{"id":119034,"date":"2025-06-27T00:03:00","date_gmt":"2025-06-26T22:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=119034"},"modified":"2025-06-27T07:03:07","modified_gmt":"2025-06-27T05:03:07","slug":"un-passo-avanti-per-lautonomia-dei-mezzi-sottomarini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/119034","title":{"rendered":"Un passo avanti per la piena autonomia operativa dei mezzi sottomarini"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: MARINE MILITARI<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: OCEANI<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Mezzi sottomarini autonomi<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nUna ventina d\u2019anni fa alla NATO si incominci\u00f2 a ragionare sulla possibilit\u00e0 di effettuare missioni covert lanciando da sottomarini immersi dei droni di ricerca. All\u2019epoca le missioni da coprire riguardavano la scoperta, l\u2019identificazione e la neutralizzazione di mine o ordigni subacquei, missioni tipicamente effettuate con sommozzatori EOD (nei limiti operativi consentiti) e\/o con l\u2019ausilio di sistemi filoguidati. L\u2019idea di rendere autonome queste operazioni port\u00f2 allo sviluppo di <span style=\"color: #008000;\"><strong>sistemi completamente autonomi (AUV o UUV)<\/strong> <\/span>che potevano essere rilasciati dalle unit\u00e0 navali o da terra in maniera relativamente semplice. Il problema era rendere queste operazioni occulte, ovvero poterle eseguire senza rendere partecipe della loro effettuazione il possibile avversario. Si pens\u00f2 subito ai sottomarini, studiando diverse soluzioni per il rilascio di questi mezzi che per\u00f2 mostrarono un certo numero di difficolt\u00e0 tecniche. L\u2019esigenza operativa di poter operare in maniera <strong><span style=\"color: #008000;\">covert<\/span><\/strong> spinse quindi la marina statunitense ad approfondire diverse soluzioni.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-101784 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/US-SEAL_Delivery_Vehicle_operations.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"417\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/US-SEAL_Delivery_Vehicle_operations.jpg 640w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/US-SEAL_Delivery_Vehicle_operations-300x195.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong><span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">Key West, Florida (27 luglio 2007) &#8211; I sommozzatori e gli operatori speciali della Marina Militare del Seal Delivery Team Two (SDV-2) eseguono operazioni SDV dal USS Florida (SSGN 728) per la certificazione dei materiali &#8211; <\/span><\/span><span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">Foto della Marina Militare degli Stati Uniti scattata dal Senior Chief Mass Communication Specialist (DV) Andrew McKaskle (pubblicata)<\/span><\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per memoria, sin dal dopo guerra (WWII), erano stati sperimentati rilasci di operatori subacquei, inizialmente facendoli uscire dai tubi lanciasiluri (con tutte le difficolt\u00e0 di rilasciarli da un tubo del diametro di 533mm allagato); poi si era optata la soluzione dell\u2019uscita dalle torrette dei sottomarini, allagate per consentire l&#8217;apertura dei portelli esterni in modo da permettere agli incursori di accedere ai mezzi di ricognizione (trasportatori) collocati sulle selle esterne \u2026 un impiego pericoloso per gli operatori che potevano essere soggetti a rapidi e inaspettati cambiamenti di quota del sottomarino, tra l&#8217;altro pericolosi per il fatto che essi impiegavano per la respirazione degli apparati di respirazione ad ossigeno. L\u2019idea di sviluppare dei sistemi subacquei, prima filoguidati e poi autonomi, avrebbe quindi ridotto i rischi sia in operazioni di ricognizione che di attacco per i preziosi operatori delle forze speciali.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-119337 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/USS_Delaware-SSN-791-transits_the-Atlantic-Ocean_sea_trials_in_August_2019-e1750516893121.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"427\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Il sottomarino d&#8217;attacco classe Virginia USS Delaware (SSN 791) effettua le prove in mare nell&#8217;Oceano Atlantico. (Foto della Marina degli Stati Uniti per gentile concessione di HII di Ashley Cowan\/pubblicata)<\/strong><\/span> <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:USS_Delaware_(SSN-791)_transits_the_Atlantic_Ocean_during_builder%27s_sea_trials_in_August_2019_-_2.jpg\">USS Delaware (SSN-791) transits the Atlantic Ocean during builder&#8217;s sea trials in August 2019 &#8211; 2.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Recentemente l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">USS Delaware (SSN 791)<\/span><\/strong>, un moderno sottomarino d&#8217;attacco classe Virginia della Marina degli Stati Uniti, ha raggiunto un traguardo importante nello sviluppo di questo tipo di operazioni, conducendo operazioni con un veicolo subacqueo senza equipaggio (UUV) <strong><span style=\"color: #008000;\">Yellow Moray<\/span><\/strong> (REMUS 600) nell&#8217;area di responsabilit\u00e0 del Comando Europeo degli Stati Uniti (EUCOM). Questo test\u00a0 \u00e8 particolarmente significativo in quanto rappresenta il primo caso in cui un sottomarino ha lanciato e recuperato con successo un UUV tramite il suo &#8230; tubo lanciasiluri nell&#8217;ambito di una missione tattica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000; font-size: 20px;\"><strong>Vediamo i protagonisti<\/strong><\/span><br \/>\nEntrato in servizio nell&#8217;aprile 2020, l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">USS Delaware<\/span><\/strong> \u00e8 il 18\u00b0 sottomarino di classe Virginia (una variante Block III). Con una lunghezza di 115 metri, una larghezza di 10,3 metri e un dislocamento di circa 7.800 tonnellate in immersione, il sottomarino \u00e8 alimentato da un reattore nucleare S9G e da un propulsore a pompa-getto che consente di raggiungere velocit\u00e0 in immersione di oltre 25 nodi. Secondo le fonti aperte questo sottomarino pu\u00f2 operare a profondit\u00e0 superiori a 240 metri (oltre 800 piedi). Impiegabile in missioni di sorveglianza oceanica anche per lunghi periodi di tempo, il USS Delaware \u00e8 armato con 12 tubi di lancio verticali (VLS) per missili da crociera Tomahawk e quattro tubi lanciasiluri da 533 mm in grado di lanciare siluri Mk. 48 ADCAP. La sua suite di sensori avanzata, composta dal sonar AN\/BQQ-10 e da un array Large Aperture Bow (LAB), garantisce un rilevamento subacqueo di livello superiore.<\/p>\n<div class=\"lyte-wrapper fourthree\" style=\"width:420px;max-width:100%;margin:5px;\"><div class=\"lyMe\" id=\"WYL_wct0XysEs-Q\"><div id=\"lyte_wct0XysEs-Q\" data-src=\"\/\/i.ytimg.com\/vi\/wct0XysEs-Q\/hqdefault.jpg\" class=\"pL\"><div class=\"tC\"><div class=\"tT\"><\/div><\/div><div class=\"play\"><\/div><div class=\"ctrl\"><div class=\"Lctrl\"><\/div><div class=\"Rctrl\"><\/div><\/div><\/div><noscript><a href=\"https:\/\/youtu.be\/wct0XysEs-Q\" rel=\"nofollow\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.ytimg.com\/vi\/wct0XysEs-Q\/0.jpg\" alt=\"YouTube video thumbnail\" width=\"420\" height=\"295\" \/><br \/>Guarda questo video su YouTube<\/a><\/noscript><\/div><\/div><div class=\"lL\" style=\"max-width:100%;width:420px;margin:5px;\"><\/div><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, il battello \u00e8 predisposto anche per operazioni speciali, essendo dotato di spazi di carico riconfigurabili e compatibili per il trasporto di mezzi da ricognizione contenuti nel dry deck esterno. Per quanto concerne lo <strong><span style=\"color: #008000;\">Yellow Moray<\/span><\/strong>, un adattamento di un UUV REMUS 600 sviluppato dalla divisione Hydroid di HII, si tratta di un mezzo autonomo sottomarino progettato per missioni di lunga durata e ad alta autonomia (quasi 70 ore, con velocit\u00e0 fino a 5 nodi). Ha un carico utile maggiorato rispetto ai suoi predecessori (REMUS 100 e 300), ed un&#8217;autonomia di 286 miglia nautiche. Inoltre, pu\u00f2 raggiungere profondit\u00e0 fino a 600 metri (1.968 piedi). L&#8217;UUV \u00e8 lungo 3,25 metri, ha un diametro di 0,32 metri (12,6 pollici) e pesa circa 240 kg. Ma la chiave vincente \u00e8 la sua architettura modulare che consente l&#8217;installazione di una variet\u00e0 di carichi utili per la missione, come sonar ad apertura sintetica, sonar a scansione laterale, sensori CTD (conduttivit\u00e0, temperatura, profondit\u00e0), Doppler Velocity Log (DVL) supportati nelle missioni anche da un sistema di navigazione inerziale che consente di operare in modo autonomo in ambienti dove non ci sia la disponibilit\u00e0 di dati GPS e si richieda di dover navigare su rotte complesse sia in acque basse che profonde. Nato per compiti oceanografici, le sue missioni principali includono la mappatura dei fondali marini, la lotta alle mine e agli ordigni navali, la ricognizione idrografica e il monitoraggio delle infrastrutture sottomarine come cavi e pipeline. \u00c8 inoltre in grado di supportare operazioni covert di intelligence, sorveglianza e ricognizione (ISR) in aree ad alto rischio o interdette. I dati raccolti da sistemi come il Moray Eel possono fornire ai comandanti operativi preziose informazioni ambientali e tattiche, facilitando il processo decisionale in previsione di operazioni in periodi di crisi o di guerra.<\/p>\n<p align=\"justify\">La notizia segna quindi una pietra miliare per l\u2019impiego di sistemi autonomi nella dimensione subacquea. Recentemente l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">UUV Yellow Moray<\/span><\/strong> \u00e8 stato rilasciato da un sottomarino eseguendo un profilo di missione pre-programmato, dimostrando cos\u00ec la piena fattibilit\u00e0 dell&#8217;impiego di sistemi robotici e autonomi rilasciabili da sottomarini. In estrema sintesi, sono state eseguite tre missioni della durata di circa 6-10 ore ciascuna con lo stesso veicolo, convalidando l&#8217;affidabilit\u00e0 del sistema e la capacit\u00e0 di eseguire pi\u00f9 missioni in maniera totalmente autonoma, ovvero senza la necessit\u00e0 di sommozzatori per il lancio e il recupero del veicolo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-119340 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/uuv-moray-eel-e1750517600494.jpeg\" alt=\"\" width=\"680\" height=\"383\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Le foto del UUV Yellow Moray, pubblicate dalla Marina Militare statunitense, mostrano l&#8217;UUV caricato a bordo della USS Delaware in un cilindro di acciaio inossidabile, utilizzando le stesse attrezzature di movimentazione impiegate per spostare e stivare i siluri. \u00c8 previsto un piano per iniziare a &#8220;installare queste funzionalit\u00e0 su ogni sottomarino statunitense&#8221; &#8211; credit USN\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo il <strong><span style=\"color: #008000;\">Comandante delle Forze Sottomarine USN,<\/span> <span style=\"color: #008000;\">Vice Ammiraglio Rob Gaucher<\/span><\/strong> &#8220;<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Questa capacit\u00e0 ci consente di estendere la nostra portata con sensori aggiuntivi sia a profondit\u00e0 minori che maggiori rispetto a quelle a cui pu\u00f2 accedere un sottomarino con equipaggio. Riduce i rischi per il sottomarino, consentendogli di eseguire missioni noiose, sporche e pericolose con gli UUV, e il sistema Yellow Moray riduce i rischi per i nostri sommozzatori, poich\u00e9 possiamo lanciarli e recuperarli tramite un tubo lanciasiluri<\/span><\/em><\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sperimentazione continua e, in un futuro non molto lontano, gli abissi potrebbero essere solcati da grandi sottomarini completamente autonomi, in grado di effettuare missioni diversificate per la sicurezza ed il controllo dei mari.<br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>Andrea Mucedola<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nAlcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: MARINE MILITARI PERIODO: XXI SECOLO AREA: OCEANI parole chiave: Mezzi sottomarini autonomi . Una ventina d\u2019anni fa alla NATO si incominci\u00f2 a ragionare sulla possibilit\u00e0 di effettuare missioni covert lanciando da sottomarini immersi dei droni di ricerca. 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Analista di Maritime Security, collabora con numerosi Centri di studi e analisi geopolitici italiani ed internazionali. Ricercatore subacqueo scientifico dal 1993, nel 2019, ha ricevuto il Tridente d'oro dell'Accademia delle Scienze e Tecniche Subacquee per la divulgazione della cultura del mare. 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