{"id":124878,"date":"2026-03-10T00:02:00","date_gmt":"2026-03-09T23:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=124878"},"modified":"2026-03-25T15:15:53","modified_gmt":"2026-03-25T14:15:53","slug":"la-guerra-anfibia-dei-normanni-di-giovanni-coppola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/124878","title":{"rendered":"I Normanni e il mare: notazioni sulla flotta, sugli arsenali e sulle battaglie: la guerra anfibia &#8211; Parte V"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE E MARITTIMA<br \/>\n<\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: X SECOLO<br \/>\n<\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<br \/>\n<\/span><\/strong>parole chiave: Normanni<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Normanni, abili nell\u2019arte dell\u2019assedio terrestre, non si allontanarono, almeno agli inizi della conquista del Sud Italia, da questa tipologia di attacco anche quando si trattava di citt\u00e0 costiere. Infatti, essi adottarono quello che <strong><span style=\"color: #008000;\">Aldo Settia<\/span><\/strong> ha definito felicemente \u00abblocco anfibio\u00bb, che prevedeva, oltre ai consueti mezzi ossidionali terrestri, l\u2019indispensabile uso della flotta, al fine di impedire, sia dal lato di terra che dal lato del mare, l\u2019arrivo di aiuti e rifornimenti, cos\u00ec da logorare materialmente e psicologicamente gli abitanti per indurli alla resa <strong><span style=\"color: #008000;\">68<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-125819\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Robert_Guiscard.jpg\" alt=\"\" width=\"638\" height=\"671\"><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">moneta d&#8217;oro con l&#8217;effigie di Roberto il Guiscardo &#8211; autore non noto<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Robert_Guiscard.jpg\">Robert Guiscard.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le prime spedizioni navali normanne in Sicilia, che tra il 1060 e il 1061 fruttarono la conquista di Messina, si caratterizzarono per una relativa facilit\u00e0, probabilmente perch\u00e9 in quella circostanza, l\u2019impiego della flotta era servito a traghettare da una riva all\u2019altra le forze di terra <strong><span style=\"color: #008000;\">69<\/span><\/strong>. La conquista della citt\u00e0 comport\u00f2 diversi sbarchi, ognuno dei quali aveva il suo preciso obiettivo, nei quali furono coinvolti sia la flotta di <strong><span style=\"color: #008000;\">Ruggero I<\/span><\/strong> che quella costituita da <strong><span style=\"color: #008000;\">Roberto il Guiscardo<\/span><\/strong> in Puglia, per un totale di cinquantotto navi. Il primo sbarco mir\u00f2 a una perlustrazione delle mura, il secondo ad un raid nella zona nord-est dell\u2019isola e il terzo all\u2019attacco definitivo della citt\u00e0, indebolita da cinque mesi di blocco <strong><span style=\"color: #008000;\">70<\/span><\/strong>. Tali manovre possono essere considerate come un vero e proprio esempio di \u00aboperazioni combinate\u00bb, per l\u2019uso simultaneo di forze terrestri e forze marittime (fig. 5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-125810\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/NAVI-NORMANNE-IN-TRASFERIMENTO-e1771523497564.png\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"340\"><br \/>\nLa stessa tattica fu seguita per la <strong><span style=\"color: #008000;\">conquista di Bari<\/span><\/strong> che, tra il 1068 e il 1071, fu sottoposta ad un assedio incrociato per mare e per terra: nell\u2019agosto del 1068, mentre l\u2019esercito di <strong><span style=\"color: #008000;\">Roberto il Guiscardo<\/span><\/strong> circondava la parte interna del capoluogo pugliese, ponendo il suo accampamento e i suoi uomini all\u2019uscita delle porte, l\u2019ingresso del porto veniva bloccato con una serie di imbarcazioni legate tra loro con catene di ferro, in modo da impedire la fuga o il passaggio di imbarcazioni nemiche <strong><span style=\"color: #008000;\">71<\/span><\/strong>. Intanto, un\u2019altra parte della flotta compiva ricognizioni lungo le coste per intercettare eventuali soccorsi agli assediati. Nonostante queste misure, alcune imbarcazioni baresi riuscirono ad eludere il blocco e a chiedere aiuto a Costantinopoli.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-125818 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Romanus_IV_coin_crop.png\" alt=\"\" width=\"631\" height=\"611\"><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Romano IV Diogene. 1068-1071. AR 1\/3 Miliaresion (13 mm, 0,44 g, 6 h). Zecca di Costantinopoli. Busto a mezzo busto della Theotokos di fronte e orante; barrato M\/\u04e8K-\u04e8\/R\u04e8 sul campo \/ Busto a mezzo busto di Romano di fronte, con corona e loros, che regge la croce patriarcale e il globo crucigero; P\u03c9M\u2019 a destra. Data: XI secolo &#8211; Fonte<\/span><\/strong>&nbsp;<a href=\"http:\/\/cngcoins.com\/Coin.aspx?CoinID=193319\">http:\/\/cngcoins.com\/Coin.aspx?CoinID=193319<\/a> &#8211; <strong><span style=\"color: #008000;\">Autore sconosciuto \/ Fotografia: monete CNG<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Romanus_IV_coin_crop.png\">Romanus IV coin crop.png &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019imperatore Romano <strong><span style=\"color: #008000;\">IV Diogene<\/span><\/strong> invi\u00f2 una flotta capitanata da un condottiero normanno chiamato <strong><span style=\"color: #008000;\">Gocelino<\/span><\/strong>, passato alla parte bizantina. Questi, entrando in citt\u00e0 di notte, si avvicin\u00f2 alle coste baresi con le fiaccole accese, per dare segnale del loro arrivo agli assediati. La flotta normanna, per\u00f2, intercettati i nemici, decise di scontrarsi di notte e, disponendosi in assetto di combattimento, and\u00f2 incontro ai Greci <strong><span style=\"color: #008000;\">72<\/span><\/strong>. La nave di Gocelino venne conquistata con un arrembaggio tanto violento che, nello scontro, perirono circa centocinquanta soldati normanni, annegati sotto il peso delle armature. Tuttavia i Normanni ebbero la meglio e la citt\u00e0 usc\u00ec stremata dalla fame, dopo tre anni di assedio, con il duca Roberto che \u00ab<strong><em><span style=\"color: #008000;\">multum simul et novitate triumphi\/Aequorei gaudet<\/span><\/em><\/strong>\u00bb <strong><span style=\"color: #008000;\">73<\/span><\/strong>. Quest\u2019ultimo infatti, fiducioso della nuova forza marittima, sped\u00ec la sua flotta in Sicilia, alla volta di Palermo, nel luglio del 1071, con l\u2019intento di attaccarla dal mare. Qui, coadiuvato dalla flotta di Ruggero, il duca decise di schierare al largo del porto palermitano su un lato le navi del fratello, sull\u2019altro le proprie, composte da una ciurma di Calabresi, Pugliesi e secondo il cronista Guglielmo di Puglia, anche dei Greci e dei Baresi da poco arruolati <strong><span style=\"color: #008000;\">74<\/span><\/strong>. La flotta palermitana, rafforzata da navi africane, si schier\u00f2 in assetto di combattimento, ricoprendo le navi di feltri rossi, per evitare che i lanci di pietre, di giavellotti o mate- riali incendiari potessero danneggiare le imbarcazioni <strong><span style=\"color: #008000;\">75<\/span><\/strong>. Dopo un\u2019iniziale resistenza da parte musulmana, i Normanni iniziarono ad avere la meglio, riuscendo a catturare e ad affondare alcune navi, mentre la maggior parte fugg\u00ec a colpi di remi. Una volta giunti al porto, i battelli scampati all\u2019assalto normanno furono incatenati in modo tale da formare una barriera, ma solo per breve tempo, in quanto il duca e i suoi riuscirono ad impossessarsene e ad incendiarne la maggior parte. Successivamente, lo scontro si spost\u00f2 sotto le mura e l\u2019esito fu la conquista della citt\u00e0 attraverso l\u2019uso delle scale d\u2019assalto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pertanto, come emerge da questi episodi, le imbarcazioni, unite con catene di ferro, venivano impiegate come preciso strumento ossidionale, alla stessa stregua delle macchine da guerra e dei piantonamenti militari terrestri <strong><span style=\"color: #008000;\">76<\/span><\/strong>. Durante gli scontri navali veri e propri, invece, una volta schierata la flotta in assetto di guerra, le navi nemiche cercavano, avvicinandosi pian piano, di danneggiarsi il pi\u00f9 possibile con le armi da getto, quali pietre, giavellotti, frecce, cartocci di calce viva, spruzzi di olio bollente o di fuoco greco, se si trattava di bizantini. Le pietre pi\u00f9 grosse potevano essere lanciate mediante mangani o altre macchine situate a prua.<br \/>\nUna volta in prossimit\u00e0 delle navi avversarie, balestrieri ed arcieri prendevano posto sui posticci delle galee procedendo nel lancio di proiettili e sostanze incendiarie. A questo punto si tentavano lo speronamento e l\u2019abbordaggio, con il conseguente combattimento corpo a corpo 77. Durante le azioni militari, i vogatori si avvicinavano alle navi nemiche e partecipavano al combattimento insieme agli altri armati, in quanto erano forniti di elmo, corazza e spada, per intervenire all\u2019occorrenza <strong><span style=\"color: #008000;\">78.<\/span><\/strong><br \/>\nLa flotta, inoltre, poteva anche servire per compiere raid costieri che, diffondendo il panico, scoraggiavano ulteriormente l\u2019invio di aiuti da parte delle comunit\u00e0 vicine <strong><span style=\"color: #008000;\">79<\/span><\/strong>, come avvenne a Taormina nel 1079 <strong><span style=\"color: #008000;\">80<\/span><\/strong>, a Siracusa nel 1085<strong><span style=\"color: #008000;\"> 81<\/span><\/strong> e ad Amalfi nel 1131 <strong><span style=\"color: #008000;\">82<\/span><\/strong>. Le spedizioni marittime si moltiplicarono nel corso del XII secolo, soprattutto quando Ruggero II volle intraprendere la conquista del Nord Africa, sfruttando i dissidi interni tra i principi musulmani e la dipendenza di questi ultimi dai rifornimenti di grano siciliano. Con la conquista di Gerba <strong><span style=\"color: #008000;\">83<\/span><\/strong>, nel 1135, l\u2019isola divenne un vero centro di pirateria normanno, da cui partivano gli attacchi e i saccheggi alle navi musulmane, guidati dall\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">ammiraglio Giorgio d\u2019Antiochia<\/span><\/strong>, esperto delle coste d\u2019Ifriqiya.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-125820 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/AMMIRAGLIO-GIORGIO-DI-ANTIOCHIA-Martorana_Palermo_msu2017-0167.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"794\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/AMMIRAGLIO-GIORGIO-DI-ANTIOCHIA-Martorana_Palermo_msu2017-0167.jpg 640w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/AMMIRAGLIO-GIORGIO-DI-ANTIOCHIA-Martorana_Palermo_msu2017-0167-242x300.jpg 242w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Giorgio d&#8217;Antiochia ai piedi della Vergine Maria, un gioiello architettonico che attira numerosi turisti per la sua bellezza e storia millenaria. Fondata nel 1143 da Giorgio di Antiochia, ammiraglio di Federico II, la chiesa \u00e8 un esempio affascinante di stile arabo-normanno e presenta una struttura a croce greca con cupola e navate barocche aggiunte nel XVII secolo &#8211; credito foto Matthias S\u00fc\u00dfen <\/span><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Martorana_Palermo_msu2017-0167.jpg\">Martorana Palermo msu2017-0167.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la conquista di Tripoli, nel 1146, la flotta normanna, forte di 200 navi, si impadron\u00ec della citt\u00e0 in tre giorni <strong><span style=\"color: #008000;\">84<\/span><\/strong> e da quel momento in poi gli atti di pirateria cedettero il posto ad una politica di espansione pi\u00f9 stabile e duratura, puntando al controllo sulle rotte commerciali musulmane. Infatti, con lo sbarco e conquista di Mahdia, nel 1148, la dominazione normanna in Africa raggiunse la sua massima estensione e Ruggero II divenne anche signore del mare, tanto che \u00ab<strong><em><span style=\"color: #008000;\">tutta l\u2019Africa tremava davanti a lui<\/span><\/em><\/strong>\u00bb <strong><span style=\"color: #008000;\">85<\/span><\/strong>.<br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">Giovanni Coppola<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il presente studio di Giovanni Coppola \u00e8 tratto da \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Il potere dell\u2019arte nel Medioevo &#8211; Studi in onore di Mario D\u2019Onofrio<\/span><\/em><\/strong>\u201d a cura di Manuela Gianandrea, Francesco Gangemi e Carlo Costantini<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Note<\/span><\/strong><\/span><br \/>\n68 Cfr. A. A. Settia, Gli strumenti e la tattica della conquista, in I caratteri originari della conquista normanna. Diversit\u00e0 e identit\u00e0 nel Mezzogiorno (1030-1130), Atti delle XVI Giornate normanno-sveve (Bari, 5-8 ottobre 2004), a cura di G. Musca, Bari 2006, pp. 109-150, in particolare p. 140.<br \/>\n69 Una volta raggiunta la sponda siciliana, i Normanni rispedirono indietro le imbarcazioni. Cfr. Goffredo Malaterra, De rebus gestis&#8230;, II, 10, p. 32; Amato di Montecassino, Storia de\u2019 Normanni&#8230;, V, 15, p. 236.<br \/>\n70 Ivi, VI, 13, pp. 275-276; Goffredo Malaterra, De rebus gestis&#8230;, II, 45, pp. 52-53; Guglielmo di Puglia, La geste&#8230;, III, vv. 187-204, p. 174; Romualdo Guarna, Romualdi Salernitani Chronicon&#8230;, p. 188.<br \/>\n71 Amato di Montecassino, Storia de\u2019 Normanni&#8230;, V, 15, p. 248-255; Goffredo Malaterra, De rebus gestis&#8230;, II, 40, pp. 48-49; Guglielmo di Puglia, La geste&#8230;, II, vv. 522-528, p. 160; Lupus Protospatarius, Ignoti civis&#8230;, 1, V, p. 153.<br \/>\n72 Goffredo Malaterra, a differenza di Guglielmo di Puglia e di Amato di Montecassino, afferma che la flotta normanna era capitanata da Ruggero, venuto in soccorso del fratello. Goffredo Malaterra, De rebus gestis&#8230;, II, 43, p. 50; Guglielmo di Puglia, La geste&#8230;, III, vv. 111-141, pp. 170; Amato di Montecassino, Storia de\u2019 Normanni&#8230;, V, 27, pp. 248-250.<br \/>\n73 Guglielmo di Puglia, La geste&#8230;, III, vv. 136-137, pp. 170.<br \/>\n74 Ivi, III, vv. 235- 236, p. 176.<br \/>\n75 Goffredo Malaterra, De rebus gestis&#8230;, II, 36, pp. 46-47; Amato di Montecassino, Storia de\u2019 Normanni&#8230;, VI, 13-17, pp. 275-278; Guglielmo di Puglia, La geste&#8230;, III, vv. 225-254, pp. 176-178: Le galee musulmane coperte di feltri rossi e gialli evocherebbero i versi del poeta siciliano Ibn Hamdis (1053-1133). Cfr. Biblioteca arabo-sicula&#8230;, III, 2, p. 355.<br \/>\n76 Ai successi gi\u00e0 citati, seguirono altri vittoriosi assedi anfibi, tra cui quello di Salerno nel 1076, di Taormina nel 1079, di Bari nel 1129, di Amalfi nel 1131 e di Napoli nel 1137. Per Salerno: Goffredo Malaterra, De rebus gestis&#8230;, III, 4, pp. 58-59; Amato di Montecassino, Storia de\u2019 Normanni&#8230;, VIII, 14, p. 354; Guglielmo di Puglia, La geste&#8230;, III, vv. 425-441, pp. 186-188. Per Taormina: Goffredo Malaterra, De rebus gestis&#8230;, III, 15. Per Bari: Romualdo Guarna, Romualdi Salernitani Chronicon&#8230;, p. 216. Per Amalfi: Alessandro di Telese, Alexandri Telesini abbatis&#8230;, II, 8-9, p. 27. Per Napoli: Falcone di Benevento, Chronicon Beneventanum, a cura di E. D\u2019Angelo, Firenze 1998, 1134.2.1, p. 169.<br \/>\n77 Tangheroni, Commercio e navigazione&#8230;, pp. 198-199.<br \/>\n78 Bragadin, Le navi&#8230;, p. 396.<br \/>\n79 Nell\u2019assedio di Trapani, del 1076, \u00e8 ricordato un raid per fare bottino di bestiame: Goffredo Malaterra, De rebus gestis&#8230;, III, 11, p. 63.<br \/>\n80 Goffredo Malaterra, De rebus gestis&#8230;, III, 15, p. 66: \u00abComes, Tauromenium obsidens, viginti duobus castellis vallavit [&#8230;] et navalibus copiis a procinctu maris cingens, ut nullo la- tere pateret aditus ad castrum [Tauromenii], volentibus hostibus aliquid intoducendi vel educendi\u00bb.<br \/>\n81 Ivi, IV, 2, pp. 85-86; Rogers, Latin Siege Warfare&#8230;, p. 99.<br \/>\n82 Alessandro di Telese, Alexandri Telesini abbatis&#8230;, II, 9, p. 27.<br \/>\n83 Ibn Abi Dinar, Biblioteca arabo-sicula, raccolta da M. Amari, III, Palermo 1998, pp. 661- 662; Ibn El Athir, Biblioteca arabo-sicula&#8230;, II, p. 364. Per il quadro storico generale si veda: Chalandon, Storia della dominazione&#8230;, II, 4, pp. 178-187.<br \/>\n84 At Tigani, Biblioteca arabo-sicula&#8230;, II, p. 496-497; Ibn Abi Dinar, Biblioteca arabo-sicu- la&#8230;, II, p. 293.<br \/>\n85 Ibn Abi Dinar, Biblioteca arabo-sicula&#8230;, III, pp. 659-661<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini presenti possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e la fonte o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/124875\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/124876\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/124886\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a><br \/>\n<a class=\"maxbutton-16 maxbutton maxbutton-parte-iv\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/124877\"><span class='mb-text'>PARTE IV<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-17 maxbutton maxbutton-parte-v\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/124878\"><span class='mb-text'>PARTE V<\/span><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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