{"id":125381,"date":"2026-06-08T00:03:00","date_gmt":"2026-06-07T22:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=125381"},"modified":"2026-06-08T06:29:06","modified_gmt":"2026-06-08T04:29:06","slug":"le-colombelle-sullanello-di-sospensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/125381","title":{"rendered":"Le navi nuragiche nella prima et\u00e0 del ferro di Pierluigi Montalbano"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: white;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: green;\">ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: green;\">PERIODO: ETA&#8217; DEL FERRO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: green;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Navicelle sarde, nuragici<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Quale era la tipologia delle navi da guerra e quelle da carico?<\/span><\/strong><br \/>\nL&#8217;annoso problema destato dall\u2019individuazione della tipologia delle navi nuragiche ha provocato l&#8217;interesse di studiosi dei pi\u00f9 differenti campi disciplinari. Ritengo sia opportuno partire da una classificazione basata sull&#8217;obiettivo che ci si poneva al momento della progettazione: navi da guerra o naviglio per il commercio. La tipologia di queste navi era differente, anche se non possiamo escludere che in caso di necessit\u00e0 fossero usate ambedue per lo stesso scopo. Si deve considerare che l&#8217;affidabilit\u00e0 in mare aperto delle antiche navi doveva porre notevoli problemi, \u00e8 pertanto ipotizzabile che ambedue le tipologie seguissero rotte non lontano dalle coste. Una prima comparazione possibile riguarda la velocit\u00e0, sicuramente pi\u00f9 ricercata nelle navi da guerra che, infatti, utilizzavano la doppia propulsione remi e vela. Una seconda considerazione riguarda l&#8217;aspetto strutturale, perch\u00e9 la struttura portante della nave da guerra convergeva sicuramente nel rostro, il quale, a sua volta, null&#8217;altro era se non l&#8217;estremit\u00e0 prodiera della chiglia, asse portante dell&#8217;intera imbarcazione.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-87836\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/MONETE-FENICIE-CON-NAVI.jpg\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"1800\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/MONETE-FENICIE-CON-NAVI.jpg 1200w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/MONETE-FENICIE-CON-NAVI-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/MONETE-FENICIE-CON-NAVI-683x1024.jpg 683w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/MONETE-FENICIE-CON-NAVI-768x1152.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/MONETE-FENICIE-CON-NAVI-1024x1536.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La distanza tra i porti doveva essere coperta dal naviglio a una velocit\u00e0 tale da consentire all&#8217;equipaggio una sosta per l&#8217;approvvigionamento dell&#8217;acqua e dei viveri prima di ripartire per la nuova destinazione. Ci\u00f2 comportava una conoscenza abbastanza approfondita di tutti i luoghi nei quali era presente l&#8217;acqua potabile. Quando si progettava un viaggio si doveva calcolare il tempo di sopravvivenza a bordo, ed era dunque basilare conoscere la velocit\u00e0 di crociera della nave che, per quei tempi, doveva aggirarsi intorno ai tre nodi all\u2019ora, pari a circa 5 km\/h. Durante la navigazione era utilizzata unicamente la vela, a meno di rotte brevissime dov&#8217;erano sufficienti i remi, ma le navi da guerra necessitavano di alta manovrabilit\u00e0 e quindi, prima degli scontri, l&#8217;albero e la vela venivano smontati e durante il combattimento entrava in uso esclusivamente la propulsione a remi. In caso di guerra la partenza delle flotte doveva avvenire al tramonto, in modo tale da permettere alle navi di giungere sul teatro delle operazioni all&#8217;alba. Una considerazione importante scaturisce dalla direzione verso la quale veleggiavano le navi: era preferibile un attacco da est verso ovest cos\u00ec da avere il vantaggio del sole alle spalle, e quindi di divenire visibili sono negli ultimi istanti prima della battaglia. Il tipo pi\u00f9 elementare di nave da battaglia \u00e8 certamente costituito da una imbarcazione aperta, cio\u00e8 senza ponte di coperta, mossa esclusivamente dalla forza dei rematori e dunque senza l&#8217;ausilio della vela.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se per le navi da carico era fondamentale un&#8217;ampia carena, atta a contenere un carico quanto pi\u00f9 cospicuo, a discapito di velocit\u00e0 e di agilit\u00e0, per le navi da guerra era invece indispensabile la rapidit\u00e0 di manovra, alla quale era affidata sostanzialmente la loro salvezza. Quindi, l&#8217;imbarcazione destinata al combattimento doveva essere non solo pi\u00f9 lunga che larga, come si conveniva e ovviamente si conviene a ogni tipo di natante, ma la lunghezza era esasperata appunto per ospitare il maggior numero possibile di rematori.<br \/>\nPossiamo ipotizzare <sup><strong><span style=\"color: #008000;\">135<\/span><\/strong><\/sup>, d\u2019accordo con Bartoloni, per le navi da carico un rapporto tra lunghezza e larghezza che si aggirava sul 3:1, per quel che riguarda le navi da guerra il rapporto si spostava attorno al 6:1. Ci\u00f2 che caratterizzava i natanti destinati alla battaglia erano quindi la lunghezza e la relativa esilit\u00e0, che, se le rendevano mal governabili con mare agitato, ne facevano un dardo nella corsa e un ariete nell&#8217;impatto. Questo comporta che sia per struttura che per forma il naviglio da guerra fosse del tutto inadeguato ad affrontare grandi traversate e mare agitato, pertanto la maggior parte delle battaglie avevano luogo in prossimit\u00e0 della costa. Un comandante situato a poppa e un ufficiale che trovava posto a prora, dirigevano l&#8217;equipaggio addetto alla manovra della vela e a difesa della nave.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-71777\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/NAVE-ONERARIE-CHE-SOCCORRE-UN-NAUFRAGO.jpg\" alt=\"\" width=\"775\" height=\"465\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/NAVE-ONERARIE-CHE-SOCCORRE-UN-NAUFRAGO.jpg 608w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/NAVE-ONERARIE-CHE-SOCCORRE-UN-NAUFRAGO-300x180.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 775px) 100vw, 775px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo spazio a bordo era limitato <strong><span style=\"color: #008000;\">136<\/span><\/strong> poich\u00e9 ogni rematore aveva evidentemente a disposizione non pi\u00f9 di 1 m\u00b2, ma in relazione alla durata del viaggio le navi dovevano prevedere un luogo nel quale sistemare l&#8217;albero e la vela durante la battaglia. Quindi, nei tragitti di lunga durata occorreva trovare posto sul ponte anche per l&#8217;alberatura. Contrariamente alle comuni convinzioni che attribuiscono alle navi antiche unicamente la possibilit\u00e0 di essere spinte da venti posteriori, la vela, opportunamente orientata e parzialmente raccolta con l&#8217;aiuto delle manovre volanti, poteva consentire l&#8217;andatura della nave non solo con il vento in poppa, ma anche con vento al traverso. Gli scafi pi\u00f9 grandi dovevano essere dotati di un ponte praticabile per tutta la larghezza, nonch\u00e9 di due castelli, eletti rispettivamente a prua a poppa nei quale trovano posto le catapulte che lanciavano pietre o frecce infuocate sulle navi avversarie <strong><sup><span style=\"color: #008000;\">137<\/span><\/sup><\/strong>. Davanti al castello di prua veniva eretta l&#8217;insegna simbolica o una statua della divinit\u00e0 sotto la cui specifica protezione era posta la nave. In altri casi si trattava di riproduzioni animali o demoni, destinati a incutere timore nel nemico. Il materiale da costruzione era importantissimo: cipresso, cedro e quercia forniscono il legname pi\u00f9 duro, resistente e inattaccabile da insetti parassiti, disponibile su larga scala nel bacino del Mediterraneo e costituiva le parti nobili dello scafo. Il pino e l&#8217;abete, pi\u00f9 facilmente reperibili, erano preferiti per le parti periferiche della nave.<br \/>\nLe tecniche costruttive sono ancora oggi in uso nel Mediterraneo per la costruzione delle imbarcazioni da pesca tradizionali. La costruzione del natante aveva luogo impostando la chiglia e quindi le ordinate e i bagli, che ne costituivano l&#8217;ossatura. Su questi era appoggiato il ponte di coperta, mentre sulle ordinate si impostava il fasciame esterno e interno. All&#8217;esterno, lo scafo era calafatato e ricoperto interamente con pece, possiamo dunque ipotizzare un&#8217;immagine totalmente nera delle navi. I sistemi di navigazione erano differenti secondo la distanza e del luogo di destinazione. Per le brevi distanze era utilizzata la navigazione di piccolo cabotaggio che avveniva tenendo costantemente in vista la costa. Ma ci\u00f2 era teoricamente possibile in condizioni di visibilit\u00e0 eccellente entro un arco inferiore le 50 miglia, quindi per raggiungere alcune isole o per tagliare il Mediterraneo da nord a sud era necessario praticare la navigazione d&#8217;altura. Questa di norma avveniva orientandosi con il sole e con le stelle o, in loro mancanza, per mezzo di altri indizi quali ad esempio l&#8217;umidit\u00e0 e la temperatura del vento o la direzione delle correnti. Un altro sistema utilizzato per trovare la direzione e la distanza della terra pi\u00f9 vicina durante la navigazione d&#8217;altura era quello di imbarcare alcuni volatili e di liberarli quando si volevano avere informazioni utili sulla posizione della nave e sulla sua distanza dalla costa.<sup><strong><span style=\"color: #008000;\">138<\/span><\/strong><\/sup><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-70564\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/noe.jpg\" alt=\"\" width=\"940\" height=\"738\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/noe.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/noe-300x236.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 940px) 100vw, 940px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, una peculiare caratteristica di alcune specie, quali i passeracei, \u00e8 il volo corto, quindi, se la terra era per loro troppo distante, rientravano a bordo. Troviamo questo espediente nella narrazione biblica<sup><strong><span style=\"color: #008000;\">139<\/span><\/strong><\/sup> del Diluvio Universale, mentre la testimonianza archeologica pi\u00f9 significativa \u00e8 fornita dalle navicelle nuragiche bronzee, che talvolta recano sulle battagliole numerose figurazioni di volatili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Pierluigi Montalbano<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">estratto dal saggio\u00a0<strong><em><a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/3370753\/Sardegna_Le_navicelle_bronzee_nuragiche?email_work_card=view-paper\">Sardegna: Le navicelle bronzee nuragiche<\/a><\/em> Capitolo III<br \/>\n<\/strong>non tutte le immagini sono tratte dal saggio\u00a0..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Note<\/span><\/strong><br \/>\n135 Bartoloni 2000, Mache, p. 86<br \/>\n136 Bartoloni 2000, p. 87<br \/>\n137 Bartoloni 2000, p. 89<br \/>\n138 Bartoloni 1991, pp. 11-12<br \/>\n139 Sacra Bibbia, Genesi, 8, pp. 512<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA PERIODO: ETA&#8217; DEL FERRO AREA: DIDATTICA parole chiave: Navicelle sarde, nuragici Quale era la tipologia delle navi da guerra e quelle da carico? L&#8217;annoso problema destato dall\u2019individuazione della tipologia delle navi nuragiche ha provocato l&#8217;interesse di studiosi dei pi\u00f9 differenti campi disciplinari. 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