{"id":124099,"date":"2026-01-08T00:02:00","date_gmt":"2026-01-07T23:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=124099"},"modified":"2026-01-02T16:37:30","modified_gmt":"2026-01-02T15:37:30","slug":"dash-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/124099","title":{"rendered":"La nascita del primo drone ad ala rotante della Marina statunitense: DASH"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: OPERAZIONI MILITARI<\/span><\/strong><\/p>\n<p>parole chiave: Droni navali, USN, USMC<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A met\u00e0 degli anni &#8217;50, la forza sottomarina sovietica stava diventando sempre pi\u00f9 minacciosa in termini di dimensioni (oltre 300 unit\u00e0) e capacit\u00e0 e la US Navy cercava di sviluppare sistemi che fossero in grado di contrastare tale minaccia prima che qualsiasi battello avversario potesse avvicinarsi a distanza di tiro da una task force, dalle navi maggiori o da un convoglio. Venne impostato un massiccio programma di nuove costruzioni e di conversione di unit\u00e0 ancora valide, alcune risalenti alla non ancora lontana guerra mondiale, adeguandole prioritariamente alla lotta Anti Sommergibili dotandole di moderni sensori di scoperta a cui dovevano corrispondere sistemi d\u2019arma adeguati come portata e capacit\u00e0 di distruzione dei nuovi mezzi sovietici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La componente aerea, la tradizionale ala fissa e gli elicotteri che stavano assumendo una grande importanza con sempre maggiori capacit\u00e0, ma anche pesi e dimensioni difficilmente compatibili, risultava fondamentale per il contrasto della minaccia subacquee, ma imponeva l\u2019impiego di costosissime (e numericamente limitate) portaerei di scorta. La US Navy era alla ricerca di soluzioni meno costose e complesse, ma non si sperava fossero disponibili in tempi brevi. In quel periodo, marine, come quelle britannica e sovietica, svilupparono elicotteri medio\/pesanti con equipaggio per sfruttare i rilevamenti dei sonar di bordo, ma questi elicotteri, come nella stessa US Navy, dipendevano da unit\u00e0 con complessi e completi servizi aerei<br \/>\nLe unit\u00e0 per la caccia AS erano per\u00f2 fregate e cacciatorpediniere ed i piloti navali non erano favorevoli all&#8217;idea di impiegare elicotteri da piattaforme contigue a sovrastrutture di notevoli dimensioni tipiche di questi tipi di unit\u00e0, di piccole dimensioni e molto mobili, che dovevano operare in condizioni di mare mosso. <strong><span style=\"color: #008000;\">La US Navy, malgrado la grande esperienza della sua componente aerea, opt\u00f2 per lo sviluppo di un elicottero senza equipaggio, una sfida decisamente maggiore di quella di un pi\u00f9 \u201csemplice velivolo\u201d radiocomandato ad ala fissa.<\/span> <\/strong>Si trattava di realizzare un elicottero in grado di portare un notevole carico utile, dotato di una notevole autonomia ed ampio raggio di azione destinato alla US Navy per soddisfare le nuove esigenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <strong><span style=\"color: #008000;\">Gyrodyne<\/span><\/strong>, una piccola azienda che aveva approntato un prototipo chiamato Rotorcycle e destinato a trasportare un solo marine e la sua attrezzatura, si impegn\u00f2 nell\u2019adattamento e nello sviluppo di un mezzo molto pi\u00f9 complesso, che sarebbe divenuto il DASH, acronimo per Drone Anti-Submarine Helicopter.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-124128 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Gyrodyne_QH-50_cropped.jpg\" alt=\"\" width=\"651\" height=\"464\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Gyrodyne_QH-50_cropped.jpg 651w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Gyrodyne_QH-50_cropped-300x214.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 651px) 100vw, 651px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">un QH-50 in fase di test decollato dalla USS Nicholas &#8211; Fonte USN &#8211;<\/span><\/strong>&nbsp;<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Gyrodyne_QH-50_(cropped).jpg\">Gyrodyne QH-50 (cropped).jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Corpo dei Marines (USMC) aveva sino ad allora valutato due prototipi di Rotorcycle, chiamati <strong><span style=\"color: #008000;\">XRON-1<\/span><\/strong> (il cui primo volo risaliva al 1956) e tre <strong><span style=\"color: #008000;\">YRON-1<\/span><\/strong> di preserie, e si sperava che il nuovo mezzo per la marina statunitense, denominato DSN-1, fosse quasi una \u201csemplice\u201d modifica del progetto gi\u00e0 disponibile.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-124130 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Gyrodyne_RON_Rotorcycle_making_water_landing-e1766417472847.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"495\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Elicottero Gyrodyne RON Rotorcycle in fase di ammaraggio, probabilmente alla fine degli anni &#8217;50 &#8211; Fonte: rivista U.S. Navy All Hands, febbraio 1965, pp. 14-15. Autore: Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Gyrodyne_RON_Rotorcycle_making_water_landing.jpg\">Gyrodyne RON Rotorcycle making water landing.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fatto il <strong><span style=\"color: #008000;\">DSN-1<\/span><\/strong> vol\u00f2 per la prima volta il 31 dicembre 1958 effettuando il primo appontaggio in navigazione con un pilota a bordo Il minielicottero pilotato Rotorcycle fu modificato per la versione iniziale del drone, il <strong><span style=\"color: #008000;\">DSN-1\/QH-50A<\/span><\/strong>. Il DSN-1 era utilizzava un motore Porsche YO-95-6 da 72 CV e poteva trasportare un siluro autocercante Mark 43. Il prototipo <strong><span style=\"color: #008000;\">QH-50A (DS-1006)<\/span><\/strong>, utilizzato per prove al 1961, fu convertito e riutilizzato nel 1964 per l\u2019adozione di un nuovo sistema di atterraggio che diminuisse l\u2019impatto sul ponte di volo, facilitare gli spostamenti a bordo, permettesse l\u2019ammaraggio ed il successivo recupero. I galleggianti erano solidali ai pattini, e per l\u2019eventuale ammaraggio venivano ruotati in posizione verticale e il mezzo risultava stabile con i galleggianti sommersi per circa il 75%, garantendo protezione e facilit\u00e0 di recupero il 1\u00b0 luglio 1960 sul <strong><span style=\"color: #008000;\">USS Mitscher<\/span><\/strong> (DL-2).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-124131 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Gyrodyne_QH-50D_DASH_\u2018DS-1660_Mary_Ann_30144506216.jpg\" alt=\"\" width=\"1280\" height=\"853\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il &#8220;DASH&#8221; era un elicottero antisommergibile a pilotaggio remoto (Drone Anti-Submarine Helicopter) utilizzato in missioni a lungo raggio armato con due siluri. Ne furono costruiti 755 esemplari tra il 1962 e il 1969, di cui 375 erano varianti QH-50D con pale del rotore in fibra di vetro e capacit\u00e0 di carburante aumentata. Esposto all&#8217;Aerospace Museum of California, Aeroporto McClellan, California. Fonte: Gyrodyne QH-50D DASH &#8220;DS-1660&#8221; &#8220;Mary Ann&#8221; &#8211; Autore: Alan Wilson di Stilton, Peterborough, Cambs, Regno Unito<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Gyrodyne_QH-50D_DASH_%E2%80%98DS-1660%E2%80%99_%E2%80%9CMary_Ann%E2%80%9D_(30144506216).jpg\">Gyrodyne QH-50D DASH \u2018DS-1660\u2019 \u201cMary Ann\u201d (30144506216).jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La successiva versione <strong><span style=\"color: #008000;\">DSN-2\/QH-50B<\/span><\/strong>, era propulsa da due motori Porsche YO-95-6, sempre per un singolo Mk 43. La produzione in serie del DASH inizi\u00f2 con la terza versione, il <strong><span style=\"color: #008000;\">DSN-3\/QH-50C<\/span><\/strong>, propulsa da una turbina Boeing T50-4 da 255 CV (190 kW) HYPERLINK &#8220;e la maggiore potenza installata assicur\u00f2, oltre alla maggiore affidabilit\u00e0, un maggior carico utile, per due siluri Mark 44, e poi per un Mk46. Sino al gennaio 1966 furono prodotti 378 QH-50C. Il QH-50C era alimentato da un motore turboalbero Boeing T50-BO-15 che sviluppava 365 HP. A vuoto, il QH-50C\/D pesava ca 470 kg e, con il carburante e due siluri Mark 44, aveva un peso massimo di 1050 kg con una singola bomba di profondit\u00e0 nucleare Mk 57). La velocit\u00e0 massima era di circa 170 km\/h, mentre la velocit\u00e0 di crociera era di 110\/20 km\/h con un&#8217;autonomia di poco superiore alle due ore. Il raggio d&#8217;azione effettivo di circa 50\/60 km) era limitato dalla portata del radar della nave, necessario per tracciare e guidare il drone; il DASH non era generalmente dotato di sensori, anche se per impieghi particolari vennero fatti esperimenti.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nLa fusoliera del DASH era una struttura tubolare in alluminio alla quale erano fissati il motore, il carrello di atterraggio e altre attrezzature. I rotori controrotanti eliminarono la necessit\u00e0 di una \u201ccoda\u201d e di un rotore anti-rotazione. Il DSN-1 e il DSN-2 erano simili al RON con equipaggio, con disposizioni per un pilota di sicurezza durante le prove a bordo mentre il DSN-3 e il QH-50D erano varianti di produzione, quest&#8217;ultimo con pale del rotore in fibra di vetro. Quando il programma fu interrotto era in fase di sviluppo la variante QH-53E, pi\u00f9 potente (lo YQH-53E vol\u00f2 nel settembre 1969). La versione definitiva del DSN-3 entr\u00f2 in servizio nel novembre 1962 e fu impiegata per la prima volta a bordo del Wallace L. Lind (DD-703), nel gennaio 1963. Il QH-50D migliorato entr\u00f2 in servizio nel 1966.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo appontaggio senza equipaggio avvenne il 7 dicembre 1960 a bordo del cacciatorpediniere USS Hazelwood (DD-531), che era l\u2019opposto del Mitscher, una limitata conversione di un Ct classe Fletcher, la \u201cminore\u201d delle classi in servizio, tutte comunque progettate e costruite nella recentemente conclusa guerra mondiale. L\u2019Hazelwood oper\u00f2 lungamente come nave sperimentale per il programma DASH.<br \/>\nIl programma venne sviluppato rapidamente, e dopo l\u2019impiego di una preserie di una dozzina, venne avviata la produzione in serie e tra il 1960 e il 1969 vennero consegnati alla US Navy quasi 800 droni operativi (la cui designazione dal 1962 era divenuta QH-50):<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-124123\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Screenshot-2025-12-22-160139.png\" alt=\"\" width=\"645\" height=\"222\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Screenshot-2025-12-22-160139.png 439w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Screenshot-2025-12-22-160139-300x103.png 300w\" sizes=\"(max-width: 645px) 100vw, 645px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente la produzione dei DASH era solo una parte dell\u2019imponente programma di refitting, nella due varianti FRAM i e FRAM II, caratterizzate dalla creazione di minime sistemazioni di volo (hangar condizionato, piattaforma, servizi manutenzione e rifornimento) e segnate da interventi pi\u00f9 o meno spinti sull\u2019armamento ASW e sulla sensoristica, che nel caso dei sonar arriv\u00f2 a includere i VDS. I tempi di consegna e la disponibilit\u00e0 di droni erano inizialmente inferiori a quelli del rientro in servizio della unit\u00e0 convertite, in grado di utilizzare il DASH; nel dicembre 1961, ad esempio, a fronte di 41 unit\u00e0 gi\u00e0 convertite nessun DASH era ancora operativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-124127\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/QH-50_05-1526_DD-692.jpg\" alt=\"\" width=\"646\" height=\"887\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/QH-50_05-1526_DD-692.jpg 545w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/QH-50_05-1526_DD-692-219x300.jpg 219w\" sizes=\"(max-width: 646px) 100vw, 646px\" \/>QH-50D DS-1526 a bordo della USS Allen M. Sumner. I rotori coassiali fornivano maggiore potenza di sollevamento, consentendo l&#8217;uso di pale pi\u00f9 corte. Queste caratteristiche contribuivano a rendere l&#8217;elicottero il pi\u00f9 piccolo possibile. Lo svantaggio era che le pale dovevano essere mantenute molto distanti l&#8217;una dall&#8217;altra per evitare collisioni, poich\u00e9 si flettevano durante la rotazione. Ci\u00f2 comportava per\u00f2 una maggiore complessit\u00e0 ed una minore manovrabilit\u00e0. <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:QH-50_05-1526_DD-692.jpg\">QH-50 05-1526 DD-692.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A met\u00e0 del 1964 risultavano in servizio 128 unit\u00e0 con capacit\u00e0 d\u2019imbarco ma solo 50 DASH operativi. In totale, furono convertite pi\u00f9 di duecento unit\u00e0, tra grandi fregate (DL\/DLG\/DLGN), cacciatorpediniere (DD) e navi di scorta (DE\/DEG) con un piccolo ponte di volo ed un hangar, oltre a strutture di supporto aeronautico per poter imbarcare ed operare due &#8220;velivoli&#8221; DASH.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il drone era &#8220;pilotato&#8221; durante il decollo e l&#8217;atterraggio dall&#8217;ufficiale DASH della nave, che operava da una console adiacente al ponte di volo della nave. Durante la missione, il drone \u2013 fuori dalla portata visiva dell\u2019unit\u00e0 madre &#8211; era controllato da un ufficiale posizionato in COC (Centrale Operativa di Combattimento), che lo pilotava verso l&#8217;area bersaglio utilizzando radiocomandi sia per la navigazione che per il rilascio dell&#8217;arma.<br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">Fine I parte &#8211; continua<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">Giancarlo Poddighe<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">in anteprima un Gyrodyne Rotorcycle della Marina degli Stati Uniti in fase di test, 10 febbraio 1956 &#8211; Fonte: Archivi SDASM &#8211; Autore: Marina degli Stati Uniti <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Gyrodyne_RON_Rotorcycle_4001.jpg\">Gyrodyne RON Rotorcycle 4001.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini presenti possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e la fonte o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/124099\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/124100\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/124101\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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