{"id":119976,"date":"2025-08-21T00:02:00","date_gmt":"2025-08-20T22:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=119976"},"modified":"2025-08-21T07:09:07","modified_gmt":"2025-08-21T05:09:07","slug":"la-caravella-una-nave-di-successo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/119976","title":{"rendered":"La Caravella: una nave di successo del XV secolo"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA DELLA NAVIGAZIONE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO:MEDIOEVO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: EUROPA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: mari del Nord, Mediterraneo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La caravella era la nave che meglio si prestava ai viaggi di esplorazione e alle lunghe navigazioni. Infatti, mentre le navi militari, le \u201cgalere\u201d, erano equipaggiate con molti remi, per una migliore manovrabilit\u00e0 anche in assenza di vento, e una sola vela ma necessitavano un equipaggio pi\u00f9 numeroso (cosa che comportava un\u2019autonomia di pochi giorni), la caravella era invece stata concepita per un uso mercantile, armata con molte vele e solo qualche remo di manovra, cosa le consentiva un equipaggio pi\u00f9 ridotto ed un\u2019autonomia di mesi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-120243\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Caravella-e-galea-ddi-grazioso-benincasa-.-bibl-univ-bologna.jpg\" alt=\"\" width=\"656\" height=\"478\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Caravella-e-galea-ddi-grazioso-benincasa-.-bibl-univ-bologna.jpg 450w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Caravella-e-galea-ddi-grazioso-benincasa-.-bibl-univ-bologna-300x219.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Caravella-e-galea-ddi-grazioso-benincasa-.-bibl-univ-bologna-220x161.jpg 220w\" sizes=\"auto, (max-width: 656px) 100vw, 656px\" \/><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Caravella e Galea nel Portolano del Mediterraneo 1482 di Grazioso Benincasa &#8211; Fonte Biblioteca Universitaria Bologna<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La caravella era costruita in legno, lunga una ventina di metri, larga 6-8 m. e con un\u2019immersione di circa due metri. La costruzione era del tipo detto a struttura trasversale: sulla chiglia (in legno duro (rovere) erano fissate le costole (anch\u2019esse in legno duro) per costituire lo scheletro che assicurava robustezza allo scafo; il tutto era poi fasciato con tavole di legno pi\u00f9 morbido e pi\u00f9 leggero (pino o abete) che ben si prestava, ricco di resina, a resistere all\u2019azione dell\u2019acqua di mare. Aveva un solo ponte di coperta e due sovrastrutture: La coperta correva da prora a poppa e alcuni boccaporti davano accesso all\u2019interno mentre le sovrastrutture erano il <strong><span style=\"color: #008000;\">cassero a poppa<\/span> <\/strong>(cassa per ridosso al timoniere e ai notabili) e il<strong><span style=\"color: #008000;\"> castello (difensivo e\/o offensivo) a prora<\/span><\/strong>. Sul fondo dell\u2019imbarcazione (nella stiva, calda e umida) era sistemata la zavorra (costituita da pietre) e, al disopra di un leggero tavolato (il paiolato), erano conservate le provviste, le merci da barattare e la polvere da sparo. Era, \u00e8 proprio il caso di dirlo, un guscio di noce, delle dimensioni della sala di un palazzo, dove si viveva, ammassati in coperta, senza ridosso e per lunghi mesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-120245\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/dellaffresco-di-Sandro-Botticelli-Cappella-Sistina-1482-sono-dipinte-due-caravelle.jpg\" alt=\"\" width=\"659\" height=\"542\" \/><strong><span style=\"color: #008000;\">Punizione di Korah e la lapidazione di Mos\u00e8 e Aaronne: dettaglio\u00a0 dell\u2019affresco di Sandro Botticelli <\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #008000;\">sono dipinte due caravella <\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #008000;\">(a destra) <\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #008000;\">&#8211; Fonte Cappella Sistina 1482 &#8211;\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019opera viva degli scafi veniva, in breve tempo, coperta da alghe e incrostazioni che rallentavano la navigazione e potevano essere rimosse solo tirando la nave a secco (su una spiaggia) per raschiarla, per cercare di eliminare le teredini col fuoco e per ripristinare il calafataggio tra le tavole del fasciame con stoppa e pece. Le <strong><span style=\"color: #008000;\">teredini<\/span><\/strong> (vermi marini che si nutrono di legno) producevano un grosso danno e davano una scadenza temporale al fasciame perch\u00e9, scavando lunghe gallerie, compromettevano la resistenza e l\u2019impermeabilit\u00e0 dello scafo rendendo la costruzione poco sicura in breve tempo, un paio di anni dal varo e di permanenza in mare. In seguito furono adottate protezioni per lo scafo in rame e piombo. Inoltre, per non farsi mancare nulla, le navi erano infestate da scarafaggi e da topi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-120244\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Illustrazione-della-flotta-portoghese-per-le-Indie-del-1505-nel-Livro-de-Lisuarte-de-Abreu.jpg\" alt=\"\" width=\"636\" height=\"448\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Illustrazione-della-flotta-portoghese-per-le-Indie-del-1505-nel-Livro-de-Lisuarte-de-Abreu.jpg 592w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Illustrazione-della-flotta-portoghese-per-le-Indie-del-1505-nel-Livro-de-Lisuarte-de-Abreu-300x211.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 636px) 100vw, 636px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Illustrazione della flotta portoghese per le Indie del 1505 nel &#8220;Livro de Lisuarte de Abreu&#8221;<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per asciugare la sentina, sempre allagata, erano istallate una o due pompe a stantuffo. Ogni nave aveva un battello di servizio che serviva per il collegamento con terra e che, in navigazione, era rizzato in coperta. La velocit\u00e0 d\u2019avanzo, cio\u00e8 quella che si poteva stimare come valore medio fattibile nella direzione programmata, era di circa tre nodi. Era come se attraversassero l\u2019oceano Atlantico a piedi!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L\u2019equipaggio era formato da circa trenta uomini:<\/span><\/strong> un nobile, comandante dell\u2019impresa, alcuni funzionari (un regio ispettore, un religioso, un notaio, uno scrivano, un interprete), un magister (comandante responsabile della nave), un pilota (responsabile della rotta), un nostromo (responsabile delle manovre e del carico) e una quindicina di marinai; erano imbarcati anche un acquaiolo (responsabile delle scorte d\u2019acqua) e un cambusiere (responsabile dei viveri) con i suoi aiutanti: il macellaio, il cuoco e il barbiere\/medico. Completavano l\u2019equipaggio, un carpentiere (responsabile dello scafo) con i suoi aiutanti: il calafato, il bottaio, il fabbro e un bombardiere con alcuni armaioli e infine i mozzi e i paggi. Era dunque un insieme di artigiani specializzati in varie mansioni di cui solo una parte si occupava dell\u2019arte marinaresca, anche se tutti potevano essere d\u2019aiuto nelle manovre di forza dove bisognava tirare le funi a comando. Per ridurre il numero delle persone imbarcate, alcune di queste potevano svolgere pi\u00f9 di una mansione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019equipaggio indossava dei calzoni, un camisaccio con cappuccio e un berretto conico di lana rossa: il cappuccio si \u00e8 trasformato nell\u2019odierno solino dei marinai e il berretto rosso \u00e8 rimasto nell\u2019uso dei palombari. <strong><span style=\"color: #008000;\">A bordo non c\u2019erano cabine se non per i personaggi pi\u00f9 importanti e l\u2019equipaggio dormiva dove trovava ridosso<\/span><\/strong>; risale ad Amerigo Vespucci l\u2019osservazione che i nativi americani dormivano nelle amache e che tale soluzione era ben pi\u00f9 comoda e funzionale dei giacigli (colcioni) utilizzati a bordo. Da allora e per molti secoli l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">amaca, col nome di branda, ha rappresentato il luogo del riposo per i marinai delle navi a vela.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-100761 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/NAUTICA-Galleta_marinera.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"427\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/NAUTICA-Galleta_marinera.jpg 640w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/NAUTICA-Galleta_marinera-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">una galletta marinera<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le provviste e i viveri erano tutti conservati in barili: l\u2019acqua dolce, il vino, l\u2019aceto, l\u2019olio come pure le gallette (bis-cotto), la carne secca e salata, il pesce secco e salato, il lardo e lo strutto, i formaggi e i salumi, il sale, i legumi secchi (ceci, fave, lenticchie, cicerchie) e anche piselli, grano, riso e poi aglio, cipolle, miele e frutta secca (mandorle, uva sultanina, noci). A questi alimenti si aggiungevano i viveri freschi e gli animali vivi per i primi giorni di navigazione e le prede, sempre cercate, di pesca e di caccia. Si mangiava una volta il giorno, in genere poco prima del cambio della guardia di mezzogiorno.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-120246 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Caravela_Vera_Cruz_no_rio_Tejo-wikipedia.jpg\" alt=\"\" width=\"630\" height=\"912\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Caravela_Vera_Cruz_no_rio_Tejo-wikipedia.jpg 630w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Caravela_Vera_Cruz_no_rio_Tejo-wikipedia-207x300.jpg 207w\" sizes=\"auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L&#8217;etimo italiano &#8220;caravella&#8221; deriva dall&#8217;originale portoghese caravela mutuato dall&#8217;arabo &#8220;q\u0101rib&#8221; che indicava il peschereccio latino carabus (\u03ba\u03b1\u03c1\u03b1\u03b2\u03bf\u03c2 in greco), che fa presupporre un&#8217;origine molto antica per questo tipo di nave commerciale &#8211; la foto mostra una ricostruzione di una caravella latina, la Vera Cruz, in occasione di una regata storica, in occasione dei 150 anni dell&#8217;Associazione Navale di Lisbona, sul Tejo, 2006 &#8211; <a class=\"external text\" style=\"color: #008000;\" href=\"http:\/\/www.lopo.pt\/\" rel=\"nofollow\">www.lopo.pt <\/a>Autore <a class=\"external text\" style=\"color: #008000;\" href=\"http:\/\/www.lopo.pt\/\" rel=\"nofollow\">Lopo Pizarro<\/a> <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Caravela_Vera_Cruz_no_rio_Tejo.jpg\">Caravela Vera Cruz no rio Tejo.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019armamento velico era, originariamente, basato solo su vele latine poi fu adattato, per i viaggi esplorativi e di colonizzazione, alle condizioni della traversata atlantica, caratterizzata da venti portanti (alisei). L\u2019adattamento consistette nella modifica della velatura da latina a quadra per gli alberi di trinchetto e di maestra; la caravella aveva tre alberi e un bompresso; gli alberi erano costruiti con un unico pezzo di legno (un albero appunto) e dunque erano alti circa una ventina di metri, con i primi due, trinchetto e maestra, rispettivamente con un pennone (trevo di trinchetto) e con due pennoni (trevo di maestra e velaccio) mentre la mezzana era rimasta armata alla latina con un\u2019antenna la cui vela fungeva da randa. Anche il bompresso aveva un pennone (civada). I pennoni erano alzati, scorrendo con dei collari, fino in alto sugli alberi; la coffa di maestra era chiusa per accogliere la vedetta. Le vele e le cime erano in canapa, molto pi\u00f9 economica del cotone e del lino pure disponibili all\u2019epoca.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-41307 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/rivestimenti-navi-antiche-teredini.jpg\" alt=\"\" width=\"960\" height=\"533\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/rivestimenti-navi-antiche-teredini.jpg 960w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/rivestimenti-navi-antiche-teredini-300x167.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/rivestimenti-navi-antiche-teredini-768x426.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">rivestimento in rame e piombo contro le teredini<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le andature migliori per questo tipo d\u2019armamento sono quelle con il vento che soffia dai settori poppieri, vanno ancora bene con vento al traverso mentre l\u2019andatura di bolina (limitata a un vento in arrivo da 60\u00b0 dalla prora o meno) era faticosa da mantenere e comportava un elevato scarroccio. Non dobbiamo dimenticare che il timoniere operava sulla barra del timone, dall\u2019interno del cassero, da dove non poteva vedere n\u00e9 la prora che faceva n\u00e9 il modo di portare delle vele, infatti riceveva le correzioni di rotta dal comando di bordo, spesso tramite un marinaio incaricato di trasmettere l\u2019ordine, e ripeteva il comando ricevuto per far sapere cosa aveva capito e cosa stava facendo; gli ordini erano impartiti indicando la \u201cmezza quarta\u201d o di quante \u201cquarte\u201d (una quarta=11,25\u00b0) doveva essere spostata la barra (a dritta o a sinistra) e il timoniere sentiva, col piede, le corrispondenti misure marcate sul ponte con listelli di legno. In queste condizioni la stabilit\u00e0 di rotta era piuttosto precaria e bisogner\u00e0 aspettare il 1519 perch\u00e9 sia realizzato un sistema di rinvio della manovra del timone che permetta di governare da sopra il cassero. Anche il bordeggiare era un\u2019impresa e le virate erano eseguite sempre in poppa perch\u00e9 la certezza di realizzare la manovra compensava la perdita di cammino dovuta a tale tipo di virata. Le caravelle, utilizzate inizialmente, avevano una capacit\u00e0 (stazza) di sessanta tonnelli cio\u00e8 di barili per il carico, in seguito arrivarono a stazzare fino a 150 tonnelli.<br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">Piero Carpani<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: STORIA DELLA NAVIGAZIONE PERIODO:MEDIOEVO AREA: EUROPA parole chiave: mari del Nord, Mediterraneo . La caravella era la nave che meglio si prestava ai viaggi di esplorazione e alle lunghe navigazioni. 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