{"id":116663,"date":"2025-04-09T00:02:00","date_gmt":"2025-04-08T22:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=116663"},"modified":"2026-03-23T17:34:01","modified_gmt":"2026-03-23T16:34:01","slug":"la-leggenda-nera-degli-italiani-che-non-sanno-fare-la-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/116663","title":{"rendered":"Chi ha detto che gli \u201citaliani non sanno fare la guerra\u201d?"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 13<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #008000;\"><strong>ARGOMENTO: STORIA<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>PERIODO: STORIA ITALICA<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>AREA: DIDATTICA<\/strong><\/span><br \/>\nparole chiave: capacit\u00e0 militari, spirito di sacrificio<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Quando la satira si trasforma in una farsa condita di non conoscenza della storia e maldicenza.<\/em> <em>Pubblichiamo di seguito un articolo di <strong><a href=\"https:\/\/www.centromachiavelli.com\/autore\/emanuele-mastrangelo\/\">Emanuele Mastrangelo<\/a>&nbsp;e&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.centromachiavelli.com\/author\/daniele-scalea\/\">Daniele Scalea<\/a><\/strong> sul recente episodio avvenuto su una nota rete televisiva in cui la comica Littizzetto ha moralmente offeso non solo il comparto militare ma tutti coloro che operano per la sicurezza del nostro paese su direttiva politica &#8230; Se il diritto ad esprimere le proprie opinioni deve restare un diritto inviolabile per ogni cittadino \u00e8 anche vero che se lo si esercita in maniera non corretta si trasforma in sgradevole disinformazione. Si tratta di frutto di ignoranza o di voluto vilipendio per coloro che hanno dato la vita per il nostro Paese? Un disegno per cancellare i valori che fanno grande un popolo, il coraggio delle proprie azioni, lo spirito di sacrificio fino all&#8217;estremo per dare una esempio etico per le future generazioni? Va ben compreso che i militari appartenenti ad uno Stato vengono impiegati nei conflitti per volere politico non dei loro vertici &#8230; per cui accanirsi su tutti i servitori dello Stato, deridendone il loro status e capacit\u00e0, \u00e8 una violenza vile e gratuita, se vogliamo ancora pi\u00f9 grave delle parole volgari espresse in quello che gli autori dell&#8217;articolo definiscono siparietto della &#8220;comica&#8221; piemontese. Mastrangelo e Scalea, prendendo come spunto l&#8217;increscioso episodio, dimostrano come il valore degli italiani trova conferma nella storia, quella disciplina del sapere che troppo spesso viene letta a met\u00e0 per convenienza &#8230; ed i risultati si vedono.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Redipuglia_dettaglio-1024x768.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Redipuglia_dettaglio-1024x768.jpg\"><br \/>\n<\/em><span style=\"font-size: 24px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La leggenda nera degli \u201citaliani che non sanno fare la guerra\u201d di Emanuele Mastrangelo&nbsp;e&nbsp;Daniele Scalea<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">La denuncia \u00e8 stata presentata dal <strong><span style=\"color: #008000;\">tenente in congedo Pasquale Trabucco, presidente del Comitato 4 Novembre, cui si \u00e8 associato l\u2019Osservatorio Vittime del Dovere<\/span><\/strong> ed \u00e8 l\u2019ultimo strascico delle polemiche suscitate dalle infelici uscite della comica militante Luciana Littizzetto. Sul canale di riferimento dell\u2019estrema sinistra, \u201cLa7\u201d, \u00e8 andato in scena un siparietto durante il quale la Littizzetto ha pesantemente ironizzato sulla presunta mancanza di valore militare del popolo italiano. La morale \u00e8 stata riassunta con la consueta signorilit\u00e0 dalla comica: \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Noi italiani non siamo capaci a fare la guerra. Facciamo cagarissimo<\/span><\/em><\/strong>\u201d. Non \u00e8 intenzione di chi scrive aprire una polemica contro la signora Littizzetto, le cui uscite lasciano spesso il tempo che trovano. Ma se le battute della comica torinese hanno scarsa importanza, non ce l\u2019ha il milieu culturale in cui si inseriscono. <strong><span style=\"color: #008000;\">Che gli italiani possano eccellere in tanti campi ma non in quello militare, \u00e8 un\u2019idea che le ultime tre o quattro generazioni si sono viste inculcare dalla scuola come dai media<\/span><\/strong>; l\u2019hanno succhiata assieme al latte materno, fino a convincersene, a dispetto di tutte le evidenze storiche del contrario. <strong><span style=\"color: #008000;\">Tale convinzione \u00e8 nutrita tanto dall\u2019opinione pubblica di sinistra quanto da quella di destra. Essa ha permeato profondamente anche la parte di societ\u00e0 che si ritiene pi\u00f9 patriottica.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #008000;\"><strong>La leggenda nera dell\u2019Italia imbelle<\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">La promozione di questa cognizione errata e mortificante non \u00e8 avvenuta per caso, n\u00e9 si pu\u00f2 imputare in toto alla prevalenza politica nel dopoguerra di democristiani e comunisti \u2013 due culture politiche ostili al nazionalismo e che hanno finito per confondere col fascismo tanti valori positivi rei solo di aver co-esistito con esso, tra cui l\u2019orgoglio nazionale. <strong><span style=\"color: #008000;\">La narrazione degli italiani imbelli, degli italiani \u201csanti, poeti, navigatori, scienziati\u201d ma giammai \u201ceroi\u201d, fu spinta, consapevolmente o inconsciamente, per reazione alla rovinosa sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale. Essa costitu\u00ec una sorta di \u201cvaccinazione\u201d del popolo italiano contro ogni revanscismo o bellicismo.<\/span> <\/strong>Amputare l\u2019orgoglio nazionale del suo arto militare e guerresco mirava a impedire alle presenti e future generazioni di italiani d\u2019imbarcarsi in nuovi avventurismi bellici. \u00c8 un meccanismo simile al mantra, diffusosi nel dopoguerra e ossessivamente ripetuto nella \u201ccomunit\u00e0 della politica estera\u201d, che l\u2019Italia sia una \u201cmedia potenza\u201d e non possa ambire a un peso superiore. Ci\u00f2 potrebbe anche corrispondere a realt\u00e0 nello scenario odierno, ma era moneta comune anche quando l\u2019economia italiana superava quella della Gran Bretagna e molte eccellenze industriali albergavano nel nostro paese. Il senso pi\u00f9 profondo era quello di negare ogni ambizione d\u2019essere una \u201cgrande potenza\u201d, perch\u00e9 le grandi potenze sono chiamate, di tanto in tanto, a difendere il loro status anche con la forza militare.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Cos\u00ec ci vogliamo preparare a un futuro pericoloso?<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">La narrazione della \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">l\u2019Italietta che non sa far la guerra<\/span><\/em><\/strong>\u201d aveva gi\u00e0 dei precedenti (in genere promossi da potenze straniere rivali), ma trov\u00f2 il suo acme dopo la sconfitta nel secondo conflitto mondiale. Il suo fine era abortire sul nascere ogni velleit\u00e0 bellicista che potesse riemergere in Italia. Ma se per decenni chi denunciava il problema \u00e8 stato emarginato e deriso, tacciato di essere un \u201cfascista\u201d o un \u201cguerrafondaio\u201d, oggi i tempi sono cambiati; molti si rendono conto di come questa narrazione avvilente stia seriamente mettendo a repentaglio la sicurezza della nazione. Nubi minacciose s\u2019addensano all\u2019orizzonte. In Europa si \u00e8 tornati a combattere un grande conflitto convenzionale, com\u2019\u00e8 quello tra Ucraina e Russia; alle porte del Mediterraneo la guerra tra Israele e Hamas minaccia ogni giorno di potersi allargare in uno scontro regionale con l\u2019Iran. I jihadisti hanno preso il potere in Siria e confermano d\u2019avere una grande presa tra le popolazioni islamiche \u2013 non escluse quelle ormai impiantatesi in Europa, come dimostra lo stillicidio di attentati. E mentre la Cina colma rapidamente il gap con gli USA, questi ultimi segnalano in maniera esplicita e chiara la volont\u00e0 di disimpegnarsi dal grosso dell\u2019onere di difendere l\u2019Europa. <strong><span style=\"color: #008000;\">La Commissione UE reagisce varando un grande piano di riarmo del continente \u2013 un piano difettoso e lacunoso, che ispira poca fiducia, ma che nasce da una percezione di insicurezza che appare giustificata.<\/span><\/strong> Il campo di coloro che vogliono rafforzare lo strumento militare italiano \u00e8 assai variegato. C\u2019\u00e8 chi guarda alla difesa nazionale e chi a quella europea. C\u2019\u00e8 chi vuole armarsi perch\u00e9 teme la Russia o persino gli USA, mentre altri vogliono assecondare proprio le richieste di Washington (condividendone la preoccupazione per l\u2019ascesa della Cina comunista). C\u2019\u00e8 chi ha paura delle minacce provenienti dal mondo islamico e chi non ha in mente specifici avversari, ma semplicemente vuole aumentare la capacit\u00e0 di deterrenza e difesa in uno scenario instabile e facilmente infiammabile. Alcuni avranno ragione, altri torto, probabilmente in proporzione variabile, e la storia penser\u00e0 a stabilire chi siano gli uni e chi gli altri; ma di una cosa siamo gi\u00e0 certi: pu\u00f2 sbagliarsi qualcuno, ma non possono sbagliarsi tutti quanti. In un mondo che si fa sempre pi\u00f9 caotico, anarchico e bellicoso, guai a farsi trovare disarmati e impreparati a difendersi. Un triste destino, da preda e da vittima, incombe su chi commetter\u00e0 questo errore.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Non c\u2019\u00e8 sicurezza senza orgoglio<\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Nel nuovo clima europeo, quello del \u201cReArm\u201d o di \u201cProntezza\u201d, non v\u2019\u00e8 pi\u00f9 spazio per le narrazioni autolesioniste. A poco servir\u00e0 spendere miliardi di euro, o acquisire le armi pi\u00f9 all\u2019avanguardia, se non ci sar\u00e0 nessuno disposto a imbracciarle. E siamo scettici che possano scaldare i cuori di potenziali combattenti i discorsi cari all\u2019establishment europeo, quelli sull\u2019intangibilit\u00e0 dei confini dell\u2019Ucraina, l\u2019ordine internazionale liberale, l\u2019Europa di Ventotene e dell\u2019Erasmus. <strong><span style=\"color: #008000;\">L\u2019unica cosa che motiva alla difesa della patria \u00e8 l\u2019amore per essa. La nazione \u00e8 cara solo a chi ha identit\u00e0 nazionale. Sar\u00e0 disposto a battersi esclusivamente chi ha fiducia in s\u00e9 stesso, la fiducia che si ricava dal sentirsi parte d\u2019una storia e d\u2019un popolo che, generazione dopo generazione, ha sempre trovato la forza di combattere, quand\u2019era necessario, e spesso anche di vincere.<\/span><\/strong><br \/>\nRipristinare l\u2019orgoglio e la fiducia nei propri mezzi, anche militari, negli italiani: si tratta di una strada obbligata se si vuole un\u2019Italia pi\u00f9 forte e sicura. Non \u00e8 possibile conciliare una narrazione svilente e svirilizzante, quella dell\u2019italiano imbelle e incapace in guerra, con i progetti tesi a dare maggiori capacit\u00e0 difensive all\u2019Italia. La prima \u00e8 un mito incapacitante e, come tale, incompatibile con l\u2019acquisizione o rafforzamento di capacit\u00e0 di difesa. Se, insomma, si vuole che gli italiani sappiano difendersi, a prescindere dalla minaccia individuata, occorre sfatare leggende nere e stereotipi, rileggendo la nostra storia senza le lenti della propaganda.<\/p>\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/eroi-italiani-1024x341.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 eroi-italiani-1024x341.jpg\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Un popolo anche di eroi, guerrieri, condottieri<\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Vale la pena dunque di riprendere in mano i capitoli del nostro passato pi\u00f9 recente. Non c\u2019\u00e8 bisogno d\u2019andare a Giulio Cesare o Orazio Coclite al Ponte Sublicio, esempi che qualcuno potrebbe criticare per la distanza che separa i moderni italiani dai progenitori quiriti. Basterebbe invece citare le imprese in guerra dei nostri padri (per esempio le missioni in Libano e Somalia della fine del XX secolo), dei nostri nonni (la Seconda Guerra Mondiale) e bisnonni (la Grande Guerra). <span style=\"color: #008000;\"><strong>In Libano, in particolare, nel 1982 vennero mandati non professionisti bens\u00ec soldati di leva, la cui bravura sul campo venne unanimemente riconosciuta da tutto il mondo.<\/strong> <\/span>Eppure erano gli stessi \u201csoldatini\u201d presi in giro dalla propaganda dell\u2019epoca e dai film ridanciani o di \u201cdenuncia sociale\u201d degli \u201corrori della naja\u201d. La leva fu invece un\u2019istituzione che non aveva affatto solo lo scopo di preparare \u201csoldati\u201d, ma anche di dare a tutti i giovani italiani maschi un anno di educazione ulteriore alla scuola: educazione alla vita collettiva, all\u2019obbedienza e alla responsabilit\u00e0 del comando, alla precisione e alle regole, alla solidariet\u00e0 fra italiani e allo spirito di corpo.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La Seconda Guerra Mondiale: anche nella sconfitta c\u2019\u00e8 onore<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Checch\u00e9 ne dica la signora Littizzetto e gli autori che le hanno scritto il siparietto, si pu\u00f2 essere eroici in guerra anche nelle battaglie perdute. Del resto la battaglia pi\u00f9 eroica per antonomasia, quella delle Termopili, non \u00e8 forse una gloriosa sconfitta? E se la Seconda Guerra Mondiale l\u2019abbiamo perduta, va detto che, a dispetto della propaganda dei nostri nemici, l\u2019abbiamo fatto comunque a testa alta.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/220px-Cippo_El_Alamein.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 220px-Cippo_El_Alamein.jpg\" width=\"876\" height=\"657\"><\/p>\n<p align=\"justify\">Fra 1940 e 1943 l\u2019Italia tenne testa contro la Gran Bretagna (e poi tutti gli Alleati) per la bellezza di 39 mesi. Contro la Germania (sconfitta dai medesimi Alleati) la Polonia resse 35 giorni, la Francia 45; la stessa URSS, se non avesse avuto un\u2019enorme profondit\u00e0 strategica, avrebbe capitolato in pochi mesi, viste le perdite materiali e territoriali subite. E noi eravamo reduci da dieci anni di guerre (Libia, Etiopia, Spagna, Albania) che avevano svuotato i nostri magazzini. <strong><span style=\"color: #008000;\">Durante la guerra \u2013 e bene ha fatto il colonnello Gianfranco Paglia a ricordarlo \u2013 i nostri nonni scrissero comunque pagine di gloria, come quella di El Alamein. <\/span><\/strong>L\u00e0, i nostri soldati hanno retto contro un nemico soverchiante. L\u2019ultima frase del marconista della Ariete (\u00ab<span style=\"color: #008000;\"><em><strong>Carri armati nemici fatto irruzione sud Divisione Ariete. Con ci\u00f2 Ariete accerchiata, trovasi 5 km nord-ovest Bir-el-Abd. Carri Ariete combattono<\/strong><\/em><\/span>\u00bb), il 5 novembre 1942, \u00e8 degna di Leonida, Cambronne o Costantino XI Paleologo.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Nonostante le maldicenze, gli italiani in guerra tennero duro non solo contro gli avversari, ma soprattutto contro le avversit\u00e0, a partire dalla povert\u00e0 di mezzi e armamenti causati dall\u2019esaurimento delle riserve nei decenni precedenti e da un\u2019industria impreparata a reggere lo sforzo di una guerra totale. <\/strong><\/span>A dicembre 1941, sempre in Libia, un pugno di volontari dei Giovani Fascisti assieme a dei bersaglieri e una decina di \u201cscatolette di latta\u201d, i carri leggeri L3, avevano retto l\u2019urto di un intero corpo corazzato inglese, il XXX, composto da una brigata indiana, una divisione corazzata e una brigata guardie, tenendo le posizioni a Bir el Gobi fino all\u2019arrivo dei rinforzi inviati da Rommel: 1.500 mal contati italiani contro pi\u00f9 di 20 mila britannici. Sei mesi prima, nel maggio 1941, all\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Amba Alagi<\/span><\/strong> la resistenza dei nostri soldati guidati dal Duca d\u2019Aosta aveva ottenuto dai vincitori l\u2019onore delle armi. Ma fra i difensori dell\u2019AOI \u2013 che, ricordiamolo, erano isolati dalla madrepatria e inesorabilmente condannati alla resa non appena avessero finito munizioni e rifornimenti \u2013 <strong><span style=\"color: #008000;\">ci fu pure chi riusc\u00ec a non deporre le armi, come Amedeo Guillet, detto \u201cil comandante diavolo\u201d, incubo degli occupanti britannici, idolo dei suoi soldati indigeni e perfino degli ex nemici abissini, che non accettarono mai di consegnarlo in cambio della taglia di 1.000 sterline d\u2019oro messa sulla sua testa dagli inglesi.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Guillet_-_Squadroni_Amhara_1940.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Guillet_-_Squadroni_Amhara_1940.jpg\" width=\"841\" height=\"555\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Amedeo Guillet alla guida del Gruppo Bande Amhara nel 1940,<\/span> <span style=\"color: #008000;\">primo esempio di unit\u00e0 militare multinazionale, forte di 1700 uomini etiopi, eritrei e yemeniti inquadrati da ufficiali italiani.<br \/>\n<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Amedeo_Guillet#\/media\/File:Guillet_-_Squadroni_Amhara_1940.jpg\">Guillet &#8211; Squadroni Amhara 1940 &#8211; Amedeo Guillet &#8211; Wikipedia<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">E citiamo appena le imprese degli incursori [assaltatori] della Regia Marina, la Decima MAS, controversa per i 20 mesi di militanza [di alcuni] nella RSI, ma che nei tre anni di guerra precedenti aveva messo \u201cpancia a mollo\u201d tante navi britanniche con azioni cos\u00ec temerarie che gli stessi ufficiali nemici vollero decorare i nostri, quelli sopravvissuti, dopo l\u2019Armistizio.<\/p>\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Durand_de_la_Penne3.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Durand_de_la_Penne3.jpg\" width=\"851\" height=\"707\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Luigi Durand de la Penne ricevette per la sua azione ad Alessandria d&#8217;Egitto la<\/strong> <strong>medaglia d&#8217;oro al valor militare; la decorazione gli fu consegnata dall&#8217;ammiraglio britannico sir Charles Morgan, che nel 1941&nbsp;comandava la&nbsp;<i>Valiant<\/i> (la nave sotto la quale de la Penne aveva messo la carica esplosiva che l&#8217;aveva affondata<br \/>\n<\/strong><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Luigi_Durand_de_la_Penne\">Luigi Durand de la Penne &#8211; Wikipedia<\/a><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Interludio fra due guerre mondiali<\/strong><\/span><br \/>\nMerita anche un passaggio ci\u00f2 che avvenne in Spagna durante la guerra civile che insanguin\u00f2 il paese iberico fra 1936 e 1939. In quel conflitto soldati italiani hanno preso le armi con entrambi gli schieramenti. <strong><span style=\"color: #008000;\">A Guadalajara nel marzo 1937 gli italiani antifascisti combatterono contro i volontari in camicia nera: fu \u201cuna guerra civile nella guerra civile\u201d ma entrambi si batterono con coraggio. <\/span><\/strong>E due anni prima era stata l\u2019Africa Orientale il teatro in cui i soldati italiani si imposero all\u2019ammirazione del mondo, combattendo contro gli etiopi ma soprattutto contro un ambiente ostile che fu domato con la costruzione di strade man mano che i nostri eserciti avanzavano in profondit\u00e0 nell\u2019impero coloniale rivale di Hail\u00e9 Selassi\u00e9.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ma non ci sono solo i conflitti a testimoniare il valore degli italiani.<\/span> <\/strong>Fra le due guerre le imprese aeree dei piloti italiani sui dirigibili o nelle crociere aeree transatlantiche e transcontinentali mostravano al mondo un paese i cui uomini erano \u201cfegatacci\u201d in grado di sfidare la morte. Non si trattava di passeggiate per sport: molti dei trionfi delle ali azzurre erano stati ottenuti con un salato prezzo di sangue versato da aviatori coraggiosi e sprezzanti, perfettamente consapevoli dei rischi a cui si sottoponevano.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Savoia_Marchetti_SM.79_XII_stormo_Sorci_verdi.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Savoia_Marchetti_SM.79_XII_stormo_Sorci_verdi.png\" width=\"886\" height=\"601\"><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La 205\u00aa Squadriglia da bombardamento &#8220;Sorci Verdi&#8221; era una squadriglia della Regia Aeronautica appartenente al 41\u00ba Gruppo BT (bombardamento terrestre) del 12\u00ba Stormo inquadrato nella III Squadra aerea, la prima delle squadriglie italiane a ricevere i trimotori SIAI S.79 nell&#8217;ottobre 1936. Lo \u00abSparviero\u00bb, cos\u00ec l&#8217;aereo era stato soprannominato era un velivolo adattato al ruolo di bombardiere essendo nato in realt\u00e0 come trasporto postale. La squadriglia divenne famosa quando conquist\u00f2 i primi tre posti nella gara Istres-Damasco nell&#8217;agosto 1937, e ancor pi\u00f9 dopo il volo Guidonia-Dakar-Rio de Janeiro nel gennaio 1938.<\/span><\/strong><br \/>\n<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Savoia_Marchetti_SM.79_XII_stormo_Sorci_verdi.png\">Savoia Marchetti SM.79 XII stormo Sorci verdi.png &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>La vittoria pi\u00f9 grande: la Prima Guerra Mondiale<\/strong><\/span><br \/>\nAncora andando indietro nel tempo viene il momento di alzarsi in piedi per celebrare quella che \u00e8 la nostra Vittoria per antonomasia. <strong><span style=\"color: #008000;\">L\u2019impresa compiuta dai nostri bisnonni, la Grande Guerra, coi suoi 670.000 caduti e 127.500 ricompense al valore.<\/span> <\/strong>Tre anni di passione in cui il popolo italiano seppe dare il meglio di s\u00e9, dall\u2019entusiasmo patriottico dei giovani volontari alla sorprendente capacit\u00e0 di sopportazione del popolo richiamato alle armi. I film come \u201cUomini contro\u201d hanno cercato di infangare quell\u2019epopea ingigantendo alcuni episodi crudi e drammatici, ma la realt\u00e0, che invece emerge dai diari, dalle lettere, dalle corrispondenze dal fronte, era molto diversa. E quegli italiani tanto denigrati (anche allora), tennero botta contro gli austro-tedeschi, dapprima ponendosi sempre all\u2019offensiva, poi nell\u2019impresa gigantesca di tenere il fronte sul Piave e sul Montello quando tutto sembrava perduto. Perch\u00e9 s\u00ec, \u00e8 vero che c\u2019era stata Caporetto, ma subito dopo ci fu la ritirata ordinata di due armate intere e l\u2019assestamento sul Fiume Sacro. Merita d\u2019essere ricordato l\u2019episodio nodale in cui il <strong><span style=\"color: #008000;\">re Vittorio Emanuele III<\/span><\/strong>, durante la conferenza interalleata di Peschiera, prese in mano le redini della situazione e rifiut\u00f2 agli anglofrancesi ogni ingerenza nella conduzione della guerra. Gli italiani erano sul Piave e ci sarebbero rimasti. E da l\u00e0 sarebbero balzati di nuovo avanti per chiudere una volta e per sempre i conti con l\u2019Austria.<\/p>\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/STORIA-NAVALE-ITALIA-LUIGI-RIZZO-640px-Affondamento_Santo_Stefano.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 STORIA-NAVALE-ITALIA-LUIGI-RIZZO-640px-Affondamento_Santo_Stefano.jpg\" width=\"876\" height=\"571\"><\/p>\n<p align=\"justify\">E le storie individuali d\u2019eroismo in terra, cielo e mare si sprecano: da Enrico Toti, in guerra senza una gamba, a Raimondo Scintu della Brigata Sassari, che assalt\u00f2 con un pugno di compagni una trincea e ne torn\u00f2 con un buco di pallottola nei polmoni portandosi dietro 50 prigionieri austroungarici. Da Luigi Rizzo, l\u2019Affondatore, che aveva sfidato le corazzate imperiali-e-regie su dei gusci di noce armati di siluri, ai piloti che varcarono le Alpi non per tirare bombe sui civili di Vienna, ma volantini tricolori, insieme al poeta-soldato D\u2019Annunzio. <strong><span style=\"color: #008000;\">L\u2019atroce conflitto di trincea che fu la Prima Guerra Mondiale consent\u00ec agli italiani di dimostrare il meglio delle loro virt\u00f9, come fecero gli Arditi \u2013 fegatacci spesso poco raccomandabili \u2013 ma anche i ragazzi del \u201999, cresciuti a pane e Salgari, che a diciott\u2019anni compirono il loro dovere e vinsero la guerra anche per quegli ingrati che sarebbero venuti anni dopo\u2026<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Altro che \u201cItalietta\u201d\u2026<\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Quei giovani erano cresciuti a pane e Salgari, e non solo. La loro formazione non prevedeva mestatori che andassero a mortificarli, soffiando nelle loro orecchie parole deprimenti e castranti. Al contrario l\u2019Ottocento fu un secolo di educatori che ricordavano ai nostri ragazzi di chi fossero figli: degli eroi sfortunati dell\u2019Amba Alagi e di Adua, di quelli delle Guerre d\u2019Indipendenza, dei garibaldini dell\u2019eroe dei due mondi con la sua folgorante impresa da Marsala al Volturno, e dei patrioti che dieci anni prima avevano tenuto le mura del Gianicolo contro un nemico soverchiante e infido: Mameli, Manara, Bixio, Anita Garibaldi e Colomba Antonietti\u2026 E gli studenti universitari di Curtatone e Montanara, l\u2019eroica piccola vedetta lombarda ricordata da Edmondo De Amicis, i volontari vittoriosi a Bezzecca e sconfitti a Mentana, i regolari vittoriosi a San Martino e Solferino e sconfitti a Custoza (ancorch\u00e9 quella fosse pi\u00f9 un pareggio che una disfatta\u2026). E se vogliamo dirla tutta, italiani erano anche i briganti, che diedero filo da torcere all\u2019esercito unitario per quasi un decennio nel Mezzogiorno. Guerrieri anche loro, e di prim\u2019ordine, spesso.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Bragadin_Casa_natale-1024x467.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Bragadin_Casa_natale-1024x467.jpg\" width=\"1024\" height=\"467\"><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>La fama di Marco Antonio Bragadin si deve all&#8217;incredibile resistenza che seppe opporre all&#8217;esercito ottomano che lo assedi\u00f2, dato il rapporto delle forze in campo, che richiese un eccezionale impiego di forze da parte turca.&nbsp; La resistenza degli assediati per un lungo periodo, permise alla Lega Santa di organizzare la flotta che avrebbe fermato quella ottomana nella&nbsp;battaglia di Lepanto.<\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>A ritroso nei secoli<\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Ma continuiamo la carrellata, anche se a volo d\u2019uccello: si possono dimenticare i reggimenti italiani di Napoleone \u2013 a ben vedere, italiano lui stesso? Cos\u00ec come italiani furono i due pi\u00f9 grandi e geniali condottieri del Sei-Settecento, il <strong><span style=\"color: #008000;\">principe Eugenio di Savoia e Raimondo Montecuccoli<\/span><\/strong>, entrambi al servizio dell\u2019Impero asburgico contro gli ottomani. Col ramo spagnolo invece basta citare due nomi: <strong><span style=\"color: #008000;\">Ambrogio Spinola e Alessandro Farnese<\/span><\/strong>, pilastri della grandezza iberica e dell\u2019Europa cattolica. E ancora contro gli ottomani non possiamo non ricordare quel pugno d\u2019eroi veneziani, e non solo, che a Famagosta nel 1571 inchiodarono un esercito ottomano forte di 200 mila uomini. Il loro comandante, <span style=\"color: #008000;\"><strong>Marc\u2019Antonio Bragadin<\/strong><\/span>, fu torturato per giorni e poi scuoiato vivo, ma non rinneg\u00f2 la fede in Cristo. Per tacer poi della grandissima parte dei combattenti di Lepanto nel 1574, che tardivamente vendicarono Bragadin, e che erano italiani, cos\u00ec come lo erano stati met\u00e0 abbondante dei difensori di Malta nel 1565. Per contro, il pi\u00f9 grande ammiraglio ottomano di quel tempo \u2013 Uccial\u00ec \u2013 era calabrese, e fu l\u2019unico a riportare a casa le sue navi da Lepanto (un derby fra italiani, insomma\u2026).<\/p>\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Manifesto_disfida_di_barletta.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Manifesto_disfida_di_barletta.jpg\" width=\"839\" height=\"1203\"><\/p>\n<p align=\"justify\">A ritroso nel XVI secolo facciamo l\u2019ultima tappa a Barletta, dove i boriosi francesi di <strong><span style=\"color: #008000;\">monsieur Guy de la Motte<\/span><\/strong> osarono dire in faccia ai nostri le stesse frasi che oggi ritroviamo scritte sulla letterina di Luciana Littizzetto. Venne chiesta loro soddisfazione, ottenuta sul campo, in una tenzone fra cavalieri francesi e italiani, provenienti da ogni regione del nostro paese allora diviso in staterelli. Risultato, 13 a 0 secco per gli italiani. Una lezione che \u00e8 necessario ricordare per i tanti, troppi che hanno sghignazzato al numero della Littizzetto pascendosi della loro ignoranza storica.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Restituire orgoglio e fiducia agli italiani<\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">La storia degli italiani non \u00e8 affatto quella di un popolo \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">che non sa fare la guerra<\/span><\/em><\/strong>\u201d, e che dunque \u2013 sottotesto implicito \u2013 <strong><em><span style=\"color: #008000;\">bene farebbe ad alzare le mani contro ogni nemico e darsi schiavo e prigioniero<\/span><\/em><\/strong>. Gli Italiani sono stati anche un popolo di eroi e di guerrieri, e questo \u00e8 ci\u00f2 che dobbiamo tornare a insegnare loro. Non certo perch\u00e9 si vagheggino \u201ccampagne espansioniste\u201d o altri progetti bellicosi, ma perch\u00e9 \u2013 la storia lo dimostra \u2013 <strong><span style=\"color: #008000;\">solo un popolo capace di difendersi riesce a meritarsi la pace<\/span><\/strong>.<br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>Emanuele Mastrangelo&nbsp;e&nbsp;Daniele Scalea<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Articolo pubblicato originariamente su Centro Machiavelli&nbsp; <a href=\"https:\/\/www.centromachiavelli.com\/2025\/03\/27\/la-leggenda-nera-degli-italiani-che-non-sanno-fare-la-guerra\/\">La leggenda nera degli &#8220;italiani che non sanno fare la guerra&#8221;<\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 13<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: STORIA PERIODO: STORIA ITALICA AREA: DIDATTICA parole chiave: capacit\u00e0 militari, spirito di sacrificio . Quando la satira si trasforma in una farsa condita di non conoscenza della storia e maldicenza. 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