{"id":116920,"date":"2025-04-15T00:02:00","date_gmt":"2025-04-14T22:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=116920"},"modified":"2026-03-23T17:38:54","modified_gmt":"2026-03-23T16:38:54","slug":"cosa-succede-se-un-pianeta-si-avvicina-troppo-alla-sua-stella","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/116920","title":{"rendered":"Cosa succede se un pianeta si avvicina troppo alla sua stella?"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: ASTRONOMIA E ASTROFISICA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: vita dei pianeti, telescopio spaziale James Webb<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Quando guardiamo il cielo ci rendiamo conto di quanto la nostra vita sia infinitesimale a fronte di quella dell\u2019Universo; la buona notizia \u00e8 che i nuovi space telescope ci stanno mostrando immagini straordinarie&nbsp; che ci consentono di osservare eventi un tempo solo ipotizzati. Grazie alle capacit\u00e0 del<strong><span style=\"color: #008000;\"> telescopio spaziale James Webb (JWST)<\/span><\/strong> della NASA \u00e8 stato recentemente possibile osservare &#8211; per la prima volta &#8211; una stella nell&#8217;atto di inghiottire un pianeta.<\/p>\n<p align=\"justify\">Fino ad oggi gli astronomi ritenevano che una stella, nella sua lunga vita, ad un certo punto aumentasse le sue dimensioni fino ad inglobare i pianeti nelle sue vicinanze ma, una recente osservazione ha dimostrato che pu\u00f2 avvenire anche il contrario, ovvero l&#8217;orbita di un pianeta intorno al suo astro si pu\u00f2 ridurre nel tempo, avvicinandolo lentamente fino al contatto finale.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/ZTF_SLRN-2020-1024x534.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 ZTF_SLRN-2020-1024x534.jpg\" width=\"1024\" height=\"534\"><\/p>\n<p align=\"Justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">ZTF SLRN-2020 \u00e8 una nova rossa sub luminosa. L&#8217;immagine a destra (del 26 maggio 2020) \u00e8 vicina al picco &#8211; NASA &#8211; autore Meli Thev<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Questa scoperta si deve ancora una volta alle capacit\u00e0 straordinarie del <strong><span style=\"color: #008000;\">John Webb Space Telescope (JWST)<\/span><\/strong>, in grado di poter raccogliere immagini ad alta risoluzione nell&#8217;infrarosso ed acquisire cos\u00ec preziose informazioni anche sul destino finale dei sistemi planetari. L\u2019evento astronomico di oggi \u00e8 decisamente intrigante perch\u00e9 riguarda l&#8217;interazione di un pianeta con la sua stella, un evento che \u00e8 stato possibile osservare grazie a due strumenti spettrografici del JWST: il <strong><span style=\"color: #008000;\">MIRI (Mid-Infrared Instrument) e il NIRSpec (Near-Infrared Spectrograph<\/span><\/strong>), che hanno permesso ai ricercatori di analizzare l&#8217;evento da due vie diverse.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/NASA-PIANTE-INGHIOTTITO-webb-STScI-01JRDS7SJNRZR6Q82W858FMT0Q-4K-1024x576.jpeg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 NASA-PIANTE-INGHIOTTITO-webb-STScI-01JRDS7SJNRZR6Q82W858FMT0Q-4K-1024x576.jpeg\" width=\"1024\" height=\"576\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Le osservazioni del telescopio spaziale James Webb della NASA su quello che si ritiene essere il primo evento di inglobamento planetario mai registrato hanno rivelato un disco di accrescimento caldo che circonda la stella, con una nube di polvere pi\u00f9 fredda in espansione che avvolge la scena. Webb ha anche rivelato che la stella non si \u00e8 gonfiata fino a inghiottire il pianeta, ma che l&#8217;orbita del pianeta si \u00e8 in realt\u00e0 lentamente deprezzata nel tempo, come si vede in questa rappresentazione artistica. NASA, ESA, CSA, R. Crawford (STScI)<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Capiamo meglio<\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Tutto inizi\u00f2 da un lampo di luce ottica proveniente da una nova rossa, formalmente chiamato <strong><span style=\"color: #008000;\">ZTF SLRN-2020<\/span><\/strong>, originariamente individuato dalla<strong><span style=\"color: #008000;\"> Zwicky Transient Facility<\/span><\/strong> presso l&#8217;Osservatorio Palomar del Caltech di San Diego, California. Analizzando i dati raccolti dal <strong><span style=\"color: #008000;\">NEOWISE (Near-Earth Object Wide-field Infrared Survey Explorer)<\/span> <\/strong>della NASA gli scienziati scoprirono che quella stella si era illuminata nella banda dell&#8217;infrarosso un anno prima del lampo di luce. Inizialmente l\u2019indagine iniziale port\u00f2 i ricercatori a credere che quella stella, situata al centro della Via Lattea a circa 12.000 anni luce dalla Terra, fosse simile al nostro Sole e che, nella sua fase di invecchiamento, stava per trasformarsi in una gigante rossa. A causa di questo processo queste stelle si espandono lentamente man mano che esauriscono il loro combustibile (idrogeno) e si trasformano poi in giganti rosse. Era quindi ipotizzato che nella sua espansione la stella aveva inglobato il pianeta.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/MIRI-1024x576.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MIRI-1024x576.jpg\" width=\"1024\" height=\"576\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>il MIRI del JWST<\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Grazie ai dati raccolti dal <strong><span style=\"color: #008000;\">MIRI<\/span><\/strong> del JWST \u00e8 per\u00f2 emersa una storia ben diversa. Grazie all&#8217;elevata sensibilit\u00e0 e risoluzione degli strumenti spaziali, gli scienziati sono stati in grado di misurare con precisione l&#8217;emissione nascosta della stella, scoprendo che non era poi cos\u00ec luminosa come avrebbe dovuto essere; in altre parole non si stava trasformando in una gigante rossa per cui non vi era alcun aumento delle dimensioni dell\u2019astro tale da poter inghiottire quel pianeta. I ricercatori ipotizzano che quel pianeta delle dimensioni di Giove, orbitasse vicino alla stella, ad una distanza minore dell&#8217;orbita di Mercurio attorno al nostro Sole. Nel suo orbitare, nel corso di milioni di anni, il pianeta si era per\u00f2 avvicinato sempre pi\u00f9 alla stella fino a sfiorarne l&#8217;atmosfera. Da quel momento in poi, era iniziato un processo incontrollato di caduta sempre pi\u00f9 rapida verso l\u2019astro, che aveva sfaldato il pianeta prima di inghiottirlo. Un evento catastrofico che aveva comportato l&#8217;espulsione dei gas dagli strati esterni della stella; gli elementi pesanti di questi gas espandendosi e raffreddandosi, si erano poi rapidamente condensati in un disco di polvere fredda (nel corso dell&#8217;anno successivo).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/NASA-ingloblamento-pianeta-apjadb429f9_lr-1024x448.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 NASA-ingloblamento-pianeta-apjadb429f9_lr-1024x448.jpg\" width=\"1024\" height=\"448\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Illustrazione schematica dell&#8217;interpretazione pre e post fagocitamento di ZTF SLRN-2020. (Sinistra) La luminosit\u00e0 di circa 0,3 L\u2299 della stella ospite residua di ZTF SLRN-2020, \u00e8 coerente con una stella di sequenza principale di tipo K. \u00c8 quindi improbabile che ZTF SLRN-2020 sia stata innescata dall&#8217;espansione radiale dovuta all&#8217;evoluzione stellare ma potrebbe invece essere innescato dal decadimento orbitale del pianeta nella stella ospite dovuto alle interazioni mareali. (Destra) A tempi pi\u00f9 tardivi (+830 giorni), la stella ospite residua potrebbe essere circondata da un disco di accrescimento polveroso composto dal materiale espulso. La polvere espulsa rilevata da precedenti osservazioni a +320 giorni non viene rilevata da JWST a +830 giorni perch\u00e9 la polvere espulsa potrebbe essersi raffreddata oltre i limiti di rilevamento e la copertura di lunghezza d&#8217;onda delle osservazioni da <a href=\"https:\/\/iopscience.iop.org\/article\/10.3847\/1538-4357\/adb429\">Revealing a Main-sequence Star that Consumed a Planet with JWST &#8211; IOP science<\/a><\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Il <span style=\"color: #008000;\"><strong>NIRSpec<\/strong><\/span> ha infatti rivelato la presenza di un disco circumstellare caldo di gas molecolare con molecole di monossido di carbonio. Un cold case svelato. Queste osservazioni, effettuate nell&#8217;ambito del programma <strong><span style=\"color: #008000;\">Guaranteed Time Observation 1240<\/span><\/strong>, hanno lo scopo di indagare gli improvvisi e ancora misteriosi eventi di luminosit\u00e0 infrarossa come le esplosioni delle supernova. I telescopi spaziali della NASA fanno parte di una rete internazionale, destinata a crescere, che ci aiuteranno a comprendere il funzionamento dell&#8217;universo. Tra di essi il futuro <strong><span style=\"color: #008000;\">Osservatorio Vera C. Rubin<\/span><\/strong> e il <strong><span style=\"color: #008000;\">telescopio spaziale Nancy Grace Roman<\/span><\/strong> della NASA, che esploreranno ripetutamente vaste aree del cielo per rivelarci questi misteri dell\u2019Universo.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>Riferimento<\/strong><\/span><br \/>\n<a href=\"https:\/\/iopscience.iop.org\/article\/10.3847\/1538-4357\/adb429\">Revealing a Main-sequence Star that Consumed a Planet with JWST &#8211; IOPscience<\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: ASTRONOMIA E ASTROFISICA PERIODO: XXI SECOLO AREA: DIDATTICA parole chiave: vita dei pianeti, telescopio spaziale James Webb . 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