{"id":1212,"date":"2020-07-18T00:05:16","date_gmt":"2020-07-18T00:05:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/wp\/?p=1212"},"modified":"2023-08-13T19:44:18","modified_gmt":"2023-08-13T17:44:18","slug":"dove-stiamo-andando-ipotesi-e-speranze-parte-i-di-andrea-mucedola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/1212","title":{"rendered":"Dove stiamo andando? Ipotesi e speranze"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: EMERGENZE AMBIENTALI<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Cambiamenti climatici, sfruttamento eccessivo delle risorse<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Cambiamenti globali?<\/span><\/strong> <\/span><br \/>\nNonostante non esistano prove unanimemente condivise che suffraghino la tesi di un cambiamento globale del clima causato dall\u2019influenza antropica, gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Negli ultimi anni si sono osservate delle variazioni statistiche dei fenomeni naturali che hanno talvolta generato emergenze umanitarie. Dal punto di vista fisico i parametri fisici dell&#8217;atmosfera hanno causato un sensibile innalzamento della temperatura del mare. Dal punto di vista meteorologico questo ha comportato e causer\u00e0 un aumento dell\u2019evaporazione e quindi dell\u2019umidit\u00e0 delle masse umide in atmosfera favorendo lo sviluppo di uragani e cicloni nelle aree tropicali con gravi danni per le economie locali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro fenomeno osservato \u00e8 il rapido scioglimento dei ghiacci dei poli che sta portando&nbsp; in certe regioni un lento innalzamento del livello dei mari ed un arretramento di circa quattordici chilometri all&#8217;anno dei ghiacciai che un tempo erano considerati perenni. Il conseguente raffreddamento delle acque nel nord dell&#8217;Oceano Atlantico sta modificando la temperatura superficiale delle acque, un fattore non trascurabile in quanto potrebbe venire a mancare la stabilizzazione del clima alle nostre latitudini.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Quale \u00e8 la causa predominante?<\/span> <\/strong><\/span><br \/>\nTutto questo viene attribuito da molti scienziati alle maggiori emissioni di CO2 in atmosfera, iniziate in Era industriale e poi incrementate negli anni dall&#8217;aumento della popolazione mondiale e delle sue attivit\u00e0. Ma esistono altre teorie in merito all&#8217;andamento climatico che hanno anch&#8217;esse molti estimatori (e denigratori). Di fatto, studiando i carotaggi dei ghiacciai, si \u00e8 visto che nei millenni gli andamenti climatici si sono alternati, anche senza la presenza nociva dell&#8217;Uomo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-1563 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/co2-temperatura1.jpg\" alt=\"\" width=\"644\" height=\"531\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/co2-temperatura1.jpg 644w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/co2-temperatura1-300x247.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/co2-temperatura1-326x269.jpg 326w\" sizes=\"(max-width: 644px) 100vw, 644px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">J.R. Petit, J. Jouzel. et. al. Climate and atmospheric history of the past 420 000 years from the Vostok ice core in Antarctica, Nature 399 (3 June), pp 429-436, 1999 &#8211; GRID UNEP<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le variazioni dei livelli di CO<sub>2<\/sub> e delle temperature ricavate dai carotaggi in Siberia mostrano che il pianeta ha subito negli ultimi 400.000 anni una alternanza di periodi freddi (piccole glaciazioni) e di periodi torridi, tutti legati a variazioni naturali dei livelli di anidride carbonica. Dal grafico si evince che il trend positivo delle temperature a noi pi\u00f9 vicino inizi\u00f2 proprio con l&#8217;era industriale. Qualunque sia la causa, naturale o indotta, il trend esiste e dobbiamo essere pronti a sopravvivere ad un futuro in cui la temperatura media del pianeta salir\u00e0. <strong><span style=\"color: #008000;\">La novit\u00e0 sar\u00e0 per\u00f2 il numero di abitanti del pianeta che si avviciner\u00e0 per la prima volta ad undici miliardi, richiedendo sempre pi\u00f9 acqua e cibo per non estinguerci.<\/span> <\/strong>Certamente l&#8217;aumento delle temperature e la desertificazione di ampie aree geografiche non faciliter\u00e0 il loro soddisfacimento e creer\u00e0 movimenti migratori mai visti nella storia umana.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">A chi dare ragione?&nbsp;<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/CLIMA-640px-Recent_1990-2007_and_projected_2000-2100_global_emissions_of_carbon_dioxide_and_atmospheric_concentrations_under_five_emissions_scenarios_USGCRP.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 CLIMA-640px-Recent_1990-2007_and_projected_2000-2100_global_emissions_of_carbon_dioxide_and_atmospheric_concentrations_under_five_emissions_scenarios_USGCRP.png\" width=\"640\" height=\"449\"><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Emissioni globali recenti (1990-2007) e previste (2000-2100) di anidride carbonica e concentrazioni atmosferiche in cinque differenti scenari di emissione (USGCRP) &#8211; <i>References:<\/i>&nbsp;Le Qu\u00e9r\u00e9, C.,&nbsp;<i>et al.<\/i>, 14 June 2010:&nbsp;<\/strong><\/span><a class=\"external text\" href=\"http:\/\/www.realclimate.org\/index.php\/archives\/2010\/06\/recent-trends-in-co2-emissions\/\" rel=\"nofollow\">Recent trends in CO<sub>2<\/sub> emissions,<\/a><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Recent_(1990-2007)_and_projected_(2000-2100)_global_emissions_of_carbon_dioxide_and_atmospheric_concentrations_under_five_emissions_scenarios_(USGCRP).png\">Recent (1990-2007) and projected (2000-2100) global emissions of carbon dioxide and atmospheric concentrations under five emissions scenarios (USGCRP).png &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ffff00; font-size: 18pt;\"><span style=\"color: #008000;\">Cerchiamo di fare chiarezza<\/span><\/span><span style=\"color: #ffff00;\"><br \/>\n<\/span><\/strong>I cambiamenti climatici, in genere apparentemente lentissimi, sono stati evidenziati dalla maggiore informazione mediatica che ne ha evidenziato gli aspetti catastrofici; dai dati disponibili si \u00e8 visto che le stagioni stanno modificando il loro andamento e le temperature medie esterne e del mare in alcune aree sono sempre pi\u00f9 elevate. Gli effetti pi\u00f9 visibili sono un&#8217;estremizzazione di tutti quei fenomeni burrascosi, un tempo rari alle latitudini temperate, che hanno comportato danni ingenti alle colture e la desertificazione di vasti territori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest&#8217;ultima, un tempo limitata a determinate latitudini, ora avanza in molte regioni terrestri, comportando gravissimi disagi a tante popolazioni da tempo in condizioni di sopravvivenza critiche. Di fatto, le vere emergenze del futuro non saranno dovute alla mancanza di fonti energetiche ma alla indisponibilit\u00e0 di acqua per tutti ed all&#8217;impossibilita&#8217; di nutrire centinaia di milioni di persone. Si assister\u00e0 sempre pi\u00f9 ad emigrazioni di massa verso aree del mondo pi\u00f9 fortunate che difficilmente potranno essere assorbite. Nelle regioni, economicamente pi\u00f9 abbienti, l&#8217;aumentata variabilit\u00e0 atmosferica comporter\u00e0 danni economici importanti che avranno ricadute sui mercati, sugli investimenti, sulle compagnie di assicurazione nonch\u00e9 sulle attivit\u00e0 di produzione di beni primari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un rapporto del 2005, dal titolo <a href=\"http:\/\/news.independent.co.uk\/world\/environment\">Meeting <em>The Climate Challenge<\/em><\/a>&nbsp;<strong><a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>&nbsp;<\/strong>chiese al primo&nbsp;ministro britannico <strong><span style=\"color: #008000;\">Tony Blair<\/span><\/strong>, presidente di turno dell\u2019Unione Europea e del G8, di intraprendere, nell&#8217;anno in cui il protocollo di Kyoto veniva finalmente reso esecutivo, azioni efficaci per far fronte al cambiamento climatico. Azioni da perpetuarsi sia nei Paesi maggiormente industrializzati sia in quelli con maggiore sviluppo d emografico. Secondo alcuni scienziati, il pericolo immediato, a torto o ragione, \u00e8 rappresentato dall&#8217;aumento dei gas serra in atmosfera che favorirebbero un aumento del livello di CO<sub>2<\/sub> tale da comportare variazioni della temperatura globale significativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Sempre secondo lo studio, il problema non sarebbe l&#8217;aumento del valore ma che potrebbe non esserci &nbsp;un punto di ritorno, ovvero ci avvicineremmo ad un indice di non sopravvivenza per la nostra specie.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel documento venivano analizzati tutti gli aspetti di trasformazione in atto e le possibili conseguenze come gli ingenti danni all&#8217;agricoltura, le gravi siccit\u00e0 nelle aree depresse del pianeta, l&#8217;aumento delle malattie infettive (con relative pandemie), la rapida scomparsa delle foreste pluviali, l&#8217;aumento della frequenza di eventi catastrofici. Tra di essi lo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia che potrebbe causare un mutamento delle caratteristiche termiche della corrente del Golfo (e quindi del clima dell\u2019Oceano Atlantico) che potrebbe essere l&#8217;incipit &#8230; di una nuova glaciazione. Siete confusi? in realt\u00e0 dovete pensare che tutto ci\u00f2 che avviene nel pianeta innesca a catena delle variazioni che possono rompere degli equilibri che ci consentono di vivere sulla Terra.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"line-height: 1.5;\">De facto, gli aumenti della temperatura globale comprometteranno le barriere coralline e causeranno danni irreversibili agli ecosistemi terrestri.&nbsp;<\/span>Il rapporto invitava tutti i Paesi del G8 ad investire in sorgenti di fonti rinnovabili per ottenere almeno il 25% del totale di elettricit\u00e0 necessaria da energie alternative entro il 2025; inoltre richiedeva di raddoppiare gli investimenti per la ricerca su tecnologie a bassa emissione di CO<sub>2<\/sub> <strong><span style=\"color: #008000;\">entro il 2010<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro importante studio&nbsp;<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>&nbsp;da menzionare fu il <strong><span style=\"color: #008000;\">Climate Change Future (CCF)<\/span><\/strong> che, prendendo spunto dalle analisi contenute nei rapporti del IPCC, basava le sue teorie su scenari di lungo termine con un graduale riscaldamento terrestre ed un aumento di situazioni meteorologiche estreme&nbsp;con una crescita demografica ed economica costante e non limitata per i consumi energetici.&nbsp;Si affrontavano anche&nbsp;le conseguenze sulla salute umana con un&nbsp;aumento deciso della malaria, del <strong><span style=\"color: #008000;\">West Nile<\/span><\/strong>, e delle <strong><span style=\"color: #008000;\">Lyme desease<\/span><\/strong>&nbsp;<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a> comportanti spese sociali critiche per molte aree geografiche. In entrambi gli scenari i modelli prevedevano un aumento dei fenomeni atmosferici eccezionali con un\u2019escalation drammatica dei fenomeni gi\u00e0 preannunciata negli studi precedenti.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/images1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-1565\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/images1-e1429901201286.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"660\"><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Recentemente, per dare man forte alle teorie scientifiche, si sono uniti studi economici che cercano di fare leva sui <strong><span style=\"color: #008000;\">policy maker<\/span> <\/strong>evidenziando le implicazioni finanziarie a seguito degli eventi catastrofici. In particolare emerge che, negli anni \u201950, gli eventi catastrofici causarono, solo negli Stati Uniti, danni per una media di quattro miliardi di dollari\/all&#8217;anno: tale media \u00e8 salita &nbsp;negli anni \u201990 fino ai 46 miliardi di dollari annui. Nell&#8217;anno 2004 tale valore ha raggiunto i 107 miliardi di dollari ed \u00e8 stato nuovamente superato a causa degli uragani <strong><span style=\"color: #008000;\">Katrina<\/span><\/strong> &nbsp;e <strong><span style=\"color: #008000;\">Rita<\/span><\/strong> del 2005.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Non c&#8217;\u00e8 da stare allegri &#8230; ma cosa stiamo facendo per contrastare questo andamento?<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nO meglio che cosa possiamo fare? Il problema non \u00e8 semplice perch\u00e9 di fatto i cambiamenti climatici sono sempre esistiti e fanno parte dell&#8217;andamento geologico della Terra. Quello che possiamo fare \u00e8 cercare di rallentare le concause che contribuiscono a catalizzare il cambiamento. Innanzitutto investire nelle energie rinnovabili. Se pensiamo che la produzione di energia termica ed elettrica \u00e8 la fonte principale di produzione dei gas serra in Europa (la seconda causa sono i trasporti). &nbsp;Fantasia? &#8230; non proprio andate a leggere i grafici sulle emissioni prodotte per settore e sulla loro evoluzione, vedi il <a title=\"EEA Greenhouse Gas Data Viewer\" href=\"http:\/\/www.eea.europa.eu\/data-and-maps\/data\/data-viewers\/greenhouse-gases-viewer\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Greenhouse Gas Data Viewer of the European Environment Agency<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ma cosa possiamo fare?<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nMolto di pi\u00f9 di quanto pensiamo. Scelte politiche ed economiche possono essere indirizzate combattendo cieche logiche di profitto che non tengono conto dell&#8217;insieme. Si \u00e8 visto che la maggiore attenzione verso il problema ha favorito lo sviluppo di sistemi di produzione di energie alternative come quelli eolici, solari e delle maree. Ma vediamo alcuni campi in cui, a mio avviso, si pu\u00f2 fare molto:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\">a. risparmio energetico<\/span><span style=\"color: #ffff00;\"><br \/>\n<\/span><\/strong>Ci sono due modi per risparmiare risorse: la ricerca tecnologica al fine di trovare nuove soluzioni eco compatibili e l&#8217;adattamento del nostro modo di vivere e di affrontare i problemi. Si parla spesso, con un brutto termine, efficentamento, di procedure per ottenere una \u201cmiglior efficienza energetica\u201d ovvero ridurre la quantit\u00e0 di elettricit\u00e0 necessaria per far funzionare i nostri elettrodomestici e gli impianti industriali. I nuovi elettrodomestici sono identificati da lettere che ci identificano le classi di consumo e la loro scelta \u00e8 un investimento per il futuro. Inoltre, nelle nostre case dobbiamo usare sistemi di isolamento termico (come doppi vetri, pareti isolanti) che riducono le dispersioni e richiedono quindi una minore quantit\u00e0 di energia termica per il riscaldamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se si vuole poi contribuire attivamente ci sono piccoli accorgimenti che possono aiutare significativamente alla riduzione dei consumi e quindi del dispendio energetico.&nbsp;Vi invito a visitare l&#8217;interessante sito dell\u00b4<a href=\"http:\/\/www.energysavingtrust.org.uk\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Energy Saving Trust<\/a>&nbsp;che vi fornir\u00e0 molti suggerimenti utili. Tenete conto che, come affermato dal&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.eceee.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Consiglio Europeo per un\u00b4Economia ad Efficienza Energetica (ECEEE)<\/a>, <em>\u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">l\u00b4efficienza energetica comporta che, col tempo, i combustibili fossili e le altre risorse energetiche non sostenibili siano rimpiazzati da quelle rinnovabili, in accordo con una visione ecologicamente, economicamente e socialmente responsabile.<\/span><\/strong>\u201d <\/em>Facile a dirsi ma complicato ad ottenere in breve tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ffff00; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #008000;\">b. Riduzione delle emissioni<\/span><\/span><span style=\"color: #ffff00;\"><br \/>\n<\/span><\/strong>Come ho accennato il settore dei trasporti \u00e8 il secondo principale responsabile delle emissioni di gas serra per cui la riduzione del suo impatto \u00e8 necessaria. Non si tratta solo di diminuire l&#8217;uso dell&#8217;automobile ma di sviluppare una nuova coscienza sociale, di benessere di tutti e non personale. Ad esempio il telelavoro \u00e8 una soluzione pratica che non richiede di spostarsi da casa ai luoghi di lavoro. Anche l&#8217;acquisto di materie prime locali riduce gli effetti del trasporto di beni (ed anche i costi). Naturalmente bisogna essere realistici: il mercato globale richieder\u00e0 comunque l&#8217;uso di mezzi di trasporto (pi\u00f9 o meno compatibili) ma questo non significa che non bisogna provare a trovare soluzioni nuove e pi\u00f9 ecocompatibili. Un altro fattore interessante, non da tutti conosciuto, \u00e8 l&#8217;impatto dovuto all&#8217;agricoltura ed agli allevamenti del bestiame. Alcuni studi hanno dimostrato che una modifica della dieta (come il limitare dei consumi di carne) potrebbe influenzare le emissioni di CO<sub>2<\/sub>. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto al fatto che il bestiame (i bovini in particolare) emettono metano attraverso i gas da digestione e le deiezioni per cui riducendo il lor allevamento si potrebbe ottenere una riduzione di gas &#8230; Non sono vegano e credo che l&#8217;Uomo sia un&#8217;animale <strong><span style=\"color: #008000;\">naturalmente onnivoro<\/span> <\/strong>(bilanciando nella sua alimentazione i differenti cibi) ma una limitazione di certi alimenti (come le carni rosse il cui consumo in certe aree del pianeta \u00e8 spropositato) potrebbe portare vantaggi non solo in termini di salute (riduzione malattie cardiovascolari) ma anche per l&#8217;ambiente. Meglio limitarsi che buttarsi in esperimenti innaturali di consumo di carni sintetiche.<\/p>\n<p>Altre fonti non trascurabili di incremento dei gas serra in agricoltura sono:<br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">\u2013 l\u00b4uso di fertilizzanti a base di azoto;<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">\u2013 l\u00b4uso di combustibili fossili;<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">\u2013 la deforestazione per ampliare le superfici adibite a pascolo come sta avvenendo in Brasile.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ffff00;\"><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\">c. utilizzo di&nbsp;emissioni negative<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong>E&#8217; possibile aiutare il controllo dei gas serra utilizzando la natura. Si parla di sviluppo dei emissioni negative. L\u00b4<a href=\"http:\/\/www.ipcc.ch\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">IPCC<\/a>, nel suo quarto report, considera le emissioni negative un passaggio necessario negli scenari di sviluppo di lungo periodo. La&nbsp;ricerca \u00e9 condotta sulla riduzione di anidride carbonica (<a href=\"http:\/\/www.geoengineering.ox.ac.uk\/what-is-geoengineering\/what-is-geoengineering\/\">Carbon Dioxide Removal o geo-ingegneria del carbonio<\/a>). Ad esempio con la riforestazione, la cattura delle particelle di carbonio o la fertilizzazione degli oceani trasferendo in mare il concetto di cattura del carbonio dalla CO2 delle piante terrestri in crescita tramite le micro alghe del fitoplancton che sono responsabili di almeno la met\u00e0 del processo di fotosintesi su scala globale e quindi hanno gi\u00e0 influenza sulla quantit\u00e0 di CO2 nell&#8217;atmosfera. Ad oggi si \u00e8 notato come queste micro alghe sono in diminuzione e all&#8217;IPCC di Bangkok &nbsp;\u00e8 stato proposto di fertilizzare gli oceani immettendo ferro. Un uovo di Colombo che presenta per\u00f2 possibili controindicazioni e costi improponibili. Lo scambio delle emissioni di carbonio rientra nelle soluzioni con emissioni negative e si basa sulla produzione di un quantitativo fisso di carbonio per nazione. Se una nazione ne emette di meno di quanto stabilito, pu\u00f2 vendere l\u00b4eccedenza ad altre nazioni che ne hanno bisogno. Stabilendo un prezzo per le emissioni di carbonio, \u00e8 quindi possibile disincentivarne la produzione. Il lato negativo \u00e8 che chi ha maggiore disponibilit\u00e0 economica pu\u00f2 continuare a produrre gas serra non curante delle conseguenze a medio-lungo termine. E&#8217; il caso delle grande potenze, in particolare orientali e sud americane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso un uso consapevole delle risorse \u00e8 quindi possibile ridurre l&#8217;impatto. Certo non a costo zero; dovremo incominciare a rinunciare a qualcosa (in maniera sostenibile) e soprattutto essere pi\u00f9 attenti all&#8217;ambiente. Dobbiamo incominciare a pensare al futuro cercando di proteggere il pianeta dal nostro egoismo ottimizzando la nostra spesa energetica globale. In questo il mare pu\u00f2 essere un potente alleato: possiamo ricavarne energia pulita a costo minimo e ridurre l&#8217;impatto dei combustibili fossili. E&#8217; una battaglia che possiamo e dobbiamo vincere ragionando con il cervello e non con il cuore.&nbsp;<\/p>\n<p>foto in anteprima&nbsp; credit @andrea mucedola<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> The climate challenge, da Michael McCarthy, Environment Editor &#8211; gennaio 2005<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Lo studio Climate Change Future (CCF) esamina i costi esistenti e futuri derivanti dal cambio del clima e accredita alle compagnie assicurative un ruolo primario nella valutazione dei rischi associati , in particolare nella gestione del dopo evento relativamente agli effetti, alle contaminazioni, alla gestione della ricostruzione&nbsp; delle strutture.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> La malaria attualmente uccide oltre 3000 bambini al giorno solo in Africa ed il virus del West Nile \u00e8 costato agli Stati Uniti, nel 1999, oltre 500 milioni di dollari. Inoltre, per comprendere che la problematica non pu\u00f2 essere confinata ai Paesi del terzo mondo, nel Nord America la zecca responsabile del <em><span style=\"color: #008000;\">Lyme disease<\/span> <\/em>sta aumentando velocemente la sua distribuzione a causa delle cosiddette Indian Summer ovvero di inverni insolitamente caldi. Lo studio mostra che l\u2019habitat favorevole alla riproduzione della zecca aumenter\u00e0 del 213% nel 2080.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: EMERGENZE AMBIENTALI PERIODO: XXI SECOLO AREA: DIDATTICA parole chiave: Cambiamenti climatici, sfruttamento eccessivo delle risorse &nbsp; Cambiamenti globali? 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