si estinsero. Sempre nel Permiano scomparvero anche i mari costieri caratterizzati da acque basse e si abbass\u00f2 notevolmente il livello degli altri mari. Nelle acque dolci vivevano dei rettili marini come il <strong><em><span style=\"color: #008000;\">Mesosaurus brasilensis<\/span><\/em><em>. <\/em><\/strong>La flora dei continenti meridionali (Gondwana) era caratterizzata da una vegetazione di clima freddo con presenza di piante del tipo <span style=\"color: #008000;\"><em><strong>Glossopteris<\/strong><\/em><\/span>, che assomigliavano a delle felci. Questi vegetali formarono\u00a0 delle vere e proprie foreste i cui resti diedero origine a enormi depositi di carbon fossile.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/GEOLOGIA-FOSSILI-640px-Mesosaurus_brasiliensis_-_Permian_-_Sao_Paulo_Brasil.jpeg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 GEOLOGIA-FOSSILI-640px-Mesosaurus_brasiliensis_-_Permian_-_Sao_Paulo_Brasil.jpeg\" width=\"1052\" height=\"424\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fossile di Mesosaurus brasilensis\u00a0ritrovato a Sao Paulo (Brasil) e conservato al\u00a0 Museo Geominero, Madrid &#8211; foto di PePeEfe<br \/>\n<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Mesosaurus_brasiliensis_-_Permian_-_Sao_Paulo,_Brasil.JPG\">Mesosaurus brasiliensis &#8211; Permian &#8211; Sao Paulo, Brasil.JPG &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un famoso giacimento paleontologico del Permiano \u00e8 un sito appartenente alla formazione di <strong><span style=\"color: #008000;\">Sakamena<\/span><\/strong>, in Madagascar. Tra i vari animali fossili che vi si possono trovare vi sono parecchi rettili caratteristici di quel periodo, fra i quali gli <strong><em><span style=\"color: #008000;\">Orosauri, Claudiosauri, Tadeosauri, Barasauri<\/span><\/em><\/strong> e molte &#8220;lucertole volanti&#8221;, nonch\u00e9 primitivi rettili <strong><em><span style=\"color: #008000;\">Terapsidi<\/span><\/em><\/strong> (rettili mammaliani). Le lucertole volanti erano animali appartenenti alla classe dei <strong><em><span style=\"color: #008000;\">Celurosauravus<\/span><\/em><\/strong>, un gruppo di Diapsidi permo-triassici di ancora incerta posizione tassonomica. Essi avevano raggiunto e acquisito la capacit\u00e0 di volare o meglio planare con il loro torace, infatti possedevano delle coste allungate e rettilinee che erano collegate ad una membrana cutanea che formava una specie di ala come nell&#8217;attuale drago, una lucertola agamide dell&#8217;Asia sudorientale, nota come <strong><span style=\"color: #008000;\"><em>drago volante<\/em><\/span><\/strong>. <strong><span style=\"color: #008000;\">Ma anche questo, nel tempo, fin\u00ec.<br \/>\n<\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #008000;\">Fine Parte VII &#8211; continua<br \/>\nAndrea Mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p>in anteprima rocce ripiegate su se stesse del Carbonifero &#8211; autore Arturo Gonzalez\u00a0 <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Flych_carbonifero_plegado_con_cormoran_y_gaviota_(49631708341).jpg\">Flych carbonifero plegado &#8230; jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/11796\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/11811\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/52749\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-16 maxbutton maxbutton-parte-iv\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/11885\"><span class='mb-text'>PARTE IV<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-17 maxbutton maxbutton-parte-v\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/12630\"><span class='mb-text'>PARTE V<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-18 maxbutton maxbutton-parte-vi\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/12646\"><span class='mb-text'>PARTE VI<\/span><\/a><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-19 maxbutton maxbutton-parte-vii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/12835\"><span class='mb-text'>PARTE VII<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-20 maxbutton maxbutton-parte-viii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/52803\"><span class='mb-text'>PARTE VIII<\/span><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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