{"id":125026,"date":"2026-04-18T00:02:00","date_gmt":"2026-04-17T22:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=125026"},"modified":"2026-04-18T08:35:08","modified_gmt":"2026-04-18T06:35:08","slug":"studiare-le-onde-dallo-spazio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/125026","title":{"rendered":"Studiare le onde degli oceani dallo spazio"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-8 maxbutton maxbutton-livello-2\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello medio<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: OCEANOGRAFIA<br \/>\n<\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<br \/>\n<\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<br \/>\n<\/span><\/strong>parole chiave: onde marine, fenomeni estremi<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo le recenti tempeste mediterranee che hanno colpito le regioni meridionali italiane, una domanda ricorrente \u00e8 stata: sar\u00e0 possibile in futuro prevedere l&#8217;impatto di questi fenomeni eccezionali sulle coste? La risposta viene dallo spazio. Come abbiamo raccontato in precedenti articoli,\u00a0 i satelliti sono utilizzati per osservare i cambiamenti degli l&#8217;oceano fin dagli anni &#8217;70. In particolare, voglio ricordare il <strong><span style=\"color: #008000;\">programma europeo di osservazione della Terra Copernicus<\/span><\/strong> che utilizza i dati dei satelliti <strong><span style=\"color: #008000;\">Sentinel,<\/span><\/strong> contribuendo ad oltre 30 missioni di organizzazioni europee e internazionali per fornire servizi tematici anche marini come il <strong><span style=\"color: #008000;\">Copernicus Marine Service <\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\">che <\/span>si avvale di una serie di strumenti sofisticati tra cui<strong><span style=\"color: #008000;\">\u00a0spettro-radiometri<\/span><\/strong>, impiegati per misurare la luce emessa da una sorgente luminosa. Essi vengono impiegati da Copernicus per monitorare l&#8217;atmosfera, gli oceani e la superficie terrestre in un ampio spettro di lunghezze d&#8217;onda che vanno dal visibile al vicino infrarosso. I dati di interesse per lo studio degli oceani includono il contenuto di clorofilla superficiale (per valutare fenomeni di eutrofizzazione), l&#8217;andamento delle temperature della superficie del mare e la copertura dei ghiacci marini. In particolare i spettrometri ad <strong><span style=\"color: #008000;\">infrarossi<\/span><\/strong> utilizzano le bande della luce infrarossa per misurare la radiazione riflessa dalle superfici e quindi stimare la temperatura superficiale del mare mentre quelli a <strong><span style=\"color: #008000;\">microonde<\/span><\/strong> possono misurare l&#8217;energia emessa a lunghezze d&#8217;onda millimetriche o centimetriche, ovvero le microonde, per misurare i profili verticali di importanti grandezze meteorologiche, come il profilo verticale della temperatura e dell&#8217;umidit\u00e0, e la quantit\u00e0 di vapore acqueo nella colonna. Il loro impiego sugli oceani consente di valutare il contenuto di acqua atmosferica (vapore e liquido), i tassi di pioggia, la concentrazione di ghiaccio marino, la temperatura della superficie del mare e la salinit\u00e0.<br \/>\nInoltre sono provvisti di:<br \/>\n&#8211; <strong><span style=\"color: #008000;\">altimetri satellitari<\/span><\/strong> in grado di effettuare una misurazione globale della topografia della superficie, misurando il tempo impiegato da un breve impulso elettromagnetico inviato dal satellite per raggiungere la superficie terrestre e tornare indietro dopo essere stato riflesso dalla superficie. Essi permettono di valutare la velocit\u00e0 del vento superficiale dell&#8217;oceano e l&#8217;altezza delle onde.<br \/>\n&#8211; <strong><span style=\"color: #008000;\">scatterometri satellitari, <\/span><\/strong>sensori radar utilizzati per misurare sia l&#8217;effetto di diffusione prodotto durante la scansione della superficie terrestre misurando la velocit\u00e0 e la direzione del vento vicino alla superficie dell&#8217;oceano, sia le precipitazioni e la concentrazione dei ghiacci marini.<br \/>\n&#8211; <strong><span style=\"color: #008000;\">radar ad apertura sintetica (SAR)<\/span><\/strong> che consentono di\u00a0 creare immagini bidimensionali o tridimensionali della superficie terrestre con una grande risoluzione spaziale (superiore ai comuni radar) che possono essere usati per valutare le onde superficiali marine.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-127394\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Aegean_waters_whitening_due_to_sunglint_and_strong_winds_Copernicus.jpg\" alt=\"\" width=\"1067\" height=\"674\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Aegean_waters_whitening_due_to_sunglint_and_strong_winds_Copernicus.jpg 640w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Aegean_waters_whitening_due_to_sunglint_and_strong_winds_Copernicus-300x189.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 1067px) 100vw, 1067px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi strumenti sono i principali strumenti operativi attualmente utilizzati da Copernicus <strong>\u00a0<\/strong>che si avvale di un numero sempre maggiore di osservazioni satellitari, a fini climatologici, di rianalisi e di validazione, provenienti da missioni passate ma anche di satelliti che\u00a0 forniscono dati in tempo reale. Di fatto questa simbiosi informativa ha consentito negli ultimi quarant&#8217;anni di confrontare le informazioni provenienti da diversi satelliti, calibrati con quelli raccolti dalla rete globale di boe oceanografiche distribuite nell\u2019oceano. Quello che \u00e8 emerso \u00e8 che dal 1985 la velocit\u00e0 media del vento oceanico nella maggior parte del mondo \u00e8 aumentata di un valore compreso tra un centimetro a due centimetri al secondo (circa 0,03 nodi) portando localmente ad un aumento trascurabile, se non nel caso di onde eccezionali, dell\u2019altezza delle onde.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-88945\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/animazione-variazioni-temperature-del-mare-_pog05_sst_1997_1998-copernicus.gif\" alt=\"\" width=\"1007\" height=\"591\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In contemporanea, l&#8217;aumento delle temperature marine ha favorito la frequenza e l&#8217;aumento dell\u2019intensit\u00e0 delle tempeste, con casi sempre pi\u00f9 frequenti di formazione di onde estreme. Queste, avvicinandosi alla costa, a causa dell&#8217;interazione con i bassi fondali, modificano la loro forma, causando danni significativi alle infrastrutture umane. L&#8217;energia che si abbatte sulla costa trasporta i sedimenti sciolti (ghiaie e rocce) rocciosi ad una certa distanza nell\u2019entroterra, trascinando rovinosamente tutto ci\u00f2 che incontrano sul loro cammino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Agenzia Spaziale Europea (ESA)<\/span><\/strong>, grazie ai satelliti, \u00e8 stato possibile comprendere globalmente come le onde si muovono ed evolvono sugli oceani. Grazie a costellazioni di satelliti, come il programma europeo Copernicus, \u00e8 oggi possibile monitorare costantemente la Terra, fornendo dati cruciali per la scienza climatica, la meteorologia e la navigazione, grazie a sensori che misurano temperatura, altitudine, correnti e formazioni biologiche marine, valutando ad esempio le aree di eutrofizzazione.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-127398\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Surface_Water_and_Ocean_Topography_SWOT_for_hyperwall_SVS31198_-_SWOT_title.jpg\" alt=\"\" width=\"1065\" height=\"599\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Surface_Water_and_Ocean_Topography_SWOT_for_hyperwall_SVS31198_-_SWOT_title.jpg 640w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Surface_Water_and_Ocean_Topography_SWOT_for_hyperwall_SVS31198_-_SWOT_title-300x169.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 1065px) 100vw, 1065px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornando alle onde anomale oceaniche, i modelli matematici, costruiti sulla base dei dati raccolti tramite i satelliti, mostrano che le onde pi\u00f9 alte degli ultimi 34 anni si sono verificate nel gennaio 2014, quando la tempesta atlantica Hercules produsse onde alte 23 metri che causarono gravi danni dal Marocco all\u2019Irlanda. Lo studio delle variazioni delle onde superficiali tramite satelliti hanno mostrato che le onde lunghe oceaniche si irradiano attraverso gli oceani ben oltre la zona di tempesta, trasportando una quantit\u00e0 enorme di energia che pu\u00f2 essere correlata al periodo delle onde &#8211; inteso come il tempo tra due creste d&#8217;onda &#8211; rivelando la dimensione e la forza delle tempeste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Recentemente un team del <strong><span style=\"color: #008000;\">Laboratorio di Oceanografia Fisica e Spaziale (LOPS)<\/span><\/strong> ha confermato la natura eccezionale delle tempeste nel 2023 e 2024. In un articolo, pubblicato da PNAS, \u00e8 emerso che le onde pi\u00f9 alte si formano al centro di specifiche tempeste ovvero quelle in cui la regione marina con i venti pi\u00f9 forti si muove alla stessa velocit\u00e0 delle onde, accompagnandone la crescita in altezza e lunghezza. Questa energia concentrata dura solo poche ore prima di disperdersi sotto forma di treni d&#8217;onde in tutto l&#8217;oceano. <strong><span style=\"color: #008000;\">Fabrice Ardhuin<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"color: #008000;\">Marine De Carlo<\/span><\/strong> hanno classificato tutte le tempeste dal 1991 al 2024 in base alla loro altezza massima delle onde, sulla base di modelli numerici che avevano previsto onde alte fino a 23 metri (come quelle osservate durante la tempesta Hercules) impiegando i dati di 15 satelliti impiegati per misurare l&#8217;altezza delle onde. Il catalogo ottenuto ha permesso di effettuare un confronto dei dati previsti in pari condizioni dal modello matematico con quelli reali misurati tramite i satelliti (nella stessa posizione e nello stesso momento). Pur non essendoci stata una copertura completa mondiale, si \u00e8 scoperto che per altezze misurate tra i 15 e 18,5 metri, il modello eccedeva in media solo di 0,3 metri.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-127395\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Swot_nominal_orbit.png\" alt=\"\" width=\"1058\" height=\"420\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Swot_nominal_orbit.png 640w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Swot_nominal_orbit-300x119.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 1058px) 100vw, 1058px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La copertura nominale di SWOT durante la sua orbita scientifica di 3 anni ha incluso misurazioni tra 78\u00b0N e 78\u00b0S raccolte in un periodo di 21 giorni. Le mappe mostrano la copertura dopo 3 giorni (a sinistra) e dopo l&#8217;intero ciclo di 21 giorni (al centro). Il colore sulle mappe rappresenta le correnti superficiali modellate per ciascuna traiettoria, con la velocit\u00e0 geostrofica superficiale mostrata in metri al secondo. Il numero di osservazioni a una data latitudine durante il periodo di ripetizione di 21 giorni (prendendo come esempio la latitudine settentrionale) \u00e8 mostrato all&#8217;estrema destra. &#8211; credito NASA<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Analizzando i dati del satellite <strong><span style=\"color: #008000;\">SWOT (Surface Water and Ocean Topography)<\/span><\/strong>, raccolti il 21 dicembre 2024 durante il picco della <strong><span style=\"color: #008000;\">tempesta Eddie<\/span><\/strong>, considerata la pi\u00f9 grande tempesta in termini di altezza media &#8211; con onde di quasi 20 metri in mare aperto &#8211; il team \u00e8 riuscito a monitorarne l\u2019andamento scoprendo che, tra il 21 dicembre 2024 e il 6 gennaio 2025, si irradi\u00f2 su oltre 24.000 km di oceano, dal Pacifico settentrionale attraverso il Passaggio di Drake fino all\u2019Atlantico tropicale. Un risultato straordinario ottenuto grazie ai satelliti che monitorano costantemente gli oceani fornendoci i dati\u00a0 necessari per creare modelli di previsione sempre pi\u00f9 attendibili.<\/p>\n<p>Per concluder, sebbene i modelli siano ancora perfettibili, i dati satellitari ci\u00a0 consentono oggi di poter prevedere gli effetti del moto ondoso sulle linee costiere in concomitanza delle tempeste eccezionali aiutandoci a proteggere le comunit\u00e0 costiere e le infrastrutture marittime. Aumentando la mole dei dati raccolti sar\u00e0 possibile ottenere modelli matematici sempre pi\u00f9 precisi a servizio dell&#8217;Umanit\u00e0.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Vincenzo Popio<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #008000; font-size: 20px;\"><strong>Riferimento<\/strong><\/span><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.umr-lops.fr\/en\/\">Laboratory for Ocean Physics and Satellite remote sensing<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/marine.copernicus.eu\/it\/explainers\/operational-oceanography\/monitoring-forecasting\/satellites\">Osservare l&#8217;oceano con i satelliti | CMEMS<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini presenti possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e la fonte o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: OCEANOGRAFIA PERIODO: XXI SECOLO AREA: DIDATTICA parole chiave: onde marine, fenomeni estremi . Dopo le recenti tempeste mediterranee che hanno colpito le regioni meridionali italiane, una domanda ricorrente \u00e8 stata: sar\u00e0 possibile in futuro prevedere l&#8217;impatto di questi fenomeni eccezionali sulle coste? La risposta viene dallo spazio. 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