{"id":117283,"date":"2025-07-21T00:03:00","date_gmt":"2025-07-20T22:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=117283"},"modified":"2025-07-01T18:32:16","modified_gmt":"2025-07-01T16:32:16","slug":"il-caso-groenlandia-risorse-minerarie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/117283","title":{"rendered":"Il caso Groenlandia: quali le risorse minerarie in gioco"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 11<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"background-color: #ffffff;color: #ffffff\">,<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff\">.<\/span><\/p>\n<p><strong>ARGOMENTO: GEOPOLITICA<\/strong><br \/>\n<strong>PERIODO: XXI SECOLO<\/strong><br \/>\n<strong>AREA: DIDATTICA<\/strong><br \/>\nparole chiave: Minerali, Groenlandia<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La lontananza, la copertura di ghiaccio e il duro ambiente fisico della Groenlandia hanno limitato nel tempo l&#8217;esplorazione e l&#8217;estrazione di minerali. Il territorio ha una lunga storia di estrazione mineraria su piccola scala: la prima miniera, di criolite, ha operato ininterrottamente dal 1854 al 1987. Nel corso dello scorso secolo, l\u2019attivit\u00e0 mineraria ha fornito in tempi diversi minerali come rame, grafite, piombo e zinco. La maggiore di queste realt\u00e0 e\u0300 stata la miniera Black Angel, che ha fornito piombo, zinco, argento e minerale di ferro tra il 1972 e il 1989. L&#8217;oro e\u0300 stato estratto per 10 anni all&#8217;inizio del XXI secolo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-45458\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/groenlandia-2020-e1750263510387.jpg\" alt=\"\" width=\"648\" height=\"261\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di fatto oggi, malgrado il clamore suscitato, non \u00e8 attiva nessuna produzione di minerali critici e per le \u201cterre rare\u201d sono state accertate sino al momento riserve significative pari solo all&#8217;1,4% del totale globale. La combinazione tra l&#8217;aumento della domanda di minerali critici e lo scioglimento dei ghiacciai e della calotta glaciale ha portato a un&#8217;ondata di nuove esplorazioni in Groenlandia. L\u2019amministrazione autonoma della Groenlandia ha probabilmente giocato sull\u2019onda del clamore delle terre rare, e punta sul potenziale sviluppo di una consistente industria mineraria che porterebbe alle comunit\u00e0 locali, sempre in bilico tra autonomia e indipendenza dalla Danimarca, l\u2019agognata autonomia economica (spesso dimenticando il fondamentale apporto dell\u2019\u201daffitto\u201d per le basi pagato dagli USA, che da solo genera un reddito \u201cpro capite\u201d di tutto rispetto, invidiabile da molte comunit\u00e0).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La strategia per il settore minerario contenuta nel piano groenlandese 2020-2024, ha identificato e fissato cinque priorit\u00e0:<br \/>\n<span style=\"color: #008000\"><strong>\u2022 miglioramento della condivisione delle conoscenze geologiche;<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000\"><strong>\u2022 amministrazione delle opportunit\u00e0 efficiente, prevedibile e trasparente;<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000\"><strong>\u2022 semplificazione e facilitazione delle transizioni delle fasi dall&#8217;esplorazione allo sfruttamento;<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000\"><strong>\u2022 sviluppo sostenibile dell\u2019industrializzazione mineraria;<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000\"><strong>\u2022 modello fiscale e di royalty attraente e competitivo.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In effetti non c&#8217;\u00e8 nulla di nuovo sotto il sole, n\u00e9 dal punto di vista dell\u2019ovviet\u00e0 n\u00e9 della demagogia, pur in una popolazione tanto ridotta. Stride il fatto che un tale piano non preveda e non abbia preso in considerazione (o forse non li ha resi noti) fattori demografici, quali la forza lavoro, il controllo dell\u2019immigrazione (ed a carico, di chi), gli insediamenti ed i sevizi necessari: normalmente una fattibilit\u00e0 dovrebbe analizzare ed evidenziare sia benefici che costi, e compararli. Non sembra peraltro che esistano le condizioni, visto che poi il problema si ricondurr\u00e0 comunque e sempre al fattore umano, che possano replicare le migrazioni che avevano caratterizzato le \u201ccorse all\u2019oro\u201d dell\u2019800.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Maliziosamente andrebbe osservato che solo due \u201cpotenze\u201d potrebbero avere l\u2019interesse, per molteplici aspetti, per il posizionamento, per l\u2019eventuale sfruttamento in condizioni estreme e per la necessaria mobilitazione della massa di personale necessaria: la Cina e la Russia. Per basare le valutazioni sulle potenzialit\u00e0 della Groenlandia, con un rapido consuntivo:<br \/>\n\u2022 a giugno 2024 erano attive 147 licenze minerarie, di cui solo tre relative al petrolio;<br \/>\n\u2022 la maggior parte delle licenze minerarie si trova a ovest, sud-ovest e all&#8217;estremo sud dell&#8217;isola, quindi distanze enormi riguardo a servizi e infrastrutture;<br \/>\n\u2022 solo 20 (venti) concessioni riguardano le terre rare, e tra queste, una (Tanbreez) e\u0300 una licenza di sfruttamento, mentre le restanti riguardano l&#8217;esplorazione, la prospezione o gli studi geologici.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-91946\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/GEOPOLITICA-TERRE-RARE-Elementares_Neodym.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"556\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/GEOPOLITICA-TERRE-RARE-Elementares_Neodym.jpg 640w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/GEOPOLITICA-TERRE-RARE-Elementares_Neodym-300x261.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il giacimento di terre rare di Kvanefjeld si dice sia uno dei pi\u00f9 grandi al mondo, tuttavia, lo sviluppo della miniera e\u0300 stato sospeso a causa della presenza di uranio, la cui produzione e\u0300 vietata in Groenlandia. Nel 2023, il Ministero delle Risorse Minerarie ha preso la decisione finale di respingere la richiesta di licenza di sfruttamento e il progetto e\u0300 attualmente in fase di arbitrato. Altre 34 licenze riguardavano il rame, e molte di queste includevano anche il potenziale per altri minerali come i metalli del gruppo del platino, il cobalto e il nichel, cosi\u0300 come il titanio, il vanadio e l&#8217;argento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nonostante l&#8217;entusiasmo del governo locale per lo sviluppo minerario e l&#8217;opportunit\u00e0 di una produzione su larga scala di terre rare, la questione e\u0300 molto controversa, con molti groenlandesi che temono danni all&#8217;ambiente e giustamente cambiamenti al loro stile di vita tradizionale. (soprattutto la sparizione di fatto della popolazione originaria). Anche se queste preoccupazioni venissero superate il costo dell&#8217;estrazione sarebbe molto pi\u00f9 alto rispetto a quello di molte altre localit\u00e0 artiche, a causa della lontananza geografica, delle scarse infrastrutture e della scarsit\u00e0\u0300 di manodopera disponibile.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-71472\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/noduli-marini-accrescimento.jpg\" alt=\"\" width=\"812\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/noduli-marini-accrescimento.jpg 812w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/noduli-marini-accrescimento-300x188.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/noduli-marini-accrescimento-768x482.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/noduli-marini-accrescimento-320x202.jpg 320w\" sizes=\"(max-width: 812px) 100vw, 812px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #008000\"><strong>Risorse minerarie sottomarine<\/strong><\/span><br \/>\nLa crescente domanda di minerali critici ha stimolato l&#8217;interesse per lo sfruttamento dei depositi sottomarini di noduli polimetallici che sono presenti sul fondo marino degli oceani di tutto il mondo. Essi furono scoperti per la prima volta nella seconda met\u00e0 del 19esino secolo sul fondale del mare di Kara, nel mare Glaciale Artico della Siberia, durante una spedizione scientifica marina. Si ritiene che i maggiori accumuli si trovino nelle alte profondit\u00e0 oceaniche, con depositi in tre forme:<br \/>\n<span style=\"color: #008000\"><strong>\u2022 croste ricche di cobalto sulle montagne sottomarine,<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000\"><strong>\u2022 solfuri lungo le dorsali medio-oceaniche,<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000\"><strong>\u2022 noduli polimetallici nelle pianure delle profondit\u00e0 marine (o in particolarissime aree costiere).<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I minerali critici contenuti includono rame, argento, manganese, nichel, cobalto e terre rare. I depositi minerali si trovano anche in acque meno profonde sulle piattaforme continentali e l&#8217;Artico ha un potenziale comprovato per la produzione di minerali critici da solfuri massicci lungo le dorsali medio-oceaniche dell&#8217;Atlantico settentrionale e dell&#8217;Oceano Artico. Il governo norvegese ha approvato lo sfruttamento di tali depositi sulla sua piattaforma continentale nell&#8217;Atlantico settentrionale.<br \/>\nTuttavia, l&#8217;intero tema dell&#8217;estrazione sottomarina si e\u0300 rivelato molto controverso a causa dei rischi ambientali e, di conseguenza,<span style=\"color: #008000\"><strong> l\u2019ISA (International Seabed Authority, Autorit\u00e0 Internazionale per i Fondali Marini)<\/strong> <\/span>non ha ancora raggiunto un accordo sulle norme che regolano l&#8217;estrazione dai fondali marini. L&#8217;ISA deve rispettare la scadenza del 2025 per concordare i regolamenti che disciplineranno le attivit\u00e0 estrattiva ma per i mari artici, ed in particolare la Groenlandia, tale ipotesi di ricerca, in primo luogo, e di sfruttamento poi, non appare certamente la pi\u00f9 vicina. Ancora un pizzico di malizia pu\u00f2 far parte della necessaria prevenzione, essendo ben nota la porosit\u00e0 percettiva e applicativa cinese tra ricerca pura e finalit\u00e0 militari, seguita dalla Russia, che in questo caso si sentirebbe, in tutto l\u2019Artico, ampiamente titolata al riguardo. Stabilire una presenza permanente significativa in Groenlandia \u00e8 notoriamente difficile e la tundra profonda \u00e8 uno dei biomi pi\u00f9 ostili del pianeta per la sopravvivenza umana, per non parlare dello sviluppo economico o di movimenti e logistica militare convenzionali. \u00c8 semplicemente impossibile vivere in condizioni cos\u00ec estreme senza servizi la diponibilit\u00e0 generale di servizi elementari, dipendendo solo da attrezzature speciali: la mancanza di infrastrutture dell&#8217;isola, comprese quelle critiche, critiche rappresenta una formidabile sfida impiantistico\/strutturale.<span style=\"color: #008000\"> <strong>Chi pu\u00f2 affrontare tali sfide? La Danimarca o un ipotetico Stato di prossima indipendenza?<\/strong><\/span> Va anche valutato quanto le popolazioni locali valutino ed apprezzino il legame con un Paese che le ha inevitabilmente trascurate per altre impellenti necessit\u00e0 e per la sua stessa dimensione, che limita gli investimenti sul futuro di cui avrebbe avuto bisogno e avr\u00e0 bisogno il territorio.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-99603\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/GEOLOGIA-NODULI-DI-MANGANESE-2015-04-14_18-20-14_Sonne_SO239_157ROV11_Logo_original1.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"360\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/GEOLOGIA-NODULI-DI-MANGANESE-2015-04-14_18-20-14_Sonne_SO239_157ROV11_Logo_original1.jpg 640w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/GEOLOGIA-NODULI-DI-MANGANESE-2015-04-14_18-20-14_Sonne_SO239_157ROV11_Logo_original1-300x169.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #008000\"><strong>Quale percorso politico \u00e8 immaginabile?<\/strong><\/span><br \/>\nIl recente voto in Groenlandia ha cambiato, come gi\u00e0 trattato in dettaglio, le prospettive e le previsioni del precedente premier dell\u2019isola, Mute Egede, che aveva condotto il paese ad elezioni anticipate proclamando e di non voler restare sotto la corona danese, ma neppure \u201cdiventare americano\u201d. Il Primo Ministro governa in base al <span style=\"color: #008000\"><strong>Self Government Act<\/strong><\/span>, promulgato nel 2009, che prevede un governo autonomo ed un percorso aperto verso l\u2019autodeterminazione, deve avere una visione, basarsi su opzioni, avanzare proposte concrete, visto che spetta o spetterebbe a quel popolo decidere in quale direzione andare.<br \/>\nCertamente sotto gli occhi indifferenti dell\u2019Europa si era profilata ma \u00e8 ancora incombente una sorta di \u201cbrexit\u201d in piccola scala, ma dagli esiti devastanti: a votare per l\u2019indipendenza o meno della Groenlandia non sono stati i Danesi, ma una popolazione locale di poche migliaia di aventi diritto al voto, quanto preparati al rispetto non si sa, quanto permeabili a influenze esterne \u00e8 solo ipotizzabile, pur con tutto il rispetto possibile dei diritti e del sistema democratico dell\u2019autodeterminazione: un diritto all\u2019indipendenza sancito dall\u2019intera popolazione danese o da una minoranza direttamente interessata? \u2026ma con una responsabilit\u00e0 collettiva, soprattutto in un mondo in rapido cambiamento: siamo in una fase nuova nella quale la pace deve essere mantenuta e la sicurezza garantita, anche prevenendo le minacce, se necessario con ogni mezzo. Il comportamento danese, ben oltre la logica \u201cirritazione\u201d ed il rigetto delle forme, ed il richiamo alla collaborazione europea, appare ad analisti smaliziati quello di disfarsi comunque di un problema, colloquialmente di una \u201cpatata bollente\u201d, pur profilandosi sin d\u2019ora la nascita di una nuova conflittualit\u00e0, un\u2019indipendenza difficile vista la totale dipendenza dell\u2019isola da sostegni economici esterni. <span style=\"color: #008000\"><strong>C\u2019\u00e8 da chiedersi nuovamente chi possa (o dovrebbe) affrontare tali sfide?<\/strong><\/span><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-92445\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/OCEANOGRAFIA-ARTICO-A_map_of_the_area_Denmark_is_claiming.png\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"479\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/OCEANOGRAFIA-ARTICO-A_map_of_the_area_Denmark_is_claiming.png 640w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/OCEANOGRAFIA-ARTICO-A_map_of_the_area_Denmark_is_claiming-300x225.png 300w\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #008000\"><strong>La Danimarca o un ipotetico Stato di prossima indipendenza?<\/strong><\/span><br \/>\nSenza alcuna malizia, per la politica del debito, tanto cara ai cinesi, e cos\u00ec ben rodata, sarebbe, o forse \u00e8 gi\u00e0, una ghiotta ed irripetibile opportunit\u00e0. Molti imperi, anche in tempi moderni, sono stati caratterizzati dalla padronanza delle rotte navali: Spagna, Portogallo, Olanda, Inghilterra, infine Stati Uniti. \u00abL\u2019impero su quale il sole non tramonta mai\u00bb, fu un\u2019espressione applicata di volta in volta a quello dominante, non indicava soltanto la diffusione intercontinentale dei possedimenti coloniali, ma anche la capacit\u00e0 delle flotte imperiali di operare quasi ovunque. Questo riguarda la Cina odierna che non ha colonie ma vassalli economici, e pretende di diventare il nuovo \u00abimpero sul quale il sole non tramonta mai\u00bb: sembra proprio il caso, a giudicare da quel che accade nel settore marittimo, sia civile che militare: l\u2019investimento nei terminal portuali (ovunque, Italia compresa). \u00c8 un aspetto, quello dell&#8217;ascesa cinese, che riguarda l\u2019Artico ed in particolare la Groenlandia: l&#8217;intervento nei terminal portuali, dove grandi societ\u00e0 della Repubblica Popolare (spesso controllate dallo Stato) costruiscono porti, comprano interi scali marittimi, oppure ne prendono la gestione con accordi spesso leonini. La gestione e il controllo di terminal portuali \u00e8 considerata un&#8217;attivit\u00e0 strategica anche perch\u00e9 consente di avere accesso a una vasta mole di dati e informazioni sulle flotte altrui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #008000\"><strong>Cosa lega superiorit\u00e0 militare e trasporto merci?<\/strong><\/span><br \/>\nTrasporto merci e superiorit\u00e0 militare negli oceani sono spesso andati insieme. L\u2019America continua ad avere una flotta militare unica al mondo per la sua capacit\u00e0 di proiezione planetaria ed a volte Washington si avvale anche del supporto di Paesi alleati. Di recente alcune navi militari europee hanno intercettato navi russe e cinesi sospettate di avere \u00abtranciato\u00bb dei cavi sottomarini nel Baltico. Gli episodi, ormai numerosi, ci ricordano che la nostra sicurezza dipende dai mari ancor pi\u00f9 di quanto crediamo: non solo le merci\u201d sopra\u201d, ma sui fondali di molti mari e oceani giacciono migliaia di chilometri di cavi a fibre ottiche che sono il sistema nervoso delle societ\u00e0 contemporanee, da loro transitano comunicazioni essenziali per la nostra vita quotidiana. Lo stesso vale per il trasporto che avviene in superficie: molti beni di prima necessit\u00e0 arrivano negli scaffali dei nostri supermercati solo perch\u00e9 hanno potuto varcare gli oceani: paesi insulari come Regno Unito, Islanda, Giappone, Taiwan, sono ancora pi\u00f9 vulnerabili in caso di interruzioni nell\u2019approvvigionamento marittimo. L\u2019operazione in corso sull\u2019Artico va collegata alla possibilit\u00e0, anzi alla probabilit\u00e0, che la rotta artica imponga cambi sia alla costruzione navale (non solo struttura ma tipologia e portata delle navi) sia alle scelte degli armatori ed al paradosso che ormai pochissime delle navi cargo protette dalla U.S. Navy o dalle forze occidentali battono bandiera occidentale (con la relativa eccezione della danese Maersk, che per\u00f2 non si espone&#8230;): l\u2019Occidente \u00e8 scivolato in una posizione marginale nel trasporto marittimo, e pi\u00f9 che mai nell\u2019Artico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo la Seconda guerra mondiale partiva da una posizione di predominio, considerato che all\u2019epoca, quasi met\u00e0 di tutte le navi da trasporto appartenevano ad armatori americani: nel 1956 fu un imprenditore Usa a inventare il container, la \u00abscatola globale\u00bb che oggi domina la logistica ma al momento, per fare un caso emblematico, le navi mercantili con bandiera statunitense USA sono meno dell\u20191% del totale mondiale mentre quelle cinesi sono pi\u00f9 della met\u00e0 di quel totale ( ancora nel 1986 solcavano gli oceani 400 navi cargo americane, oggi ne sono rimaste appena 80 ma &#8230; quelle cinesi sono 5.500). Un paradosso, che non riguarda solo il numero delle navi, ma le capacit\u00e0 costruttive, proprio nel momento della probabile necessit\u00e0 di una nuova tipologia di portacontainer che potrebbe (o avrebbe potuto?) propiziare un reshoring di capacit\u00e0 in campo occidentale ed in Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutto questo legato alla Groenlandia? Non solo, ma certamente al possibile traffico polare, alla logistica: il tutto solo come innesco e come case study su cui riflettere cominciare ad assumere responsabilit\u00e0 e prendere decisioni, per compensare gli evidenti squilibri. La piccola Danimarca, con il \u201cpeso\u201d della Maersk come \u201cindustria chiave\u201d e le responsabilit\u00e0 sulla Groenlandia (e sulla sua politica interna, comprese le autonomie) pu\u00f2 (e dovrebbe) ancora giocare un ruolo&#8230; Se accettiamo che la sola popolazione locale della Groenlandia eserciti il diritto all\u2019indipendenza, andrebbe anche valutato prima con quali ripercussioni e <span style=\"color: #000000\">poi con quali risorse e con quale collocazione.<\/span><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-52166\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/cina-akistan-gwadar-e1750263761201.jpg\" alt=\"\" width=\"651\" height=\"414\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #008000\"><strong>Quali i fattori (e gli interessi) in gioco?<\/strong><\/span><br \/>\nQuelli danesi sono evidenti storici, anche se labili, quelli UE tutti da valutare, anche se per il momento non oggetto di particolari sensibilizzazioni, mentre chiarissimi sono quelli Statunitensi, dichiarati e da tempo La geografia non \u00e8 un fattore irrilevante visto che l\u2019isola dista soli 20 chilometri dal Canada, fa parte del continente americano, mentre i nativi (inuit) sono della stessa etnia di quelli dell\u2019Alaska e del Canada. Il reclamo, pur nelle forme tracotanti ed inopportune, di Trump, \u00e8 un campanello di allarme ma anche una presa d\u2019atto che per oltre 80 anni, almeno tre generazioni, gli Stati Uniti ne hanno garantito la sopravvivenza e la sicurezza. Esiste un nuovo scenario, dove sono gi\u00e0 evidenti nuove minacce dalle quali \u00e8 necessario difendersi, adottare misure, nell\u2019interesse di tutto il mondo libero, senza innescare e poi scadere in un conflitto interno allo schieramento occidentale. Nel nuovo scenario strategico entrano anche le necessit\u00e0 di nuove risorse, la necessit\u00e0 di sfuggire a monopoli che hanno colto impreparato tutto l\u2019Occidente, che non reagisce coeso. Washington ha avviato da tempo, per motivi legati alla sicurezza nazionale, programmi e progetti di diversificazione dei propri approvvigionamenti di terre rare per non dipendere in modo sproporzionato dalla Cina, primo produttore mondiale di queste risorse minerarie. In tale contesto andrebbe inquadrata l\u2019\u201cofferta di acquisto\u201d della Groenlandia (come provocazione, in mancanza di altre alternative o proposte) quale eventuale fonte alternativa di tali risorse. All\u2019opposto \u00e8 altrettanto evidente l\u2019interesse cinse se non ad assicurarsi anche queste risorse, od almeno a minare qualsiasi intesa, ed in questo in piena sintonia con la Russia<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche se l&#8217;acquisto della Groenlandia suona bizzarro a diversi studiosi di relazioni internazionali, non bisogna dimenticare che \u2013 contrariamente a quanto sostiene la \u201csaggezza convenzionale\u201d \u2013 i confini vengono costantemente ridisegnati. Gli esempi sono innumerevoli: Israele ha ottenuto le alture del Golan come risultato della sua vittoria nella Guerra dei Sei Giorni, il Kosovo \u00e8 diventato indipendente dalla Serbia un decennio fa, la Germania \u00e8 stata riunificata dopo diversi decenni di separazione in due entit\u00e0, la Russia ha preso la penisola di Crimea dall&#8217;Ucraina solo pochi anni fa. Allo stesso modo, l&#8217;influenza di interessi territoriali contrastanti \u00e8 stata determinante in aree potenzialmente instabili, tra cui i Balcani, il Kurdistan, il Levante, il Kashmir, il Tibet, la Transcaucasia e il Mar Cinese Meridionale, tra gli altri. La presenza militare pluridecennale degli Stati Uniti non \u00e8 il frutto si invasioni od azioni violente, ma il risultato di accordi vantaggiosi per le parti, in particolare per le popolazioni locali che hanno goduto di rendite e servizi maggiori di quelli che assicurava la \u201cmadrepatria\u201d.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-117305\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/640px-Thule_Air_Base_aerial_view.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"421\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/640px-Thule_Air_Base_aerial_view.jpg 640w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/640px-Thule_Air_Base_aerial_view-300x197.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una presenza militare importante ma relativamente modesta come estensione: originariamente costruita negli anni &#8217;40, la <span style=\"color: #008000\"><strong>base aerea di Thule<\/strong><\/span> \u2013 il nome deriva da una mitica terra presumibilmente situata negli angoli pi\u00f9 settentrionali del mondo conosciuto \u2013 \u00e8 destinata a compiti di sorveglianza aerospaziale e nel funzionamento dei sistemi di allerta precoce: \u00e8 pertanto una componente importante sia del <strong><span style=\"color: #008000\">NORAD (North American Aerospace Defense Command)<\/span> <\/strong>che dell&#8217;Air Force Space Command, mentre l&#8217;esercito americano gestisce anche una piccola rete di centri di ricerca scientifica in Groenlandia.<br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000\">Giancarlo Poddighe<\/span><\/strong><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff\">:<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 11<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>, . ARGOMENTO: GEOPOLITICA PERIODO: XXI SECOLO AREA: DIDATTICA parole chiave: Minerali, Groenlandia . La lontananza, la copertura di ghiaccio e il duro ambiente fisico della Groenlandia hanno limitato nel tempo l&#8217;esplorazione e l&#8217;estrazione di minerali. 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