{"id":124115,"date":"2026-02-16T00:02:00","date_gmt":"2026-02-15T23:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=124115"},"modified":"2026-03-25T14:05:30","modified_gmt":"2026-03-25T13:05:30","slug":"dagli-occhi-del-sub-agli-algoritmi-come-sta-cambiando-il-modo-di-osservare-e-capire-il-mare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/124115","title":{"rendered":"Dagli occhi del sub agli algoritmi: come sta cambiando il modo di osservare e capire il mare"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 4<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: SUBACQUEA SCIENTIFICA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Immersione scientifica<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per gran parte della storia dell\u2019ecologia marina, osservare il mare ha significato scendere sott\u2019acqua armati di taccuino, metro e grande capacit\u00e0 di interpretazione. Il subacqueo scientifico \u00e8 stato, e in larga parte continua ad essere, lo strumento principale per descrivere habitat, comunit\u00e0 e processi ecologici.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-38851\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/issd-ricercatrice-silvia-brandi--e1770996533451.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"480\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso transetti, quadrati e osservazioni dirette, generazioni di ricercatori hanno costruito le basi della nostra conoscenza sugli ecosistemi marini. Tuttavia, negli ultimi due decenni, il modo di monitorare il mare ha iniziato a cambiare profondamente, spinto dalla necessit\u00e0 di raccogliere dati pi\u00f9 accurati, replicabili e comparabili su scale spaziali e temporali sempre pi\u00f9 ampie. Il monitoraggio tradizionale presenta infatti limiti strutturali. \u00c8 fortemente dipendente dall\u2019esperienza dell\u2019osservatore, richiede tempi lunghi e comporta costi elevati, soprattutto quando si opera in profondit\u00e0 o in condizioni ambientali difficili. Inoltre, la crescente richiesta di dati a lungo termine, indispensabili per valutare gli effetti del cambiamento climatico e delle pressioni antropiche, ha messo in evidenza la necessit\u00e0 di strumenti capaci di ridurre l\u2019incertezza e aumentare la standardizzazione delle osservazioni.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-17845\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/29-corso-issd-2016-Tavolara-72-e1767625630352.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"480\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo contesto, le tecniche di acquisizione di immagini e video subacquei hanno rappresentato una prima rivoluzione. L\u2019uso sistematico della fotografia e della videoripresa ha permesso di \u201ccongelare\u201d l\u2019informazione ecologica, rendendo possibile la revisione dei dati nel tempo e il confronto tra osservatori diversi. La fotogrammetria subacquea, in particolare, ha aperto nuove prospettive, consentendo di ricostruire modelli tridimensionali di habitat complessi come il coralligeno o le praterie di fanerogame marine. Attraverso questi modelli, \u00e8 possibile misurare variazioni nella complessit\u00e0 strutturale, nella copertura e nella biomassa con una precisione impensabile fino a pochi anni fa.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-115392\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/guido05148_29273_seabed_cable_with_a_rov_cutting_it_-v_6.1_401661f1-c4d._3-e1770996743373.png\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"640\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parallelamente, lo sviluppo di veicoli telecomandati e autonomi ha ampliato enormemente l\u2019accesso agli ambienti marini. <strong><span style=\"color: #008000;\">ROV e AUV<\/span> <\/strong>permettono di esplorare fondali profondi, scarpate e ambienti difficilmente raggiungibili dai sub, raccogliendo dati continui su grandi superfici. Questo ha contribuito a ridurre il bias legato alla selezione dei siti e ha reso possibile una visione pi\u00f9 integrata degli ecosistemi, collegando le osservazioni costiere con quelle di mare aperto. Negli ultimi anni, per\u00f2, il vero salto concettuale \u00e8 avvenuto con l\u2019introduzione dell\u2019intelligenza artificiale e del machine learning nell\u2019analisi dei dati ecologici. Le enormi quantit\u00e0 di immagini e video prodotte dai moderni sistemi di monitoraggio hanno reso evidente un nuovo problema: la difficolt\u00e0 di analizzarle in tempi ragionevoli. Gli algoritmi di riconoscimento automatico stanno progressivamente risolvendo questa sfida, imparando a identificare specie, habitat e strutture con livelli di accuratezza sempre pi\u00f9 elevati. Nel contesto marino, questi strumenti sono gi\u00e0 utilizzati per analizzare comunit\u00e0 bentoniche, stimare l\u2019abbondanza di pesci, riconoscere specie aliene e monitorare cambiamenti sottili nella copertura degli habitat. L\u2019addestramento degli algoritmi richiede dataset di alta qualit\u00e0 e un forte contributo umano nella fase iniziale, ma una volta sviluppati, questi sistemi permettono di analizzare migliaia di immagini in tempi estremamente ridotti, aprendo la strada a programmi di monitoraggio su scala regionale o addirittura di bacino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-702\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/SeeTrack-Screenshot-of-Maridan-Sidescan.bmp\" alt=\"\" width=\"647\" height=\"684\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/SeeTrack-Screenshot-of-Maridan-Sidescan.bmp 554w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/SeeTrack-Screenshot-of-Maridan-Sidescan-284x300.bmp 284w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/SeeTrack-Screenshot-of-Maridan-Sidescan-326x345.bmp 326w\" sizes=\"auto, (max-width: 647px) 100vw, 647px\" \/><br \/>\nUn aspetto particolarmente interessante di queste nuove tecnologie \u00e8 la loro capacit\u00e0 di ridurre la soggettivit\u00e0 dell\u2019osservazione. Sebbene l\u2019interpretazione ecologica resti una competenza umana insostituibile, l\u2019automazione di alcune fasi del processo consente di standardizzare le misure e di confrontare dati raccolti da gruppi di ricerca diversi. Questo \u00e8 fondamentale in un contesto come il Mediterraneo, dove la cooperazione internazionale \u00e8 indispensabile per affrontare problemi comuni.<br \/>\nL\u2019innovazione tecnologica non ha per\u00f2 reso obsoleto il ruolo del ricercatore sul campo che, al di l\u00e0 della sua formazione specifica, deve necessariamente acquisire conoscenze anche in altri campi paralleli al fine di inquadrare in una visione di insieme la sua ricerca. Il biologo marino moderno deve quindi saper integrare conoscenze ecologiche, capacit\u00e0 di campionamento e familiarit\u00e0 con strumenti digitali avanzati. La qualit\u00e0 dei dati dipende ancora in larga parte dalla progettazione del monitoraggio, dalla scelta dei siti e dalla corretta interpretazione dei risultati sviluppata in ambienti interdisciplinari. Va sottolineato per\u00f2 che sebbene la tecnologia possa amplificare le possibilit\u00e0 di analisi, essa non sostituisce il pensiero scientifico che deve essere sempre coltivato ed ampliato.<br \/>\nNel contesto del cambiamento climatico, queste nuove tecniche assumono un valore strategico. La possibilit\u00e0 di rilevare variazioni graduali ma significative, come una riduzione della complessit\u00e0 strutturale di un habitat o un cambiamento nella composizione delle comunit\u00e0, \u00e8 essenziale per individuare segnali precoci di degrado. L\u2019integrazione tra monitoraggi tradizionali e approcci automatizzati permette di cogliere sia il dettaglio locale sia le tendenze su larga scala, fornendo una visione pi\u00f9 completa degli ecosistemi marini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-13592\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/scientific-diver-caramanna2-e1770997144483.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"480\"><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">Il futuro del monitoraggio marino si sta quindi delineando come un sistema ibrido, in cui l\u2019esperienza diretta del subacqueo scientifico si combina con la potenza dell\u2019intelligenza artificiale e delle tecnologie digitali.<\/span> <\/strong>Questa sinergia rappresenta una delle opportunit\u00e0 pi\u00f9 promettenti per migliorare la gestione e la conservazione del mare. In un\u2019epoca in cui il tempo a disposizione per intervenire si riduce, disporre di strumenti capaci di osservare il mare in modo pi\u00f9 accurato, continuo e oggettivo potrebbe fare la differenza tra una conservazione efficace e una risposta tardiva agli impatti ambientali.<br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">Pietro Cimmino&nbsp;<\/span><\/strong><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 4<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: SUBACQUEA SCIENTIFICA PERIODO: XXI SECOLO AREA: DIDATTICA parole chiave: Immersione scientifica Per gran parte della storia dell\u2019ecologia marina, osservare il mare ha significato scendere sott\u2019acqua armati di taccuino, metro e grande capacit\u00e0 di interpretazione. 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Attraverso immersioni scientifiche, campagne oceanografiche e monitoraggi ambientali, ha studiato habitat complessi come le praterie di Posidonia oceanica ed il coralligeno, integrando osservazioni subacquee, analisi ecologiche e strumenti di mappatura spaziale. Ha collaborato con universit\u00e0, enti di ricerca e societ\u00e0 di consulenza ambientale, contribuendo a studi su biodiversit\u00e0, qualit\u00e0 ambientale e impatti antropici. Parallelamente all\u2019attivit\u00e0 di ricerca, \u00e8 impegnato nella divulgazione scientifica, con l\u2019obiettivo di rendere accessibili i temi della conservazione marina e del cambiamento climatico senza rinunciare al rigore scientifico. 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Attraverso immersioni scientifiche, campagne oceanografiche e monitoraggi ambientali, ha studiato habitat complessi come le praterie di Posidonia oceanica ed il coralligeno, integrando osservazioni subacquee, analisi ecologiche e strumenti di mappatura spaziale. Ha collaborato con universit\u00e0, enti di ricerca e societ\u00e0 di consulenza ambientale, contribuendo a studi su biodiversit\u00e0, qualit\u00e0 ambientale e impatti antropici. Parallelamente all\u2019attivit\u00e0 di ricerca, \u00e8 impegnato nella divulgazione scientifica, con l\u2019obiettivo di rendere accessibili i temi della conservazione marina e del cambiamento climatico senza rinunciare al rigore scientifico. 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