{"id":121105,"date":"2025-11-07T00:02:00","date_gmt":"2025-11-06T23:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=121105"},"modified":"2026-03-26T12:48:33","modified_gmt":"2026-03-26T11:48:33","slug":"il-puntamento-e-il-tiro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121105","title":{"rendered":"Il puntamento e il tiro navale nel XVIII-XIX secolo"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XVIII &#8211; XIX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Francia, Gran Bretagna<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\nIl <strong><span style=\"color: #008000;\">puntamento<\/span><\/strong>, ossia l\u2019atto di mirare correttamente a un bersaglio nemico, o addirittura a una parte di esso, era il punto focale di ogni combattimento; a parit\u00e0 di navi e cannoni, infatti, la differenza consisteva nell\u2019abilit\u00e0 degli artiglieri e nel loro addestramento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><span style=\"color: #008000;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-122105\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Screenshot-2025-10-22-193218-e1761213367990.png\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"238\" \/><\/span><\/em><\/strong>Come gi\u00e0 detto, un cannoniere imbarcato doveva necessariamente essere pi\u00f9 preparato e istruito di uno di terra; per la sola balistica delle armi si doveva contare una miriade di variabili diverse, dalla traiettoria del proietto, alla linea di proiezione, all\u2019angolo di elevazione ecc. Inoltre in mare le ulteriori variazioni di questi parametri dovuti ad onde grosse, rollio e beccheggio della nave e mobilit\u00e0 del bersaglio rendevano di fatto impossibile un tiro accurato alle grandi distanze. Si spiega cos\u00ec la tendenza dei vascelli a schierarsi in linea di battaglia, e di avvicinare il pi\u00f9 possibile il naviglio avversario per un combattimento ravvicinato, in modo che \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">le nostre navi possano, di norma, avvicinarsi tanto al nemico da non sbagliare mai un colpo<\/span><\/em><\/strong>\u201d (Nelson, 1801).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Veniamo ora all\u2019analisi tecnica: il puntamento di un pezzo richiede due movimenti angolari diversi, uno in orizzontale (detto in direzione o brandeggio), l\u2019altro in verticale (detto in elevazione o alzo). Nei pi\u00f9 comuni affusti navali rigidi a rotelle, il brandeggio era eseguito tramite il cosiddetto <strong><span style=\"color: #008000;\">vetto di punteria<\/span><\/strong> (ossia un apposito paranco utilizzato per spostare e collimare il pezzo), sollevando e poi spostando la parte posteriore dell\u2019arma. Pi\u00f9 semplice era invece il puntamento in elevazione, dovendosi \u201csolamente\u201d sollevare la culatta e muovere avanti e indietro il cuneo di mira graduato. Maggiormente complicato era invece il calcolo dell\u2019angolo di elevazione, effettuato tramite il cuneo di mira, confrontato con la relativa tabella balistica, di cui sotto:<\/p>\n<p><strong><em><span style=\"color: #008000;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-122107\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Screenshot-2025-10-22-193311.png\" alt=\"\" width=\"678\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Screenshot-2025-10-22-193311.png 678w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Screenshot-2025-10-22-193311-300x221.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Screenshot-2025-10-22-193311-220x161.png 220w\" sizes=\"(max-width: 678px) 100vw, 678px\" \/><\/span><\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una variabile imprescindibile nel calcolo del colpo era il punto in bianco, ossia il momento esatto nel quale il proiettile, sotto la forza della gravit\u00e0 e dell\u2019attrito con l\u2019aria, smetteva di percorrere una traiettoria in ascendente o rettilinea e iniziava la sua caduta. Appare quindi ovvio che, tranne nei casi di alzo zero nei quali non \u00e8 necessario modificare l\u2019elevazione del pezzo, sia essenziale alzare la volata della canna per colpire un bersaglio situato al di l\u00e0 del punto in bianco. <strong><span style=\"color: #008000;\">Dal momento che di ogni cannone, con relativa carica di lancio, era nota la portata effettiva con un dato proietto, era innanzitutto necessario valutare la distanza dal bersaglio<\/span><\/strong>; per molti decenni i capopezzo (gli addetti al puntamento e alla supervisione dell\u2019arma) avevano giudicato tale distanza a occhio, con riferimento all\u2019alberatura della nave nemica, facilitati in questo dalla simile altezza di quest\u2019ultima per le varie classi di vascelli di tutte le nazioni.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-122126\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/VALUTAZIONE-TRIGONOMETRICA-DISTANZE-E-RELATIVO-ALZO.jpg\" alt=\"\" width=\"709\" height=\"526\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Valutazione trigonometrica delle distanze e relativo alzo. Tiro al parasartie maestro (A), alle crocette (B e B\u2019), alla testa dell\u2019asta di fiocco (C) [Giovanni Santi Mazzini, pag. 236]<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tiro poteva essere di tre tipi diversi; al cannoniere si poteva infatti ordinare di:<br \/>\n1) Mirare all\u2019alberata e alle manovre fisse e correnti (tiro a disalberare), magari con colpo<br \/>\ncaricato a palle incatenate<br \/>\n2) Mirare al corpo della nave, con il compito di ferire e uccidere l\u2019equipaggio nemico, utile in<br \/>\nvista di un abbordaggio o per ridurre gli uomini disponibili alle vele o ai pezzi nemici<br \/>\n3) Mirare alla linea di galleggiamento avversaria, nella speranza di causare falle nello scafo<br \/>\nnemico che avrebbero potuto portare all\u2019affondamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Era abbastanza raro in combattimento che un vascello venisse cos\u00ec pesantemente colpito da affondare per il solo effetto dei proiettili<\/span><\/strong>; pensiamo appunto all\u2019impatto di colpi pieni e non esplosivi (come invece avviene oggi) su massicci scafi di legno. Scopo principale dello scontro era infatti quello di disabilitare il vascello avversario o costringerlo alla resa, in modo da poterlo poi catturare e reimpiegare nella propria marina, se possibile. Gli affondamenti avvenivano quindi in circostanze particolari: la nave, danneggiata dal combattimento, poteva ribaltarsi su un fianco a causa delle condizioni atmosferiche avverse, oppure poteva innescarsi un incendio a bordo che, raggiungendo la Santabarbara e il deposito delle polveri, provocava una devastante esplosione (pensiamo alla fine dell\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Orient<\/span><\/strong> nella battaglia di Aboukir).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-122155\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Aboukir-esplosione-della-Orient.jpg\" alt=\"\" width=\"648\" height=\"684\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Aboukir-esplosione-della-Orient.jpg 500w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Aboukir-esplosione-della-Orient-284x300.jpg 284w\" sizes=\"(max-width: 648px) 100vw, 648px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">l&#8217;esplosione dell&#8217;Orient durante la battaglia navale di Aboukir &#8211; Il dipinto originale \u00e8 esposto presso la Greenwich Hospital Collection (BHC0509), National Maritime Museum. Il dipinto \u00e8 stato pubblicato gi\u00e0 nel 1882 in: Archer, Thomas (1882) &#8220;The Battle of the Nile&#8221; in Pictures and Royal Portraits Illustrative of English and Scottish History, vol. 2, Londra: Blackie &amp; Son, pp. tra pp. 100 e 101 &#8211; Autore: George Arnald (1766\u20131841) https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/Aboukir.jpg<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Torniamo alla <strong><span style=\"color: #008000;\">balistica<\/span><\/strong>: nel combattimento ravvicinato, come gi\u00e0 accennato, non vi \u00e8 bisogno di determinare la distanza, e conseguentemente l\u2019alzo dell\u2019arma; lo scontro sar\u00e0 deciso dalla maggior precisione e velocit\u00e0 di fuoco delle squadre meglio addestrate. Vi potevano essere per\u00f2 condizioni di difficolt\u00e0 anche in questo tipo di tiro, quando per esempio il fumo avvolgeva gli scafi e le murate, e non era possibile stabilire empiricamente l\u2019alzo zero dell\u2019arma; in queste situazioni si richiedevano quindi semplici strumenti per poter puntare e sparare correttamente in posizione orizzontale.<br \/>\n<img decoding=\"async\" class=\" wp-image-122094 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Inclinometro-a-pendolo.jpg\" alt=\"\" width=\"147\" height=\"227\" \/><br \/>\n<strong><span style=\"text-align: justify; color: #008000;\">Inclinometro a pendolo [Giovanni Santi Mazzini, pag. 236]<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno di questi strumenti si rivel\u00f2 essere l\u2019inclinometro ideato dal capitano di vascello <strong><span style=\"color: #008000;\">Sir Philip Brooke sull\u2019HMS Shannon<\/span><\/strong>, e usato con ottimi risultati contro la <strong><span style=\"color: #008000;\">fregata americana USS Chesapeake<\/span> <\/strong>nel 1813. Un altro era invece il pendolo, largamente impiegato nella Marina francese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Fine VI parte \u2013 continua<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">Davide Villa<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121099\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121100\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121102\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-16 maxbutton maxbutton-parte-iv\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121103\"><span class='mb-text'>PARTE IV<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-17 maxbutton maxbutton-parte-v\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121104\"><span class='mb-text'>PARTE V<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-18 maxbutton maxbutton-parte-vi\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121105\"><span class='mb-text'>PARTE VI<\/span><\/a><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-19 maxbutton maxbutton-parte-vii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121107\"><span class='mb-text'>PARTE VII<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-20 maxbutton maxbutton-parte-viii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121108\"><span class='mb-text'>PARTE VIII<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini presenti possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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