{"id":125378,"date":"2026-05-18T00:02:00","date_gmt":"2026-05-17T22:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=125378"},"modified":"2026-05-07T16:26:48","modified_gmt":"2026-05-07T14:26:48","slug":"considerazioni-sugli-aspetti-formali-e-simbolici-sulle-navicelle-nuragiche-di-pierluigi-montalbano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/125378","title":{"rendered":"Considerazioni sugli aspetti formali e simbolici sulle navicelle nuragiche di Pierluigi Montalbano"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #008000;\"><strong>ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>PERIODO: XXI SECOLO<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>AREA: SARDEGNA<\/strong><\/span><br \/>\nparole chiave: Navicelle nuragiche<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">2.8 Considerazioni sugli aspetti formali e simbolici<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nE\u2019 evidente che gli artigiani tendevano a creare un oggetto che riproducesse la forma di un&#8217;imbarcazione ed \u00e8 opportuno tenere presente l&#8217;esistenza di tre categorie fondamentali di modelli: vere e proprie riproduzioni di navi; oggetti d\u2019uso nei quali l\u2019aspetto naviforme ha un semplice scopo decorativo; prodotti simbolici di uso cultuale, specie in contesti funerari, legati al concetto del viaggio nell&#8217;oltretomba. L&#8217;identificazione delle navicelle come doni votivi \u00e8 strettamente dipendente dal contesto di rinvenimento, anche se a volte si \u00e8 abusato nell\u2019attribuire alla sfera votiva gli oggetti di cui non si riusciva a individuare la funzione. Il dono votivo pu\u00f2 essere un atto di gratitudine alla divinit\u00e0 da parte di un uomo di mare per lo scampato pericolo. Il rinvenimento di questi modellini in contesti domestici, fa pensare a un loro uso nel quotidiano: oggetti votivi, lampade, simboli di prestigio. Votivo significa \u201cofferto alla divinit\u00e0\u201d, e come tale pu\u00f2 ben indicare un oggetto che ha una funzione pratica: una lucerna a forma di navicella pu\u00f2 avere anche un uso pratico. Il ritrovamento in diversi contesti, in ripostigli, in tombe e in pozzi sacri, dimostra che il bene era prezioso sia nella vita che nella morte.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-127795\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Navicelle-sarde-Montalbano.png\" alt=\"\" width=\"1072\" height=\"1335\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Navicelle-sarde-Montalbano.png 790w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Navicelle-sarde-Montalbano-241x300.png 241w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Navicelle-sarde-Montalbano-768x957.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1072px) 100vw, 1072px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il valore religioso, oltre che dalla collocazione nei luoghi sacri, era messo in rilievo dalla valenza di ex-voto di particolare prestigio e importanza, ed all&#8217;utilizzazione della navicella come lucerna votiva adoperata nell&#8217;illuminazione degli ambienti bui, all&#8217;interno di santuari e sacelli, poggiata su un piano o sospesa per mezzo dell\u2019appiccagnolo. La funzione di lucerna votiva \u00e8 ipotizzabile sulla base del confronto con un&#8217;analoga classe di manufatti realizzati in ceramica. Gli elementi pi\u00f9 significativi di confronto giungono dai risultati di un&#8217;importante scavo effettuato nel <strong><span style=\"color: #008000;\">nuraghe Su Mulinu<\/span><\/strong> di Villanovafranca. Durante lo scavo del vano \u201ce\u201d in strati databili al Bronzo finale, alla prima et\u00e0 del Ferro e all&#8217;et\u00e0 orientalizzante e arcaica, si rinvennero oltre 500 modellini fittili di navicelle (nota 117). I dati dello scavo, condotto da Ugas nel luglio 1989, e parzialmente editi dallo stesso autore nel 1990, mostrano la maggior parte delle navicelle con una protome generalmente bovina all&#8217;estremit\u00e0 della prua. Il ritrovamento di questi oggetti in un ambiente del nuraghe chiaramente adibito a sacello ribadisce il valore cultuale di queste classi di oggetti che richiamano negli aspetti tipologici le pi\u00f9 preziose navicelle di metallo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al di l\u00e0 di un loro utilizzo in termini funzionali si leggono significati legati a convenzioni simbolico religiose che rispecchiavano valori sociali in relazione con la figura dello status dell&#8217;offerente. La presenza di rappresentazioni animali sul margine di alcuni modellini pu\u00f2 essere interpretata come espressione della volont\u00e0 di accentuare con la ricchezza di elementi figurati il valore e l&#8217;importanza dell&#8217;oggetto. Il ritrovamento di numerose navicelle in aree non cultuali, ripostigli e ambiti insediativi, evidenzia comunque la circolazione e la tesaurizzazione del bene tra membri di rango della comunit\u00e0, prospettando una possibilit\u00e0 della realizzazione dell&#8217;oggetto di pregio e della sua conservazione, non solo in vista del dono alla divinit\u00e0, ma anche con l&#8217;intento di custodire in ambito domestico, privato o comunitario, un manufatto prezioso da riservare eventualmente per pratiche di scambio e dono ma questa ipotesi attualmente non si pu\u00f2 dimostrare. Le navicelle sono nate dall&#8217;osservazione delle imbarcazioni del tempo, lo attestano legature, alte mura, alberi, coffa. Negli esemplari pi\u00f9 ricchi si aggiungono piccole sculture riproducenti animali. Le imbarcazioni attestano quindi un interesse per la navigazione che non poteva mancare in un popolo coinvolto nelle relazioni con l&#8217;esterno e stanziato in una terra insulare che, anche per posizione geografica, si pone al centro di un&#8217;area d\u2019intensi traffici trans-marini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le rimarcate divergenze tipologico-formali che distinguono gli scafi delle navicelle bronzee di et\u00e0 nuragica possono costituire il punto di partenza per un tentativo di classificazione: da un lato abbiamo le navicelle a scafo ellittico-convesso tipo E ed EV, dall&#8217;altro le barchette con scafo del tipo V, che a loro volta mostrano qualche affinit\u00e0 con le navi del tipo C. Le barchette ellittiche presentano spesso protomi prodiere di maggiori dimensioni, le colombelle, le sospensioni ad albero e a semialbero, il gavone prodiero. Gli scafi del tipo V si distinguono, oltre che per la foggia, per la presenza di costolature a rilievo sulle mura, protomi prodiere solitamente piccole, manici a ponte spesso con decorazioni e talora in forma di giogo bovino, peducci di sostegno, l&#8217;assenza di colombella sull&#8217;anello di sospensione e, talvolta, presenza dell&#8217;anellino sul bordo sinistro. Lo scafo cuoriforme del tipo C, presenta anch\u2019esso l&#8217;anellino sinistro e una piccola protome con lungo collo orizzontale. Le differenti forme degli scafi, ma anche il differente gusto decorativo per la foggia delle protomi, per l&#8217;alberatura e per la presenza d\u2019importanti dettagli nautici, deve farci ritenere che proprio gli scafi angolosi del tipo V, pi\u00f9 di quelli ellittici, possono rappresentare vere e proprie riproduzioni d\u2019imbarcazioni d&#8217;uso locale, per brevi spostamenti, di piccolo cabotaggio.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-128299 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Su_mulinu_1.jpg\" alt=\"\" width=\"1920\" height=\"1440\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Su_mulinu_1.jpg 1920w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Su_mulinu_1-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Su_mulinu_1-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Su_mulinu_1-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Su_mulinu_1-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Su_mulinu_1-1200x900.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Nuraghe Su Mulinu a Villanovafranca., 2009 &#8211; Fonte Opera propria &#8211; Autore Aggrucar\u00a0<\/span> <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Su_mulinu_1.jpg\">Su mulinu 1.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Notiamo quindi delle tipologie parallele fra gli scafi, non un unico percorso evolutivo, da semplici scafi cuoriformi alle navicelle pi\u00f9 elaborate, forse una tradizione di barche forestiere, dapprima soltanto osservate, in seguito forse anche imitate dalla cantieristica isolana. Cantieristica che doveva peraltro essere limitata dalla qualit\u00e0 e quantit\u00e0 dei materiali. Mancavano in Sardegna alberi alti fino a 40 metri, come i grandi cedri del Libano, indispensabili per costruire lunghe e solide chiglie, remi, alberature. Si sarebbero potuti utilizzare i pini mediterranei, le querce o i cipressi, anche se il risultato non sarebbe stato paragonabile. Mancava il bitume, che consentiva di calafatare e rendere impermeabili gli scafi, il fasciame, i legni e le pelli; anche per questo materiale si potrebbe pensare a una sostituzione con delle resine naturali, tuttavia il risultato non avrebbe avuto la stessa qualit\u00e0. Mancavano soprattutto terre e isole vicine, a vista, con le quali intessere quella fitta rete di traffici e collegamenti marittimi, non limitati a contatti occasionali o stagionali, che avrebbe potuto trasformare gli antichi uomini di Sardegna da naviganti in navigatori. E navigatori non si nasce: lo si diventa, attrezzando porti, cantieri di costruzione, rimessaggio e manutenzione, elaborando un&#8217;astronomia e una cartografia, lasciando tracce del proprio passaggio nelle testimonianze dei popoli vicini. Ci\u00f2 che lascia perplessi, di fronte a tanta profusione di reperti, \u00e8 la mancanza, nei bronzi, dei mezzi di governo: vele, timoni, remi, scalmi, mostrati invece con tanto rilievo nelle raffigurazioni marinare di altre civilt\u00e0; e poi l&#8217;assenza, nei dipinti ma non nelle sculture, di strumenti di offesa e difesa: rostri, rinforzi, scudi, imprescindibili per la navigazione d&#8217;altura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Armare una nave significava alla lettera dotarla degli armamenti necessari per affrontare coscientemente i pericoli, non sempre e solo naturali, del mare. Tutte le antiche civilt\u00e0 mediterranee conoscevano la nave rostrata, che invece pare assente nei modelli sardi. Occorrer\u00e0 forse allora riconsiderare, fra i due estremi che vogliono le antiche genti sarde ora un popolo di montanari legato alla terra, ora un popolo di temuti dominatori dei mari, il ricco ventaglio delle possibilit\u00e0 intermedie, tra le quali certamente trova luogo anche l&#8217;ipotesi di una cantieristica locale in grado di costruire imbarcazioni adatte per gli spostamenti in acque interne, per il piccolo cabotaggio, per il trasbordo e traghettamento delle merci o, forse, attrezzate per la difesa delle coste. Senza peraltro escludere l&#8217;eventualit\u00e0 di avventurosi viaggi che abbiano visto gli uomini dei nuraghi allontanarsi su navi di tal fatta dal continente Sardegna, con quella frequenza e quella regolarit\u00e0 che le possono stimolare lo sviluppo delle arti e delle tecniche marinaresche. Arti e tecniche che, nelle testimonianze archeologiche fino ad oggi esaminate, sono solo in piccola misura attestate e significate. Resta aperta l\u2019ipotesi che le navi pi\u00f9 grandi fossero costruite in vari cantieri del Mediterraneo, con maestranze provenienti da tutto il Mediterraneo e, soprattutto, con gli alti fusti del Libano e i vari materiali occorrenti, opportunamente scambiati con altre merci. Un anticipo, dunque, di quella globalizzazione di merci e uomini alla quale assistiamo nei nostri giorni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Personalmente ipotizzo che il committente volesse racchiudere nella navicella un simbolismo fortissimo. Desiderava dimostrare la sua conoscenza e il relativo dominio sui 4 elementi del cosmo: terra, aria, acqua e fuoco. La terra con la riproduzione di nuraghi e animali; l\u2019aria con gli uccelli e la colombella, simboli di sole e luna; l\u2019acqua con lo scafo e il fuoco con il processo di fusione del bronzo. Se ipotizziamo l\u2019uso come lucerne si aggiunge un altro fattore: lo stoppino acceso si troverebbe a poppa, costituendo il quarto punto cardinale a formare nord (colombella), sud (scafo), ovest (protome), est (fiamma). Una vera e propria cosmografia racchiusa in un unico oggetto prezioso.<br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">Pierluigi Montalbano <span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><br \/>\nestratto dal saggio <\/span><strong><span style=\"color: #008000;\"><em><a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/www.academia.edu\/3370753\/Sardegna_Le_navicelle_bronzee_nuragiche?email_work_card=view-paper\">Sardegna: Le navicelle bronzee nuragiche<\/a><\/em> Capitolo II Forma, funzione e diffusione delle navicelle bronzee nuragiche <\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\">non tutte le immagini sono tratte dal saggio<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 16px;\"><span style=\"color: #008000;\"><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a> <span style=\"color: #ffffff;\">.<br \/>\n.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini presenti possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e la fonte o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo <span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\"><b>.<\/b><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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