{"id":121104,"date":"2025-10-31T00:02:00","date_gmt":"2025-10-30T23:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=121104"},"modified":"2026-03-26T12:51:12","modified_gmt":"2026-03-26T11:51:12","slug":"lattrezzatura-e-i-sistemi-di-accensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121104","title":{"rendered":"L\u2019attrezzatura e i sistemi di accensione dei cannoni navali del XVIII- XIX secolo"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XVIII SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Francia, Gran Bretagna<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nLa messa in opera di ogni pezzo (svuotamento della culatta, caricamento, messa in batteria e fuoco) richiedeva una mole di strumenti non indifferente, ognuno con un suo preciso ruolo e funzione. A scopo puramente descrittivo, li elenco uno ad uno: <strong><span style=\"color: #008000;\">un cuscinetto, il cuneo di mira graduato, due manovelle, un piede di porco, un corno da polvere, un cavastracci, uno scovolo, un calcatoio (questi ultimi due spesso sulla medesima asta), un alzo di mira, una massa di mira, due calzatoie, un porta cannelli, uno sfondatolo, un succhiello, un trapano, un ditale, un copri focone, un tappo, due cartoccieri, un serba miccia, una tinozza da combattimento, una redazza, un bugliolo, un fanale da combattimento posto sulla murata, un buttafuoco e degli stoppacci.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-122091 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/AFFUSTI-NAVALI-INGLESI-E-FRANCESI-MAZZINI.jpg\" alt=\"\" width=\"1050\" height=\"657\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Affusti navali inglesi e francesi [Giovanni Santi Mazzini, pag. 225]<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza avere la necessit\u00e0 di spiegarne la funzione singolarmente, ricordiamo solo che intorno al 1850 la maggior parte di tali strumenti scompar\u00ec, sostituiti da mezzi idraulici.<br \/>\nTipici restarono per\u00f2 per esempio il tappo del cannone, o la baia di combattimento con relativa redazza, con il compito di contenere acqua di mare e aceto necessari a bagnare ciascun cannone in combattimento quando questi si surriscaldavano, o per spegnere eventuali residui accesi o infiammabili che inevitabilmente cadevano sul ponte. Ogni pezzo aveva poi a disposizione delle rastrelliere contenenti delle piccole riserve di proiettili;\u00a0 tali rastrelliere potevano essere sia a parete, sia a cassonetto; la maggior parte delle cariche di lancio era invece contenuta nella Santabarbara, e durante il combattimento un mozzo provvedeva a rifornire gli uomini ai pezzi in modo continuo; le cariche di lancio singole, per evitare il danneggiamento dell\u2019involucro o della polvere all\u2019interno, venivano consegnate in appositi cartoccieri di legno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un ruolo fondamentale era ricoperto da un trio di strumenti montati su aste: il <strong><span style=\"color: #008000;\">cavastracci<\/span><\/strong>, la <strong><span style=\"color: #008000;\">cucchiaia<\/span><\/strong> e lo <strong><span style=\"color: #008000;\">scovolo-calcatoio<\/span><\/strong>. Il cavastracci serviva per ripulire la canna del cannone dopo l\u2019atto di sparo, operazione fondamentale per il caricamento successivo e la sicurezza della squadra addetta al pezzo. La cucchiaia veniva utilizzata per estrarre dalla canna la palla caricata e la carica di lancio, nel caso di inceppamento dell\u2019arma o cambio di munizione. Infine, lo scovolo-calcatoio: esso era composto da due estremit\u00e0, lo scovolo appunto, che serviva per ripulire e raffreddare dall\u2019interno la canna dopo ogni sparo, tramite una spugna imbevuta di acqua di mare e aceto, e il calcatoio, che al contrario permetteva al cannoniere di pressare bene sia la palla che la carica di lancio, affinch\u00e9 il contatto con la culatta fosse il maggiore possibile. Data la notevole lunghezza dell\u2019asta, lo scovolo-calcatoio doveva essere utilizzato dal servente sporgendosi dalla murata della nave, in un\u2019operazione poco agevole; ecco che gi\u00e0 dal XVIII secolo gli inglesi idearono uno scovolo-calcatoio con manico di corda, flessibile ma sufficientemente rigido da permetterne l\u2019utilizzo. Tuttavia tale mezzo rimase raro nella flotta, e lo scovolo-calcatoio classico sopravvisse senza particolari modifiche fino a met\u00e0 XIX secolo inoltrato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La<span style=\"color: #008000;\"><strong> cucchiaia<\/strong><\/span> veniva utilizzata per estrarre dalla canna la palla caricata e la carica di lancio, nel caso di inceppamento dell\u2019arma o cambio di munizione. Infine, lo scovolo-calcatoio: esso era composto da due estremit\u00e0, lo scovolo appunto, che serviva per ripulire e raffreddare dall\u2019interno la canna dopo ogni sparo, tramite una spugna imbevuta di acqua di mare e aceto, e il calcatoio, che al contrario permetteva al cannoniere di pressare bene sia la palla che la carica di lancio, affinch\u00e9 il contatto con la culatta fosse il maggiore possibile. Data la notevole lunghezza dell\u2019asta, lo <strong><span style=\"color: #008000;\">scovolo-calcatoio<\/span><\/strong> doveva essere utilizzato dal servente sporgendosi dalla murata della nave, in un\u2019operazione poco agevole; ecco che gi\u00e0 dal XVIII secolo gli inglesi idearono uno scovolo-calcatoio con manico di corda, flessibile ma sufficientemente rigido da permetterne l\u2019utilizzo. Tuttavia tale mezzo rimase raro nella flotta, e lo scovolo-calcatoio classico sopravvisse senza particolari modifiche fino a met\u00e0 XIX secolo inoltrato.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-122103\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Screenshot-2025-10-22-193148.png\" alt=\"\" width=\"753\" height=\"506\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Visti tali strumenti, occupiamoci ora dei metodi di accensione della polvere. Ricordiamo che il focone \u00e8 quel canaletto che collega la parte superiore del cannone al fondo dell\u2019anima; gli inglesi lo chiamavano <strong><span style=\"color: #008000;\">touch hole<\/span><\/strong>, dal momento che, all\u2019atto dell\u2019accensione, lo si tocca con la miccia. Tale metodo, utilizzato fino alla fine del XVIII secolo, presentava per\u00f2 un alto tasso di errore, data la possibilit\u00e0 che la miccia fosse bagnata o la carica di lancio mal sistemata all\u2019interno. Nel 1779 il <strong><span style=\"color: #008000;\">capitano di vascello<\/span> <span style=\"color: #008000;\">Sir Charles Douglas dell\u2019HMS Duke<\/span><\/strong> fu il primo ad applicare ai suoi pezzi il metodo che sarebbe divenuto comune dal secolo nuovo, ossia <strong><span style=\"color: #008000;\">l\u2019accensione ad acciarino<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-122131\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/John_Jones_-_Rear_Admiral_Sir_Charles_Douglas_cropped.jpg\" alt=\"\" width=\"766\" height=\"1201\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Douglas ottenne il riluttante permesso dell\u2019Ammiragliato britannico a montare sui suoi cannoni acciarini a pietra focaia, il tutto di tasca propria (25 sterline), anche se la spesa si rivel\u00f2 ben utile nello scontro contro l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">ammiraglio francese De Grasse<\/span><\/strong> nel 1782. Il sistema in questione non era molto dissimile dai suoi corrispettivi terrestri in uso su moschetti e pistole gi\u00e0 dal 1640; un cordino, opportunamente collegato con la molla dell\u2019acciarino, quando tirato dal cannoniere faceva scattare in avanti la pietra focaia, la quale colpiva la cosiddetta martellina posta di fronte al focone, provocando scintille che facevano incendiare la polvere che collegava il touch hole con la carica di lancio. Il tutto innescava la polvere della carica e la partenza del colpo. <strong><span style=\"color: #008000;\">L\u2019innovazione frutt\u00f2 risultati molto soddisfacenti, tanto che nel 1790 la Royal Navy adott\u00f2 ufficialmente l\u2019acciarino a martellina, mentre la riluttante Marina francese lo fece solo nel 1803.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Fine V parte \u2013 continua<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">Davide Villa<br \/>\n<\/span><\/strong><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nin anteprima un cannone francese in batteria; nell\u2019immagine si possono notare molti degli strumenti utilizzati [Giovanni Santi Mazzini, pag. 228]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121099\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121100\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121102\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-16 maxbutton maxbutton-parte-iv\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121103\"><span class='mb-text'>PARTE IV<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-17 maxbutton maxbutton-parte-v\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121104\"><span class='mb-text'>PARTE V<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-18 maxbutton maxbutton-parte-vi\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121105\"><span class='mb-text'>PARTE VI<\/span><\/a><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-19 maxbutton maxbutton-parte-vii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121107\"><span class='mb-text'>PARTE VII<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-20 maxbutton maxbutton-parte-viii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121108\"><span class='mb-text'>PARTE VIII<\/span><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nAlcune delle immagini presenti possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-122106\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Screenshot-2025-10-22-193301.png\" alt=\"\" width=\"43\" height=\"7\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: STORIA NAVALE PERIODO: XVIII SECOLO AREA: DIDATTICA parole chiave: Francia, Gran Bretagna . . 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