{"id":121100,"date":"2025-10-10T00:02:00","date_gmt":"2025-10-09T22:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=121100"},"modified":"2025-11-21T08:50:24","modified_gmt":"2025-11-21T07:50:24","slug":"architetture-navali-delle-navi-da-guerra-in-epoca-napoleonica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121100","title":{"rendered":"Architetture navali delle navi da guerra in epoca napoleonica"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XVIII SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MARINE DA GUERRA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Francia, Gran Bretagna<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Limitandoci ad analizzare solamente la tecnica costruttiva del periodo in questione, fissiamo alcuni punti fondamentali: le imbarcazioni del periodo sono essenzialmente in legno, materiale ideale per la navigazione che fornisce sia la struttura che la copertura dei ponti e delle murate. Gli alberi su cui erano &#8220;fissate&#8221; le vele, ossia il mezzo di propulsione, variavano in numero a seconda della tipologia di nave, da un albero pi\u00f9 bompresso fino a tre alberi (pi\u00f9 bompresso) a vele quadre, per fregate e vascelli maggiori. La navigazione, oltre che dalle vele, era permessa tramite il timone, invenzione molto pi\u00f9 antica, collegato alla cosiddetta \u201cruota del timone\u201d, che, opportunamente girata, permetteva alla nave di virare.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nAltro punto fondamentale per capire il mondo navale del periodo \u00e8 il concetto di sopravvento e sottovento; mancando un motore e l\u2019elica, la nave poteva spostarsi solo con le brezze marine e le correnti oceaniche: se il vento manca, sta ferma (ossia alla cappa), se il vento soffia, non pu\u00f2 comunque procedere verso la sua direzione (ossia controvento), n\u00e9 accostarsi ad essa pi\u00f9 di tanto.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-121440\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Warship_diagram_orig.jpg\" alt=\"\" width=\"643\" height=\"599\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Warship_diagram_orig.jpg 500w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Warship_diagram_orig-300x280.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 643px) 100vw, 643px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">&#8220;Una nave da guerra di terza classe&#8221; e &#8220;Sezione di una nave da guerra di prima classe&#8221;, 1728 Fonte Cyclop\u00e6dia &#8211; Autore Ephraim Chambers<\/span> <span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/File:Warship_diagram_orig.jpg\">https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/File:Warship_diagram_orig.jpg<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una nave a vele quadre non poteva stringere (ossia utilizzare a suo favore) il vento pi\u00f9 di sei punti bussola, ovvero la sua prua non poteva formare un angolo pi\u00f9 acuto di 67\u00ba e 30\u2019 con la direzione del vento. Per compiere ogni manovra diventava quindi essenziale essere sopravvento, ossia con il vento a favore; inoltre, avere il vento che soffiava contro la propria nave causava ulteriori difficolt\u00e0 in combattimento, dato che il fumo generato dalle artiglierie sarebbe \u201crientrato\u201d sulla nave sparante, oscurando la vista dei cannonieri. Veniamo ora al metodo costruttivo dei vascelli: se si osservano due navi maggiori appartenenti alla medesima classe ma di epoche diverse (una, diciamo, del 1715 e l\u2019altra del 1800), si pu\u00f2 constatare che le differenze sono pi\u00f9 formali che sostanziali, sebbene il vascello del 1800 abbia ovviamente migliori prestazioni in termini di navigazione e di combattimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Questa \u201cpovert\u00e0\u201d di forme \u00e8 riscontrabile per tutto il XVIII secolo, a causa della mancanza di studi teorici e matematici sui vascelli in costruzione.<\/span> <\/strong>Infatti in quegli anni, nel confronto ingegneri navali-costruttori cantieristici, la preminenza spettava ai secondi; i cosiddetti mastri d\u2019ascia, considerati con enorme rispetto dato dall\u2019antichit\u00e0 del loro mestiere, costruivano praticamente a occhio, su una base teorica dettata pi\u00f9 dalla tradizione che da studi di ricerca e sviluppo dell\u2019arte navale. Il risultato erano navi che indubbiamente tenevano benissimo il mare, solide e robuste abbastanza da sopportare un combattimento prolungato, ma che di fatto non portavano con s\u00e9 innovazioni rivoluzionarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-121435\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Screenshot-2025-09-11-165507.png\" alt=\"\" width=\"667\" height=\"512\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ecco quindi che nella seconda met\u00e0 del XVIII secolo si pot\u00e9 constatare una decisa superiorit\u00e0 architettonica delle navi francesi<\/span> <\/strong>(i cui costruttori erano meno tradizionalisti dei corrispettivi britannici e spagnoli),<strong><span style=\"color: #008000;\"> che nelle guerre post-rivoluzionarie e napoleoniche verranno pesantemente copiate dai cantieri inglesi<\/span> <\/strong>(si pensi all\u2019esempio della <strong><span style=\"color: #008000;\">fregata francese H\u00e9b\u00e9<\/span><\/strong>, catturata e replicata all\u2019infinito). Solo nell\u2019ultimo decennio del XVIII secolo le acque stagnanti della cantieristica navale inglese si smossero: nel 1791 venne infatti inaugurata la \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Societ\u00e0 per il progresso dell\u2019architettura navale\u201d<\/span><\/strong> di cui faceva parte il futuro \u201cre-marinaio\u201d, il <strong><span style=\"color: #008000;\">Duca di Clarence<\/span><\/strong>. Il passo successivo fu la cosiddetta \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Riforma Seppings<\/span><\/strong>\u201d: nel 1811 venne fondata a Portsmouth una \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Scuola d\u2019architettura navale<\/span><\/strong>\u201d alle dipendenze dell\u2019Ammiragliato, che con i suoi studi messi poi in pratica dai cantieri Seppings (1813) pose l\u2019Inghilterra sulla scia del rinnovamento ingegneristico navale. Da questa analisi, sembra quasi impossibile che la potenza marittima di riferimento del periodo disponesse di vascelli costruiti secondo criteri nautici antiquati, e che fosse cos\u00ec restia all\u2019innovazione ma al tempo stesso cos\u00ec propensa al plagio di navi straniere. Come si spiega allora l\u2019indiscussa supremazia inglese sui mari? Con due ragioni: primo, la marina britannica era il cuore della nazione e delle forze armate (come non avveniva invece in Francia), sviluppata con cura quasi perfetta sin dalla nascita dello stato nazionale inglese a causa della conformazione stessa delle isole Britanniche; e secondo, l\u2019incredibile capacit\u00e0 anglosassone di fare di necessit\u00e0 virt\u00f9. Si pensi, esempio su tutti, alla scarsit\u00e0 della materia prima a fine \u2018700, ossia il legname; i querceti inglesi e le pinete scozzesi, da sempre orgoglio dei costruttori, erano ormai ridotti a uno stato di irreversibile esaurimento, e gli ottimi legnami coloniali (teck, sisoo, mogano) erano difficoltosi da portare in patria, oltre che costoso, essendo il lungo viaggio esposto a tutti i rischi del mare, umani (acts of man) e meteorologici (acts of God). Ecco quindi che i costruttori britannici furono costretti a utilizzare nel modo pi\u00f9 razionale possibile le poche risorse a loro disposizione, scarti inclusi, raggiungendo peraltro risultati quanto mai sorprendenti e scoprendo nuove soluzioni ingegneristiche, meno dispendiose delle tradizionali.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-121441 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/HMS-Buckingham-3-rango-1751.jpg\" alt=\"\" width=\"1280\" height=\"858\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/HMS-Buckingham-3-rango-1751.jpg 1280w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/HMS-Buckingham-3-rango-1751-300x201.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/HMS-Buckingham-3-rango-1751-1024x686.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/HMS-Buckingham-3-rango-1751-768x515.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/HMS-Buckingham-3-rango-1751-1200x804.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1280px) 100vw, 1280px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Nave di terza categoria, probabilmente la HMS &#8220;Buckingham&#8221;, ormeggiata a Deptford Tipo di oggetto &#8211; Riferimento archivio Paul Mellon Data 1752 olio su tela &#8211; Fonte Collezione National Maritime Museum\u00a0 Greenwich, Inghilterra, Regno Unito &#8211; Autore John Cleveley il Vecchio (circa 1712 \u2013 1777) <\/span><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:HMSBuckingham.jpg\"><span style=\"color: #0000ff;\">https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:HMSBuckingham.jpg<\/span><\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Classi di navi<\/span><\/strong><br \/>\nIl criterio secondo il quale una nave apparteneva a una classe rispetto a un\u2019altra vari\u00f2 profondamente nel tempo; nel 1612, per esempio, in Gran Bretagna le navi erano suddivise in base al dislocamento (grandi, medie e piccole), e dal 1626 in base alla consistenza numerica dell\u2019equipaggio. La classificazione che ci interessa venne adottata gi\u00e0 nel 1652, dopo la rivoluzione inglese di Cromwell, che modific\u00f2 i criteri precedenti, basando la suddivisione non pi\u00f9 sulla stazza o sul numero di personale imbarcato, ma sui cannoni portati da ciascun vascello (e di conseguenza sul numero dei ponti, di fatto).<br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">Si decise quindi di dividere la flotta in sei classi, dalle navi pi\u00f9 potenti alle minori, al di sotto delle quali i bastimenti semplicemente non erano designati.<\/span> <\/strong>Tale sistema rest\u00f2 in uso, con poche variazioni, fino al 1820-1830, quando l\u2019avvento della corazzatura e della propulsione a vapore resero obsolete le vecchie classi tradizionali. Le \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">primo rango<\/span><\/strong>\u201d portavano dai 100 ai 120 cannoni lunghi suddivisi su tre ponti; esse erano le ammiraglie della flotta, ma per la loro imponenza e onerosit\u00e0 nella costruzione e nel mantenimento coprivano molto spesso un ruolo meramente formale, come ammiraglie. Le <strong><span style=\"color: #008000;\">navi di seconda classe<\/span><\/strong> erano ampiamente criticate, non avendo la potenza e i vantaggi di quelle di classe superiore e gli stessi svantaggi in termini di manovrabilit\u00e0 e costi di mantenimento<span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #000000;\">.<\/span><\/span><strong><span style=\"color: #008000;\"><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nLa classe che rappresent\u00f2 per molti decenni la vera spina dorsale di molte marine era la terza classe<\/span><\/strong>, quella riguardante le navi da 74 cannoni, che diventarono la configurazione classica e pi\u00f9 utilizzata all\u2019epoca. Esse andavano da un minimo di 60 a un massimo di 84 cannoni (rare), organizzati su due ponti, e avevano l\u2019enorme vantaggio di essere abbastanza economiche e veloci da produrre, ma capaci di un peso in combattimento non inferiore a quello dei vascelli di prima e seconda classe; se, infatti, la differenza tra una fregata da 38 cannoni e una 74 era tangibile, non altrettanto si pu\u00f2 dire tra una 74 cannoni e un vascello da 100. Tali navi erano l\u2019ideale sia per il combattimento in linea di battaglia, sia per il pattugliamento e la scorta ai convogli, sebbene tali compiti fossero quasi sempre assegnati a fregate e brigantini. Ma certamente il ruolo migliore per questo tipo di navi era il blocco ai porti nemici: veloci abbastanza da pattugliare con poche unit\u00e0 il tratto di mare interessato, le 74 erano comunque abbastanza potenti per impedire o comunque rallentare un\u2019uscita in massa di vascelli dalle basi nemiche.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-121436\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Screenshot-2025-09-11-170239-e1757603030908.png\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"390\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Diamo qui di seguito la tabella analitica di classificazione navale nella Royal Navy &#8211; notare l\u2019elevato numero di navi di terza classe attive tra il 1794 e il 1814)<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le <strong><span style=\"color: #008000;\">navi di quarta classe<\/span><\/strong> erano le ultime in ordine di importanza che potevano prendere parte ad un\u2019azione con le flotte schierate in linea di battaglia; il loro armamento andava da un minimo di 48 cannoni a un massimo di 64, ma non possedevano n\u00e9 la potenza delle navi maggiori, n\u00e9 l\u2019agilit\u00e0 di fregate e corvette. Vi erano poi i <strong><span style=\"color: #008000;\">bastimenti di quinta classe<\/span><\/strong>, la penultima, con un numero variabile di cannoni da 32 a 44-50; classificate in seguito come \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">fregate pesanti<\/span><\/strong>\u201d, non prendevano direttamente parte alle grandi battaglie, ma potevano opportunamente fare parte della squadra con compiti di avanguardia, pattugliamento e trasporto veloce di missive e segnali. Normalmente il loro compito era quello di \u201cincendiare, catturare o affondare\u201d ogni bastimento facente parte del commercio del nemico, in pratica una sorta di pirateria statale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Potevano inoltre esser loro assegnati compiti come missioni diplomatiche in terre lontane e di blocco ai porti nemici. Cos\u00ec come le 74, le fregate di quinta classe rappresentavano un fondamento per le operazioni navali, dato che le guerre post-rivoluzionarie e napoleoniche furono vinte non solo con grandi battaglie ma, anche e soprattutto, con difficoltose operazioni di disturbo del commercio nemico, blocchi ai porti e scontri minori tra fregate, tutt\u2019altro che rari. Infine, abbiamo le <strong><span style=\"color: #008000;\">navi di sesto rango<\/span><\/strong>, che comprendono in misura uguale <strong><span style=\"color: #008000;\">fregate pi\u00f9 piccole, brigantini, sloops of war e corvette<\/span><\/strong>; questi bastimenti avevano gli stessi compiti delle navi di quinto rango, anche se i tipi singoli di navi impegnate variavano enormemente. Andavano da 10 cannoni a 28-30. Inizialmente, vi era perfetta coincidenza fra le classi e i reali pezzi di artiglieria imbarcati; col tempo e la costruzione di vascelli sempre pi\u00f9 armati questa coincidenza venne meno.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-121437\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Santisima_Trinidad_Berlingueromuseonavalmadrid.jpg\" alt=\"\" width=\"663\" height=\"884\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Santisima_Trinidad_Berlingueromuseonavalmadrid.jpg 500w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Santisima_Trinidad_Berlingueromuseonavalmadrid-225x300.jpg 225w\" sizes=\"(max-width: 663px) 100vw, 663px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco che una nave da 98 cannoni poteva essere classificata sia come primo che secondo rango (pensiamo che il pi\u00f9 grande vascello mai costruito, la spagnola <strong><span style=\"color: #008000;\">Santisima Trinidad<\/span><\/strong>, portava ben 144 cannoni su quattro ponti, ben al di l\u00e0 della scala massima, anche se dovette essere classificata obbligatoriamente come primo rango). Inoltre, per tutte le guerre napoleoniche questa classificazione non comprendeva la <strong><span style=\"color: #008000;\">carronata<\/span><\/strong>, un corto cannone navale in ghisa che di fatto poteva avere un peso enorme in combattimento; tutti i bastimenti, dalla prima alla sesta classe, erano armati con un numero variabile di carronate di diverso calibro.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-121438\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/carronade_140mm.jpg\" alt=\"\" width=\"643\" height=\"608\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/carronade_140mm.jpg 500w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/carronade_140mm-300x284.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 643px) 100vw, 643px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sistema pu\u00f2 quindi sembrare arbitrale e inesatto, ma non fu essenzialmente cambiato fino a met\u00e0 XIX secolo, quando non si inizi\u00f2 pi\u00f9 a parlare di \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">nave di linea<\/span><\/strong>\u201d ma semplicemente di <strong><span style=\"color: #008000;\">nave da battaglia<\/span><\/strong>.<br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>Fine II parte \u2013 continua<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>Davide Villa<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121099\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121100\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121102\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-16 maxbutton maxbutton-parte-iv\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121103\"><span class='mb-text'>PARTE IV<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-17 maxbutton maxbutton-parte-v\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121104\"><span class='mb-text'>PARTE V<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-18 maxbutton maxbutton-parte-vi\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121105\"><span class='mb-text'>PARTE VI<\/span><\/a><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-19 maxbutton maxbutton-parte-vii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121107\"><span class='mb-text'>PARTE VII<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-20 maxbutton maxbutton-parte-viii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/121108\"><span class='mb-text'>PARTE VIII<\/span><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nAlcune delle immagini presenti possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: STORIA NAVALE PERIODO: XVIII SECOLO AREA: MARINE DA GUERRA parole chiave: Francia, Gran Bretagna . 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