{"id":121103,"date":"2025-10-24T00:02:00","date_gmt":"2025-10-23T22:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=121103"},"modified":"2025-11-21T08:49:06","modified_gmt":"2025-11-21T07:49:06","slug":"gli-affusti-dei-cannoni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121103","title":{"rendered":"Gli affusti dei cannoni navali dal XVI al XIX secolo"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 4<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XVIII SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: ARTIGLIERIE NAVALI<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Francia, Gran Bretagna<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nLe ingenti dimensioni e forza di rinculo delle artiglierie richiedevano un supporto adeguato al relativo peso, ossia un affusto sufficientemente robusto; possiamo osservare gli antenati degli affusti nelle bombarde di XV secolo, progenitori dell\u2019antica carretta a quattro rotelle, chiamata dai francesi <strong><span style=\"color: #008000;\">affut marin<\/span> <\/strong>o <strong><span style=\"color: #008000;\">batard<\/span><\/strong>. Il tema in questione vide nel corso dei secoli svariati tentativi, alcuni pi\u00f9 efficaci altri meno, per dominare il fenomeno del rinculo, e che solo alla fine del XIX secolo arriv\u00f2 ad una sua soluzione definitiva.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-121643 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Materiel_de_lartillerie-p9-Mortier_220.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"480\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Materiel_de_lartillerie-p9-Mortier_220.jpg 640w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Materiel_de_lartillerie-p9-Mortier_220-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Obice da 220 mm in ghisa rigata e grecata posto su affusto navale &#8211; Autore V. Roger https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/Materie . artillerie..Mortier&#8230;jpg<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che influiva sulla forma dell\u2019affusto era appunto il <strong><span style=\"color: #008000;\">rinculo<\/span><\/strong>, ma anche il <strong><span style=\"color: #008000;\">tormento<\/span><\/strong>, ossia \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">il<\/span><span style=\"color: #008000;\"> lavoro di deformazione cui \u00e8 assoggettato l\u2019affusto durante il tiro, e che cresce col diminuire della massa parziale della bocca da fuoco rispetto alla massa complessiva (pezzo)<\/span><\/strong>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con le guerre napoleoniche, le bocche da fuoco divennero sempre pi\u00f9 pesanti e potenti a fronte di un non proporzionale aumento di peso dell\u2019affusto, con il conseguente innalzamento della forza del rinculo, causato da una maggior potenza delle cariche di lancio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-121602\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Long_gun_mg_8144-CANNONE-FRANCESE-BREST-e1758041458488.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"427\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era quindi chiaro che l\u2019antica carretta a ruote non avrebbe pi\u00f9 potuto continuare per molto ad essere l\u2019unico genere di affusto navale; essa era la versione marittima del corrispettivo affusto rigido terrestre, in cui la struttura e l\u2019arma hanno sempre la stessa posizione relativa durante il tiro. <strong><span style=\"color: #008000;\">Mentre per un pezzo terrestre da campagna il problema del rinculo essenzialmente non si poneva (essendo il cannone libero di rinculare sul terreno, facilitato in questo dalle ruote di legno), per l\u2019utilizzo dell\u2019artiglieria in piazzole ristrette, sulle navi e nelle fortezze a protezione dei porti si utilizzavano sia la cosiddetta imbracatura sia l\u2019attrito radente.<\/span><\/strong><br \/>\nNel primo caso il rinculo era bloccato quando la <strong><span style=\"color: #008000;\">braca (o braga)<\/span><\/strong>, ossia un robusto pezzo di cavo o gomena passato tramite anelli intorno all\u2019affusto e al cannone ne interrompeva la corsa. Nel secondo caso invece si utilizzavano una sorta di cunei al posto delle ruote posteriori della carretta (a due invece che quattro ruote), e il pezzo nell\u2019atto di rinculare strisciava verso l\u2019alto sopra tale cuneo, detto bolzone, dove sia la pendenza sia la forza provocata dall\u2019attrito interrompevano la corsa del pezzo stesso. Il sistema era per\u00f2 di solito integrato dalla scivola, un\u2019ampia e piana coda strisciante, col compito di aumentare ulteriormente l\u2019attrito, non potendosi oltre certe misure aumentare la grandezza del bolzone (a causa del poco spazio a bordo). Una differenza storica fra le carrette navali inglesi e quelle francesi consisteva nella sistemazione della braca d\u2019affusto: i francesi infatti la facevano passare per due fori simmetrici, mentre gli inglesi per due golfari (paranchi) fissati nella stessa posizione, ossia sul bottone di culatta; a differenza dei francesi quindi, essi erano in tal modo sicuri di trattenere l\u2019intero pezzo, e non soltanto l\u2019affusto. <strong><span style=\"color: #008000;\">Uno dei rischi maggiori era infatti il cosiddetto scavalcamento del cannone, ossia la rottura della braca d\u2019affusto o dei supporti stessi, la quale liberava l\u2019arma dai suoi blocchi lasciandola libera di vagare per il ponte, distruggendo tutto ci\u00f2 che incontrava ad ogni rollio e beccheggio, rischiando di ferire o uccidere l\u2019equipaggio, o addirittura di perforare la murata della nave, finendo in mare.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-121639 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/960px-HMS_Victory_Gun_Deck-e1758101266690.png\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"853\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Uno dei ponti dei cannoni (probabilmente quello superiore) della HMS Victory, nel cantiere navale storico di Portsmouth &#8211; Autore foto The Land &#8211; Wikimedia commons<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 ci introduce all\u2019argomento della <strong><span style=\"color: #008000;\">trincatura<\/span><\/strong>, ossia quel fondamentale sistema per\u00a0 assicurare i pezzi di artiglieria alla murata in caso di maltempo e mare grosso, e in generale durante la navigazione normale. Fintanto che furono diffusi gli affusti a carretta, e anche nel periodo immediatamente successivo, la trincatura rappresent\u00f2 un metodo da conoscere e saper applicare alla perfezione dall\u2019equipaggio per evitare i rischi e le conseguenze di scavalcamento di un cannone. Tale operazione poteva essere eseguita in sei modi diversi, a seconda delle necessit\u00e0 e della clemenza del mare:<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">I.\u00a0 \u00a0 A tiranti semplici<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">II.\u00a0 A tiranti doppi<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">III. Sulla gioia<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">IV. Con la contro braca<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">V.\u00a0 \u00a0Al traverso<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">VI. Col gherlino (cavo spesso terminato in punta per poter farlo passare facilmente per qualche buco senza che si disfaccia per lo sfregamento).<\/span><\/strong><\/p>\n<p>Lascio la spiegazione, pi\u00f9 che a difficili termini tecnici, ad una chiara rappresentazione dei metodi di trincatura dati dall\u2019immagine seguente:<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-121636\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/METODI-DI-TRINCATURA-DA-SANTI-MAZZINI-CANNONI.jpg\" alt=\"\" width=\"656\" height=\"299\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/METODI-DI-TRINCATURA-DA-SANTI-MAZZINI-CANNONI.jpg 630w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/METODI-DI-TRINCATURA-DA-SANTI-MAZZINI-CANNONI-300x137.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 656px) 100vw, 656px\" \/><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Fine IV parte \u2013 continua<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">Davide Villa<br \/>\n<\/span><\/strong><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121099\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121100\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121102\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-16 maxbutton maxbutton-parte-iv\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121103\"><span class='mb-text'>PARTE IV<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-17 maxbutton maxbutton-parte-v\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121104\"><span class='mb-text'>PARTE V<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-18 maxbutton maxbutton-parte-vi\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121105\"><span class='mb-text'>PARTE VI<\/span><\/a><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-19 maxbutton maxbutton-parte-vii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121107\"><span class='mb-text'>PARTE VII<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-20 maxbutton maxbutton-parte-viii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121108\"><span class='mb-text'>PARTE VIII<\/span><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Alcune delle immagini presenti possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 4<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: STORIA NAVALE PERIODO: XVIII SECOLO AREA: ARTIGLIERIE NAVALI parole chiave: Francia, Gran Bretagna . 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