{"id":119603,"date":"2025-07-26T00:02:00","date_gmt":"2025-07-25T22:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=119603"},"modified":"2025-08-07T12:08:26","modified_gmt":"2025-08-07T10:08:26","slug":"i-cannoni-del-circolo-ufficiali-della-spezia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/119603","title":{"rendered":"Il ritrovamento di vecchi cannoni all&#8217;interno dell&#8217;Arsenale Militare della Spezia di Aldo Antonicelli e Piero Carpani"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #008000;\"><strong>ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>PERIODO: XIX SECOLO<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>AREA: LA SPEZIA<\/strong><\/span><br \/>\nparole chiave: Arsenale, cannoni<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla base delle ricerche storiche di Aldo Antonicelli, sono stati validati i ritrovamenti di Piero Carpani, avvenuti nell\u2019Arsenale M.M. della Spezia, sul finire del secolo scorso quando fu deciso di dotare la banchina ovest di una gru idonea ai lavori per le nuove navi. La banchina prendeva il nome dalla \u201cMancina idraulica\u201d, la potente gru da 160 tonnellate costruita dall\u2019Armstrong di Newcastle upon Tyne nel 1875, che si ergeva sulla sua sponda e che aveva costituito il mezzo per imbarcare il materiale pesante sulle navi ai lavori. Non fu l&#8217;unico caso: ricordo che in Italia furono infatti costruite altre due gru analoghe: a Venezia (1883) e a Taranto (1885).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo aver operato fino alla fine degli anni \u201960 del secolo scorso, anche se con portata ridotta, questa gru aveva il suo pistone idraulico (ad acqua) fuori uso, la macchina a vapore non pi\u00f9 idonea e anche il fatto che lo sbraccio fosse fisso era un\u2019ulteriore limitazione all\u2019impiego in confronto alle caratteristiche fornite da una moderna gru. Per posizionare i binari su cui far spostare la nuova gru era necessario che il terreno potesse sostenere il carico e bisognava liberare lo spazio occupato dalla vecchia mancina per permettere alla nuova di spostarsi lungo tutti i 350 m. della banchina.<br \/>\nLiberato lo spazio ed eseguita la bonifica per rimuovere eventuali residuati bellici, tutta l\u2019area fu sconvolta dagli scavi necessari a realizzare le vie di corsa della nuova gru e la nuova banchina; durante questi lavori furono liberate le canne di alcuni vecchi cannoni ad avancarica che erano state utilizzate come bitte d\u2019ormeggio per le navi ai lavori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le canne, in ferro, furono sabbiate per liberarle dallo sporco e dalla ruggine e poi dipinte con pittura bituminosa per proteggerle dalle intemperie; fu disegnato il progetto di un affusto semplificato e idoneo a sostenere tutte le diverse canne, apportando solo lievi modifiche all\u2019incavo per gli orecchioni. Su quel disegno furono realizzati, dall\u2019officina carpentieri e calafati, i basamenti, in legno d\u2019iroko. L\u2019officina fabbri costru\u00ec i cerchioni delle ruote, le campanelle e tutti gli altri accessori metallici e infine fu possibile montare le canne. Cos\u00ec restaurati, i cannoni divennero ornamento dello Stabilimento Militare e del lungomare cittadino.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-119639 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/20240617_114311-scaled-e1752254135450.jpg\" alt=\"\" width=\"660\" height=\"371\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">il cannone conservato all&#8217;interno del museo navale della Spezia<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli undici cannoni furono raggruppati secondo la fabbrica e, dopo che il Museo Navale ne ebbe prescelto uno, i rimanenti furono posti: due davanti alla palazzina della Direzione Arsenale, due nel piazzale antistante ai locali della 1\u00b0 Divisione navale, due davanti all\u2019ingresso del Circolo ufficiali e gli ultimi quattro sul lungomare cittadino. Dallo studio delle loro caratteristiche emerse che erano stati realizzati da diverse fonderie; in particolare, due erano stati realizzati dalla Finsbong (Svezia) nel 1816, quattro da Carron (Scozia) del 1819, uno da Nevers (Francia) del 1839, uno da Ruelle (Francia) del 1859, tre da Aker (Svezia) del 1862 (di cui due d\u2019identico calibro e uno di calibro maggiore che fu poi conservato al Museo Navale della Spezia).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-119640\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/caannoni-carpani.jpg\" alt=\"\" width=\"852\" height=\"466\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I cannoni a canna lunga venivano costruiti colando il ferro fuso in uno stampo posto verticalmente in un pozzo scavato nel pavimento dell\u2019officina. Il getto veniva lasciato raffreddare lentamente e solo dopo alcuni giorni lo si estraeva, si toglieva l\u2019anima della canna, si pulivano tutte le superfici metalliche per controllare eventuali pecche e, se tutto era a posto, si praticava il foro d\u2019innesco (focone) in corrispondenza dell\u2019estremit\u00e0 posteriore della canna. Per tutti i cannoni, qualunque fosse il loro calibro, la gittata utile era pressoch\u00e9 la stessa, circa novecento metri; quello che faceva la differenza era il peso della palla e questo serviva a classificarli: a palla pi\u00f9 pesante corrispondeva maggiore effetto distruttivo ma anche cannone pi\u00f9 pesante che andava posizionato, a bordo, pi\u00f9 in basso su strutture pi\u00f9 robuste e quindi, per navi in legno, solo su quelle di dimensioni maggiori.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-119641\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/cannone-3-carpani.jpg\" alt=\"\" width=\"897\" height=\"615\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cannone sparava a tiro teso e l\u2019alzo massimo era di 7 gradi, lo si otteneva spostando il cuneo su cui poggiava la culatta mentre, per la mira, bisognava allineare la nave perpendicolarmente al bersaglio e fare i piccoli aggiustaggi necessari agendo sull\u2019affusto con spranghe di ferro. Poteva sparare palle di ferro pieno, palle in due semisfere, palle con semisfere incatenate (i cosiddetti \u201cangeli\u201d), cartocci a mitraglia (in cilindri di lamiera). Proietto pi\u00f9 leggero significava anche minor distanza per colpire e bisognava anche tenere conto del rollio della piattaforma.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-119642\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/cannoni-2-carpani.jpg\" alt=\"\" width=\"1983\" height=\"767\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La procedura per sparare prevedeva una sequenza di operazioni da eseguire con attenzione per evitare che il cannone esplodesse: dapprima si passava una spugna bagnata all\u2019interno della canna per togliere ogni residuo di spari precedenti poi, mentre il capo pezzo inseriva un lungo ago nel focone, si infilava il cartoccio con la polvere della carica e lo si spingeva in fondo alla canna fino a che il capo pezzo non lo sentiva urtare contro l\u2019ago; era la volta dello stoppaccio che veniva pressato per tenere bloccata la carica; ora si poteva estrarre l\u2019ago dopo aver rotto, con la sua punta, il cartoccio e caricare il proietto, fermato in posizione da un secondo stoppaccio. A questo punto il cannone veniva messo in batteria cio\u00e8 spinto contro la murata della nave facendo sporgere la bocca all\u2019esterno del portello aperto. Si riempiva il focone con la polvere da innesco fino a farla traboccare sul fornello e si era pronti a sparare; se il bersaglio era lontano si aggiustava la mira poi all\u2019ordine di fuoco tutti i serventi si allontanavano e il capo pezzo avvicinava una miccia accesa alla polvere del fornello e il cannone sparava e rinculava allo stesso tempo, La massa di 2-3 tonnellate schizzava all\u2019indietro di 3-4 metri frenata dal canapo che passava nel golfare sopra il bottone di culatta e si poteva ripetere la sequenza di caricamento; spugna bagnata, ago, cartoccio di carica ecc.; per manovrare i cannoni pi\u00f9 grandi erano necessari fino a dieci uomini, numero che scendeva a otto &#8211; sei se si passava da cannoni di 32 libbre a quelli di 24-18 lb o a quelli di 12-9 libbre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Va ricordato che lo Stato sabaudo non possedette, fino all\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia, una fonderia in grado di realizzare cannoni di grosso calibro in ferro e faceva acquisti dei pezzi, \u201cpronti\u201d o da fondere, all\u2019estero.<\/strong> <\/span>La denominazione del calibro era differente tra la Marina e l\u2019Esercito perch\u00e9 l\u2019una adottava la denominazione in libbre inglesi mentre l\u2019altro, utilizzando le libbre piemontesi (pi\u00f9 leggere), aveva una denominazione scalata di un passo, di conseguenza il 32 lb piemontese corrispondeva al 24 lb inglese, il 24 al 18 e cos\u00ec via. In un prossimo articolo vi racconter\u00f2 quelli che oggi sono conservati all&#8217;ingresso del Circolo Ufficiali di La Spezia.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Aldo Antonicelli e Piero Carpani<\/span><\/strong><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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