{"id":123769,"date":"2025-12-18T00:02:00","date_gmt":"2025-12-17T23:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=123769"},"modified":"2026-03-25T19:02:10","modified_gmt":"2026-03-25T18:02:10","slug":"scoperte-ai-limiti-delle-fosse-oceaniche-del-pacifico-vastissime-comunita-di-diverse-forme-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/123769","title":{"rendered":"Misteri degli abissi: scoperte enormi comunit\u00e0 viventi oltre i 6,000 metri di profondit\u00e0"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 10<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-8 maxbutton maxbutton-livello-2\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello medio<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: OCEANOGRAFIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: FOSSE OCEANICHE<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: vita degli abissi<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nImmaginatevi di essere calati nel buio, in una &#8220;scatola&#8221; metallica provvista di obl\u00f2, sprofondando negli abissi marini. Un\u2019esperienza non da tutti che gli esploratori degli abissi del XXI secolo affrontano con curiosit\u00e0 e coraggio. Questa \u00e8 la storia di una scienziata cinese, <strong><span style=\"color: #008000;\">Mengran Du<\/span><\/strong>, che all\u2019interno del <strong><span style=\"color: #008000;\">batiscafo Fendouzhe<\/span><\/strong> \u00e8 scesa oltre i 9,000 metri di profondit\u00e0, scoprendo un ecosistema abissale rigoglioso con campi di vermi tubolari color rosso sangue. Non si tratta di un oceano marziano ma di un viaggio incredibile nella <strong><span style=\"color: #008000;\">zona adale<\/span><\/strong>, oltre i sei chilometri di profondit\u00e0 nell\u2019oceano. Nel 2024 questa straordinaria oceanografa ed il suo team hanno scoperto l&#8217;ecosistema pi\u00f9 profondo conosciuto del pianeta, ora descritto in <strong><span style=\"color: #008000;\">uno studio pubblicato da Nature<\/span><\/strong>, <strong><span style=\"color: #008000;\"><a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41586-025-09317-z\">Vita chemiosintetica fiorente nelle profondit\u00e0 pi\u00f9 alte delle trincee adali<\/a><\/span><\/strong>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-123780 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/mengran-du-for-Nature-e1765395154960.webp\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"410\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Mengran Du &#8211; Photo Credit: Billy H. C. Kwok per il magazine Nature<br \/>\n<\/span><\/strong><span style=\"color: #008000;\"><a href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/d41586-025-03843-6\">9,000 metres under the sea: this researcher found the deepest animal ecosystems on Earth<\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Mengran Du<\/span> <\/strong>\u00e8 una scienziata presso l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Istituto di Scienze e Ingegneria delle Acque Profonde dell&#8217;Accademia Cinese delle Scienze di Sanya<\/span><\/strong>, Cina, che da anni sfida l\u2019impossibile. Grazie allo studio oggi scenderemo virtualmente in questo mondo oscuro e ostile che, senza molta fantasia, potremmo immaginare di un pianeta lontano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Scopriamo la zona adale<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLe fosse abissali sono tra gli ambienti meno esplorati della Terra dove, nella totale oscurit\u00e0 gli abitanti si sono evoluti sopportando condizioni estreme. <span style=\"color: #008000;\">Gli oceanografi<\/span> della missione cinese hanno raccolto un\u2019eccezionale documentazione delle comunit\u00e0 animali che prosperano in due tra le aree pi\u00f9 profonde ed estese conosciute, la fossa delle Curili\u2013Kamchatka e quella occidentale delle Aleutine. Le esplorazioni subacquee, della durata media di circa 6 ore, sono state condotte tra il 7 luglio e il 18 agosto 2024 con il <a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/54102\"><strong><span style=\"color: #008000;\">batiscafo Fendouzhe<\/span><\/strong><\/a>, un mezzo di 37 tonnellate dotato di due manipolatori idraulici e sofisticate telecamere Imenco di costruzione norvegese. Costruito in titanio per resistere a pressioni di schiacciamento di circa 1.000 volte la pressione atmosferica a livello del mare \/circa 10.000 metri di profondit\u00e0), il batiscafo pu\u00f2 ospitare tre ricercatori.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-92372 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/OCEANOGRAFIA-BATISCAFO-CINA-The_chinese_submersible_Fendouzhe_aboard_its_mother_ship_Tan_Suo_Yi_Hao-e1765392341597.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"854\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">il batiscafo cinese HOV Fendouzhe, IDSSE, Cina &#8211; Autore foto Kareen Schnabel<br \/>\n<\/span> <\/strong><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:The_chinese_submersible_Fendouzhe_aboard_its_mother_ship_Tan_Suo_Yi_Hao.jpg\">The chinese submersible Fendouzhe aboard its mother ship Tan Suo Yi Hao.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 20px;\">Aspetti geologici<\/span><\/strong><br \/>\nRicorderete come la scoperta delle bocche idrotermali avesse rivelato queste comunit\u00e0 che supportano un <strong><span style=\"color: #008000;\">biota<\/span><sup><span style=\"color: #008000;\">1<\/span><\/sup><\/strong> altamente diversificato e abbondante; in quelle aree le comunit\u00e0 sopravvivono grazie alla <strong><span style=\"color: #008000;\">chemiosintesi<sup>0<\/sup><\/span><\/strong> microbica e sono confinate in aree dove fluidi ricchi di idrogeno solforato e\/o metano vengono trasportati lungo le faglie attraversando gli strati sedimentari profondi delle fosse abissali. L&#8217;analisi degli idrocarburi nei gas nei sedimenti ha mostrato che il metano costituisce il 100% degli idrocarburi totali, suggerendo un&#8217;origine microbica per questo gas. I sedimenti sono tipicamente grigio scuro o nero, colorazione attribuita all&#8217;elevato contenuto di <strong><span style=\"color: #008000;\">solfuro di ferro<\/span><\/strong> presente nella matrice sedimentaria. Secondo lo studio, al recupero, i carotaggi dei sedimenti emanavano un odore distintivo di solfuro di idrogeno. La rilevazione di concentrazioni di metano inaspettatamente elevate e il potenziale di formazione di idrati di gas fa presupporre che la riduzione microbica del CO2 dalla materia organica proveniente dalla superficies suggerirebbe quindi l&#8217;esistenza di una comunit\u00e0 microbica attiva nei sedimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In estrema sintesi, questi risultati hanno rivelato la complessit\u00e0 del ciclo del carbonio nelle profondit\u00e0 marine ed evidenziato la necessit\u00e0 di integrare questi processi nei modelli globali per migliorare l&#8217;accuratezza delle dinamiche del <strong><span style=\"color: #008000;\">ciclo del carbonio<\/span><\/strong> e quindi valutare le risposte ai cambiamenti climatici su scala temporale geologica. Non ultimo, la presenza di <strong><span style=\"color: #008000;\">idrati di<\/span><\/strong>&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\">gas metano<\/span><span style=\"line-height: 1; height: 0px; vertical-align: baseline; position: relative; font-size: 10px; bottom: 1ex;\"><span style=\"color: #008000;\">2 <\/span><\/span><\/strong>&nbsp;potrebbe aumentarne l&#8217;inventario globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da un punto di vista geologico, la <strong><span style=\"color: #008000;\">Fossa delle Curili\u2013Kamchatka<\/span><\/strong> e quella delle Aleutine sono formate dalle interazioni tettoniche tra la placca del Pacifico e quella nordamericana, e si incontrano alla connessione della Transizione Aleutina della Kamchatka. Si tratta di un\u2019area geologicamente molto interessante, con molti siti sismicamente e vulcanicamente attivi. In particolare, la Fossa Curili\u2013Kamchatka si forma dalla subduzione verso nord-ovest della placca del Pacifico sotto la placca di Okhotsk e si estende per circa 2.100 km da Hokkaido a sud fino a nord della penisola della Kamchatka. La sua massima profondit\u00e0 raggiunge circa i 9.578 m. <strong><span style=\"color: #008000;\">La Fossa delle Aleutine<\/span><\/strong> \u00e8 lunga circa 2.900 km e si estende dalle penisole dell&#8217;Alaska e del Kenai nel Nord America fino alla Kamchatka e segna un confine dove la placca del Pacifico scivola verso NW al di sotto di quella del Mare di Bering.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-123773\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/sse-abissialfosse-e1765390748977.webp\" alt=\"\" width=\"649\" height=\"413\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Fig. 1 L&#8217;area di studio, situata nel Pacifico nord-occidentale, \u00e8 delimitata da un rettangolo bianco nell&#8217;incast. I punti arancioni rappresentano i siti di immersione dove sono state osservate e campionate comunit\u00e0 basate sulla chemiosintesi e gli incroci indicano siti di immersione privi di tali comunit\u00e0. I cerchi arancioni aperti delimitano i potenziali siti di fuoriuscita caratterizzati da sedimenti neri. Le frecce bianche illustrano la direzione di subduzione della placca del Pacifico sotto la placca di Okhotsk e la placca del Mar di Bering. Le linee bianche tratteggiate indicano le zone di collegamento transitorie tra la Fossa Curili\u2013Kamchatka e la Fossa delle Aleutine. I dati batimetrici sono stati acquisiti utilizzando il sistema batimetrico multi-fascio KM-EM122 durante la spedizione di ricerca. Barra di scala, 200 km. Credito: mappa creata utilizzando il software Global Mapper 14, con dati di background provenienti da <a href=\"http:\/\/www.geomapapp.org\">GeoMapApp<\/a>, sotto licenza CC BY 4.0. &#8211; da studio citato<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Le comunit\u00e0 animali<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa distribuzione delle comunit\u00e0 animali nelle <strong><span style=\"color: #008000;\">fosse adali<\/span> <\/strong>\u00e8 ancora poco nota; prima di questo studio solo due piccole aree di animali filtratori erano state scoperte tramite dei veicoli ROV nella Fossa del Giappone. Inoltre, erano state osservate probabili distribuzioni chemiosintetiche ad una profondit\u00e0 di 10.677 m sul fondo della Fossa delle Marianne. Le indagini del team cinese, con il batiscafo Fendouzhe&nbsp;hanno portato alla scoperta di estese <strong><span style=\"color: #008000;\">comunit\u00e0 chemiosintetiche a filtrazione fredda<\/span><\/strong> in entrambe le fosse (<strong><span style=\"color: #008000;\">Fig. 1<\/span><\/strong>). Secondo lo studio in riferimento, durante un&#8217;immersione nella fossa delle Curili\u2013Kamchatka, sono state incontrate per la prima volta vaste popolazioni dominate da anellidi marini sedentari (<strong><span style=\"color: #008000;\">siboglinidi frenulati<\/span><\/strong>) ad una profondit\u00e0 di 9.533 m, in corrispondenza dell&#8217;affioramento di una <strong><span style=\"color: #008000;\">faglia normale<\/span><\/strong><strong><sup><span style=\"color: #008000;\">3<\/span><\/sup><\/strong>. A seguito di questa scoperta iniziale, sono state eseguite ulteriori immersioni (23) per determinare la distribuzione di queste comunit\u00e0 chemiosintetiche. In particolare, 19 di queste immersioni hanno rivelato la loro proliferazione in una zona distinta lungo il basamento di un <strong><span style=\"color: #008000;\">prisma di accrezione<\/span><sup><span style=\"color: #008000;\">4<\/span><\/sup><\/strong>, un grande cuneo geologico che si estende per ben 2.500 km lungo le fosse.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-123776 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Fauna-rappresentativa-dei-siti-di-infiltrazione-fredda-nella-Fossa-Curile\u2013Kamchatka-e-nella-Fossa-delle-Aleutine-occidentali-e1765391135162.webp\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"734\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fig. 2: Fauna rappresentativa dei siti di infiltrazione fredda nella Fossa Curili\u2013Kamchatka e nella Fossa delle Aleutine occidentali. a, i policheti a movimento libero Macellicephaloides grandicirra (bianchi; raggiungono 6,5 cm di dimensione) si muovono tra fitte colonie di siboglinidi frenulati, con tubi lunghi 20\u201330 cm e circa 1 mm di diametro, a 9.532 m a The Deepest. b, Gruppi di siboglinidi frenulati che estendono tentacoli rossi pieni di emoglobina, con piccoli Gastropodi (macchie bianche) sulla sommit\u00e0 dei tubi vicino ai tentacoli, a 9.320 m nella Wintersweet Valley. c, I siboglinidi frenulati strettamente compatti ospitano abbondanti policheti liberi M. grandicirra (bianco) a 9.332 m a Cotton Field. d, Densa aggregazione di bivalvi vesicomidi A. phaseoliformis (che raggiungono i 23 cm di dimensione) nel sedimento, con circa 6\u20138 cm di valvole esposte e spesso ospitano Actiniaria, a 5.743 m presso il letto di vongole. e, i policheti tubolari Anobothrus sp. e Actiniaria sono dominanti a 6.870 m nelle Aleutian Deepest, con macchie di tappeti microbici bianchi. f, Densa aggregazione di bivalve vesicomidi I. fossajaponicum (raggiungendo 3 cm di dimensione) associata a sedimenti neri e accompagnata da policheti tubari, Anobothrus sp. a 6.928 m nelle Aleutine Deepest. g, Fangose blu scuro circondate da gruppi di siboglinidi frenulati, segnano infiltrazioni di metano a 6.800 m a Blue Marsh. Grandi chiazze di tappeti microbici bianchi simili a neve si estendono per decine di metri, accompagnate da vermi siboglinidi frenulanti a 6.700 m presso l&#8217;Icy River. Il nome di ogni flusso di freddo \u00e8 indicato nell&#8217;angolo in basso a sinistra. La distanza tra i fasci laser \u00e8 di 10 cm. \u2013 da studio citato<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come valutazione biologica, le comunit\u00e0 nella Fossa Curili\u2013Kamchatka, ritrovate ad una profondit\u00e0 tra i 7.000 m e i 9.500 m, sembrano essere distinte da quelle della Transizione Aleutina della Kamchatka e della Fossa Occidentale delle Aleutine, dove le profondit\u00e0 sono prevalentemente inferiori a 7.000 m. Nella fossa Curili\u2013Kamchatka, la maggior parte delle comunit\u00e0 \u00e8 dominata da diverse specie di <strong><span style=\"color: #008000;\">anellidi (siboglinidi frenulati)<\/span><\/strong>. Le specie pi\u00f9 abbondanti sono rappresentate da <strong><span style=\"color: #008000;\">Lamellisabella, Polybrachia, Spirobrachia e Zenkevitchiana<\/span><\/strong>. In particolare, ad una profondit\u00e0 di 9.120 m, il sito chiamato Wintersweet Valley \u00e8 risultato abitato prevalentemente da due specie di <strong><span style=\"color: #008000;\">siboglinidi frenulati<\/span><\/strong> (Lamellisabella e Polybrachia &#8211; <strong><span style=\"color: #008000;\">Fig. 2b<\/span><\/strong>). Le colonie sono composte da migliaia di individui tubiformi che si estendono fuori dal sedimento, associate a policheti Terebelliformia e numerosi Gasteropodi che si sono stabiliti sui tubi dei siboglinidi, oltre ad una variet\u00e0 di fauna bentonica tra cui <strong><span style=\"color: #008000;\">policheti, crinoidi (Bathycrinus), oloturie (Elpidia hanseni) e anfipodi (Princaxelia)<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-123777 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/vermi-richtfia-fumarole-e1765391567696.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"424\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">I vermi tubiformi di una sorgente idrotermale del Pacifico (Riftia pachyptila) &#8211; Fonte National Undersearch Research Program (NURP) &#8211; Autore C. Van Dover (OAR\/National Undersea Research Program (NURP); College of William &amp; Mary)<br \/>\n<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Nur04505.jpg\">Nur04505.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A differenza della Fossa delle Curili\u2013Kamchatka, le comunit\u00e0 nella Transizione Aleutina della Kamchatka sono caratterizzate da un&#8217;elevata abbondanza di due specie di <strong><span style=\"color: #008000;\">vongole<\/span><\/strong> (<strong><span style=\"color: #008000;\">Abyssogena phaseoliformis e Isorropodon fossajaponicum<\/span><\/strong>). Le comunit\u00e0 della Fossa Occidentale delle Aleutine sono invece dominate da Bivalvi e Siboglinidi (principalmente ai margini delle aree con aggregazioni di bivalvi), distribuite discontinuamente lungo un tratto di 5 km di una faglia normale subdotta a circa 6.900 metri di profondit\u00e0.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-123778 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Screenshot-2025-12-10-193922-e1765392108782.png\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"255\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>a. Modello geologico schematico che presenta la vista della sezione trasversale della placca subdotta e della placca sovrastante lungo la fossa, come indicato dai dati di indagine sismica 18 da queste zone. Le frecce verde chiaro rappresentano la migrazione della materia organica nella fossa, comprendendo sia movimenti verso il basso che laterali. La freccia bianca indica la direzione della subduzione, mentre la linea tratteggiata indica l&#8217;asse della fossa, che \u00e8 quasi parallelo alla zona striata delle infiltrazioni fredde. Triangoli neri puntano verso l&#8217;asse della fossa. Si noti la prevalenza di faglie normali sviluppate nella piastra subduente. b. Vista dettagliata dell&#8217;area delimitata dal rettangolo nero in a che mostra la formazione di idrati di gas negli strati sedimentari profondi. I fluidi ricchi di metano migrano orizzontalmente verso il cuneo di accrescimento a causa delle forze di compressione associate alla subduzione. Le faglie normali sul bordo d&#8217;attacco del cuneo di accrescimento creano un percorso che facilita la migrazione verso l&#8217;alto dei fluidi. Figura creata utilizzando dati di localizzazione precedentemente pubblicati18 di faglie di flessione subduttive &#8211; Fig. 4 da studio citato<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo lo studio, la composizione e struttura delle comunit\u00e0 studiate mostrano una marcata irregolarit\u00e0 che si osserva non solo nelle singole fosse alle diverse profondit\u00e0 ma anche tra fosse differenti; ci\u00f2 suggerisce la presenza di un sistema connesso di habitat nella zona adale del Pacifico settentrionale che potrebbero estendersi ancora pi\u00f9 a sud fino alle fosse del Giappone e delle Marianne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Metodologia<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nGli esemplari raccolti in ogni immersione, dopo l\u2019emersione del batiscafo, sono stati prontamente trasferiti al laboratorio di bordo e poi suddivisi nei principali gruppi tassonomici tramite un\u2019iniziale ispezione visiva poi confermata dall\u2019analisi stereo microscopica. Ogni organismo \u00e8 stato conteggiato e conservato in etanolo al 95% pre-raffreddato, non denaturato, oppure in una soluzione di formaldeide tamponata al 4%. La valutazione visiva dell&#8217;identificazione delle specie e della loro densit\u00e0 \u00e8 stata effettuata sulla base dell&#8217;analisi dei filmati registrati dalle due telecamere ad alta definizione in dotazione. In particolare, per ogni immersione, sono stati selezionati dai filmati video tra tre e dieci fermi immagini rappresentativi. L&#8217;area di ciascuna immagine \u00e8 stata stimata proiettando due punti laser paralleli distanti 10 cm sul fondale marino per ottenere un riferimento spaziale affidabile per calcolare l&#8217;area catturata in ogni immagine. Un quadrato standardizzato (ad esempio, 50 \u00d7 50 cm) veniva disegnato vicino ai punti laser usando questa scala laser come riferimento nell&#8217;immagine. L&#8217;area calcolata veniva quindi convertita in metri quadrati per i calcoli standardizzati della densit\u00e0 che veniva utilizzata per calcolare la densit\u00e0 faunistica media. In pratica applicando la tecnica del quadrato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concludendo, la missione condotta da <strong><span style=\"color: #008000;\">Mengran Du<\/span><\/strong> e il suo team di ricercatori pu\u00f2 essere considerata un notevole passo per scoprire i misteri degli abissi. Al di l\u00e0 degli aspetti biologici e geologici, le esperienze maturate in questi ambienti estremi non solo potranno essere applicate nelle future missioni spaziali verso i pianeti pi\u00f9 lontani del nostro sistema solare ma avranno una ricaduta nell\u2019ambito della medicina. I misteri dell\u2019adattamento di questi animali nell\u2019ambiente adale potrebbero infatti fornirci nuove conoscenze nel campo della medicina e della genetica.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Riferimento<\/span><\/strong><\/span><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41586-025-09317-z\">https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41586-025-09317-z<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Note<\/span><\/strong><\/span><br \/>\n0 Secondo la <strong><span style=\"color: #008000;\">chemiosintesi<\/span><\/strong>, la vita potrebbe essere nata da semplici composti chimici, presenti nel brodo primordiale, che reagirono tra loro, nella totale oscurit\u00e0, dando origine a molecole organiche sempre pi\u00f9 complesse fino a dare origine ai primi organismi unicellulari e poi a forme di vita sempre pi\u00f9 complesse. Questa teoria si oppone all&#8217;idea che la formazione della vita sulla Terra abbia avuto origine da processi fotosintetici e trova conferma sulla scoperta di questi esseri viventi nelle estreme profondit\u00e0 dei mari.<br \/>\n1 Il <strong><span style=\"color: #008000;\">biota<\/span><\/strong> comprende tutti gli organismi viventi che abitano in una determinata zona e include l&#8217;insieme completo di specie all&#8217;interno di un particolare ambiente, inclusi i microrganismi. La dimensione di un biota pu\u00f2 variare a seconda dei fattori ambientali e della disponibilit\u00e0 di risorse.<br \/>\n2 gli <strong><span style=\"color: #008000;\">idrati di metano<\/span><\/strong>, composti cristallini simili al ghiaccio che si formano al contatto tra acqua e piccole molecole gassose in condizioni di temperatura prossime a 0\u00b0 e ad alte pressioni, rappresentano una possibile risorsa futura di energia. Attualmente, le principali problematiche per il loro utilizzo sono: l&#8217;instabilit\u00e0 dei versanti sottomarini e l&#8217;immissione in atmosfera di gas metano proveniente dalla dissociazione degli idrati, cosa che potrebbe contribuire all&#8217;effetto serra. Oltre che negli abissi, essi sono presenti nella geosfera pi\u00f9 superficiale (fino a 2 km) nei margini continentali all&#8217;interno delle sequenze sedimentarie e nel permafrost delle regioni polari.<br \/>\n3 Una <strong><span style=\"color: #008000;\">faglia normale<\/span><\/strong> \u00e8 una frattura della crosta terrestre in cui il blocco di roccia superiore, noto come &#8220;tetto&#8221;, scivola verso il basso rispetto al blocco inferiore, chiamato &#8220;letto&#8221;. Questo tipo di faglia si forma principalmente in contesti di distensione, dove le forze orizzontali allontanano i due blocchi di roccia.<br \/>\n4 Un <strong><span style=\"color: #008000;\">prisma di accrezione<\/span><\/strong> (o cuneo di accrezione) \u00e8 una struttura geologica di forma prismatica o cuneiforme, di origine sedimentaria che si forma sulla placca tettonica non subducente di un margine convergente<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nAlcune delle immagini presenti possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e la fonte o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 10<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: OCEANOGRAFIA PERIODO: XXI SECOLO AREA: FOSSE OCEANICHE parole chiave: vita degli abissi . Immaginatevi di essere calati nel buio, in una &#8220;scatola&#8221; metallica provvista di obl\u00f2, sprofondando negli abissi marini. Un\u2019esperienza non da tutti che gli esploratori degli abissi del XXI secolo affrontano con curiosit\u00e0 e coraggio. 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