{"id":124886,"date":"2026-02-24T00:02:00","date_gmt":"2026-02-23T23:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=124886"},"modified":"2026-03-25T18:48:15","modified_gmt":"2026-03-25T17:48:15","slug":"gli-arsenali-e-la-flotta-parte-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/124886","title":{"rendered":"I Normanni e il mare: notazioni sulla flotta, sugli arsenali e sulle battaglie: la flotta &#8211; parte III"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 11<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE E MARITTIMA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000\">PERIODO: X SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Normanni<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #ffffff\">.<\/span><br \/>\nPer quanto concerne le tipologie di imbarcazioni presenti nella flotta normanna, nonostante le fonti offrano informazioni poco dettagliate e spesso termini generici 30, si distinguono tra le navi da guerra: le liburne e le galee.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La <strong><span style=\"color: #008000\">liburna<\/span><\/strong> 31 era un tipo di nave da guerra del tardo impero romano, molto agile, proveniente dal popolo dei Liburni, abitanti della Dalmazia meridionale. Da essa deriv\u00f2 il dromone, ovvero la principale nave bizantina, nata tra il IV e il V secolo circa, che ne conserv\u00f2 le caratteristiche essenziali. Pertanto, per descrivere la liburna, occorre rifarsi al <strong><span style=\"color: #008000\">dromone<\/span><\/strong>, anch\u2019esso citato nelle fonti normanne 32, la cui struttura venne descritta dettagliatamente dall\u2019imperatore bizantino <strong><span style=\"color: #008000\">Leone VI, detto il Filosofo <\/span><\/strong>o anche <strong><span style=\"color: #008000\">il Saggio (866-912)<\/span><\/strong>, nei <strong><span style=\"color: #008000\">Tactica<\/span><\/strong>, la sua opera sulla strategia militare 33. La nave in questione era lunga circa 40 metri e larga circa 7, la cui chiglia era generalmente in legno di quercia, mentre il fasciame era composto da tavole in legno di pino o faggio. L\u2019impermeabilizzazione era data dal \u00ab<strong><span style=\"color: #008000\">calafataggio<\/span><\/strong>\u00bb, imbevendo di pece fibre di canapa o stoppa e inserendole tra il fasciame. La propulsione, invece, poteva avvenire sia a remi sia a vela. Il dromone pi\u00f9 diffuso era una nave bireme, cio\u00e8 dotata di due file sovrapposte di remi su ciascun fianco, generalmente con 25 banchi di voga per fila, e poteva contenere circa 200 uomini, tra ciurma, soldati pronti per il combattimento, il capitano e gli altri ufficiali che permanevano sul ponte di coperta 34.<br \/>\nQuando il vento era favorevole si procedeva navigando a vela, fissata alle estremit\u00e0 dell\u2019albero centrale. Essa poteva essere rettangolare, anche detta \u00aballa quadra\u00bb, oppure triangolare \u00aballa latina\u00bb (in realt\u00e0 corruzione linguistica dell\u2019espressione \u00aballa trina\u00bb), pi\u00f9 capaci di stringere il vento 35. La direzione della rotta veniva data, in mancanza di un timone vero e proprio, da due pale disposte obliquamente sui fianchi della poppa, azionate mediante cordami o cavicchi 36. A causa della conformazione lunga e stretta, inoltre, a bordo non c\u2019era spazio per immagazzinare grosse riserve di cibo e acqua, pertanto non permetteva una lunga permanenza a largo 37. Il <strong><span style=\"color: #008000\">dromone<\/span><\/strong>, rispetto alla <strong><span style=\"color: #008000\">liburna<\/span><\/strong>, aveva le fiancate pi\u00f9 basse e l\u2019assenza dello <strong><span style=\"color: #008000\">sperone subacqueo<\/span><\/strong>, cio\u00e8 il tipico <strong><span style=\"color: #008000\">rostro romano<\/span><\/strong> 38 (fig. 3).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-125702\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Screenshot-2026-02-16-205521-e1771271830419.png\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"530\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La <strong><span style=\"color: #008000\">galea<\/span><\/strong> 39 soppiant\u00f2 lentamente il dromone a partire dal XII secolo. Imbarcazione di origine bizantina, essa era adatta per le ricognizioni costiere e per le operazioni militari. Dal punto di vista morfologico, era caratterizzata da una lunghezza che variava tra i 40 e i 45 metri, come il dromone ma, rispetto a quest\u2019ultimo, anche da una sottigliezza di circa 5 metri, risultando snella e veloce proprio come un pesce (galeos, in greco significa pesce spada). Lo scafo, inoltre, aveva bordi bassi ed era privo di ponte di copertura per quasi l\u2019intera lunghezza, eccettuate solo le zone estreme della poppa e della prua. Ci\u00f2, da un lato, alleggeriva la nave, dall\u2019altro costringeva gli uomini a stare perennemente allo scoperto e ad agire in uno spazio molto angusto. A poppa trovavano posto l\u2019alloggio degli ufficiali e il ponte di comando, mentre la prua era munita di un lungo sperone non subacqueo, come invece era il rostro delle navi romane, ma sporgente fuori dall\u2019acqua, sulla stessa linea del bordo, al fine di frantumare, durante uno scontro navale, prima i remi del nemico e poi lo scafo 40. La propulsione, come per il dromone, era realizzata sia a remi che a vela. La galea era munita di un solo ordine di remi, di norma con 25 banchi di voga su ciascun lato, dove trovavano posto, per ogni banco, due persone, necessarie per manovrare remi di otto metri di lunghezza e del peso di circa sessanta chili 41 . L\u2019uso dei remi rimaneva indispensabile per le manovre nei porti, nei combattimenti singoli e nelle battaglie navali di grandi flotte militari 42. Lungo i fianchi dell\u2019imbarcazione, inoltre, si trovava il cosiddetto <span style=\"color: #008000\">posticcio<\/span>, cio\u00e8 un telaio rettangolare leggermente aggettante fuori bordo, che fungeva sia da alloggiamento degli scalmi, cui erano assicurati tutti i remi del <strong><span style=\"color: #008000\">palamento<\/span><\/strong>, sia, in assetto di guerra, da camminamento per la guardia armata: in questo caso, veniva protetto con pelli o scudi, che difendevano gli uomini dai colpi nemici durante la fase dell\u2019abbordaggio. Inoltre, sulle cime degli alberi erano predisposte le \u00ab<strong><span style=\"color: #008000\">coffe<\/span><\/strong>\u00bb, piattaforme semicircolari dotate di ringhiera, utili sia durante i combattimenti sia come punti di osservazione per le vedette 43.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se manovrabilit\u00e0 e velocit\u00e0 ne costituivano i pregi, la galea aveva di contro una limitata capacit\u00e0 di carico, rendendola inadeguata a traversate oceaniche: la forma stretta e lunga dello scafo, considerato il numero dei passeggeri, doveva limitare fortemente l\u2019ingombro dei banchi e delle scorte alimentari tali per un periodo di tempo troppo lungo 44. Inoltre, sotto la linea di galleggiamento, la galea presentava un pescaggio poco profondo: se da un lato costituiva un vantaggio per approdi in baie con fondali bassi e per tagliare velocemente tranquille superfici marine, dall\u2019altro creava problemi in condizioni di mare grosso, limitandone l\u2019uso in mare aperto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><span style=\"color: #008000\">Tra le navi da guerra figuravano nella flotta normanna anche altre tipologie:<\/span><\/strong><br \/>\n\u2013 la <strong><span style=\"color: #008000\">saetta<\/span><\/strong>: una nave a remi, piccola e sottile, con un solo rematore per banco, molto veloce, adatta, durante le battaglie, per le comunicazioni rapide e per i servizi di spionaggio 45.<br \/>\n\u2013 la <strong><span style=\"color: #008000\">galea trireme<\/span><\/strong>: un tipo di imbarcazione diversa dall\u2019omonima romana 46. Era in sostanza una galea in cui ogni banco di voga era dotato di tre remi, anzich\u00e9 di uno solo, manovrati da altrettanti uomini, seduti l\u2019uno accanto all\u2019altro sullo stesso scanno. Al tal fine, gli scalmi dei remi corrispondenti a ciascun banco venivano ravvicinati, raggruppati, appunto a tre a tre. La <strong><span style=\"color: #008000\">trireme<\/span><\/strong>, infine, in quanto galea, era munita di rostro dalla parte della prua, mentre a poppa era presente lo stesso doppio timone dei dromoni 47.<br \/>\n\u2013 il <strong><span style=\"color: #008000\">gatto<\/span><\/strong>, citato per la prima volta da Amato di Montecassino 48, era una nave di cui non si conoscono le precise caratteristiche strutturali, ma \u00e8 molto probabile fosse a met\u00e0 strada tra una nave da guerra e una nave da carico 49 e che fungesse da sostegno e da rifornimento per le navi pi\u00f9 veloci. Infatti, il gatto doveva avere un aspetto pi\u00f9 tozzo e panciuto, la propulsione sia a vela che a remi, ma in numero ridotto per risparmiare spazio. Esso era destinato, al trasporto di materiali quali cibo, acqua, armi di scorta ma soprattutto i cavalli 50.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><span style=\"color: #008000\">Infatti, per i Normanni era fondamentale trasportare in nave le cavalcature da guerra, determinanti per la riuscita dell\u2019attacco frontale.<\/span> <\/strong>A tal fine erano indispensabili attrezzi specifici, come montacarichi e sottopancia, affinch\u00e9 gli animali non si ferissero con urti violenti durante la traversata. \u00c8 ipotizzabile che essi conoscessero una forma primitiva dei cosiddetti uscieri, ovvero imbarcazioni con grandi portelli aperti poco sopra la linea di galleggiamento, per facilitare l\u2019imbarco e lo sbarco, diffusisi nel Mediterraneo a partire dal tardo XII secolo 51. Una volta a bordo, gli equini venivano ospitati in strutture progettate appositamente per tenerli sospesi con delle cinghie e in queste condizioni, gli animali potevano ferirsi anche gravemente (fig.4).<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-125703\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Screenshot-2026-02-16-205607-e1771271891892.png\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"599\"><br \/>\nIn mancanza di queste strutture, i fianchi bassi delle galee rendevano agevole lo sbarco degli animali direttamente sulle banchine, o transitando su semplici passerelle, oppure saltando direttamente nelle acque basse, in modo simile a quello illustrato nell\u2019<strong><span style=\"color: #008000\">Arazzo di Bayeux<\/span><\/strong> 52. In casi eccezionali si arrivava addirittura a modificare la morfologia degli approdi: conquistata Bari, il <strong><span style=\"color: #008000\">Guiscardo<\/span><\/strong> si ferm\u00f2 per due mesi a Otranto, dove fece tagliare un monte per facilitare la discesa a mare e l\u2019imbarco dei cavalli sulle navi 53.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia, a bordo rimaneva il problema dello spazio disponibile. Esso limitava fortemente il numero degli animali trasportabili, che non doveva superare la ventina 54, i quali, a loro volta, potevano compro-mettere la stabilit\u00e0 delle imbarcazioni nel corso della navigazione. Infatti, al rientro dalla prima spedizione siciliana, i soldati di <strong><span style=\"color: #008000\">Ruggero I<\/span><\/strong> furono costretti a uccidere parte delle loro cavalcature perch\u00e9 con il mare grosso c\u2019era il rischio che esse rendessero difficoltoso il viaggio o che lo ritardassero 55.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><span style=\"color: #008000\">Fine Parte III \u2013 continua<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><span style=\"color: #008000\">Giovanni Coppola<\/span><\/strong><\/p>\n<p>Il presente studio di Giovanni Coppola \u00e8 tratto da \u201c<a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/28763003\/I_Normanni_e_il_mare_Notazioni_sulla_flotta_sugli_arsenali_e_sulle_battaglie?email_work_card=title\">Il potere dell\u2019arte nel Medioevo &#8211; Studi in onore di Mario D\u2019Onofrio<\/a>\u201d a cura di Manuela Gianandrea, Francesco Gangemi e Carlo Costantini<\/p>\n<p><strong><span style=\"font-size: 20px;color: #008000\">Note<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">30 Cohn, Die Geschichte&#8230;, pp. 87-88.<br \/>\n31 Roberto il Guiscardo parte alla volta di Durazzo nel 1081: \u00abdecies et quinque liburnis Adria sulcatur\u00bb. Guglielmo di Puglia, La geste&#8230;, IV, vv. 200-201, p. 214. Le truppe di Ruggero II si allontanano dalla costa amalfitana in cerca di bottino \u00abcum liburnis quattuor\u00bb: Cfr. Alessandro di Telese, Alexandri Telesini abbatis Ystoria Rogerii regis Sicilie, Calabrie et Apulie, in L. De Nava &#8211; D. Clementi (a cura di), Roma 1991, 112, III, 24, p. 71 (Fonti per la Storia d\u2019Italia).<br \/>\n32 Goffredo Malaterra racconta che durante le prime mosse della conquista siciliana: \u00ab<strong><em><span style=\"color: #008000\">Nostri denique tantum modo germundos et galeas (&#8230;) habebant<\/span><\/em><\/strong>\u00bb. Cfr. Goffredo Malaterra, De rebus gestis&#8230;, II, 8, pp. 31-32. Secondo M. Amari, i Germundos di cui parla Malaterra sarebbero la lezione erronea di Dermundos che \u00e8 a sua volta la corruzione di Dromone. Cfr. M. Amari, Storia dei Musulmani di Sicilia, Firenze 1868, III, 2, p. 66. Alberto di Aquisgrana, invece, nella sua Historia Ierosolimitana, racconta a proposito di Adelaide del Vasto, terza moglie di Ruggero I il Gran Conte e sposa in seconde nozze di Baldovino I re di Gerusalemme, che al momento di partire per la Terra Santa nel 1113 \u00ab<strong><em><span style=\"color: #008000\">fuerunt ei duo dromones triremes<\/span><\/em><\/strong>\u00bb: Albert of Aachen, Historia Ierosolimitana. History of the Journey to Jerusalem, a cura di S.B. Edgington, Oxford 2007, XII, cap. 13, p. 842. Per la storia di Adelaide si veda: Chalandon, Storia della dominazione&#8230;, I, 14, pp. 412-422.<br \/>\n33 Cfr. J. H. Pryor &#8211; E. M. Jeffreys, The Age of the Dromon: the Byzantine Navy ca 500-1204, Leida-Boston 2006.<br \/>\n34 Cohn, Die Geschichte&#8230;, pp. 89-91; Bragadin, Le navi&#8230;, pp. 392-395.<br \/>\n35 Ibidem, pp. 394-395; Tangheroni, Commercio e navigazione&#8230;, pp. 187-189. Le forme miste di velatura, cio\u00e8 combinazione dell\u2019uso di vele quadre e vele triangolari, fu introdotta solo a partire dal XIII secolo: l\u2019albero maestro portava una grossa vela quadra, mentre l\u2019albero di bompresso (anteriore) e quello di mezzana (posteriore) la vela triangolare. Tutto ci\u00f2, ovviamente, consent\u00ec una maggiore manovrabilit\u00e0 e adattabilit\u00e0 ai repentini cambiamenti di tempo anche con un numero ridotto di equipaggio.<br \/>\n36 Solo nel XIII secolo cominci\u00f2 ad essere adottato il timone che usiamo ancora oggi, formato da una sola pala verticale, incernierata sul filo della poppa e governata mediante una sovrastante barra orizzontale. Questo nuovo timone giunse nel Mediterraneo attraverso gli arabi. Cfr. Bragadin, Le navi&#8230;, pp. 394-395.<br \/>\n37 Tra gli altri consigli forniti dal trattato di Leone VI per una serena permanenza in ma- re, oltre a un buon rifornimento d\u2019acqua, c\u2019era quello di non dimenticare timoni e remi di ri- serva, cime, tavole di legno, corda da miccia, pece e catrame, ovvero tutti quegli accorgimenti necessari per le riparazioni di una nave, come asce, trivelle e seghe.<br \/>\n38 Bragadin, Le navi&#8230;, pp. 392-393.<br \/>\n39 Nelle operazioni di ricognizione dello stretto di Messina nel 1060, il Guiscardo utilizz\u00f2 \u00ab<strong><em><span style=\"color: #008000\">gal\u00e9ez subtilissime et molt velocissime<\/span><\/em><\/strong>\u00bb. Cfr. Amato di Montecassino, Storia de\u2019 Normanni&#8230;, V, 14, p. 235. Durante l\u2019assedio di Bari, tra il 1068 e il 1071, la citt\u00e0 mand\u00f2 un suo rappresentante a chiedere aiuto all\u2019Imperatore bizantino: \u00ab<strong><em><span style=\"color: #008000\">Et lo Duc sot que Besantie retornoit, m\u00e9s non sot que retornoit o plus de nefs. Et manda troiz gal\u00e9es pour lo prendre; de liquel gal\u00e9e furent prise dui de Bisantie, e la tierce torna \u00e0 lo Duc\u2019<\/span><\/em><\/strong>\u00bb. Cfr. Ivi, V, 27, p. 250. Dopo la presa di Bari, il Guiscardo spedisce la sua flotta in Sicilia nel luglio del 1071. Da Messina si diresse verso Palermo, salendo su una galea: \u00abet lo Duc Robert, (&#8230;), estoit salli en la gal\u00e8e; laquelle estoit acompaingni\u00e9 de x gat et xi autres nez\u00bb. Ivi, VI, 14, p. 277. Per l\u2019assedio di Trapani il Guiscardo si serv\u00ec di \u00absplendentes galeas\u00bb. Cfr. Goffredo Malaterra, De rebus ge- stis&#8230;, III, 11, pp. 62-63. In et\u00e0 Ruggeriana le menzioni nelle fonti si fanno pi\u00f9 frequenti. Ad esempio, Al Nuwayri, scrittore musulmano, racconta che Ruggero II mand\u00f2 in aiuto a Raf\u00ec ibn Makan, della trib\u00f9 berbera di Dahm\u00e2n, 24 galee, a Gab\u00e9s, in Tunisia. Cfr. An Nuwayri, Biblioteca arabo-sicula, a cura di M. Amari, Torino-Roma 1880, cap. 48, ad annum 511 (5 maggio 1117-23 aprile 1118), p. 184; Amari, Storia&#8230;, III, 2, p. 370. Nel 1147, Ruggero part\u00ec alla volta del Nord Africa con 250 galee. Cfr. Ibn Al Atir, Biblioteca arabo-sicula&#8230;, cap. 35, ad annum 543 (22 maggio 1148-10 maggio 1149) pp. 119-121.<br \/>\n40 Bragadin, Le navi&#8230;, pp. 398-399; Cohn, Die Geschichte&#8230;, pp. 92-95; R. H. Dolly, The Warships of the Later Roman Empire, in \u201cJournal of Roman Studies\u201d, 38, 1948, pp. 47-53; D. P. Waley, Combined Operations in Sicily, A.D. 1060-78, in \u201cPapers of the British School at Rome\u201d, 9, 1954, pp. 118-125.<br \/>\n41 Bragadin, Le navi&#8230;, p. 400.<br \/>\n42 Tangheroni, Commercio e navigazione&#8230;, pp. 196-198.<br \/>\n43 Bragadin, Le navi&#8230;, pp. 400-401.<br \/>\n44 Goffredo Malaterra, De rebus gestis&#8230;, II, 45, p. 52: <strong><em><span style=\"color: #008000\">c<\/span><\/em><em><span style=\"color: #008000\">ommeatibus et caeteris quae expeditioni congruebant apparatis<\/span><\/em><\/strong>; si trattava in genere di botti con vino e acqua, di barili con cibi essiccati o salati, carne e pesce, legumi, sacchi di biscotti, cio\u00e8 pagnotte ben cotte, frutta secca. Solo lo scalo lungo la rotta poteva assicurare derrate fresche: Tangheroni, Commercio e navigazione&#8230;, pp. 237-239.<br \/>\n45 Cohn, Die Geschichte&#8230;, pp. 95-96.<br \/>\n46 Usata contro i Veneziani a Durazzo: Guglielmo di Puglia, La geste &#8230; , V, vv. 156-157, p. 244. A differenza di quella altomedievale, la trireme romana era caratterizzata da tre ordini di remi, uno sull\u2019altro. Cfr. Bragadin, Le navi&#8230;, pp. 400-401.<br \/>\n47 Ibidem.<br \/>\n48 Nel 1061, al momento del primo sbarco in Sicilia, i gatti facevano parte della flotta araba. Cfr. Goffredo Malaterra, De rebus gestis&#8230;, II, 8, pp. 31-32. Durante lo sbarco di Roberto il Guiscardo a Palermo nel 1071, invece, il Duca sal\u00ec su una galea accompagnata da \u00ab<strong><em><span style=\"color: #008000\">x gat et xi autres nez<\/span><\/em><\/strong>\u00bb.Amato di Montecassino, Storia de\u2019 Normanni&#8230;, VI, 14, p. 277. Goffredo Malaterra, racconta che nel 1081, durante la battaglia di Durazzo, i Veneziani incendiarono una nave normanna, \u00ab<strong><em><span style=\"color: #008000\">quam cattum nominant<\/span><\/em><\/strong>\u00bb. Cfr. Goffredo Malaterra, De rebus gestis&#8230;, III, 26, pp. 72-73. Il <strong><span style=\"color: #008000\">cattus<\/span><\/strong> viene menzionato anche da Alberto da Aquisgrana in occasione della Crociata, verso la fine del XII secolo, aggiungendo con ovvia esagerazione che era in grado di trasportare mille uomini: Albert of Aachen, Historia Ierosolimitana&#8230;, XII, 17, p. 849. I gatti vengono nominati anche negli Annales Pisani, nell\u2019anno 1136, al momento del- l\u2019attacco ad Amalfi da parte dei Pisani: \u00ab<strong><em><span style=\"color: #008000\">Rogerius, Sicilie rex, cum septem milia militum et sexaginta galeis et gattis et navibus cum multitudine peditum Salerni permanentes, civitates captas succurrere non audente<\/span><\/em><\/strong>\u00bb. Cfr. B. Marangone, Annales Pisani, in M. Lupo Gentile (a cura di), R.I.S., VI, 2, ad annum 1136, p. 9; C. Manfroni, Storia della marineria italiana, I, Livorno 1897, p. 456; Waley, Combined Operations&#8230;, pp. 120-121.<br \/>\n49 Le navi da carico erano fondamentali per il supporto di una flotta da guerra. Roberto il Guiscardo, nel 1084, contro i Veneziani a Durazzo: \u00abD<strong><em><span style=\"color: #008000\">uxit praeterea naves oneraria quarum\/lex erat, has et equis sumptuque replevit et armi set variis rebus, quas aequoris exigit usus<\/span><\/em><\/strong>\u00bb. Guglielmo di Puglia, La geste&#8230;, V, vv. 147-149, p. 244. Grazie ai ritrovamenti dell\u2019archeologia subacquea, il mare di Marsala ha restituito un relitto arabo-normanno di notevole importanza. Gli studi sono ancora in corso, tuttavia, dal dissabbiamento marino, sono emersi 15 metri di struttura a fasciame, anfore e frammenti di terracotta risalenti al XII secolo. Si tratta probabilmente di una feluca, un\u2019imbarcazione bassa e veloce, utilizzata per la pesca o per il commercio. Cfr. C. Mocchegiani Carpano, Archeologia subacquea. Note di viaggio nell\u2019Italia sommersa, Roma 1986, p. 160.<br \/>\n50 Cohn, Die Geschichte&#8230;, pp. 91-92; Bragadin, Le navi&#8230;, pp. 402-407.<br \/>\n51 Il termine \u00abusciere\u00bb andrebbe ricondotto a \u00abuscio\u00bb, in riferimento ad una sorta di accesso appositamente studiato per farvi accedere i cavalli. Questa tipologia era gi\u00e0 nota agli Arabi nel X secolo e fu sperimentata dalle flotte delle citt\u00e0 marinare italiane a partire dal XII secolo, soprattutto in occasione delle Crociate. Tangheroni, Commercio e navigazione&#8230;, p. 201; Waley, Combined Operations&#8230;, pp. 121-122; J. H. Pryor, Transportation of Horses by Sea during the Era of the Crusades: Eighth Century to 1285 AD. Part II: 1228-1285, in \u201cThe Mariner\u2019s Mirror\u201d, 68, 1982, pp. 103-125.<br \/>\n52 Musset, La Tapisserie&#8230;, scene 39-40, pp. 202-205. Nell\u2019esercito di Guglielmo il Con- quistatore militarono mercenari di diverse etnie: \u00ab<strong><em><span style=\"color: #008000\">Apulus et Calaber, Siculus quibus jacula fervet<\/span><\/em><\/strong>\u00bb. \u00c8 probabile quindi che abbiano istruito il capo Normanno sulle tecniche del trasporto di cavalli sperimentata nel Mezzogiorno. Cfr. Guy di Amiens, De Bello Hastingensi Carmen, a cura di H. Petrie, in Monumenta Historica Britannica, London 1848, p. 861; Waley, Combined Operations&#8230;, pp. 124-125.<br \/>\n53 Goffredo Malaterra, De rebus gestis&#8230;, II, 43, p. 51.<br \/>\n54 Solo per fare un esempio, in occasione della seconda spedizione in Sicilia si menzionano 270 cavalieri distribuiti in 13 navi, dunque circa una ventina su ciascuna imbarcazione: Amato di Montecassino, Storia de\u2019 Normanni&#8230;, V, 15, pp. 235-236.<br \/>\n55 Ivi, V, 10, p. 232.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alcune delle immagini presenti possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e la fonte o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/124875\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/124876\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/124886\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-16 maxbutton maxbutton-parte-iv\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/124877\"><span class='mb-text'>PARTE IV<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-17 maxbutton maxbutton-parte-v\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/124878\"><span class='mb-text'>PARTE V<\/span><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 11<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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