{"id":120710,"date":"2025-09-09T00:02:00","date_gmt":"2025-09-08T22:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=120710"},"modified":"2025-09-09T07:16:29","modified_gmt":"2025-09-09T05:16:29","slug":"loperazione-ivy-bells-e-lo-spionaggio-sottomarino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/120710","title":{"rendered":"L&#8217;operazione Ivy Bells e la nascita dello spionaggio sottomarino"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: SICUREZZA MARITTIMA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: USS Halibut, spionaggio sottomarino<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante la Guerra Fredda il sottomarino nucleare statunitense <strong><span style=\"color: #008000;\">USS Halibut<\/span><\/strong> fu modificato per compiti di &#8220;<strong><em><span style=\"color: #008000;\">ingegneria subacquea<\/span><\/em><\/strong>&#8220;, ovvero per attivit\u00e0 intelligence.\u00a0 Tutto ebbe inizio nel 1965, a soli cinque anni dalla sua entrata in servizio, quando fu deciso di convertirlo in un sottomarino da impiegarsi in attivit\u00e0 di spionaggio <strong><span style=\"color: #008000;\">COMINT (Communications intelligence) <sup>0<\/sup><\/span><\/strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #000000;\">, un&#8217;attivit\u00e0 all&#8217;epoca ancora sperimentale che nel tempo<\/span> <\/span>consent\u00ec di raccogliere informazioni strategiche e operative vitali in diversi contesti.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-44201 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/ssn-halibut-piani-cstruzione.jpg\" alt=\"\" width=\"1023\" height=\"524\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/ssn-halibut-piani-cstruzione.jpg 1023w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/ssn-halibut-piani-cstruzione-300x154.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/ssn-halibut-piani-cstruzione-768x393.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1023px) 100vw, 1023px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">disegno dell&#8217;USS Halibut<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per dare un&#8217;idea di cosa stiamo parlando, oggigiorno il volume di dati che viaggiano in una rete globale di cavi in fibra ottica sul fondale marino \u00e8 valutato di circa 337.000 Petabyte (PB) al giorno. Un numero enorme se si pensa che all&#8217;epoca il primo cavo sottomarino transatlantico, <strong><span style=\"color: #008000;\">TAT-1<\/span><\/strong>, posato nel 1955, poteva assicurare solo 36 telefonate alla volta.\u00a0 Durante la\u00a0 guerra fredda, i servizi di intelligence statunitensi compresero il valore strategico delle intercettazioni delle comunicazioni e, a partire dagli anni \u201970, la sorveglianza delle reti subacquee sovietiche divenne un&#8217;attivit\u00e0 prioritaria. Nacquero programmi congiunti, della <strong><span style=\"color: #008000;\">USN, CIA e NSA<\/span><\/strong>, che intrapresero le prime missioni segrete per registrare le comunicazioni via cavo sottomarino fra le basi navali sovietiche di <strong><span style=\"color: #008000;\">Petropavlovsk e Vladivostok<\/span><\/strong>, nel <strong><span style=\"color: #008000;\">mare di Okhotsk, Oceano<\/span><\/strong>\u00a0<strong><span style=\"color: #008000;\">Pacifico. <\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\">Operazioni altamente segrete che coinvolsero diversi battelli statunitensi, appositamente modificati per poter operare in attivit\u00e0 estremamente complesse e delicate.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-120717\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Screenshot-2025-08-25-211828-e1756149555844.png\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"384\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Venni a conoscenza dei dettagli di questa operazione anni fa, durante un convegno di lavoro a Norfolk quando fu presentata una tra le pi\u00f9 famose, \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Ivy Bells<\/span><\/strong>\u201d, condotta dal sottomarino <strong><span style=\"color: #008000;\">USS Halibut<\/span><\/strong> nel mare di Okhotsk. Un&#8217;area del Pacifico tra le pi\u00f9 sorvegliate dalla marina sovietica, protetta da sonar passivi posti sul fondo marino per intercettare ogni movimento nel volume d&#8217;acqua e in superficie. Come riuscirono ad infiltrarsi non fu spiegato ma, di fatto, il sottomarino nucleare riusc\u00ec pi\u00f9 volte a penetrare all\u2019interno dello sbarramento sovietico, riuscendo a posizionare la sua strumentazione di ascolto grazie all&#8217;impiego di sommozzatori della marina.<\/p>\n<div class=\"lyte-wrapper fourthree\" style=\"width:420px;max-width:100%;margin:5px;\"><div class=\"lyMe\" id=\"WYL_0CoPly8ZiGU\"><div id=\"lyte_0CoPly8ZiGU\" data-src=\"\/\/i.ytimg.com\/vi\/0CoPly8ZiGU\/hqdefault.jpg\" class=\"pL\"><div class=\"tC\"><div class=\"tT\"><\/div><\/div><div class=\"play\"><\/div><div class=\"ctrl\"><div class=\"Lctrl\"><\/div><div class=\"Rctrl\"><\/div><\/div><\/div><noscript><a href=\"https:\/\/youtu.be\/0CoPly8ZiGU\" rel=\"nofollow\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.ytimg.com\/vi\/0CoPly8ZiGU\/0.jpg\" alt=\"YouTube video thumbnail\" width=\"420\" height=\"295\" \/><br \/>Guarda questo video su YouTube<\/a><\/noscript><\/div><\/div><div class=\"lL\" style=\"max-width:100%;width:420px;margin:5px;\"><\/div><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In pratica, il sottomarino, dopo essersi infiltrato in immersione, raggiungeva il cavo di comunicazione sovietico, adagiato sul fondo, e con l&#8217;aiuto di un team di sommozzatori, veniva installato il dispositivo spia. I sommozzatori, che dovevano operare ad alte profondit\u00e0, fuoriuscivano da un container pressurizzato, montato sopra la sala siluri poppiera del sottomarino, progettato per assomigliare ad un <strong><span style=\"color: #008000;\">Deep Submergence Rescue Vehicle (DSRV)<\/span><\/strong> ovvero ad uno di quei sottomarini di piccole dimensioni normalmente utilizzati per il recupero degli equipaggi dei sottomarini in difficolt\u00e0.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-120726\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Screenshot-2025-08-25-221843-e1756153228545.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"428\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Schema poppiero dell&#8217;USS Halibut, notare il falso DSRV impiegato per alloggiare i sommozzatori &#8211; Fonte HI Sutton <a href=\"http:\/\/www.hisutton.com\/images\/Halibut_poster4000.jpg\"><span style=\"color: #0000ff;\">Halibut<\/span>.<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per evitare problemi di decompressione, i sommozzatori erano alloggiati sin dall&#8217;inizio e per tutta la missione all&#8217;interno del contenitore in modo da saturarsi alla pressione della profondit\u00e0 marine raggiunte dal battello. In pratica, come i sommozzatori dell&#8217;offshore\u00a0 che operano in saturazione fuoriuscendo per lavoro dalle campane, gli operatori potevano permanere per lunghi periodi senza essere costretti a continue decompressioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Apro una breve parentesi: questa tecnica di immersione, detta di <strong><span style=\"color: #008000;\">saturazione prolungata<\/span><\/strong>, fu frutto del programma <strong><span style=\"color: #008000;\">\u201cMan-in-the-sea&#8221;<\/span><\/strong> ideato dal <strong><span style=\"color: #008000;\">capitano di fregata USN George Bond<\/span><\/strong>, ed inteso a realizzare strutture artificiali sommerse, veri e propri habitat subacquei chiamati <span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/11185\"><strong><span style=\"color: #0000ff;\">SEALAB<\/span><\/strong><\/a><\/span><strong><span style=\"color: #008000;\">.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-11194 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/diver-sealab-I-e1757320171376.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"500\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">un operatore fuoriesce dal portellone inferiore del SEALAB per effettuare la propria attivit\u00e0 &#8211; US NAVY<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In breve, i sommozzatori uscivano dalla stessa attraverso un portello e operavano all&#8217;esterno per collocare i dispositivi spia; il vantaggio era che, operando in saturazione, al termine del lavoro, potevano rientrare nel loro habitat evitando di dover eseguire continue procedure di decompressione (riducendo cos\u00ec i rischi di malattie da decompressione). Per consentire ai sommozzatori di operare all&#8217;esterno per effettuare le proprie attivit\u00e0, fu realizzato un nuovo autorespiratore a circuito chiuso dalla <strong><span style=\"color: #008000;\">Westinghouse, l&#8217;Mk-11 &#8220;Abalone&#8221;<\/span><\/strong>, che fu inizialmente testato dal <strong><span style=\"color: #008000;\">NEDU (Navy Experimental Diving Unit), Panama City, Florida. <\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\">Questo rebreather<\/span> consentiva ai sommozzatori di operare a profondit\u00e0 maggiori rispetto ai normali autorespiratori ad aria (SCUBA) impiegando diverse miscele. I sommozzatori, al posto delle normali maschere, impiegavano un casco realizzato dalla <strong><span style=\"color: #008000;\">Kirby-Norman, modello MH-11 <sup>3 <\/sup><\/span><\/strong>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-120718\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Screenshot-2025-08-25-212226.png\" alt=\"\" width=\"658\" height=\"386\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Screenshot-2025-08-25-212226.png 658w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Screenshot-2025-08-25-212226-300x176.png 300w\" sizes=\"(max-width: 658px) 100vw, 658px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa attivit\u00e0 altamente segreta, perpetuata anche da altri sottomarini, and\u00f2 avanti per molti anni, fornendo grandi quantit\u00e0 di dati; un operazione perfetta che fu per\u00f2 rivelata dal tradimento di <strong><span style=\"color: #008000;\">Ronald Pelton<\/span><\/strong>, un impiegato della NSA, che decise di passare l&#8217;informazione al KGB. La reazione sovietica fu immediata ed i satelliti alleati scoprirono un\u2019anomala concentrazione di navi militari nel mare di Okhotsk, proprio nelle prossimit\u00e0 del punto in cui era stato collocato il dispositivo spia di intercettazione. La USN invi\u00f2 immediatamente un sottomarino, l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">USS Parche<\/span><\/strong>, per tentare di recuperare la &#8220;cimice subacquea&#8221; ma non fu pi\u00f9 ritrovata.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-120724\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/operation-ivy-bells-2d2b019a-1840-4f06-804a-ae094307e1e-resize-750.jpeg\" alt=\"\" width=\"635\" height=\"373\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/operation-ivy-bells-2d2b019a-1840-4f06-804a-ae094307e1e-resize-750.jpeg 502w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/operation-ivy-bells-2d2b019a-1840-4f06-804a-ae094307e1e-resize-750-300x176.jpeg 300w\" sizes=\"(max-width: 635px) 100vw, 635px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">il presunto dispositivo spia dopo il recupero fu esposto nel Museo della Grande Guerra Patriottica di Mosca\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo il Washington Post (1986), il tradimento di Pelton fu reso noto da un corrispondente della <strong><span style=\"color: #008000;\">NBC<\/span><\/strong>, <strong><span style=\"color: #008000;\">James Polk<\/span><\/strong>, durante il programma &#8220;Nightly News&#8221;; Polk rivel\u00f2 che un certo <strong><span style=\"color: #008000;\">Ronald W. Pelton, ex dipendente della NSA,<\/span><\/strong> era comparso in tribunale con l&#8217;accusa di spionaggio per aver rivelato l\u2019esistenza di un&#8217;operazione di spionaggio in acque sovietiche denominata &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Ivy Bells<\/span><\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Come era stata scoperta la talpa?<\/span><\/strong><br \/>\nNel luglio del 1985 un <span style=\"color: #000000;\">colonnello del KGB,<\/span> <strong><span style=\"color: #008000;\">Vitalij Yur\u010denko<\/span><\/strong>, che era stato il contatto principale di Pelton a Washington, disert\u00f2 negli Stati Uniti e, in cambio, di protezione forn\u00ec agli americani le informazioni per arrestare Pelton. Un personaggio ambiguo, ex ufficiale dell&#8217;USAF passato poi al NSA, che parlava russo;\u00a0 trovandosi in forti difficolt\u00e0 finanziarie aveva allacciato rapporti con l&#8217;ambasciata russa dalla quale aveva ricevuto circa 35.000 dollari in cambio di informazioni. La notizia fece parecchio scalpore mediatico in quanto la notiziaa del tradimento di Polk aveva di fatto arrivare ai media uno dei maggiori segreti della NSA, <strong><span style=\"color: #008000;\">un&#8217;operazione top secret di intercettazione subacquea all&#8217;interno delle acque sovietiche<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-120719\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Screenshot-2025-08-25-181333.png\" alt=\"\" width=\"730\" height=\"1015\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Screenshot-2025-08-25-181333.png 468w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Screenshot-2025-08-25-181333-216x300.png 216w\" sizes=\"(max-width: 730px) 100vw, 730px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel giro di poche ore, il <strong><span style=\"color: #008000;\">direttore della Central Intelligence Agency<\/span><\/strong>, <strong><span style=\"color: #008000;\">William J. Casey<\/span><\/strong>, annunci\u00f2 che le affermazioni di Polk, &#8220;se vere&#8221;, avevano violato una legge del 1950 &#8220;<strong><em><span style=\"color: #008000;\">contro la pubblicazione di qualsiasi informazione classificata riguardante le attivit\u00e0 di intelligence delle comunicazioni degli Stati Uniti<\/span><\/em><\/strong>&#8220;. In realt\u00e0, nonostante le dichiarazioni da parte dei vertici dell&#8217;Intelligence, non vi fu nessuna azione penale verso le agenzie di informazione pubbliche. Cosa ancora pi\u00f9 incomprensibile considerando che, secondo un <a href=\"https:\/\/www.cia.gov\/readingroom\/document\/cia-rdp90-00965r000403710017-2\">report della CIA<\/a>, ora declassificato, la <strong><span style=\"color: #008000;\">NBC<\/span><\/strong> avesse anche rivelato che le operazioni di spionaggio dei sottomarini in acque sovietiche si ripetevano da molti anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel gennaio 1974, il Washington Post pubblic\u00f2 in prima pagina che &#8220;<strong><em><span style=\"color: #008000;\">gli Stati Uniti mantengono una flotta di sottomarini per le intercettazioni elettroniche che operano vicino alla costa sovietica per monitorare l&#8217;attivit\u00e0 dei sottomarini russi e le comunicazioni militari segrete<\/span><\/em><\/strong>&#8220;. L&#8217;articolo, che li descriveva come &#8220;U2 sottomarini&#8221;, affermava che i sottomarini erano equipaggiati per raccogliere comunicazioni elettroniche e che questo tipo di attivit\u00e0 era ben noto ai sovietici. Inoltre, rivel\u00f2, citando fonti di intelligence, una collisione, avvenuta l&#8217;11 febbraio 1992 al largo dell&#8217;isola di Kildin, tra il sottomarino nucleare della Marina statunitense<strong><span style=\"color: #008000;\"> USS Baton Rouge<\/span><\/strong> e il sottomarino nucleare della Marina russa<strong><span style=\"color: #008000;\"> B-276 Kostroma<\/span><\/strong>, nei pressi della base navale russa di Severomorsk. L&#8217;incidente era avvenuto mentre l&#8217;unit\u00e0 statunitense era impegnata in una missione segreta, apparentemente volta a intercettare le comunicazioni militari russe.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-120720\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/KOSTROMA-russian-submarine-CHE-COLPi-IL-SMG-USN-BATON-ROUGE-by-accident.jpg\" alt=\"\" width=\"701\" height=\"587\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/KOSTROMA-russian-submarine-CHE-COLPi-IL-SMG-USN-BATON-ROUGE-by-accident.jpg 572w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/KOSTROMA-russian-submarine-CHE-COLPi-IL-SMG-USN-BATON-ROUGE-by-accident-300x251.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 701px) 100vw, 701px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">i danni al battello russo<\/span> <span style=\"color: #008000;\">B-276 Kostroma &#8211; fonte marina sovietica<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un incidente curioso<\/span><\/strong><br \/>\nSebbene la maggior parte delle fonti affermi che il sottomarino americano stesse seguendo la sua controparte russa, alcuni autori ritengono che l\u2019incidente fu invece casuale in quanto i due battelli non si erano stranamente localizzati prima dell&#8217;urto. Cosa che appare quanto meno inverosimile in quanto i sonar passivi di\u00a0 bordo avrebbero dovuto sentire il rumore delle eliche. Di fatto il <strong><span style=\"color: #008000;\">B 276 Kostroma<\/span><\/strong> urt\u00f2 il <strong><span style=\"color: #008000;\">USS Baton Rouge<\/span><\/strong> mentre cercava di emergere e, nella collisione, entrambi i sottomarini subirono ingenti danni, riuscendo comunque a rientrare nei rispettivi porti. In particolare, come risulta da una fotografia rilasciata dalla marina sovietica, il <strong><span style=\"color: #008000;\">Kostroma<\/span><\/strong> sub\u00ec danni alla torre di comando, mentre per l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">USS Baton Rouge<\/span><\/strong> venne riportato che aveva subito solo danni minori ed una cassa di zavorra rotta. Sebbene i dati dell&#8217;inchiesta non furono rilasciati, il sottomarino americano, dopo poco tempo, fu mandato in disarmo, facendo presupporre che i danni allo scafo non fossero cos\u00ec trascurabili. Fortunatamente, nessuno rimase ferito nell&#8217;incidente.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-120721 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Baton_Rouge_scrapped-e1756151478555.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"519\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La USS Baton Rouge in bacino di carenaggio, poco dopo il suo disarmo, 11 febbraio 1995 Fonte: http:\/\/www.navsource.org\/archives\/08\/08689.htm Autore: foto della Marina degli Stati Uniti n. 270546 &#8211; Darryl Baker<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un pasticciaccio della guerra fredda<\/span><\/strong><br \/>\nL&#8217;anno successivo, il <strong><span style=\"color: #008000;\">New York Times<\/span><\/strong> pubblic\u00f2 diversi articoli, firmati da <strong><span style=\"color: #008000;\">Seymour Hersh,<\/span><\/strong> sulle operazioni <strong><span style=\"color: #008000;\">HOLYSTONE<\/span><span style=\"color: #008000;\"><sup>1<\/sup><\/span><\/strong>, che riferivano che i sottomarini americani &#8220;<strong><em><span style=\"color: #008000;\">erano in grado di collegarsi ai cavi di comunicazione terrestri sovietici sparsi sul fondo dell&#8217;oceano e quindi di intercettare messaggi militari di alto livello e altre comunicazioni considerate troppo importanti per essere inviate via radio o altri mezzi meno sicuri<\/span><\/em><\/strong>&#8220;. L&#8217;allora <strong><span style=\"color: #008000;\">Segretario alla Difesa James R. Schtesinger<\/span> <\/strong>si infuri\u00f2, chiedendo che il giornalista fosse processato, ma anche l&#8217;idea di perseguire Hersh fu abbandonata (erano i tempi dello scandalo Watergate ed i servizi segreti probabilmente avevano altre cose da preoccuparsi). Di fatto nessuno fu mai perseguito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un ultima considerazione<\/span><\/strong><br \/>\nLa protezione delle comunicazioni sottomarine \u00e8 ancora una realt\u00e0 importante in un mondo dove\u00a0 i cavi sottomarini rappresentano, oggi pi\u00f9 che mai, una spina dorsale invisibile delle comunicazioni globali, veicolando tra il 95 ed il il 99 % del traffico di comunicazione internazionale, che comprende dati civili, militari e finanziari <span style=\"color: #008000;\"><sup><strong>2<\/strong>\u00a0 <\/sup>.<\/span> Questo li rende infrastrutture altamente critiche, soggette a rischi crescenti che vanno ben oltre l\u2019ascolto clandestino e possono includere sabotaggi, interferenze fisiche ed attacchi cibernetici (che possono avvenire senza interrompere le comunicazioni, grazie a sofisticate tecnologie in grado di copiare il traffico dati attraverso procedure di incapsulamento ottico &#8211; \u201csonde d\u2019intercettazione\u201d).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-120715 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/submarine-cable-network-prev-e1756149015260.webp\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"340\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">mappa globale dei cavi sottomarini in fibra ottica realizzata nel 2023 da Visual Capitalist, perfetta per avere un\u2019idea immediata della portata e della diffusione delle reti sottomarine<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per ridurre il rischio sono perseguite strategie a diversi livelli che vanno dall\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">analisi continua della rete<\/span><\/strong>, in accordo con le best practice stabilite dall\u2019\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">International Cable Protection Committee (ICPC)<\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\">,<\/span> al <strong><span style=\"color: #008000;\">monitoraggio dei fondali marin<\/span><\/strong>i effettuato con mezzi di superficie e subacquei altamente sofisticati. <strong><span style=\"color: #008000;\">In sintesi, proteggere il flusso dati sottomarini \u00e8 ora pi\u00f9 che mai una priorit\u00e0 geopolitica e strategica.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essendo le reti sottomarine da controllare molto estese, a fronte della limitatezza dei mezzi disponibili, per un controllo efficace sono necessari mezzi sempre pi\u00f9 sofisticati ed integrati in una collaborazione globale per assicurare una vigilanza continua del dominio subacqueo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Mucedola<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nin anteprima un&#8217;immagine del USS Halibut prima della trasformazione. <span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">Nella sua prima modifica del 1965 mostrava un propulsore montato esternamente (a prua della porta dell&#8217;hangar) e non possedeva il cilindro per la componente subacquea.<\/span><\/span> Si ritiene che tale<span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\"> propulsore possa essere stato rimosso quando fu aggiunto il falso DSRV.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">Nota<br \/>\n<\/span><\/strong>0. COMINT, una branca della <strong><span style=\"color: #008000;\">SIGINT (abbreviazione di\u00a0<\/span><span style=\"color: #008000;\">Signals Intelligence)<\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\"> che si occupa dell&#8217;intercettazione e raccolta di dati trasmessi con i mezzi di comunicazione.<strong>\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1. HOLYSTONE (e BARNACLE) era un nome in codice utilizzato per designare programmi intrapresi nell&#8217;ambito dello <strong><span style=\"color: #008000;\">Special Naval Collection Program (SNCP)<\/span> <\/strong>della Marina degli Stati Uniti, per attivit\u00e0 di sorveglianza, intelligence e ricognizione utilizzando sottomarini in acque controllate da forze avversarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2. I cavi sottomarini portano ben il <strong><span style=\"color: #008000;\">95\u201399 % del traffico internet internazionale<\/span><\/strong>, inclusi email, streaming, telefonate, transazioni finanziarie mentre i satelliti rappresentano una quota marginale, meno del<strong><span style=\"color: #008000;\"> 5 %<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3. <span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">Il rebreather MH-11 era simile all&#8217;MH-10 con l&#8217;aggiunta di un erogatore a richiesta che veniva utilizzato come sistema di respirazione di riserva.<\/span><\/span>\u00a0<span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">La testa del subacqueo era mantenuta\u00a0 asciutta dal casco Kirby.<\/span><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nAlcune delle immagini presenti possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: STORIA NAVALE PERIODO: XX SECOLO AREA: SICUREZZA MARITTIMA parole chiave: USS Halibut, spionaggio sottomarino . Durante la Guerra Fredda il sottomarino nucleare statunitense USS Halibut fu modificato per compiti di &#8220;ingegneria subacquea&#8220;, ovvero per attivit\u00e0 intelligence.\u00a0 Tutto ebbe inizio nel 1965, a soli cinque anni dalla sua entrata in servizio, quando fu [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2380,"featured_media":21428,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[1360,2421],"tags":[],"class_list":["post-120710","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-marine-militari","category-storia-contemporanea-geopolitica"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.2 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>L&#039;operazione Ivy Bells e la nascita dello spionaggio sottomarino &#8226; OCEAN4FUTURE autore<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/120710\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"L&#039;operazione Ivy Bells e la nascita dello spionaggio sottomarino &#8226; OCEAN4FUTURE autore\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"tempo di lettura:  8 minuti. . 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