{"id":117272,"date":"2025-05-19T00:02:00","date_gmt":"2025-05-18T22:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=117272"},"modified":"2026-01-08T19:04:50","modified_gmt":"2026-01-08T18:04:50","slug":"il-ritorno-strategico-del-giuk-gap","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/117272","title":{"rendered":"Il ritorno strategico del GIUK Gap"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\r\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\r\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\r\n<p><span style=\"color: #008000;\"><strong>ARGOMENTO: SICUREZZA MARITTIMA<\/strong><\/span><br><span style=\"color: #008000;\"><strong>PERIODO: XX-XXI SECOLO<\/strong><\/span><br><span style=\"color: #008000;\"><strong>AREA: OCEANO ATLANTICO<\/strong><\/span><br>parole chiave: GIUK Gap, sorveglianza marittima, cambiamenti climatici<br><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Un passaggio marittimo di rinnovato interesse, il GIUK Gap, situato tra la Groenlandia, l&#8217;Islanda e il Regno Unito, \u00e8 tornato strategicamente significativo nel III millennio grazie alla necessit\u00e0 di proteggere le nuove vie marine nell&#8217;Artico, rese sempre pi\u00f9 disponibili dai cambiamenti climatici.&nbsp;<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/GIUK_gap.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 GIUK_gap.png\" width=\"845\" height=\"1022\"><br>Fungendo da punto di strozzatura centrale nell&#8217;Oceano Atlantico settentrionale, questo passaggio collega l&#8217;Oceano Artico all&#8217;Atlantico e facilita il movimento tra il Nord America e l&#8217;Europa, rendendolo un punto di riferimento costante per gli strateghi navali.&nbsp; Non \u00e8 una novit\u00e0 in quanto la sua importanza strategica era gi\u00e0 stata particolarmente evidente durante le guerre mondiali, quando il controllo del GIUK Gap era essenziale per salvaguardare le rotte di rifornimento transatlantiche dagli attacchi dei sottomarini dell&#8217;Asse, permettendo cos\u00ec che i convogli alleati potessero arrivare indenni in Europa. Durante la Seconda guerra mondiale, riconoscendo la vulnerabilit\u00e0 del Gap, le forze alleate occuparono l&#8217;Islanda e la Groenlandia per stabilire basi aeree e, limitatamente, navali. La storia ci insegna che queste basi sperdute giocarono un ruolo fondamentale nel contrastare gli U-Boot tedeschi e i raider che minacciavano le rotte marittime vitali per il sostentamento dello sforzo alleato, compresa la Russia.<\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Screenshot-2025-05-07-171255.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2025-05-07-171255.png\" width=\"994\" height=\"664\"><\/p>\r\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>mappa della Battaglia dello stretto di Danimarca, combattuta in gran parte nello GIUK Gap &#8211; Autore Citypeek &#8211; Fonte&nbsp;<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Map_Rheinuebung.svg\">Map Rheinuebung.svg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/strong><\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">La posta in gioco nel controllo del GIUK Gap \u00e8 stata sottolineata da eventi come la <strong><span style=\"color: #008000;\">battaglia dello Stretto di Danimarca<\/span><\/strong>,&nbsp;tra Islanda e Groenlandia, uno scontro navale avvenuto il 24 maggio 1941, tra due unit\u00e0 maggiori della Kriegsmarine, <strong><span style=\"color: #008000;\"><i>Bismarck<\/i>&nbsp;e&nbsp;<i>Prinz Eugen<\/i><\/span><\/strong>, e quattro unit\u00e0 da battaglia britanniche, <strong><span style=\"color: #008000;\">HMS&nbsp;<i>Prince of Wales<\/i>,&nbsp;HMS&nbsp;<i>Hood<\/i>,&nbsp;HMS&nbsp;<i>Norfolk<\/i>&nbsp;e&nbsp;HMS&nbsp;<i>Suffolk<\/i><\/span><\/strong><sup id=\"cite_ref-:0_1-0\" class=\"reference\"><\/sup>, conclusosi inizialmente con l&#8217;affondamento dell&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Hood<\/span><\/strong> e poi della <span style=\"color: #008000;\"><strong>Bismark<\/strong><\/span>. La penetrazione tedesca in Atlantico costrinse la Royal Navy a mantenere due squadre di incrociatori costantemente in mare per sorvegliare il Canale di Danimarca e il GIUK Gap al fine di bloccare una eventuale sortita nell&#8217;Atlantico della Flotta tedesca. L&#8217;occupazione di luoghi strategici come l&#8217;Islanda permise alle forze alleate di mantenere il dominio sulle principali rotte marittime, dimostrando come la geografia influenzi direttamente gli esiti dei conflitti.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un passaggio ancora strategico<\/span><\/strong><br>Durante la guerra fredda la NATO doveva essere in grado di intervenire, su e da questa linea, nei domini operativi (superficie, aereo, subacqueo, informativo ed elettromagnetico) con azioni coordinate destinate ad ostacolarne l&#8217;uso da parte di possibili avversari, applicando il principio del sea denial. In particolare, per limitare i movimenti dei sottomarini nucleari sovietici venne realizzato il <strong><span style=\"color: #008000;\">Sound Surveillance System (SOSUS)<\/span><\/strong>, <span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">pi\u00f9 noto come &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Project Caesar<\/span><\/strong>&#8220;, un progetto di sensori acustici collocati sui fondali marini ufficialmente destinati alla ricerca oceanografica. <\/span><\/span>Il GIUK Gap assunse un&#8217;importanza ancora maggiore, diventando una prima linea nella strategia di difesa della NATO, la linea ideale per il rilevamento ed il contenimento dei sottomarini sovietici che tentavano di accedere all&#8217;Atlantico dalle basi sulla penisola di Kola. Un passaggio fondamentale pi\u00f9 per la sicurezza europea che per quella statunitense come due guerre mondiali ed una guerra fredda ci hanno dimostrato.<\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/SOSUS-iuss-nrl.webp\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 SOSUS-iuss-nrl.webp\" width=\"840\" height=\"571\"><\/p>\r\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Il sistema SOSUS era costituito da array di idrofoni passivi in bassa frequenza posizionati sul fondo, collegati tramite cavi di comunicazione sottomarini a strutture a terra, NAVFAC, ed un centro meteorologico navale (NOPF\/MEC) responsabile dell&#8217;analisi dei segnali ricevuti. Disegno NOAA&nbsp;<\/strong><\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1985, <span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">quando i sensori fissi di fondale furono integrati dal sistema mobile &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Surveillance Towed Array Sensor System&#8221; (SURTASS)<\/span> <\/strong>e da altri nuovi sistemi, venne rinominato in &#8220;Integrated Undersea Surveillance System&#8221; (IUSS). La <\/span><\/span><span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">missione fu declassificata solo nel 1941 quando venne rese nota <\/span><\/span>la catena idrofonica che aveva permesso di fornire un allarme tempestivo dei movimenti dei sottomarini sovietici. Anche se nel tempo la tecnologia missilistica sovietica miglior\u00f2, consentendo ai sottomarini lanciamissili balistici di operare dai bastioni artici, il GIUK Gap rimase comunque cruciale per il monitoraggio dei sottomarini d&#8217;attacco.<\/p>\r\n<table style=\"border-collapse: collapse; width: 100%;\">\r\n<tbody>\r\n<tr>\r\n<td style=\"width: 100%; text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">Nel 1961 il sistema SOSUS dimostr\u00f2 la sua efficacia quando tracci\u00f2 la USS George Washington durante il suo primo transito nell&#8217;Atlantico settentrionale verso il Regno Unito.<\/span><\/span>&nbsp;<\/span><span class=\"jCAhz\" style=\"color: #008000;\"><span class=\"ryNqvb\">Il primo rilevamento di un sottomarino nucleare sovietico avvenne il 6 luglio 1962, quando la NAVFAC Barbados riconobbe e segnal\u00f2 il transito di un sottomarino nucleare sovietico a ovest della Norvegia che entrava nell&#8217;Atlantico attraverso il varco Groenlandia-Islanda-Regno Unito (GIUK).<\/span><\/span><\/strong><\/td>\r\n<\/tr>\r\n<\/tbody>\r\n<\/table>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo il crollo dell&#8217;Unione Sovietica, al Pentagono la minaccia navale fu sottostimata al punto da modificare il peso della lotta contro i sottomarini; di riflesso, cambiando la minaccia geopolitica e, di conseguenza, militare, la NATO si concentr\u00f2 su altre priorit\u00e0, come operazioni di presenza, stabilizzazione e interdizione in aree come i Balcani, il Medio Oriente e l&#8217;Africa, in alcuni casi anche con i Russi.<br>Ci\u00f2 comport\u00f2 negli Stati Uniti ad una riduzione degli investimenti nelle capacit\u00e0 ASW, con dolorosi tagli alle fregate, agli aerei da pattugliamento marittimo e alle flotte di sottomarini, con conseguenze drammatiche sulla Flotta che portarono ad un declino dell&#8217;efficienza dei mezzi e della capacit\u00e0 degli operatori per mancanza di un adeguato e continuo addestramento.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>La politica NATO dell&#8217;High North<\/strong><\/span><br>Il ritorno della politica russa nei teatri orientali e la costruzione di nuovi mezzi navali e subacquei ha comportato negli ultimi vent&#8217;anni una revisione delle priorit\u00e0 della NATO che si \u00e8 esplicitato in una rivalutazione capacitiva che comprende sia unit\u00e0 pi\u00f9 moderne e efficaci sia la rivalutazione del concetto di maritime security nelle aree ristrette (choke points) ma anche nei passaggi strategici come il GIUK Gap, che sta tornando ad essere affollato grazie al maggiore accesso alle rotte artiche. Si rende quindi nuovamente necessario, al fine della deterrenza, di incrementare la sorveglianza dei movimenti navali russi, dispiegando forze in aree in precedenza climaticamente negate. D&#8217;altra parte, la Russia sta rafforzando le sue infrastrutture militari settentrionali, migliorando le sue capacit\u00e0 A2\/AD (Anti-Access\/Area Denial), con un ruolo fondamentale della minaccia sottomarina con compiti di deterrenza con chiare connotazioni offensive. Per quanto quest&#8217;ultimo termine (offensivo) possa sembrare a qualche analista pro-putiniano ideologicamente troppo forte, \u00e8 innegabile che la Russia abbia da tempo enfatizzato la conquista, o colonizzazione, dell\u2019Artico con prevalenti indirizzi ed obiettivi militari; non solo come misura difensiva, ma anche come parte di una strategia a lungo termine per garantire il controllo futuro delle rotte marittime polari, delle risorse energetiche, dei choke point interni, nonch\u00e8 delle proprie infrastrutture critiche. Un impegno tangibile che ha incluso la riapertura delle basi dell&#8217;era sovietica, il dispiegamento di avanzati sistemi di difesa aerea S-400 e regolari esercitazioni navali a quelle latitudini con alleati e partners, aprendosi con un sempre pi\u00f9 possibile partner, la Cina. Ma di questo parler\u00f2 in un prossimo articolo.<br><strong><span style=\"color: #008000;\">Gian Carlo Poddighe<br><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/span><\/strong><\/p>\r\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: SICUREZZA MARITTIMAPERIODO: XX-XXI SECOLOAREA: OCEANO ATLANTICOparole chiave: GIUK Gap, sorveglianza marittima, cambiamenti climatici. 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Transitato all\u2019industria nazionale ha svolto incarichi di responsabilit\u00e0 per le costruzioni della prima legge navale diventando promotore delle Mostre Navali Italiane. Ha occupato posizioni dirigenziali sia nel settore impiantistico che delle grandi opere e dell\u2019industria automobilistica, occupandosi della diversificazione produttiva e dei progetti di decarbonizzazione, con il passaggio alle motorizzazioni GNV. E\u2019 stato membro dei CdA di alcune importanti JV internazionali nei settori metallurgico, infrastrutturale ed automotive ed \u00e8 stato chiamato a far parte di commissioni specialistiche da parte di organismi internazionali, tra cui rilevanti quelle in materia di disaster management. Giornalista iscritto all\u2019OdG nazionale dal 1982, ha collaborato con periodici e quotidiani, ed \u00e8 stato direttore responsabile di quotidiani ricoprendo incarichi di vertice in societ\u00e0 editoriali. Membro di alcuni Think Tank geopolitici, collabora con quotidiani soprattutto per corrispondenze all\u2019estero, pubblica on line su testate del settore marittimo e navale italiane ed internazionali. 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Transitato all\u2019industria nazionale ha svolto incarichi di responsabilit\u00e0 per le costruzioni della prima legge navale diventando promotore delle Mostre Navali Italiane. Ha occupato posizioni dirigenziali sia nel settore impiantistico che delle grandi opere e dell\u2019industria automobilistica, occupandosi della diversificazione produttiva e dei progetti di decarbonizzazione, con il passaggio alle motorizzazioni GNV. E\u2019 stato membro dei CdA di alcune importanti JV internazionali nei settori metallurgico, infrastrutturale ed automotive ed \u00e8 stato chiamato a far parte di commissioni specialistiche da parte di organismi internazionali, tra cui rilevanti quelle in materia di disaster management. Giornalista iscritto all\u2019OdG nazionale dal 1982, ha collaborato con periodici e quotidiani, ed \u00e8 stato direttore responsabile di quotidiani ricoprendo incarichi di vertice in societ\u00e0 editoriali. 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